“On The Ground” è una guida illustrata della storia della stampa underground americana degli anni Sessanta

Tra il 1965 e il 1969 il numero di riviste underground esplose in una maniera che non si era mai vista prima. Questi documenti si collegavano a realtà, stili e messaggi completamente nuovi, condividevano contenuti e rappresentavano la voce critica della controcultura.
“On The Ground: An Illustrated Anecdotal History of the Sixties Underground Press in the U.S.” offre ai lettori uno sguardo parziale ma dettagliato su qusto tipo di editoria. L’editore Sean Stewart ha prodotto quindi un volume che riguarda sia l’aspetto grafico che quello contenutistico prendendo spunto dalla mostra tenutasi presso la libreria e galleria Babylon Falling di San Francisco, in cui il pubblico è stato in grado di vedere molte di queste carte e ascoltare le storie direttamente dai protagonisti delle rispettive scene.
I grandi personaggi del periodo sono tutti presenti in queste pagine che includono Paul Krassner (The Realist), Art Kunkin (Los Angeles Free Press), John Sinclair (Fifth Dimension, Ann Arbor Sun), Emory Douglas (The Black Panther) e l’artista Trina Robbins (East Village Other). Ciascuno di loro descrive il contenuto e gli aneddoti della propria avventura editoriale.
Oltre alle riviste di cui sopra, sono riportati esempi anche meno conosciuti agli addetti ai lavori come The Rag (Austin, Texas), Seed (Chicago), Rat Subterranean News (New York City) e Space City! (Houston).
Alcuni di questi prodotti editoriali sembrano giornali tradizionali (Los Angeles Free Press) mentre altri (Rat Subterranean News) sono più vicini al comix (It Is not Me Babe e Slow Death Funnies).
Nella sua introduzione, Stewart cita diversi volumi imprescindibili per gli amanti dell’editoria underground tra cui Smoking Typewriters: The Sixties Underground Press and the Rise of Alternative Media in America di John McMillian, The Paper Revolutionaries di Laurence Leamer e Rebel Visions: The Underground Comix Revolution di Patrick Rosenkranz.
SI può quindi dire che “On The Ground” è un buon volume per allargare la conoscenza di un fenomeno che però, ancora oggi, aspetta un libro completo per essere descritto e valorizzato per quello che in realtà è stato, ovvero un decennio di creatività che ha fatto dell’editoria un’arte ancora oggi non eguagliata.

Una bella zine autoprodotta per ricordarsi di due viaggi fatti negli States

Ognuno di noi nella propria vita compie viaggi, spostamenti più o meno lunghi, più o meno piacevoli e, ognuno di noi, ha i propri modi e le proprie metodologie di archiviazione del materiale di viaggio: foto, fogli sparsi, gadget e quant’altro.
Oggi vi presento quello che è  stato il modo con cui il giovane Jakub Lehmann, grafico e art director polacco che lavora presso il Blürbstudio, ha deciso di archiviare e consegnare al tempo che passa il materiale riportato a casa da 2 viaggi negli Stati Uniti fatti negli anni scorsi.

Jakub (qui i sui profili IG e FB)ha pensato bene di affidarsi al sempre verde formato libro cartaceo e di farlo con stile e passione. Il risultato è “10.000 miles”, una rappresentazione grafica e una sintesi di due viaggi negli Stati Uniti per una durata totale di 109 giorni e un percorso di 15.772 chilometri, che è poi la distanza tra New York e la California.


Le due pubblicazioni sono organizzate cronologicamente e traboccano di informazioni testuali, grafiche e fotografie selezionate da Jakub.
Per meglio aiutare il lettore a seguire quello che è il tragitto del viaggio, ognuno dei 2 volumi contiene la mappa del percorso intrapreso.
Ulteriore lavoro di classificazione, forse quello che più mi è piaciuto, è relativo al tipo di contenuto utilizzato a cui Jakub ha assegnato uno specifico colore: testo, luogo, stampa o foto.

Freak City, un libretto per farvi conoscere un artista dalle mille facce

Inizio la settimana con una segnalazione un pò data forse ma che continua a piacermi un sacco.
Si tratta dei lavori di Freak City, nome d’arte dell’illustratore di Bordeaux nato nel 1984 cofondatore dello studio design Atelier Kobalt attualmente impegnato anch ein numerosi altri progetti come il duo di pittura murale Royal Beton ed il collettivo Mondo Zero.
Dando un’occhiata ai nomi dei suoi clienti capiamo come Freak City si sia oramai ritagliato un certo nome nell’ambiente della grafica e del branding: Microsoft, Le Monde, Newsweek, ESPN, GQ, Jägermeister, Red Bull. Nonostante questo però continua a creare anche lavori per puro divertimento e lo ringrazio per questo visto che si tratta di materiale davvero interessante e del tutto indipendente e innovativo.
Come detto, un altro dei progetti di Freak City è Atelier Kobalt che porta avanti insieme alla grafica tessile Marianne.
Un’avventura grafica che intende collegare il mondo del design tessile, dell’arredamento, dell’illustrazione, dell’editoria e della serigrafia. Una trasversalità che è divertimento e sperimentazione e che dimostra una forte curiosità e soprattutto il desiderio di autonomia e indipendenza a cui il duo evidentemente tiene veramente moltissimo.
Sempre con l’attenzione rivolta al futuro ed al passato, la coppia mostra un vero amore per le sue influenze anni ’70 e ’80, per il cosiddetto Memphis design lanciato dal grande Ettore Sottsass e per la cultura grafica del Punk.
A fonte di tutto ciò e per darvi un’idea migliore dei lavori di Freak City, presento oggi il libro “A Well Filled Day”, prodotto da Freak City e Atelier Kobalt.
Si tratta di un libro di 20 pagine in classico formato A4 in edizione limitata di 200 copie.

Date un’occhiata e, se come me vi innamorate del libro, potete sempre acquistarlo qui.

Una rivista degli anni Sessanta ma realizzata oggi da un maestro del fumetto punk

Gary Panter è da molti considerato uno dei più grandi disegnatori al mondo, soprattutto per quanto riguarda il mondo dei comics che gardano orgogliosamente al passato.
Panter è un vero e proprio mito per alcuni visto che a lui si fanno risalire alcune delle primissime pubblicazioni indipendenti di fumetti in uno stile che possiamo definire proto punk, ma partiamo dall’inizio.
Gary Panter nasce in Oklahoma ma cresce in Texas dove studia pittura presso la East State University per poi trasferirsi a Los Angeles nel 1977. A LA inizia a lavorare in diversi ambiti, dalla pittura al disegno, dai fumetti alle immagini commerciali, creandosi un proprio stile personale che amalgama insieme vari media e che ancora oggi lo rende unico ed immediatamente riconoscibile.
E’ con i fumetti però che Gary riesce davvero a crearsi un suo agguerritissimo seguito disegnando “Jimbo”.


Gary però ha deciso di coronare un suo sogno che gli balenava in testa, come lui stesso ha avuto modo di dire, oramai da più di 50 anni, quello cioè di ideare e realizzare una rivista hippie, proprio come quelle che venivano distribuite per le strade di San Francisco nei tardi anni Sessanta. Anzi, a dir la verità, dando un’occhiata, si capisce subito quello che è stato il suo punto di riferimento e ciooè quel “San Francisco Oracle” che, da un’idea di Allen Cohen, divenne forse uno fra i più ricercai e meravigliosi prodotti dell’editoria underground del periodo.

 

Grazie all’aiuto dell’amico art director Norman Hathaway ed al grafico Char Esme, ecco dunque “Fog Window”, un folle viaggio psichedelico in pieno e perfetto stile hippie accompagnato da un’esibizione chiamata “Hippie Trip” che si terrà alla galleria Marlborough Contemporary di New York.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Marshmellow

Con il nostro progetto Independent Press Fair, siamo sempre alla ricerca di editoria indipendente, di quella nata dalle menti e dalle mani di appassionati e di professionisti del settore dell’editorial design e della stampa in genere.
Ogni prodotto viene descritto e presentato direttamente da chi lo crea e realizza e noi siamo felici di promuoverlo nel nostro sito indirizzando gli interessati alle modalità di acquisto.
Se il progetto ti piace, segui IPF e vedi di cosa stiamo parlando e, a questo punto, non ti resta che conoscere “Marshmellow“, la nuova rivista ..

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

 

 

 

INDEPENDENT PRESS FAIR: Carla Indipendente, “A cuor leggero, ma non troppo” fra illustrazione e poesia

Carla Indipendente è una giovane illustratrice pugliese attiva da anni nel settore delle illustrazioni con prodotti editoriali indipendenti di alta qualità.
Quello che ci propone oggi è il suo ultimo lavoro che si intitola “A cuor leggero, ma non troppo” è una fanzine in cui alcuni brevi versi sono accompagnati da illustrazioni create da Carla appositamente per la fanzine con varie tecniche.

“A cuor leggero, ma non troppo” è un prodotto semplice e proprio per questo vero e sentito. Pregevole nella fattura e poetico nei suoi strappi lirici che Carla dimostra di governare con maestria.
La fanzine è stampata in digitale su carta 70 gr invecchiata in formato A5 e la potete acquistare nel negoziol di Carla Indipendente.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
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Insomma, fatti vivo…

INDEPENDENT PRESS FAIR: Asia Flamini presenta il suo “Bianco su Nero”

Grazie al progetto di valorizzazione della produzione editoriale indipendente Independent Press Fair stiamo scoprendo che anche in Italia esistono un sacco di piccole realtà indipendenti e giovani autori che sperimentano nell’ambito dell’editorial design e affini.
Se vuoi entrare a far parte ancche tu con i tuoi magazine, fanzine o libri autoprodotti, basta contattarci !!

Asia Flamini, è una giovane graphic designer italiana che si è recentemente diplomata in graphic and multimedia communication a Iusve – Istituto Universitario Salesiano a Venezia.Il suo lavoro si concentra sulla progettazione grafica ed editoriale e, a volte, anche sulla fotografia.

“Bianco su Nero” è un piccolo prodotto composto da una serie di libricini (sketchbooks) dalle pagine nere dove risulta necessario l’utilizzo di una matita o penna bianca.
Il progetto “Bianco su Nero” si riferisce proprio al processo di scrittura inverso a quello cioè che comunemente utilizziamo, ossia scrivere nero su bianco.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

INDEPENDENT PRESS FAIR: WorstSeller Ediciones dal Messico con “Zine Censura”

Il nostro progetto Independent Press Fair intende promuovere tutte le realtà di editoria indipendente presenti in Italia e all’estero dando spazio a chiunque invii il proprio materiale. Oggi presentiamo WorstSeller Ediziones direttamente dal Messico!

WorstSeller Ediciones è una casa editrice indipendente con sede in Messico fondata nel 2013 da Anahi H. Galaviz e Daniel Benítez. WorstSeller conta su una serie di laboratori per tutte le età sulle forme alternative di stampa indipedente al fine di promuovere la pratica come una libera espressione e un’esperienza estetica.
“Zine Censura” è un libro collettivo realizzato da più di 50 illustratori e artisti provenienti dal Messico (tutti parte della scena dell’editoria indipendente). L’argomento del libro è la censura in Messico, un tema che opprime la società messicana in modo silenzioso e repressivo. Gli artisti hanno affrontato il problema da tutti i punti di vista: la censura sui mezzi di comunicazione, sui social media, sull’istituzione familiare, sulla sessualità e dentro alle strutture di potere come governo e polizia. Il libro è stato esposto a Lublana, in Slovenia nell’estate 2017 presso la galleria indipendente dedicata alle autoproduzioni editoriali DobraVaga.
Il volume è un’edizione limitata di 50 copie e può essere acquistata QUI.

Our Independent Press Fair project aims to promote all independent publishing companies in Italy and abroad, giving space to anyone who submits their material. Today we present WorstSeller Ediziones directly from Mexico!

WorstSeller Ediciones is an independent, non-censored publishing house based in Mexico and was founded in 2013 by Anahi H. Galaviz and Daniel Benítez. In addition, WorstSeller holds a number of all-age workshops that focus on alternative forms of printed self-publishing in an effort to promote the practice as a platform for free expression and aesthetic experience.
Zine Censura, fanzine makers from Mexico, is a collective book made by more than 50 illustrators and artists from Mexico (all of them part of the self-publishing scene). The subject of the book is censorship in Mexico, an issue that coexist inside the mexican society as a silent way of repression. The artists talked about the issue on communication media, social media, familiar institution, sexuality and among the structures of power such as government and police. The book was exhibited in Lubliana, Slovenia in Summer 2017 at DobraVaga, an independent gallery focused in self-publishing.
The volume is a limited edition of 50 copies and can be purchased HERE.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Simona Galizia presenta la fanzine “Psicosi”

Simona Galizia è una delle prime che ha accettato di collaborare al nostro progetto Independent Press Fair in cui il sito delle Edizioni del Frisco si trasforma in una vetrina per tutti coloro i quali vogliono promuovere i propri prodotti editoriali indipendenti.

Prima di lasciarvi al suo lavoro, vi ricordo che se anche voi volete partecipare, se avete fanzine, riviste, libretti o quant’altro possa essere definito come editoria indipendente, proponetevi scrivendo a info@edizionidelfrisco.com e noi faremo il resto!

Ma adesso ecco Simona Galizia

Sono fortemente ossessionata dalle mie passioni e credo nel potere dell’intuizione nel compiere le scelte. Amo viaggiare e disegnare. Nel tempo ho cercato di percorrere delle strade che mi hanno permesso di intraprendere un cammino volto a offrirmi le meravigliose possibilità di disegnare ed esplorare nuovi Paesi. Ho vissuto in Turchia, Olanda, Spagna e attualmente sono nel mio paese, l’Italia.
Il mio lavoro è la sintesi di un immaginario visivo il cui linguaggio poetico è pieno di significato.
Ho ottenuto la laurea triennale in Disegno Industriale e una laurea specialistica in Design, Comunicazione visiva e multimediale presso l’università Sapienza di Roma; un master in Illustrazione creativa e Tecniche di Comunicazione visiva presso Eina, università di Barcelona. Ho svolto uno scholarship presso la Istanbul Technical University, un tirocinio presso uno studio di video animazione a Utrecht ed un altro tirocinio presso uno studio di graphic design a Barcelona.
Il mio lavoro è stato esposto e premiato presso: ì

Cheap festival 2017, Bologna
Cotonfioc 2017, Genova
Ca.Co 2017, Bari
Ratatà 2017, Macerata
– 3° posto a International Reggae Poster Contest 2016, Liverpool
Dress your wall 2016, Miscelanea gallery, Barcellona
– Selezionata per III Premi d’Illustraciò Letra Petita 2016, Biblioteca Clarà, Barcellona
– Backstage PASS 2016, Barcellona
Stripart XXI 2016, Barcellona
Animafest 2015, Museum of Contemporary Art, Zagabria
– Famous after death 2014, Van Gogh Museum, Amsterdam

Il progetto “Psicosi” narra le vicende di una ragazza affetta da psicosi che che vive la realtà in maniera differente perché la sua percezione è emotivamente alterata.
Il vento fa correre così veloci le nuvole che a lei appaiono come onde che si infrangono. Sotto la morsa del vento tutti gli odori sono più intensi. Le nuvole sono portatrici di spiriti. Il suo corpo è diventato un medium per gli spiriti che entrano e escono attraverso i suoi occhi. Si innamora di uno spirito: un tipo esile, dal bel sorriso e dagli occhi color cielo, il vero amore. Ma come in tutte le tragedie, prima l’ha sedotta, poi abbandonata. Il male risiedeva in lui. Rimane incinta di due gemelli. Crede che sia il diavolo il padre. Non può accettarlo, così si avventura per sentieri oscuri in cerca di salvezza. Intanto il fantasma acquista sembianze umane, ma dall’animo fortemente diabolico. Lei diventa un satellite lunare, sciogliendosi sotto la luce avvolgente della salvazione.
Psicosi non è un disturbo psichico, ma uno stato dell’animo. È un filtro che permette di vedere le cose in maniera differente. È dedicato al perdersi per poi ritrovarsi di un’altra forma. Significa perdità della realtà. Di tutti i sensi, dei riferimenti. Però è anche scoperta di un’altra prospettiva di vita, nuovi sensi e riferimenti.

INDEPENDENT PRESS FAIR: StenoSpiegel con il suo “Wood life”

Il nostro progetto di promozione e valorizzazione dell’editoria indipendente INDEPENDENT PRESS FAIR continua e si allarga sempre più. Se vuoi maggiori info, dai una lettura alla bozza i Regolamento che stiamo preparando e inviaci anche tu il tuo lavoro da promuovere!

“Wood life” è il primo fumetto autoprodotto da StenoSpiegel (Instagram e Facebook), autore ai suoi esordi nel mondo del fumetto.
Gli piace disegnare in libertà tutte le storie che gli passano per la mente.
Segui le avventure degli animali del bosco, un giovane coniglio alla ricerca del padre scomparso in compagnia di vari compagni. Incontra gli animali del bosco per districare il mistero, gli amori travagliati degli animali della foresta, la lotta per la sopravvivenza, le crisi esistenziali degli scoiattoli, il precario equilibrio del loro rapporto con gli umani fino ai colpi di scena finali. Un viaggio che porterà alla scoperta dei segreti del bosco.
Gli animali sono tutti coccolosi ma chi può sapere cosa nascondono? Nessun animale è stato maltrattato nella realizzazione di questo fumetto.

Acquistabile QUI!

Una zine in risograph dedicata, con molta fantasia, alla “Begónia”

Gonçalo Duarte, un giovane artista grafico di Lisbona, ha prodotto questo bel libretto intitolato “Begónia” che, come ci dice la nostra Wikipedia, è un genere di piante di origine tropicale che comprende circa 1.600 specie. Sono generalmente piante perenni, spesso coltivate in vaso o in giardino come piante ornamentali per la bellezza dei fiori e delle foglie.
Il libretto è un mix apparentemente confusionario di opere astratte e figurative riferibili alla pianta, stampato in risograph in cui al centro di tutto ci sono i colori, il loro accostamento e la loro vivacità.

Come riporta il titolo, il soggetto è Pianta natale nelle regioni calde, coltivata per il suo fogliame decorativo e per i suoi fiori dai colori vivaci che vanno dal rosa al rosso profondo.

Il libretto è pubblicato nella sua seconda edizione (la prima aveva una cover ben più vistosa nel suo giallo canarino) in 50 copie da Pubblicato da Stolen Books, editore portoghese che oramai da anni lavora con nomi più o meno famosi realizzando prodotti editoriali considerati sperimentali in quanto utilizzano indistintamente arte visiva, film, video, fotografia, disegno, pubblicità, musica e scrittura.

Tutti i prodotti di Stolen Books sono venduti in edizione limitata, numerati e firmati dagli autori. “Begónia” lo potete acquistare, fino ad esaurimento copie, QUI.

INDEPENDENT PRESS FAIR: “A Queer Culture Illustrated Guide”, la guida illustrata alla cultura Queer

Per gli amanti dell’editoria indipendente, dei prodotti editoriali artigianali e per tutto quello che è libri, magazine o fanzine autoprodotte, continua il nostro Independent Press Fair, il progetto delle Edizioni del Frisco che permette a chiunque di promuovere tutti i propri lavori sul nostro sito.
Per saperne di più, date un’occhiata al Regolamento IPF

“A Queer Culture Illustrated Guide” – letteralmente “una Guida Illustrata alla Cultura Queer” – ha un titolo che si spiega da solo. È una mini-enciclopedia illustrata su tutto quello che dovreste sapere sul mondo LGBTQ+, sui suoi termini e sui suoi abitanti, per combattere l’ignoranza che crea diffidenza e discriminazione – ma prendendosi poco sul serio, per una volta.

Liberata nel mondo nel 2014, ha raggiunto la sua quinta edizione (limitate a circa 100 copie l’anno e sempre autoprodotte) non smettendo mai di correggersi, ampliarsi e migliorarsi.
Il progetto è aperto a chiunque abbia qualcosa da obiettare, da aggiungere o da correggere nei suoi contenuti: fateci sapere cosa abbiamo dimenticato, e su cosa vorreste fare un po’ di chiarezza. E ci proveremo in CMYK.

Per approfondimenti, date un’occhiata alla pagina Facebook o sul sito ufficiale Queer Culture Guide.

Mariagloria Posani si è laureata a Milano in Design della Comunicazione. Ha lavorato nell’editoria, nell’illustrazione e in mille altre cose, ma ora si definisce vagamente una progettista visiva “faccio cose che vede gente” e un’attivista grafica queer.
Abita il mondo delle fanzine e del DIY perché ama la carta stampata e perché crede nel potere inestimabile del creare i propri contenuti.
Il suo unico talento è la capacità di sintesi.
Per acquistare “A Queer Culture Guide”: SHOP

L’artista argentino Falu e la sua fanzine targata VANS

Fabrizio Corelai, meglio conosciuto con il nome d’arte di Falu, è un artista argentino di Buenos Aires che, con un percorso completamente autonomo e da autodidatta, è riuscito negli ultimi anni a farsi un nome nell’ambito soprattutto della street art e della skate art.

Oggi presentiamo un suo lavoro del Maggio 2017 chiamato “Vans Zine Vol.1” che speriamo sia l’inizio di una serie visto che si tratta di un gran bel lavoro che i seguaci del brand americano Vans apprezzeranno sicuramente.

Idiom, la nuova fanzine realizzata da Risolve Studio

Idiom” è una fanzine di 26 pagine, stampata in edizione limitata di 30, firmata e numerata da Lyndsey Burke, giovane designer nonché co-fondatrice di Risolve Studio, un’interessante realtà di stampa risografica di cui vi ho già scritto in passato (qui).

Una mostra ed un libro celebrano l’editoria underground inglese

Barry Miles, per chi ha girovagato un pò negli anni Sessanta della controcultura sia musicale che soprattutto editoriale, non può essere certo considerato un nome nuovo. Anzi.
E’ stato infatti il fondatore di IT e autore di più di 50 libri tra cui biografie di pesi massimi come William Burroughs, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Frank Zappa e Charles Bukowski. Attualmente Miles vive a Londra e in Francia ma non ha smesso di occuparsi di libri e soprattutto di editoria underground.
Ecco dunque un’altra delle sue uscite:”The British Underground Press“, che ripercorre con le memorie di quello che al tempo fu uno, se non il protagonista, della storia della nascita dell’editoria underground inglese.
Nel 1966 infatti, nel pieno della cosiddetta Beatlesmania nella Swinging London, Barry Miles e John “Hoppy” Hopkins fondarono a Londra la libreria e galleria d’arte Indica, che permise loro di conoscere molte delle persone più influenti del periodo come Paul McCartney, Jimi Hendrix e tanti, tanti altri.
Sempre in compagnia di Hopkins, il 29 aprile 1967 Miles organizzò un concerto, chiamato The 14 Hour Technicolor Dream (vedi video), all’Alexandra Palace per raccogliere fondi per il lancio della nuova rivista International Times.
Pink Floyd ne furono i protagonisti, ma vi parteciparono anche altri artisti fra i quali Yoko Ono e John Lennon, Arthur Brown, il gruppo jazz-rock dei Soft Machine, i Tomorrow e The Pretty Things.

IT, come in breve tempo venne chiamato da tutta la controcultura inglese e non, è stato il primo vero quotidiano britannico underground e ha dato il via, insieme ad altri, ad una vera e propria rivoluzione della carta stampata.

A distanza di 50 anni, è tempo di celebrare con una mostra in grande stile quella che fu la portata innovatrice di questa rivista e di tutte le sue sorelle, il suo rompere totalmente le regole esistenti ed instaurarne di nuove, totalmente differenti, che furono fatte proprie da altre testate. Dopo IT infatti, vi fu la proliferazione di questi fogli sempre più belli, colorati e, ognuno a suo modo, innovatori.
La mostra che ripercorre quel periodo non più lungo di un decennio, si svolge a Londra, alla A22 Gallery fino al 4 Novembre e, senza nessun dubbio, sappiamo già che il catalogo sarà imperdibile..
Saranno presenti tutte le riviste underground inglesi nate negli anni ’60: International Time, Friends/Frendz, Gandalf’s Garden, Black Dwarf, Ink e soprattutto quella meraviglia che fu Oz di cui vi ho già parlato qualche mese fa qui.

Scorrendo le copertine si capisce immediatamente che il periodo, l’aria, il contesto, era di totale spinta in avanti, di sperimentazione continua.
Forse non era ben chiaro il dove ed il come sarebbero andate le cose, ma lo era fin troppo che sarebbero cambiate. La sensazione di poter incidere su quella che era la società di allora, i suoi riti, non poteva resistere e non lo fece.

Allo stesso modo l’editoria e l’editorial design in particolare, incontrarono e sposarono l’arte e la grafica contemporenee, riuscendo a produrre risultati che prima di allora nemmeno erano stati immaginati e che, ancora oggi, in un periodo di minimalismo e pulizia grafica estrema, innalzano un monumento alla libertà creativa sfrenata e senza compromessi.

 

Abbiamo dei nuovi amici a Buenos Aires e fanno cose fantastiche

Ediciones el Fuerte è un piccolo editore indipendente di Buenos Aires ( presente anche su Facebook e Instagram)che ho conosciuto da poco e a cui mi sono immediatamente affezionato tanto da contattare sia Juan Casal che Sofia Noceti, i due boss delle Ediciones.

Il loro catalogo è veramente pieno zeppo di belle cose, fanzine, manifesti, incisioni e risografie i ogni genere, dimensione e colori.
Il loro lavoro, come mi ha detto Sofia in un nostro breve scambio di mail, si basa sul loro amore per la storia della grafica, della raccolta di storie del passato, dei viaggi, del cosmo, delle diverse culture da scoprire e delle ossessioni.

Molte delle loro produzioni indagano le diverse tecniche di stampa andando ad approfondire sia gli aspetti delle tecniche digitali che quelli più strettamente artigianali.

Quello che vi presentiamo oggi, sempre grazie a Sofia che ci ha fornito un pò di informazioni, è il piccolo ma bellissimo volume dal titolo “Coleccionistas”, una pubblicazione che contiene illustrazioni e interviste di diversi collezionisti di oggetti, dove per oggetti si intende qualsiasi cosa ti possa venire a mente di collezionare. Per la cronaca, io colleziono cappelli. Troverete mazzi di carte, scatole per le spedizioni postali, adesivi e tanto, veramente tanto altro.

Ogni collezione infatti è interessante perchè, con le parole di Sofia, racconta il collezionista e il suo modo di apprezzare i piccoli dettagli.

Niente altro da aggiungere, speriamo proprio di avere presto altro materiale da Sofia e dalle Ediziones el Fuerte da Buenos Aires!

Le fanzine e le riviste di Ettore Sottsass

Ho conosciuto Ettore Sottsass, manco a dirlo, a causa di alcue riviste che stavo cercando per un libro sull’editoria controculturale degli anni Sessanta e, indirizzato dagli scritti della Nanda Pivano, arrivai a scoprire prima “Room East 128. Chronicle” e poi, estasiato e senza più aggettivi, a quel “Pianeta Fresco” che fu, per la stampa underground italiana un vero e proprio unicum che lo pone, ancora oggi a sessanta anni di distanza, come la punta qualitativa di un iceberg a cui mai più siamo arrivati.

Ma andiamo per ordine visto che, a cent’anni dalla nascita di Sottsass, io voglio ricordare appunto questi due progetti editoriali che, forse secondari nella sua immensa opera, sono invece nella storia della stampa dei punti di riferimento cronologici imprescindibili.

Room East 128. Chronicle
Siamo nel 1962, Sottsass si trova in ospedale in condizioni definite dai medici in via di guarigione dopo che, per settimane, si era temuto per la sua vita a causa di un virus che nessuno sapeva debellare. Sottsass, annoiato dalla lunga degenza, decide di seguie un’idea della sua compagna Fernanda Pivano, quella cioè di redigere una piccola rivista, una sorta di diario di bordo del paziente Sottsass e quindi inizia a darsi da fare con il materiale che recupera grazie ad un vicino di stanza nel corridoio ospedaliero: scotch, colla, forbici e fantasia.. dopo tutto sono questi gli ingredienti necessari per la fanzine perfetta ed ecco nascere Room East 128. Chronicle.
Perfetto esempio di proto fanzine, questa pubblicazione è importantissima perché da una parte è lontana anni luce dagli scherzi provocatori delle avanguardie di inizio secolo, ma allo stesso tempo è enormemente in anticipo sulle fanzine e sulle riviste che inizieranno a circolare anni dopo grazie soprattutto al ciclostile.

Pianeta Fresco
Anni dopo, oramai affermato designer, ma sempre in compagnia della cara Nanda, ritrovo Sottsass a presentare una rivista dal titolo Pianeta Fresco in occasione di un happening di Gian Pieretti, con tanto di sitar e fiori lanciati in aria, nel negozio di Elio Fiorucci in centro a Milano. Come sua consuetudine, Sottsass ha deciso di spostare il limite più in avanti non accontentandosi di ideare una nuova rivista, ma creando forse uno dei più bei prodotti a stampa del periodo tenuto conto da una parte delle sostanziose risorse a disposizione e degli esperimenti tecnici che oramai rendevano possibili numerose trovate creative.
Pianeta Fresco è quindi una forma d’arte nuova che mischia design, pittura, grafica, collage con esperimenti di processo davvero avanguardistici come l’utilizzo del mix di colori nel ciclostile per la creazione dei primi articoli stampati in colore arcobaleno o la personalizzazione di ogni copia con i petali di fiore.

Ognuno, quando si tratta di personalità di questo tipo e orizzonti, sceglie un tassello, un mattone per descriverne l’importanza. Io, come sempre, ho scelto quello fatto da carta, testo, grafiche, pagine e stampe.

Intervista agli organizzatori OIOI Minimarket di editoria indipendente

OIOI è un minimarket che si svolgerà nei giorni 9 e 10 Settembre nella deliziosa cornice del Giardino Buonamici proprio nel centro della città di Prato.
Sviluppato grazie al contributo del “Settembre, Prato è spettacolo”, sarà arricchito da una mostra di venti opere selezionate dal team di OIOI attraverso una call aperta agli artisti, spettacoli serali, presentazioni di progetti, buon cibo e un’atmosfera conviviale e stimolante.
Il team di OIOI è formato da Giovanni Frasconi e Bianca Vagnoli, che insieme hanno voluto creare questa piccola ma significativa parentesi di un settore ancora di nicchia nella loro città.
Giovanni è un illustratore freelance e grafico, laureato all’ISIA di Urbino, attualmente vive e lavora a Bologna sia per realtà locali che non, associazioni, riviste e organizza laboratori con i bambini.
Bianca Vagnoli è una grafica freelance, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna, attualmente lavora per eventi, festival, collabora con riviste e tiene workshop di rilegatura.
Entrambi appassionati del settore grafico editoriale hanno deciso di collaborare insieme per un progetto che possa dare alla città toscana una ventata di novità e colore.

Le Edizioni del Frisco parteciperanno insieme ad una ventina di espositori da tutta Italia a questo evento con grande felicità anche perché si tratta di uno dei pochi eventi specifici per l’editoria independente che vengono organizzati in Toscana.
Così come per altri appuntamenti come il BEU BEU Art Festival e l’UNGRACON, ho voluto intervistare Bianca e Giovanni per sapere qualcosa in più sia su OIOI sia su quella che è la loro idea di editoria indipendente oggi…

Per tutte le INFO, date un’occhiata alla pagina Facebook del OIOI Minimarket!

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EdF – OIOI Minimarket è alla sua prima edizione e, come tutte le prime edizioni di ogni evento, immagino che i lavori procedano spediti e l’ansia cresca di giorno in giorno. Descrivete il momento esatto in cui è nata l’idea di organizzare un festival, dove eravate, con chi e soprattutto cosa è successo e succederà da allora fino ai giorni del Minimarket..

OIOI Io (Bianca) e Giovanni ci siamo incontrati per la prima volta al Fruit di Bologna, una fiera di editoria indipendente. Con la promessa di rincontrarci nella nostra città a Prato, qualche mese dopo siamo riusciti a prendere un caffè insieme. Parlando e scherzando dei nostri mestieri quello stesso giorno ci è balenata l’idea di organizzare qualcosa in città, non esistendo ancora un evento del genere. Trasportati dagli eventi che stavano avvenendo a Prato ci siamo subito informati, tramite contatti, su come potevamo organizzare il market. Siamo stati fortunati nel trovare persone che hanno creduto e credono tutt’ora nel nostro progetto e che ci hanno dato una mano, in primis l’associazione Fonderia Cultart.
Durante la fase di progettazione siamo riusciti a creare contatti con la mappa Use-it Prato e la stamperia Eliograf, nostro sponsor per la comunicazione.
L’idea è partita a ottobre 2016 con tanti dubbi e punti interrogativi, si è creata una bellissima collaborazione tra noi due del team e adesso che è quasi passato un anno e stiamo concludendo i preparativi, siamo sempre più carichi e felici di vedere realizzato OIOI.

EdF – Cosa pensate della realtà italiana relativa all’editoria indipendente?

OIOI – Esistono molti eventi in Italia e negli ultimi anni ne stanno nascendo altrettanti. È un mondo ancora di nicchia, come abbiamo già accennato, ma che si sta creando uno spazio ben definito attraverso associazioni e professionisti. Molti di questi eventi sono organizzati da volontari e giovani che hanno la passione per questo settore artistico, il cammino è ancora lungo, ma con perseveranza e sacrificio i risultati si ottengono, e anche tanta soddisfazione.

EdF – L’obiettivo di OIOI è quello di dare spazio all’editoria indipendente, all’illustrazione, al fumetto, alla grafica ed alle arti visive in genere. Negli ultimi anni stanno fiorendo moltissimi momenti e festival dedicati a questo mondo in movimento, fatto di talento, voglia di fare e pochissimi mezzi. Come pensate di differenziarvi dagli altri appuntamenti in calendario, cosa ha OIOI di speciale, e soprattutto cosa credete che manchi ancora a questo universo colorato e ricco di passione per diventare davvero qualcosa di più di un fenomeno di nicchia per appassionati?

OIOI – (Bianca) Non penso che OIOI si debba differenziare dagli altri festival. Ovvio che ognuno di questi è differente già in base al luogo.
Crei qualcosa di speciale se nasce un dialogo con le persone. Riuscire a portare anche un minimo interesse in un individuo al quale è sconosciuto il mondo dell’editoria è già una vittoria. Deve esserci un’interazione, noi dobbiamo esser bravi a far comprendere questo mondo e le persone devono voler accogliere la novità. Ovvio che non può funzionare se il dialogo è a senso unico.

OIOI – (Giovanni) L’idea di partenza era la volontà di creare un evento che potesse interagire col vasto pubblico, per far conoscere questo mondo ancora di nicchia a chi non è del settore. Per questo abbiamo deciso di farlo durante il festival Prato, Settembre è Spettacolo per la grande affluenza che ci sarà in centro città.

EdF – Diciamo che Giovanni e Bianca, nell’organizzazione del loro OIOI Minimarket, non debbano lottare con i dolenti limiti di budget che tutti conosciamo e che quindi abbiano finalmente la possibilità di creare e realizzare quello che davvero ribolle nelle loro teste. Descrivete il vostro festival ideale, quali idee, quali progetti, quali ospiti, quali sorprese?

OIOI – La nostra idea di minimarket/festival si ispira a quelli già esistenti di Treviso (Comic Book Festival) e il Fruit Exhibition di Bologna. Essendo il primo anno abbiamo deciso di fare un evento più piccolo, per capire come avrebbe risposto la città, senza pretese. In questi mesi siamo entrati in contatto con illustratori, grafici, fotografi e associazioni culturali, con cui abbiamo creato una connessione, e costruito le basi per possibili collaborazioni future, con l’ottica di strutturare ed espandere l’evento per i prossimi anni.

 

EdF – Una delle domande che più mi piace fare nelle mie interviste e che oramai è un classico è relativa ai proverbi, ai motti, ai modi di dire. Indicatemene uno che vi piace e spiegate il perché di questa scelta..

OIOI – Il nostro motto è OIOI nonché nome dell’evento. È un modo di dire Toscano, più precisamente un’esclamazione di dolore o stanchezza, però visto con leggerezza, es. “oioi non mi scocciare”, “oioi che noia!”. Durante la scelta del nome del minimarket, sempre scherzando, abbiamo proposto questa parola breve ma di effetto. Oioi è orecchiabile, simpatico, diretto e rappresenta il nostro territorio, meglio di cosi!

 

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“Pavement Licker” 14 anni di arte underground raccolti in un unico volume

Nel 2003 l’artista grafico James-Lee Duffy dello studio We Are Shadows e lo sceneggiatore Josh Jones hanno deciso nel 2003 di creare la propria fanzine dal titolo “Pavement Licker” ed oggi ne celebrano i 14 anni con un libro che penso si possa definire imperdibile per gli amanti della street culture e dell’arte underground in generale.

La rivistina nasce e si sviluppa come una piattaforma per artisti e scrittori in cerca di spazio  e pubblicazione. Senza spingere troppo sulla promozione e sui vari canali, sono diventati rapidamente “i fanzinari dell’anno” come designato dalla rivista i-D.
Artisti emergenti o già conosciuti in tutto il mondo hanno trovato posto fra le pagine rigorosamente in bianco e nero della fanzine, pr citarne alcuni Banksy, Jamie Hewlett, Shepard Fairey, EINE, Kelsey Brookes, Mr Bingo, Pure Evil, Paul Insect, GILF !, David Shrigley, Andrew Rae, Antony Micallef, Kate Moross, Jon Burgerman o Anthony Lister.

Quattordici anni dopo, in questo torrido 2017, i due fondatori hanno pubblicato un libro di ben 518 pagine della scena artistica underground dagli anni Novanta fino ad oggi.

Il libro è stato ufficialmente pubblicato alla Pure Evil Gallery il 27 luglio ed è ora disponibile sullo shop online.

Intervista agli organizzatori del Festival UNGRACON

UNGRACON è una bella iniziativa che si svolgerà all’interno del  programma di Recanati Summer Festival il 25 e 26 Agsoto, (QUI tutte le info e la pagina Facebook) riguarda il mondo dell’editoria indipendente e della grafica e che quindi mi ha interessato fin da quando i ragazzi mi hanno contattato per partecipare. Visto il periodo non sarò in grado di esserci e mi dispiace assai, anche perdermi il loro UNGRACONTEST, ma mi è proprio piaciuto andare a scoprire chi sono i ragazzi che l’hanno organizzata e che idee girano nelle loro teste…

EdF – Ciao ragazzi, presentiamo un po’ quello che è Ungracon, a chi si rivolge, chi sono gli organizzatori, cosa ci sarà in programma e soprattutto perché avete deciso di realizza-re un evento dedicato al fumetto e all’editoria indipendente.

UNGRACON – Ciao a tutti. l’UNGRACON come dice il nome stesso è la prima underground grapich novel convention in riva al mare! Tutto nasce dal comune di Porto Recanati che nel week end agostano del 25 e 26 organizza il Summer Festival e ha deciso di coinvolgere noi dell’associazione H.P Lovecraft per portare il fumetto indipendente in spiaggia. Come avrete capito l’UngraCon è una due giorni di festival del fumetto autoprodotto e della piccola editoria durante il quale il paese sarà invaso da mostre sui comics con tavole originali, da stand di artisti underground e collettivi indipendenti; ci saranno tavole rotonde sul self-publishing e incontri\aperitivi con gli autori (qualcuno vocifera che ci potrebbero essere gli autori di “Anubi” ma non ditelo in giro …).

EdF – In passato, diciamo fino agli anni Settanta, l’editoria indipendente era
uno strumento utilizzato da chi non aveva strumenti e mezzi, per far sentire la propria voce, rivendicare temi, battaglie ideologiche o più semplicemente per far circolare idee e fenomeni – musicali, di costume e quant’altro – altrimenti nascosti e schiacciati da quella che era la società mainstream considerata benpensante e bigotta. Oggi invece si assiste ad un risveglio di questo sottobosco ma in forme nuove e molto diverse fra loro: si va dalle nicchie di amanti della vecchia arte tipografica al mondo sofisticato dell’illustrazione e del design, dal mai dimenticato fumetto al mondo del handcraft più puro. Voi che avete deciso di organizzare un evento che si rivolge a questo mondo, che idea vi siete fatti di quella che è oggi l’editoria indipendente? Che obiettivi pensate che si ponga e quali limiti ha…

UNGRACON – L’editoria indipendente è un mondo vastissimo e incatalogabile, tutti oggi (a volte inconsapevolmente) siamo creatori indipendenti (basta vedere la gestione delle pagine personali che ognuno ha sui vari network) la cose interessante è che il mercato indipendente del fumetto oggi è sempre più consapevole di se stesso e del suo valore aggiunto , questa consapevolezza credo abbia ingenerato quello scatto mentale indispensabile per gli stessi autori “indie” che ha permesso di porre fine all’attrito che storicamente esisteva tra mainstream e underground, due mondi che oggi convivono in pace e si salutano reciprocamente consci dei loro diversi pregi e difetti.

EdF – Nell’organizzare un evento esistono sempre mille problemi da superare e
mille preoccupazioni a cui far fronte ma, nonostante questo, continuano
a nascere momenti dedicati sia nei grandi centri come Roma e Milano, sia
nelle realtà più piccole. Quel’è secondo voi la ricetta giusta per
organizzare un ottimo festival dell’editoria indipendente e, se ci sono,
quali sono i modelli ai quali vi ispirate in Italia e all’estero?

UNGRACON – Purtroppo non esiste una ricetta giusta mentre esiste invece la ricetta che funziona per ognuno di noi, dal canto nostro ci siamo detti che era indispensabile partire dagli autori della zona e dare al festival una funzione di servizio come una “vetrina” per tutti gli autori locali che necessitano di visibilità per essere apprezzati ed arrivare. Dall’altro volevamo fornire al pubblico un programma veramente appetibile e di spessore. E’ stato con questo doppio spirito che ci siamo avventurati nell’organizzazione e nella selezione delle proposte facendoli convivere. Ovviamente ogni evento per riuscire ha bisogno di un team di persone appassionate e instancabili che si dedicano alla sua cura in ogni dettaglio, è questo l’unico fattore che rende possibile un festival.

EdF – Descrivete nei dettagli quella che è stata la situazione, il momento esatto, di quando è nata in voi l’idea di organizzare l’UNGRACON Festival. Dove e con chi eravate, cosa stavate facendo e quali sono stati i sentimenti che avete provato. E oggi che mancano poche settimane al Festival? Descrivete allo stesso modo la situazione attualmente rispondete a questa intervista..

UNGRACON – Non c’è stata un momento preciso o una situazione, UNGRACON è una cosa che vagava dentro di noi da sempre nell’iperuranio delle idee potenziali, è stato fondamentale però la chiamata alle armi del comune di Porto Recanati e l’accorrere del Summer Festival per spingerci a fare questa follia!

EdF – Una delle domande che più mi piace fare nelle mie interviste e che
oramai è un classico è relativa ai proverbi, ai motti, ai modi di dire.
Indicatemene uno che vi piace e spiegate il perché di questa scelta..

UNGRACON – UNGRAHH !! (che non significa nulla ma forse esprime molto)

***

AVVISO IMPORTANTE
Durante i giorni di UNGRACON, presso il banco degli organizzatori sarà possibile acquistare il volume “The Big Lebowski Art Collection“, la raccolta di 68 illustrazioni provenienti da tutto il mondo ispirate al film dei fratelli Cohen ed edito dalle Edizioni del Frisco.
Per questo un grazie speciale a tutti ragazzi dell’UNGRACON (in particolare a Mattia Bontempi!)

Intervista agli organizzatori del BEU BEU Art Festival

Ci sono interviste che più che interviste sembrano bevute fatte ad un piccolo bar lontano dal chiasso e dal vociare della gente, chiacchierate piacevoli come se non si fosse mai fatto altro nella vita e fossimo sempre stati li, a parlare.
Fondamentalmente l’intervista ai ragazzi che organizzano il BEU BEU Art Festival è stato questo, niente di più, ma sicuramente niente di meno.

EVENTO:
BEU BEU Art Festival – 19 e 20 Agosto
Badia a Ruoti, Bucine (AR)
QUI le indicazioni

Mentre date una lettura, io ringrazio il grande Marco About e Rossana Calbi.

EdF – Ciao ragazzi, per prima cosa abbiamo bisogno di capire e far capire cosa
significa il nome BEU BEU, poi, solo dopo aver scoperto questo mistero,
potremo chiedervi il perché di un altro Festival dedicato all’editoria
indipendente ed alla grafica..? Insomma, presentateci il BEU BEU Art
Festival!
Tempo fa con Rossana siamo andati dalle parti di Bucine e parlando con Luz, anche lui organizzatore del festival, abbiamo scoperto che il verso dei caprioli è beu-beu. I caprioli abbaiano, se non ci credete cercate i video su YouTube!

EdF – Come detto prima, in questi ultimi anni, si assiste a un proliferare di
festival, eventi, contest, dedicati alla grafica, alla micro-editoria ed
all’editoria indipendente. Cosa pensate che ci sia sotto? È una moda
passeggera, un sofisticato ritorno alla carta, un fenomeno destinato o
cosa altro?
Un fumetto che lessi tanti anni fa, si concludeva con una frase tipo — dicono sia una moda, che ben vengano mode di questo tipo!
A me personalmente fa piacere che esistano così tanti festival, certo, non vado a tutti e alcuni a volte mi sembrano fotocopie di altri, ma se la carta torna prepotentemente, non posso che esserne contento!

EdF – Il mondo dei festival si va sempre più differenziando fra le grandi
adunate con prezzi vertiginosi e numeri da capogiro e le piccole realtà
che, fra mille problemi e una passione sfrenata, riescono a coinvolgere
e far divertire. Quali sono, secondo voi i motivi per cui questa
distanza si allarga sempre di più e non si riescono a creare invece
degli eventi che riescano ad unire le grandi organizzazioni milionarie
con quello che è il mondo vero e genuino come il Beu-Beu e tanti altri?
Beu-Beu, come tante altre piccole realtà, è fondato su una passione comune e quando si parla di tanti soldi, in genere la passione passa in secondo piano.
Qualche volta i piccoli eventi, col passare degli anni e dopo un grande riscontro mediatico, riescono a stringere la mano e a trovare dei compromessi con gli squali più grandi e per fortuna alcuni mantengono un minimo di quella freschezza iniziale. Per ora non credo sia il nostro caso, siamo alla prima edizione, presentiamo quello che ci piace senza dover scendere a compromessi, e non facciamo gola a nessuno! Per fortuna.

EdF – Una domanda a cui tengo molto e che faccio solitamente a chi, senza
timore, si getta nell’avventura di organizzare un evento come il Beu-Beu
è questa: descrivete nei dettagli il momento esatto in cui è nata l’idea
e la consapevolezza di riuscire a organizzare un festival. Spiegateci
dove e con chi eravate, cosa stavate facendo e quali sono stati i
sentimenti che avete provato quando la decisione è stata presa.
E oggi, che immagino il lavoro sia a pieno regime, descrivete allo
stesso modo la situazione in cui vi trovate mentre rispondete a questa
domanda.
La storia inizia con un incontro tra band musicali.
Suono con un paio di gruppi e nel nostro ambiente musicale ci si aiuta, quindi è facile scambiare date con band di altre città, in questo modo si conoscono un sacco di persone e si visitano molti luoghi. Così ho conosciuto i White Pagoda, gruppo di Ambra nel quale suona Luz, con lui trovammo subito interessi in comune oltre alla musica e dopo diversi anni, ci balenò in testa la stramba idea di organizzare un festival dalle sue parti. Ne parlammo con Rossana che è una curatrice, se non sbaglio, stavamo in un localetto di Roma a berci qualcosa.
Luz ci raccontò di un’antica abbazia a Badia a Ruoti, in questo posto c’era la voglia e la possibilità di organizzare progetti legati all’arte.
Come prima cosa, suonammo dentro l’abbazia e la volta successiva, fissammo un incontro con i ragazzi della Sichem Onlus che gestiscono il posto.
Dopo un paio d’incontri, avevamo le idee chiare e insieme all’associazione Eureka, capitanata da Luz e Strange Opera seguita da Rossana, buttammo giù il programma di Beu-Beu. Oggi mancano poche settimane dalla fatidica data, fremiamo. Tutti i preparativi sono in atto, distribuzione di volantini a tappeto, propaganda massiccia e dita consumate per rispondere a tutte le mail, siamo pronti e ce la facciamo un po’ addosso!
EdF – Un classico delle Edizioni del Frisco è quello di chiedere un proverbio,
un motto, un modo di dire che vi piace o che sentite adatto a questo
momento spiegando il perché di questa scelta…
Tira più un pelo di capriolo che una mandria di buoi.

“The Blitch has a system”, una zine su una strega con la grafica di Lennard Kok

Lennard Kok è un illustratore di Utrecht, Olanda, che ha già collaborato con importanti realtà quali Apartamento Magazine, Bleacher Report, Draw Down Books, The New York Times, Migrant Journal,
Volkskrant Magazine, Winc.

In questa sua fanzine del 2015 – alcune stampe delle illustrazioni sono ancora disponibili QUI – Lennard accompagna il testo della scrittrice americana Trinie Dalton alla scoperta delle pratiche magiche di una strega un pò particolare.

“The Witch has a System” è infatti un racconto di una strega che si aggira con grossi occhiali da sole in stile aviatore per la California eseguendo assurdi incantesimi che molto spesso non portano ai risultati sperati.

Le illustrazioni di Lennard Kok la mostrano sempre in una sorta di latta – simbiosi con piante di ogni tipo, impegnata a risolvere problemi che lei stessa – con la sua magia – ha creato.

La fanzine è stata curata da Christopher Sleboda & Kathleen Sleboda – QUI il loro progetto insieme – stampato a colori in 24 pagine per 50 copie.

Una strana fanzine verde con delle figure ambigue

War on Dust” è una zine vecchio stile, semplice, diretta, e come nelle origini di questi prodotti underground, fotocopiata.

Si tratta di una galleria di ritratti di personaggi immaginati, cattivi o eroici, nessuno lo sa. Sono tutti comunque dei veterani di una guerra microscopica, figure mitologiche di una dimensione parallela dove le forme conosciute si perdono in favore di sembianze strane.Will Sweeney è un artista grafico che vive e lavora a East London. Fra le sue numerose produzioni di carta si ricorda il fumetto Tales From Greenfuzz.

Raccontare il cinema in ordine alfabetico: “Shelf Heroes”

Che cosa è “Shelf Heroes”?

Shelf Heroes” è una gran bella fanzine creata da persone che amano il cinema e stampata senza una cadenza definita. L’obiettivo del progetto è quello di celebrare i film – non solo i blockbuster – affrontandoli seguendo un ordine alfabetico.

Il materiale che da corpo a “Shelf Heroes” è proviene da artisti e scrittori che, seguendo appunto una lettera dell’alfabeto, discutono e affrontano i relativi film… per capirci, partendo dalla lettera “A” saranno affrontati Apocalypse Now, Avatar e via via tutti gli altri.

Nell’ultimo volume, contraddistinto dalla lettera “E” sono presenti 70 autori che hanno contribuito a rendere il numero ancora più grande e migliore.

Oltre agli articoli su Paul W.S. Anderson, Evil Dead II, Eternal Sunshine, e l’Esorcista è molto curata anche la parte grafica con una short fiction ispirata ad Elephant Man e 59 illustrazioni esclusive ispirate ai film presi in esame.