Un magazine che ama l’arte e la provocazione nel suo discutere di democrazia all’interno del mondo dell’architettura

Take Shape” è una nuova rivista con sede a Chicago, USA che si occupa di architettura ideata e realizzata da un gruppo di editori (Nolan Boomer, Cole Cataneo e Julia Goodman) che si definiscono attratti da tutto ciò che è al limite, ai margini, non di facile analisi cercando di individuare le domande giuste più che fornire risposte.
Il direttore artistico del progetto è Sean Suchara.
Il primo numero si incentra sul tema del riuso industriale, con un focus sui loft, spazi residenziali creati da ex spazi commerciale e manifatturieri che vengono talvolta offerti come alloggi a prezzi accessibili. Nel primo numero troverete anche utili consigli di sicurezza illustrati per la creazione di oggetti e spazi fai-da-te, una serie di acquerelli di Jimmy Mezei sul loft del suo defunto suocero e molti altri articoli e approfondimenti tutti tesi a dimostrare come l’architettura abbia bisogno di democrazia nel rapporto fra popolazione residente e chi si occupa di progettare, costruire e gestire le abitazioni e, più in generale, gli edifici.
Oltre alla parte tecnica relativa all’architettura, mi ha colpito moltissimo la cura del magazine per quanto riguarda la grafica e la stampa, una bicromia risograph con inserto colorato che mette al centro di  questa prima uscita il colore oro. Il tutto concorre ha creare una certa atmosfera da rivista patinata anni Settanta che a me proprio non dispiace.
Il primo numero della rivista è andato immediatamente sold out, ma per chi non vuole arrendersi, consiglio di dare un’occhiata ai rivenditori (qui) perché si possono trovare piacevoli sorprese.

SOFFA, arriva da Praga il magazine sulla bellezza del mondo artigiano

SOFFA” è una rivista bimestrale di design e lifestyle con base a Praga pubblicata ogni due mesi in inglese (e ora anche in ceco) in formato cartaceo e online già al suo quarto anno di vita. SOFFA mira a ispirare il lettore presentando la bellezza nascosta nella vita di tutti i giorni tramite il meglio del mondo del design contemporaneo.
Ogni numero è incentrato su un tema unico e presenta fotografie, illustrazioni e articoli longform. Stampato su 160 pagine di alta qualità, la rivista è distribuita in tutto il mondo. Oltre alla rivista pubblicata e ai contenuti online aggiuntivi – blog, mini-numero bimestrale e post sui social network – SOFFA ospita workshop creativi con artisti e specialisti da tutto il mondo che interessano una vasta gamma di tipologie di lavori artigianali, interior design e pelletteria.
L’e-shop SOFFA vende i numeri stampati della rivista, l’abbonamento annuale e i prodotti originali SOFFA, dai poster agli accessori di moda.
Il primo numero in uscita nel 2018 riguarderà il centenario della fondazione della Cecoslovacchia e i ragazzi di SOFFA hanno deciso di onorare la cosiddetta prima repubblica assaporando la bellezza della rivista stampata non solo in inglese, ma come detto anche in ceco.
SOFFA è acquistabile qui.

L’arte della macchina da scrivere toglie il significato alle parole e lascia il piacere agli occhi

L’amata macchina da scrivere continua a non mollare, a resistere anche quando tutto e tutti sembrano averla abbandonata. La sua bellezza estetica, la piacevole azione percussiva di battere sui tasti, l’unicità delle pagine impresse e un pò stropicciate sta vivendo un vero e proprio rinascimento attraverso l’infinito mondo dei cosiddetti creativi.
Nella pubblicazione che vi presento oggi, anche se uscita oramai 3 anni fa, i fondatori del Sackner Archive of Visual and Concrete Poetry, forse una delle più grandi collezione al mondo di arte grafica e visuale mettono a disposizione la loro collezione creata in oltre quattro decenni per presentare esempi di grafica, design, illustrazione a tanto altro ancora prodotti, proprio con la macchina da scrivere, da oltre 200 tra i migliori artisti al mondo. Dalle prime opere ornamentali prodotte dai segretari alla fine del 1800 a opere più recenti che analizzano quella che è la situazione particolare del documento dattiloscritto nell’era digitale.
“The Art of Typewriting”, questo il titolo del grosso volume, è suddiviso in tre sezioni principali: un’introduzione alla storia della macchina da scrivere e della sua arte; una sezione che mostra lavori chiave o comunque considerati particolarmente importanti e una sezione di riferimento con le biografie degli artisti e degli scrittori più influenti di questo tanto particolare quanto affascinante genere.
Il layout del libro è stato creato dallo studio di progettazione grafica di Londra Graphic Thought Facility che, con un lavoro simile a quello di Eye Magazine (di cui abbiamo qui parlato in occasione degli STACK Awards 2017) ma come detto con un anticipo di circa tre anni, ha creato una copertina unica per ogni copia del volume tramite una combinazione di immagine anteriore e posteriore.. questo per confermare che di questo libro non esistono due copie uguali.
“The Art of Typewriting” destabilizza la comunicazione lineare come le parole che diventano oggetti. Nell’era di Google, dell’iphone e dei tablet, la macchina da scrivere ha un fascino nostalgico ma, nonostante questo, le splendide opere proposte sembrano esistere al di fuori del tempo e del luogo … I Sackner organizzano le opere tematicamente: testi alfabetici, labirinti e meandri di testi. L’effetto è piacevolissimo. a me sembra addirittura che il libro concorra a creare una piccola ma importantissima tregua dalla nostra costante ricerca di significato. Una finestra di calma nel mezzo alla continua e confusionaria tempesta comunicativa.
Il libro, edito da Thames & Hudson, di cui vi abbiamo già presentato altri lavori (qui e qui), è acquistabile qui.

Un libro racconta per immagini e grafica la storia del movimento pacifista in Inghilterra e nel mondo

“People Power” è un bel libro che traccia la storia del movimento contro la guerra nel Regno Unito dallo scoppio della prima guerra mondiale ai conflitti attuali in Medio Oriente raccontando la storia degli obiettori di coscienza e di tutti coloro i quali si sono impegnati in prima persona per protestare contro ogni forma di conflitto o guerra.
Basandosi su testimonianze raccolte da diretti interessati e soprattutto sulla vastissima collezione del Museo Imperiale della Guerra e del suo ricco archivio di materiale visivo, tra cui fotografie, dipinti, poster, cartoni animati e distintivi, il libro esplora le molteplici ragioni che da sempre uniscono le persone che si oppongono alla guerra ed esamina i cambiamenti e le costanti presenti nel movimento. Viene inoltre esaminato il ruolo delle principali organizzazioni e gruppi all’interno del movimento, come la Peace Pledge Union negli anni ’30 e il Greenham Common Women’s Peace Camp negli anni ’80, così come quella di singoli sostenitori di alto profilo, tra cui Fenner Brockway e Tony Benn.
Il libro, edito dalla storica casa editrice inglese Thames & Hudson è acquistabile qui.

“No Cure Magazine” ovvero quando è amore è amore vero

Si, quando è amore è amore vero e niente e nessuno può cambiare questo stato di cose.
Amo “No Cure Magazine” dal 2014, anno in cui lo scoprii quasi per caso, partendo da un adesivo trovato per strada in una delle mie trasferte anomale. Da li in poi non ho potuto scegliere, seguirlo, sfogliarlo, aspettarlo, sono stati un appuntamento fisso di mese in mese fino ad oggi, ma lo sarà anche domani visto cosa ci stanno preparando per il nuovo numero.
La quindicesima uscita infatti, dal curioso titolo “Straya”, inzierà a riempire le cassette delle lettere degli abbonati dalla prossima settimana e sarà interamente dedicata a tutto ciò che è confusione, turbolenza, creatività esplosiva con lavori fantastici di gente del calibro di Lauren e The Lost Boys, Cassie Stevens, Russel Ord, Sindy Sinn, Rach Pony Gold, Jack Irvine, Kiel Tillman, Scotty Williams, Chris Nixon, Kentaro Yoshida e altro ancora!

Puoi ordinare la tua copia di Straya cn la splendida cover di Lee McConnell andando qua.

“Footnotes” ovvero le note a piè di pagina: la seconda uscita del magazine per gli appassionati della tipografia

Circa un anno fa è uscita il numero 1, o meglio A Issue, di “Footnotes”, in italiano significa appunto note a piè di pagina, una rivista nata dalla collaborazione del designer svizzero di Ginevra Mathieu Christe. con La Police, uno studio grafico specializzato nella tipografia digitale.
La prima uscita di “Footnotes” è stata davvero un bella sorpresa, con articoli di settore quindi non proprio per tutti, di František Štorm, Atelier Carvalho Bernau, Brigitte Schuster ed il grande Alan Bartram.
Mi è piaciuta la cura che si accompagna alla semplicità della rivista, dove ogni articolo è pensato e impaginato con un proprio carattere tipografico correlato all’argomento in questione.

Footnotes #A

E’ da poco disponibile la seconda uscita, Issue B, di Footnotes che, anche se ancora non ho avuto modo di vedere, immagino mantenga gli alti standard del progetto.
Si può dire che è un prodotto per pochi che però ne godranno sicuramente sfogliando le pagine e leggendo gli approfondimenti.

Footnotes, issues A e B, sono acquistabili qui.

Footnotes #B

An elegant golden book with the treasures inside

I fell in love with this product called “Sendings” producred by Aggie Toppins.
Aggie teaches graphic design at the University of Tennessee at Chattanooga and serves as Associate Head of the Art Department. After working for more than 15 years as a commercial designer, Aggie is directing her creative energies towards self-publishing editions through The Unofficial Press, writing about design, and doing community-based projects. Aggie received her MFA from the Maryland Institute College of Art in 2012. She lives beside a mountain with her husband and their two silly dogs.
“Sendings” is elegant, refined, with some graphic experimentation elements that I really enjoyed.
This independent product is made up by four essays relating to travel, theory, and the work Aggie mades in France, including the Sendings and Palimpsests projects.

Sendings from 2016. A series of collages on paper with an examination of symmetry and its connotations, this series draws on Jacques Derrida’s text “La Carte Postale”, in which the author disassembles binary oppositions in favor of readings that flip around an axis like a post card.
Palimpsests. from 2016–ongoing. Silkscreen and digital printing on fine papers. Printed in editions of 10 each. This series of collage-based prints is rooted in the practice of psychogeography. I mark my movements through the world as a solo female traveler by using the scraps of ephemera that pass through my life while traveling. The project indexes my own embodied experiences, while at the same time capturing how these experiences have left their trace on me.

You can buy the book in the shop of Aggie Toppins here.

Ecco i vincitori degli STACK AWARDS 2017: i premi ai migliori magazine del mondo

Ieri si sono svolti a Londra i tanto attesi Stack Awards 2017, i magazines vincitori dell’ambito premio organizzato da uno dei siti specializzati più famosi nel mondo. Come ogni anno ci sono stati dei premi che forse erano un pò annunciati e ma anche alcune sorprese.
La votazione, come ogni anno, è stata effettuata da una coppia diversa di giudici, individuati fra esperti del settore, editori, fotografi e grafici, per ogni singola categoria.
Come vi avevo annunciato in un post precedente, erano presenti anche due realtà italianissime come Dispensa Magazine e Cortography.
Non si sono aggiudicate nessun premio ma hanno rappresentato degnamente una realtà quale quella italiana sicuramente un pò in ritardo ma che, anche grazie ad altri progetti quali Sirene, Athleta e altri, sta iniziando a fare capolino nel panorama internazionale.


Diciamo subito che il premio per Magazine of the Year se lo è aggiudicato il magazine indipendente Buffalo Zine premiato da Jeremy Leslie di MagCulture.
Altra menzione speciale va senz’altro al magazine di design e artigianato MacGuffin che si è portato a casa due premi: l’Editor of the Year e l’Art Director of the Year, insomma due categorie non da poco.

Sono molto felice, ed è questa una delle sorprese di cui vi parlavo in precedenza, per aver trovato fra i premiati anche Anxy, una nuova rivista dedicata all’ostico tema della salute mentale di cui ci siamo occupati qualche settimana fa QUI, che si è meritatamente, a mio avviso, conquistata il premio per il “Lancio dell’Anno” e, a dimostrazione di un livello eccellente per una nuova arrivata, anche quello votato dagli abbonati di Stack, il cosiddetto “Stack Subscribers ‘Choice”.

Per quanto riguarda invece le conferme delle attese, la vittoria di Eye Magazine che con la sua cover in 8.000 versioni diverse ha letteralmente sbaragliato ogni tipo di velleità dei concorrenti. troppo avanti, troppo bella, troppo tutto per non aggiudicarsi il premio Cover of the Year.

Mi è piaciuta la conferma che gli Stack Awards di quest’anno hanno dato della loro totale apertura ai nuovi prodotti perché se Rouleur (premio per Best Original non-fiction in cui concorreva anche la nostra amatissima Dispensa Magazine) e Eye sono un pò dei mostri sacri del settore, MacGuffin e Buffalo Zine sono delle vere e proprie novità.

Nel complesso i vincitori e tutte le riviste partecipanti dimostrano, se ancora non si era capito, che il mondo della carta stampata in generale, e quello dei magazines in particolare, sono in perfetta forma e rappresentano forse un territorio pionieristico dove sperimentazione, qualità e tradizione si muovono di pari passo producendo continuamente prodotti di alta qualità.

Per gli altri premi rimandiamo alla pagina ufficiale degli Stack Awards 2017.

Un catalogo di una mostra in Estonia riserva sempre piacevoli sorprese

Tartu è la seconda città, dopo la capitale Tallinn, per importanza dell’Estonia che mi ha colpito sia perché ho scoperto che a Tartu il Comune amministra e gestisce il centro urbano della città mentre le campagne appena fuori dipendono da un altro ente, il rispettivo comune rurale e sia – soprattutto – per il nuovo e futuristico Museo Nazionale Estone che è stato inaugurato nel 2016.

Estonian National Museum

Proprio l’Estonian National Museum ha commissionato alla società Wulcan un lavoro di editorial design molto interessante e che mi sono divertito ad approfondire un pò.
Echo of the Urals“, questo il titolo del progetto, è una exhibition formato da 9 storie animate sulle donne e gli uomini originari del territorio di Tartu – che con filmati, costumi, e oggetti tipici del posto e che soprattutto, sono poi diventati il relativo catalogo che ha l’obiettivo di far conoscere le storie e le relazioni tra le donne e gli uomini nella tradizione estone.
Il compito dei ragazzi di Wulcan era quello di sviluppare un concept book che raccontasse queste storie, che facesse riflettere sul contenuto della mostra ma che potesse anche essere apprezzato come oggetto a se stante.
Penso che l’obiettivo sia stato raggiunto a giudicare dalla cura con cui il progetto è stato realizzato che si evidenzia da tutti i punti di vista del prodotto: formato, lettering, rilegatura, stampa, layout ecc che dimostrano una scelta minimale e una assoluta dedizione alla chiarezza visiva anche a scapito forse di un pò di frizzantezza che poteva essere alleggerita con qualche soluzione cromatica più azzardata.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Noemi Bassi ed il libro pop-up che illustra la storia delle macchine fotografiche

Continuiamo il nostro viaggio del fantastico mondo dell’editoria indipendente grazie al nostro progetto Independent Press Fair a cui vi invitiamo a partecipare con i vostri prodotti editoriali indipendenti. Oggi siamo con il libro “CIII” di Noemi Bassi..

Noemi Bassi è una giovane neo laureata in design della comunicazione presso lo IAAD di Torino. Ha conseguito il titolo con un progetto di tesi, realizzato in collaborazione con “La cameretta oscura“, un’associazione che si occupa di laboratori di fotografia per bambini e ragazzi.

Il suo bel progetto consiste in un libro pop-up che illustra alcune delle macchine fotografiche che hanno fatto la storia della fotografia, mostrandone il funzionamento e le particolarità attraverso una serie di movimenti tutti creati rigorosamente all’interno delle pagine di questo volume.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

Raw Wine Fair: l’incontro meraviglia fra il la produzione naturale del vino e la stampa tipografica

Raw Wine Fair è una manifestazione dedicata ai vini, o per meglio dire alla produzione artigianale del vino organizzata ogni anno a Londra e giunta quest’anno alla sua sesta edizione. Il Raw Wine Fair riunisce coltivatori, produttori e consumatori in quella che è una vera e propria festa dedicata ai migliori vini biologici, biodinamici e naturali provenienti da tutto il mondo. Questi vini hanno una caratteristica comune, quella cioè di essere realizzati con il minimo intervento possibile, sia nella coltivazione che nella produzione, ma non sono qui per parlarvi di vino quanto piuttosto per segnalare come è mia abitudine, un prodotto editoriale che mi ha colpito.
Infatti, la casa editrice inglese Counter Press ha collaborato per il suo ultimo lavoro, con l’esperto di brand Dan Rowe per creare una nuova identità alla manifestazione cercando di catturare sia la qualità che le varie specificità di questi vini e dei loro produttori spiegando che il suo lavoro è stato reso più facile dall’affinità che esiste con il mondo tipografico dove il rapporto naturale esiste ugualmente fra il legno e i caratteri che compongono la produzione artigianale di della stampa.
Questa affascinante analogia fra la stampa tipografica e la produzione di vino artigianale ha portato alla creazione di un nuovo apposito logotipo e ad una serie di icone personalizzate che rappresentano i cinque principi fondamentali della produzione del vino artigianale.
La sinergia fra due mondi apparentemente così distanti è sfociata in cataloghi, borse e materiale promozionale per le quattro fiere dedicate che si svolgono in tutto il mondo, nonché una specifica linea di cancelleria e l’immancabile nuovo sito web.
In occasione del Raw Wine di Londra è stato inoltre presentato il libro “The artisan guide 2017” che dimostra la cura ed il successo che il vino e la tipografia possono raggiungere se accostati insieme.

“Crepe City” il magazine dedicato alle sneakers più famoso d’Europa

Nello spazio about del sito, si legge una chiara dichiarazione di cosa sia “Crepe City“, “Crepe City” è uno stile di vita.
Stiamo parlando di un magazine relativamente giovane, prodotto in Inghilterra, che si occupa di presentare i modelli più ricercati e introvabili di sneakers.

Il gruppo di “Crepe City” nasce a Londra nel 2009 con i due amici Ronal Raichura e Paul Smyth che organizzano il più importante evento del Regno Unito che riunisce i collezionisti di sneakers inglesi e non.
I due non sono nuovi nel mondo degli eventi e delle cosiddette startup visto che sono sempre loro dietro al progetto del forum KicksXchange, attualmente in fase di rivisitazione, ma che comunque, dal suo lancio nel 2006, è diventato il più importante forum mondiale per l’acquisto e la vendita di scarpe da ginnastica.
Quello che poi è il mio obiettivo, il magazine “Crepe City” è arrivato intanto alla seconda uscita continuando ad approfondire gli ambiti consueti di Crepe come la presentazione e la storia di alcuni marchi e l’approfondimento sugli eventi principali dedicati proprio al mondo delle sneakers.

Crepe City #1
Crepe City #2
Crepe City #3
Crepe City #4

Il magazine ha un formato standard ma molta attenzione viene dedicata alla stampa con copertina stampate su di una bella carta di raso da 300 gr. laminata e rifinita sempre con vernice sul logo impresso.
Ogni numero, compreso il quinto appena uscito, viaggia sulle 180 pagine di contenuti veramente interessanti e chicche da non perdere per gli appassionati, come la descrizione dei 53 modelli della speciale collezione Van Doren (per chi non lo sapesse, il creatore del marchio Vans), una delle più interessanti di sempre.
I numeri arrivano velocemente al sold out, ma per chi volesse acquistare “Crepe City” qui c’è lo store!

Crepe City #2
Crepe City #2
Crepe City #2

 

INDEPENDENT PRESS FAIR: Asia Flamini presenta il suo “Bianco su Nero”

Grazie al progetto di valorizzazione della produzione editoriale indipendente Independent Press Fair stiamo scoprendo che anche in Italia esistono un sacco di piccole realtà indipendenti e giovani autori che sperimentano nell’ambito dell’editorial design e affini.
Se vuoi entrare a far parte ancche tu con i tuoi magazine, fanzine o libri autoprodotti, basta contattarci !!

Asia Flamini, è una giovane graphic designer italiana che si è recentemente diplomata in graphic and multimedia communication a Iusve – Istituto Universitario Salesiano a Venezia.Il suo lavoro si concentra sulla progettazione grafica ed editoriale e, a volte, anche sulla fotografia.

“Bianco su Nero” è un piccolo prodotto composto da una serie di libricini (sketchbooks) dalle pagine nere dove risulta necessario l’utilizzo di una matita o penna bianca.
Il progetto “Bianco su Nero” si riferisce proprio al processo di scrittura inverso a quello cioè che comunemente utilizziamo, ossia scrivere nero su bianco.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

INDEPENDENT PRESS FAIR: Lorenzo Morandi racconta il progetto YourStory

Independent Press Fair è lo spazio aperto a tutti coloro i quali vogliano promuovere i propri lavori editoriali autoprodotti ed oggi ospita il progetto YourStory di Lorenzo Morandi.
Se anche tu intendi dare visibilità e far conoscere il tuo lavoro editoriale, leggi il breve Regolamento IPF ed il gioco è fatto!

Ma arriviamo dunque alla proposta di di Lorenzo Morandi, giovane fotrafo, designer e project manager che vive e lavora ad Alessandria. Autore e art director di YourStory, lo descrive come uno studio specializzato nella realizzazione di storie fotografiche e nella creazione di contenuti visuali per pubblicazioni e campagne pubblicitarie.

“YourStory – Creativity” è un volume che raccoglie e racconta alcune storie di designer e artisti che hanno osato tracciare vie differenti, cambiando prospettiva e guardando in direzioni nuove, affinché il loro lavoro possa stimolare l’energia creativa e diventare una fonte di ispirazione anche per altri.

Ne sono validi esempi la progettazione algoritmica di Arturo Tedeschi, il lavoro artigiano sulle bici e sui vecchi Ciao Piaggio di Vito Meccanica e le illustrazioni di Chiara Fedele e Riccardo Guasco.
Il volume è pensato come una rivista che lega storie diverse con un tema comune, diverso per ogni numero.
Ancora non disponibile alla vendita, lo sarà a breve sul sito ufficiale YourStory.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Simona Galizia presenta la fanzine “Psicosi”

Simona Galizia è una delle prime che ha accettato di collaborare al nostro progetto Independent Press Fair in cui il sito delle Edizioni del Frisco si trasforma in una vetrina per tutti coloro i quali vogliono promuovere i propri prodotti editoriali indipendenti.

Prima di lasciarvi al suo lavoro, vi ricordo che se anche voi volete partecipare, se avete fanzine, riviste, libretti o quant’altro possa essere definito come editoria indipendente, proponetevi scrivendo a info@edizionidelfrisco.com e noi faremo il resto!

Ma adesso ecco Simona Galizia

Sono fortemente ossessionata dalle mie passioni e credo nel potere dell’intuizione nel compiere le scelte. Amo viaggiare e disegnare. Nel tempo ho cercato di percorrere delle strade che mi hanno permesso di intraprendere un cammino volto a offrirmi le meravigliose possibilità di disegnare ed esplorare nuovi Paesi. Ho vissuto in Turchia, Olanda, Spagna e attualmente sono nel mio paese, l’Italia.
Il mio lavoro è la sintesi di un immaginario visivo il cui linguaggio poetico è pieno di significato.
Ho ottenuto la laurea triennale in Disegno Industriale e una laurea specialistica in Design, Comunicazione visiva e multimediale presso l’università Sapienza di Roma; un master in Illustrazione creativa e Tecniche di Comunicazione visiva presso Eina, università di Barcelona. Ho svolto uno scholarship presso la Istanbul Technical University, un tirocinio presso uno studio di video animazione a Utrecht ed un altro tirocinio presso uno studio di graphic design a Barcelona.
Il mio lavoro è stato esposto e premiato presso: ì

Cheap festival 2017, Bologna
Cotonfioc 2017, Genova
Ca.Co 2017, Bari
Ratatà 2017, Macerata
– 3° posto a International Reggae Poster Contest 2016, Liverpool
Dress your wall 2016, Miscelanea gallery, Barcellona
– Selezionata per III Premi d’Illustraciò Letra Petita 2016, Biblioteca Clarà, Barcellona
– Backstage PASS 2016, Barcellona
Stripart XXI 2016, Barcellona
Animafest 2015, Museum of Contemporary Art, Zagabria
– Famous after death 2014, Van Gogh Museum, Amsterdam

Il progetto “Psicosi” narra le vicende di una ragazza affetta da psicosi che che vive la realtà in maniera differente perché la sua percezione è emotivamente alterata.
Il vento fa correre così veloci le nuvole che a lei appaiono come onde che si infrangono. Sotto la morsa del vento tutti gli odori sono più intensi. Le nuvole sono portatrici di spiriti. Il suo corpo è diventato un medium per gli spiriti che entrano e escono attraverso i suoi occhi. Si innamora di uno spirito: un tipo esile, dal bel sorriso e dagli occhi color cielo, il vero amore. Ma come in tutte le tragedie, prima l’ha sedotta, poi abbandonata. Il male risiedeva in lui. Rimane incinta di due gemelli. Crede che sia il diavolo il padre. Non può accettarlo, così si avventura per sentieri oscuri in cerca di salvezza. Intanto il fantasma acquista sembianze umane, ma dall’animo fortemente diabolico. Lei diventa un satellite lunare, sciogliendosi sotto la luce avvolgente della salvazione.
Psicosi non è un disturbo psichico, ma uno stato dell’animo. È un filtro che permette di vedere le cose in maniera differente. È dedicato al perdersi per poi ritrovarsi di un’altra forma. Significa perdità della realtà. Di tutti i sensi, dei riferimenti. Però è anche scoperta di un’altra prospettiva di vita, nuovi sensi e riferimenti.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Un libro ed una scatola degli attrezzi per conoscere il Re Pomodoro

Il nostro progetto Independent Press Fair riguardante i prodotti editoriali independenti e autoprodotti inizia a muoversi con le proprie gambe ed a camminare spedito.
Per chi volesse farne parte, basta dare una lettura al Regolamento.
Oggi ecco Carlotta Antichi ed il progetto su “Sua maestà pomodoro” che nasce dalla sua grande passione per i bambini e per il loro rapporto con la natura che li circonda.
L’idea è quella di creare un gadget per l’attività didattica dell’Orto giardino, un laboratorio dove i bambini hanno modo di toccare e giocare con la natura attraverso la semina, gli  ortaggi etc.
Sua maestà pomodoro è un libro interattivo per bambini dai 4 ai 6 anni. La storia è quella di un Pomodoro considerato da sempre il re dell’orto ed attraverso un breve racconto si parla delle sue proprietà benefiche, della sua crescita dalla semina al raccolto, e alcune curiosità su come poterlo coltivare. Il libro è interamente illustrato in digitale con  aggiunte pop-up, alette e pagine a portafoglio.
Insieme al libro è allegato un Kit da Giardinaggio composto da paletta, grembiulino, guantini, adesivi e targhette. Al suo interno ci sono semi di pomodori, di insalata e di carote con cui i bambini possono iniziare il gioco della semina. Le etichette dei semi sono state disegnate dagli alunni della scuola dell’infanzia di Montespertoli (FI).

“Welten” il magazine di illustrazioni costruito intorno ad un tema sempre diverso

Welten” è una rivista di fumetti e illustrazioni fondata nel 2016 da Benjamin Behrendt e Pablo Reichl, due giovani studenti tedeschi che hanno deciso di individuare di volta in volta un tema differente e coinvolgere diversi artisti per svilupparla in modi e maniere di volta in volta differente.

Nel primo numero sono stati interessati 12 artisti, prer la precisione i nomi sono: Fiona Kästner, Matthias Veitleder, Kalagrafik, Marie Lulu Högemann, Lis Spannring, Frydia von Hinüber, Martin Grobecker, Tu Anh Mai, Bahar Karbuz, Simon Schirmer, Benjamin Behrendt, Caspar David Engstfeld che sono stati chiamati ad interpretare lo spinoso tema delle Devianze mentre, in un libretto di 40 pagine stampato in risograph in 4 colori per 10 copie.

In questo seconda uscita che vi presento oggi anche se è oramai datata Febbraio 2017, i ragazzi di Welten hanno scelto la parola Teilen (che in tedesco, per alcuni aspetti grammaticali, può assumere il duplice significato di condividere e dividere). Sono stati nuovamente coinvolti numerosi artisti, questa volta ben 16 fra i quali: Rebecca Metz, Christoph Sander, Ulli Lust, Matthias Veitleder, Marie Lulu Högemann, Caspar David Engstfeld, Aina Pura Muela, Martin Grobecker, Andreas Tolxdorf, Tu Anh Mai, Leila Okanovic, Bahar Karbuz, Benjamin Behrendt.
Il corpo del libro è stato stampato in 100 copie per 64 pagine in risograph mentre la copertina è stata progettata da Studio Akkord insieme a Martin Grobecker.

Acquistabile QUI.

Pop To, il magazine sulle storie dei luoghi dove passi la vita e non te ne rendi conto

Pop To Magazine” è una rivista letteraria di piccole dimensioni che raccoglie e pubblica racconti. Fin a qui  potrebbe anche non aver nulla di interessante o di originale rispetto a molti altri prodotti editoriali del genere se non che, a ben vedere, ognuno di questi scritti ruota attorno a i luoghi dove passiamo regolarmente del tempo; luoghi che divengono così familiari e nostri da considerarli naturali.

Si arriva infatti al punto che questi siano zone trasparenti, così invisibili e estranianti da non farci più prestare attenzione a cosa vi accade dentro, a chi ci vive o lavora, facendoci perdendo dunque anche momenti che invece è giusto tenere in vita.

Il primo numero è tutto dedicato forse al luogo simbolo di questa estraneazione: il mondo del supermercato con i suoi personaggi, i miti e le leggende che girovagano fra i cassieri e lavoratori vari.

Per adesso è uscito un solo numero acquistabile QUI e non ci sono ulteriori aggiornamenti in merito ai futuri progetti, speriamo che i ragazzi non si fermino qui…

Una mostra ed un libro celebrano l’editoria underground inglese

Barry Miles, per chi ha girovagato un pò negli anni Sessanta della controcultura sia musicale che soprattutto editoriale, non può essere certo considerato un nome nuovo. Anzi.
E’ stato infatti il fondatore di IT e autore di più di 50 libri tra cui biografie di pesi massimi come William Burroughs, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Frank Zappa e Charles Bukowski. Attualmente Miles vive a Londra e in Francia ma non ha smesso di occuparsi di libri e soprattutto di editoria underground.
Ecco dunque un’altra delle sue uscite:”The British Underground Press“, che ripercorre con le memorie di quello che al tempo fu uno, se non il protagonista, della storia della nascita dell’editoria underground inglese.
Nel 1966 infatti, nel pieno della cosiddetta Beatlesmania nella Swinging London, Barry Miles e John “Hoppy” Hopkins fondarono a Londra la libreria e galleria d’arte Indica, che permise loro di conoscere molte delle persone più influenti del periodo come Paul McCartney, Jimi Hendrix e tanti, tanti altri.
Sempre in compagnia di Hopkins, il 29 aprile 1967 Miles organizzò un concerto, chiamato The 14 Hour Technicolor Dream (vedi video), all’Alexandra Palace per raccogliere fondi per il lancio della nuova rivista International Times.
Pink Floyd ne furono i protagonisti, ma vi parteciparono anche altri artisti fra i quali Yoko Ono e John Lennon, Arthur Brown, il gruppo jazz-rock dei Soft Machine, i Tomorrow e The Pretty Things.

IT, come in breve tempo venne chiamato da tutta la controcultura inglese e non, è stato il primo vero quotidiano britannico underground e ha dato il via, insieme ad altri, ad una vera e propria rivoluzione della carta stampata.

A distanza di 50 anni, è tempo di celebrare con una mostra in grande stile quella che fu la portata innovatrice di questa rivista e di tutte le sue sorelle, il suo rompere totalmente le regole esistenti ed instaurarne di nuove, totalmente differenti, che furono fatte proprie da altre testate. Dopo IT infatti, vi fu la proliferazione di questi fogli sempre più belli, colorati e, ognuno a suo modo, innovatori.
La mostra che ripercorre quel periodo non più lungo di un decennio, si svolge a Londra, alla A22 Gallery fino al 4 Novembre e, senza nessun dubbio, sappiamo già che il catalogo sarà imperdibile..
Saranno presenti tutte le riviste underground inglesi nate negli anni ’60: International Time, Friends/Frendz, Gandalf’s Garden, Black Dwarf, Ink e soprattutto quella meraviglia che fu Oz di cui vi ho già parlato qualche mese fa qui.

Scorrendo le copertine si capisce immediatamente che il periodo, l’aria, il contesto, era di totale spinta in avanti, di sperimentazione continua.
Forse non era ben chiaro il dove ed il come sarebbero andate le cose, ma lo era fin troppo che sarebbero cambiate. La sensazione di poter incidere su quella che era la società di allora, i suoi riti, non poteva resistere e non lo fece.

Allo stesso modo l’editoria e l’editorial design in particolare, incontrarono e sposarono l’arte e la grafica contemporenee, riuscendo a produrre risultati che prima di allora nemmeno erano stati immaginati e che, ancora oggi, in un periodo di minimalismo e pulizia grafica estrema, innalzano un monumento alla libertà creativa sfrenata e senza compromessi.

 

Boîte, il magazine che arriva in una scatola e che nasconde tesori

Durante i festival di editoria e simili, si sa, uno dei migliori modi per passare il tempo dopo il vendere i propri prodotti, è quello di conoscere altre persone, scovare affinità, intravedere collaborazioni e fare delle lunghe e belle chiacchierate.
Con Giulia e Federica, le due ragazze dietro al progetto Boîte, l’incontro è avvenuto al OIOI Festival a Prato lo scorso 8 e 9 Settembre dove, anche se già conoscevo il loro progetto avendo qualche numero a casa, parlare con Giulia Brivio e Federica Boràgina è stato veramente un piacere.
Bionde, belle, sempre sorridenti e sempre con quell’aria indaffarata di chi rincorre gli impegni pensando già a qualcosa’altro, le due ragazze di Boîte erano con il loro progetto che guarda a quella certa editoria d’arte restando in equilibrio fra il ristretto mondo dell’Arte con la A maiuscola e l’indistinto mare magnum delle autoproduzioni.

“Boîte”, usando le parole delle sue ideatrici, è una scatola di cartone con uscite semestrali, in tiratura limitata di 250 copie, che custodisce fogli sciolti, immagini e parole che vogliono indagare i percorsi dell’arte del XX e XXI secolo” che lo scorso 26 Settembre ha raggiunto la maggiore età con l’uscita numero #18 dedicata al tema della non-documentazione delle opere d’arte.

All’interno trovate materiali di Emilio Fantin sulle alternative alla documentazione tradizionale e di Paolo Inverni sulla rielaborazione informativa e cognitiva. Angela Serino racconta come poter documentare l’esperienza di una residenza artistica e Cristina Baldacci spiega il ruolo fondamentale e problematico degli archivi storici. Inoltre “Boîte” #18 ospita Clio Casadei e il racconto del suo progetto editoriale Atlas,

Mi ha stregato questo libro sul suicidio realizzato da una giovane designer austriaca

Uno dei prodotti editoriali che più mi ha colpito negli ultimi tempi è senz’altro “Nichtsein” di Katharina Schwarz, giovane studente tedesca che ha frequentato il corso Visual Society Projekte presso il Centro Scientifico di Berlino per la ricerca sociale insieme a Ellen von den Driesch, una studente di demografia che sta studiando il fenomeno del suicidio nella DDR.
Il programma della Visual Society è infatti una collaborazione tra gli studenti di “Visuelle Systeme” dell’Università delle Arti di Berlino e gli scienziati sociali di il Social Science Center Berlin (WZB).

Per saperne un pò di più ho chiesto direttamente a Katharina di spiegarmi un pò come ha lavorato per creare un libro che, oltre per la parte relativa al contenuto, a me ha affascinato per il suo elegantissimo stile editoriale che a me ha fatto pensare a certi lavori del designer Dieter Rams.

“Lavoriamo insieme su tematiche sociali complesse, conosciamo i metodi degli altri e sviluppiamo nuovi approcci interdisciplinari.
Ho iniziato a studiare con Ellen von den Driesch i tassi di suicidio e come sono correlati ad altri indicatori. La cosa più interessante per me è stato scoprire tutti i diversi motivi che possono influenzare pensieri suicidi. Ad esempio, mi sono ritrovata a confrontare le correlazioni tra i tassi di suicidio ed i sistemi di assistenza sanitaria o il consumo di alcool di diversi paesi. Volevo dimostrare che non è solo un problema personale ma anche un problema causato dall’ambiente e dalla società in cui tutti noi viviamo. Quindi l’idea finale era di individuare alcuni di questi fattori chiave e realizzare un libro con lo scopo di informare e sensibilizzare su questo tragico tema.

Il libro è diviso in base ai diversi fattori che possono influenzare pensieri suicidi. Il primo, con tutti i fori, rappresenta l’età del suicida. Ogni foro è un suicidio avvenuto in Germania nel 2015, ordinato per età. Mostra innanzi tutto la quantità e evidenzia bene che i numeri dei suicidi aumentano con l’età.
Altri capitoli, per esempio, sono dedicati al sesso, al reddito, all’amore, allo stato civile o ad altre categorie minori. Alcuni fattori come la solitudine o la depressione mostrano lettere delle persone che si sono suicidate con le loro storie personali anziché i numeri e le statistiche.

Il mio approccio visivo per rappresentare questo argomento era quello di cercare di rimuovere alcune parti dalla pagina, proprio come le persone stesse rimuovono la loro esistenza dalla vita propria e degli altri”.

Grazie a Katharina Schwarz per le info e soprattutto grazie per aver lavorato ad un volume che è, nello stesso oggetto, così utile socialmente, così perfetto tecnicamente e così bello esteticamente.

“Panenka”: il magazine sulle storie nascoste del calcio

In un paese come il nostro il calcio sappiamo bene essere molto più di una religione, basti pensare a quanti siti, magazine on line anche da noi hanno iniziato a spuntare da quando si è aperta la strada dello storytelling applicato allo sport. Questa spasmodica passione ci accomuna ai nostri  cugini spagnoli e lo si può vedere benissimo nei prodotti editoriali che al calcio sono dedicati nel paese che negli ultimi anni ha inventato il tiki taka e ha vinto tutto in termini di club e di nazionale.

Oggi dunque parlo di “Panenka“, magazine calcistico che in 66 numeri si è guadagnato uno spazio fra i migliori magazine sportivi in circolazione andando ad innovare anche la parte digitale del progetto con un interessantissimo lavoro sui dati e infografiche relative a giocatori e squadre.

La distribuzione dei club vincenti la LIGA

 

Evoluzione storica dei due poli calcistici inglesi: Nord vs Londra

Panenka si basa principalmente su di un eccellente lavoro di indivisuaazione di storie che non trovano spazio nei media mainstream: storie fatte essenzialmente di vite personali che molto spesso non hanno avuto il successo e le vittorie sperate ma che comunque hanno scritto pagine importanti di questo sport.
Su Panenka si leggono storie di campionati minori, figure di giocatori con storie personali assurde o incredibili, talenti mai sbocciati, sconfitte e vittorie epiche, tragedie e imprese sportive che servono da trampolino per discutere di argomenti più ampi come le situazioni politiche, le tensioni sociali e temi del genere.

Nelle 116 pagine del numero 66 troverete il dossier giocatore del mese: Filipe Luis, la storia del Queen’s Park FC.

 

 

Intervista a FORO Studio

Una delle interviste che mi ero ripromesso di fare era quella ai ragazzi di FORO Studio fin da quando chiesi loro una copia del primo numero del progetto “No Budget” e me lo vidi arrivare direttamente a casa con tanto di letterina di ringraziamento.
Mi piaceva il progetto, è intelligente e leggero, e soprattutto mi piaceva la professionalità del gruppo per cui, qualche mail dopo e un’estate dopo, eccomi qua a pubblicare le loro risposte.

Foro Studio è un gruppo di professionisti, grafici, designer,  architetti, fotografi che collaborani in diversi progetti lavorando in varie parti d’Europa.

Abbiamo parlato di “No Budget” certo, dei progetti futuri del gruppo, ma soprattutto abbiamo parlato di editoria e illustrazione, della situazione italiana e del resto d’Europa, delle problematiche e delle potenzialità di questo settore in crescita ma non ancora adulto, con la speranza che la discussione possa interessare anche altri soggetti che operano in maniera indipendente e non a cui invito la richiesta prendere parte al dibattito scrivendomi.
Vorremmo dare spazio a chiunque abbia idee, critiche, proposte o semplicemente voglia di discutere dell’editoria indipendente in Italia, ma intanto leggetevi cosa pensano e chi sono i ragazzi di Foro Studio.

Buona lettura!

Foto del team di FORO Studio (da SX: Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Fabio Romenici, Claudia Oldani, Salvatore Ponzo). Credits: Andrea Oldani.

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FRANCESCO CIAPONI – Quello che mi ha colpito del progetto #foroNOBUDGET è la passione, uno slancio che si sente in ogni angolo e centimetro del foglio e che si rafforza leggendo gli editoriali dei 2 numeri usciti. Questo è un ottimo punto di partenza che permette di camminare sia con il giusto orgoglio sia con la dovuta energia senza la quale questo tipo di progetti stentano a durare. Detto questo, cosa volete che diventi #foroNOBUDGET in un futuro? Qual è cioè il domani di questa bella idea?

FORO STUDIO – Ti ringraziamo un sacco per le bellissime parole, siamo felici che la passione che abbiamo messo nel progetto si scorga riga per riga. La domanda da cui partiamo è un argomento che stiamo discutendo proprio in questi giorni: non sappiamo ancora cosa succederà a #foroNOBUDGET dopo l’uscita del quarto numero, l’issue conclusivo di dicembre. Quello di cui siamo certi è che, anche se il nostro magazine non avrà più la veste grafica attuale, non abbandoneremo i racconti. La speranza, comunque, è quella di avere prima o poi un budget. Una delle nostre paure è quella di fare un progetto fine a se stesso, che si risolve in un nulla di fatto come tante realtà simili. Purtroppo le idee non mancano, i soldi sì; e se non si può mangiare con quello che si fa, lo si deve relegare all’essere un hobby – e se diventa un hobby la qualità per forza di cose passa in secondo piano. Può sembrare poco poetico, ma senza un ritorno economico concreto non si va da nessuna parte, e i sogni non possono essere costruiti né sulle nuvole né sull’aria fritta.

Foto dell’editor Federica Riccardi.
Credits: Andrea Oldani.

FC – Fin da quando avevo 18 anni mi sono occupato di editoria underground e di tutto quel sottobosco fatto di fogli, foglietti e poster a volte incomprensibili ma sempre veri, puri che componeva l’editoria indipendente. Con il tempo, ed i mille cambiamenti nella società e negli strumenti a disposizione, questo sottobosco si è trasformato. Non esistono più, o sono molto residuali, i fogli e le fanzine brutalmente fotocopiate ed al loro posto vediamo rivistine e progetti di altissima qualità e ricercatezza, venduti e non più regalati, in eventi organizzati ad hoc per un pubblico non più di giovani alla ricerca della ribellione ma di persone di tutte le età che apprezzano l’estetica grafica ed il design editoriale ed illustrativo. Questo cambiamento ha portato ad un settore vero e proprio con una propria dignità, dei punti di riferimento – penso al Fruit, ad Inchiostro ed agli altri eventi – ma ancora non ha un proprio mercato che consenta qualcosa di più del semplice galleggiamento, al lavoro – come inteso proprio in #foroNOBUDGET – precario, sfruttato, non retribuito. Cosa pensate che manchi ancora, quali sono gli errori e che idee avete voi per fare dei passi avanti in questa direzione?

FR – In Italia abbiamo due problemi culturali di fondo che spesso tagliano le gambe alle iniziative di carattere artistico o divulgativo. Il primo ed il più paralizzante è l’idea che ad un artista non serva altro che il proprio talento e un po’ di ispirazione; la convinzione che l’artista sia qualcosa di diverso e soprattutto migliore di un mestierante. Sembra che il popolo italiano sia collettivamente convinto che si possa decidere in principio che ci si appresta a fare dell’arte – mentre invece cosa faccia parte dell’arte lo si decide dopo, con il passare delle generazioni, essendo testimoni di cosa permane nella cultura popolare, e come. Ecco perché in Italia sono tutti un po’ scrittori, un po’ poeti, un po’ disegnatori: perché non si pensa che sia necessario studiare, per imparare a scrivere un romanzo – basta che arrivi la musa. Non è un caso che sul suolo italiano non ci siano (seri) corsi universitari di Scrittura Creativa. Ci si improvvisa, tutti fanno un po’ di tutto, nessuno fa niente per bene – d’altra parte, non è il loro mestiere.
Il secondo problema è che, diciamocelo, ad un certo tipo di ideologia fanno schifo i soldi. Sul fatto che la cultura debba essere da tutti e per tutti non ci piove, ma anche il più nobile dei progetti editoriali non può andare avanti a sola nobiltà di sentimenti. Senza un minimo di profitto, anche reinvestito nell’attività stessa e senza veri scopi di lucro, si è costretti a fermarsi. C’è un certo imbarazzo in generale, nella società italiana, quando si parla di soldi; si fa fatica a dichiarare quanto si guadagna, ci si vergogna a chiedere un compenso adeguato al proprio lavoro. Da un lato è vero che spesso si è costretti a lavorare gratis; dall’altro, questa pudicizia nell’attribuire un valore economico a se stessi foraggia il lato oscuro del “no budget”. Non c’è niente di sbagliato nel chiedere un contributo economico ai propri consumatori, tentare il crowdfunding se non si vuole vincolare il proprio prodotto ad un concetto di vendita. Se però non ce la si sente di chiedere a chi legge (e apprezza il prodotto) di riconoscere economicamente il valore di un progetto, come si può chiedere di essere stipendiati per le stesse mansioni?
Bisogna iniziare a ripensare le riviste indipendenti per renderle i prodotti commerciali che a tutti gli effetti sono e devono essere per sopravvivere più di qualche numero. È necessario assumere professionisti del settore, e non tuttofare appassionati, è necessario chiarire il proprio scopo, inquadrare il proprio pubblico, lavorare sul branding e sulla mission. Non ha senso demonizzare gli strumenti della tecnica pubblicitaria perché “bisogna fare cultura” – le due cose non sono antitetiche per natura. Quando si smetterà di credere che saper prendere in mano una penna voglia dire saper scrivere (o disegnare), e quando si smetterà di pensare che farsi pagare voglia dire vendersi al capitalismo, la piccola editoria indipendente italiana potrà forse trovare qualche forma di stabilità.

#foroNOBUDGET 1.
Credits: FORO Studio.

FC – #foroNOBUDGET è un progetto curatissimo dal punto di vista grafico ed editoriale, semplice come sono semplici i prodotti fatti bene, ricercato quanto serve per non essere banale. Quali sono secondo voi, in Italia, altri progetti editoriali indipendenti che riescono a pubblicare con una certa regolarità che meritano davvero un occhio di riguardo per la cura editoriale e grafica e perché vi hanno colpito?

FR – Senza elencare l’intero sottobosco delle riviste indipendenti dedicate alla narrativa (che hanno il merito di tenere vivo il mondo dei racconti), ci viene subito in mente fame di Alessandra De Cristofaro e Irene Rinaldi e Illustratore Italiano. Se la prima è una fanzine più vicina alla definizione canonica, il secondo magazine è sicuramente uno dei progetti più interessanti che l’editoria indipendente ha sfornato negli ultimi anni. Per quanto riguarda qualcosa più legato al campo vero e proprio di FORO Studio, citiamo San Rocco e REM, due progetti diversi ma ugualmente ben curati e dedicati entrambi all’architettura.

FC – Parlateci un attimo di voi, prendetevi ognuno il proprio spazio e descrivete quelle che sono:

Due delle vostre fissazioni:
La ricerca e la grammatica, of course.
Due delle vostre paure:
Una te l’abbiamo già detta rispondendo alla tua prima domanda. Invecchiare, soprattutto lavorativamente parlando, è sicuramente un’altra delle nostre paure.
Due canzoni che avreste voluto scrivere:
Spice Up Your Life delle Spice Girls e The Bed Song di Amanda Palmer.
Due riviste con le quali vorreste collaborare costi quel che costi:
Monocle e The Milan Review.

FC – Ogni volta che esce un nuovo numero di #foroNOBUDGET sono curioso di scoprire chi saranno gli illustratori che avete coinvolto. Quali sono i criteri con i quali scegliete chi collaborerà al numero? 

FR – I criteri sono semplici: l’illustratore deve essere italiano e avvezzo al tema del no budget. In effetti, bastava dire italiano. Ah, e non ci deve mandare a cacare quando gli chiediamo di lavorare aggratis.

FC – La crisi dell’editoria, la morte del libro, la fine dei giornali, sono i refrain maggiormente in uso oramai da un po’ di anni a questa parte. Amare la stampa e tutto ciò che la riguarda, le forme, gli stili, i personaggi, i fenomeni, sembra invece non passare di moda, anzi… ecco, cosa rappresenta per voi il mondo dell’editoria, soprattutto quella cartacea? Perché nonostante tutto continuate a tenervi attaccati ad essa?

FR – Non crediamo che la carta stampata sia morta, anzi. Il problema, secondo noi, è che certe realtà stentano a capire quanto l’online possa giovare all’offline, e viceversa. Il nostro sogno è un’editoria che sappia gestire bene sia i propri contenuti stampati che quelli sul web: abbiamo a disposizione degli strumenti potentissimi, perché non farli comunicare?

#foroNOBUDGET 2.
Credits: FORO Studio.

FC – Per finire la domanda classica di tutte le interviste delle Edizioni del Frisco. Ditemi qual è il vostro proverbio, o motto o modo di dire ai quali siete affezionati o che vi rappresenta meglio e spiegate il perché della vostra scelta.

FR – Il nostro motto di solito è “Sguardo al cielo e piedi per terra”. Per l’occasione però vogliamo rielaborare le parole di Walt Disney, e ti diciamo: “Se puoi sognarlo, noi possiamo farlo”.

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Una precisazione necessaria: il team fisso che lavora su #foroNOBUDGET è composto da FORO Studio tutto (quindi – in ordine alfabetico – Claudia Oldani, Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Salvatore Ponzo e Fabio Romenici) e dalla mitica editor Federica Riccardi, una dei tanti collaboratori esterni (ma non per questo meno preziosi) dello studio.
In sostanza abbiamo risposto alle tue domande a dodici mani.

Grazie a  Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Fabio Romenici, Claudia Oldani, Salvatore Ponzo per aver risposto.

Abbiamo dei nuovi amici a Buenos Aires e fanno cose fantastiche

Ediciones el Fuerte è un piccolo editore indipendente di Buenos Aires ( presente anche su Facebook e Instagram)che ho conosciuto da poco e a cui mi sono immediatamente affezionato tanto da contattare sia Juan Casal che Sofia Noceti, i due boss delle Ediciones.

Il loro catalogo è veramente pieno zeppo di belle cose, fanzine, manifesti, incisioni e risografie i ogni genere, dimensione e colori.
Il loro lavoro, come mi ha detto Sofia in un nostro breve scambio di mail, si basa sul loro amore per la storia della grafica, della raccolta di storie del passato, dei viaggi, del cosmo, delle diverse culture da scoprire e delle ossessioni.

Molte delle loro produzioni indagano le diverse tecniche di stampa andando ad approfondire sia gli aspetti delle tecniche digitali che quelli più strettamente artigianali.

Quello che vi presentiamo oggi, sempre grazie a Sofia che ci ha fornito un pò di informazioni, è il piccolo ma bellissimo volume dal titolo “Coleccionistas”, una pubblicazione che contiene illustrazioni e interviste di diversi collezionisti di oggetti, dove per oggetti si intende qualsiasi cosa ti possa venire a mente di collezionare. Per la cronaca, io colleziono cappelli. Troverete mazzi di carte, scatole per le spedizioni postali, adesivi e tanto, veramente tanto altro.

Ogni collezione infatti è interessante perchè, con le parole di Sofia, racconta il collezionista e il suo modo di apprezzare i piccoli dettagli.

Niente altro da aggiungere, speriamo proprio di avere presto altro materiale da Sofia e dalle Ediziones el Fuerte da Buenos Aires!

Phile Magazine, perché ognuno ha il proprio sesso

Il magazine semestrale “Phile Magazine” è da sempre un magazine particolare, fin dalla scelta dei suoi temi centrali: le sottoculture sessuali, le tendenze e le pratiche dal punto di vista sociologico. Phile mira infatti a comprendere la complessità dei desideri umani, i loro risvolti più intimi e particolari per riuscire a gettar luce su come i membri delle diverse comunità sessuali siano in grado di esplorare e rispondere ai loro impulsi.

Da un’idea di Erin Reznick e Michael Feswick, Phile Magazine ha la propria base tra Berlino, Toronto e New York City, tre città che hanno molto da raccontare in tema di movimenti, atteggiamenti e protagonisti.

Phile si muove per evidenziare la più ampia diversità di prospettive fra le persone. Le storie raccontate riguardano l’approccio alla sessualità ma analizzato da infiniti punti di vista differenti, dalla sessualità, all’identità, dall’etnia alla religione.

Questo primo numero contiene temi quali il porno alimentare coreano (!!!), l’ecosessualità, i modelli dell’industria pornografica gay.

Un libro bellissimo di poster bellissimi: “David Plunkert on French Paper Book”

La storia dell’azienda French Paper Company meriterebbe già un articolo a se stante, tanta è la storia e la passione che questo progetto, nato oramai più di 140 anni fa nella comunità di Niles in Michigan (e non in Francia!) ha saputo e sa tuttora esprimere nei suoi prodotti.

Basta dare un’occhiata al sito aziendale per capire che siamo lontani anni luce da tutto ciò che può essere modaiolo, fashion o comunque in balia del momento; alla French Paper Company si ama la carta, la tipografia e tutto ciò che di artigiano ruota attorno a questi mondi inclusi gli aspetti che più interessano alle Edizioni del Frisco, qulli cioè grafici, di design e di illustrazione.

Proprio la French Paper Company ha collaborato con l’artista, illustratore e designer David Plunkert per una pubblicazione dal titolo “David Plunkert on French Paper Book” che mi ha colpito immediatamente per la sua naturale coerenza con il mondo di cui vi ho parlato in precedenza, quello della French Paper Company appunto, dove niente è concesso al vezzo e al marketing più spicciolo in favore di un’etica del lavoro tutta incentrata sul prodotto.

Il volume ha visto la collaborazione del designer e art director Erik Jonsson con il famoso Charles S. Anderson Design Studio per la scelta e l’organizzazione del materiale tutto appartenente al grafico David Plunkert.

In questo volume si possono ammirare 36 manifesti prodotti negli ultimi quindici anni da Plunkert per il teatro di Baltimora. I manifesti dimostrano la totale padronanza di tutti gli aspetti del suo mestiere ed esplora nuove direzioni stilistiche diverse ed originali per ogni stagione.

La bellezza si estende anche oltre i meravogliosi manifesti e interessa anche il vero e proprio prodotto libro che utilizza sei carte differenti (per i malati come me le riporto tutte: Kraft-Tone Manilla Yellow e Ledger Green, Speckletone Kraft, Crema di Pop-Tone Whipped Cream e Tangy Orange, e Dur-O-Ton Newsprint White) e tecniche di stampa in base al manifesto. L’immaginario espressivo di Plunkert per il teatro è uno dei suoi marchi distintivi, sia che promuova drammi greci classici o mostre di danza contemporanea.

Il risultato è un piccolo grande oggetto dedicato a chi ama sfogliare prodotti editoriali ricercati guardando come le illustrazioni ed i poster possano davvero toccare livelli altissimi.

Paper Cut: un’esplorazione nel mondo contemporaneo dell’arte e dell’illustrazione di Papercraft

La Rockport Edition ha dato alle stampe il libro “Paper Cut: An Exploration into the Contemporary World of Papercraft Art and Illustration” di Owen Gildersleeve, artista di Londra specializzato nell’illustrazione artigianale, nella progettazione e nella direzione di eventi e mostre.

Il libro esplora il mondo contemporaneo dell’arte della carta e delle sue applicazioni nell’illustrazione  nel design attraverso interviste ed immagini del dietro le quinte della creazione di stupende opere grafiche.

Paper Cut è stato creato in collaborazione con Chris Clarke mentre il testo è stato redatto da Nick Redgrove per un risultato che è stato apprezzato non solo dagli amanti dell’handmade ma da tutti coloro i quali amano le originali ed infinite applicazioni della carta al mondo del design.

Il mondo splende per te in un libro luccicante e (finalmente) ottimista

The World shines for you” è un bel librone pubblicato da Simon & Schuster pieno di colori, luce e speranza, perfetto per i lettori più giovani ma che sicuramente può essere amato anche dagli adulti.C’è un albero nella foresta. Ci sono foglie che svolazzano al vento, nuvole bianche nel cielo azzurro. Ci sono i fiocchi di neve e tanto altro.Una semplice storia che collega tutto il mondo, le stagioni, il cambiamento climatico e tutto ciò che brilla nella vita di tutti noi.L’autore, Jeffrey Burton, vive a New York con la sua famiglia e ha scritto diversi libri per i bambini, tutti con una grande attenzione per la parte grafica e visual del prodotto ed in questo “The World shines for you” si è superato producendo un libro magnifico, poetico nei contenuti, psichedelico ed estremo nella forma.

Una serie di poster con infografiche per gli amanti della tipografia artigianale

Oggi, come spesso mi accade, mi sono imbattuto per sbaglio in un personaggio molto interessante. Un pò come quando cammini per strada e, forse pensando ad altro, vai addosso ad un’altra persona solo che qui, a differenza di quanto succede per strada e annusando che si trattava di un tipo particolare, ho voluto approfondire.

Parlo di Sung-Hwan Jang, laureato in Visual Communication Project presso l’Università di Hongik, Corea del Sud. Da allora, ha lavorato in svariati ambiti ma sempre legati all’information design come la creazione di riviste e font per il Korean Reader’s Digest Magazine. i suo i lavori iniziano a circolare e ad essere conosciuti e lui si rimette in gioco andando a lavorare da Yonhap, una delle più importanti News Agency del mondo, dove si avvicina al mondo della Data Visualization e soprattutto dell’infografica.

In questo periodo matura l’idea di mettersi in proprio, di essere pronto a camminare da solo e a realizzare i suoi obiettivi personali. Forma un team di grafica e fonda Design Studio 203 che ha lo scopo di lavorare per le agenzia stampa coreane e internazionali fornendo loro il necessario supporto grafico.

Ora che abbiamo conosciuto un pò meglio la storia di Sung-Hwan Jang, vi presentiamo uno dei suoi progetti personali che sarà apprezzato dagli amanti della tipografia soprattutto per colori i quali amano un approccio artigianale a questa pratica.

Una serie di poster realizzati con chiaro intento divulgativo ed estetico che riguardano gli elementi principali della tipografia come i colori, il lettering, la rilegatura, la carta ed alcune tecniche di stampa come la tipografia, la risografia e la serigrafia.

Io lo adoro.

I colori
La rilegatura
La serigrafia
La carta
La risografia
Il Letterpress

La tipografia

“Designed by Apple”: il catalogo definitivo dei prodotti e della storia Apple dedicato a Steve Jobs

Progettato da Apple in California“, come altro poteva chiamarsi il catalogo, elegantissimo, bianchissimo e minimalissimo, dei prodotti della Mela che ha cambiato la vita a tutto, o quasi, il pianeta terra negli ultimi 20 anni?

Questo volume, enorme sia per dimensioni che per densità, è un nuovo libro che mette in mostra i 20 anni di design targato Apple. Uno straordinario lavoro che ti accompagna attraverso 450 meravigliose fotografie dei prodotti Apple sia passati che attuali, dal 1998 al 2015.

Il libro documenta inoltre i materiali e le tecniche utilizzate dal team di progettazione di Apple per oltre due decenni in cui parlare solo di innovazione tecnica è limitativo visto che dal modo di ascoltare, condividere e scoprire la musica fino all’estetica dei nostri smartphone, al sistema basato sulle App, al Tablet, alla forma senza tempo di quel mouse per la prima volta senza fili.. niente è stato più come prima e mai tornerà ad esserlo. Volenti o nolenti.

Apple, che della perfezione ha fatto il proprio marchio di fabbrica, non poteva che affidarsi allo Studio Pentagram per la progettazione di questo che, più che un libro, immagino diverrà un oggetto da mostrare, un complemento d’arredo.

Lavorando a stretto contatto con il Chief Design Officer di Apple, quel geniaccio di Jonathan Ive e il suo team Industrial Design, Pentagram ha supportato Apple nel raggiungere il medesimo, storico, suo obiettivo, creare cioè un libro degno dell’eredità straordinaria di questa azienda.

Intervista agli organizzatori OIOI Minimarket di editoria indipendente

OIOI è un minimarket che si svolgerà nei giorni 9 e 10 Settembre nella deliziosa cornice del Giardino Buonamici proprio nel centro della città di Prato.
Sviluppato grazie al contributo del “Settembre, Prato è spettacolo”, sarà arricchito da una mostra di venti opere selezionate dal team di OIOI attraverso una call aperta agli artisti, spettacoli serali, presentazioni di progetti, buon cibo e un’atmosfera conviviale e stimolante.
Il team di OIOI è formato da Giovanni Frasconi e Bianca Vagnoli, che insieme hanno voluto creare questa piccola ma significativa parentesi di un settore ancora di nicchia nella loro città.
Giovanni è un illustratore freelance e grafico, laureato all’ISIA di Urbino, attualmente vive e lavora a Bologna sia per realtà locali che non, associazioni, riviste e organizza laboratori con i bambini.
Bianca Vagnoli è una grafica freelance, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna, attualmente lavora per eventi, festival, collabora con riviste e tiene workshop di rilegatura.
Entrambi appassionati del settore grafico editoriale hanno deciso di collaborare insieme per un progetto che possa dare alla città toscana una ventata di novità e colore.

Le Edizioni del Frisco parteciperanno insieme ad una ventina di espositori da tutta Italia a questo evento con grande felicità anche perché si tratta di uno dei pochi eventi specifici per l’editoria independente che vengono organizzati in Toscana.
Così come per altri appuntamenti come il BEU BEU Art Festival e l’UNGRACON, ho voluto intervistare Bianca e Giovanni per sapere qualcosa in più sia su OIOI sia su quella che è la loro idea di editoria indipendente oggi…

Per tutte le INFO, date un’occhiata alla pagina Facebook del OIOI Minimarket!

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EdF – OIOI Minimarket è alla sua prima edizione e, come tutte le prime edizioni di ogni evento, immagino che i lavori procedano spediti e l’ansia cresca di giorno in giorno. Descrivete il momento esatto in cui è nata l’idea di organizzare un festival, dove eravate, con chi e soprattutto cosa è successo e succederà da allora fino ai giorni del Minimarket..

OIOI Io (Bianca) e Giovanni ci siamo incontrati per la prima volta al Fruit di Bologna, una fiera di editoria indipendente. Con la promessa di rincontrarci nella nostra città a Prato, qualche mese dopo siamo riusciti a prendere un caffè insieme. Parlando e scherzando dei nostri mestieri quello stesso giorno ci è balenata l’idea di organizzare qualcosa in città, non esistendo ancora un evento del genere. Trasportati dagli eventi che stavano avvenendo a Prato ci siamo subito informati, tramite contatti, su come potevamo organizzare il market. Siamo stati fortunati nel trovare persone che hanno creduto e credono tutt’ora nel nostro progetto e che ci hanno dato una mano, in primis l’associazione Fonderia Cultart.
Durante la fase di progettazione siamo riusciti a creare contatti con la mappa Use-it Prato e la stamperia Eliograf, nostro sponsor per la comunicazione.
L’idea è partita a ottobre 2016 con tanti dubbi e punti interrogativi, si è creata una bellissima collaborazione tra noi due del team e adesso che è quasi passato un anno e stiamo concludendo i preparativi, siamo sempre più carichi e felici di vedere realizzato OIOI.

EdF – Cosa pensate della realtà italiana relativa all’editoria indipendente?

OIOI – Esistono molti eventi in Italia e negli ultimi anni ne stanno nascendo altrettanti. È un mondo ancora di nicchia, come abbiamo già accennato, ma che si sta creando uno spazio ben definito attraverso associazioni e professionisti. Molti di questi eventi sono organizzati da volontari e giovani che hanno la passione per questo settore artistico, il cammino è ancora lungo, ma con perseveranza e sacrificio i risultati si ottengono, e anche tanta soddisfazione.

EdF – L’obiettivo di OIOI è quello di dare spazio all’editoria indipendente, all’illustrazione, al fumetto, alla grafica ed alle arti visive in genere. Negli ultimi anni stanno fiorendo moltissimi momenti e festival dedicati a questo mondo in movimento, fatto di talento, voglia di fare e pochissimi mezzi. Come pensate di differenziarvi dagli altri appuntamenti in calendario, cosa ha OIOI di speciale, e soprattutto cosa credete che manchi ancora a questo universo colorato e ricco di passione per diventare davvero qualcosa di più di un fenomeno di nicchia per appassionati?

OIOI – (Bianca) Non penso che OIOI si debba differenziare dagli altri festival. Ovvio che ognuno di questi è differente già in base al luogo.
Crei qualcosa di speciale se nasce un dialogo con le persone. Riuscire a portare anche un minimo interesse in un individuo al quale è sconosciuto il mondo dell’editoria è già una vittoria. Deve esserci un’interazione, noi dobbiamo esser bravi a far comprendere questo mondo e le persone devono voler accogliere la novità. Ovvio che non può funzionare se il dialogo è a senso unico.

OIOI – (Giovanni) L’idea di partenza era la volontà di creare un evento che potesse interagire col vasto pubblico, per far conoscere questo mondo ancora di nicchia a chi non è del settore. Per questo abbiamo deciso di farlo durante il festival Prato, Settembre è Spettacolo per la grande affluenza che ci sarà in centro città.

EdF – Diciamo che Giovanni e Bianca, nell’organizzazione del loro OIOI Minimarket, non debbano lottare con i dolenti limiti di budget che tutti conosciamo e che quindi abbiano finalmente la possibilità di creare e realizzare quello che davvero ribolle nelle loro teste. Descrivete il vostro festival ideale, quali idee, quali progetti, quali ospiti, quali sorprese?

OIOI – La nostra idea di minimarket/festival si ispira a quelli già esistenti di Treviso (Comic Book Festival) e il Fruit Exhibition di Bologna. Essendo il primo anno abbiamo deciso di fare un evento più piccolo, per capire come avrebbe risposto la città, senza pretese. In questi mesi siamo entrati in contatto con illustratori, grafici, fotografi e associazioni culturali, con cui abbiamo creato una connessione, e costruito le basi per possibili collaborazioni future, con l’ottica di strutturare ed espandere l’evento per i prossimi anni.

 

EdF – Una delle domande che più mi piace fare nelle mie interviste e che oramai è un classico è relativa ai proverbi, ai motti, ai modi di dire. Indicatemene uno che vi piace e spiegate il perché di questa scelta..

OIOI – Il nostro motto è OIOI nonché nome dell’evento. È un modo di dire Toscano, più precisamente un’esclamazione di dolore o stanchezza, però visto con leggerezza, es. “oioi non mi scocciare”, “oioi che noia!”. Durante la scelta del nome del minimarket, sempre scherzando, abbiamo proposto questa parola breve ma di effetto. Oioi è orecchiabile, simpatico, diretto e rappresenta il nostro territorio, meglio di cosi!

 

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“Bittersweet” la raccolta definitiva dei lavori di Noma Bar

28Lo stile innovativo e giocoso di Noma Bar lo ha reso uno dei più ricercati illustratori in tutto il mondo, con una vasta gamma di collaborazioni da riviste e giornali tra cui Empire, New York Times, Wired, Guardian, Time Out e, in Italia, con il settimanale Internazionale.

Il suo uso innovativo del negativo e le sue forme minimali hanno anticipato i tempi e creato immagini aperte a letture multiple sempre caratterizzate dall’obiettivo di segnalare e far riflettere su temi attuali e mai banali.

Noma Bar stesso, rappresentato dall’Agenzia Dutch Unkle, ha scelto le illustrazioni più iconiche che hanno contribuito a costruire il suo stile e la sua reputazione.

Le opere sono organizzate in 5 capitoli che sono anche libri tematici diversi come “Introduzione”, “Pretty Ugly” (ritratti), “In Out” (sesso), “Death Death” (conflitto) e “Less More” (vita quotidiana). Accanto alle immagini, Noma Bar rivela il suo processo e metodo di lavoro.

Come collezione, il volume “Bittersweet” è molto di più di una raccolta di illustrazioni, è un percorso, un viaggio, alla scoperta di un talento fuori dall’ordinario che ha imposto la sua visione del mondo attraverso segni, linee e colori unici.

Formato con copertina rigida per 680 pagine edito da Thames and Hudson.

Mondial by Rapha: #5

Quelli che seguono questo blog hanno oramai capito che uno dei miei editorial designer di riferimento è Alex Hunting. Amo come taglia lo spazio, come riesce – dote che appartiene solo ai grandi, in qualsiasi settore – a far sembrare tutto così elementare, semplice, chiaro.
Nei suoi lavori tutto il lavoro grafico sembra erroneamente essere condensato in pochissime scelte, in selezionatissimi dettagli, mentre è facile capire che quello che vediamo è il risultato di un’attenta e maniacale opera di pulizia, snellimento e ricerca.

Uno dei prodotti che maggiormente rende giustizia a questo lavoro di Hunting è “Mondial” di cui abbiamo parlato (e sicuramente parleremo ancora).

Prodotto dall’azienda specializzata in prodotti per il ciclismo londinese Rapha, Mondial rappresenta un perfetto esempio di quello che si storytelling che unisce in maniera pressoché perfetta il lavoro grafico con quello contenutistico fornendo un prodotto che, in ogni pagina, in ogni carta, con ogni carattere, racconta una storia. La storia del ciclismo, dei suoi personaggi e della sua storia.

Risulta chiaro che io amo Mondial e immagino di non essere il solo.

“Now playing” il libro dove cercare i dettagli nascosti dei tuoi registi preferiti

Perfettamente illustrato da Alexandre Clérisse, premiato grafico e autore di fumetti francese, “Now Playing” è uno di quei libri che gli americani chiamano seek-and-find book, cioè quelli dove tu devi cercare a trovare dei particolari segni o oggetti o persone all’interno dei disegni o, come in questo caso, all’interno delle bellissime illustrazioni di Clérisse.

Già di per se potrebbe ispirare un pò di curiosità la cosa, ma per coloro i quali ancora non sono interessati, va sottolineato come i particolari da individuare nelle diverse illustrazioni del libro siano tutti riguardanti film di registi di culto per un certo tipo di spettatore.
Parliamo infatti di film di 12 registi quali Tim Burton, Stanley Kubrick, Wes Anderson, Alfred Hitchcock, Steven Spielberg, Quentin Tarantino, i fratelli Coen e altri.

Ogni volta diversi e tutti da scoprire, i particolari o i personaggi nascosti vanno da elementi facilmente riconoscibili a veri e proprie sfide al lettore che in queste 56 pagine edite dalla Chronicle Books potrà divertirsi a misurare il proprio feticistico amore per i registi e l’altrettanta feticistica conoscenza dei film che ha amato.

Secondo me questo è un gran bel regalo, ma solo per gli amici giusti.

SHOP: chroniclebooks.com

 

 

 

L’enciclopedia dei tatuaggi russi adesso è realtà

La casa editrice FUEL di Damon Murray e Stephen Sorrell ci regala un altro pregevole lavoro sia per la cura grafica che per il grande lavoro editoriale e di ricerca che sta alla base dell’intero progetto.

Stiamo parlando di “Russian Criminal Tattoo Encyclopedia Set“, la raccolta di 3 volumi dedicati alla storia, ai protagonisti ed agli artisti dell’arte del tatuaggio in Russia. Una storia antica, ricca di simbolismi e piena di aneddoti e curiosità da scoprire.

Le fotografie, i disegni ed i testi pubblicati in questi libri fanno parte di una raccolta di più di 3.000 tatuaggi accumulati durante la vita di Danzig Baldaev, un carceriere che lavorava all’interno delle carceri russe.
Danzig Baldaev nacque nel 1925 a Ulan-Ude, nel centro-est della Russia e suo padre era stato arrestato come “nemico del popolo”. Crebbe quindi in un orfanotrofio per i figli dei “nemici” ed in seguito prestò servizio militare nella seconda guerra mondiale. Fu costretto dalla NKVD (precursore del KGB) a lavorare come secondino nel carcere di Kresty a Leningrado, oggi San Pietroburgo. Il carceriere Danzig Baldaev è morto nel 2005, un paio di anni dopo la pubblicazione del primo volume della serie. Il suo è un viaggio nell’estetica dei tatuaggi a cui ha dedicato 28 anni della sua vita, dal 1948 al 1986, in una lunga analisi che racconta per simboli la storia di chi li porta, e descrive – tramite, appunto, i tatuaggi – il disprezzo dei carcerati verso la società, il sistema politico, e la giustizia.

Teschi, svastiche, harem di donne nude, Al Capone, cavalieri medievali in armatura, pugni avvolti nel sangue, immagini di Cristo, mamme e bambini, eserciti di carri armati e chiaramente Lenin – questi sono solo alcuni dei segni con il quale i i russi protagonisti dei 3 volumi si identificano.

L’enciclopedia si apre con l’introduzione dello storico Alexander Sidorov e permette agli amanti della tattoo art  non, di esplorare l’origine dei tatuaggi russi e il loro significato che dura ancora oggi.

“Pavement Licker” 14 anni di arte underground raccolti in un unico volume

Nel 2003 l’artista grafico James-Lee Duffy dello studio We Are Shadows e lo sceneggiatore Josh Jones hanno deciso nel 2003 di creare la propria fanzine dal titolo “Pavement Licker” ed oggi ne celebrano i 14 anni con un libro che penso si possa definire imperdibile per gli amanti della street culture e dell’arte underground in generale.

La rivistina nasce e si sviluppa come una piattaforma per artisti e scrittori in cerca di spazio  e pubblicazione. Senza spingere troppo sulla promozione e sui vari canali, sono diventati rapidamente “i fanzinari dell’anno” come designato dalla rivista i-D.
Artisti emergenti o già conosciuti in tutto il mondo hanno trovato posto fra le pagine rigorosamente in bianco e nero della fanzine, pr citarne alcuni Banksy, Jamie Hewlett, Shepard Fairey, EINE, Kelsey Brookes, Mr Bingo, Pure Evil, Paul Insect, GILF !, David Shrigley, Andrew Rae, Antony Micallef, Kate Moross, Jon Burgerman o Anthony Lister.

Quattordici anni dopo, in questo torrido 2017, i due fondatori hanno pubblicato un libro di ben 518 pagine della scena artistica underground dagli anni Novanta fino ad oggi.

Il libro è stato ufficialmente pubblicato alla Pure Evil Gallery il 27 luglio ed è ora disponibile sullo shop online.

“The Visual History of Type” un perfetto manuale sulla storia dei caratteri a stampa

Paul McNeil è un designer tipografico con un’esperienza spaventosa ed eccezionale nella comunicazione soprattutto nel brand management. Attualmente insegna Contemporary Typographic Media presso il London College of Communication. Insomma stiamo parlando di un mostro sacro della tipografia e ne parliamo perché a settembre uscirà per la storica casa editrice Laurence King, il suo corposo volume dal titolo “The Visual History of Type”.

Il libro di Paul McNeil, che da anni oramai lavora come MuirMcNeil, è un lavoro di tale grandezza (copertina rigida, 350 illustrazioni, 672 pagine etc.) che, chi deciderà di acquistarlo, potrà davvero essere definito un maniaco della tipografia anche alla luce del fatto che occorrono 85$ per accaparrarselo.

Il volume è frutto del lavoro di un’intera vita, oltre tre decenni di consulenze di progettazione grafica e insegnamento all’università e dimostra come per McNeil la tipografia sia uno dei pilastri della comunicazione, piuttosto che semplicemente una parte di essa.

L’obiettivo di “The Visual History of Type” è di fornire un’indagine visiva definitiva dei principali caratteri prodotti dall’avvento della stampa nel 1450 fino ai giorni nostri, con particolare attenzione alla rappresentazione fedele dei caratteri più importanti presentati nei loro esemplari originali.

Intervista agli organizzatori del Festival UNGRACON

UNGRACON è una bella iniziativa che si svolgerà all’interno del  programma di Recanati Summer Festival il 25 e 26 Agsoto, (QUI tutte le info e la pagina Facebook) riguarda il mondo dell’editoria indipendente e della grafica e che quindi mi ha interessato fin da quando i ragazzi mi hanno contattato per partecipare. Visto il periodo non sarò in grado di esserci e mi dispiace assai, anche perdermi il loro UNGRACONTEST, ma mi è proprio piaciuto andare a scoprire chi sono i ragazzi che l’hanno organizzata e che idee girano nelle loro teste…

EdF – Ciao ragazzi, presentiamo un po’ quello che è Ungracon, a chi si rivolge, chi sono gli organizzatori, cosa ci sarà in programma e soprattutto perché avete deciso di realizza-re un evento dedicato al fumetto e all’editoria indipendente.

UNGRACON – Ciao a tutti. l’UNGRACON come dice il nome stesso è la prima underground grapich novel convention in riva al mare! Tutto nasce dal comune di Porto Recanati che nel week end agostano del 25 e 26 organizza il Summer Festival e ha deciso di coinvolgere noi dell’associazione H.P Lovecraft per portare il fumetto indipendente in spiaggia. Come avrete capito l’UngraCon è una due giorni di festival del fumetto autoprodotto e della piccola editoria durante il quale il paese sarà invaso da mostre sui comics con tavole originali, da stand di artisti underground e collettivi indipendenti; ci saranno tavole rotonde sul self-publishing e incontri\aperitivi con gli autori (qualcuno vocifera che ci potrebbero essere gli autori di “Anubi” ma non ditelo in giro …).

EdF – In passato, diciamo fino agli anni Settanta, l’editoria indipendente era
uno strumento utilizzato da chi non aveva strumenti e mezzi, per far sentire la propria voce, rivendicare temi, battaglie ideologiche o più semplicemente per far circolare idee e fenomeni – musicali, di costume e quant’altro – altrimenti nascosti e schiacciati da quella che era la società mainstream considerata benpensante e bigotta. Oggi invece si assiste ad un risveglio di questo sottobosco ma in forme nuove e molto diverse fra loro: si va dalle nicchie di amanti della vecchia arte tipografica al mondo sofisticato dell’illustrazione e del design, dal mai dimenticato fumetto al mondo del handcraft più puro. Voi che avete deciso di organizzare un evento che si rivolge a questo mondo, che idea vi siete fatti di quella che è oggi l’editoria indipendente? Che obiettivi pensate che si ponga e quali limiti ha…

UNGRACON – L’editoria indipendente è un mondo vastissimo e incatalogabile, tutti oggi (a volte inconsapevolmente) siamo creatori indipendenti (basta vedere la gestione delle pagine personali che ognuno ha sui vari network) la cose interessante è che il mercato indipendente del fumetto oggi è sempre più consapevole di se stesso e del suo valore aggiunto , questa consapevolezza credo abbia ingenerato quello scatto mentale indispensabile per gli stessi autori “indie” che ha permesso di porre fine all’attrito che storicamente esisteva tra mainstream e underground, due mondi che oggi convivono in pace e si salutano reciprocamente consci dei loro diversi pregi e difetti.

EdF – Nell’organizzare un evento esistono sempre mille problemi da superare e
mille preoccupazioni a cui far fronte ma, nonostante questo, continuano
a nascere momenti dedicati sia nei grandi centri come Roma e Milano, sia
nelle realtà più piccole. Quel’è secondo voi la ricetta giusta per
organizzare un ottimo festival dell’editoria indipendente e, se ci sono,
quali sono i modelli ai quali vi ispirate in Italia e all’estero?

UNGRACON – Purtroppo non esiste una ricetta giusta mentre esiste invece la ricetta che funziona per ognuno di noi, dal canto nostro ci siamo detti che era indispensabile partire dagli autori della zona e dare al festival una funzione di servizio come una “vetrina” per tutti gli autori locali che necessitano di visibilità per essere apprezzati ed arrivare. Dall’altro volevamo fornire al pubblico un programma veramente appetibile e di spessore. E’ stato con questo doppio spirito che ci siamo avventurati nell’organizzazione e nella selezione delle proposte facendoli convivere. Ovviamente ogni evento per riuscire ha bisogno di un team di persone appassionate e instancabili che si dedicano alla sua cura in ogni dettaglio, è questo l’unico fattore che rende possibile un festival.

EdF – Descrivete nei dettagli quella che è stata la situazione, il momento esatto, di quando è nata in voi l’idea di organizzare l’UNGRACON Festival. Dove e con chi eravate, cosa stavate facendo e quali sono stati i sentimenti che avete provato. E oggi che mancano poche settimane al Festival? Descrivete allo stesso modo la situazione attualmente rispondete a questa intervista..

UNGRACON – Non c’è stata un momento preciso o una situazione, UNGRACON è una cosa che vagava dentro di noi da sempre nell’iperuranio delle idee potenziali, è stato fondamentale però la chiamata alle armi del comune di Porto Recanati e l’accorrere del Summer Festival per spingerci a fare questa follia!

EdF – Una delle domande che più mi piace fare nelle mie interviste e che
oramai è un classico è relativa ai proverbi, ai motti, ai modi di dire.
Indicatemene uno che vi piace e spiegate il perché di questa scelta..

UNGRACON – UNGRAHH !! (che non significa nulla ma forse esprime molto)

***

AVVISO IMPORTANTE
Durante i giorni di UNGRACON, presso il banco degli organizzatori sarà possibile acquistare il volume “The Big Lebowski Art Collection“, la raccolta di 68 illustrazioni provenienti da tutto il mondo ispirate al film dei fratelli Cohen ed edito dalle Edizioni del Frisco.
Per questo un grazie speciale a tutti ragazzi dell’UNGRACON (in particolare a Mattia Bontempi!)

Il Mash-Up culturale della rivista “Fount”

I ragazzi di Mash-Up hanno iniziato nel 2016 uno scambio artistico interdisciplinare e internazionale con altri artisti, graphic designer, fotografi e tutto quanto fa spettacolo.

Da questo lavoro è nata la rivista indipendente  “Fount” di cui è uscito il primo numero oramai un anno fa. Ne riparliamo ancora oggi perché l’esperimento era (e forse è ancora oggi, ma non se ne hanno notizie aggiornate) molto interessante e varrebbe la pena proseguirlo.

La rivista affronta le convergenze di una società globalizzata quale è la nostra e quello che essa rappresenta e comporta come cambiamenti nell’ambito della creatività. La domanda di fondo che si pongono i ragazzi di Mash-Up, interessante e attuale come non mai è la seguente:”Come possiamo, come società, beneficiare del Mash-Up da un punto di vista culturale, sociale e artistico?

Artisti provenienti da tutto il mondo hanno risposto alla loro chiamata inviando quelle che sono le loro interpretazioni del tema del numero “Piantare una montagna”, una rappresentazione metaforica del coraggio che è necessario per intraprendere una strada nuova e mai percorso prima da nessun altro.

Le opere ricevute sono state a loro volta riviste da un diverso artista, proveniente da ambiti artistici completamente differenti che ha reinterpretato secondo il proprio stile.

Sfogliando “Fount” ti imbatterai in Stefan Sagmeister, PutPut, Hort, Erwin Olaf, Frank Höhne, Tony Futura, Stefan Kiefer, Frank Berzbach, Götz Gramlich.

Per i pignoli, i dati della pubblicazione:
Data di uscita : primavera 2016
Volume: 176 pagine
Formato: 16,5 x 24 cm
Lingua: tedesco / inglese
Stampa: Druck & Verlag Kettler GmbH
Speciale: è incluso un set di adesivi per personalizzare la copertura

Intervista agli organizzatori del BEU BEU Art Festival

Ci sono interviste che più che interviste sembrano bevute fatte ad un piccolo bar lontano dal chiasso e dal vociare della gente, chiacchierate piacevoli come se non si fosse mai fatto altro nella vita e fossimo sempre stati li, a parlare.
Fondamentalmente l’intervista ai ragazzi che organizzano il BEU BEU Art Festival è stato questo, niente di più, ma sicuramente niente di meno.

EVENTO:
BEU BEU Art Festival – 19 e 20 Agosto
Badia a Ruoti, Bucine (AR)
QUI le indicazioni

Mentre date una lettura, io ringrazio il grande Marco About e Rossana Calbi.

EdF – Ciao ragazzi, per prima cosa abbiamo bisogno di capire e far capire cosa
significa il nome BEU BEU, poi, solo dopo aver scoperto questo mistero,
potremo chiedervi il perché di un altro Festival dedicato all’editoria
indipendente ed alla grafica..? Insomma, presentateci il BEU BEU Art
Festival!
Tempo fa con Rossana siamo andati dalle parti di Bucine e parlando con Luz, anche lui organizzatore del festival, abbiamo scoperto che il verso dei caprioli è beu-beu. I caprioli abbaiano, se non ci credete cercate i video su YouTube!

EdF – Come detto prima, in questi ultimi anni, si assiste a un proliferare di
festival, eventi, contest, dedicati alla grafica, alla micro-editoria ed
all’editoria indipendente. Cosa pensate che ci sia sotto? È una moda
passeggera, un sofisticato ritorno alla carta, un fenomeno destinato o
cosa altro?
Un fumetto che lessi tanti anni fa, si concludeva con una frase tipo — dicono sia una moda, che ben vengano mode di questo tipo!
A me personalmente fa piacere che esistano così tanti festival, certo, non vado a tutti e alcuni a volte mi sembrano fotocopie di altri, ma se la carta torna prepotentemente, non posso che esserne contento!

EdF – Il mondo dei festival si va sempre più differenziando fra le grandi
adunate con prezzi vertiginosi e numeri da capogiro e le piccole realtà
che, fra mille problemi e una passione sfrenata, riescono a coinvolgere
e far divertire. Quali sono, secondo voi i motivi per cui questa
distanza si allarga sempre di più e non si riescono a creare invece
degli eventi che riescano ad unire le grandi organizzazioni milionarie
con quello che è il mondo vero e genuino come il Beu-Beu e tanti altri?
Beu-Beu, come tante altre piccole realtà, è fondato su una passione comune e quando si parla di tanti soldi, in genere la passione passa in secondo piano.
Qualche volta i piccoli eventi, col passare degli anni e dopo un grande riscontro mediatico, riescono a stringere la mano e a trovare dei compromessi con gli squali più grandi e per fortuna alcuni mantengono un minimo di quella freschezza iniziale. Per ora non credo sia il nostro caso, siamo alla prima edizione, presentiamo quello che ci piace senza dover scendere a compromessi, e non facciamo gola a nessuno! Per fortuna.

EdF – Una domanda a cui tengo molto e che faccio solitamente a chi, senza
timore, si getta nell’avventura di organizzare un evento come il Beu-Beu
è questa: descrivete nei dettagli il momento esatto in cui è nata l’idea
e la consapevolezza di riuscire a organizzare un festival. Spiegateci
dove e con chi eravate, cosa stavate facendo e quali sono stati i
sentimenti che avete provato quando la decisione è stata presa.
E oggi, che immagino il lavoro sia a pieno regime, descrivete allo
stesso modo la situazione in cui vi trovate mentre rispondete a questa
domanda.
La storia inizia con un incontro tra band musicali.
Suono con un paio di gruppi e nel nostro ambiente musicale ci si aiuta, quindi è facile scambiare date con band di altre città, in questo modo si conoscono un sacco di persone e si visitano molti luoghi. Così ho conosciuto i White Pagoda, gruppo di Ambra nel quale suona Luz, con lui trovammo subito interessi in comune oltre alla musica e dopo diversi anni, ci balenò in testa la stramba idea di organizzare un festival dalle sue parti. Ne parlammo con Rossana che è una curatrice, se non sbaglio, stavamo in un localetto di Roma a berci qualcosa.
Luz ci raccontò di un’antica abbazia a Badia a Ruoti, in questo posto c’era la voglia e la possibilità di organizzare progetti legati all’arte.
Come prima cosa, suonammo dentro l’abbazia e la volta successiva, fissammo un incontro con i ragazzi della Sichem Onlus che gestiscono il posto.
Dopo un paio d’incontri, avevamo le idee chiare e insieme all’associazione Eureka, capitanata da Luz e Strange Opera seguita da Rossana, buttammo giù il programma di Beu-Beu. Oggi mancano poche settimane dalla fatidica data, fremiamo. Tutti i preparativi sono in atto, distribuzione di volantini a tappeto, propaganda massiccia e dita consumate per rispondere a tutte le mail, siamo pronti e ce la facciamo un po’ addosso!
EdF – Un classico delle Edizioni del Frisco è quello di chiedere un proverbio,
un motto, un modo di dire che vi piace o che sentite adatto a questo
momento spiegando il perché di questa scelta…
Tira più un pelo di capriolo che una mandria di buoi.

Ridisegnare la Costituzione, quando la grafica aiuta a capire

ThoughtMatter è un studio di brand design con sede a New York che ha lanciato su Kisckstarter un interessante progetto grafico che ha l’obiettivo dichiarato e non proprio di basso profilo di aiutare a salvare la democrazia americana dal titolo “For The People: Redesigning The U.S. Constitution”

Partendo dal presupposto che la democrazia muore nelle tenebre e che i nostri sono momenti che esasperano le divisioni ed i contrasti – non solo negli Stati Uniti – i ragazzi di ThoughtMatter si aggrappano ad una consapevolezza che tutti possiamo condividere e cioè che la Costituzione non è una fake news. Infatti, le idee contenute in questo documento seminale rimangono ampiamente sconosciute ai più e necessitano di una nuova forma per essere trasmessa e capita, da qui la decisione di cambiarla.

Uno dei modi migliori per aiutare la democrazia è assicurarsi che più persone capiscano realmente ciò che dice la Costituzione. Ridisegnare il testo per renderlo più immediato, dare un aspetto nuovo e fresco al design del testo, nella speranza di avviare conversazioni più consapevoli sulla base di questo documento incredibilmente importante.

Il progetto richiede l’aiuto da parte delle persone interessate per mettere il potere della democrazia nelle mani della gente inviando 1.000 copie della nostra Costituzione Usa ridisegnata in scuole e librerie. La campagna termina il 29 luglio e prevede la stampa e la spedizione di tutte i gadgets per i sostenitori entro il 17 settembre, data della firma della Costituzione nel 1787.

Il libro prevede tre sezioni di diverse dimensioni che saranno legate insieme al libro finito. La sezione più piccola e più esterna contiene il preambolo della Costituzione. La sezione intermedia contiene la Bill of Rights e la sezione più grande contiene la parte fondante e iniziale del testo della Costituzione.

Il libro verrà stampato in Risograph con l’inchiostro a base di soia su carta rosa.

“American Manifesto”: una dichiarazione di intenti raffinata e imperdibile.

Esplorazione ed esplosione.
Todd Thyberg, fondatore di Angel Bomb, è cresciuto in una piccola città del North Dakota dove ha imparato il valore del duro lavoro e della buona etica. All’Università del Minnesota ha studiato la scrittura creativa prima di partire per la Marina dove, per missione, ha dovuto anche occuparsi di disinnescare gli ordigni esplosivi. Solo dopo essersi congedato dal servizio militare, scopre di essere follemente innamorato della grafica e dell’illustrazione e quindi torna all’Università dove consegue una nuova laurea in comunicazione visiva.
Sono di questi anni i suoi primi lavori sul packaging di prodotto e del 1997 l’inizio dei lavori a nome Angel Bomb.

Oggi, Angel Bomb è un perfetto connubio fra design e stampa tipografica che fornisce servizi di alto livello nell’ambito della comunicazione e del design di prodotto.

Il libretto “American Manifesto” non poteva passarmi inosservato.
Si tratta infatti di un lavoro certosino che incrocia una veste grafica assai ricercata e dal forte sapore vintage con le caratteristiche tipiche delle nuove tecniche infografiche che riportano e rendono immediatamente comprensibili numeri, dati, statistiche riguardanti la situazione attuale degli Stati Uniti d’America con l’obiettivo, attraverso l’amore per la grafica e la stampa, di sensibilizzare i lettori su alcune tematiche scottanti quali l’ambiente, la salute e la sicurezza.

 

“The Blitch has a system”, una zine su una strega con la grafica di Lennard Kok

Lennard Kok è un illustratore di Utrecht, Olanda, che ha già collaborato con importanti realtà quali Apartamento Magazine, Bleacher Report, Draw Down Books, The New York Times, Migrant Journal,
Volkskrant Magazine, Winc.

In questa sua fanzine del 2015 – alcune stampe delle illustrazioni sono ancora disponibili QUI – Lennard accompagna il testo della scrittrice americana Trinie Dalton alla scoperta delle pratiche magiche di una strega un pò particolare.

“The Witch has a System” è infatti un racconto di una strega che si aggira con grossi occhiali da sole in stile aviatore per la California eseguendo assurdi incantesimi che molto spesso non portano ai risultati sperati.

Le illustrazioni di Lennard Kok la mostrano sempre in una sorta di latta – simbiosi con piante di ogni tipo, impegnata a risolvere problemi che lei stessa – con la sua magia – ha creato.

La fanzine è stata curata da Christopher Sleboda & Kathleen Sleboda – QUI il loro progetto insieme – stampato a colori in 24 pagine per 50 copie.

Il sottotitolo di “Co11ectif” é: questo non è solo un magazine

Il settimo numero di “Co11ectif” è veramente bello, 280mm x 215mm per 308 pagine di foto mozzafiato e incredibilmente belle.

All’interno trovate la squadra di skateboarder di Volcom – il noto brand di abbigliamento – che si racconta di quando sono andati a farsi un viaggetto in moto nella parte settentrionale dell’Europa e nel sud-ovest degli Stati Uniti.
Non abbiate paura, erano in moto, ma con loro c’erano anche le inseparabili tavole da skate.

Questo numero descrive e racconta infatti quello che è un concetto vecchio oramai di decine e decine di anni ma sulla quale non sembra mai calare l’attenzione e l’interesse degli spiriti più avventurieri: la vita sulla strada.

Le moto, le tende ed il campeggio, lo skateboard e un particolare concetto di turismo sono gli ingredienti di qusta ultima uscita. Un libro sul viaggio, non sulla destinazione perché forse, dopo tutto, aveva ragione chi sulla strada ha trovato la consacrazione a sostenere che le cose che contano sono “una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada”.

“Franchise”, il basket fra l’arte ed il design

Franchise” è una pubblicazione – lanciata nel 2016 – che evidenzia la cultura del basket, ma lo fa con sguardo giovane, frizzante, colorato e mai banale.

Il basket come stile di vita, come un’avventura vibrante che viene descritta attraverso una profonda ricercatezza fotografica e – come piace a me – utilizzando una miriade di illustrazioni sempre dagli stili sempre diversi e originali. Si spazia da Los Angeles al Ghana, parlando di collezioni di musica e di prodotti di design. Interviste con ballerini e architetti che – pur nella loro lontananza – vengono tenute insieme da un amore viscerale per il basket e tutto ciò che gli ruota attorno.

Il numero 3 riporta in copertina alcuni lavori dell’artista Pete Deevakul che usa il basket come pretesto per creare sculture ed installazioni che guardano alla tradizione orientale. C’è il fotografo Daniel Arnold che è andato al Madison Square Garden per documentare com’è un giorno nella vita delle cheerleaders della squadra dei New York Knicks. Insomma, preferisco non dirvi altro, se siete appassionati di basket, ma di un basket come non lo avete mai visto, “Franchise” è proprio quello che fa per voi..

Un catalogo di una mostra sul surrealismo nelle mani di Alex Hunting

Per questo articolo voglio partire da lontano e, un pò come Google Earth, zoommare fino ad arrivare ad un particolare che forse ai più apparirà irrilevante, ma che a me invece piace da matti.

Lo spazio espositivo “White Cube” di Bermondsey è stato inaugurato nell’ottobre 2011 e – con i suoi 5440m² di spazio interno – è il più grande di tutti i siti del gruppo White Cube. L’edificio, risalente agli anni ’70, è stato ristrutturato e progettato da Casper Mueller Kneer e comprende tre grandi spazi espositivi, sale private, un ufficio, un magazzino, un auditorium ed una libreria.

Proprio in questo meraviglioso spazio White Cube ha presentato “Dreamers Awake“, una mostra che esplora i segreti del surrealismo attraverso l’opera di più di cinquanta artiste femminili. La mostra riunisce scultura, pittura, collage, fotografia e disegno dal 1930 ad oggi.

Ed ecco che, magicamente, partendo dallo spazio, siamo arrivati a vedere il catalogo di questa mostra, un catalogo che è stato commissionato allo Studio di Alex Hunting che, come tradizione vuole, ha sfornato un altro dei suoi piccoli capolavori di pulizia e precisione, di classicismo editoriale e di linearità visiva.

Insomma, con i suoi strumenti classici, la linea e lo spazio vuoto, Alex Hunting riesce ancora una volta a creare un prodotto perfetto, chiaro e perfettamente aderente al soggetto, come dimostra la scelta del lettering della numerazione delle pagine in stile retrò.

Niente da dire, valeva la pena partire dallo spazio per terminare fra le pagine di questo catalogo..

 

Il nuovo numero di “Victory Journal”

Ho già parlato di “Victory Journal” in un altro post, ma mi piace segnalare anche questo nuovo numero perché questo è un magazine che davvero mi piace soprattutto per come riesce a spaziare fra varie e diverse discipline sportive mantenendo sempre inalterato sia il livello di qualità grafica ed editoriale, sia – cosa forse ancora più importante – quel particolare punto di vista sugli aspeti agonistici e sullo storytelling sportivo che oggi risulta così importante per ogni progetto editoriale.

Nell’ultimo numero, chi si sentirà di scommettere su Victory Journal acquistandolo nello shop del sito, troverà altre storie appassionanti ed emozionanti relative a svariati personaggi e narrazioni.

Il racconto avventuroso di un pugile combattente arruolatosi volontario per sfuggire all’ombra di un’ingombrante eredità paterna. Il leggendario leader per i diritti civili Harry Edwards che apre il suo storico e infinito archivio personale per raccontare la storia dietro ad un famoso incontro di boxe a Messico ’68. La storia dell’acquisto, da parte di un magnate americano della squadra di calcio del Venezia che in breve tempo ha riportato la società e la citta (quasi) ai vertici del calcio che conta.

Insomma, le storie ci sono, la cura grafica anche.. ci sono poche scuse per lasciarselo sfuggire..

“Generosity Journal” il magazine alla ricerca della generosità

Generosity Journal” è una gran bella realtà, diciamolo subito. E in questa sua quarta uscita il mio piacere è ancora maggiore perché ad illustrare la copertina c’è quel geniaccio scostante e imprendibile di Greg Straight che presto ricomparirà fra le nostre pagine.. ma non anticipiamo niente..

Gratuito e creativo, questo magazine prodotto dai ragazzi dell’associazione Neozelandese One Percent Collective, si pone l’ambizioso obiettivo di diffondere uno spirito positivo e costruttivo attraverso storie di fatti, luoghi e personaggi.

I ragazzi di One Percent Collective, come si capisce dal nome stesso, lavorano affinché ognuno metta a disposizione la sua piccola percentuale di ricchezza in favore di attività utile per la collettività di cui fanno parte, partendo da Wellington, la capitale della Nuova Zelanda.

“Generosity Journal”, guidato dal Direttore Pat Shepherd esiste ed esce regolarmente per condividere le storie di coloro che donano il loro 1% dimostrando i risultati raggiunti e andando a ricercare sempre nuove donazioni e nuove attività.

Un delizioso libretto dedicato a tutti i cultori del Té

La giovane Jiani Lu, graphic designer proveniente da Toronto, Canada, ha ideato e prodotto un libretto assai curato e affascinante sulla millenaria arte del Té.

Tea-Hee” è un libro pieno di ironia da leggere tutto d’un fiato concepito come una guida personale e informale per tutti coloro che si considerano dei veri appassionati di tè.

Il volumetto introduce i lettori nel mondo del tè e della sua arte attraverso tre capitoli che illustrano quella che è la cultura e l’arte del tè. Impostato con un tono amichevole e divertente, il libro si snoda attraverso colori tenui e linee organiche che rendo il tutto veramente gradevole ed adeguato al tema.

La bellezza estetica non va però a discapito dell’aspetto divulgativo, infatti il lato tecnico e didattico della preparazione del tè viene illustrato con un approccio ricco di illustrazioni minimali e lineari, con infografiche ed immagini vettoriali dal taglio molto tecnico industriale.

La produzione del libro mostra il proprio aspetto artigianale soprattutto per quanto riguarda la parte della rilegatura, a vista, ch rimanda al processo lento e paziente che richiede la pratica di preparazione dello storico infuso.

Un libro sull’infinito rapporto che lega la forma al testo

“Words into shapes – The graphic art of calligram” di Daniele Tozzi è una delle ultime pubblicazioni dei ragazzi di Monsa Pubblications.

Il libro contiene una raccolta di 13 creativi che mostrano quello che sono in grado di fare con la composizione di caratteri o lettering nella grafica e nell’illustrazione.

Questa particolare arte grafica ha una tradizione antichissima.

Quella che viene chiamata in ergo “calligram” è una forma di poesia grafica creata per essere vista e ammirata come un’opera d’arte e, allo stesso tempo, per essere letta come un normale elemento di testo.

La sua particolarità sta nel layout tipografico, visto che le parole sono create al fine di comporre un’immagine. Oggi l’uso di calligram è più correlato al disegno grafico e alla pubblicità, ma in questo libro troverete anche esempi su quanti e quali modi le parole ed il testo possono trovare per farsi ammirare.

Daniele Tozzi, al suo primo volume, è un artista calligrafico italiano il cui lavoro deriva dal campo della grafica e dei graffiti. Nato a Roma nel 1981, Tozzi è entrato in contatto con la cultura underground nella seconda metà degli anni ’90, quando ha iniziato a scrivere graffiti. Dopo la scuola superiore, si è laureato in Digital Design presso l’Istituto Europeo di Design (IED) a Roma ed ha iniziato a lavorare come graphic designer per diversi marchi come freelance.

Un magazine solo per bassiste e chitarriste? Certo, eccolo..

She Shreds Magazine” è l’unica pubblicazione cartacea dedicata esclusivamente alle chitarriste ed alle bassiste e viene ideata e prodotta in quel di Portland, Oregon, USA da un gruppo di agguerritissime fanciulle che hanno le idee molto chiare su quello che fanno e soprattutto vogliono fare.

Il gruppo di ragazze composto da: Fabi ReynaLauren BakerCynthia Schemmer Jamie Ludwig, si è dato l’obiettivo di cambiare il modo in cui i chitarristi ed i bassisti sono rappresentati all’interno del mondo dell’industria musicale con particolare riguardo alla cultura popolare creando uno spazio di condivisione in cui le persone possono ascoltare, vedere e sperimentare ciò che significa essere una donna che suona uno strumento che per molto tempo è stato accostato solo al mondo maschile.

Le poesie visive di Matthew the Horse

Forward Always” di Matt Hodson (AKA Matthew the Horse) è una raccolta di poesie da leggere ad alta voce.
Il libro è un giocattolo, uno script, un gioco e un puzzle. Queste poesie vengono attivate attraverso le prestazioni e il gioco. Come si sceglie di rendersi conto di loro è a te e al tuo pubblico. C’è un buon su meloni.

Questa prima edizione del volume è stata curata da Orlando Lloyd, Graphic Designer from Yorkshire.

 

 

 

 

Super-Cahier n°2: Giocare con l’architettura

Super-Cahier n°2” è fantastico, su questo posso sbilanciarmi abbastanza tranquillamente.

I ragazzi di Bureau 205 questa volta si sono superati ed hanno creato un numero veramente ricco, elegante e anche molto divertente per chi intende avere le idee più chiare di quello che è il ruolo dell’architettura nella società contemporanea.
Il target originario del libro dovrebbero essere i più piccoli, con la possibilità anche di costruire alcuni piccoli modellini in scala di edifici e costruzioni.

Sfogliando si trovano 25 abitazioni da colorare che si trasformano in altrettanti enigmi da scoprire attraverso giochi e domande. Classificando le pagine con i modelli e le illustrazioni in base alla loro somiglianza, il bambino capirà che l’architettura non è solamente una questione di forma, ma anche di posizione, di clima, di materiali e tanto, tanto altro… arrivando a costruire case e città intere secondo i propri sogni.