In un elegante libro fotografico in bianco e nero si restituisce gli anni Ottanta di Londra dove nacque il movimento New Romantic.

Poursuite è un editore francese specializzato in fotografia e argomenti correlati che ha prodotto questo affascinante volumetto di cui oggi vi voglio parlare.
“Blitz Club Blitz Kids è un’elegante raccolta di immagini scattate durante il 1980 dal fotografo Homer Sykes dai cosiddetti Blitz Kids nel famoso club di Covent Garden chiamato Blitz Club.
Il Blitz Club era il luogo dove Steve Strange, un’artista camaleontico, seguiva la religione del Duca Bianco (aka David Bowie) e imponeva il suo personalissimo dictat di selezione al suo stranissimo ed originalissimo pubblico. Una volta entrati al Blitz Club, culla dell’eccesso, le libertà regnavano supreme e le inibizioni erano morte e sepolte a favore di nuove calde e controverse esperienze. La storia narra che celebrità di quegli anni, Boy George, Rusty Egan, Princess Julia, Billy Idol e David Bowie su tutti, erano parte integrante del locale stesso che in poco tempo da fenomeno stilistico divenne vero e proprio manifesto di una generazione stanca della cultura punk troppo aggressiva e alla ricerca di un nuovo e più sofisticato culto estetico.
Infatti, negli anni ’70 la Gran Bretagna era ancora nel mezzo della depressione economica con una settimana lavorativa di tre giorni a causa di una disoccupazione ancora in forte aumento.
Steve Strange, un giovane imprenditore gallese, era arrivato a Londra, e si stava facendo un nome per l’organizzazione di concerti di gruppi punk. Collaborando con l’amico e batterista Rusty Eagan, si iniziarono a far conoscere nei club organizzando le cosiddette Bowie Nights, quasi sempre di martedì sera in un seminterrato sotto un bordello di Soho. Nel 1979 abbandonarono quel luogo angusto per trasferirsi in un wine bar senza troppe pretese a Covent Garden. Un locale decorato con i manifesti della Seconda Guerra Mondiale e una fotografia del primo ministro Winston Churchill. Nei loro martedì mentre Rusty faceva il DJ, Steve imponeva una severa politica di selezione all’ingresso facendo entrare solo quello che lui definiva “strano e meraviglioso”. Per darvi un’idea, uno come Mick Jagger è stato più e più volte bloccato.
Il Blitz Club iniziava a fare notizia.
Era frequentato da molti studenti di moda che erano stufi del genere punk e volevano esprimersi in modo diverso, molti in un modo molto più androgino, ambiguo, provocante. Il Blitz Club fu un banco di prova per le loro idee sulla nuova estetica, sul design e sulla moda facendo diventare questo nuovo look famoso con il nome di New Romantic.
Il libro, di 32 pagine scritte in inglese e francese, in un bianco e nero senza dubbio elegante, ricercato e privo di fronzoli, restituisce alla perfezione il clima e lo spirito dell’epoca.
Ottima testimonianza, ottimo esempio di ricostruzione di un periodo fra i più innovativi degli anni Ottanta. E’ possibile acquistarlo qui.

SOFFA, arriva da Praga il magazine sulla bellezza del mondo artigiano

SOFFA” è una rivista bimestrale di design e lifestyle con base a Praga pubblicata ogni due mesi in inglese (e ora anche in ceco) in formato cartaceo e online già al suo quarto anno di vita. SOFFA mira a ispirare il lettore presentando la bellezza nascosta nella vita di tutti i giorni tramite il meglio del mondo del design contemporaneo.
Ogni numero è incentrato su un tema unico e presenta fotografie, illustrazioni e articoli longform. Stampato su 160 pagine di alta qualità, la rivista è distribuita in tutto il mondo. Oltre alla rivista pubblicata e ai contenuti online aggiuntivi – blog, mini-numero bimestrale e post sui social network – SOFFA ospita workshop creativi con artisti e specialisti da tutto il mondo che interessano una vasta gamma di tipologie di lavori artigianali, interior design e pelletteria.
L’e-shop SOFFA vende i numeri stampati della rivista, l’abbonamento annuale e i prodotti originali SOFFA, dai poster agli accessori di moda.
Il primo numero in uscita nel 2018 riguarderà il centenario della fondazione della Cecoslovacchia e i ragazzi di SOFFA hanno deciso di onorare la cosiddetta prima repubblica assaporando la bellezza della rivista stampata non solo in inglese, ma come detto anche in ceco.
SOFFA è acquistabile qui.

Ecco la nuova posterzine “Volve”: la piega, il formato e l’avventura del molteplice

Dalla bella esperienza di Moodboard, nasce oggi Volve una posterzine semestrale nata dalle menti creative di Martina ToccafondiClaudio FabbroLucrezia Cortopassi, e con la parte relativa alla redazione dei testi a cura di Samir Galal Mohamed.
Dando un’occhiata alla presentazione del progetto, si legge che Volve è un dizionario visivo, sentimentale, fatto di pieghe, tracce, risvolti, incontri. Un racconto per immagini, semestrale, monotematico. Il tema del primo numero uno è la tristezza, quella prossima e quella «a venire».


I contributi visivi degli autori di questo primo numero, così come per le prossime uscite, sono raccolti attraverso delle open call. Potete già segnarvi in agenda che la prossima è prevista per marzo/aprile 2018.
Stampata completamente in offset, Volve è un poster dalle belle dimensioni 50×70 stampato con stile e attenzione ai dettagli in 250 copie numerate, piegate e tagliate a mano che vi arriva a casa confezionato sottovuoto in una elegante busta trasparente.
Volve può essere acquistata online sul sito Volvezine.

 

 

Chiara Dal Maso – Bonjour Tristesse
Isabella Petricca – The moon, the moon

Un libro racconta per immagini e grafica la storia del movimento pacifista in Inghilterra e nel mondo

“People Power” è un bel libro che traccia la storia del movimento contro la guerra nel Regno Unito dallo scoppio della prima guerra mondiale ai conflitti attuali in Medio Oriente raccontando la storia degli obiettori di coscienza e di tutti coloro i quali si sono impegnati in prima persona per protestare contro ogni forma di conflitto o guerra.
Basandosi su testimonianze raccolte da diretti interessati e soprattutto sulla vastissima collezione del Museo Imperiale della Guerra e del suo ricco archivio di materiale visivo, tra cui fotografie, dipinti, poster, cartoni animati e distintivi, il libro esplora le molteplici ragioni che da sempre uniscono le persone che si oppongono alla guerra ed esamina i cambiamenti e le costanti presenti nel movimento. Viene inoltre esaminato il ruolo delle principali organizzazioni e gruppi all’interno del movimento, come la Peace Pledge Union negli anni ’30 e il Greenham Common Women’s Peace Camp negli anni ’80, così come quella di singoli sostenitori di alto profilo, tra cui Fenner Brockway e Tony Benn.
Il libro, edito dalla storica casa editrice inglese Thames & Hudson è acquistabile qui.

ANXY #2, il magazine questa volta esce con un numero alla dipendenza da lavoro

A suo tempo (qui l’articolo) presentai “Anxy” perché mi colpì molto il soggetto stesso della rivista e sono stato molto felice di vedere che questo coraggioso progetto è stato l’unica nuova uscita del 2017 ad essere premiata ai recenti Stack Awards come lancio dell’anno e scelta degli abbonati (qui il pezzo sui premi di quest’anno).
Eccomi dunque a presentare la seconda uscita del progetto ideato dalla designer californiana Indhira Rojas insieme a Jennifer Maerz questa volta dedicato al così detto Workaholism, lo stress tipico di chi diventa dipendente dal lavoro.
Anche in questo caso, leggendo l’intervista fatta da It’s Nice That ad Indhira Rojas, si ribadisce che l’obiettivo della rivista è quello di far aprire le persone, leggerne la vita e le esperienze, dimostrare che nessuno è solo. Mettere le persone a proprio agio nel condividere i propri pensieri scomodi, i sentimenti e le esperienze vulnerabili di cui solitamente si parla solo in contesti chiusi.
La scelta del tema del secondo numero è ricaduto sul workaholism sia per l’esperienza personale di Indhira e Jennifer sia perché sempre più persone usano il lavoro come una forma di evasione e questo porta a non differenziare più il lavoro duro da quello compulsivo.
La splendida cover è a cura di Ori Toor, geniale illustratore di Tel Aviv che ha illustrato l’articolo della psicologa Malissa Clarke sul concetto di workaholism e se volete saperne o sfogliarne di più, accaparratevi la vostra copia qui.

La più grande collezione al mondo dedicata agli stati alterati della mente è di un uomo colombiano e la potete trovare racchiusa in un libro

Mi sono imbattuto nella realtà di Anthology Eitions ramai qualche anno fa, mentre stavo cercando di comporre una bibliografia sulla poster art californiana.
Mi piace il loro stile, mi piace il mix elegante fra il palese amarcord del loro gusto e la voglia di stare in questo presente incasinato. Mi piace il contenuto dei loro lavori, i criteri di selezione e la cura con cui presentano il tutto.
Oggi vi parlo di Anthology Editions e della loro ultima fatica, su carta ovviamente.
Anthology Editions è una bella realtà editoriale con sede a Brooklyn, NY che indaga con passione il patrimonio della cultura pop senza porsi limiti di genere o di forma. Il vero cuore pulsante del progetto editoriale sta infatti nell’amore verso l’archiviazione e la catalogazione di materiali di un tempo passato con l’obiettivo di ripresentarli con un sempre accurato e accattivante lavoro di redesign e un ottimo lavoro di ricerca e commento.
Il progetto si basa su due colonne principali, quella di Anthology Recordings in cui vengono riportati a galla i suoni e le vibrazione passate per illuminare il presente. Si parla molto di surf revival sound e di quelle certe good vibration di cui, almeno quelli della mia generazione, hanno solo letto sui libri senza mai davvero assaporarle se non di rimbalzo.
L’altra parte del lavoro è appunto Anthology Editions dove vengono ideate e prodotte attività culturali come edizioni di libri, raccolte musicali o grafiche e mostre. 

Tutto il racconto parte dalla figura quasi mitologica di Julio Mario Santo Domingo (1958-2009), il collezionista e soprattutto visionario colombiano che per tutta la sua vita e spendendo una vera e propria fortuna, ha riempito le sue innumerevoli case e i suoi svariati magazzini con la più grande e sterminata collezione privata del mondo legata ai temi della droga, del sesso, della magia e del rock and roll. Sto parlando di una collazione che comprende una libreria di oltre 50.000 titoli dove trovare da manoscritti e foto rarissime e poster, stampe, serigrafie originali. Bottiglie, lettere, pipe da oppio e addirittura diversi flipper che, – ovviamente – riguardavano il tema dell’alterazione.
La collezione mostra le innumerevoli influenze che gli stati di alterazione della mente hanno avuto su arte, scienza e politica nel corso dei secoli attraverso anche opere di artisti quali Andy Warhol, Timothy Leary, Sigmund Freud, il Marchese di Sade, Charles Baudelaire, Allen Ginsberg, i Rolling Stones, Aleister Crowley e molti, moltissimi altri.
La collezione è stata depositata all’Università di Harvard da suo figlio, Julio Santo Domingo.

Tutto questo lo potete trovare in “Altered States: The Library of Julio Santo Domingo” un volume pesante, grosso, costoso e fantastico che mette in evidenza i pezzi della collezione nelle sue densissime 480 pagine e 650 immagini.
I testi sono curati da Peter Watts e la parte grafica da Yolanda Cuomo.

Per chi ha un pò di soldi da spendere, il libro si acquista qua.

Una bella zine autoprodotta per ricordarsi di due viaggi fatti negli States

Ognuno di noi nella propria vita compie viaggi, spostamenti più o meno lunghi, più o meno piacevoli e, ognuno di noi, ha i propri modi e le proprie metodologie di archiviazione del materiale di viaggio: foto, fogli sparsi, gadget e quant’altro.
Oggi vi presento quello che è  stato il modo con cui il giovane Jakub Lehmann, grafico e art director polacco che lavora presso il Blürbstudio, ha deciso di archiviare e consegnare al tempo che passa il materiale riportato a casa da 2 viaggi negli Stati Uniti fatti negli anni scorsi.

Jakub (qui i sui profili IG e FB)ha pensato bene di affidarsi al sempre verde formato libro cartaceo e di farlo con stile e passione. Il risultato è “10.000 miles”, una rappresentazione grafica e una sintesi di due viaggi negli Stati Uniti per una durata totale di 109 giorni e un percorso di 15.772 chilometri, che è poi la distanza tra New York e la California.


Le due pubblicazioni sono organizzate cronologicamente e traboccano di informazioni testuali, grafiche e fotografie selezionate da Jakub.
Per meglio aiutare il lettore a seguire quello che è il tragitto del viaggio, ognuno dei 2 volumi contiene la mappa del percorso intrapreso.
Ulteriore lavoro di classificazione, forse quello che più mi è piaciuto, è relativo al tipo di contenuto utilizzato a cui Jakub ha assegnato uno specifico colore: testo, luogo, stampa o foto.

Lo skate come liberazione ed emancipazione in questo nuovo magazine dalla Palestina

Una delle cose che più mi fa impazzire della attuale scena dei magazines italiani, ma soprattutto internazionali, è la sensazione che stia sempre per uscire una sorpresa, quel non sapere mai cosa aspettarti da un settore vivo più che mai, aperto più che mai, curioso più che mai.
Questo continuo movimento oggi mi porta a parlarvi di “Roll With The Punches”, una nuova rivista sullo skateboarding uscita da qualche settimana e proveniente da una zona da dove non arrivano poi tanti magazines, anzi: la Palestina.

Questo bel progetto è stato ideato e realizzato dallo skateboarder, Tom Bird, dopo aver collaborato con SkatePal, un progetto di collaborazione a sfondo sociale cresciuto a dismisura in Cisgiordania.
SkatePal è un’organizzazione senza scopo di lucro che lavora con le comunità Palestinesi per migliorare la vita dei giovani e promuovere la funzione sociale dello skateboarding.
Dal 2013 SkatePal ha realizzato moltissimi progetti che hanno raggiunto centinaia di giovani in tutta la Cisgiordania e ottenuto consensi e riconoscimenti da tutto il mondo.

Un team di volontari locali e internazionali insegnano a ragazzi suddivisi in classi di età lo skateboarding costruendo skatepark e fornendo le attrezzature necessarie. Queste attività stanno consentendo a un numero sempre crescente di giovani skater palestinesi di allargare i loro confini, assaggiare i benefici di uno spirito collaborativo basato sullo sport e soprattutto di essere in gradi di supportare a loro volta quelle chesaranno le future generazioni.

Il magazine contiene un’intervista al fondatore di SkatePal, Charlie Davis, sullo skateboard come “via” verso l’emancipazione, un approfondimento su Nefarious, un prgetto tutto femminile di skaters e come, questo strumento, possa essere utile anche per l’uguaglianza di genere. Una storia illustrata di 16 pagine del conflitto israelo-palestinese e molto altro materiale che, come avrete senz’altro capito, rende questo magazine speciale.
A renderlo ancora più interessante ai miei occhi è che l’intero progetto ha l’obiettivo di supportare le attività di SkatePal e quindi non a scopo di lucro.
Ogni numero sarà stampato in circa 500 copie da 64 pgine per un formato standard di 240mm x 170mm.
Per chi fosse interessato ad acquistare una copia, potete farlo qui.

“Entrose” un magazine sul basket come cultura underground

Chi ama lo sport sa cosa significa esserne onnivoro, appassionarsi anche per l’ultima delle partite di calcio, sudare insieme ai ciclisti nelle salite del Giro d’Italia o svegliarsi di anno in anno alle 3 di notte per seguire fino a mattina le Finals NBA.
Proprio di basket abbiamo già parlato in un articolo su “Franchise” altro magazine fra arte e design, perché stanno, anche se più lentamente di quanto mi aspettassi, iniziando a sbucare anche magazine sullo sport della palla a spicchi ed oggi ve ne presento uno davvero nuovo… “Entorse“.

Intanto, la parola “Entorse” in francese rimanda alla distorsione, forse l’infortunio più comune dei giocatori di basket, ma se allarghiamo il senso del termine vediamo che diventa infrangere le regole o andare contro la norma. È questa doppia interpretazione che ha portato il fotoreporter e fotografo Benjamin Schmuck, redattore capo Stephane Peaucelle-Laurens e lo studio di design Helmo a chiamare così la loro nuova rivista sulla cultura del basket.
La rivista è incredibilmente visiva, molta fotografia e storie illustrate con opere di illustratori come Simon Roussin e Kitty Crowther.
Il design particolare di Entorse è l’aspetto che lo rende più intrigante con una font personalizzata ispirata alle linee di un parco giochi. La pubblicazione è in un grande formato che una volta aperto forma la stessa proporzione di un campo da basket.
Personalmente mi sono innamorato di Entorse per l’idea della copertina che in un bel colore arancio è stampata con il titolo nero in rilievo così da rimandare alla sensazione di tenere in mano una palla da basket.

Broccoli è una rivista creata da e per le donne che amano la cannabis.

Broccoli è una rivista creata da e per le donne che amano la cannabis.
Questo è il chiaro e semplice preambolo che recita proprio il sito del nuovo magazine creato da Anja Charbonneau e, udite udite, regalato al solo prezzo delle spese di spedizione (attenzione però, alla fine, le spese di spedizione sono molto salate!).
Broccoli esplora e approfondisce la moderna cultura dello sballo da cannabis guardandola attraverso un obiettivo artistico, culturale e molto molto attento al mondo fashion e di tendenza.
Pubblicato tre volte l’anno, Broccoli è un magazine ideato e realizzato da un team di sole donne che lavorano nel campo dell’editoria, della pubblicità, della vendita al dettaglio e del design.
All’interno delle 80 pagine del numero uno, stampato su carta patinata di alta qualità leggerete articoli sulla controcultura e sulla legalizzazione, ammirerete le sculture di piante e fiori di Amy Merrick e molto altro..

Se volete avere la vostra copia gratuita di Broccoli, potete farlo qui, ma attenti alle spese di spedizioni, come detto non sono proprio basse.

“Chaos SixtyNine” è un nuovo magazine in formato A3 con poster staccabili creato e realizzato dentro il mondo della moda

Forse qualcuno ancora non ha ben capito che uno dei territori di massima creatività oggi attivi nel mondo del design e della grafica è quello dei magazine. Come ho già avuto modo di dire in altri post, questo settore è in continua crescita, direi che oramai lo possiamo addirittura definire a la pàge.
A dimostrazione di questo continuo ricercare novità e forme nuove per catturare l’attenzione del lettore ecco oggi un nuovo prodotto, Chaos SixtyNine.
CHAOS è un marchio di lusso nell’ambito fashion con sede a Londra, nato da un’idea di una partnership creativa tra alcuni cosiddetti fashion addicted e due giovani stiliste, Charlotte Stockdale e Katie Lyall.
Ispirato alle moderne ossessioni della moda: ultra personalizzazione del prodotto, tecnologia spinta e un senso di posticcia spensieratezza, CHAOS produce accessori super pop con costi vertiginosi.
A leggere il loro about, si capisce che il loro brand rappresenta “l’incontro fra la tecnologia e la moda; la praticità ed il punk, con una dose di individualità tipicamente londinese. Questa è l’ethos di CAOS.”
Da qui nasce anche il magazine Chaos SixtyNine, un maestoso formato A3 super patinato composto quasi esclusivamente di foto selezionate e tipicamente aderenti allo stile del mondo modaiolo.
Ogni pagina è un poster staccabile che uscirà con cadenza biennale con una scelta di cinque cover differenti scattate da Karl Lagerfeld, Cass Bird, Dexter Navy e Phil Poynter. All’interno, ogni pagina ha una piega perforata ed i lettori sono incoraggiati a strappare le pagine e incollarle sulle loro pareti.

Al momento non è presente alcuna pubblicità, almeno nel senso convenzionale, anche se immagino che il tutto sia molto, ma molto supportato da capitali interessati alla diffusione del prodotto…..
Diciamo non il mio prodotto editoriale preferito ma da segnalare per l’azzardo, la sfrontatezza con cui si è presentato sul mercato e la qualità delle firme presenti fra i contributors.

Chaos SixtyNine è acquistabile QUI.

 

 

“Qué Rico” la fanzine targata Nike Skateboarding

Nike SB, la divisione Skateboarding del baffo, ha commissionato ad High Tide di creare una zine stampata in edizione limitata per celebrare l’apertura del loro garage per skate indoor a Williamsburg, a Brooklyn.
La fanzine, intitolata “Qué Rico”, presenta le foto che documentano il recente viaggio del team Nike SB in Porto Rico con fantastici scatti di Zach Malfa-Kowalski.
Le foto, dai colori solari e nitidi, rendono benissimo l’atmosfera caraibica di Portorico e soprattutto mostrano il tema SK di Nike all’opera nelle loro spericolate avventure sulla tavola insieme a personaggi e momenti colti al volo dal bravissimo Zach Malfa-Kowalski.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Noemi Bassi ed il libro pop-up che illustra la storia delle macchine fotografiche

Continuiamo il nostro viaggio del fantastico mondo dell’editoria indipendente grazie al nostro progetto Independent Press Fair a cui vi invitiamo a partecipare con i vostri prodotti editoriali indipendenti. Oggi siamo con il libro “CIII” di Noemi Bassi..

Noemi Bassi è una giovane neo laureata in design della comunicazione presso lo IAAD di Torino. Ha conseguito il titolo con un progetto di tesi, realizzato in collaborazione con “La cameretta oscura“, un’associazione che si occupa di laboratori di fotografia per bambini e ragazzi.

Il suo bel progetto consiste in un libro pop-up che illustra alcune delle macchine fotografiche che hanno fatto la storia della fotografia, mostrandone il funzionamento e le particolarità attraverso una serie di movimenti tutti creati rigorosamente all’interno delle pagine di questo volume.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

“Overground”, il magazine sulla cultura visuale prodotto dallo IED di Torino

Overground è un nuovo magazine italiano, fondato a Torino per raccontare la storia della città ma non solo.
La rivista, di cui è da poco uscito il quarto numero, è promossa dagli studenti della scuola IED Torino ed intende indagare quelle che sono culture underground e nascoste ed il loro essere motore incessante per la creazione di nuovi stili, tendenze, riferimenti per i giovani.
“Overground” è supportato da due importanti realtà riguardanti lo stile attive a Torino, Hannibal Store, storico punto di riferimento per la street culture torinese e Undesign, un’agenzia di design visivo internazionale creata da Michele Bortolami e Tommaso Delmastro.

Overground si pone come una rivista all’avanguardia della comunicazione visiva e di come certi elementi nati nel mondo underground siano adesso emersi ad uno status diverso.
Il layout grafico è caratterizzato da una grande ricercatezza e da un potente impatto visivo con alcune soluzioni innovative e molto, molto bianco.
Un altro aspetto che dimostra l’accuratezza della parte del design editoriale è la parte tipografica in cui è da sottolineare come  molti dei font usati per le intestazioni siano stati prodotti dalla fonderia digitale AlfaType.

I contenuti sono suddivisi fra ampie parti dedicate alla fotografia e un’ampia gamma di interviste ad attori del cambiamento, a soggetti innovatori, catturati un pò in tutti i campi.
Date un’occhiata QUI alla rete di distribuzione del magazine e buona visione!

Quello che presentiamo qua sotto è il secondo numero uscito nel 2016.

“Crepe City” il magazine dedicato alle sneakers più famoso d’Europa

Nello spazio about del sito, si legge una chiara dichiarazione di cosa sia “Crepe City“, “Crepe City” è uno stile di vita.
Stiamo parlando di un magazine relativamente giovane, prodotto in Inghilterra, che si occupa di presentare i modelli più ricercati e introvabili di sneakers.

Il gruppo di “Crepe City” nasce a Londra nel 2009 con i due amici Ronal Raichura e Paul Smyth che organizzano il più importante evento del Regno Unito che riunisce i collezionisti di sneakers inglesi e non.
I due non sono nuovi nel mondo degli eventi e delle cosiddette startup visto che sono sempre loro dietro al progetto del forum KicksXchange, attualmente in fase di rivisitazione, ma che comunque, dal suo lancio nel 2006, è diventato il più importante forum mondiale per l’acquisto e la vendita di scarpe da ginnastica.
Quello che poi è il mio obiettivo, il magazine “Crepe City” è arrivato intanto alla seconda uscita continuando ad approfondire gli ambiti consueti di Crepe come la presentazione e la storia di alcuni marchi e l’approfondimento sugli eventi principali dedicati proprio al mondo delle sneakers.

Crepe City #1
Crepe City #2
Crepe City #3
Crepe City #4

Il magazine ha un formato standard ma molta attenzione viene dedicata alla stampa con copertina stampate su di una bella carta di raso da 300 gr. laminata e rifinita sempre con vernice sul logo impresso.
Ogni numero, compreso il quinto appena uscito, viaggia sulle 180 pagine di contenuti veramente interessanti e chicche da non perdere per gli appassionati, come la descrizione dei 53 modelli della speciale collezione Van Doren (per chi non lo sapesse, il creatore del marchio Vans), una delle più interessanti di sempre.
I numeri arrivano velocemente al sold out, ma per chi volesse acquistare “Crepe City” qui c’è lo store!

Crepe City #2
Crepe City #2
Crepe City #2

 

INDEPENDENT PRESS FAIR: Lorenzo Morandi racconta il progetto YourStory

Independent Press Fair è lo spazio aperto a tutti coloro i quali vogliano promuovere i propri lavori editoriali autoprodotti ed oggi ospita il progetto YourStory di Lorenzo Morandi.
Se anche tu intendi dare visibilità e far conoscere il tuo lavoro editoriale, leggi il breve Regolamento IPF ed il gioco è fatto!

Ma arriviamo dunque alla proposta di di Lorenzo Morandi, giovane fotrafo, designer e project manager che vive e lavora ad Alessandria. Autore e art director di YourStory, lo descrive come uno studio specializzato nella realizzazione di storie fotografiche e nella creazione di contenuti visuali per pubblicazioni e campagne pubblicitarie.

“YourStory – Creativity” è un volume che raccoglie e racconta alcune storie di designer e artisti che hanno osato tracciare vie differenti, cambiando prospettiva e guardando in direzioni nuove, affinché il loro lavoro possa stimolare l’energia creativa e diventare una fonte di ispirazione anche per altri.

Ne sono validi esempi la progettazione algoritmica di Arturo Tedeschi, il lavoro artigiano sulle bici e sui vecchi Ciao Piaggio di Vito Meccanica e le illustrazioni di Chiara Fedele e Riccardo Guasco.
Il volume è pensato come una rivista che lega storie diverse con un tema comune, diverso per ogni numero.
Ancora non disponibile alla vendita, lo sarà a breve sul sito ufficiale YourStory.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Andrea Lippi con il suo “Lights of Japan”

Independent Press Fair continua a promuovere i vostri lavori editoriali indipendenti e attende anche il tuo (come da Regolamento) oggi lo fa con un personaggio che sono molto felice di avere qua.
Andrea Lippi infatti, oltre che essere un creativo a tutto tondo, è un fotografo dall’occhio pulito e delicato e soprattutto è un amico e quindi, proporre all’interno del nostro Independent Press Fair il suo lavoro è proprio una bella sensazione.

Andrea nasce in Toscana e si avvicina alla fotografia grazie alla macchina del padre per poi occuparsene con continuità dall’età di 23 anni, realizzando una camera oscura e iniziando a stampare in proprio le sue foto. Nel 2014 è la volta del suo primo viaggio in Asia, che lo porta a visitare la Cina.
L’ anno successivo, affascinato dall’Oriente, visita per la prima volta il Giappone e se ne innamora. Inizia un periodo di studio sulla cultura giapponese che lo porta ad affrontare un secondo viaggio in Giappone nel 2016. Dopo questa nuova esperienza e in seguito alla conoscenza con gli storici dell’arte Noriyuki Kai e Midori Sewake, nasce “Lights of Japan” che raccoglie alcuni dei più interessanti scatti realizzati nei due viaggi in Giappone.

La pubblicazione racchiude circa settanta fotografie realizzate in Giappone dall’autore, in due distinti viaggi, nelle zone di Tokyo, Kyoto e Hiroshima. Oltre alle immagini, tutte in bianco e nero, che raffigurano paesaggi, scene di vita quotidiana e luoghi di culto, la pubblicazione è arricchita da alcuni brevi racconti dell’autore, uno dei quali è una riflessione sul concetto di “vuoto”, elemento centrale nella cultura giapponese e della prefazione del Prof. Noriyuki Kai, ordinario di storia dell’arte presso Ibaraki University e Midori Sewake, storica dell’arte.

La punta di una matita fotografata come una rock star

“The Secret Life of the Pencil” di Alex Hammond e Mike Tinney è un bel librone hardcover pubblicato da Laurence King Publishing, di quelli che stanno bene vicino ad un camino e che potresti sfogliare durante una uggiosa giornata invernale.

Uscito nel 2017, questa vita segreta delle matite, si prende il ruolo di testimonianza, forse di rivendicazione, di una protagonista che fatica a restare al passo con i tempi ma che ancora oggi ha un ruolo importantissimo nel mondo dei creativi di tutto il mondo: la matita.
Oggi che tablet, tavolette, programmi, smartphone e app dominano in tutti gli uffici e studi di disegnatori e grafici, la matita è diventata un simbolo un pò retrò e quindi amabilmente sofisticato, della libertà creativa. In altre parole, il lavoro che fai sul computer è quello che fai per il lavoro, per pagare l’affitto e andare avanti, mentre ciò che crei con la tua matita è quello che fai per te, per il tuo divertimento.
Secondo gli autori del libro infatti, oltre a stimolare le più importanti menti creative del mondo, la matita è diventata il feticcio ultimo della creatività moderna.

In questo libro viene presentata una collezione unica di fotografie ravvicinate di matite appartenenti ad alcuni dei più importanti artisti, designer, scrittori, architetti e musicisti del mondo. Ciò che rende queste immagini interessanti è il fatto che in qualche modo riflettono le personalità creative dei propri proprietari: trovate quella di Philippe Starck elegante in nero e rosso, quella William Boyd invecchiata e tutta arrugginita, quella di Anish Kapoor scolpita come una statua e quella di Paul Smith classica con gioielli incastonati che ha ricevuto come regalo da Jonathan Ive, il desinger di Apple.
Proprio Paul Smith, innamoratosi di questo progetto, ne ha fatto una mostra ed una serie di stampe della matita di Anish Kapoor in edizione limitata che potete acquistare ai consueti prezzi altisonanti sul suo sito.

Tutte le matite sono accompagnate da materiali come schizzi, citazioni e brevi interviste dei rispettivi proprietari dando un ulteriore valore a questo bel volume.

 

 

“Free the Nipple” ovvero “Tette libere”

Negli ultimi anni, l’artista francese Tiane Doan Na Champassak è diventato relativamente famoso per la grandiosità della sua collezione di riviste erotiche – nello specifico di quelle tailandesi – e per aver su queste ideato e realizzato un compendio di pubblicazioni che si riferiscono agli anni ’60 e ’70.
La parte però interessante del lavoro di Champassak è che, ad un certo punto, la sua attenzione si è soffermata sugli aspetti relativi alla censura di queste nudità, su cosa, come, quando e perché, questi corpi aggraziati venivano coperti e soprattutto sugli aspetti artistici con cui questa censura veniva posta in essere.

La sua attività di ricerca si appoggia anche alla campagna di sensibilizzazione contro le censure intitolata “Free the Nipple”  iniziata nel 2013 da l’attivista e filmmaker Lina Esco che lotta anche contro le strane censure del web che perpetuano e impongono tabù legati ai capezzoli femminili. Facebook per esempio proibisce graphic content che ritraggono immagini dei capezzoli. Il regolamento di Instagram chiede addirittura ai suoi utenti di “tenersi i vestiti addosso” ma, come sappiamo bene, questa regola sembra essere applicata solo ai capezzoli.

Nei sei volumi quindi vengono mostrati numerosissimi esempi di collage ripresi dalla sua vastissima collezione che conta più di 4000 libri. Questi infiniti esempi di censura vengono presentati in maniera ordinata ed elegante.

Ritagliati dall’immagine originale, mostrano tutto l’inventario con cui si può nascondere un capezzolo: dalle stelline alle note musicali, dalla classica biancheria intima fino ai fiori posizionati perfettamente sul luogo peccaminoso fino ad arrivare a casi ancora più creativi e fantasiosi.

Tutti e sei i volumi sono acquistabili presso la casa editrice RVB Books un editore indipendente dedicato alla progettazione e stampa di libri d’arte molto ricercati e interessanti che, all’interno della sua galleria d’arte, svolge anche un’interessante attività di promozione delle nuove e più originali pratiche editoriali.

Elsie Magazine: creare l’ultimo numero dopo aver svuotato lo scantinato

Elsie è una rivista indipendente e creativa ideata, creata e prodotta da ; è l’opera di una persona … il suo nome è Les Jones designer, fotografo, scrittore e appunto editore inglese di Crewe, Inghilterra.

Elsie è un magazine dove trovano ampio spazio tutte le arti grafiche, la fotografia, la tipografia ed il design. Ogni copia viene stampata in circa 1.000 copie e, fenomeno che si sta oramai diffondendo sempre più, ogni copia contiene degli elementi personalizzati che rendono ogni esemplare un unico.

La mente creativa di Jones però non si è fermata qui ed ha pensato bene di inserire all’interno delle pagine di Elsie, in una copia ogni 25, una busta speciale contenente una stampa artistica unica e firmata!

Uno degli aspetti che sorprende di Elsie è la totale assenza di pubblicità fra le sue pagine che la rende davvero una rivista indipendente in un ecosistema, come quello dei magazine, dove questo aggettivo “indipendente” penso sia molto (molto!) abusato se pensiamo agli sponsor per così dire di peso, che si trovano in tutti i maggiori prodotti editoriali e che, volenti o nolenti, rendono da una parte i prodotti molto più solidi economicamente, ma dall’altra, li vincolano a numerose pagine di advertising.

Ma lasciamo questa discussione che tra l’altro Jones riprende sul suo blog in un breve articolo a chi la vorrà continuare e torniamo a Elsie Magazine che arriva alla quinta uscita, “The Stuff Issue”, la più voluminosa di sempre con le sue 132 pagine colorate.

Il Mash-Up culturale della rivista “Fount”

I ragazzi di Mash-Up hanno iniziato nel 2016 uno scambio artistico interdisciplinare e internazionale con altri artisti, graphic designer, fotografi e tutto quanto fa spettacolo.

Da questo lavoro è nata la rivista indipendente  “Fount” di cui è uscito il primo numero oramai un anno fa. Ne riparliamo ancora oggi perché l’esperimento era (e forse è ancora oggi, ma non se ne hanno notizie aggiornate) molto interessante e varrebbe la pena proseguirlo.

La rivista affronta le convergenze di una società globalizzata quale è la nostra e quello che essa rappresenta e comporta come cambiamenti nell’ambito della creatività. La domanda di fondo che si pongono i ragazzi di Mash-Up, interessante e attuale come non mai è la seguente:”Come possiamo, come società, beneficiare del Mash-Up da un punto di vista culturale, sociale e artistico?

Artisti provenienti da tutto il mondo hanno risposto alla loro chiamata inviando quelle che sono le loro interpretazioni del tema del numero “Piantare una montagna”, una rappresentazione metaforica del coraggio che è necessario per intraprendere una strada nuova e mai percorso prima da nessun altro.

Le opere ricevute sono state a loro volta riviste da un diverso artista, proveniente da ambiti artistici completamente differenti che ha reinterpretato secondo il proprio stile.

Sfogliando “Fount” ti imbatterai in Stefan Sagmeister, PutPut, Hort, Erwin Olaf, Frank Höhne, Tony Futura, Stefan Kiefer, Frank Berzbach, Götz Gramlich.

Per i pignoli, i dati della pubblicazione:
Data di uscita : primavera 2016
Volume: 176 pagine
Formato: 16,5 x 24 cm
Lingua: tedesco / inglese
Stampa: Druck & Verlag Kettler GmbH
Speciale: è incluso un set di adesivi per personalizzare la copertura

Il sottotitolo di “Co11ectif” é: questo non è solo un magazine

Il settimo numero di “Co11ectif” è veramente bello, 280mm x 215mm per 308 pagine di foto mozzafiato e incredibilmente belle.

All’interno trovate la squadra di skateboarder di Volcom – il noto brand di abbigliamento – che si racconta di quando sono andati a farsi un viaggetto in moto nella parte settentrionale dell’Europa e nel sud-ovest degli Stati Uniti.
Non abbiate paura, erano in moto, ma con loro c’erano anche le inseparabili tavole da skate.

Questo numero descrive e racconta infatti quello che è un concetto vecchio oramai di decine e decine di anni ma sulla quale non sembra mai calare l’attenzione e l’interesse degli spiriti più avventurieri: la vita sulla strada.

Le moto, le tende ed il campeggio, lo skateboard e un particolare concetto di turismo sono gli ingredienti di qusta ultima uscita. Un libro sul viaggio, non sulla destinazione perché forse, dopo tutto, aveva ragione chi sulla strada ha trovato la consacrazione a sostenere che le cose che contano sono “una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada”.

“Franchise”, il basket fra l’arte ed il design

Franchise” è una pubblicazione – lanciata nel 2016 – che evidenzia la cultura del basket, ma lo fa con sguardo giovane, frizzante, colorato e mai banale.

Il basket come stile di vita, come un’avventura vibrante che viene descritta attraverso una profonda ricercatezza fotografica e – come piace a me – utilizzando una miriade di illustrazioni sempre dagli stili sempre diversi e originali. Si spazia da Los Angeles al Ghana, parlando di collezioni di musica e di prodotti di design. Interviste con ballerini e architetti che – pur nella loro lontananza – vengono tenute insieme da un amore viscerale per il basket e tutto ciò che gli ruota attorno.

Il numero 3 riporta in copertina alcuni lavori dell’artista Pete Deevakul che usa il basket come pretesto per creare sculture ed installazioni che guardano alla tradizione orientale. C’è il fotografo Daniel Arnold che è andato al Madison Square Garden per documentare com’è un giorno nella vita delle cheerleaders della squadra dei New York Knicks. Insomma, preferisco non dirvi altro, se siete appassionati di basket, ma di un basket come non lo avete mai visto, “Franchise” è proprio quello che fa per voi..

Architetture da un mondo fantastico: El Alto in Bolivia

El Alto” in Bolivia diventa per qualche pagina un vero e proprio spettacolo per le pupille che si spalancano di fronte a colori e forme che provengono direttamente molto simile ai cartoon come Paul & Mina o simili.

Con questi scatti il fotografo Peter Granser presenta una selezione di edifici dell’architetto boliviano Freddy Mamani Silvestre. Mamani chiama il suo stile architettonico “nuova architettura andina”. I colori e le forme sono ispirati alla cultura indigena di Aymara e all’architettura pre-Inka che si trovano nel sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO di Tiwanaku, vicino al lago Titicaca. Dal 2005 l’architetto autodidatta Mamani ha realizzato più di 60 progetti in El Alto.


Winston Hampel, docente alla School of Architecture di Londra, nel saggio che accompagna la pubblicazione, descrive Granser come un artista concentrato completamente sugli edifici sottolineando come le persone non appaiono mai da nessuna parte. Ogni casa sembra avulsa dal proprio contesto, dal proprio tempo e dal proprio luogo.

Peter Granser, austriaco, vive e lavora a Stoccarda in Germania da oltre 20 anni. Il suo lavoro artistico fa parte di importanti collezioni internazionali.