Emory Douglas è colui che inventò la grafica delle Pantere Nere

Letterform Archive è il centro per l’ispirazione, l’istruzione, l’editoria e la comunità che è stato fondato senza scopo di lucro da Rob Saunders, un collezionista di di libri e riviste da oltre 40 anni. L’obiettivo del centro è quello di condividere la sua collezione privata con il pubblico e offrire l’accesso a una strabiliante collezione contente oltre 40.000 articoli relativi a lettering, tipografia, calligrafia e progettazione grafica.
Perché ve ne parlo proprio oggi? Perché LA ha da pochissimi giorni acquisito ben 121 numeri del magazine “The Black Panther” che risalgono al suo periodo seminale tra il 1967-72, insieme a poster e grafiche di Emory Douglas.
“Riconosciuto nel partito delle Black Panthers per il suo uso impavido e potente del graphic design come strumento di lotta per i diritti civili e contro il razzismo, Douglas è una figura di spicco nel mondo degli artisti che rivendicano i diritti delle minoranze attraverso l’arte.

Come artista rivoluzionario e ministro della cultura per le Black Panthers dal 1967 all’inizio degli anni ’80, Douglas e i suoi compagni di partito hanno subito atti di sabotaggio da parte dell’FBI. Secondo un rapporto del Congresso, quegli atti includevano saccheggi di uffici e  distruzione di giornali che contenevano articoli sulla controversa figura di Douglas.
Cosa doveva temere il governo dal lavoro di Douglas? La sua innata capacità di provocare un risveglio nelle persone più deboli.
Douglas usava i materiali che poteva racimolare come i pennarelli e poco altro con quel poco riuscì a lanciare il giornale ufficiale dl movimento giustamente intitolato “The Black Panther”.
Per Douglas, quello con il Black Panther Party fu solo l’inizio di una carriera basata sulla convinzione che l’arte debba servire per le cause sociali. Negli anni ha continuato i suoi attacchi contro il potere, il razzismo, l’avidità e il sistema carcerario.
Nel 2015 Douglas ha ricevuto una medaglia AIGA. L’organizzazione lo ha riconosciuto per “il suo uso senza paura e potente della progettazione grafica nella lotta per i diritti civili“.

Lo sport come non lo avete mai visto è fra le pagine di Athleta Magazine

Oggi è proprio uno di quei giorni, uno di quei giorni.
Oggi è uno di quei giorni in cui sono felicissimo di ospitare in questo mio sito una delle realtà italiane che stanno emergendo con forza, e soprattutto stile e competenza, nel panorama internazionale dei new magazines.
Si tratta di “Athleta”, un prodotto tutto italiano che vede coinvolti Giovanni Gallio (Editor), Sara Capovilla (Photo Editor) e Alessandra Pavan (Graphics).
Sono felice perché è dal primo numero che li seguo e apprezzo molto il loro lavoro fatto di piccoli passi ma idee chiare che li hanno portati oggi alla terza uscita.
La loro presentazione si sviluppoa dall’etimologia classico latina del termine Athleta ovvero

colui che è proteso nello sforzo di superare la sfida sportiva, ma, ancora di più, nello sforzo di superare sé stesso.

“Athleta” è un magazine indipendente che racconta la cultura dello
sport da un punto di vista non convenzionale spingendo molto sulla qualità del suo perno centrale, la fotografia.
Utilizzando proprio il loro linguaggio, “Athleta” è un viaggio nel principio di resilienza, nella scoperta dei propri limiti attraverso il corpo. E’ un viaggio nella propria identità, nella condizione umana, nei valori della competizione. In nome dello spirito agonistico, ma anche in nome dell’estetica dell’immagine. E’ la luce impressa, essenza di figura, gloria. E’ ombre di anonimato. E’ dove grafica ed equilibrio incontrano la fatica ed il rumore.
Ecco, come spero vi rendiate conto quando sfoglierete questa rivista, “Athleta” è una narrazione visiva di quelli che sono – di volta in volta – gli infiniti aspetti unici ed originali del concetto di sport, una  narrazione che nella terza uscita mostra come lo sport sia un gesto che ti consegna all’eternità.
Buona lettura e complimenti ancora a tutto il team di “Athleta”, vi aspettiamo per il numero 4!

Un nuovo magazine con molto giallo in formato quotidiano tutto dedicato alla Grande Mela

Il designer e art director Richard Turley, già conosciuto anni fa per i suoi video spot su MTV ha deciso di creare un suo nuovo progetto dal titolo “Civilization”.
L’idea nasce innanzitutto dal ricordo dello stesso Turley dell’emozione che lo pervadeva ogni qual volta si trovava in un negozio di fronte al muro dei magazine ed all’eccitazione provata durante la scelta di quelli da acquistare e delle novità da spulciare.
Proprio grazie a questo suo fanatismo da rivista cartacea, Turley ha deciso di dare via ad un proprio progetto editoriale. La decisione di riaccendere questo sentimento creando la propria pubblicazione è stata anche parzialmente influenzata dal lavoro che Richard ha fatto con un gruppo di studenti che spesso e volentieri si lamentavano della tristezza e dello stile superato dei loro media di riferimento. Avevano voglia di qualcosa di tangibile e permanente. Queste due esperienze simultanee hanno spinto Turley a dare il via a “Civilization” un classico giornale su New York e su com’è vivere in questa città.
Civilization è co-edito da Lucas Mascetello e Mia Kerin, due amici e colleghi di Turley che descrivono il progeto “Civilization” come una sorta di autobiografia, un diario di bordo della loro vita nella Grande Mela, attraverso il loro lavoro quotidiano, gli incontri, i locali e le persone che vi enrano ed escono continuamente. Accanto alle parole e alle immagini di Richard, Lucas e Mia sono gli autori o i committenti di numerosi contributi.
Oltre all’immancabile colonna di recensioni e segnalazioni musicali di Bráulio Amado il lavoro presenta opere di Bertie Brandes, Babak Radboy ed Emily Segal.
Grande formato, colore giallo su sfondo bianco, ampio utilizzo di grafica e impaginazione dal taglio classico da newspaper, ecco “Civilization”,

Dai creatori di Polvere ecco adesso “Lei” un altro capitolo tutto italiano che anima l’amore per la bicicletta ed il ciclismo

Ne avevo già dato segnalazione qualche tempo fa qui perché si tratta davvero di un bel progetto e di un lavoro dove,insieme alla passione per il ciclismo, emerge chiara anche la competenza tecnica e la voglia di creare dei prodotti editoriali di livello. Ecco dunque che, dopo le monografie sulla “Fatica” e sulla “Velocità” arriva adesso un terzo volume dal bellissimo titolo “Lei“.
Come si legge nella descrizione del libro, troviamo in queste 120 elegantissime pagine tavole, pensieri, segnalazioni, interviste, progetti e racconti per rimuovere la polvere dai ricordi a pedali e rimanere sempre in sella.
Fra i contributors di questa ultima uscita troviamo: Antonella Bellutti, Attilio Scarpellini, Ausilia Vistarini, Cosimo Cito, Claudia Tifi, Elisa Longo Borghini, Fernanda Pessolano, Francesco Ricci, Giovanna Rossi, Marco Pastonesi, Rosti team, William Fotheringham.
Mentre per la parte grafica: Achille Lepera, Elenia Beretta, Ilona Kamps, Luca Benedet, Marta Pantaleo, Marco Renieri, Paolo Ciaberta, Sebastiano Favaro, Teresa Enhiak Nanni.
Sono prporio felice di vedere che il progetto continua, si evolve e alza il livello sempre di più lasciando sempre accesa la curiosità su cosa ci riservi il team di POUPOU Edizioni per la prossima uscita…

Ecco la preview del numero 16 di “No Cure Magazine”

Ecco il nuovo numero di “No Cure Magazine“, un prodotto che io personalmente amo come dimostrano altri articoli in proposito e che non vedo l’ora sempre di scoprire.
Per questo, non appena i ragazzi hanno tirato fuori la previw del numero 16, eccomi qui a condividerla con voi.
Buona visione…

Un libro spiega tutto ciò che cambia quando la tipografia deve essere utilizzata e non sulla carta

E’ uscito “Type on screen” il bellissimo – e attesissimo – libro che stavo aspettando da un pò scritto da Ellen Lupton, già autrice dello splendido “Graphic Design Thinking“, scrittrice, curatrice e grafica, direttrice del programma Graphic Design MFA presso il Maryland Institute College of Art (MICA) di Baltimora, dove è anche direttrice del Center for Design Thinking.
Pubblicato da Princeton Architectural Press, questo libro è appunto il tanto atteso seguito del bestseller mondiale “Graphic Design Thinking”.
Si tratta di una vera e propria guida critica per designer, scrittori, sviluppatori e studenti ma è anche un’introduzione all’uso delle applicazioni tipografiche in ambito video come film, web e soprattutto le moderne app mobili.
La parte secondo me più interessante è quella infatti dove vviene affrontato il tema di come combinare i principi classici della tipografia con le nuove tecnologie. Il libro offre una guida su come scegliere il carattere giusto per un utilizzo sullo schermo, come renderlo bello e utilizzarlo in modo funzionale.
Ricchissimo di illustrazioni provenienti da esempi realizzati dalla comunità internazionale di grafici e tipografi
Un volume tecnico, specifico, approfondito per forse non per i semplici amanti ma per coloro che sono già ad un livello avanzato, che sicuramente porterà argomenti, spunti e idee da non perdere.

Sara Panepinto ha ideato e realizzato una sua piccola autoproduzione sul tema della Psichedelia e Controcultura

Sara Panepinto è una graphic designer di 25 anni originaria della Sicilia.
Nel 2015 si è laureata in graphic design e comunicazione visiva ed attualmente sta frequentando il corso di comunicazione e progettazione editoriale all’ISIA di Urbino.
Principalmente focalizzata su identità e branding, visualizzazione dei dati e illustrazione, fra i suoi lavori, ho notato un piccolo libretto dedicato alla controcultura realizzato nel 2016 dal titolo 
Psichedelia e controcultura“.
Stando alle sue parole “Psichedelia e controcultura è un progetto di analisi e ricerca svolto durante il corso di storia dell’illustrazione, in riferimento al movimento artistico della controcultura degli anni Sessanta e dei movimenti di contestazione giovanile in Nord America e in Europa.
Sono presentati i principali nomi e fenomeni che hanno contribuito a dare una forte spinta innovatrice al mondo della grafica e dell’illustrazione. Nomi quali Milton Glaser e Peer Max fino a due dei cosiddetti Big Five della poster art californiana: Wes Wilson e Vicotr Moscoso.
Molto composto nella sua veste grafica, il piccolo volume di Sara contribuisce però bene ad inquadrare un fenomeno fornendo brevi spunti per conoscere i punti di riferimento e le influenze così come le principali figure e derive stilistiche.
Spero sia un primo lavoro che venga ulteriormente approfondito in futuro visto che in Italia ne esistono pochi ben fatti e quasi tutti di pochi autori di riferimento che, pur conoscendo benissimo l’argomento, restano pur sempre voci isolate e sempre le stesse.
Avanti.

 

Hayley Berridge ed i suoi progetti editoriali metaforici

Originaria delle Midlands, Hayley Berridge è una giovane laureato in Graphic Design & Illustration alla Liverpool John Moores University.
La sua passione è attualmente tutta incentrata verso lo studioe l’approfondimento del cosiddetto design tattile e metaforico, fatto di trame, materiali, colori e finiture di cui si dice ossessionata. Il lavoro sui materiali è infatti per lei una parte fondamentale del suo approccio alla grafica ed al design e la costante ricerca di prodotti ed emozioni  tattili l’ha portata oramai ad avere una certa esperienza nel settore.
Di seguito alcuni suoi progetti…

Imperfection” è una pubblicazione in risograph giocosa e visivamente intensa che mostra la combinazione tra motivi moiré e tipografia attraverso i mezzi di scansione grafica. Il libro mostra il passaggio da schemi semplici a disegni moiré più complessi attraverso un uso forte e scanzonato del colore.

Il progetto “Fading Forest” è invece una pubblicazione tascabile che esplora il problema della distruzione della foresta pluviale amazzonica a causa della deforestazione. Sono pagine di carta fotosensibile che esposte alla luce solare per un periodo di circa 2-3 settimane scompariranno del tutto e torneranno pagine vuote di un libro essenzialmente vuoto. Bella metafora di ciò che attualmente sta accadendo alla foresta pluviale.

Se i lavori di Hayley vi sembrano interessanti almeno quanto lo sembrano a me, date un’occhiata al resto sul su sito..

Un magazine svizzero esce con un numero interamente dedicato alle stazioni ferroviarie ed ai loro elementi imprescindibili

Immersions” è il nome di un magazine svizzero appena arrivato alla seconda uscita che si intitola Gares, ovvero Stazioni.
Ponti di transito per alcuni, luoghi di residenza per gli altri, cornici quotidiane di chi ci lavora e terra prediletta per chi vaga, le stazioni ferroviarie sono anche questo: luoghi familiari pieni di storie dove le vite si incrociano senza mai veramente incontrarsi.
Queste storie sono l’oggetto di questa seconda uscita che si apre con una prefazione firmata Didier Burkhalter, noto politico svizzero.
Il magazine si compone di una serie di racconti dello scrittore francese Jon Monnard; il ritratto della famosa ma non per questo meno anonima, Carole, la voce diffusa in tutte le stazioni della rete ferroviaria svizzera; la storia del leggendario orologio CFF che da sempre è presente nelle maggiori stazioni d’oltralpe con un’incursione nel cuore della fabbrica di Mondaine e molto, molto altro.
Splendido l’apparato grafico con numerosissime fotografie a corredo dei testi a testimonianza della cura del prodotto veramente rilevante.
Un pò come abbiamo già visto in occasione della presentazione di “SUQ”, splendida rivista sulla Sicilia meno conosciuta, anche “Immersions” è un prodotto di pregio e veramente ben realizzato.

Un libro ripercorre la storia del nudo nella grafica con 5 esempi particolari

Il corpo umano è una contraddizione, partiamo da questo assunto.
Esso racchiude infatti una moltitudine di elementi e caratteristiche. E’ allo stesso tempo affascinante, grottesco, familiare e inaspettato.
Sebbene gli artisti abbiano usato il corpo umano per la propria arte da per migliaia di anni, il mondo della grafica riesce ancora oggi a scandalizzare e ha provocare con il corpo alcune reazioni inaspettate.
Immagino questo sia stato uno dei punti di partenza per la realizzazione del volume “Head to Toe: Nudity in Graphic Design” di Mirko Ilić e Steven Heller tracciano la storia dei designer che utilizzano il corpo nudo come dispositivo grafico. Il libro documenta centinaia di esempi, dall’ovvio al provocatorio esplorando come la percezione pubblica del corpo nudo si sia evoluta da audace provocazione a efficacissimo strumento di marketing. Heller e Ilić indicano anche cinque usi significativi del corpo nudo nella recente storia della grafica spiegando come è cambiato il modo in cui pensiamo alla nudità e, per estensione, a noi stessi.
1 – Rolling Stone Cover, 1968

“Suspiria” è il magazine sui brutti sogni e sul perché non riusciamo a farne a meno

Oramai sappiamo che questi ultimi anni sono una continua esplosione di carta e grafica. Oramai ne abbiamo viste un numero così imprecisato che a volte capita di non credere nemmeno più di poter sorprendersi ancora ed invece….
Ed invece ecco “Suspiria Magazine”, che fin dal nome risulta un accattivante progetto che non potevo approfondire e presentarvi.
Il progetto nasce dalle menti dei ragazzi della Dreadful Press, già in giro con l’altro progetto editoriale intitolato “Sabat Magazine” che fonde Stregoneria e femminismo come archetipi antichi e arte istantanea.
Capite che stiamo parlando di originalità, visionarietà, provocazione e arte in un mix difficilmente riscontrabile in altri magazine indipendenti.

Sabat 4: Elements

Nel nuovo progetto “Suspiria Magazine” si cerca invece di analizzare ed approfondire alcuni aspetti della psiche umana sempre attraverso una lente tutta al femminile. Partendo infatti dai sogni si vuole gettare una luce su quelli che sono gli archetipi della paura e soprattutto sul perché continuino ad emanare un fascino tutto particolare e, per alcuni, addirittura irresistibile.
Con la grafica assolutamente black e perfettamente in tema a cura degli inglesi StudioFax e la direzione artistica di Valentina Egoavil Medina, regista tedesca di 30 anni, “Suspiria Magazine” mette in scena

Il Black & Report è un prodotto editoriale per lo sviluppo della grafica e del design nelle regioni dell’Africa e del Sud Est Asiatico

B&W è un’organizzazione indipendente che aspira a riconoscere, premiare e coltivare l’eccellenza creativa all’interno della regione MENA acronimo di Medio Oriente e Nord Africa.
La creatività è una delle forze motrici fondamentali che determinano il successo sociale e commerciale di uno stato e di una regione, per questo B&W guida una serie di iniziative ideate non solo per riconoscere e premiare i talenti presenti nelle aree, ma anche per educare e sviluppare i futuri creativi.
La prima iniziativa è il “B&W Report“, pubblicata nel febbraio 2018, che serve per dimostrare e analizzare i progressi reali raggiunti dal lavoro costante di B&W creando così un benchmark dettagliato di riferimento per il futuro.
Da questo documento si possono dunque evidenziare le informazioni su cosa funziona e cosa no e diffondere i dati che sono stati raccolti.
Il rapporto Black & White mira a celebrare quindi le persone, sia clienti che agenzie per valutare ogni anno le prestazioni ed aiutare a misurare il progresso e la crescita di ogni individuo, azienda e marchio basandosi sull’unica cosa che conta: il lavoro.
Il “B&W Report” è il primo capitolo di un progetto molto più ampio per la regione MENA, che consentirà di comprendere meglio le sue prestazioni e creare un ambiente sano dove la competizione fornisce una prospettiva futura per la popolazione interessata agli ambiti creativi.

Progettare un quotidiano a Londra

Jordan-River Low ha condiviso un suo lavoro di progettazione editoriale sul suo profilo Behance. Il lavoro è stato fatto per un brief universitario di Editorial Design. Il progetto prevedeva la progettazione di un numero unico di newspaper locale che contenesse le informazioni del territorio suddivise in sezioni e la creazione di contenuti in linea con lo stile del giornale.
“Il grande giornale E” è quindi un giornale per gli abitanti londinesi della zona nord orientale, più precisamente nella zona E di Hackney Borough.
Le notizie, gli articoli, le informazioni ed in generale tutti i contenuti sono stati individuati appositamente tenuto conto del territorio di riferimento e per le persone che ci vivono.
Si suppone che sia un prodotto editoriale stampato quotidianamente e che quindi svolge il ruolo di un newspaper a distribuzione popolare ma di alto livello in termini di contenuti. I riferimenti indicativi posso no essere The Independent o The Guardian.
Il design della rivista è stato pensato per rappresentare al meglio l’estetica giovane dei quartieri di Shoreditch, Dalston, Hackney e altrove.
Si tratta di uno stile con chiari rimandi ai riferimenti classici e quindi vagamente retrò, ma associato il più possibile alla vivacità della zona e dei residenti.

Il progetto è stato infine realizzato con un numero speciale cartaceo che ha riscosso un buon successo fra i lettori che hanno ricevuto una copia tramite gli uffici dell’University of Reading, Londra.
Ecco quindi il risultato finale del brief di Jordan-River Low.

“Press Fold” il magazine di moda per chi è stanco dei magazine di moda

Press Fold” è una nuova rivista indipendente di moda che mira a esplorare forme di narrazione alternative ed originali. La rivista, che esce con cadenza semestrale, può essere vista anche e soprattutto come uno spazio per i professionisti della moda irregolari, fuori dagli schemi e sperimentatori di spazi e soluzioni nuove ed eccentriche e che quindi decidono di vivere ed operare al di fuori di quello che è lo spazio mainstream del fashion di oggi.
In un momento in cui tutto ciò che è di moda è un continuo flusso di novità, si è molto ristretto lo spazio in cui la moda ed i gusti diventano oggetto di discussioni ed approfondimenti. Nei magazine di settore sempre più spesso il vero obiettivo è quello di venderci più cose possibili, soprattutto più cose di cui non abbiamo realmente bisogno.
Si tratta, oramai è stata analizzata da infiniti punti di vista, di una vera e propria ossessione per il nuovo. “Press Fold” vuole invece discutere e, forse il vero aspetto di rottura del suo progetto, immaginare come sarebbe la moda se togliessimo le patinatissime pubblicità e gli inutili editoriali per concentrarsi invece sulla produzione, sulla presentazione, sul consumo di vestiti e sui contesti in cui tutto ciò avviene.


“Press Fold” si concentra su una realtà della moda che non è basata esclusivamente sul consumo di ciò che sul momento è hype, ma su quelle che sono le nostre esperienze della moda, della ricerca di un discorso fashion alternativo che va oltre il trattare la moda come una merce.
Ai testi di Hanka van der Voet viene quindi affiancato un apparato grafico molto lontano dagli standard attuali del mondo della moda su carta e questo grazie al grafico olandese Beau Bertens che ricerca il contesto e il significato del linguaggio visivo in modo sempre provocante e giocoso.
Un particolare fantastico? La possibilità di scegliere la busta in cui ricevere la rivista….

Tra poco sapremo chi vincerà il premio di miglior magazine e miglior brand del 2017 per la Society of Publication Designers

Friday, May 4th at Cipriani 25 Broadway in New York City.

La Society of Publication Designers è una fondazione nata nel 1965 senza scopo di lucro dedicata a promuovere e incoraggiare l’eccellenza nella progettazione editoriale.
Come ogni anno, la Society of Publication Designers (SPD) ha annunciato i finalisti del 53° Annual Design Competition che vedrà la sua conclusione il 4 Maggio prossimo a New York.
Il concorso di progettazione editoriale di SPD celebra l’eccellenza nel design, nella fotografia e nell’illustrazione all’interno delle pubblicazioni cartacee e digitali.

I progetti caricati attraverso il sito on line di SPD sono suddivisi in 85 (!) di appartenenza, vengono giudicati da una giuria (qui trovate l’elenco dei giurati) composta da con due co-presidenti: Copresidenti: Tim Leong (Executive Editor di Entertainment Weekly) e Toby Kaufmann (Direttore esecutivo della fotografia in Refinery29) che sveleranno i vincitori il 4 maggio prossimo.
Rispetto al premio organizzato da STACK si può tranquillamente di re che SPD è molto più incentrato sui magazine statunitensi e soprattutto sulla produzione editoriale mainstream.
Per quanto riguarda l’Italia, facciamo assolutamente il tifo per Wired Italia, oramai semprè più assimilabile al cugino d’oltreoceano e a Rvm Magazine, avventura editoriale sulla “fotografia e altre narrazioni” interessantissima ed indipendentissima portata avanti da Agnese PortoGiammaria De GasperisFrancesca PignataroVeronica Daltri.

I finalisti per i premi di Magazine e Brand dell’anno sono:
The California Sunday Magazine, Garden & Gun, Gather Journal, Harvard Business Review, New York Magazine, The New York Times Magazine, Refinery29 e WIRED.

The California Sunday Magazine

 

Gather Journal

 

Gather Journal

I finalisti per il premio di Magazine cartaceo sono:
5280 Magazine, Accent, AFAR, American Builders Quarterly, APICS, ARCHITECT, Bloomberg Businessweek, Bon Appétit, The California Sunday Magazine, CHAOS, COMMOTION, Cooking Light, Condé Nast Traveler, Departures, Dwell Magazine, Earnshaw’s, Eight by Eight, Entertainment Weekly, ESPN The Magazine, Esquire, Eye Magazine, The FADER, Fast Company, FEED. Jerónimo Martins World’s Magazine, Footwear Plus, Gather Journal, Genome, Golf Digest, GQ, GQ Style, The Hollywood Reporter, Idea Book, In Touch Magazine, The JW Marriott Magazine, Men’s Health, Middlebury Magazine, MIT Technology Review, Mother Jones, National Geographic, National Geographic Traveler, Nature Conservancy Magazine, New York Magazine, New York Weddings, The New Yorker, The New York Times Magazine, Outside Magazine, Pacific Standard, Parents, Profile, Rhapsody Magazine, The Ritz-Carlton Magazine, Rvm Magazine, Smithsonian Magazine, Stanford Medicine, T: The New York Times Style Magazine, Tec Review, Texas Monthly, Vanity Fair, Washingtonian, WIRED, WIRED Italia e WSJ. Rivista.

“EGO” è un libro in formato magazine che presenta alcuni personaggi con una sviluppata coscienza di sé

Il termine “EGO” deriva dal latino ego che significa io. La capacità cioè tipica dell’essere umano di avere autocoscienza di sé come unità distinta dal resto che lo circonda. Senza scomodare filosofi o psicoanalisti, il prodotto editoriale che vi presento oggi, hanno invece puntato sull’aspetto più pop del termine declinandolo in maniera elegante e intelligente su quelli che sono alcuni esempi di EGO assai sviluppato nella nostra società.
Tutti i personaggi che sono stati inclusi nella pubblicazione sono personaggi famosi di cui sentiamo parlare quotidianamente anche se in ambiti assai diversi tra loro.


Per non lasciare comunuqe il lettore sperso nei meandri delle varie teorie e per contestualizzare quella che è la storia infinita dell’Io, nel libro ci sono alcuni suggerimenti e informazioni utili per capire quella che è l’analisi dell’Io da Freud a Erik Erikson. Lo scopo dichiarato dei tre giovani grafici portoghesi: Marisa PassosMariana PerfeitoDavid Salgado che hanno progettato e realizzato questo lavoro è quella di evidenziare il forte contrasto tra i classici approcci al tema dell’Io e come questo si manifesta nella società contemporanea in settori quali la musica, lo sport, i media etc. Una scelta interessante è quella di utilizzare per questi diversi tipi di informazioni, diversi tipi di carta con diversa luminosità, consistenza e dimensione.
Inoltre, anche la griglia risulta diversa a seconda che riguardi le informazioni classiche o quelle contemporanee.
“EGO” è un libro in formato rivista, ricercato nelle scelte tipografiche e relativamente classico in quelle grafiche che mostra come si possa unire un tema insondabile come l’EGO alla realtà quotidiana senza per questo divenire banali o incomprensibili.

“Prison Nation” dimostra come la vecchia carta sia molto più avanti della coscienza civile di uno stato considerato civile

Questa primavera, la rivista “Aperture” pubblicherà “Prison Nation”, affrontando il ruolo unico che riveste la fotografia nel creare una didascalia, una legenda visiva di quella che è oramai una vera e propria piaga nella società degli Stati Uniti d’America e cioè l’incarcerazione di massa.
Per chi ancora non la conoscesse, Aperture è una fondazione senza scopo di lucro che collega una vasta community di fotografi di tutto il mondo.
Creato nel lontano 1952 da fotografi e scrittori come terreno comune per il progresso della fotografia, Aperture oggi è un editore e una piattaforma per la comunità fotografica.
Ogni anno vengono prodotti 4 numeri dell’omonima rivista. ognuno dei quali incentrato su un tema diverso ma sempre attuale, tanto per capirci gli ultimi erano Future GenderElements of Style.
Questo coraggioso lavoro sulle carceri americane è progettato dal team di “Aperture” insieme a Nicole R. Fleetwood, studiosa di cultura visiva, fotografia, storia culturale black, studi di genere e femminista. I suoi articoli compaiono su African American Review e American Quarterly
“Prison Nation”, in uscita il 6 marzo 2018, parte dalla constatazione che ben 2,2 milioni di persone sono detenute negli Stati Uniti e 3,8 milioni sono in libertà vigilata e da qui Aperture inizia il suo viaggio fotografico in aulcune di queste storie.
“Prison Nation” dimostra ancora una volta come la carta, strumento considerato oramai superato da molti, riesca ancora ad essere – invece – avanti, molto più avanti di gran parte della società civile che tollera e convive con scempi e vergogne come quelli illustrati in queste pagine.

 

La guida definitiva per realizzare il tuo magazine indipendente

Conor Purcell è uno scrittore e editore che ha realizzato libri pluripremiati in tutto il mondo. I suoi testi e articoli sono apparsi ovunque da Esquire e Rolling Stone, da Foreign Policy a The Guardian.
Nella sua carriera ha creato diverse riviste tra cui la rivista di viaggi indipendente “We Are Here” e il trimestrale “We Are Dublin”.
Ha collaborato con numerosi brand a progetti editoriali tra cui Emirates, The Abu Dhabi Tourist Board, China Airlines, Air Macau, Al Ghurair Center, Jashanmal e Assilah Festival in Marocco.L’ultimo suo progetto è “The Magazine Blueprint“, forse la guida definitiva per creare la tua rivista indipendente. Un manuale pratico che riguarda tutto il processo di creazione e realizzazione di una rivista: dalla scelta del titolo, il supporto cartaceo e le dimensioni. Dal mail marketing, alla distribuzione e il percorso eventuale di crowdfunding.
Il tutto viene condito da interviste con editori, scrittori, designer, rivenditori, distributori e marketer.
Insomma, con questo lavoro Purcell si pone l’obiettivo di dare un punto di riferimento per aiutare chiunque a passare dall’idea all’esecuzione.
Il libro sarà disponibile entro la fine di Marzo e sarà presentato a Offset, la principale conferenza di creatività e grafica irlandese.
Il libro è disponibile per il pre-order qui proprio in questi giorni.
Oramai non avete più scuse.

 

“Backwash” è un magazine sul surf fatto da surfisti per surfisti

Backwash” è un progetto nato, come sempre più spesso succede, dalla passione di alcuni creativi per uno sport, in questo caso per il surf. Il team che sta dietro a questo nuovo magazine di cui è da poco disponibile il terzo numero, è composto da James Bowden, Dan Crockett, Noah Lane, Al Mackinnon, Chris McClean, Matt Smith e Mario Vassiliades.
È una pubblicazione da cui traspare chiaramente l’amore per questo sport che accomuna persone in tutto il mondo arrivando oramai ad essere un vero e poprio stile di vita con le proprie regole, i suoi riferimenti ed i propri stili.
176 pagine di carta accuratamente rilegata che a prima vista può sembrare organizzata in modo caotico e non del tutto leggibile, ma che rappresenta secondo me bene quello che è il mondo e la passione presenti in queste pagine.

Canefantasma propone un libro di grafica sul rapporto fra il vero ed il falso

Canefantasma è uno studio di design con base a Cambridge fondato da Mimmo Manes, un designer indipendente con oltre 15 anni di esperienza nel design multidisciplinare. Lo studio ha al suo attivo una vasta gamma di progetti che riguardano il brand identity, l’art direction, la tipografia ed il design editoriale.
Lo studio focalizza la sua attenzione sul settore artistico e culturale collaborando con clienti privati e pubblici come BBC Radio1, BP, Condè Nast, The Guardian etc.
Nel 2017 Mimmo Manes iniziò a pensare ad un progetto incentrato sul tema del rapporto ambiguo e mai risolvibile fra il vero ed il falso.
Li punto di partenza, destabilizzante e voluto, è quello che “tutto è falso” ed è stato trattato con l’obiettivo non di confutare l’assunto, ma di rinforzarlo in preda a quello che lo stesso Mimmo descrive come una sorta di nichilismo adolescenziale.
Il libro, dal titolo “Everything is false” è dunque un tentativo di mettere insieme idee abbozzate per creare un
strumento che incoraggiasse la condivisione di idee e delle opinioni delle altre
persone.
Questo piccolo blocco di 96 pagine stampato in formato A5 in un elegante bianco e nero su carta non patinata analizza come l’essere umano sia sempre stato intrappolato in un limbo immaginario di ombre come, sol oper esempio, il mito della grotta di Platone ha 2.400 anni.
Ogni immagine contiene la sua verità oggettiva e, allo stesso tempo, nasconde
una finzione, una bugia.
Un progetto ambizioso nella sua speculazione teorica che mostra il lavoro del graphic ed editorial design sotto un punto di vista diverso ed originale. Uno strumento per mostrare e approfondire tematiche esistenziali che solitamente non vengono collegate con a parte formale dei progetti editoriali.

“ClubHouse” è un progetto fantastico fra grafica, fumetto e stampa risografica

COLORAMA” è uno studio di grafica e una casa editrice con sede a Berlino gestito da Johanna Maierski dal 2015.
Le pubblicazioni di Colorama presentano opere fumettistiche contemporanee selezionate attraverso una continua e costante ricerca.
Il libro di cui vi parlo, uno fra i tanti realizzati da questa interessantissima realtà indipendente, si intitola “ClubHouse” ed è un volume dalle dimensioni ingombranti stampato in risoprinted in 6 colori, 26x32cm, 76 pagine con copertina in plastica scritta a mano.
Il progetto, che vede coinvolta anche l’illustratrice Aisha Franz, ha chiamato a raccolta un gruppo di artisti davvero eccezionale di cui fanno parte: Sara Bonaparte, Erlend Peder KvamKaja MeyerTill ThomasPaula Bulling.

“CLUBHOUSE” è arrivato con quest’ultima uscita al settimo numero e speriamo proprio ne arrivino altri, molti altri.

 

“Friends Make Books 2017” il volume dello studio risografico torinese che chiude il 2017 in bellezza

Friends Make Books è uno studio con sede a Torino specializzato nella stampa Risograph.
che ha aperto i battenti nel 2012. Il gruppo di FMB offe molteplici servizi fra qui sviluppare modelli editoriali su piccola scala per l’intero processo: dall’ideazione, alla progettazione, alla stampa e alla rilegatura. Offrono servizi di creazione di libri in edizione limitata, su richiesta, ad artisti, illustratori, piccoli editori, studenti e professionisti, facilitando le persone interessate alla stampa e alle produzioni indipendenti.
Friends Make Books, come viene ben specificato nella loro presentazione, non è  una semplice e anonima copisteria ma un progetto nato dopo anni di esperienza nella stampa risografica.
Riporto le loro parole perché, meglio delle mie, riescono a descrivere quanto sia interessante il loro approccio alla stampa risografica: “La stampa su un Risograph implica la traduzione della tua idea nella lingua della macchina e siamo qui per aiutarti a prendere decisioni“.
La pubblicazione che vi presento oggi è “Friends Make Book 2017”, una sorta di volume riepilogativo e di presentazione della tecnica risografica che chiude il 2017.
Il volume è stato creato sovrapponendo immagini erotiche prese da vintage magazines. Il risultato è una raccolta feticistica che ben evidenzia la particolare magia della stampa in risograph.

In un libro la storia dei trasferelli raccontata attraverso le opere grafiche prodotte negli ultimi sessant’anni

Letraset, che in italiano conosciamo meglio con il nome di trasferelli, prende il nome proprio dall’azienda britannica che ne mise in produzione i primi modelli nell’oramai lontanissimo 1960.
A distanza di quasi 60 anni ecco un volume che ne ripercorre la storia mostrando gli sviluppi artistici che questo prodotto ha riuscito ad immettere nelle produzioni editoriali e grafiche. Proprio questo affascinante mondo viene rievocato dal libro “Letraset:The DIY Typography Revolution” della Unit Editions attraverso i ricordi e le esperienze di alcuni designer che ne hanno esplorato i confini e le svariate modalità di utilizzo.
La selezione dei designer è eccezionale e include Andy Stevens, Malcolm Garrett, Aaron Marcus e persino un artista che mi fa impazzire come Mr Bingo!
Il libro analizza anche l’attuale parziale rinascita del Letraset da parte di coloro i quali ammirano l’eccellenza tipografica dei caratteri tipografici.
Il libro offre alcune chicche davvero gustose come la fantastica timeline apribile, l’introduzione di Malcolm Garrett e interviste a Aaron Marcus, David Quay, Dan Rhatigan, Freda Sack, Andy Stevens e Jon Wozencroft.
Non sono ancora sicuro del ruolo che potranno avere in futuro i trasferelli; se nuovi sviluppi grafici e utilizzi innovativi all’interno dell’attuale rinascita della carta o se invece si tratta solamente di un’ode ad un passato difficilmente ripresentabile.

Un magazine di fotografia parigino che vuole riscoprire l’Europa ed i suoi protagonisti

Anche l’occhio vole la sua parte ed il mondo delle riviste indipendenti questo lo sa bene vista la cura e l’attenzione, in alcuni casi maniacale, che viene posta nei confronti della forma estetica di questi prodotti editoriali.
Il magazine che vi proponiamo oggi, “The Eyes“, proviene da Parigi ed è un progetto fotografico di un team di persone dai percorsi professionali più disparati:

  • Vincent Marcilhacy, editore e fondatore della casa editrice Aman Iman Publishing;
  • Guillaume Lebrun, fotografo ed insegnante;
  • David Marcilhacy, professore in editoria e ricerca nei campi della cultura e della politica all’Università Paris-Sorbonne. Ha vissuto e lavorato in Francia, Spagna e Turchia, sviluppando attività di insegnamento;
  • Remi Coignet, caporedattore della rivista The Eyes dedicata all’Europa e alla fotografia. Nel 2014, ha pubblicato i due volumi di “Conversations” con sue interviste a fotografi, editori e designer;
  • Arnaud Bes de Berc, responsabile di tutti gli adattamenti digitali del progetto The Eyes,
  • Véronique Prugnaud, attraverso Redbox Prod Véronique Prugnaud supporta e consiglia strutture culturali nello sviluppo, produzione, pubbliche relazioni o raccolta fondi per i loro eventi, fiere, festival, riviste e mostre.

Arrivato alla sua ottava uscita, “The Eyes” ha da poco cambiato radicalmente il  proprio impatto visivo, direi quasi la propria concezione di base.
Un riposizionamento drastico per questa pubblicazione annuale dedicata alla fotografia documentaria e artistica che vuole proporre il magazine come un oggetto originale e unico, direi quasi da collezionare.
Una rivista importante, di ben 208 pagine dove ogni anno un curatore viene invitato a lavorare su un argomento specifico, in quest’ultimo numero si tratta di dello storico della fotografia francese, Michel Poivert che si occuperà di «Nuove storie fotografiche».
Nella descrizione della rivista mi ha colpito, soprattutto alla luce dell’aria che sembra tirare, la chiara e testuale dichiarazione d’intenti del magazine dove si legge che “The Eyes”

cerca di rivelare il senso della nostra Europa attraverso la lente di ingrandimento della fotografia con i suoi infiniti e diversissimi approcci alla creazione visiva e all’esplorazione..  mettendo in risalto i collegamenti tra i vari e diversi protagonisti della società in cui viviamo.

 

Il nuovo numero di Eye Magazine e la solita garanzia di qualità

Sin dalla sua nascita, la rivista Eye si è definita “The international review of graphic design”. E l’ultima edizione, dopo due numeri incentrati su illustrazione e tipografia, e dopo essersi aggiudicato anche il premio Stack Awards 2017 nella sezione “Cover of the Year” (ne ho parlato qui), riafferma con il numero 95 il proprio impegno per il mondo del design e dei designer in un numero ricco di esempi e approfondimenti.

La copertina dell’ultimo numero comprende una nuova interpretazione dello storico logo di Eye magazine – creato originariamente dal concept by Nick Bell e dal disegno di by Magnus Rakeng – ed oggi rivisto dal grande designer RO Blechman.
Sempre nell’ultimo numero si legge 
un’ampia intervista di Matt Willey (New York Times Magazine), insieme ai tributi di Françoise Mouly e Genevieve Bormes (The New Yorker ).

Altri articoli vanno dalla grafica contemporanea dello studio di Brooklyn Triboro ai tesori di una storica tipografia nel nord-est della Francia; dalle foto del carnevale brasiliano di João Farkas a un’intervista con Briar Levit, direttore del documentario Graphic Means. Come sempre, c’è una vasta sezione di recensioni sul design e la cultura visiva in tutto il mondo e una critica fotografica di Rick Poynor.
Come avrete capito, il numero 95, come del resto ogni altra uscita di Eye Magazine è un evento e per tanto consiglierei l’acquisto.

La trilogia di Kieślowski ispira questi 3 volumi di Carla Cabras

Da un pò di tempo seguo il suo lavoro, un lavoro regolare, rigoroso e sempre contraddistinto da una estrema pulizia grafica mista ad una costante ricerca, sperimentazione, voglia di scoprire qualcosa di nuovo.
Lei è Carla Cabras, giovane grafica e designer laureato all’Accademia di Belle Arti Mario Sironi di Sassari dove tutt’oggi vive e lavora.
Uno dei suoi progetti, quello che ci ha inviato e che sono molto felice di presentare, è questo “Three Colors” e penso che nessuno meglio di lei è in grado di presentarlo.

Il progetto nasce con l’intento di rendere graficamente la trilogia cinematografica “Tre colori“, del regista polacco Krzysztof Kieślowski. Personalmente ho sempre ammirato l’idea del regista, per questo ho voluto renderne omaggio in questo modo, mettendo insieme due mie passioni, l’editoria e il cinema.
Il progetto è composto da tre piccoli editoriali, ognuno rappresentante un film ed un colore diverso. Essi sono stati composti da testi, i quali descrivono il lavoro del regista, e varie screencaps delle pellicole, simulando digitalmente la stampa risograph“.

Quindi, visto che a me questo progetto è piaciuto tantissimo, spero prorpio di poter ospitare i lavori di Carla anche in futuro nelle nostre pagine.

Il magazine lituano “Literatura ir Menas” esce con un numero comletamente vuoto per protesta contro i tagli al settore del governo lituano

La storica rivista letteraria e artistica lituana, Literatura ir Menas – in italiano Letteratura e Arte – nata nell’oramai lontano 1946, è uscita con il suo ultimo numero totalmente in bianco utilizzando cioè il proprio linguaggio per protestare contro i tagli ai finanziamenti per l’arte che imposto il governo lituano. La rivista si presenta quindi totalmente vuota di contenuti, ad eccezione di un bordo nero, un nastro che rappresenta il lutto sulla prima pagina e il logo della rivista nella testata.
Il “The Baltic Times” –  società che gestisce la rivista – ha riferito che sono necessari 1 milione di euro per assicurare la produzione e la distribuzione di pubblicazioni culturali, ma che il Fondo di sostegno stampa, radio e televisione fornisce solo la metà della somma.
Questo fatto dimostra come anche in questo fiorire – che sembra ininterrotto – di magazine, riviste e progetti editoriali più o meno indipendenti, esistono realtà dove lavorare e realizzare è impossibile.
Senza addentrarci troppo in considerazioni politiche, ancor più se provenienti dalla lontanissima Lituania, mi piaceva segnalare il gesto estremo, forte, con cui una copertina, in questo caso l’intero magazine, diventa bandiera, messaggio, strumento, per segnalare una richiesta di aiuto e testimoniare la propria difficoltà.

Un fantastico libro illustrato sul mondo del basket e i suoi campioni

Shea Serrano è uno scrittore e illustratore di Houston, Texas, conosciuto oramai da qualche anno per i suoi lavori a metà strada fra l’underground e lo street e il mainstream più classico. Con il precedente libro, intitolato “The Rap Year Book“, aveva fatto il botto; il New York Times ed il Washington Post lo avevano lanciato in cima alla liste dei bestseller e la rivista specializzata Billboard lo ha nominato uno dei 100 migliori libri di musica di tutti i tempi.

Nell’ultimo volume Serrano ha scelto di affrontare un altro tema caro al mondo dello street style, il basketball.
Chi è il più grande di tutti i tempi? Quale versione di Michael Jordan è stata la migliore? Cosa è permesso e assolutamente non permesso in una partita di pallacanestro? “Basketball (and Other Things)” presenta ai lettori 33 capitoli arricchiti dalle illustrazioni di Arturo Torres. Come si legge in un bel pezzo comparso su Ultimo Uomo su questo libro, “quando Shea Serrano e Arturo Torres si sono casualmente conosciuti poco prima della deadline per “The Rap Year Book”, è scoppiata immediatamente la proverbiale scintilla, formando quel tandem di supereroi messicani che il mondo aspettava da tempo. Da allora i due lavorano in simbiosi: insieme hanno creato una newsletter che regalava dei segnalibri fantastici (ovviamente solo negli States *sad/grrr reaction*) e ormai ogni volta che leggo una storia di Shea la mia mente disegna con i tratti della matita di Arturo. “Mi piace usare le illustrazioni perché mi aiutano a dare vita alle immagini che ho in testa e credo che aiutino anche il lettore ad immergersi nelle cose più strane che scrivo”, scrive via mail”.
Fantastica è la passione di Shea per le liste, liste di tutto e su tutti fra cui una, imperdibile, che si chiama “Dovremo fare un capitolo che è fatto solo da liste?” di cui una è addirittura dedicata a “Quali sono i 10 giocatori che portavano meglio i calzini alti”.
Le 233 coloratissime pagine hanno conquistato anche Barack Obama, che lo ha inserito  nella sua lista dei dieci libri del 2017 insieme a “Coach Wooden and Medi Kareem Abdul-Jabbar.
Questo libro è un must per chi è rimasto sveglio fino a tarda notte a guardare le giocate sul parquet dei campionissimi NBA e vuole godere di un libro bello, divertente e molto, molto interessante.
Basketball (and Other Things) è pubblicato da
Abrams Image.

 

 

“Autodidact” è un magazine rigoroso ma creativo che lascia parlare cercando le risposte

E’ successo di nuovo!
siamo ancora qua a parlare di una nuova uscita, un nuovo progetto, una nuova idea. “Autodidact” è infatti una nuova pubblicazione creativa semestrale incentrata sulla narrazione di storie personali attraverso un punto di vista particolare, un tema comune intorno al quale progettare e realizzare questo magazine tutto blu.
In ogni numero infatti sarà indicato un tema centrale intorno al quale saranno chiamati ad esprimersi pensatori e creatori di tutto il mondo per offrire una prospettiva schietta e personale in base alla propria esperienza.
“Autodidact” significa “persona autodidatta”. Sono queste, molto spesso, le figure più interessanti, più curiose, che attraverso una serie di interessi diversi ed eclettici, percorrono cammini e sviluppi per soddisfare la loro fame di sapere e di avventura.

La prima uscita, da poco disponibile, è stata ideata attorno al tema centrale della “dualità“. Contiene 120 pagine di interviste, servizi fotografici, illustrazioni, design, fiction e approfondimenti accuratamente selezionati e appositamente commissionati. Studiando e selezionando una cerchia di talenti che producono lavori originali e coraggiosi da tutto il mondo nasce questa rivista dall’aspetto rigoroso ma ricca di idee e spunti nella lettura.

“Positive News” il magazine di proprietà dei suoi stessi lettori che propone il nuovo giornalismo costruttivo

Finalmente una buona notizia! Chissà quanto volte lo avrete detto leggendo un articolo, per non parlare della mai risolta domanda che da sempre ci attanaglia? “ma perché leggiamo e vediamo solo notizie catastrofiche?”.
La risposta forse è banale e rientra nell’ambito commerciale e dei numeri, ma “Positive News” ha l’obiettivo di mettere in discussione questo assunto.
“Positive News”, come da sua stessa definizione, è la rivista per un buon giornalismo sulle cose buone. Una rivista trimestrale che punta al giornalismo costruttivo e alla verità come forza per un cambiamento generale della condizione della società, come diritto ad essere informati, come voglia di superare il semplice appeal che il tragico, il polemico, il banale, ha da sempre portato cone.
“Positive News” è un magazine indipendente che parla di attualità e politica. Ogni numero discute di eventi in corso in politica, intrattenimento e affari concentrandosi soprattutto su iniziative per la creazione di un mondo sostenibile. Dopo una campagna di crowdfunding che nel 2015 ha permesso all’editore di iniziare la pubblicazione, è stata strutturata una cooperativa di consumatori, la Positive News Publishing Ltd, senza scopo di lucro con sede a Londra, Regno Unito portando oggi a far si che la rivista sia di proprietà dei suoi stessi lettori e non da alcuna figura commerciale esterna. Una meraviglia!
Questa storia dai contorni, solo ad una prima superficiale occhiata, fiabeschi, nasce nel 1993 da Shauna Crockett-Burrows (1930 – 2012) come un giornale trimestrale ed è arrivata viva e (ultra) vegeta fino ad oggi.
(Per chi fosse interessato a saperne di più c’è addirittura una voce dedicata su Wikipedia).
Quello di “Positive News” è il cosiddetto “giornalismo costruttivo” che non è solamente un bel modo di dire, ma un vero e proprio filone del new jounarlism che piano piano sta conquistandosi un proprio spazio nel panorama editoriale (vedi approfondimento di buonenotizie.it). Il team di “Positive News” ha infatti sostenuto la nascita di iniziative editoriali simili in tutto il mondo, tra cui Noticias Positivas, fondata in Argentina nel 2003 da Andrea Méndez Brandam e in Spagna nel 2002 dall’Asociación de Noticias Positivas, e indipendente da Positive News.
Potrebbe bastare questo per dar conto della bontà del progetto, ma “Positive News” è anche altro. E’ un bel magazine a cui proprio non pare mancare niente neppure dal punto di vista grafico ed editoriale.
Costruttivo.

Nasce “Suq”, un nuovo bel magazine tutto italiano che svela una Sicilia mai vista e meravigliosa

Oggi è uno di quei giorni dove scrivervi è davvero molto, ma molto gradevole perché ancora appartengo alla specie di coloro i quali non amano parlare dell’Italia solo per gli aspetti negativi, anzi.
Riuscire a valorizzare, a dare spazio a coloro i quali, così come in tutto il mondo, forse ancora meglio qua da noi, riescono a poggiarsi su un’idea per costruire un progetto e realizzare un sogno mi mette un buon umore diffusissimo che si dispiega per tutti gli arti e mi fa ballare la testa.
Ecco, questo è l’effetto che mi ha fatto scoprire “Suq. Unconventional Sicily” un bel progetto ibrido che sta in mezzo fra magazine e photo book.
Nato dalla mente di un gruppo di fotografi, viaggiatori e grafici siciliani fra cui Alessandra Lucca (art director, fotografa, scrittrice) e Francesco Blancato (coordinatore e direttore commerciale), Suq ha da poco mostrato al mondo il suo primo numero dove viene esplorata una Sicilia nuova, strana, diversa da quella che conosciamo. Un ecosistema vivo e vivace costruito sul rapporto fra persone, aziende, arte, luoghi e tradizione che insieme, regalano un risultato che troppo banalmente viene nascosto dietro luoghi comuni e frasi (tristemente) fatte.

A dimostrazione della giustezza del progetto, mi sono sembrate anche le parole con cui i promotori del progetto editoriale hanno presentato la loro idea di magazine:

“In Suq comunichiamo la bellezza, il territorio, la cultura. Gli elementi tangibili e intangibili, i simboli, le storie, i contrasti, i sogni, le speranze. Scaviamo nel sottosuolo perché ci interessa ciò che è inesplorato, sotterraneo. La zona d’ombra. Lo sguardo sulla diversità e sull’autentico.
Vogliamo evitare la centralità e il protagonismo convenzionale cercando l’esperienza alternativa come nel mercato di periferia delle antiche città arabe, lontano dal lusso e dal lustro delle piazze centrali. Per questo vogliamo camminare verso la soggettività, la profondità, la grandezza delle cose semplici e originali. Contro la tendenza attuale dell’iperdigitalizzazione vogliamo scommettere su un prodotto cartaceo per recuperare la qualità perduta delle cose fisiche che profumano di verità. Obiettivo di Suq è quello di presentare e raccontare il substrato di un’isola che da troppo tempo, ormai, è paralizzata dai simboli e dai suoi stereotipi. Come cacciatori di patrimonio proponiamo nuovi modi di fruire e vivere il nostro continente: la Sicilia.”

Posso tranquillamente condividere ogni singola parola di quanto hai appena letto, per questo siete sul sito Edizioni del Frisco.
“Suq. Unconventional Sicily”, con le sue splendide 160 pagine di storie e belle fotografie, è distribuito nelle librerie di Milano e dei capoluoghi siciliani e all’estero a Ginevra e Barcellona.
Avventuriero.

“Archisutra”, dalla visione architettonica delle posizioni del Kamasutra arriva il libro di Miguel Bolivar

Sappiamo tutti quanto l’arte possa essere efficace nel fondere con successo due elementi fra loro apparentemente distanti. Il libro che vi presento oggi, dal titolo “Archisutra” mi ha una volta confermato che non esistono limiti alle idee ed alla creatività e quanto possa essere innovativo un matrimonio tra due mondi considerati distanti: il sesso, il più primitivo degli istinti umani e l’architettura, il prodotto del duro lavoro mentale e dell’ingegneria.
Questo connubio, che per la prima volta ho trovato associato al termine Archisutra, era già stato esplorato da Federico Babina con la sua versione archittettonica del Kamasutra fatta con il suo inconfondibile stile e una bella dose di ironia.

Il volume dell’architetto londinese Miguel Bolivar anch’esso intitolato “Archisutra“, racconta come l’idea del libro sia nata quando notò che un collega, discutendo con un cliente della sua casa, “arrossì alla richiesta di inserire un lucchetto sulla porta della camera da letto e il pensiero di persone che facevano sesso in un edificio che aveva progettato. Il suo imbarazzo mi fece pensare a quanto spesso il sesso è considerato quando un architetto disegna un costruendo e ispirandomi a scrivere una lingua sul libro di guancia, sottolineando questo”. Bolivar definisce il suo libro come “un manuale di progettazione che fornisce le informazioni necessarie per una selezione di posizioni sessuali, utilizzando disegni in scala integrati da descrizioni informative”. Ma quella che sta alla base del suo lavoro è una semplice domanda: come dovremmo progettare l’attività sessuale se partiamo dal presupposto che l’Archisutra è il naturale proseguimento del lavoro di Vitruvio, da Vinci e Le Corbusier sulla necessità che gli edifici dovrebbero essere progettati attorno alla vita umana?
“Truss Me”, “Eames it in” e “Get an Eiffel” sono solo alcune delle posizioni sessuali analizzate nel libro sul tema partendo appunto dal Kama Sutra, l’antica guida indù indiana all’amore e al sesso. Ogni posizione è ispirata ad un edificio e riporta dati, proporzioni in vere e proprie schede tecniche.
Un gioiello.

Un poster, una rivista, una raccolta di grafiche. Tutto questo è Posterzine

People of print“, per chi ci legge oramai da un pò, sa benissimo che è uno dei punti di riferimento di tutti gli appassionati di editorial design, grafica e simili. Si tratta di un sito web nato a Londra nel 2008 creato originariamente da Marcroy Smith, come directory di illustratori, designer e stampatori sia creativi che commerciali, con lo scopo di educare e ispirare. Oltre a fornire servizi di consulenza editoriale per coloro che ne sono alla ricerca proponiamo un servizio di serigrafia completamente personalizzato per t-shirt e stampe artistiche.
Si tratta di una comunità creativa unica nel suo genere che si diverte a collaborare con brand, aziende e istituti scolastici e infinite altre realtà per realizzare campagne nuove e originali, creare partnership multimediali e organizzare eventi.
Posterzine” è il magazine mensile in cui un poster diventa una rivista (e viceversa) in un magnifico poster in formato A1 (594×841) che si piega in una monografia A4.
Anche se come detto, molti di voi già conosceranno il prodotto, ne parlo perché il ventunesimo numero è stato affidato alle sapienti d affascinanti idee della bella designer francese Malika Favre. Famosa per il suo stile che gioca con lo spazio e la forma e con i negativi del colore, è oggi una dei designer più ricercati del mondo. Da anni impazzisco per i suoi lavori e quindi questo post, diciamocelo, è un mio personale atto d’amore. Me lo concederete.

“Fare” un nuovo magazine per scoprire le più belle città del mondo dagli stessi cittadini che le vivono

Il magazine che vi presento oggi ha è “Fare” e appartiene alla folta schiera di riviste dedicate ai viaggi, alle scoperte di luoghi e paesaggi che portano con se un preciso stile di vita ed un’estetica un pò radical chic forse, ma che appartiene comunque al mondo della cosiddetta nuova riscoperta della carta stampata.
“Fare” aiuta il lettore che se ne sta seduto comodamente in poltrona a scoprire città e culture attraverso storie coinvolgenti introducendo ad ogni uscita una singola città presentata direttamente dai suoi abitanti. Ti accompagna per strade secondarie attraverso storie nascoste, esplorando i quartieri e le istituzioni locali fino alla descrizione del cibo che il luogo può offrire.
Il primo numero 1 è dedicato ad Istanbul, una metropoli straordinaria in bilico tra due continenti. Capitale imperiale di tre imperi, la città è stata modellata e rimodellata da un mix unico di culture migranti che vanno dall’Europa orientale al Nord Africa e al Medio Oriente.

La prima uscita è una raccolta di storie, vignette e bellissime immagini che ti portano in un viaggio a tutto tondo, stimolante e curioso per certi versi. Vieni guidato attraverso le splendide strade tortuose di Istanbul da alcuni dei migliori artisti, musicisti, chef, scrittori e storici della città.
Piccolo formato 170×240, obbligatorio per una rivista per viaggiatori, per queste 196 pagine stampate litograficamente con una cura degna di nota.
Da qualche giorno è possibile prenotare il numero 2 dedicato questa volta ad Helsinki che immagino mantenga le attese nate dalla prima, ottima, uscita.

Creative Review presenta l’Annual Photography 2017, un libro con il meglio della fotografia selezionata dai propri lettori

L’Annual Photography è un premio annuale organizzato e promosso dal sito Creative Review. È un modo di celebrare le immagini e per fare questo promuovono le proposte provenienti da tutto il mondo e da tutti coloro che operano nel settore dell’immagine: le agenzie pubblicitarie, gli editori, le gallerie, i designer, i brand e, naturalmente, i fotografi.
Abbiamo chiesto alle persone di segnalare riviste, fotolibri e fotografi che nel 2017 hanno fatto la differenza e poi, proprio il team di CR, ha analizzati tutti questi suggerimenti e con l’aiuto di una giuria di personaggi selezionati – ha decretato i vincitori. I vincitori assoluti sono premiati nella sezione Best in Book, dove vengono approfonditi e presentati più da vicino i progetti che hanno vinto e cosa li ha resi davvero speciali.
Il numero appena uscito contiene i vincitori dei premi speciali quali Fotografia dell’anno dell’anno (Gucci), Mostra fotografica dell’anno (Richard Mosse’s Incoming), Libro fotografico dell’anno (Generation Wealth) e Rivista dell’anno (Victory Journal).
Per vedere l’elenco completo dei selezionati e dei vincitori date un’occhiata qua.
Fra i magazine indipendenti, come detto, ha avuto una menzione anche Victory, di cui parlammo a suo tempo in due post (qui e qui) e di cui io sono personalmente innamorato.
Il miglior libro di quest’anno include:

– Nick Ballon and Alma Haser’s Invisible Wounds project
– Nadav Kander’s portrait of Trump for the Time magazine cover
– Viviane Sassen’s work for Adidas Tennis by Pharrell Williams
– Catheryn Hyland’s series titled Universal Experience
– Juno Calypso’s editorial project A Girl’s Guide to Egg Freezing
– Nick Turpin’s series On The Night Bus

Il volume è acquistabile qui.

“Mayday”, un magazine che aiuta ad orientarsi in questi tempi confusi, veloci e pazzi

All’interno di un mondo come il nostro che sta diventando sempre più veloce e estremo nasce il nuovo magazine dal titolo “Mayday“, una rivista indipendente sulle domande e i dubbi che affliggono le persone, la società, gli affari e la cultura. Mayday è aperto, contemporaneo, attento a tutti i tipi di target. E’ per donne e uomini curiosi che sanno apprezzare l’arte tanto quanto la tecnologia, la speranza quanto la disperazione e la creatività tanto quanto la distruzione. Con le sue uscite semestrali, cerca di raggiungere una perfetta combinazione di intelligente e bello, serio e giocoso, lungimirante ma anche attento alle quotidiane scoperte dell’umanità.
Il numero uno, finora l’unico uscito, si basa essenzialmente sul concetto, o la speranza decidete voi, che il futuro appartenga alla creatività, al libero arbitrio e alla chiarezza di intenti. In questo numero si sottolinea l’esistenza e l’importanza dell’anticonformismo, degli eccentrici e di un approccio alla vita che sceglie di essere originale.

“Mayday” lo potete acquistare qui.

“Cured”, il magazine dedicato alla conservazione degli alimenti che ti lascerà a bocca aperta

Nel vasto panorama dei magazine cosiddetti indipendenti una delle qualità che maggiormente fanno la differenza, come del resto in quasi tutti i settori produttivi del mondo dell’informazione, è la riconoscibilità. La capacità di individuare un perimetro circoscritto e ben definito entro il quale approfondire, dettagliare, diventare riferimento. Per capire meglio di cosa sto parlando, oggi vi presento “Cured“, la prima rivista che si concentra esclusivamente sui modi in cui cibo e bevande possono essere conservati.
Mentre la tecnologia continua a spingerci sempre più velocemente verso un futuro ignoto nel futuro, molte persone stanno riscoprendo quelle che sono le tecniche che provengono dal passato soprattutto in tema di artigianato e alimentazione.
Aspettatevi dunque di incontrar nel primo numero di “Cured” il prosciutto, il formaggio comté e le acciughe, certo, ma anche tanto, tanto altro.
“Cured”, che della qualità del prodotto editoriale fa l’altro punto fondamentale del proprio progetto, utilizza il tema della conservazione dei cibi declinandolo però sempre con registri profondamente diversi e sperimentali. C’è l’arte, la scienza e la moda oltre al cibo ed alle bevande.

Darra Goldstein, fondatrice di Gastronomica, la bibbia nerd del cibo che ha decisamente contribuito alla veloce e corposa diffusione delle riviste cosiddette food plus culture, era scettica durante la progettazione della rivista a causa della estrema specificità del target di lettori e soprattutto del tema. Invece ha scoperto che la conservazione del cibo è un’attività con una storia millenaria alle spalle e che abbraccia l’intera storia della sopravvivenza umana, quello sforzo continuo e decisivo per assicurarsi il cibo.
Questo, insieme alla ricercatezza estrema dell’apparato fotografico ed alla cura nella composizione tipografica, fanno a mio avviso di “Cured” un prodotto originale che, come detto in apertura, ha saputo con coraggio scegliersi il proprio destino e inseguirlo.
Il magazine è acquistabile qui.

 

Un magazine che ama l’arte e la provocazione nel suo discutere di democrazia all’interno del mondo dell’architettura

Take Shape” è una nuova rivista con sede a Chicago, USA che si occupa di architettura ideata e realizzata da un gruppo di editori (Nolan Boomer, Cole Cataneo e Julia Goodman) che si definiscono attratti da tutto ciò che è al limite, ai margini, non di facile analisi cercando di individuare le domande giuste più che fornire risposte.
Il direttore artistico del progetto è Sean Suchara.
Il primo numero si incentra sul tema del riuso industriale, con un focus sui loft, spazi residenziali creati da ex spazi commerciale e manifatturieri che vengono talvolta offerti come alloggi a prezzi accessibili. Nel primo numero troverete anche utili consigli di sicurezza illustrati per la creazione di oggetti e spazi fai-da-te, una serie di acquerelli di Jimmy Mezei sul loft del suo defunto suocero e molti altri articoli e approfondimenti tutti tesi a dimostrare come l’architettura abbia bisogno di democrazia nel rapporto fra popolazione residente e chi si occupa di progettare, costruire e gestire le abitazioni e, più in generale, gli edifici.
Oltre alla parte tecnica relativa all’architettura, mi ha colpito moltissimo la cura del magazine per quanto riguarda la grafica e la stampa, una bicromia risograph con inserto colorato che mette al centro di  questa prima uscita il colore oro. Il tutto concorre ha creare una certa atmosfera da rivista patinata anni Settanta che a me proprio non dispiace.
Il primo numero della rivista è andato immediatamente sold out, ma per chi non vuole arrendersi, consiglio di dare un’occhiata ai rivenditori (qui) perché si possono trovare piacevoli sorprese.

SOFFA, arriva da Praga il magazine sulla bellezza del mondo artigiano

SOFFA” è una rivista bimestrale di design e lifestyle con base a Praga pubblicata ogni due mesi in inglese (e ora anche in ceco) in formato cartaceo e online già al suo quarto anno di vita. SOFFA mira a ispirare il lettore presentando la bellezza nascosta nella vita di tutti i giorni tramite il meglio del mondo del design contemporaneo.
Ogni numero è incentrato su un tema unico e presenta fotografie, illustrazioni e articoli longform. Stampato su 160 pagine di alta qualità, la rivista è distribuita in tutto il mondo. Oltre alla rivista pubblicata e ai contenuti online aggiuntivi – blog, mini-numero bimestrale e post sui social network – SOFFA ospita workshop creativi con artisti e specialisti da tutto il mondo che interessano una vasta gamma di tipologie di lavori artigianali, interior design e pelletteria.
L’e-shop SOFFA vende i numeri stampati della rivista, l’abbonamento annuale e i prodotti originali SOFFA, dai poster agli accessori di moda.
Il primo numero in uscita nel 2018 riguarderà il centenario della fondazione della Cecoslovacchia e i ragazzi di SOFFA hanno deciso di onorare la cosiddetta prima repubblica assaporando la bellezza della rivista stampata non solo in inglese, ma come detto anche in ceco.
SOFFA è acquistabile qui.

L’arte della macchina da scrivere toglie il significato alle parole e lascia il piacere agli occhi

L’amata macchina da scrivere continua a non mollare, a resistere anche quando tutto e tutti sembrano averla abbandonata. La sua bellezza estetica, la piacevole azione percussiva di battere sui tasti, l’unicità delle pagine impresse e un pò stropicciate sta vivendo un vero e proprio rinascimento attraverso l’infinito mondo dei cosiddetti creativi.
Nella pubblicazione che vi presento oggi, anche se uscita oramai 3 anni fa, i fondatori del Sackner Archive of Visual and Concrete Poetry, forse una delle più grandi collezione al mondo di arte grafica e visuale mettono a disposizione la loro collezione creata in oltre quattro decenni per presentare esempi di grafica, design, illustrazione a tanto altro ancora prodotti, proprio con la macchina da scrivere, da oltre 200 tra i migliori artisti al mondo. Dalle prime opere ornamentali prodotte dai segretari alla fine del 1800 a opere più recenti che analizzano quella che è la situazione particolare del documento dattiloscritto nell’era digitale.
“The Art of Typewriting”, questo il titolo del grosso volume, è suddiviso in tre sezioni principali: un’introduzione alla storia della macchina da scrivere e della sua arte; una sezione che mostra lavori chiave o comunque considerati particolarmente importanti e una sezione di riferimento con le biografie degli artisti e degli scrittori più influenti di questo tanto particolare quanto affascinante genere.
Il layout del libro è stato creato dallo studio di progettazione grafica di Londra Graphic Thought Facility che, con un lavoro simile a quello di Eye Magazine (di cui abbiamo qui parlato in occasione degli STACK Awards 2017) ma come detto con un anticipo di circa tre anni, ha creato una copertina unica per ogni copia del volume tramite una combinazione di immagine anteriore e posteriore.. questo per confermare che di questo libro non esistono due copie uguali.
“The Art of Typewriting” destabilizza la comunicazione lineare come le parole che diventano oggetti. Nell’era di Google, dell’iphone e dei tablet, la macchina da scrivere ha un fascino nostalgico ma, nonostante questo, le splendide opere proposte sembrano esistere al di fuori del tempo e del luogo … I Sackner organizzano le opere tematicamente: testi alfabetici, labirinti e meandri di testi. L’effetto è piacevolissimo. a me sembra addirittura che il libro concorra a creare una piccola ma importantissima tregua dalla nostra costante ricerca di significato. Una finestra di calma nel mezzo alla continua e confusionaria tempesta comunicativa.
Il libro, edito da Thames & Hudson, di cui vi abbiamo già presentato altri lavori (qui e qui), è acquistabile qui.

Un libro documenta il processo creativo per arrivare alla creazione di un nuovo font

Alistair McCready è un giovane diplomato in Design della comunicazione ed oggi parliamo di lui perché si è aggiudicato il premio per il miglior design grafico australiano del 2017. Il premio è arrivato per l’eccellente lavoro di McCready dal titolo “Type as Monument” che è stata premiato con il Pinnacle Award agli Australian Graphic Design Awards (AGDA). Questa è la prima volta che il Pinnacle Award è stato assegnato a uno studente non ancora laureato a testimonianza del fatto del tutto speciale e della bontà del lavoro di editorial design fatto da Alistair in questo progetto.
L’alunno di Bachelor of Art and Design ha consegnato due progetti separalti ma fra loro correlati, un carattere tipografico chiamato Kahu, progettato specificamente per un utilizzo specifico in lavori cn particolarità grafiche che rimandano all’antichità come per esempio su monumenti storici, e un libro “Type as Monument” creato per documentare i processi e lo sviluppo del carattere Kahu.
Per sviluppare il carattere tipografico, McCready ha viaggiato attraverso la Nuova Zelanda fotografando memoriali, statue e monumenti da cui trarre ispirazione e quindi ha ricreato digitalmente quelle lettere aggiungendo elementi extra dove reputava necessario.
Il suo supervisore scolastico, Senior Lecturer Dr Peter Gilderdale, ha dichiarato che il successo di McCready è stato meritato perché sostiene che Alistair è spinto dagli elementi che tutti gli studenti dovrebbe possedere: una curiosità infinita, una costante volontà di andare oltre l’ovvietà, la cura per i dettagli e un enorme rispetto per la Nuova Zelanda e la sua storia.

Una fanzina dedicata all’effetto “bouba-kiki” la tendenza ad associare oggetti arrotondati a nomi che richiedono arrotondamenti della bocca

Madeleine Toth è una giovane designer indipendente attualmente residente a Cleveland, Ohio dove porta avanti l sue ricerche sulla creazione di nuove immagini relative al mondo delle lettere e dell’alfabeto. Tutti i suoi lavori sono caratterizzati da un approccio multidisciplinare alla grafica ed al design che la portano spesso a sconfinare anche nello studio delle diverse tecniche di stampa e soprattutto, come nel caso del prodotto che vi propongo oggi, nell’insondabile rapporto che lega lo spazio con gli oggetti che vi stanno intorno, dentro, sopra e sotto.
“Make This Sound” è una fanzine sperimentale di quelle che mi piacciono perché devono essere scoperte, conosciute e che non si fanno conquistare al primo sguardo. L’intero progetto si sviluppa attraverso quello che viene normalmente chiamato effetto “bouba-kiki” la tendenza cioè delle persone ad associare oggetti arrotondati a nomi che richiedono arrotondamenti della bocca per la pronuncia.
Capite bene che si tratta davvero di un progetto in cui la parte sperimentale rappresenta il fulcro e il cuore pulsante e che quindi mi ha ammaliato immediatamente per lo splendido lavoro di concept fatto da Dirk Elijah Edwards e soprattutto dal design di Madeleine Toth.
Il volume non è in vendita, forse siamo troppo oltre.

Un libro interamente dedicato al carattere tipografico “Felice”

Attivo dal 2013, Nootype è uno studio grafico fondato da Nico Inosanto specializzato nella creazione di lettering e font originali ed estremamente classiche con sede a Neuchâtel in Svizzera. Il suo obiettivo principale è quello di offrire caratteri nuovi e freschi per vari e differenti usi. Tutti i caratteri tipografici offerti da Nootype dispongono di molti stili e funzioni che li rendono un’ottima scelta sia per edizioni ricercate sia per i progetti più semplici e minimali. Inosanto concentra il proprio lavoro principalmente sulla tipografia per la realizzazione di nuovi caratteri tipografici e oggi vi presento il suo libro interamente dedicato a un carattere elegante e di classe chiamato Felice. Seguendo l’approccio del suo lavoro di progettazione editoriale, il libro è semplicemente bello per chi ama conoscere e studiare lparte della creazione di una lettera, le sue caratteristiche e soprattutto i dettagli di quella che è una vera e propria arte artigianale.

Un libro di cucina per descrivere un ristorante a conduzione familiare australiano

Sembra che il periodo natalizio e di fine anno mi abbia messo la voglia di segnalarvi solo libri inerenti al cibo ed alla cucina, ma non è del tutto così, vedrete…  anche se oggi rimaniamo in tema e vi presento il volume intitolato “Cazador” ideato da Tim Donaldson del SeaChange Studio di Auckland, in Nuova Zelanda.
Come detto si tratta di un libro di cucina stampato in una tiratura in edizione limitata di 1000 copie ispirato da un piccolo ristorante australiano, il Cazador appunto, a conduzione familiare. I proprietari volevano creare qualcosa di profondamente personale per il loro luogo, che mettesse in mostra le loro ricette di famiglia tramandate oramai da generazioni.
All’interno del libro si respira un’aria vintage, dallo stile retro, come nei vecchi ricettari in cui ti vengono presentate le immagini che mantengono ancora quei colori oramai superati, accompagnate però da un molto più attuale utilizzo della tipografia. Un piccolo indice è stampato all’interno del libro in un grande carattere nero, ben distanziato e bilanciato. Il nome di ogni piatto è stampato in un semplice carattere nero insieme ad un piccolo punto in diversi colori. Il libro contiene anche immagini di chef che preparano i piatti, creando contenuti accattivanti per un lettura utile e gradevole.

Un libro ben fatto vi insegnerà i segreti del perfetto hamburger

In questi giorni di mangiate senza fine, di spasmi e lotte per riuscire ad alzarsi indenni dai pranzi e dalle cene, non poteva mancare un consiglio culinario fra le nostre segnalazioni editoriali.
Ecco infatti “The Huxtaburger Book”, un libro prodotto e realizzato a cura dell’omonima catena di ristoranti australiani Huxtaburger.
L’obiettivo del volume è dichiarato all’inizio, quello cioè di cambiare e tutto ciò che pensi di sapere sugli hamburger fornendoti tutte le informazioni necessarie per riuscire a creare hamburger di culto anche standotene tranquillamente a casa tua.
L’autore del libro è lo chef Daniel Wilson, cofondatore di Huxtaburger, che illustra e dettaglia una ampia lista di deliziose ricette, da come portare il tuo cheeseburger standard al livello successivo, con una serie di dati, condimenti e addirittura le giuste bevande da abbinare fra cui varie coke, birre e frappè.
Vincitore del Best Designed Cookbook 2016 agli ABDA (Australian Book Designers Association Awards), il libro è veramente gradevole pien di infografiche, rimandi, informazioni e grafiche di ogni tipo.

Il libro, ideato da A Friend of Mine Design Studio è acquistabile qui.