Sto cercando di capire il perché impazzisco per i celebrity pattern di My metal Hand

Gainesville è una città degli Stati Uniti, capoluogo della Contea di Alachua, nello Stato della Florida e proprio qui lavora Jeff T. Owens, da alcuni conosciuto come JTO, mentre dai più come My  Metal Hand.
Il lavoro di Jeff può tranquillamente rientrare nel grande universo del pop graphic, quell’universo grafico popolato – soprattutto negli U.S.A. – da illustratori e creatività che traggono le loro maggiori idee dal mondo della musica, della TV e più in genere dello star system.
Anche Jeff rende l’immancabile tributo stilistico a colui che forse per primo ha davvero capito la bellezza che si può nascondere dietro ad un ritratto di Bob Dylan o di qualsiasi altra star, quel Robert Crumb che davvero si può dire che ha dato inizio al tutto.
Da qui però inizia il mistero per cui, da giorni, non riesco a stare senza dare una sbirciata a quelli che lo stesso Jeff definisce i suoi Celebrity Patterns, una raccolta ancora in corso d’opera di suoi lavori che, partendo dal lavoro su un personaggio celebre, arriva ad uno sfondo moltiplicato e simmetrico che i miei occhi non riescono a non ammirare.

 

L’importanza della tipografia nel cinema spiegata attraverso 3 film che avete visto

Prima di iniziare a leggere il pezzo di oggi che riguarda il rapporto fra tipografia e cinema, è bene stabilire una regola: l’arte della realizzazione del film è interconnessa con la progettazione grafica. L’arte tipografica è necessaria e importantissima per trasmettere l’essenza stessa di un film e questo vale sin dalle prime pellicole nate nella Hollywood oramai di un secolo fa.
La tipografia racconta molto di un film, più di quanto generalmente si creda. Attraverso le sempre più ricercate sequenze dei titoli iniziali e finali, con i poster ufficiali e non e con tutta una serie di altri elementi grafici, la tipografia da il senso e lo stile al film.
Sull’onda lunga della serata degli Oscar 2018, ecco dunque alcuni casi che dimostrano meglio di tante parole come specifici caratteri tipografici siano riusciti a trasmettere una precisa personalità con un linguaggio visivo iconico e ultra riconoscibile.

Psycho” di Saul Bass
Psycho di Alfred Hitchcock è un ottimo esempio di ciò che la tipografia può offrire al grande schermo. In questo progetto il grande Saul Bass, grafico e poster artist geniale, ha utilizzato una serie di linee strutturate per scomporre e ricomporre il carattere News Gothic. Con questa idea, Bass invita lo spettatore a entrare e uscire dallo schermo. Il News Gothic, parente stretto del ben più famoso Franklin Gothic, è uno dei caratteri più iconici progettati da Morris Fuller Benton, per molti anni a capo del design department dell’American Type Founders (ATF). Questo austero carattere tipografico è stato ampiamente utilizzato in editoria e pubblicità fin dalla sua nascita risalente all’incirca al 1908.
Le linee sulla sequenza del titolo del film provengono da diverse aree dello schermo e non interrompono mai la formazione o l’intersecazione delle parole, questo continuo movimento conferisce un effetto drammatico e, allo stesso tempo, emozionale.
Tuttavia, il vero logo di Psycho che tutti conosciamo è stato mantenuto rigorosamente uguale all’originale creato da Tony Paladino perché Hitchcock riteneva che fosse un esempio di perfezione tipografica.


Saul Bass, uno dei più importanti grafici della storia del cinema e non solo, ha lavorato per alcuni dei più grandi registi di Hollywood tra cui si possono ricordare Billy Wilder per Uno, due, tre!, Stanley Kubrick per Shining, Martin Scorsese per Cape Fear ed un’altra infinità di leggende.

Pulp Fiction” di Pacific Title
Forse il film più cool degli anni ’90, “Pulp Fiction” è una commedia nera con dialoghi eclettici, ironia e violenza scritta e diretto da Quentin Tarantino. Per il titolo principale, Pacific Title utilizzava un carattere tipografico Serif Slap piuttosto particolare chiamato Aachen progettato da Alan Meeks sotto la supervisione di Colin Brignall e pubblicato da Letraset nel 1969.
Pur essendo un lettering particolarmente corposo ed ingombrante, dopo Pulp Fiction, Aachen è diventata una font assai popolare per i title sequence.
Un aspetto che a me ha colpito molto è l’utilizzo spinto di effetti tipografici dai colori assai vivaci come le ombre esterne e le lettere evidenziate, escamotage riuscitissimo per attirare l’attenzione dello spettatore.

Alien” di R / Greenberg Associates
La sequenza del titolo e la creazione del poster del film “Alien” diretto da Ridley Scott nel 1979 appartiene allo studio R/Greenberg Associates di Richard & Robert Greenberg. Per il poster di Alien e soprattutto per la sequenza di apertura il font utilizzato è una versione tiny della classica Helvetica Black, appositamente progettata con le lettere spezzettate e un maggiore spazio tra gli elementi.
Greenberg Associates hanno collaborato negli anni ad alri film di grande successo come Superman, Flash Gordon, Arma Letale, etc.

“EGO” è un libro in formato magazine che presenta alcuni personaggi con una sviluppata coscienza di sé

Il termine “EGO” deriva dal latino ego che significa io. La capacità cioè tipica dell’essere umano di avere autocoscienza di sé come unità distinta dal resto che lo circonda. Senza scomodare filosofi o psicoanalisti, il prodotto editoriale che vi presento oggi, hanno invece puntato sull’aspetto più pop del termine declinandolo in maniera elegante e intelligente su quelli che sono alcuni esempi di EGO assai sviluppato nella nostra società.
Tutti i personaggi che sono stati inclusi nella pubblicazione sono personaggi famosi di cui sentiamo parlare quotidianamente anche se in ambiti assai diversi tra loro.


Per non lasciare comunuqe il lettore sperso nei meandri delle varie teorie e per contestualizzare quella che è la storia infinita dell’Io, nel libro ci sono alcuni suggerimenti e informazioni utili per capire quella che è l’analisi dell’Io da Freud a Erik Erikson. Lo scopo dichiarato dei tre giovani grafici portoghesi: Marisa PassosMariana PerfeitoDavid Salgado che hanno progettato e realizzato questo lavoro è quella di evidenziare il forte contrasto tra i classici approcci al tema dell’Io e come questo si manifesta nella società contemporanea in settori quali la musica, lo sport, i media etc. Una scelta interessante è quella di utilizzare per questi diversi tipi di informazioni, diversi tipi di carta con diversa luminosità, consistenza e dimensione.
Inoltre, anche la griglia risulta diversa a seconda che riguardi le informazioni classiche o quelle contemporanee.
“EGO” è un libro in formato rivista, ricercato nelle scelte tipografiche e relativamente classico in quelle grafiche che mostra come si possa unire un tema insondabile come l’EGO alla realtà quotidiana senza per questo divenire banali o incomprensibili.

“Little White Lies” torna e vi propone il memory game definitivo illustrato sul mondo del cinema

Ecco uno di quesi post che dovreste tenere frai preferiti, almeno fino a quando non scatta l’ora x del regalo al vostro amico o amica appassioanto di cinema a ui non sapete mai cosa regalare durante le feste o per il compleanno.
“The Little White Lies Movie Memory Game” è infatti la risposta a questo tipo di problema.
Riesci a ricordare l’arma preferita di Dirty Harry? La testa di un cavallo mozzato significa qualcosa per te? O che ne dici di un paio di scarpe luccicanti con poteri magici?
Il magazine bimestrale “Little White Lies“, che va sempre tenuto con un occhio di riguardo se non altro per le splendide copertine che ci regala, ne ha inventata un’altra e questa volta non ha veramente lesinato in termini di originalità e fantasia.

Questa volta infatti ti sfida a mettere alla prova la tua agilità mentale e la tua preparazione in termini di culturale pop con “Movie Memory Game” un gioco di carte illustrato per chi è davvero appassionato di film.
La confezione contiene 50 carte e una guida per i 25 film presi in esame.
Tutte le carte sono di altissima qualità, confezionate in una piccola scatola che è di per sé una bellezza!
Inoltre viene fornito insieme con una piccola guida che da le informazioni necessarie su ogni carta. Le descrizioni di ogni film sono divertenti e per quei film che non hai visto – anche se in una collezione del genere dovrebbero essere pochi – viene spiegato il significato.
I tre cervelli di Little White Lies: Huck Oliver Stafford, Laurène Boglio e Timba Smits sono affiancati da altri sei contributors per illustrare questo squisito gioco fra cui Laurent Boglio e Jason Ngai.
Provate a fare una partita ed immagino che difficilmente riuscirete a smettere prima che sia troppo tardi.

“Now playing” il libro dove cercare i dettagli nascosti dei tuoi registi preferiti

Perfettamente illustrato da Alexandre Clérisse, premiato grafico e autore di fumetti francese, “Now Playing” è uno di quei libri che gli americani chiamano seek-and-find book, cioè quelli dove tu devi cercare a trovare dei particolari segni o oggetti o persone all’interno dei disegni o, come in questo caso, all’interno delle bellissime illustrazioni di Clérisse.

Già di per se potrebbe ispirare un pò di curiosità la cosa, ma per coloro i quali ancora non sono interessati, va sottolineato come i particolari da individuare nelle diverse illustrazioni del libro siano tutti riguardanti film di registi di culto per un certo tipo di spettatore.
Parliamo infatti di film di 12 registi quali Tim Burton, Stanley Kubrick, Wes Anderson, Alfred Hitchcock, Steven Spielberg, Quentin Tarantino, i fratelli Coen e altri.

Ogni volta diversi e tutti da scoprire, i particolari o i personaggi nascosti vanno da elementi facilmente riconoscibili a veri e proprie sfide al lettore che in queste 56 pagine edite dalla Chronicle Books potrà divertirsi a misurare il proprio feticistico amore per i registi e l’altrettanta feticistica conoscenza dei film che ha amato.

Secondo me questo è un gran bel regalo, ma solo per gli amici giusti.

SHOP: chroniclebooks.com

 

 

 

Raccontare il cinema in ordine alfabetico: “Shelf Heroes”

Che cosa è “Shelf Heroes”?

Shelf Heroes” è una gran bella fanzine creata da persone che amano il cinema e stampata senza una cadenza definita. L’obiettivo del progetto è quello di celebrare i film – non solo i blockbuster – affrontandoli seguendo un ordine alfabetico.

Il materiale che da corpo a “Shelf Heroes” è proviene da artisti e scrittori che, seguendo appunto una lettera dell’alfabeto, discutono e affrontano i relativi film… per capirci, partendo dalla lettera “A” saranno affrontati Apocalypse Now, Avatar e via via tutti gli altri.

Nell’ultimo volume, contraddistinto dalla lettera “E” sono presenti 70 autori che hanno contribuito a rendere il numero ancora più grande e migliore.

Oltre agli articoli su Paul W.S. Anderson, Evil Dead II, Eternal Sunshine, e l’Esorcista è molto curata anche la parte grafica con una short fiction ispirata ad Elephant Man e 59 illustrazioni esclusive ispirate ai film presi in esame.