Lo sport come non lo avete mai visto è fra le pagine di Athleta Magazine

Oggi è proprio uno di quei giorni, uno di quei giorni.
Oggi è uno di quei giorni in cui sono felicissimo di ospitare in questo mio sito una delle realtà italiane che stanno emergendo con forza, e soprattutto stile e competenza, nel panorama internazionale dei new magazines.
Si tratta di “Athleta”, un prodotto tutto italiano che vede coinvolti Giovanni Gallio (Editor), Sara Capovilla (Photo Editor) e Alessandra Pavan (Graphics).
Sono felice perché è dal primo numero che li seguo e apprezzo molto il loro lavoro fatto di piccoli passi ma idee chiare che li hanno portati oggi alla terza uscita.
La loro presentazione si sviluppoa dall’etimologia classico latina del termine Athleta ovvero

colui che è proteso nello sforzo di superare la sfida sportiva, ma, ancora di più, nello sforzo di superare sé stesso.

“Athleta” è un magazine indipendente che racconta la cultura dello
sport da un punto di vista non convenzionale spingendo molto sulla qualità del suo perno centrale, la fotografia.
Utilizzando proprio il loro linguaggio, “Athleta” è un viaggio nel principio di resilienza, nella scoperta dei propri limiti attraverso il corpo. E’ un viaggio nella propria identità, nella condizione umana, nei valori della competizione. In nome dello spirito agonistico, ma anche in nome dell’estetica dell’immagine. E’ la luce impressa, essenza di figura, gloria. E’ ombre di anonimato. E’ dove grafica ed equilibrio incontrano la fatica ed il rumore.
Ecco, come spero vi rendiate conto quando sfoglierete questa rivista, “Athleta” è una narrazione visiva di quelli che sono – di volta in volta – gli infiniti aspetti unici ed originali del concetto di sport, una  narrazione che nella terza uscita mostra come lo sport sia un gesto che ti consegna all’eternità.
Buona lettura e complimenti ancora a tutto il team di “Athleta”, vi aspettiamo per il numero 4!

Un nuovo magazine con molto giallo in formato quotidiano tutto dedicato alla Grande Mela

Il designer e art director Richard Turley, già conosciuto anni fa per i suoi video spot su MTV ha deciso di creare un suo nuovo progetto dal titolo “Civilization”.
L’idea nasce innanzitutto dal ricordo dello stesso Turley dell’emozione che lo pervadeva ogni qual volta si trovava in un negozio di fronte al muro dei magazine ed all’eccitazione provata durante la scelta di quelli da acquistare e delle novità da spulciare.
Proprio grazie a questo suo fanatismo da rivista cartacea, Turley ha deciso di dare via ad un proprio progetto editoriale. La decisione di riaccendere questo sentimento creando la propria pubblicazione è stata anche parzialmente influenzata dal lavoro che Richard ha fatto con un gruppo di studenti che spesso e volentieri si lamentavano della tristezza e dello stile superato dei loro media di riferimento. Avevano voglia di qualcosa di tangibile e permanente. Queste due esperienze simultanee hanno spinto Turley a dare il via a “Civilization” un classico giornale su New York e su com’è vivere in questa città.
Civilization è co-edito da Lucas Mascetello e Mia Kerin, due amici e colleghi di Turley che descrivono il progeto “Civilization” come una sorta di autobiografia, un diario di bordo della loro vita nella Grande Mela, attraverso il loro lavoro quotidiano, gli incontri, i locali e le persone che vi enrano ed escono continuamente. Accanto alle parole e alle immagini di Richard, Lucas e Mia sono gli autori o i committenti di numerosi contributi.
Oltre all’immancabile colonna di recensioni e segnalazioni musicali di Bráulio Amado il lavoro presenta opere di Bertie Brandes, Babak Radboy ed Emily Segal.
Grande formato, colore giallo su sfondo bianco, ampio utilizzo di grafica e impaginazione dal taglio classico da newspaper, ecco “Civilization”,

Dai creatori di Polvere ecco adesso “Lei” un altro capitolo tutto italiano che anima l’amore per la bicicletta ed il ciclismo

Ne avevo già dato segnalazione qualche tempo fa qui perché si tratta davvero di un bel progetto e di un lavoro dove,insieme alla passione per il ciclismo, emerge chiara anche la competenza tecnica e la voglia di creare dei prodotti editoriali di livello. Ecco dunque che, dopo le monografie sulla “Fatica” e sulla “Velocità” arriva adesso un terzo volume dal bellissimo titolo “Lei“.
Come si legge nella descrizione del libro, troviamo in queste 120 elegantissime pagine tavole, pensieri, segnalazioni, interviste, progetti e racconti per rimuovere la polvere dai ricordi a pedali e rimanere sempre in sella.
Fra i contributors di questa ultima uscita troviamo: Antonella Bellutti, Attilio Scarpellini, Ausilia Vistarini, Cosimo Cito, Claudia Tifi, Elisa Longo Borghini, Fernanda Pessolano, Francesco Ricci, Giovanna Rossi, Marco Pastonesi, Rosti team, William Fotheringham.
Mentre per la parte grafica: Achille Lepera, Elenia Beretta, Ilona Kamps, Luca Benedet, Marta Pantaleo, Marco Renieri, Paolo Ciaberta, Sebastiano Favaro, Teresa Enhiak Nanni.
Sono prporio felice di vedere che il progetto continua, si evolve e alza il livello sempre di più lasciando sempre accesa la curiosità su cosa ci riservi il team di POUPOU Edizioni per la prossima uscita…

Un libro spiega tutto ciò che cambia quando la tipografia deve essere utilizzata e non sulla carta

E’ uscito “Type on screen” il bellissimo – e attesissimo – libro che stavo aspettando da un pò scritto da Ellen Lupton, già autrice dello splendido “Graphic Design Thinking“, scrittrice, curatrice e grafica, direttrice del programma Graphic Design MFA presso il Maryland Institute College of Art (MICA) di Baltimora, dove è anche direttrice del Center for Design Thinking.
Pubblicato da Princeton Architectural Press, questo libro è appunto il tanto atteso seguito del bestseller mondiale “Graphic Design Thinking”.
Si tratta di una vera e propria guida critica per designer, scrittori, sviluppatori e studenti ma è anche un’introduzione all’uso delle applicazioni tipografiche in ambito video come film, web e soprattutto le moderne app mobili.
La parte secondo me più interessante è quella infatti dove vviene affrontato il tema di come combinare i principi classici della tipografia con le nuove tecnologie. Il libro offre una guida su come scegliere il carattere giusto per un utilizzo sullo schermo, come renderlo bello e utilizzarlo in modo funzionale.
Ricchissimo di illustrazioni provenienti da esempi realizzati dalla comunità internazionale di grafici e tipografi
Un volume tecnico, specifico, approfondito per forse non per i semplici amanti ma per coloro che sono già ad un livello avanzato, che sicuramente porterà argomenti, spunti e idee da non perdere.

Hayley Berridge ed i suoi progetti editoriali metaforici

Originaria delle Midlands, Hayley Berridge è una giovane laureato in Graphic Design & Illustration alla Liverpool John Moores University.
La sua passione è attualmente tutta incentrata verso lo studioe l’approfondimento del cosiddetto design tattile e metaforico, fatto di trame, materiali, colori e finiture di cui si dice ossessionata. Il lavoro sui materiali è infatti per lei una parte fondamentale del suo approccio alla grafica ed al design e la costante ricerca di prodotti ed emozioni  tattili l’ha portata oramai ad avere una certa esperienza nel settore.
Di seguito alcuni suoi progetti…

Imperfection” è una pubblicazione in risograph giocosa e visivamente intensa che mostra la combinazione tra motivi moiré e tipografia attraverso i mezzi di scansione grafica. Il libro mostra il passaggio da schemi semplici a disegni moiré più complessi attraverso un uso forte e scanzonato del colore.

Il progetto “Fading Forest” è invece una pubblicazione tascabile che esplora il problema della distruzione della foresta pluviale amazzonica a causa della deforestazione. Sono pagine di carta fotosensibile che esposte alla luce solare per un periodo di circa 2-3 settimane scompariranno del tutto e torneranno pagine vuote di un libro essenzialmente vuoto. Bella metafora di ciò che attualmente sta accadendo alla foresta pluviale.

Se i lavori di Hayley vi sembrano interessanti almeno quanto lo sembrano a me, date un’occhiata al resto sul su sito..

“Suspiria” è il magazine sui brutti sogni e sul perché non riusciamo a farne a meno

Oramai sappiamo che questi ultimi anni sono una continua esplosione di carta e grafica. Oramai ne abbiamo viste un numero così imprecisato che a volte capita di non credere nemmeno più di poter sorprendersi ancora ed invece….
Ed invece ecco “Suspiria Magazine”, che fin dal nome risulta un accattivante progetto che non potevo approfondire e presentarvi.
Il progetto nasce dalle menti dei ragazzi della Dreadful Press, già in giro con l’altro progetto editoriale intitolato “Sabat Magazine” che fonde Stregoneria e femminismo come archetipi antichi e arte istantanea.
Capite che stiamo parlando di originalità, visionarietà, provocazione e arte in un mix difficilmente riscontrabile in altri magazine indipendenti.

Sabat 4: Elements

Nel nuovo progetto “Suspiria Magazine” si cerca invece di analizzare ed approfondire alcuni aspetti della psiche umana sempre attraverso una lente tutta al femminile. Partendo infatti dai sogni si vuole gettare una luce su quelli che sono gli archetipi della paura e soprattutto sul perché continuino ad emanare un fascino tutto particolare e, per alcuni, addirittura irresistibile.
Con la grafica assolutamente black e perfettamente in tema a cura degli inglesi StudioFax e la direzione artistica di Valentina Egoavil Medina, regista tedesca di 30 anni, “Suspiria Magazine” mette in scena

Progettare un quotidiano a Londra

Jordan-River Low ha condiviso un suo lavoro di progettazione editoriale sul suo profilo Behance. Il lavoro è stato fatto per un brief universitario di Editorial Design. Il progetto prevedeva la progettazione di un numero unico di newspaper locale che contenesse le informazioni del territorio suddivise in sezioni e la creazione di contenuti in linea con lo stile del giornale.
“Il grande giornale E” è quindi un giornale per gli abitanti londinesi della zona nord orientale, più precisamente nella zona E di Hackney Borough.
Le notizie, gli articoli, le informazioni ed in generale tutti i contenuti sono stati individuati appositamente tenuto conto del territorio di riferimento e per le persone che ci vivono.
Si suppone che sia un prodotto editoriale stampato quotidianamente e che quindi svolge il ruolo di un newspaper a distribuzione popolare ma di alto livello in termini di contenuti. I riferimenti indicativi posso no essere The Independent o The Guardian.
Il design della rivista è stato pensato per rappresentare al meglio l’estetica giovane dei quartieri di Shoreditch, Dalston, Hackney e altrove.
Si tratta di uno stile con chiari rimandi ai riferimenti classici e quindi vagamente retrò, ma associato il più possibile alla vivacità della zona e dei residenti.

Il progetto è stato infine realizzato con un numero speciale cartaceo che ha riscosso un buon successo fra i lettori che hanno ricevuto una copia tramite gli uffici dell’University of Reading, Londra.
Ecco quindi il risultato finale del brief di Jordan-River Low.

Una mostra ed un catalogo analizzano come la grafica ed il design rispondono alle turbolenze politiche di questi anni

Oggi prendo spunto dalla mostra dal titolo “Hope to Nope” attualmente al Design Museum di Londra fino al 12 agosto 2018.Già da qualche anno, forse decennio, abbiamo capito che il nostro è un periodo storico turbolento, senza certezze, caratterizzato da profonde divisioni sociali e da conflitti più o meno latenti sparsi in tutto il pianeta. In particolar modo l’ultimo decennio è stato praticamente un costante periodo di turbolenze politiche e questo non lascia certo indifferente il mondo del design che si fa sempre più politicamente attivo attraverso poster, meme, GIF, stampe, magliette prodotti tanto dagli attivisti dilettanti quanto da designer e studi professionali. Non vi viene subito in mente il famossissimo poster “Hope” di Shepard Fairey meglio conosciuto come OBEY?

Barack Obama “Hope” poster

Ecco, per celebrare tutto questo, una nuova mostra al Design Museum di Londra dal titolo Hope to Nope: Graphics and Politics 2008-18 esplora il ruolo della grafica in quei 3.650 giorni. L’obiettivo degli organizzatori è quello di guardare il risultato grafico che gli avvenimenti politici di questi anni hanno prodotto.Margaret Cubbage quindi i criteri di scelta non è stato solo il design buono o meno buono, quanto il tipo di impatto e influenza che questo ha avuto.
Lo spettacolo è stato concepito da GraphicDesign & Lucienne Roberts e David Shaw, con Rebecca Wright insieme al Design Museum.
I temi affrontati sono moltissimi ed il relativo catalogo, un bel volume ricco di immagini, fotografie e approfondimenti riporta fedelmente le principali tensioni politiche di tutto il mondo fra cui le proteste contro le molestie sessuali in Cina, il movimento Occupy e 99%, la protesta in Brasile per la povertà delle periferie, le manifestazioni di Je Suis Charlie, Trump, Brexit e molto, molto altro fino al famosissimo Corbyn swoosh creato da Bristol Street War

Corbyn swoosh creato da Bristol Street War

Oltre alle sezioni che abbiamo già visto, nel libro ci sono interviste con il celebre grafico Milton Glaser e lo street artist Shepard Fairey, i designer e artisti internazionali presenti in questo libro poi sono: Gorilla, Dread Scott, Edel Rodriguez, TEMPLO, ThoughtMatter, Michael Bierut, Sagmeister e Walsh, Marwan Shahin, Barnbrook e Metahaven .

Il libro di illustrazioni di Ellen Weinstein è una chicca per occhi appassionati

Ellen Weinstein è nata e cresciuta a New York City. Si è laureata al Pratt Institute e alla New School of Art and Design di New York e ha vinto nella sua carriera una lista incredibile di premi internazionali fra i quali: Society of Illustrators, Communication Arts Illustration AnnualSociety of Publication Designers.
Il libro di oggi, disponibile dal mese di Aprile sul sito della Chronicle Books di San Francisco, è una vera chicca per gli appassionati di illustrazione, in particolar modo per quel settore sempre più specifico dell’illustrazione editoriale, quella cioè che compare soprattutto nei magazines e che intrattiene con il testo che accompagna un rapporto particolare e sempre più importante.
“Recipes for Good Luck” è il titolo del libro che dimostra come alcune menti geniali e atipiche ricerchino la propria ispirazione nel loro specifico ambito lavorativo. Qualche esempio?
Che cosa fa la poetessa Maya Angelou per mantenere attivo il proprio flusso di parole? Qual è il portafortuna di un ingegnere della NASA? Come si prepara Thom Yorke per un concerto?
Questo libro contiene le illustrazioni relative ai trucchi di creativi, politici, scienziati e atleti rivelando una serie di pratiche che stanno in mezzo fra le superstizioni stravaganti ed i classici riti scaramantici prima delle performance. Questo vero e proprio compendio visivo celebra sia con una parte testuale, ma ancor più negli affascinanti ritratti illustrati di Elle Weinstein quelle che sono le vere personalità, i reali processi creativi e le curiose abitudini di queste persone.

Tra poco sapremo chi vincerà il premio di miglior magazine e miglior brand del 2017 per la Society of Publication Designers

Friday, May 4th at Cipriani 25 Broadway in New York City.

La Society of Publication Designers è una fondazione nata nel 1965 senza scopo di lucro dedicata a promuovere e incoraggiare l’eccellenza nella progettazione editoriale.
Come ogni anno, la Society of Publication Designers (SPD) ha annunciato i finalisti del 53° Annual Design Competition che vedrà la sua conclusione il 4 Maggio prossimo a New York.
Il concorso di progettazione editoriale di SPD celebra l’eccellenza nel design, nella fotografia e nell’illustrazione all’interno delle pubblicazioni cartacee e digitali.

I progetti caricati attraverso il sito on line di SPD sono suddivisi in 85 (!) di appartenenza, vengono giudicati da una giuria (qui trovate l’elenco dei giurati) composta da con due co-presidenti: Copresidenti: Tim Leong (Executive Editor di Entertainment Weekly) e Toby Kaufmann (Direttore esecutivo della fotografia in Refinery29) che sveleranno i vincitori il 4 maggio prossimo.
Rispetto al premio organizzato da STACK si può tranquillamente di re che SPD è molto più incentrato sui magazine statunitensi e soprattutto sulla produzione editoriale mainstream.
Per quanto riguarda l’Italia, facciamo assolutamente il tifo per Wired Italia, oramai semprè più assimilabile al cugino d’oltreoceano e a Rvm Magazine, avventura editoriale sulla “fotografia e altre narrazioni” interessantissima ed indipendentissima portata avanti da Agnese PortoGiammaria De GasperisFrancesca PignataroVeronica Daltri.

I finalisti per i premi di Magazine e Brand dell’anno sono:
The California Sunday Magazine, Garden & Gun, Gather Journal, Harvard Business Review, New York Magazine, The New York Times Magazine, Refinery29 e WIRED.

The California Sunday Magazine

 

Gather Journal

 

Gather Journal

I finalisti per il premio di Magazine cartaceo sono:
5280 Magazine, Accent, AFAR, American Builders Quarterly, APICS, ARCHITECT, Bloomberg Businessweek, Bon Appétit, The California Sunday Magazine, CHAOS, COMMOTION, Cooking Light, Condé Nast Traveler, Departures, Dwell Magazine, Earnshaw’s, Eight by Eight, Entertainment Weekly, ESPN The Magazine, Esquire, Eye Magazine, The FADER, Fast Company, FEED. Jerónimo Martins World’s Magazine, Footwear Plus, Gather Journal, Genome, Golf Digest, GQ, GQ Style, The Hollywood Reporter, Idea Book, In Touch Magazine, The JW Marriott Magazine, Men’s Health, Middlebury Magazine, MIT Technology Review, Mother Jones, National Geographic, National Geographic Traveler, Nature Conservancy Magazine, New York Magazine, New York Weddings, The New Yorker, The New York Times Magazine, Outside Magazine, Pacific Standard, Parents, Profile, Rhapsody Magazine, The Ritz-Carlton Magazine, Rvm Magazine, Smithsonian Magazine, Stanford Medicine, T: The New York Times Style Magazine, Tec Review, Texas Monthly, Vanity Fair, Washingtonian, WIRED, WIRED Italia e WSJ. Rivista.

“EGO” è un libro in formato magazine che presenta alcuni personaggi con una sviluppata coscienza di sé

Il termine “EGO” deriva dal latino ego che significa io. La capacità cioè tipica dell’essere umano di avere autocoscienza di sé come unità distinta dal resto che lo circonda. Senza scomodare filosofi o psicoanalisti, il prodotto editoriale che vi presento oggi, hanno invece puntato sull’aspetto più pop del termine declinandolo in maniera elegante e intelligente su quelli che sono alcuni esempi di EGO assai sviluppato nella nostra società.
Tutti i personaggi che sono stati inclusi nella pubblicazione sono personaggi famosi di cui sentiamo parlare quotidianamente anche se in ambiti assai diversi tra loro.


Per non lasciare comunuqe il lettore sperso nei meandri delle varie teorie e per contestualizzare quella che è la storia infinita dell’Io, nel libro ci sono alcuni suggerimenti e informazioni utili per capire quella che è l’analisi dell’Io da Freud a Erik Erikson. Lo scopo dichiarato dei tre giovani grafici portoghesi: Marisa PassosMariana PerfeitoDavid Salgado che hanno progettato e realizzato questo lavoro è quella di evidenziare il forte contrasto tra i classici approcci al tema dell’Io e come questo si manifesta nella società contemporanea in settori quali la musica, lo sport, i media etc. Una scelta interessante è quella di utilizzare per questi diversi tipi di informazioni, diversi tipi di carta con diversa luminosità, consistenza e dimensione.
Inoltre, anche la griglia risulta diversa a seconda che riguardi le informazioni classiche o quelle contemporanee.
“EGO” è un libro in formato rivista, ricercato nelle scelte tipografiche e relativamente classico in quelle grafiche che mostra come si possa unire un tema insondabile come l’EGO alla realtà quotidiana senza per questo divenire banali o incomprensibili.

La guida definitiva per realizzare il tuo magazine indipendente

Conor Purcell è uno scrittore e editore che ha realizzato libri pluripremiati in tutto il mondo. I suoi testi e articoli sono apparsi ovunque da Esquire e Rolling Stone, da Foreign Policy a The Guardian.
Nella sua carriera ha creato diverse riviste tra cui la rivista di viaggi indipendente “We Are Here” e il trimestrale “We Are Dublin”.
Ha collaborato con numerosi brand a progetti editoriali tra cui Emirates, The Abu Dhabi Tourist Board, China Airlines, Air Macau, Al Ghurair Center, Jashanmal e Assilah Festival in Marocco.L’ultimo suo progetto è “The Magazine Blueprint“, forse la guida definitiva per creare la tua rivista indipendente. Un manuale pratico che riguarda tutto il processo di creazione e realizzazione di una rivista: dalla scelta del titolo, il supporto cartaceo e le dimensioni. Dal mail marketing, alla distribuzione e il percorso eventuale di crowdfunding.
Il tutto viene condito da interviste con editori, scrittori, designer, rivenditori, distributori e marketer.
Insomma, con questo lavoro Purcell si pone l’obiettivo di dare un punto di riferimento per aiutare chiunque a passare dall’idea all’esecuzione.
Il libro sarà disponibile entro la fine di Marzo e sarà presentato a Offset, la principale conferenza di creatività e grafica irlandese.
Il libro è disponibile per il pre-order qui proprio in questi giorni.
Oramai non avete più scuse.

 

“ClubHouse” è un progetto fantastico fra grafica, fumetto e stampa risografica

COLORAMA” è uno studio di grafica e una casa editrice con sede a Berlino gestito da Johanna Maierski dal 2015.
Le pubblicazioni di Colorama presentano opere fumettistiche contemporanee selezionate attraverso una continua e costante ricerca.
Il libro di cui vi parlo, uno fra i tanti realizzati da questa interessantissima realtà indipendente, si intitola “ClubHouse” ed è un volume dalle dimensioni ingombranti stampato in risoprinted in 6 colori, 26x32cm, 76 pagine con copertina in plastica scritta a mano.
Il progetto, che vede coinvolta anche l’illustratrice Aisha Franz, ha chiamato a raccolta un gruppo di artisti davvero eccezionale di cui fanno parte: Sara Bonaparte, Erlend Peder KvamKaja MeyerTill ThomasPaula Bulling.

“CLUBHOUSE” è arrivato con quest’ultima uscita al settimo numero e speriamo proprio ne arrivino altri, molti altri.

 

“Friends Make Books 2017” il volume dello studio risografico torinese che chiude il 2017 in bellezza

Friends Make Books è uno studio con sede a Torino specializzato nella stampa Risograph.
che ha aperto i battenti nel 2012. Il gruppo di FMB offe molteplici servizi fra qui sviluppare modelli editoriali su piccola scala per l’intero processo: dall’ideazione, alla progettazione, alla stampa e alla rilegatura. Offrono servizi di creazione di libri in edizione limitata, su richiesta, ad artisti, illustratori, piccoli editori, studenti e professionisti, facilitando le persone interessate alla stampa e alle produzioni indipendenti.
Friends Make Books, come viene ben specificato nella loro presentazione, non è  una semplice e anonima copisteria ma un progetto nato dopo anni di esperienza nella stampa risografica.
Riporto le loro parole perché, meglio delle mie, riescono a descrivere quanto sia interessante il loro approccio alla stampa risografica: “La stampa su un Risograph implica la traduzione della tua idea nella lingua della macchina e siamo qui per aiutarti a prendere decisioni“.
La pubblicazione che vi presento oggi è “Friends Make Book 2017”, una sorta di volume riepilogativo e di presentazione della tecnica risografica che chiude il 2017.
Il volume è stato creato sovrapponendo immagini erotiche prese da vintage magazines. Il risultato è una raccolta feticistica che ben evidenzia la particolare magia della stampa in risograph.

L’affascinante storia della macchina da scrivere rivive in questo splendido libro attraverso 80 pezzi che non potete nemmeno immaginare

Anthony Casillo è uno, forse il più grande esperto collezionista di macchine da scrivere d’epoca del mondo. Vive a Long Island, New York e da li ha deciso di propagare nel mondo questa sua passione che sta fra la vena antiquaria e la sapienza tecnico meccanica di certi apparecchi davvero sensazionali.
Nel libro di cui vi parlo oggi, dal titolo “Typewriters” edito dalla storica Chronicle Books di San Francisco, oltre ad Anthony, ha un ruolo importante anche Bruce Curtis cultore di storia della fotografia, fotografo di professione e anch’egli residente in quella che, dopo le Hawaii, è l’isola maggiore degli Stati Uniti.
Il terzo incomodo, o forse la sorpresa di questo volume, è quel Tom Hanks che abbiamo decisamente apprezzato in numerose pellicole di cui non penso sia necessario ricordare il titolo. Attore, regista e, udite udite, grande collezionista di macchine da scrivere. Lui, come vuole la tradizione, vive a Los Angeles, in California e non a Long Island.

La creazione della tastiera QWERTY è lo schema più diffuso al mondo – ma non il solo – per le tastiere di computer e macchine da scrivere alfanumeriche. Il nome deriva dalla sequenza delle lettere dei primi sei tasti della riga superiore della tastiera Q W E R T Y e venne brevettato nel 1864 da Christopher Sholes e venduto alla Remington and Sons – oggi oramai ridotta ad industria di armi –  nel 1873.
La sua idea rivoluzionaria era sistemare la vecchia disposizione dei pulsanti delle macchine da scrivere, inizialmente in ordine alfabetico, seguendo un apposito ordine da lui studiato per impedire i numerosi inceppamenti frequenti all’epoca, in quanto le macchine non erano così veloci da seguire la rapidità di scrittura offerta dall’ordine alfabetico.
Dalla prima macchina da scrivere di successo al mondo – Sholes & Glidden Type Writer del 1874 ai modelli ben più futuristici modelli elettrici degli anni ’60, nel libro di Casillo sono analizzate e profilate ben ottanta macchine da scrivere in accompagnate da eleganti fotografie che evidenziano il design, i dettagli estetici e di funzionamento meccanico fino alla parte più sfiziosa relativa alle stranezze grafiche che rendono ogni macchina da scrivere un vero e proprio pezzo unico. Dalle prime macchine silenziose ai lussuosi dettagli come le parti in mogano e madreperla intarsiata, sfogliando queste pagine divieni spettatore di un secolo di innovazione e sperimentazione progettuale.
Proprio Tom Hanks, nella sua prefazione, cerca dispiegare questo amore che lo lega alla macchina da scrivere elencando gli undici motivi per i quali, a suo avviso, è importante averne una. Non mi sembra il caso di svelare oltre…

“New Philosopher” è il magazine che cerca la strada di migliorare la vita attraverso la filosofia

New Philosopher” è una rivista trimestrale indipendente dedicata all’analisi ed alla esplorazione di temi e personaggi della filosofia passati e presenti. L’obiettivo – ambizioso – che si pone la rivista è quello di accompagnare i lettori nella scoperta di nuove modalità e percorsi utili a vivere un’esistenza più felice e libera.
Per questo, nella loro presentazione viene riportato una famosa citazione del filosofo Seneca che, parlando delle difficoltà di vivere felici dice:

Non è che abbiamo poco tempo da vivere, ma che ne sprechiamo molto. La vita è abbastanza lunga e ci è stata donata una quantità sufficientemente generosa di tempo per ricercare e ottenere i massimi risultati, questo però solo se riusciamo a viverla al meglio. Ma quando il nostro prezioso tempo viene sprecato nel lusso o speso in attività frivole, siamo costretti a raggiungere la nostra fine e a rendersi conto che la nostra esistenza è passata prima che sapessimo che stava passando. La vita è lunga se sai come usarla.

“New Philosopher” si rivolge a coloro che hanno studiato e conoscono la filosofia, agli accademici, ma anche a coloro che non hanno basi teoriche o studi approfonditi. Introdurre idee filosofiche che sfidano il pensiero e il condizionamento contemporanei è la sfida di questo magazine che alla base si pone una fatidica domanda:”I nostri pensieri e le nostre aspirazioni sono veramente nostri?”
“New Philosopher” è libero e veramente indipendente visto che si auto finanzia attraverso gli abbonamenti e le vendite. Non ci sono sponsorizzazioni o altri aiuti economici da parte di terzi come orgogliosamente rivendicano nella frase:”Non abbiamo affiliazione con i grandi media o altre società”.
Vincitrice di numerosi premi fra lo Stack Awards 2016  per il miglior uso dell’illustrazione, il magazine è attualmente alla sua uscita numero 19 dal titolo “Life”. Riflettere sul significato della vita non è solo l’attività dei filosofi, lo è anche dei bambini, degli adolescenti con il cuore spezzato e gli ottantenni che sentono piano piano la vita allontanarsi.

 

Un magazine di fotografia parigino che vuole riscoprire l’Europa ed i suoi protagonisti

Anche l’occhio vole la sua parte ed il mondo delle riviste indipendenti questo lo sa bene vista la cura e l’attenzione, in alcuni casi maniacale, che viene posta nei confronti della forma estetica di questi prodotti editoriali.
Il magazine che vi proponiamo oggi, “The Eyes“, proviene da Parigi ed è un progetto fotografico di un team di persone dai percorsi professionali più disparati:

  • Vincent Marcilhacy, editore e fondatore della casa editrice Aman Iman Publishing;
  • Guillaume Lebrun, fotografo ed insegnante;
  • David Marcilhacy, professore in editoria e ricerca nei campi della cultura e della politica all’Università Paris-Sorbonne. Ha vissuto e lavorato in Francia, Spagna e Turchia, sviluppando attività di insegnamento;
  • Remi Coignet, caporedattore della rivista The Eyes dedicata all’Europa e alla fotografia. Nel 2014, ha pubblicato i due volumi di “Conversations” con sue interviste a fotografi, editori e designer;
  • Arnaud Bes de Berc, responsabile di tutti gli adattamenti digitali del progetto The Eyes,
  • Véronique Prugnaud, attraverso Redbox Prod Véronique Prugnaud supporta e consiglia strutture culturali nello sviluppo, produzione, pubbliche relazioni o raccolta fondi per i loro eventi, fiere, festival, riviste e mostre.

Arrivato alla sua ottava uscita, “The Eyes” ha da poco cambiato radicalmente il  proprio impatto visivo, direi quasi la propria concezione di base.
Un riposizionamento drastico per questa pubblicazione annuale dedicata alla fotografia documentaria e artistica che vuole proporre il magazine come un oggetto originale e unico, direi quasi da collezionare.
Una rivista importante, di ben 208 pagine dove ogni anno un curatore viene invitato a lavorare su un argomento specifico, in quest’ultimo numero si tratta di dello storico della fotografia francese, Michel Poivert che si occuperà di «Nuove storie fotografiche».
Nella descrizione della rivista mi ha colpito, soprattutto alla luce dell’aria che sembra tirare, la chiara e testuale dichiarazione d’intenti del magazine dove si legge che “The Eyes”

cerca di rivelare il senso della nostra Europa attraverso la lente di ingrandimento della fotografia con i suoi infiniti e diversissimi approcci alla creazione visiva e all’esplorazione..  mettendo in risalto i collegamenti tra i vari e diversi protagonisti della società in cui viviamo.

 

Il nuovo numero di Eye Magazine e la solita garanzia di qualità

Sin dalla sua nascita, la rivista Eye si è definita “The international review of graphic design”. E l’ultima edizione, dopo due numeri incentrati su illustrazione e tipografia, e dopo essersi aggiudicato anche il premio Stack Awards 2017 nella sezione “Cover of the Year” (ne ho parlato qui), riafferma con il numero 95 il proprio impegno per il mondo del design e dei designer in un numero ricco di esempi e approfondimenti.

La copertina dell’ultimo numero comprende una nuova interpretazione dello storico logo di Eye magazine – creato originariamente dal concept by Nick Bell e dal disegno di by Magnus Rakeng – ed oggi rivisto dal grande designer RO Blechman.
Sempre nell’ultimo numero si legge 
un’ampia intervista di Matt Willey (New York Times Magazine), insieme ai tributi di Françoise Mouly e Genevieve Bormes (The New Yorker ).

Altri articoli vanno dalla grafica contemporanea dello studio di Brooklyn Triboro ai tesori di una storica tipografia nel nord-est della Francia; dalle foto del carnevale brasiliano di João Farkas a un’intervista con Briar Levit, direttore del documentario Graphic Means. Come sempre, c’è una vasta sezione di recensioni sul design e la cultura visiva in tutto il mondo e una critica fotografica di Rick Poynor.
Come avrete capito, il numero 95, come del resto ogni altra uscita di Eye Magazine è un evento e per tanto consiglierei l’acquisto.

La trilogia di Kieślowski ispira questi 3 volumi di Carla Cabras

Da un pò di tempo seguo il suo lavoro, un lavoro regolare, rigoroso e sempre contraddistinto da una estrema pulizia grafica mista ad una costante ricerca, sperimentazione, voglia di scoprire qualcosa di nuovo.
Lei è Carla Cabras, giovane grafica e designer laureato all’Accademia di Belle Arti Mario Sironi di Sassari dove tutt’oggi vive e lavora.
Uno dei suoi progetti, quello che ci ha inviato e che sono molto felice di presentare, è questo “Three Colors” e penso che nessuno meglio di lei è in grado di presentarlo.

Il progetto nasce con l’intento di rendere graficamente la trilogia cinematografica “Tre colori“, del regista polacco Krzysztof Kieślowski. Personalmente ho sempre ammirato l’idea del regista, per questo ho voluto renderne omaggio in questo modo, mettendo insieme due mie passioni, l’editoria e il cinema.
Il progetto è composto da tre piccoli editoriali, ognuno rappresentante un film ed un colore diverso. Essi sono stati composti da testi, i quali descrivono il lavoro del regista, e varie screencaps delle pellicole, simulando digitalmente la stampa risograph“.

Quindi, visto che a me questo progetto è piaciuto tantissimo, spero prorpio di poter ospitare i lavori di Carla anche in futuro nelle nostre pagine.

Il magazine lituano “Literatura ir Menas” esce con un numero comletamente vuoto per protesta contro i tagli al settore del governo lituano

La storica rivista letteraria e artistica lituana, Literatura ir Menas – in italiano Letteratura e Arte – nata nell’oramai lontano 1946, è uscita con il suo ultimo numero totalmente in bianco utilizzando cioè il proprio linguaggio per protestare contro i tagli ai finanziamenti per l’arte che imposto il governo lituano. La rivista si presenta quindi totalmente vuota di contenuti, ad eccezione di un bordo nero, un nastro che rappresenta il lutto sulla prima pagina e il logo della rivista nella testata.
Il “The Baltic Times” –  società che gestisce la rivista – ha riferito che sono necessari 1 milione di euro per assicurare la produzione e la distribuzione di pubblicazioni culturali, ma che il Fondo di sostegno stampa, radio e televisione fornisce solo la metà della somma.
Questo fatto dimostra come anche in questo fiorire – che sembra ininterrotto – di magazine, riviste e progetti editoriali più o meno indipendenti, esistono realtà dove lavorare e realizzare è impossibile.
Senza addentrarci troppo in considerazioni politiche, ancor più se provenienti dalla lontanissima Lituania, mi piaceva segnalare il gesto estremo, forte, con cui una copertina, in questo caso l’intero magazine, diventa bandiera, messaggio, strumento, per segnalare una richiesta di aiuto e testimoniare la propria difficoltà.

“Autodidact” è un magazine rigoroso ma creativo che lascia parlare cercando le risposte

E’ successo di nuovo!
siamo ancora qua a parlare di una nuova uscita, un nuovo progetto, una nuova idea. “Autodidact” è infatti una nuova pubblicazione creativa semestrale incentrata sulla narrazione di storie personali attraverso un punto di vista particolare, un tema comune intorno al quale progettare e realizzare questo magazine tutto blu.
In ogni numero infatti sarà indicato un tema centrale intorno al quale saranno chiamati ad esprimersi pensatori e creatori di tutto il mondo per offrire una prospettiva schietta e personale in base alla propria esperienza.
“Autodidact” significa “persona autodidatta”. Sono queste, molto spesso, le figure più interessanti, più curiose, che attraverso una serie di interessi diversi ed eclettici, percorrono cammini e sviluppi per soddisfare la loro fame di sapere e di avventura.

La prima uscita, da poco disponibile, è stata ideata attorno al tema centrale della “dualità“. Contiene 120 pagine di interviste, servizi fotografici, illustrazioni, design, fiction e approfondimenti accuratamente selezionati e appositamente commissionati. Studiando e selezionando una cerchia di talenti che producono lavori originali e coraggiosi da tutto il mondo nasce questa rivista dall’aspetto rigoroso ma ricca di idee e spunti nella lettura.

“Positive News” il magazine di proprietà dei suoi stessi lettori che propone il nuovo giornalismo costruttivo

Finalmente una buona notizia! Chissà quanto volte lo avrete detto leggendo un articolo, per non parlare della mai risolta domanda che da sempre ci attanaglia? “ma perché leggiamo e vediamo solo notizie catastrofiche?”.
La risposta forse è banale e rientra nell’ambito commerciale e dei numeri, ma “Positive News” ha l’obiettivo di mettere in discussione questo assunto.
“Positive News”, come da sua stessa definizione, è la rivista per un buon giornalismo sulle cose buone. Una rivista trimestrale che punta al giornalismo costruttivo e alla verità come forza per un cambiamento generale della condizione della società, come diritto ad essere informati, come voglia di superare il semplice appeal che il tragico, il polemico, il banale, ha da sempre portato cone.
“Positive News” è un magazine indipendente che parla di attualità e politica. Ogni numero discute di eventi in corso in politica, intrattenimento e affari concentrandosi soprattutto su iniziative per la creazione di un mondo sostenibile. Dopo una campagna di crowdfunding che nel 2015 ha permesso all’editore di iniziare la pubblicazione, è stata strutturata una cooperativa di consumatori, la Positive News Publishing Ltd, senza scopo di lucro con sede a Londra, Regno Unito portando oggi a far si che la rivista sia di proprietà dei suoi stessi lettori e non da alcuna figura commerciale esterna. Una meraviglia!
Questa storia dai contorni, solo ad una prima superficiale occhiata, fiabeschi, nasce nel 1993 da Shauna Crockett-Burrows (1930 – 2012) come un giornale trimestrale ed è arrivata viva e (ultra) vegeta fino ad oggi.
(Per chi fosse interessato a saperne di più c’è addirittura una voce dedicata su Wikipedia).
Quello di “Positive News” è il cosiddetto “giornalismo costruttivo” che non è solamente un bel modo di dire, ma un vero e proprio filone del new jounarlism che piano piano sta conquistandosi un proprio spazio nel panorama editoriale (vedi approfondimento di buonenotizie.it). Il team di “Positive News” ha infatti sostenuto la nascita di iniziative editoriali simili in tutto il mondo, tra cui Noticias Positivas, fondata in Argentina nel 2003 da Andrea Méndez Brandam e in Spagna nel 2002 dall’Asociación de Noticias Positivas, e indipendente da Positive News.
Potrebbe bastare questo per dar conto della bontà del progetto, ma “Positive News” è anche altro. E’ un bel magazine a cui proprio non pare mancare niente neppure dal punto di vista grafico ed editoriale.
Costruttivo.

Nasce “Suq”, un nuovo bel magazine tutto italiano che svela una Sicilia mai vista e meravigliosa

Oggi è uno di quei giorni dove scrivervi è davvero molto, ma molto gradevole perché ancora appartengo alla specie di coloro i quali non amano parlare dell’Italia solo per gli aspetti negativi, anzi.
Riuscire a valorizzare, a dare spazio a coloro i quali, così come in tutto il mondo, forse ancora meglio qua da noi, riescono a poggiarsi su un’idea per costruire un progetto e realizzare un sogno mi mette un buon umore diffusissimo che si dispiega per tutti gli arti e mi fa ballare la testa.
Ecco, questo è l’effetto che mi ha fatto scoprire “Suq. Unconventional Sicily” un bel progetto ibrido che sta in mezzo fra magazine e photo book.
Nato dalla mente di un gruppo di fotografi, viaggiatori e grafici siciliani fra cui Alessandra Lucca (art director, fotografa, scrittrice) e Francesco Blancato (coordinatore e direttore commerciale), Suq ha da poco mostrato al mondo il suo primo numero dove viene esplorata una Sicilia nuova, strana, diversa da quella che conosciamo. Un ecosistema vivo e vivace costruito sul rapporto fra persone, aziende, arte, luoghi e tradizione che insieme, regalano un risultato che troppo banalmente viene nascosto dietro luoghi comuni e frasi (tristemente) fatte.

A dimostrazione della giustezza del progetto, mi sono sembrate anche le parole con cui i promotori del progetto editoriale hanno presentato la loro idea di magazine:

“In Suq comunichiamo la bellezza, il territorio, la cultura. Gli elementi tangibili e intangibili, i simboli, le storie, i contrasti, i sogni, le speranze. Scaviamo nel sottosuolo perché ci interessa ciò che è inesplorato, sotterraneo. La zona d’ombra. Lo sguardo sulla diversità e sull’autentico.
Vogliamo evitare la centralità e il protagonismo convenzionale cercando l’esperienza alternativa come nel mercato di periferia delle antiche città arabe, lontano dal lusso e dal lustro delle piazze centrali. Per questo vogliamo camminare verso la soggettività, la profondità, la grandezza delle cose semplici e originali. Contro la tendenza attuale dell’iperdigitalizzazione vogliamo scommettere su un prodotto cartaceo per recuperare la qualità perduta delle cose fisiche che profumano di verità. Obiettivo di Suq è quello di presentare e raccontare il substrato di un’isola che da troppo tempo, ormai, è paralizzata dai simboli e dai suoi stereotipi. Come cacciatori di patrimonio proponiamo nuovi modi di fruire e vivere il nostro continente: la Sicilia.”

Posso tranquillamente condividere ogni singola parola di quanto hai appena letto, per questo siete sul sito Edizioni del Frisco.
“Suq. Unconventional Sicily”, con le sue splendide 160 pagine di storie e belle fotografie, è distribuito nelle librerie di Milano e dei capoluoghi siciliani e all’estero a Ginevra e Barcellona.
Avventuriero.

“Fare” un nuovo magazine per scoprire le più belle città del mondo dagli stessi cittadini che le vivono

Il magazine che vi presento oggi ha è “Fare” e appartiene alla folta schiera di riviste dedicate ai viaggi, alle scoperte di luoghi e paesaggi che portano con se un preciso stile di vita ed un’estetica un pò radical chic forse, ma che appartiene comunque al mondo della cosiddetta nuova riscoperta della carta stampata.
“Fare” aiuta il lettore che se ne sta seduto comodamente in poltrona a scoprire città e culture attraverso storie coinvolgenti introducendo ad ogni uscita una singola città presentata direttamente dai suoi abitanti. Ti accompagna per strade secondarie attraverso storie nascoste, esplorando i quartieri e le istituzioni locali fino alla descrizione del cibo che il luogo può offrire.
Il primo numero 1 è dedicato ad Istanbul, una metropoli straordinaria in bilico tra due continenti. Capitale imperiale di tre imperi, la città è stata modellata e rimodellata da un mix unico di culture migranti che vanno dall’Europa orientale al Nord Africa e al Medio Oriente.

La prima uscita è una raccolta di storie, vignette e bellissime immagini che ti portano in un viaggio a tutto tondo, stimolante e curioso per certi versi. Vieni guidato attraverso le splendide strade tortuose di Istanbul da alcuni dei migliori artisti, musicisti, chef, scrittori e storici della città.
Piccolo formato 170×240, obbligatorio per una rivista per viaggiatori, per queste 196 pagine stampate litograficamente con una cura degna di nota.
Da qualche giorno è possibile prenotare il numero 2 dedicato questa volta ad Helsinki che immagino mantenga le attese nate dalla prima, ottima, uscita.

“Paper” è un magazine prodotto tra Germania e USA per chi davvero ama la stampa tipografica

P98a” è un laboratorio di tipografia sperimentale dedicato ai caratteri tipografici, alla stampa e alla carta che ha sede a Berlino Tiergarten.
Alla base di tutto il lavoro di P98a c’è un gruppo di designer da svariate estrazioni culturali e professionali che amano esplorare le modalità con cui l’arte della stampa tipografica può essere ridefinita nel XXI secolo attraverso un lavoro minuzioso e rigoroso di analisi e ricerca, raccolta e pubblicazione.
Erik Spiekermann, Ferdinand Ulrich, Norman Posselt, Axel Nagel, Jan Gassel, Lilith Zachwieja, Daniel Klotz, R.Jay Magill e Susanna Dulkinys lavorano con macchinari analogici tradizionali cercando il più possibile di farli interagire con le più moderne tecnologie digitali.
Fra i loro mille esperimenti, workshop e ricerche io mi sono imbattuto nella loro pubblicazione dal nome, manco a dirlo, di “Paper” arrivata alla sesta uscita.
“Paper” nasce dal desiderio di pubblicare una rivista moderna che guarda alla parte antica ed artigianale della stampa: una rivista vera e propria, stampata per un pubblico selezionato di persone amanti del genere.
Il sesto numero di “Paper”, dal titolo The Good America, presenta undici contributi sugli Stati Uniti d’America pieni di energia e sperimentazioni. Include anche una illustrazioni e caricature introdotte da un brano di R. Jay Magill e tre storie dedicate a tre diversi caratteri tipografici americani. Il tutto coordinato dal talento grafico e artistico della Designer: Susanna Dulkinys.
Mi sembra quindi che se siete amanti della vera arte tipografica, questo sia proprio il magazine che fa per voi e lo potete acquistare qui.

 

Il nuovo magazine “Clove” vi porta alla scoperta della cultura dell’Asia del sud

Ho già più volte sottolineato come non ci siano limiti contenutistici che riescano oramai ad arginare la cosiddetta nuova golden age dei magazine indipendenti e “Clove” ne è un’altra perfetta dimostrazione. E’ infatti una rivista semestrale dedicata alla cultura dell’Asia del sud – India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Nepal e Bhutan che esplora le forze, le attività, i segreti e le particolarità di questa regione in rapida evoluzione con particolare attenzione al suo rapporto con il mondo dall’arte, della musica, del cinema, della moda, dell’architettura, del design e della letteratura cercando di tenere sempre bene in evidenza i movimenti sociali, politici e tecnologici.


“Clove” fa luce su una regione che sta rapidamente crescendo in termini di influenza nei confronti del resto del mondo – una regione che ospita circa un quarto della popolazione mondiale.
A capo del progetto editoriale di “Clove” c’è un team di professionisti e creativi con una vasta esperienza alle spalle nel mondo dei magazine e dei giornali e in agenzie di comunicazione e design. Il core team ha sede a Londra e attinge al talento di svariati inviati e giornalisti, scrittori e fotografi sparsi in tutta l’Asia meridionale e nel resto del mondo.

Il concetto alla base di “Clove” è che quando diverse persone, culture e punti di vista si incontrano, si mescolano e si evolvono, proprio allora nascono storie avvincenti e perfettamente curate. Nel primo numero di “Clove” troverete il musicista Zohaib Kazi che ha sfidato il pregiudizio metropolitano durante un suo epico viaggio attraverso il Pakistan rurale, il fotografo Juergen Teller e la scrittrice Shumi Bose che hanno scambiato opinioni sull’India e sull’arte. Mentre le antiche culture alimentari dell’Himalaya si adattano a improbabili nuovi contesti, una convergenza di forze internazionali e locali sta plasmando il panorama architettonico del Bangladesh e molto, molto altro.
Il primo numero di “Clove” è disponibile qui.

“Mayday”, un magazine che aiuta ad orientarsi in questi tempi confusi, veloci e pazzi

All’interno di un mondo come il nostro che sta diventando sempre più veloce e estremo nasce il nuovo magazine dal titolo “Mayday“, una rivista indipendente sulle domande e i dubbi che affliggono le persone, la società, gli affari e la cultura. Mayday è aperto, contemporaneo, attento a tutti i tipi di target. E’ per donne e uomini curiosi che sanno apprezzare l’arte tanto quanto la tecnologia, la speranza quanto la disperazione e la creatività tanto quanto la distruzione. Con le sue uscite semestrali, cerca di raggiungere una perfetta combinazione di intelligente e bello, serio e giocoso, lungimirante ma anche attento alle quotidiane scoperte dell’umanità.
Il numero uno, finora l’unico uscito, si basa essenzialmente sul concetto, o la speranza decidete voi, che il futuro appartenga alla creatività, al libero arbitrio e alla chiarezza di intenti. In questo numero si sottolinea l’esistenza e l’importanza dell’anticonformismo, degli eccentrici e di un approccio alla vita che sceglie di essere originale.

“Mayday” lo potete acquistare qui.

Un magazine che ama l’arte e la provocazione nel suo discutere di democrazia all’interno del mondo dell’architettura

Take Shape” è una nuova rivista con sede a Chicago, USA che si occupa di architettura ideata e realizzata da un gruppo di editori (Nolan Boomer, Cole Cataneo e Julia Goodman) che si definiscono attratti da tutto ciò che è al limite, ai margini, non di facile analisi cercando di individuare le domande giuste più che fornire risposte.
Il direttore artistico del progetto è Sean Suchara.
Il primo numero si incentra sul tema del riuso industriale, con un focus sui loft, spazi residenziali creati da ex spazi commerciale e manifatturieri che vengono talvolta offerti come alloggi a prezzi accessibili. Nel primo numero troverete anche utili consigli di sicurezza illustrati per la creazione di oggetti e spazi fai-da-te, una serie di acquerelli di Jimmy Mezei sul loft del suo defunto suocero e molti altri articoli e approfondimenti tutti tesi a dimostrare come l’architettura abbia bisogno di democrazia nel rapporto fra popolazione residente e chi si occupa di progettare, costruire e gestire le abitazioni e, più in generale, gli edifici.
Oltre alla parte tecnica relativa all’architettura, mi ha colpito moltissimo la cura del magazine per quanto riguarda la grafica e la stampa, una bicromia risograph con inserto colorato che mette al centro di  questa prima uscita il colore oro. Il tutto concorre ha creare una certa atmosfera da rivista patinata anni Settanta che a me proprio non dispiace.
Il primo numero della rivista è andato immediatamente sold out, ma per chi non vuole arrendersi, consiglio di dare un’occhiata ai rivenditori (qui) perché si possono trovare piacevoli sorprese.

SOFFA, arriva da Praga il magazine sulla bellezza del mondo artigiano

SOFFA” è una rivista bimestrale di design e lifestyle con base a Praga pubblicata ogni due mesi in inglese (e ora anche in ceco) in formato cartaceo e online già al suo quarto anno di vita. SOFFA mira a ispirare il lettore presentando la bellezza nascosta nella vita di tutti i giorni tramite il meglio del mondo del design contemporaneo.
Ogni numero è incentrato su un tema unico e presenta fotografie, illustrazioni e articoli longform. Stampato su 160 pagine di alta qualità, la rivista è distribuita in tutto il mondo. Oltre alla rivista pubblicata e ai contenuti online aggiuntivi – blog, mini-numero bimestrale e post sui social network – SOFFA ospita workshop creativi con artisti e specialisti da tutto il mondo che interessano una vasta gamma di tipologie di lavori artigianali, interior design e pelletteria.
L’e-shop SOFFA vende i numeri stampati della rivista, l’abbonamento annuale e i prodotti originali SOFFA, dai poster agli accessori di moda.
Il primo numero in uscita nel 2018 riguarderà il centenario della fondazione della Cecoslovacchia e i ragazzi di SOFFA hanno deciso di onorare la cosiddetta prima repubblica assaporando la bellezza della rivista stampata non solo in inglese, ma come detto anche in ceco.
SOFFA è acquistabile qui.

L’arte della macchina da scrivere toglie il significato alle parole e lascia il piacere agli occhi

L’amata macchina da scrivere continua a non mollare, a resistere anche quando tutto e tutti sembrano averla abbandonata. La sua bellezza estetica, la piacevole azione percussiva di battere sui tasti, l’unicità delle pagine impresse e un pò stropicciate sta vivendo un vero e proprio rinascimento attraverso l’infinito mondo dei cosiddetti creativi.
Nella pubblicazione che vi presento oggi, anche se uscita oramai 3 anni fa, i fondatori del Sackner Archive of Visual and Concrete Poetry, forse una delle più grandi collezione al mondo di arte grafica e visuale mettono a disposizione la loro collezione creata in oltre quattro decenni per presentare esempi di grafica, design, illustrazione a tanto altro ancora prodotti, proprio con la macchina da scrivere, da oltre 200 tra i migliori artisti al mondo. Dalle prime opere ornamentali prodotte dai segretari alla fine del 1800 a opere più recenti che analizzano quella che è la situazione particolare del documento dattiloscritto nell’era digitale.
“The Art of Typewriting”, questo il titolo del grosso volume, è suddiviso in tre sezioni principali: un’introduzione alla storia della macchina da scrivere e della sua arte; una sezione che mostra lavori chiave o comunque considerati particolarmente importanti e una sezione di riferimento con le biografie degli artisti e degli scrittori più influenti di questo tanto particolare quanto affascinante genere.
Il layout del libro è stato creato dallo studio di progettazione grafica di Londra Graphic Thought Facility che, con un lavoro simile a quello di Eye Magazine (di cui abbiamo qui parlato in occasione degli STACK Awards 2017) ma come detto con un anticipo di circa tre anni, ha creato una copertina unica per ogni copia del volume tramite una combinazione di immagine anteriore e posteriore.. questo per confermare che di questo libro non esistono due copie uguali.
“The Art of Typewriting” destabilizza la comunicazione lineare come le parole che diventano oggetti. Nell’era di Google, dell’iphone e dei tablet, la macchina da scrivere ha un fascino nostalgico ma, nonostante questo, le splendide opere proposte sembrano esistere al di fuori del tempo e del luogo … I Sackner organizzano le opere tematicamente: testi alfabetici, labirinti e meandri di testi. L’effetto è piacevolissimo. a me sembra addirittura che il libro concorra a creare una piccola ma importantissima tregua dalla nostra costante ricerca di significato. Una finestra di calma nel mezzo alla continua e confusionaria tempesta comunicativa.
Il libro, edito da Thames & Hudson, di cui vi abbiamo già presentato altri lavori (qui e qui), è acquistabile qui.

Un libro racconta per immagini e grafica la storia del movimento pacifista in Inghilterra e nel mondo

“People Power” è un bel libro che traccia la storia del movimento contro la guerra nel Regno Unito dallo scoppio della prima guerra mondiale ai conflitti attuali in Medio Oriente raccontando la storia degli obiettori di coscienza e di tutti coloro i quali si sono impegnati in prima persona per protestare contro ogni forma di conflitto o guerra.
Basandosi su testimonianze raccolte da diretti interessati e soprattutto sulla vastissima collezione del Museo Imperiale della Guerra e del suo ricco archivio di materiale visivo, tra cui fotografie, dipinti, poster, cartoni animati e distintivi, il libro esplora le molteplici ragioni che da sempre uniscono le persone che si oppongono alla guerra ed esamina i cambiamenti e le costanti presenti nel movimento. Viene inoltre esaminato il ruolo delle principali organizzazioni e gruppi all’interno del movimento, come la Peace Pledge Union negli anni ’30 e il Greenham Common Women’s Peace Camp negli anni ’80, così come quella di singoli sostenitori di alto profilo, tra cui Fenner Brockway e Tony Benn.
Il libro, edito dalla storica casa editrice inglese Thames & Hudson è acquistabile qui.

“No Cure Magazine” ovvero quando è amore è amore vero

Si, quando è amore è amore vero e niente e nessuno può cambiare questo stato di cose.
Amo “No Cure Magazine” dal 2014, anno in cui lo scoprii quasi per caso, partendo da un adesivo trovato per strada in una delle mie trasferte anomale. Da li in poi non ho potuto scegliere, seguirlo, sfogliarlo, aspettarlo, sono stati un appuntamento fisso di mese in mese fino ad oggi, ma lo sarà anche domani visto cosa ci stanno preparando per il nuovo numero.
La quindicesima uscita infatti, dal curioso titolo “Straya”, inzierà a riempire le cassette delle lettere degli abbonati dalla prossima settimana e sarà interamente dedicata a tutto ciò che è confusione, turbolenza, creatività esplosiva con lavori fantastici di gente del calibro di Lauren e The Lost Boys, Cassie Stevens, Russel Ord, Sindy Sinn, Rach Pony Gold, Jack Irvine, Kiel Tillman, Scotty Williams, Chris Nixon, Kentaro Yoshida e altro ancora!

Puoi ordinare la tua copia di Straya cn la splendida cover di Lee McConnell andando qua.

“Footnotes” ovvero le note a piè di pagina: la seconda uscita del magazine per gli appassionati della tipografia

Circa un anno fa è uscita il numero 1, o meglio A Issue, di “Footnotes”, in italiano significa appunto note a piè di pagina, una rivista nata dalla collaborazione del designer svizzero di Ginevra Mathieu Christe. con La Police, uno studio grafico specializzato nella tipografia digitale.
La prima uscita di “Footnotes” è stata davvero un bella sorpresa, con articoli di settore quindi non proprio per tutti, di František Štorm, Atelier Carvalho Bernau, Brigitte Schuster ed il grande Alan Bartram.
Mi è piaciuta la cura che si accompagna alla semplicità della rivista, dove ogni articolo è pensato e impaginato con un proprio carattere tipografico correlato all’argomento in questione.

Footnotes #A

E’ da poco disponibile la seconda uscita, Issue B, di Footnotes che, anche se ancora non ho avuto modo di vedere, immagino mantenga gli alti standard del progetto.
Si può dire che è un prodotto per pochi che però ne godranno sicuramente sfogliando le pagine e leggendo gli approfondimenti.

Footnotes, issues A e B, sono acquistabili qui.

Footnotes #B

An elegant golden book with the treasures inside

I fell in love with this product called “Sendings” producred by Aggie Toppins.
Aggie teaches graphic design at the University of Tennessee at Chattanooga and serves as Associate Head of the Art Department. After working for more than 15 years as a commercial designer, Aggie is directing her creative energies towards self-publishing editions through The Unofficial Press, writing about design, and doing community-based projects. Aggie received her MFA from the Maryland Institute College of Art in 2012. She lives beside a mountain with her husband and their two silly dogs.
“Sendings” is elegant, refined, with some graphic experimentation elements that I really enjoyed.
This independent product is made up by four essays relating to travel, theory, and the work Aggie mades in France, including the Sendings and Palimpsests projects.

Sendings from 2016. A series of collages on paper with an examination of symmetry and its connotations, this series draws on Jacques Derrida’s text “La Carte Postale”, in which the author disassembles binary oppositions in favor of readings that flip around an axis like a post card.
Palimpsests. from 2016–ongoing. Silkscreen and digital printing on fine papers. Printed in editions of 10 each. This series of collage-based prints is rooted in the practice of psychogeography. I mark my movements through the world as a solo female traveler by using the scraps of ephemera that pass through my life while traveling. The project indexes my own embodied experiences, while at the same time capturing how these experiences have left their trace on me.

You can buy the book in the shop of Aggie Toppins here.

Ecco i vincitori degli STACK AWARDS 2017: i premi ai migliori magazine del mondo

Ieri si sono svolti a Londra i tanto attesi Stack Awards 2017, i magazines vincitori dell’ambito premio organizzato da uno dei siti specializzati più famosi nel mondo. Come ogni anno ci sono stati dei premi che forse erano un pò annunciati e ma anche alcune sorprese.
La votazione, come ogni anno, è stata effettuata da una coppia diversa di giudici, individuati fra esperti del settore, editori, fotografi e grafici, per ogni singola categoria.
Come vi avevo annunciato in un post precedente, erano presenti anche due realtà italianissime come Dispensa Magazine e Cortography.
Non si sono aggiudicate nessun premio ma hanno rappresentato degnamente una realtà quale quella italiana sicuramente un pò in ritardo ma che, anche grazie ad altri progetti quali Sirene, Athleta e altri, sta iniziando a fare capolino nel panorama internazionale.


Diciamo subito che il premio per Magazine of the Year se lo è aggiudicato il magazine indipendente Buffalo Zine premiato da Jeremy Leslie di MagCulture.
Altra menzione speciale va senz’altro al magazine di design e artigianato MacGuffin che si è portato a casa due premi: l’Editor of the Year e l’Art Director of the Year, insomma due categorie non da poco.

Sono molto felice, ed è questa una delle sorprese di cui vi parlavo in precedenza, per aver trovato fra i premiati anche Anxy, una nuova rivista dedicata all’ostico tema della salute mentale di cui ci siamo occupati qualche settimana fa QUI, che si è meritatamente, a mio avviso, conquistata il premio per il “Lancio dell’Anno” e, a dimostrazione di un livello eccellente per una nuova arrivata, anche quello votato dagli abbonati di Stack, il cosiddetto “Stack Subscribers ‘Choice”.

Per quanto riguarda invece le conferme delle attese, la vittoria di Eye Magazine che con la sua cover in 8.000 versioni diverse ha letteralmente sbaragliato ogni tipo di velleità dei concorrenti. troppo avanti, troppo bella, troppo tutto per non aggiudicarsi il premio Cover of the Year.

Mi è piaciuta la conferma che gli Stack Awards di quest’anno hanno dato della loro totale apertura ai nuovi prodotti perché se Rouleur (premio per Best Original non-fiction in cui concorreva anche la nostra amatissima Dispensa Magazine) e Eye sono un pò dei mostri sacri del settore, MacGuffin e Buffalo Zine sono delle vere e proprie novità.

Nel complesso i vincitori e tutte le riviste partecipanti dimostrano, se ancora non si era capito, che il mondo della carta stampata in generale, e quello dei magazines in particolare, sono in perfetta forma e rappresentano forse un territorio pionieristico dove sperimentazione, qualità e tradizione si muovono di pari passo producendo continuamente prodotti di alta qualità.

Per gli altri premi rimandiamo alla pagina ufficiale degli Stack Awards 2017.

Un catalogo di una mostra in Estonia riserva sempre piacevoli sorprese

Tartu è la seconda città, dopo la capitale Tallinn, per importanza dell’Estonia che mi ha colpito sia perché ho scoperto che a Tartu il Comune amministra e gestisce il centro urbano della città mentre le campagne appena fuori dipendono da un altro ente, il rispettivo comune rurale e sia – soprattutto – per il nuovo e futuristico Museo Nazionale Estone che è stato inaugurato nel 2016.

Estonian National Museum

Proprio l’Estonian National Museum ha commissionato alla società Wulcan un lavoro di editorial design molto interessante e che mi sono divertito ad approfondire un pò.
Echo of the Urals“, questo il titolo del progetto, è una exhibition formato da 9 storie animate sulle donne e gli uomini originari del territorio di Tartu – che con filmati, costumi, e oggetti tipici del posto e che soprattutto, sono poi diventati il relativo catalogo che ha l’obiettivo di far conoscere le storie e le relazioni tra le donne e gli uomini nella tradizione estone.
Il compito dei ragazzi di Wulcan era quello di sviluppare un concept book che raccontasse queste storie, che facesse riflettere sul contenuto della mostra ma che potesse anche essere apprezzato come oggetto a se stante.
Penso che l’obiettivo sia stato raggiunto a giudicare dalla cura con cui il progetto è stato realizzato che si evidenzia da tutti i punti di vista del prodotto: formato, lettering, rilegatura, stampa, layout ecc che dimostrano una scelta minimale e una assoluta dedizione alla chiarezza visiva anche a scapito forse di un pò di frizzantezza che poteva essere alleggerita con qualche soluzione cromatica più azzardata.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Noemi Bassi ed il libro pop-up che illustra la storia delle macchine fotografiche

Continuiamo il nostro viaggio del fantastico mondo dell’editoria indipendente grazie al nostro progetto Independent Press Fair a cui vi invitiamo a partecipare con i vostri prodotti editoriali indipendenti. Oggi siamo con il libro “CIII” di Noemi Bassi..

Noemi Bassi è una giovane neo laureata in design della comunicazione presso lo IAAD di Torino. Ha conseguito il titolo con un progetto di tesi, realizzato in collaborazione con “La cameretta oscura“, un’associazione che si occupa di laboratori di fotografia per bambini e ragazzi.

Il suo bel progetto consiste in un libro pop-up che illustra alcune delle macchine fotografiche che hanno fatto la storia della fotografia, mostrandone il funzionamento e le particolarità attraverso una serie di movimenti tutti creati rigorosamente all’interno delle pagine di questo volume.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

Raw Wine Fair: l’incontro meraviglia fra il la produzione naturale del vino e la stampa tipografica

Raw Wine Fair è una manifestazione dedicata ai vini, o per meglio dire alla produzione artigianale del vino organizzata ogni anno a Londra e giunta quest’anno alla sua sesta edizione. Il Raw Wine Fair riunisce coltivatori, produttori e consumatori in quella che è una vera e propria festa dedicata ai migliori vini biologici, biodinamici e naturali provenienti da tutto il mondo. Questi vini hanno una caratteristica comune, quella cioè di essere realizzati con il minimo intervento possibile, sia nella coltivazione che nella produzione, ma non sono qui per parlarvi di vino quanto piuttosto per segnalare come è mia abitudine, un prodotto editoriale che mi ha colpito.
Infatti, la casa editrice inglese Counter Press ha collaborato per il suo ultimo lavoro, con l’esperto di brand Dan Rowe per creare una nuova identità alla manifestazione cercando di catturare sia la qualità che le varie specificità di questi vini e dei loro produttori spiegando che il suo lavoro è stato reso più facile dall’affinità che esiste con il mondo tipografico dove il rapporto naturale esiste ugualmente fra il legno e i caratteri che compongono la produzione artigianale di della stampa.
Questa affascinante analogia fra la stampa tipografica e la produzione di vino artigianale ha portato alla creazione di un nuovo apposito logotipo e ad una serie di icone personalizzate che rappresentano i cinque principi fondamentali della produzione del vino artigianale.
La sinergia fra due mondi apparentemente così distanti è sfociata in cataloghi, borse e materiale promozionale per le quattro fiere dedicate che si svolgono in tutto il mondo, nonché una specifica linea di cancelleria e l’immancabile nuovo sito web.
In occasione del Raw Wine di Londra è stato inoltre presentato il libro “The artisan guide 2017” che dimostra la cura ed il successo che il vino e la tipografia possono raggiungere se accostati insieme.

“Crepe City” il magazine dedicato alle sneakers più famoso d’Europa

Nello spazio about del sito, si legge una chiara dichiarazione di cosa sia “Crepe City“, “Crepe City” è uno stile di vita.
Stiamo parlando di un magazine relativamente giovane, prodotto in Inghilterra, che si occupa di presentare i modelli più ricercati e introvabili di sneakers.

Il gruppo di “Crepe City” nasce a Londra nel 2009 con i due amici Ronal Raichura e Paul Smyth che organizzano il più importante evento del Regno Unito che riunisce i collezionisti di sneakers inglesi e non.
I due non sono nuovi nel mondo degli eventi e delle cosiddette startup visto che sono sempre loro dietro al progetto del forum KicksXchange, attualmente in fase di rivisitazione, ma che comunque, dal suo lancio nel 2006, è diventato il più importante forum mondiale per l’acquisto e la vendita di scarpe da ginnastica.
Quello che poi è il mio obiettivo, il magazine “Crepe City” è arrivato intanto alla seconda uscita continuando ad approfondire gli ambiti consueti di Crepe come la presentazione e la storia di alcuni marchi e l’approfondimento sugli eventi principali dedicati proprio al mondo delle sneakers.

Crepe City #1
Crepe City #2
Crepe City #3
Crepe City #4

Il magazine ha un formato standard ma molta attenzione viene dedicata alla stampa con copertina stampate su di una bella carta di raso da 300 gr. laminata e rifinita sempre con vernice sul logo impresso.
Ogni numero, compreso il quinto appena uscito, viaggia sulle 180 pagine di contenuti veramente interessanti e chicche da non perdere per gli appassionati, come la descrizione dei 53 modelli della speciale collezione Van Doren (per chi non lo sapesse, il creatore del marchio Vans), una delle più interessanti di sempre.
I numeri arrivano velocemente al sold out, ma per chi volesse acquistare “Crepe City” qui c’è lo store!

Crepe City #2
Crepe City #2
Crepe City #2

 

INDEPENDENT PRESS FAIR: Asia Flamini presenta il suo “Bianco su Nero”

Grazie al progetto di valorizzazione della produzione editoriale indipendente Independent Press Fair stiamo scoprendo che anche in Italia esistono un sacco di piccole realtà indipendenti e giovani autori che sperimentano nell’ambito dell’editorial design e affini.
Se vuoi entrare a far parte ancche tu con i tuoi magazine, fanzine o libri autoprodotti, basta contattarci !!

Asia Flamini, è una giovane graphic designer italiana che si è recentemente diplomata in graphic and multimedia communication a Iusve – Istituto Universitario Salesiano a Venezia.Il suo lavoro si concentra sulla progettazione grafica ed editoriale e, a volte, anche sulla fotografia.

“Bianco su Nero” è un piccolo prodotto composto da una serie di libricini (sketchbooks) dalle pagine nere dove risulta necessario l’utilizzo di una matita o penna bianca.
Il progetto “Bianco su Nero” si riferisce proprio al processo di scrittura inverso a quello cioè che comunemente utilizziamo, ossia scrivere nero su bianco.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

INDEPENDENT PRESS FAIR: Lorenzo Morandi racconta il progetto YourStory

Independent Press Fair è lo spazio aperto a tutti coloro i quali vogliano promuovere i propri lavori editoriali autoprodotti ed oggi ospita il progetto YourStory di Lorenzo Morandi.
Se anche tu intendi dare visibilità e far conoscere il tuo lavoro editoriale, leggi il breve Regolamento IPF ed il gioco è fatto!

Ma arriviamo dunque alla proposta di di Lorenzo Morandi, giovane fotrafo, designer e project manager che vive e lavora ad Alessandria. Autore e art director di YourStory, lo descrive come uno studio specializzato nella realizzazione di storie fotografiche e nella creazione di contenuti visuali per pubblicazioni e campagne pubblicitarie.

“YourStory – Creativity” è un volume che raccoglie e racconta alcune storie di designer e artisti che hanno osato tracciare vie differenti, cambiando prospettiva e guardando in direzioni nuove, affinché il loro lavoro possa stimolare l’energia creativa e diventare una fonte di ispirazione anche per altri.

Ne sono validi esempi la progettazione algoritmica di Arturo Tedeschi, il lavoro artigiano sulle bici e sui vecchi Ciao Piaggio di Vito Meccanica e le illustrazioni di Chiara Fedele e Riccardo Guasco.
Il volume è pensato come una rivista che lega storie diverse con un tema comune, diverso per ogni numero.
Ancora non disponibile alla vendita, lo sarà a breve sul sito ufficiale YourStory.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Simona Galizia presenta la fanzine “Psicosi”

Simona Galizia è una delle prime che ha accettato di collaborare al nostro progetto Independent Press Fair in cui il sito delle Edizioni del Frisco si trasforma in una vetrina per tutti coloro i quali vogliono promuovere i propri prodotti editoriali indipendenti.

Prima di lasciarvi al suo lavoro, vi ricordo che se anche voi volete partecipare, se avete fanzine, riviste, libretti o quant’altro possa essere definito come editoria indipendente, proponetevi scrivendo a info@edizionidelfrisco.com e noi faremo il resto!

Ma adesso ecco Simona Galizia

Sono fortemente ossessionata dalle mie passioni e credo nel potere dell’intuizione nel compiere le scelte. Amo viaggiare e disegnare. Nel tempo ho cercato di percorrere delle strade che mi hanno permesso di intraprendere un cammino volto a offrirmi le meravigliose possibilità di disegnare ed esplorare nuovi Paesi. Ho vissuto in Turchia, Olanda, Spagna e attualmente sono nel mio paese, l’Italia.
Il mio lavoro è la sintesi di un immaginario visivo il cui linguaggio poetico è pieno di significato.
Ho ottenuto la laurea triennale in Disegno Industriale e una laurea specialistica in Design, Comunicazione visiva e multimediale presso l’università Sapienza di Roma; un master in Illustrazione creativa e Tecniche di Comunicazione visiva presso Eina, università di Barcelona. Ho svolto uno scholarship presso la Istanbul Technical University, un tirocinio presso uno studio di video animazione a Utrecht ed un altro tirocinio presso uno studio di graphic design a Barcelona.
Il mio lavoro è stato esposto e premiato presso: ì

Cheap festival 2017, Bologna
Cotonfioc 2017, Genova
Ca.Co 2017, Bari
Ratatà 2017, Macerata
– 3° posto a International Reggae Poster Contest 2016, Liverpool
Dress your wall 2016, Miscelanea gallery, Barcellona
– Selezionata per III Premi d’Illustraciò Letra Petita 2016, Biblioteca Clarà, Barcellona
– Backstage PASS 2016, Barcellona
Stripart XXI 2016, Barcellona
Animafest 2015, Museum of Contemporary Art, Zagabria
– Famous after death 2014, Van Gogh Museum, Amsterdam

Il progetto “Psicosi” narra le vicende di una ragazza affetta da psicosi che che vive la realtà in maniera differente perché la sua percezione è emotivamente alterata.
Il vento fa correre così veloci le nuvole che a lei appaiono come onde che si infrangono. Sotto la morsa del vento tutti gli odori sono più intensi. Le nuvole sono portatrici di spiriti. Il suo corpo è diventato un medium per gli spiriti che entrano e escono attraverso i suoi occhi. Si innamora di uno spirito: un tipo esile, dal bel sorriso e dagli occhi color cielo, il vero amore. Ma come in tutte le tragedie, prima l’ha sedotta, poi abbandonata. Il male risiedeva in lui. Rimane incinta di due gemelli. Crede che sia il diavolo il padre. Non può accettarlo, così si avventura per sentieri oscuri in cerca di salvezza. Intanto il fantasma acquista sembianze umane, ma dall’animo fortemente diabolico. Lei diventa un satellite lunare, sciogliendosi sotto la luce avvolgente della salvazione.
Psicosi non è un disturbo psichico, ma uno stato dell’animo. È un filtro che permette di vedere le cose in maniera differente. È dedicato al perdersi per poi ritrovarsi di un’altra forma. Significa perdità della realtà. Di tutti i sensi, dei riferimenti. Però è anche scoperta di un’altra prospettiva di vita, nuovi sensi e riferimenti.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Un libro ed una scatola degli attrezzi per conoscere il Re Pomodoro

Il nostro progetto Independent Press Fair riguardante i prodotti editoriali independenti e autoprodotti inizia a muoversi con le proprie gambe ed a camminare spedito.
Per chi volesse farne parte, basta dare una lettura al Regolamento.
Oggi ecco Carlotta Antichi ed il progetto su “Sua maestà pomodoro” che nasce dalla sua grande passione per i bambini e per il loro rapporto con la natura che li circonda.
L’idea è quella di creare un gadget per l’attività didattica dell’Orto giardino, un laboratorio dove i bambini hanno modo di toccare e giocare con la natura attraverso la semina, gli  ortaggi etc.
Sua maestà pomodoro è un libro interattivo per bambini dai 4 ai 6 anni. La storia è quella di un Pomodoro considerato da sempre il re dell’orto ed attraverso un breve racconto si parla delle sue proprietà benefiche, della sua crescita dalla semina al raccolto, e alcune curiosità su come poterlo coltivare. Il libro è interamente illustrato in digitale con  aggiunte pop-up, alette e pagine a portafoglio.
Insieme al libro è allegato un Kit da Giardinaggio composto da paletta, grembiulino, guantini, adesivi e targhette. Al suo interno ci sono semi di pomodori, di insalata e di carote con cui i bambini possono iniziare il gioco della semina. Le etichette dei semi sono state disegnate dagli alunni della scuola dell’infanzia di Montespertoli (FI).

“Welten” il magazine di illustrazioni costruito intorno ad un tema sempre diverso

Welten” è una rivista di fumetti e illustrazioni fondata nel 2016 da Benjamin Behrendt e Pablo Reichl, due giovani studenti tedeschi che hanno deciso di individuare di volta in volta un tema differente e coinvolgere diversi artisti per svilupparla in modi e maniere di volta in volta differente.

Nel primo numero sono stati interessati 12 artisti, prer la precisione i nomi sono: Fiona Kästner, Matthias Veitleder, Kalagrafik, Marie Lulu Högemann, Lis Spannring, Frydia von Hinüber, Martin Grobecker, Tu Anh Mai, Bahar Karbuz, Simon Schirmer, Benjamin Behrendt, Caspar David Engstfeld che sono stati chiamati ad interpretare lo spinoso tema delle Devianze mentre, in un libretto di 40 pagine stampato in risograph in 4 colori per 10 copie.

In questo seconda uscita che vi presento oggi anche se è oramai datata Febbraio 2017, i ragazzi di Welten hanno scelto la parola Teilen (che in tedesco, per alcuni aspetti grammaticali, può assumere il duplice significato di condividere e dividere). Sono stati nuovamente coinvolti numerosi artisti, questa volta ben 16 fra i quali: Rebecca Metz, Christoph Sander, Ulli Lust, Matthias Veitleder, Marie Lulu Högemann, Caspar David Engstfeld, Aina Pura Muela, Martin Grobecker, Andreas Tolxdorf, Tu Anh Mai, Leila Okanovic, Bahar Karbuz, Benjamin Behrendt.
Il corpo del libro è stato stampato in 100 copie per 64 pagine in risograph mentre la copertina è stata progettata da Studio Akkord insieme a Martin Grobecker.

Acquistabile QUI.

Pop To, il magazine sulle storie dei luoghi dove passi la vita e non te ne rendi conto

Pop To Magazine” è una rivista letteraria di piccole dimensioni che raccoglie e pubblica racconti. Fin a qui  potrebbe anche non aver nulla di interessante o di originale rispetto a molti altri prodotti editoriali del genere se non che, a ben vedere, ognuno di questi scritti ruota attorno a i luoghi dove passiamo regolarmente del tempo; luoghi che divengono così familiari e nostri da considerarli naturali.

Si arriva infatti al punto che questi siano zone trasparenti, così invisibili e estranianti da non farci più prestare attenzione a cosa vi accade dentro, a chi ci vive o lavora, facendoci perdendo dunque anche momenti che invece è giusto tenere in vita.

Il primo numero è tutto dedicato forse al luogo simbolo di questa estraneazione: il mondo del supermercato con i suoi personaggi, i miti e le leggende che girovagano fra i cassieri e lavoratori vari.

Per adesso è uscito un solo numero acquistabile QUI e non ci sono ulteriori aggiornamenti in merito ai futuri progetti, speriamo che i ragazzi non si fermino qui…

Una mostra ed un libro celebrano l’editoria underground inglese

Barry Miles, per chi ha girovagato un pò negli anni Sessanta della controcultura sia musicale che soprattutto editoriale, non può essere certo considerato un nome nuovo. Anzi.
E’ stato infatti il fondatore di IT e autore di più di 50 libri tra cui biografie di pesi massimi come William Burroughs, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Frank Zappa e Charles Bukowski. Attualmente Miles vive a Londra e in Francia ma non ha smesso di occuparsi di libri e soprattutto di editoria underground.
Ecco dunque un’altra delle sue uscite:”The British Underground Press“, che ripercorre con le memorie di quello che al tempo fu uno, se non il protagonista, della storia della nascita dell’editoria underground inglese.
Nel 1966 infatti, nel pieno della cosiddetta Beatlesmania nella Swinging London, Barry Miles e John “Hoppy” Hopkins fondarono a Londra la libreria e galleria d’arte Indica, che permise loro di conoscere molte delle persone più influenti del periodo come Paul McCartney, Jimi Hendrix e tanti, tanti altri.
Sempre in compagnia di Hopkins, il 29 aprile 1967 Miles organizzò un concerto, chiamato The 14 Hour Technicolor Dream (vedi video), all’Alexandra Palace per raccogliere fondi per il lancio della nuova rivista International Times.
Pink Floyd ne furono i protagonisti, ma vi parteciparono anche altri artisti fra i quali Yoko Ono e John Lennon, Arthur Brown, il gruppo jazz-rock dei Soft Machine, i Tomorrow e The Pretty Things.

IT, come in breve tempo venne chiamato da tutta la controcultura inglese e non, è stato il primo vero quotidiano britannico underground e ha dato il via, insieme ad altri, ad una vera e propria rivoluzione della carta stampata.

A distanza di 50 anni, è tempo di celebrare con una mostra in grande stile quella che fu la portata innovatrice di questa rivista e di tutte le sue sorelle, il suo rompere totalmente le regole esistenti ed instaurarne di nuove, totalmente differenti, che furono fatte proprie da altre testate. Dopo IT infatti, vi fu la proliferazione di questi fogli sempre più belli, colorati e, ognuno a suo modo, innovatori.
La mostra che ripercorre quel periodo non più lungo di un decennio, si svolge a Londra, alla A22 Gallery fino al 4 Novembre e, senza nessun dubbio, sappiamo già che il catalogo sarà imperdibile..
Saranno presenti tutte le riviste underground inglesi nate negli anni ’60: International Time, Friends/Frendz, Gandalf’s Garden, Black Dwarf, Ink e soprattutto quella meraviglia che fu Oz di cui vi ho già parlato qualche mese fa qui.

Scorrendo le copertine si capisce immediatamente che il periodo, l’aria, il contesto, era di totale spinta in avanti, di sperimentazione continua.
Forse non era ben chiaro il dove ed il come sarebbero andate le cose, ma lo era fin troppo che sarebbero cambiate. La sensazione di poter incidere su quella che era la società di allora, i suoi riti, non poteva resistere e non lo fece.

Allo stesso modo l’editoria e l’editorial design in particolare, incontrarono e sposarono l’arte e la grafica contemporenee, riuscendo a produrre risultati che prima di allora nemmeno erano stati immaginati e che, ancora oggi, in un periodo di minimalismo e pulizia grafica estrema, innalzano un monumento alla libertà creativa sfrenata e senza compromessi.