In un elegante libro fotografico in bianco e nero si restituisce gli anni Ottanta di Londra dove nacque il movimento New Romantic.

Poursuite è un editore francese specializzato in fotografia e argomenti correlati che ha prodotto questo affascinante volumetto di cui oggi vi voglio parlare.
“Blitz Club Blitz Kids è un’elegante raccolta di immagini scattate durante il 1980 dal fotografo Homer Sykes dai cosiddetti Blitz Kids nel famoso club di Covent Garden chiamato Blitz Club.
Il Blitz Club era il luogo dove Steve Strange, un’artista camaleontico, seguiva la religione del Duca Bianco (aka David Bowie) e imponeva il suo personalissimo dictat di selezione al suo stranissimo ed originalissimo pubblico. Una volta entrati al Blitz Club, culla dell’eccesso, le libertà regnavano supreme e le inibizioni erano morte e sepolte a favore di nuove calde e controverse esperienze. La storia narra che celebrità di quegli anni, Boy George, Rusty Egan, Princess Julia, Billy Idol e David Bowie su tutti, erano parte integrante del locale stesso che in poco tempo da fenomeno stilistico divenne vero e proprio manifesto di una generazione stanca della cultura punk troppo aggressiva e alla ricerca di un nuovo e più sofisticato culto estetico.
Infatti, negli anni ’70 la Gran Bretagna era ancora nel mezzo della depressione economica con una settimana lavorativa di tre giorni a causa di una disoccupazione ancora in forte aumento.
Steve Strange, un giovane imprenditore gallese, era arrivato a Londra, e si stava facendo un nome per l’organizzazione di concerti di gruppi punk. Collaborando con l’amico e batterista Rusty Eagan, si iniziarono a far conoscere nei club organizzando le cosiddette Bowie Nights, quasi sempre di martedì sera in un seminterrato sotto un bordello di Soho. Nel 1979 abbandonarono quel luogo angusto per trasferirsi in un wine bar senza troppe pretese a Covent Garden. Un locale decorato con i manifesti della Seconda Guerra Mondiale e una fotografia del primo ministro Winston Churchill. Nei loro martedì mentre Rusty faceva il DJ, Steve imponeva una severa politica di selezione all’ingresso facendo entrare solo quello che lui definiva “strano e meraviglioso”. Per darvi un’idea, uno come Mick Jagger è stato più e più volte bloccato.
Il Blitz Club iniziava a fare notizia.
Era frequentato da molti studenti di moda che erano stufi del genere punk e volevano esprimersi in modo diverso, molti in un modo molto più androgino, ambiguo, provocante. Il Blitz Club fu un banco di prova per le loro idee sulla nuova estetica, sul design e sulla moda facendo diventare questo nuovo look famoso con il nome di New Romantic.
Il libro, di 32 pagine scritte in inglese e francese, in un bianco e nero senza dubbio elegante, ricercato e privo di fronzoli, restituisce alla perfezione il clima e lo spirito dell’epoca.
Ottima testimonianza, ottimo esempio di ricostruzione di un periodo fra i più innovativi degli anni Ottanta. E’ possibile acquistarlo qui.

Un libro documenta il processo creativo per arrivare alla creazione di un nuovo font

Alistair McCready è un giovane diplomato in Design della comunicazione ed oggi parliamo di lui perché si è aggiudicato il premio per il miglior design grafico australiano del 2017. Il premio è arrivato per l’eccellente lavoro di McCready dal titolo “Type as Monument” che è stata premiato con il Pinnacle Award agli Australian Graphic Design Awards (AGDA). Questa è la prima volta che il Pinnacle Award è stato assegnato a uno studente non ancora laureato a testimonianza del fatto del tutto speciale e della bontà del lavoro di editorial design fatto da Alistair in questo progetto.
L’alunno di Bachelor of Art and Design ha consegnato due progetti separalti ma fra loro correlati, un carattere tipografico chiamato Kahu, progettato specificamente per un utilizzo specifico in lavori cn particolarità grafiche che rimandano all’antichità come per esempio su monumenti storici, e un libro “Type as Monument” creato per documentare i processi e lo sviluppo del carattere Kahu.
Per sviluppare il carattere tipografico, McCready ha viaggiato attraverso la Nuova Zelanda fotografando memoriali, statue e monumenti da cui trarre ispirazione e quindi ha ricreato digitalmente quelle lettere aggiungendo elementi extra dove reputava necessario.
Il suo supervisore scolastico, Senior Lecturer Dr Peter Gilderdale, ha dichiarato che il successo di McCready è stato meritato perché sostiene che Alistair è spinto dagli elementi che tutti gli studenti dovrebbe possedere: una curiosità infinita, una costante volontà di andare oltre l’ovvietà, la cura per i dettagli e un enorme rispetto per la Nuova Zelanda e la sua storia.

Un libro illustrato presenta la scuola di attività paranormali

Jefferson Cheng è un designer e illustratore di San Francisco che si occupa di stampa, brand identity con una vasta gamma di clienti, grandi e piccoli. Attualmente lavora anche come designer per Google mentre in passato ha collaborato anche con Monocle, YouTube e tanti altri.
Mi ha colpito questo suo lavoro dal fantasioso titolo “Q.S.R. Class no. 001” e, andando ad approfondire un pò, ho scoperto essere veramente un bel prodotto, ricercato quanto basta per conservare un approccio totalmente underground ma sempre stiloso ed elegante.
L’immaginazione scorre libera in questa zine totalmente grafica.
Illustrata a quattro colori con una linea accattivante utilizzata per narrare le storie di una scuola che intende insegnare attività paranormali.
Tutto imperniato sull’utilizzo di forme geometriche che vengono trasferite da una pagina all’altra creando sempre nuove forme e disegni il tutto con un forte spirito giocoso e irriverente.
Il libro non è in vendita in quanto si tratta di un prototipo che speriamo divenga presto stampato in più copie.

 

Un libro interamente dedicato al carattere tipografico “Felice”

Attivo dal 2013, Nootype è uno studio grafico fondato da Nico Inosanto specializzato nella creazione di lettering e font originali ed estremamente classiche con sede a Neuchâtel in Svizzera. Il suo obiettivo principale è quello di offrire caratteri nuovi e freschi per vari e differenti usi. Tutti i caratteri tipografici offerti da Nootype dispongono di molti stili e funzioni che li rendono un’ottima scelta sia per edizioni ricercate sia per i progetti più semplici e minimali. Inosanto concentra il proprio lavoro principalmente sulla tipografia per la realizzazione di nuovi caratteri tipografici e oggi vi presento il suo libro interamente dedicato a un carattere elegante e di classe chiamato Felice. Seguendo l’approccio del suo lavoro di progettazione editoriale, il libro è semplicemente bello per chi ama conoscere e studiare lparte della creazione di una lettera, le sue caratteristiche e soprattutto i dettagli di quella che è una vera e propria arte artigianale.

Un libro di cucina per descrivere un ristorante a conduzione familiare australiano

Sembra che il periodo natalizio e di fine anno mi abbia messo la voglia di segnalarvi solo libri inerenti al cibo ed alla cucina, ma non è del tutto così, vedrete…  anche se oggi rimaniamo in tema e vi presento il volume intitolato “Cazador” ideato da Tim Donaldson del SeaChange Studio di Auckland, in Nuova Zelanda.
Come detto si tratta di un libro di cucina stampato in una tiratura in edizione limitata di 1000 copie ispirato da un piccolo ristorante australiano, il Cazador appunto, a conduzione familiare. I proprietari volevano creare qualcosa di profondamente personale per il loro luogo, che mettesse in mostra le loro ricette di famiglia tramandate oramai da generazioni.
All’interno del libro si respira un’aria vintage, dallo stile retro, come nei vecchi ricettari in cui ti vengono presentate le immagini che mantengono ancora quei colori oramai superati, accompagnate però da un molto più attuale utilizzo della tipografia. Un piccolo indice è stampato all’interno del libro in un grande carattere nero, ben distanziato e bilanciato. Il nome di ogni piatto è stampato in un semplice carattere nero insieme ad un piccolo punto in diversi colori. Il libro contiene anche immagini di chef che preparano i piatti, creando contenuti accattivanti per un lettura utile e gradevole.

Un libro ben fatto vi insegnerà i segreti del perfetto hamburger

In questi giorni di mangiate senza fine, di spasmi e lotte per riuscire ad alzarsi indenni dai pranzi e dalle cene, non poteva mancare un consiglio culinario fra le nostre segnalazioni editoriali.
Ecco infatti “The Huxtaburger Book”, un libro prodotto e realizzato a cura dell’omonima catena di ristoranti australiani Huxtaburger.
L’obiettivo del volume è dichiarato all’inizio, quello cioè di cambiare e tutto ciò che pensi di sapere sugli hamburger fornendoti tutte le informazioni necessarie per riuscire a creare hamburger di culto anche standotene tranquillamente a casa tua.
L’autore del libro è lo chef Daniel Wilson, cofondatore di Huxtaburger, che illustra e dettaglia una ampia lista di deliziose ricette, da come portare il tuo cheeseburger standard al livello successivo, con una serie di dati, condimenti e addirittura le giuste bevande da abbinare fra cui varie coke, birre e frappè.
Vincitore del Best Designed Cookbook 2016 agli ABDA (Australian Book Designers Association Awards), il libro è veramente gradevole pien di infografiche, rimandi, informazioni e grafiche di ogni tipo.

Il libro, ideato da A Friend of Mine Design Studio è acquistabile qui.

Un libro che spiega il rapporto fra il gesto e la parola nella lingua italiana

Mentre studiava le lingue, i segni e più in generale la comunicazione in uno dei suoi corsi di laurea all’università, la giovane studentessa italiana di stanza a Colonia, in Germania, Silvia Gaianigo ha capito quanto sarebbe stato divertente ed interessante mettere a fuoco la propria lingua, l’italiano appunto.
Si tratta infatti forse della lingua con maggiori trasposizioni gestuali del mondo così alla fine ne è saltato fuori un libro, un piccolo dizionario che contiene i segni ed i gesti delle mano più popolari nell’uso comune da parte della popolazione italiana mentre parla.

Erica Coppa & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Erica Coppa from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Erica is currently a student at Macomb Community College. She is double majoring in Interactive Web Media and Deisgn & Layout. After school She plan to work as a freelancer selling her art and making websites.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

EC – The first time that I had watched The Big Lebowski, I was attending school at Adrian College in Michigan. My boyfriend at the time loved the movie so he suggested that we should watch it. I remember falling instantly in love with the characters and how different they all were. The Dude was the leader of the group. Walter was an unpredictable Vietnam vet. And Donnie was the mild-mannered sidekick.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

EC – My art is mostly minimalistic. I am very attracted to art that can show the most minimal work but still tell a story without major details. It fascinates me how the mind can put together all the details of somebody’s face or know who a person is by the most minimal images.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

EC – My environment in where I live is a small city called Macomb, Michigan USA. I am currently working at a plant in Shelby, Michigan USA called Champion Laboratories. Although, it does not pertain to what I want to do in my future, I still get a lot of inspirations while working there. I am a full-time student at Macomb Community College and will be graduating in Spring of 2018 with a double major in Design & Layout and Interactive Web Media and Development. I usually spend my free time with my family and friends. We normally all go to local bars/clubs on the weekends. My favorite place to be is my apartment. I love to be inside or on my porch looking at the lake behind my building and work on my Web or Graphic Designs. It is very peaceful and ideas just come to me faster.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

EC – My inspiration for wanting to create minimalist posters is Chungkong. Chungkong is a Netherlands based designer. Chungkong spends time creating his own artwork, his posters are really eye catching. Chungkong strips the subjects down to their bare bones and brings them to life in vibrant and playful designs, covering a variety of subjects from cult movies, books and sports.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

EC – The Big Lebowski for me is more than just a comedy. The Coen brothers had may inspirations and ideas for these characters they were bringing to life in movie. I believe the film has so much influence to the work of graphic and illustrations because it’s just a very funny premise for a film. The Dude (Jeffrey Lebowski) is a listless L.A. pothead wiling away the early 1990s playing in a recreational bowling league with friends Walter Sobchak and Donny Kerabatsos. When a pair of clumsy thugs confuse the Dude with another Jeffrey Lebowski – peeing on his prized rug– the Dude is thrown into a whacky adventure that involves a family feud, a gang of nihilists, the avant-garde art world, the SoCal porn scene, lost homework, Tara Reid and a missing toe.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Erica Coppa dal Michigan, USA.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

EC – La prima volta che ho visto The Big Lebowski, frequentavo la scuola all’Adrian College in Michigan. Il mio ragazzo in quel momento adorava il film, quindi mi ha detto che dovevamo assolutamente guardarlo. Ricordo di essermi innamorata all’istante dei personaggi e di quanto fossero strambi. Il Drug era il leader del gruppo. Walter era un veterano del Vietnam imprevedibile e Donnie era l’aiutante mite.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

EC – La mia arte è per lo più minimalista. Sono molto attratto dall’arte che può mostrare la parte più minimale del soggetto per riuscire a raccontare comunque una storia senza omettere i dettagli importanti. Mi affascina come la mente possa mettere insieme tutti i dettagli del volto di qualcuno o sapere chi è una persona dalle immagini più minimali..

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

EC – L’ambiente in cui vivo è una piccola città chiamata Macomb, Michigan, USA. Attualmente sto lavorando in uno stabilimento di Shelby, Michigan, negli USA, chiamato Champion Laboratories. Anche se non è proprio ciò che voglio fare in futuro, non è male. Sono una studente a tempo pieno al Macomb Community College e mi diplomerò nella primavera del 2018 con un doppio incarico in Design & Layout e Interactive Web Media and Development. Di solito trascorro il mio tempo libero con la mia famiglia e gli amici. Normalmente andiamo tutti nei bar / club locali nei fine settimana. Il mio posto preferito è il mio appartamento. Mi piace stare sotto il mio portico a guardare il lago dietro casa mia e lavorare da li sul Web o sul Graphic Designs. E ‘molto tranquillo e le idee mi arrivano più velocemente.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

EC – La mia ispirazione per i poster minimalisti è Chungkong. Chungkong è un designer con sede in Olanda. I lavori di Chungkong sono davvero accattivanti. Chungkong spoglia i soggetti fino alle loro ossa nude e li riporta alla vita con disegni vivaci e giocosi, coprendo una varietà di soggetti da film di culto, libri e sport

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

EC – The Big Lebowski per me è più di una semplice commedia. I fratelli Coen hanno avuto ispirazione e idee meravigliose per questi personaggi che popolano il film. The Dude (Jeffrey Lebowski) è un personaggio di L.A. dei primi anni ’90 che gioca in una lega di bowling amatoriale con gli amici Walter Sobchak e Donny Kerabatsos. Quando un paio di teppisti goffi confondono il Dude con un altro Jeffrey Lebowski – fanno cioè la pipì sul suo prezioso tappeto – il Dude viene gettato in un’avventura bizzarra che coinvolge una faida familiare, una banda di nichilisti, il mondo dell’arte d’avanguardia, la scena porno di SoCal, chi ha perso i propri compiti scolastici, Tara Reid e un dito del piede mancante.

Attraverso la grafica il libro “The Scale of Things” ti fa scoprire un nuovo mondo

Uno di quei libri che non capisci al primo sguardo, di quelli che ti chiamano e ti costringono ad avvicinarti, sfogliare, eggere e capire. Per poi, in fondo, finalmente avere chiaro il progetto e goderne il significato.
Se poi, il tutto, pè condito da un accurato lavoro editoriale e da una certa spregiudicatezza visiva, allora io sono vinto e l’innamoramento scatta inevitabile.
Sto parlando del libro “The Scale of Things” edito da Quadrille Editions e opera dello studio Praline Design e del suo fondatore David Tanguy.
The Scale of Things è accattivante, ti porta oltre la distanza per esplorare fatti e fenomeni trasformando il loro significato attraverso un nuovo stile grafico.
La grafica è infatti parte integrante della comprensione delle affermazioni di ogni essere umano, un mix di informazioni grafiche, tipografia e illustrazioni formano le rappresentazioni visive con cui noi tutti afferriamo i concetti.
Il libro è rivolto a tutte le età da 10 anni in su perché può essere divertente per tutti scoprire la nuova veste data a concetti quali la Biologia, il Cosmo, l’Economia, l’Ambiente, la Tecnologia ecc.

Il libro è in vendita qui.

La più grande collezione al mondo dedicata agli stati alterati della mente è di un uomo colombiano e la potete trovare racchiusa in un libro

Mi sono imbattuto nella realtà di Anthology Eitions ramai qualche anno fa, mentre stavo cercando di comporre una bibliografia sulla poster art californiana.
Mi piace il loro stile, mi piace il mix elegante fra il palese amarcord del loro gusto e la voglia di stare in questo presente incasinato. Mi piace il contenuto dei loro lavori, i criteri di selezione e la cura con cui presentano il tutto.
Oggi vi parlo di Anthology Editions e della loro ultima fatica, su carta ovviamente.
Anthology Editions è una bella realtà editoriale con sede a Brooklyn, NY che indaga con passione il patrimonio della cultura pop senza porsi limiti di genere o di forma. Il vero cuore pulsante del progetto editoriale sta infatti nell’amore verso l’archiviazione e la catalogazione di materiali di un tempo passato con l’obiettivo di ripresentarli con un sempre accurato e accattivante lavoro di redesign e un ottimo lavoro di ricerca e commento.
Il progetto si basa su due colonne principali, quella di Anthology Recordings in cui vengono riportati a galla i suoni e le vibrazione passate per illuminare il presente. Si parla molto di surf revival sound e di quelle certe good vibration di cui, almeno quelli della mia generazione, hanno solo letto sui libri senza mai davvero assaporarle se non di rimbalzo.
L’altra parte del lavoro è appunto Anthology Editions dove vengono ideate e prodotte attività culturali come edizioni di libri, raccolte musicali o grafiche e mostre. 

Tutto il racconto parte dalla figura quasi mitologica di Julio Mario Santo Domingo (1958-2009), il collezionista e soprattutto visionario colombiano che per tutta la sua vita e spendendo una vera e propria fortuna, ha riempito le sue innumerevoli case e i suoi svariati magazzini con la più grande e sterminata collezione privata del mondo legata ai temi della droga, del sesso, della magia e del rock and roll. Sto parlando di una collazione che comprende una libreria di oltre 50.000 titoli dove trovare da manoscritti e foto rarissime e poster, stampe, serigrafie originali. Bottiglie, lettere, pipe da oppio e addirittura diversi flipper che, – ovviamente – riguardavano il tema dell’alterazione.
La collezione mostra le innumerevoli influenze che gli stati di alterazione della mente hanno avuto su arte, scienza e politica nel corso dei secoli attraverso anche opere di artisti quali Andy Warhol, Timothy Leary, Sigmund Freud, il Marchese di Sade, Charles Baudelaire, Allen Ginsberg, i Rolling Stones, Aleister Crowley e molti, moltissimi altri.
La collezione è stata depositata all’Università di Harvard da suo figlio, Julio Santo Domingo.

Tutto questo lo potete trovare in “Altered States: The Library of Julio Santo Domingo” un volume pesante, grosso, costoso e fantastico che mette in evidenza i pezzi della collezione nelle sue densissime 480 pagine e 650 immagini.
I testi sono curati da Peter Watts e la parte grafica da Yolanda Cuomo.

Per chi ha un pò di soldi da spendere, il libro si acquista qua.

Una bella zine autoprodotta per ricordarsi di due viaggi fatti negli States

Ognuno di noi nella propria vita compie viaggi, spostamenti più o meno lunghi, più o meno piacevoli e, ognuno di noi, ha i propri modi e le proprie metodologie di archiviazione del materiale di viaggio: foto, fogli sparsi, gadget e quant’altro.
Oggi vi presento quello che è  stato il modo con cui il giovane Jakub Lehmann, grafico e art director polacco che lavora presso il Blürbstudio, ha deciso di archiviare e consegnare al tempo che passa il materiale riportato a casa da 2 viaggi negli Stati Uniti fatti negli anni scorsi.

Jakub (qui i sui profili IG e FB)ha pensato bene di affidarsi al sempre verde formato libro cartaceo e di farlo con stile e passione. Il risultato è “10.000 miles”, una rappresentazione grafica e una sintesi di due viaggi negli Stati Uniti per una durata totale di 109 giorni e un percorso di 15.772 chilometri, che è poi la distanza tra New York e la California.


Le due pubblicazioni sono organizzate cronologicamente e traboccano di informazioni testuali, grafiche e fotografie selezionate da Jakub.
Per meglio aiutare il lettore a seguire quello che è il tragitto del viaggio, ognuno dei 2 volumi contiene la mappa del percorso intrapreso.
Ulteriore lavoro di classificazione, forse quello che più mi è piaciuto, è relativo al tipo di contenuto utilizzato a cui Jakub ha assegnato uno specifico colore: testo, luogo, stampa o foto.

Łukasz Samsonowicz & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Łukasz Samsonowicz from Poland.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Born in 1983 in Lubsko in Poland obtained Masters in Fine Art in 2007.
Łukasz works as a comic artist, illustrator, painter and graphic designer.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

LS – It was a good story! The film immediately attracted me to his surreal mood and inebriated and infected me. If I’m not mistaken I looked at it with my friends in my room. It was probably 1999. At that time I had a video player for VHS tapes and sometimes we did film shows together. There was a rental of videotapes next to my house and at that time we often smoked grass. The conclusions I pulled out of the film … quite a few would say, more than anything else I think can make you fall in love if you lead a relaxed life, you have friends and do what you love.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

LS – I find inspiration in everyday life. I like horror and science fiction movies, comics, hardcore music, punk and rock’n’roll, the absurd and black humor, Dadaism, pop art, the productions of the Monty Python group. I am also inspired by anarchist thought. I’ve studied it for years and I really like it. This is why I try to follow what happens in the world and sometimes comment on it through my work. I’m not looking for inspiration, I’m calmly waiting for something to kick my ass or my head off! When it happens, I react and create a new job. Obviously, even the lack of money is an inspiration … you have to live with something, that’s why I run my studio.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

LS – I currently live in the small town of Lubsko, Poland, near the border with Germany. The city is surrounded by farmland and numerous forests. There are ponds, grassland for breeding, lakes, good recreational areas for cycling, picturesque ruins of old factories covered with shrubs and trees. I often walk with my family in the Karaś lagoon, in the summer season we rest at the Białków basin in the nearby town of Nowiniec. The neighborhood is calm, I like it.
If man has good contact with nature, he can recharge his mind with positive energy. Every day I work in an old house, in a room of about 11 square meters. There is a large drawing table, a bookshop for comics and books, a work cabinet and various painting equipment. A good place to live is for me a place where there is internet access … and friends.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

LS – My favorite artists are comic cartoonists Simon Bisley and Przemysław Truściński. I appreciate them for their line, for the perfect design that they use as a means of expression. Their creative research, experiments and their expressions give the comic book a great freshness as a work of art and therefore inspire me.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

LS – The film is about life, it’s authentic, it has everything you need to understand life: laughter, friendship, love [alcohol or bowling], adventure, death. He talks about these important things in a discreet, ordinary, relaxed way … just like the main character – a relaxed guy. That’s why I love him. It presents a surreal mosaic of intrigues, events that could happen to each of us in real life, which is why it stimulates the imagination of various artists in the world.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Łukasz Samsonowicz.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

LS – E ‘stata una bella storia! Il film mi ha immediatamente attirato nel suo umore surreale e mi ha inebriato e contagiato. Se non sbaglio l’ho guardato con i miei amici in camera mia. Probabilmente era il 1999. A quel tempo avevo un lettore video per cassette VHS e talvolta facevamo proiezioni di film insieme. C’era un noleggio di videocassette accanto a casa mia e a quel tempo fumavamo spesso erba. Le conclusioni che tirai fuori dal film… piuttosto poche direi, più che altro penso possa farti innamorare se conduci una vita rilassata, hai amici e fai ciò che ami.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

LS – Trovo ispirazione nella vita di tutti i giorni. Mi piacciono i film horror e di fantascienza, i fumetti, la musica hardcore, il punk e il rock’n’roll, l’assurdo e il black humor, il dadaismo, la pop art, le produzioni del gruppo Monty Python. Mi ispiro anche al pensiero anarchico. L’ho studiato per anni e mi piace proprio. Per questo cerco di seguire cosa accade nel mondo e a volte commentarlo attraverso il mio lavoro. Non cerco per forza l’ispirazione, sto aspettando con calma qualcosa che mi prenda a calci il culo o la testa! Quando succede reagisco e creo  un nuovo lavoro. Ovviamente anche la mancanza di denaro è una fonte d’ispirazione… devi vivere con qualcosa, ecco perché gestisco il mio studio.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

LS – Vivo attualmente nella piccola città di Lubsko, in Polonia, vicino al confine con la Germania. La città è circondata da campi coltivabili e numerose foreste. Ci sono stagni, pascoli per allevamento, laghi, buone aree ricreative per il ciclismo, suggestive rovine di vecchie fabbriche ricoperte di arbusti e alberi. Cammino spesso con la mia famiglia nella laguna Karaś, nella stagione estiva riposiamo al bacino Białków nella vicina città di Nowiniec. Il quartiere è calmo, mi piace.
Se l’uomo ha un buon contatto con la natura, può ricaricare la sua mente con energia positiva. Ogni giorno lavoro in una vecchia casa, in una stanza di circa 11 metri quadrati. C’è un grande tavolo da disegno, una libreria per fumetti e libri, un armadietto da lavoro e varie attrezzature per la pittura. Un buon posto dove vivere è per me un posto dove c’è l’accesso a internet … e gli amici.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

LS – I miei artisti preferiti sono i fumettisti comici Simon Bisley e Przemysław Truściński. Li apprezzo per la loro linea, per il perfetto disegno che utilizzano come mezzo di espressione. Le loro ricerche creative, gli esperimenti e le loro espressioni danno molta freschezza al fumetto come opera d’arte e quindi mi ispirano.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

LS – Il film parla della vita, è autentico, ha tutto il necessario per capire la vita: risate, amicizia, amore [all’alcool o al bowling], avventura, morte. Parla di queste cose importanti in modo discreto, ordinario, rilassato … proprio come il protagonista – un tizio rilassato. Ecco perché lo amo. Presenta un mosaico surreale di intrighi, eventi che potrebbero accadere a ciascuno di noi nella vita reale, è per questo che stimola l’immaginazione di vari artisti nel mondo.

Un libro/calendario con una grafica al giorno tutte in bianco e nero prodotto da Fedrigoni

“Fedrigoni 365” è un progetto dello studio londinese TM creato per commemorare il 2018 chiedendo ai principali creativi inglesi di contribuire con un lavoro a quello che risulta essere un vero e proprio compendio di design e che in questo progetto prende la forma del calendario annuale di Fedrigoni.
Il risultato di questo processo è un sorprendente libro nero dimensioni 165x220mm di ben 400 pagine che contiene 365 disegni monocromatici all’interno. Ogni disegno è stato creato come interpretazione di una data che è stata fornita a caso a ciascun partecipante. Le regole con cui creare il disegno sono stati stabilite per sfidare al massimo la creatività di ciascun designer imponendo i limiti di utilizzo di una sola pagina e del Bianco e nero che ha costretto tutti i creativi interessati a concentrarsi rigorosamente sul concetto e sulla forma.
Il Calendario che ne è venuto fuori è veramente un bellissimo prodotto editoriale, ha una forma organica il cui ritmo varia da una pagina all’altra senza un vero e proprio filo conduttore se non appunto quello del bianco e nero.
Altro aspetto importante del progetto è che tutti i profitti ricavati dalla vendita del libro andranno direttamente all’associazione benefica Make-A-Wish.

Thomas Raimondi & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Thomas Raimondi from Italy.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Thomas Raimondi was born in Legnano (MI) on May 17, 1981.
Graduated at the Politecnico di Milano in Design of Communication. Graphic designer, visual artist, freelance illustrator active in the underground scene with numerous publications.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

TR – why was it looked at ?!

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

TR – I’m attracted to everything. I am passionate and curious, I do not want to be prejudiced. I’m very interested in subcultures, what is on the margins and comes from below, but at the same time I undergo the ephemeral charm of ultra pop culture. In my works I try to recreate these shorts. Ask questions, create paradoxes by moving content from one semantic field to another, having fun, teasing, dissecting, replaying. Art for me is a game, a party, a labyrinth in which to get lost to find different.
I do not want to make lists of names of people who might have inspired or influenced me, if you think they are.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

TR – At this time I live in Pavia, a pretty rhetorical city in Lombardy. Few cultural initiatives, several self-referential and almost none organized by under 100! There was no independent artistic scene and general immobility. To be a university town, living there was a big disappointment. High human potential that can not meet to create. Sin.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

TR – Now as I now follow the creative blend between Arca and James Kanda! I find them absolutely brilliant. The central point in art is to rebuild / invent a world that has imaginary and proper, coherent and original codes and they do it magnificently. Then Michele Guidarini and Stefano Cerioli two Italian artists with whom I am collaborating on an arty punk traveling project “KILL YOUR IDOLS” and I have to keep them under the eye ahaha !!

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

TR – Surely the super-character characters, the story with its absurd situations and bizarre walks, the soundtrack and the attention to detail make “The Big Lebowski” a cult movie of a certain 90s culture. In the film there are a lot of ideas, hyperlinks, styles, shattered clichés … in short, creative ideas and reflection for everyone.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Thomas Raimondi.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

TR – …Ah perché andava guardato?! 

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

TR – Attingo da tutto. Sono appassionato e curioso, non voglio avere pregiudizi. Mi interessano molto le sottoculture, ciò che è ai margini e arriva dal basso, ma nello stesso tempo subisco il fascino effimero e patinato della cultura ultra pop. Nei miei lavori cerco di ricreare questi cortocircuiti. Fare domande, dare vita a paradossi spostando i contenuti da un campo semantico all’altro, divertirmi, prendere in giro, dissacrare, riplasmare. L’arte per me è un gioco, una festa, un labirinto nel quale perdersi per ritrovarsi differenti.
Non voglio fare liste di nomi di persone che potrebbero avermi ispirato o influenzato, cercatevele voi se pensate che ci siano.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

TR – In questo momento vivo a Pavia, una graziosa quanto retorica cittadina lombarda. Poche iniziative culturali, diverse autoreferenziali e quasi nessuna organizzata da under 100! Non pervenuta scena artistica indipendente e immobilismo generale diffuso. Per essere una città universitaria, viverci è stata una grande delusione. Potenziale umano elevato che non riesce a incontrarsi per creare. Peccato.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

TR – Ora come ora seguo molto il connubio creativo tra Arca e James Kanda! Li trovo assolutamente geniali. Il punto centrale nell’arte è ricostruire/ inventare un mondo che ha immaginario e codici propri, coerenti e originali e loro ci riescono magnificamente. Poi Michele Guidarini e Stefano Cerioli due artisti italiani con i quali sto collaborando ad un progetto arty punk itinerante “KILL YOUR IDOLS” e devo tenerli sott’occhio.. ahaha!!

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

TR – Sicuramente i personaggi super caratterizzati, la storia con le sue situazioni assurde e i suoi intrecci bizzarri, la colonna sonora e la cura dei particolari rendono “Il Grande Lebowski” un film cult di una certa cultura dei ’90. Nel film ci sono un sacco di idee, collegamenti ipertestuali, stili, cliché in frantumi…insomma spunti creativi e di riflessione per tutti.

Il libro raccoglie il meglio della stampa risograph in Europa

La casa editrice spagnola Monsa Pubblications, di cui abbiamo già avuto modo di parlare (qui),  ci regala un altro bel prodotto questa volta tutto dedicato alla risografia.
La stampa in risograph infatti è una sottocultura e un metodo di stampa con una riuscita estetica molto particolare e unica con la quale molti artisti, designer, creativi e bookmaker si stanno confrontando per le sue caratteristiche di relativa facilità di utilizzo e per quell’effetto simil serigrafico che tanto piace ai creativi di tutto il mondo.
Uno degli aspetti infatti che rende unica la risograph è l’accettazione, direi forse l’amore, verso le imperfezioni, verso l’unicità di ogni singola copia che, a differenza del processo serigrafico, viene qui ricreato attraverso strumenti digitali e automatici.


Il libro “Risography. Loving imperfections” è formato da 144 pagine in inglese e spagnolo, ricco di illustrazioni e prodotti a stampa originali creati dai rulli di inchiostro che vi faranno, se ancora non lo siete, innamorare di questo processo che sta sempre più diffondendosi anche in Italia.
Qui potete dare un’occhiata alla preview su Issu.

Il libro  acquistabile sul sito Monsa.

“Layout now” ti insegna ad usare le griglie per impaginare i tuoi prodotti editoriali

Con la convinzione che i buoni libri coltivino menti più solide e più interessate al miglioramento della vita di tutti, il team di SendPoints continua orgoglioso a pubblicare sempre ottimi libri. Dalla sua fondazione nel 2006 in Cina, SendPoints è diventata una delle migliori case editrici di arte e design di tutto il mondo. Lo splendido catalogo si muove su diversi settori quali la grafica, l’interior design, l’architettura ed il design di prodotto.
Io personalmente mi sono innamorato dei loro lavori partendo dalla splendida rivista BranD (di cui ho parlato qui per il numero speciale sul panorama attuale dei magazine) e che, dal suo lancio nel 2012 è diventata un riferimento anche nel settore magazine.

Il volume però di cui vi voglio parlare oggi si intitola “Layout now” e, come è facile intuire dal titolo, riguarda essenzialmente chi ama avere a che fare con griglie, margini, font e tutto quanto prevede una materia ampia e affascinante come l’editorial design.
Il layout design gioca un ruolo importante in quasi tutte le forme di design grafico, basti pensare ai giornali, ai libri, alle riviste, alle brochure, ai poster, alle pagine web e così via. “Layout now” illustra i principi del layout riconducendolo essenzialmente alla conoscenza ed alla padronanza dell’uso delle griglie, veri e propri strumenti del mestiere per chi ne conosce i segreti.
Tutti gli esempi riportati vengono scomposti spiegando quelli che sono i passaggi per una corretta costruzione che parte dal foglio bianco per diventare un layout definito grazie proprio alle griglie.

Quindi, per chi volesse iniziare o per chi già si confronta con la creazione di progetti di design, questo bel librone di 256 pagine a colori è disponibile anche in Italia presso la splendida libreria Limond di Paolo Cardinali.

Il Modernismo statunitense finalmente trova casa in un libro arancione

Display è una realtà editoriale gestita dallo studio creativo newyorchese Kind Company formato da Greg D’Onofrio e Patricia Belen. Il progetto mi piace e lo seguo da un pò perché amo particolarmente il suo approccio che sta a metà fra il prodotto classico, imponente e una certa ricercata spregiudicatezza nei soggetti su cui sofferma la propria attenzione con volumi tanto ben curati quanto interessanti.
Tutto il catalogo si concentra sul design modernista statunitense degli anni Cinquanta prendendo spunti da ogni tipo di prodotto: periodici, tipografia, arredo, pubblicità e oggettistica in genere. Dare visibilità a questo tipo di materiali per un pubblico di appassionati è davvero un modo utile di fare documentazione ed educazione per le scuole, per gli insegnanti, studenti, designer e ricercatori indipendenti.
Ultimamente pare abbiano interrotto i loro lavori e la cosa mi rende davvero triste anche se un’occhiata ogni tanto continuo a darla sperando in nuove notizie.

Greg D’Onofrio e Patricia Belen

Il libro di oggi è “The Moderns: Midcentury American Graphic Design”, un grosso volume sul movimento del Modernismo che ha trasformato il design grafico americano nella metà del XX secolo e ha stabilito un linguaggio visivo che conserva ancora oggi un’enorme importanza. A ben guardare, a differenza con quanto accaduto per le sue versioni europee, il Modernismo americano è stato poco analizzato ed infatti questa è la prima raccolta esaustiva su questo fenomeno che ha plasmato l’ambiente visivo del paesaggio urbano delle città americane.
Si tratta del lavoro di 63 grafici di cui vengono presentati sia i maggiori lavori, sia le rispettive biografie. Alcuni di questi veri e propri innovatori erano immigrati europei che portarono dall’Europa dove era nato, il vento nuovo del Modernismo.

Il libro è acquistabile sul sito della Casa Editrice, la Abrams Books, QUI.

Michele Varinelli & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Black Mallard from Italy.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

 

 

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Black Mallard.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

Non ricordo la prima volta che ho visto Il GRANDE LEBOWSKI ma è stato amore a prima vista.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

I miei riferimenti sono:

1) Tutta la street art degli anni 80 e 90 (graffiti, skateboarding ect..)
2) la mia passione per i films
3) La mia personale esperienza come Graphic Designer nel mondo della musica.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

Io sono Graphic Designer per una WeB Agency in Milano e vivo a Bergamo.
Durante il tempo libero mi piace giocare a Basketball,andare ai concerti,andare al cinema, andare in snowboard e molto altro.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

Seguo differenti artisti ma i miei favoriti sono:

1) Jimbo Phillips. Adoro la sua tecnica e il suo stile.
2) DAIM. Per me il writer migliore al mondo

3) Mike Mignola. Amo i sui fumetti e il suo stile dark.
http://artofmikemignola.com/

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

D – Il Grande Lebowski è un film originale, pieno di dettagli e messaggi. Deve essere visto molte volte. Jeff Bridges rappresenta un’intera epoca di ribellione e rottura dei paradigmi. La fotografia è incredibile ed i suoi colori e personaggi affascinanti. Penso sia un film essenziale per tutta la comunità creativa, uno dei film più cool e divertenti di tutti i tempi, un capolavoro!

45 giovani artisti creano una nuova font lavorando, ognuno sul lavoro dell’altro

New Contemporaries” è una delle organizzazioni leader in UK per il supporto e la promozione dei giovani artisti emergenti inglesi che, al termine del loro percorso accademico, si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro.
Dal 1949 New Contemporaries ha cercato di fornire sempre strumenti all’avanguardia per gli studenti di arte moderna indipendentemente dal luogo e dalla scuola di provenienza, mantenendo perciò un punto di vista democratico e creativo che ancora oggi ne fa una realtà eccezionale.
Questa eccezionalità risulta evidente dal progetto che ha visto produrre il catalogo della mostra annuale di questi artisti emergenti che nel 2017 sono stati selezionati da: Caroline Achaintre, Elizabeth Price e George Shaw.

Il catalogo è un volume blu e bianco, completamente illustrato e include come di consueto le biografie di tutti gli artisti e un breve btta e risposta con i loro selezionatori. Il progetto è stato ideato e realizzato dai ragazzi di Hato, studio londinese di  design specializzato nella visual identity e nell’art director.

Come dicevo si tratta di un prodotto azzardato, folle e molto attuale visto che si basa sulla creazione condivisa fra tutti gli artisti di un prodotto editoriale unico.
E’ stato co-progettato il font da tutti i 45 artisti selezionati, fornendo loro uno strumento digitale con cui potevano manipolare il lavoro dell’artista precedente partendo da una griglia vuota fino ad arrivare, con pochi clic, ad una famiglia completa. L’altro aspetto assurdo ed eccitante è che tutto questo si è svolto nell’arco di 24 ore in un workshop online.

Oltre ad essere il core del catalogo, il carattere progettato è diventato il simbolo della relativa campagna di marketing, in modo da rendere tutto coerente, innovativo e, penso sia indiscutibile, unico e condiviso.

Il volume è acquistabile QUI.

 

Daniel Arruda & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Darruda Design, from Brasil.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Darruda is a graphic designer and illustrator based in Rio de Janeiro, Brazil.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

D – I was alone in my room, place which today has become my design studio. 🙂 I was a teenager full of ideas and goals studying Graphic Design at Puc-Rio and cinema at another university at the same time. It was crazy because I was already a fan of the Cohen Brothers films and especially came to inspire and expand my creativity. A nice script and a bunch of vintages and saturated colors blowing from the screen. The cool thing is that the end always has a different meaning every time I see it. Cool!

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

D – My inspiration comes from different types of art. I am fascinated by plastic arts, cinema, and music. Works from masters as Picasso, Salvador Dali, Andy Warhol, street artists Keith Harring, Os Gêmeos, the excellent graphic design by Aaron Draplin and Shepard Fairey, the music from the Beatles and ACDC and the classic movies from Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick, and Quentin Tarantino. From an early age, these masters are part of my entire creative process nowadays.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

D – I’m based on Rio de Janeiro, Brazil. A wonderful city surrounded by mountains and buildings. When I’m not working, I use to go to the beach, playing soccer and the guitar. I like to work with people who want to find your core identity, express your voice and change the world. In my blog, darrudadesign.com every week I tell stories and quotes from the great world masters. It’s a blog to inspire and expand limits of creative people.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

D – I’m very influenced my Andy’s pop art colors and processes. He has a unique style that influenced many artists around the world. It is difficult to talk about just two artists. I am always observing new things and artists from different countries and styles. Recently Mike Perry’s work and Nicolai Carsten has brought me more attention and curiosity.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

D – The Big Lebowski was an original movie, full of details and messages.  It needs to be seen many times. Jeff Bridges represents a whole era of rebellion and breakdown of paradigms. The photography is amazing and its fascinating colors and characters are so inspiring. It is an essential film for the entire creative community. One of the coolest and funny movie of all time, a masterpiece!

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Darruda Design dal Brasile.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

D – Ero solo nella mia stanza, quella che oggi è diventata il mio studio dove lavoro. 🙂 Sono stato un adolescente pieno di idee e obiettivi che studiava graphic design a Rio e cinema in un’altra università contemporaneamente. E ‘stato pazzesco perché io ero già un fan dei film dei Cohen Brothers e soprattutto è ha ispirato e ampliato la mia vena creativa. Una grande sceneggiatura e un mucchio bei colori che riempiono lo schermo. La cosa cool è che la fine ha sempre un significato diverso ogni volta che lo vedo. Fantastico!

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

D – La mia ispirazione deriva da diversi tipi di arte. Sono affascinato dalle arti plastiche, dal cinema e dalla musica. Opere di maestri come Picasso, Salvador Dali, Andy Warhol, artisti di strada come Keith Harring, Os Gêmeos, l’ottimo design grafico di Aaron Draplin e Shepard Fairey, la musica dei Beatles e gli AC/DC ed i film classici come quelli di Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick e Quentin Tarantino. Fin da quando ero giovane questi maestri sono parte del mio processo creativo e lo sono ancora oggi.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

D – Vivo e lavoro a Rio de Janeiro, in Brasile. Una città meravigliosa circondata da montagne e edifici. Quando non lavoro mi piace andare in spiaggia a giocare a calcio e suonare la chitarra. Mi piace lavorare con persone che vogliono condividere e lavorare con te ognuno con la propria identità, esprimere la propria voce e cambiare il mondo. Nel mio blog, darrudadesign.com ogni settimana racconto storie e citazioni dai grandi maestri del mondo. È un blog per ispirare ed espandere i limiti delle persone creative.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

D – Sono molto influenzato dai colori e dai processi pop artistici di Andy Warhol. Ha uno stile unico che ha influenzato molti artisti in tutto il mondo. È difficile parlare di due soli artisti. Scopro sempre nuove cose e nuovi artisti provenienti da diversi paesi e caratterizzati da stili diversi. Recentemente sto apprezzando il lavoro di Mike Perry e Nicolai Carsten che mi hanno colpito molto.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

D – Il Grande Lebowski è un film originale, pieno di dettagli e messaggi. Deve essere visto molte volte. Jeff Bridges rappresenta un’intera epoca di ribellione e rottura dei paradigmi. La fotografia è incredibile ed i suoi colori e personaggi affascinanti. Penso sia un film essenziale per tutta la comunità creativa, uno dei film più cool e divertenti di tutti i tempi, un capolavoro!

Un catalogo di una mostra in Estonia riserva sempre piacevoli sorprese

Tartu è la seconda città, dopo la capitale Tallinn, per importanza dell’Estonia che mi ha colpito sia perché ho scoperto che a Tartu il Comune amministra e gestisce il centro urbano della città mentre le campagne appena fuori dipendono da un altro ente, il rispettivo comune rurale e sia – soprattutto – per il nuovo e futuristico Museo Nazionale Estone che è stato inaugurato nel 2016.

Estonian National Museum

Proprio l’Estonian National Museum ha commissionato alla società Wulcan un lavoro di editorial design molto interessante e che mi sono divertito ad approfondire un pò.
Echo of the Urals“, questo il titolo del progetto, è una exhibition formato da 9 storie animate sulle donne e gli uomini originari del territorio di Tartu – che con filmati, costumi, e oggetti tipici del posto e che soprattutto, sono poi diventati il relativo catalogo che ha l’obiettivo di far conoscere le storie e le relazioni tra le donne e gli uomini nella tradizione estone.
Il compito dei ragazzi di Wulcan era quello di sviluppare un concept book che raccontasse queste storie, che facesse riflettere sul contenuto della mostra ma che potesse anche essere apprezzato come oggetto a se stante.
Penso che l’obiettivo sia stato raggiunto a giudicare dalla cura con cui il progetto è stato realizzato che si evidenzia da tutti i punti di vista del prodotto: formato, lettering, rilegatura, stampa, layout ecc che dimostrano una scelta minimale e una assoluta dedizione alla chiarezza visiva anche a scapito forse di un pò di frizzantezza che poteva essere alleggerita con qualche soluzione cromatica più azzardata.

INDIPENDENT PRESS FAIR: Paolo Celotto presenta il suo affascinante progetto tipografico Neldubbiostampo

Paolo Celotto, grafico libero professionista dal 1998. Alla collaborazione professionale con aziende, affianca l’interesse per l’editoria e le produzioni a stampa tipografica: inizia così l’avventura di una propria stamperia, intitolata neldubbiostampo – tipografia filopoetica e della produzione di libretti a tiratura limitata e di manufatti in letterpress.
Nel 2002 conosce Tipoteca Intaliana Fondazione, e si innamora subito del mondo della stampa tipografica a caratteri mobili e decide di stampare il prezioso calendario Valcucine direttamente in Tipoteca.
Nel 2012 dopo alcuni corsi di composizione tipografica a caratteri mobili in piombo e legno decide di crearsi un laboratorio tipografico nel proprio studio. Grazie ai consigli di Sandro Berra (Tipoteca) e Luca Lattuga (Anonima
Impressori) comincia a recuperare del materiale da tutta Italia.
Nel frattempo realizza due piccoli libretti per le edizioni PulcinoElefante di Alberto Casiraghi e continua la sua collaborazione con Tipoteca stampando menu per ristoranti, libretti di poesie, manifesti, giochi da tavolo e partecipazioni matrimoniali.
Nell’aprile 2015 comincia la propria autoproduzione con il nome neldubbiostampo – tipografia filopoetica di piccoli libretti (pagineotto) a tiratura limitata di 80 copie di brevi poesie, racconti e non solo che hanno come tema
il mondo delle lettere, dei caratteri e delle parole. Tutti i libretti sono composti, stampati e rilegati rigorosamente a mano. L’impaginazione del libretto è sul rapporto della sezione aurea, il formato chiuso è sempre lo stesso, ma la
modalità di apertura cambia in funzione del testo e delle scelte grafiche.
Ad ottobre 2015 è stato invitato a partecipare al Forum Bibliofili Affamati a Gubbio dove in una mostra collegata sono stati esposti i libretti pagineotto insieme ad altri manufatti di “artigiani del libro”.
Nel 2016, in collaborazione con Marco Scarpa, ha creato una serie di manifesti contenenti dei versi di poesie degli autori (Milo De Angelis, Giulio Casale, Alessandra Racca, ecc.) che venivano presentati alla rassegna di poesia
TRAversi di Treviso.
Nel luglio 2017 ha partecipato all’incontro internazionale Letterpress Workers 2017 svoltosi a Milano, dove assieme ad altri tipoimpressori provenienti da tutto il mondo ha lavorato nella produzione di materiale tipografico attorno al tema “Resist”.

Paolo lo trovate sui social: Instagram, Facebook, Vimeo
Per acquistare i suoi lavori: Tictail

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Insomma, fatti vivo…

Ahmet Gönüllüoğlu & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Ahmet Gönüllüoğlu, from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Ahmet Gönüllüoğlu  is an illustrator & graphic designer was born 1983 and still living in Konya Turkey. He interested in drawing in his childhood.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

AG – I probably watched the film on TV 1-2 years later, after its released. I laughed at some of the scenes, it is an enjoyable and funny film but someway the last scene (maybe as it ends) makes me feel miserable.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

AG – Generally what I am interested in my daily life reflects on my works. I mostly inspire from the subjects of popular culture especially related with the cinema. I can say that I love working on the subjects that includes humor and makes people laugh. I don’t have any specific style choice. Most of the time, I decide what is appropriate for the theme.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

AG – The city (Konya) where I live in is a big and a close town to the capital (Anka-
ra) of Turkey. It is at the same time a historical place as it was once the capital of Seljuqi Empire. Generally, It is a quiet city. As I work homeoffice, I spend most of my time at home. When I go out, I spend time with my friends that we prefer going to the parks and do some outdoor activities but I don’t have any favourite place.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

AG – Today, Owing to internet, you can keep following lots of artists easily which
means it is difficult to give a certain number of them. You can see lots of skillful artists and many numbers of remarkable works. One of the most important names who inspired me in being interested in graphic designing is İhap Hulusi Görey. He was the first graphic designer and illustrator in Turkey. The logos he designed for public and private companies are still being used today.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

AG – I love Coen brothers, they have a unique sense of humour. The Big Lebowski
has more profound meaning than it seems. You can catch a new detail, a wit and irony every time you watch. The dude character is a kind of therapist saying “forget about it”for mortals like us who always feel concern for everything around. I certainly watch this film whenever I fell miserable. I never get bored watching that movie! (once I begin to read the script instead of watching it) There are many interesting characters and incidents and also the visual symbolism is used really effectively. So eventually after having a great deal of fans, it became a cult movie and inspired to many of artists and still goes on spreading its reputation.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Ahmet Gönüllüoğlu.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

AG – Probabilmente ho guardato il film in TV 1 o 2 anni dopo la sua uscita. Ho riso in alcune scene, è un film divertente, ma in qualche modo l’ultima scena mi fa sentire un pò triste.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

AG – In generale ciò che mi interessa nella mia vita quotidiana si ritrova nei miei lavori. Mi piace ispirarmi dai temi della cultura popolare, a quelli che sono particolarmente legati al cinema. Posso dire che amo lavorare sui temi e personaggi caratterizzati da un forte umorismo o che tendono a fa ridere la gente. Non ho mai pensato di avere uno stile specifico, per la maggior parte dei miei lavori decido sul momento che stile adottare in base al soggetto.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

AG – La città di Konya in cui vivo è una grande città vicina alla capitale della Turchia Ankara. È una città con un grande passato visto che un tempo è stata anche la capitale di quello che era chiamato l’Impero Seljuqi. In generale è un posto tranquillo. Di solito lavoro a casa, dove trascorro la maggior parte del mio tempo. Quando esco, sto con i miei amici nei parchi della città a fare alcune attività all’aria aperta, ma in generale non ho alcun posto preferito.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

MP – Oggi, grazie ad internet, puoi seguire facilmente i lavori di molti artisti ed è difficile fare un elenco dei miei preferiti. Ci sono veramente molti bravi artisti
e molte opere straordinarie. Uno dei nomi più importanti che mi ha spinto verso la progettazione grafica è sicuramente İhap Hulusi Görey. E’ stato il primo
graphic designer e illustratore in Turchia ed i loghi che ha progettato sia per il settore pubblico che per clienti privati sono in uso e attualissimi ancora oggi.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

MP – Amo i fratelli Coen, hanno un senso dell’umorismo unico. Il grande Lebowski ha un significato più profondo di quanto sembri. Puoi cogliere sempre nuovi spunti e nuove battute. Il carattere del Drugo poi è una sorta di terapia” che dice allo spettatore di dimenticarsi per un pò di tutte le preoccupazioni che ci stanno intorno. Certamente guardo questo film ogni volta che mi sento un pò triste visto che non ci si può annoiare mai a guardarlo!
Ci sono molti personaggi interessanti e anche la fotografia viene utilizzata in modo molto efficace, e così, alla fine, si merita tutti i fan che ha raggiunto in questi anni e che sono i primi a continuare a diffondere la sua reputazione.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Noemi Bassi ed il libro pop-up che illustra la storia delle macchine fotografiche

Continuiamo il nostro viaggio del fantastico mondo dell’editoria indipendente grazie al nostro progetto Independent Press Fair a cui vi invitiamo a partecipare con i vostri prodotti editoriali indipendenti. Oggi siamo con il libro “CIII” di Noemi Bassi..

Noemi Bassi è una giovane neo laureata in design della comunicazione presso lo IAAD di Torino. Ha conseguito il titolo con un progetto di tesi, realizzato in collaborazione con “La cameretta oscura“, un’associazione che si occupa di laboratori di fotografia per bambini e ragazzi.

Il suo bel progetto consiste in un libro pop-up che illustra alcune delle macchine fotografiche che hanno fatto la storia della fotografia, mostrandone il funzionamento e le particolarità attraverso una serie di movimenti tutti creati rigorosamente all’interno delle pagine di questo volume.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

Raw Wine Fair: l’incontro meraviglia fra il la produzione naturale del vino e la stampa tipografica

Raw Wine Fair è una manifestazione dedicata ai vini, o per meglio dire alla produzione artigianale del vino organizzata ogni anno a Londra e giunta quest’anno alla sua sesta edizione. Il Raw Wine Fair riunisce coltivatori, produttori e consumatori in quella che è una vera e propria festa dedicata ai migliori vini biologici, biodinamici e naturali provenienti da tutto il mondo. Questi vini hanno una caratteristica comune, quella cioè di essere realizzati con il minimo intervento possibile, sia nella coltivazione che nella produzione, ma non sono qui per parlarvi di vino quanto piuttosto per segnalare come è mia abitudine, un prodotto editoriale che mi ha colpito.
Infatti, la casa editrice inglese Counter Press ha collaborato per il suo ultimo lavoro, con l’esperto di brand Dan Rowe per creare una nuova identità alla manifestazione cercando di catturare sia la qualità che le varie specificità di questi vini e dei loro produttori spiegando che il suo lavoro è stato reso più facile dall’affinità che esiste con il mondo tipografico dove il rapporto naturale esiste ugualmente fra il legno e i caratteri che compongono la produzione artigianale di della stampa.
Questa affascinante analogia fra la stampa tipografica e la produzione di vino artigianale ha portato alla creazione di un nuovo apposito logotipo e ad una serie di icone personalizzate che rappresentano i cinque principi fondamentali della produzione del vino artigianale.
La sinergia fra due mondi apparentemente così distanti è sfociata in cataloghi, borse e materiale promozionale per le quattro fiere dedicate che si svolgono in tutto il mondo, nonché una specifica linea di cancelleria e l’immancabile nuovo sito web.
In occasione del Raw Wine di Londra è stato inoltre presentato il libro “The artisan guide 2017” che dimostra la cura ed il successo che il vino e la tipografia possono raggiungere se accostati insieme.

Un gran bel libro illustra il legame profondo fra la Budweiser e l’arte del barbecue

Il grafic designer brasiliano di São Paulo Henrique Folster ha recentemente postato un suo lavoro molto, ma molto interessante sul suo profilo Behance che mi ha colpito e di cui ho deciso subito di parlarvi.
Il lavoro, di cui non vengono fornite poi molte informazioni, se non i classici ringraziamenti a tutti i collaboratori, è un progetto di editorial design a cui hanno lavorato molti creativi fra cui fotografi, redattori, illustratori e chiaramente tipografi.
Uno degli aspetti che colpisce di questo prodotto editoriale è senz’altro la varietà degli stili di cui si compone, anche e soprattutto molto diversi fra loro, pur andando a formare un volume assai bello e tutto sommato coerente.
Stiamo parlando di “Budweiser & Barbecue”, ovvero un libro dedicato sia alla famosa birra americana che a quel tipico strumento ancora più americano, per cuocere la carne che da noi viene anche chiamata grigliata.
Come detto lo stile muta in ogni pagina, andando a toccare sia estetiche più moderne e minimaliste che ripescando design più anni ’90 che rimandano a certi lavori di David Carson.

Non penso che un lavoro di questo tipo sia da descrivere poi tanto nel dettaglio, ma semmai lascarlo guardare da chi riesce a innamorarsi di certa tipografia, di certa grafica, di certo utilizzo dello spazio sul foglio e di certo utilizzo dei colori.

“Me & EU” un libro di cartoline ideate dai designer inglesi per dire no alla Brexit

Me & UE” è un progetto che prevede la raccolta di cartoline scritte e realmente inviate da un  folto gruppo di creativi inglesi per testimoniare il loro essere europei e nettamente contrari alla Brexit.
il 23 Dicembre 2016 infatti, con il voto del 51,9 % della popolazione inglese decide di staccarsi formalmente dalla UE e queste cartoline sono la testimonianza di un’opinione contraria, creativa e battagliera.
Le cartoline, racchiuse in un grosso volume chiaramente dipinto di blu con inserti gialli, sono estremamente differenti tra loro, si va dal sarcasmo acido, alla classica cartolina vintage, fino a quelle più dal design ricercato e sofisticato.
Il progetto della raccolta e del libro nasce da un’idea di Nathan Smith e Sam T Smith due designer di Londra che, malgrado lo stesso cognome, non sono parenti. Gregory Bonner Haledi Londra.

“Paul Smith’s Cycling Scrapbook” ovvero la definitiva unione fra stile e bicicletta

Da oramai molto tempo mi chiedo come mai ci sia una così forte commistione fra due mondi quali quello del ciclismo e dei magazine cosiddetti indipendenti. Non è infatti una novità che vi siano molte esperience editoriai nate e sviluppatesi proprio a partire dall’amore verso le due ruote. Basti pensare a splendidi prodotti cartacei quali Mondial by Rapha di cui parlo ogni volta trovo una scusa per farlo, ma anche Rouleur in UK, Peloton in Spagna per finire all’italianissimo Polvere. Insomma esiste un fenomeno editoriale che, ancor più che con altri sport più numerosi in termini di pubblico e visibilità mediatica, riguarda il ciclismo e, più in generale, lo storytelling dell’epica a due ruote.
Bello sarebbe addentrarci sul perché di questo matrimonio che crea prodotti cartacei di tutto rispetto che sono godibilissimi anche da un pubblico che non rientra forzatamente nel circolo dei patiti della bicicletta, ma forse, ancor più interessante è scoprire che anche il mondo della moda e più specificatamente dell’abbigliamento ama il ciclismo e certi aspetti retrç del suo essere forse il più romantico degli sport.
A quest’ultimo aspetto ho già dedicato un post dove si parlava della collezione di cappelli prodotta da Jack Saunders, art director proprio del già citato Mondial, tutta ispirata al mondo delle grandi corse a tappe e delle divise di un tempo che fu.
Oggi invece scopriamo un altro protagonista assoluto del mondo fashion che strizza un occhio, forse qualcosa di più, alle due ruote editando un massiccio e voluminoso libro interamente dedicato a celebrare visivamente e graficamente il ciclismo attraverso le passioni ed i cimeli personali proprio di Paul Smith, tra cui oltre 400 splendide immagini e illustrazioni.
Questa vera e propria opera omnia di materiali appartenenti allo stilista illustra i miti di Smith attraverso immagini relative alle gare ed ai luoghi che anno fatto la storia del del ciclismo. Si passa dalla sua infinita collezione di vecchie divise di lana alla sua biblioteca di libri e brochure degli anni Cinquanta e Sessanta fino alle sue collaborazioni con i più prestigiosi costruttori di biciclette quali Mercian e Pinarello.
Come recita l’introduzione, si tratta di un viaggio personale e visivo che collega i due amori di Paul Smith verso il ciclismo e verso il design.

Il libro è acquistabile sul sito di Paul Smith.

Pete Majarich & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Pete Majarich, from USA. If you want to read previous interviews or buy the book, just clickHERE.
Enjoy the reading!
Pete Majarich is a designer and film fan based in Sydney, Australia.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

PM – I think I first saw The Big Lebowski when I was about 18. I had no about film or story, nor did I have any idea what it was about, so I was very confused. With repeat viewings as I got older, I discovered its magic. So quotable! My favourite scene has to be when they’re scattering the ashes. I think we can all take a lesson from The Dude.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

PM – I steal inspiration from everywhere. As long as you remix your influences you can always make them into something new. I have always thought creativity is about making connections. I don’t mean in a lame “let’s all connect on linkedin way”. But rather in the sense that the best ideas connect the dots between disparate things in a way that nobody had ever thought of before, but were there all along.
My favourite sources of inspiration at the moment (as at 6:24 am on Tuesday morning, 4th July 2017) are vintage 1970’s nike print ads (Love that bold Futura!), Peter Gabriel film clips from the eighties (they seem a bit dated now, but they used some of the most innovative vfx techniques of the time), and random Wikipedia articles. Like for example, the following tale, which should be made into a movie, stat:
In the winter of 1916-1917, the Eastern Front stretched for more than a thousand miles from the Baltic Sea in the north to the Black Sea in the south. During that winter, half-starved Russian wolves converged on both the German and Russian lines in the northern part of the front in the Vilnius-Minsk region. As their desperation increased beyond their fear of humans, the wolves started attacking individuals but were soon attacking groups of soldiers so viciously and often that something had to be done. The soldiers tried poisoning them, shooting them with their rifles and machine guns and even using grenades against them, but the large and powerful Russian wolves were so hungry, fresh wolf packs simply replaced those that were killed.
The situation grew so severe that the Russian and German soldiers convinced their commanders to allow temporary truce negotiations to enable them to deal with the animals more effectively. Once the terms were worked out, the fighting stopped and the two sides discussed how to resolve the situation. Finally, a coordinated effort was made and gradually the packs were rounded up. Hundreds of wolves were killed during the process while the rest scattered, leaving the area once and for all to the humans. The problem was solved, the truce was called off and the soldiers got back to killing each other properly.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

PM – I live in Sydney. It’s one of the most beautiful cities in the world, but is also very expensive. I hope that creativity and the arts don’t get priced out. I’ve also lived and worked in Colorado, and have probably only seen 0.000001% of the planet’s great sights I’d like to clock before I croak.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

PM – Simon Stålenhag is one of the most imaginative artists I’ve ever seen. He creates matte paintings that have come from a sci fi world full of broken down mechanical monsters littered around eerie, atmospheric landscapes. Every one of his pieces is begging to be turned into a movie or short story.
Even if you’re not a screenwriter, David Mamet and his dialog are a masterclass in economy and impact for any artist. He manages to create concise messaging in the most precise, entertaining way possible, like a tiny dart to the neck but in a good way.
In terms of directors, Saman Kesh kills it on the film scene and has always had a strong graphic influence in his output. His breadth of work includes party-crashing spacemen, twerking robot butts, and love stories that span time and space.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

PM – Pretty much anything the Coen Brothers do on the silver screen is gold. The Big Lebowski is but one example. Lush cinematography. Eminently-quotable dialog. Characters that live and breathe, even on the page. And, Sam Elliot could narrate the painting of a house and give it gravitas. For all those reasons TBL has had the dent on culture that we’re still writing about today.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Pete Majarich.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!
Buona lettura!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

MP – Penso di aver visto per la prima volta il Grande Lebowski quando avevo circa 18 anni. Non sapevo niente del film o della storia, non avevo nessuna idea di cosa trattasse, quindi ero molto confuso. Con il tempo, avendolo guardato e riguardato, da più “anziano”, ho scoperto la sua magia. La mia scena preferita è senz’altro quando spargono le ceneri di Donny.
Penso che tutti possiamo imparare qualche lezione dal Drugo..

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

MP – Io cerco di rubare ispirazione da ogni parte. Fintanto che riesci a mixare le tue influenze, puoi sempre farle diventare qualcosa di nuovo. Ho sempre pensato che la creatività sta nel creare connessioni. Non intendo dire che tutti dobbiamo essere per forza collegati gli uni agli altri, ma piuttosto che le idee migliori riescono a collegare i punti tra cose lontane, disparate, in modi che nessuno prima aveva mai pensato anche se erano lì da tanto tempo.
Le mie fonti preferite di ispirazione (al momento in cui ti rispondo sono le 6:24 di un martedì mattina del 4 luglio 2017) sono gli advertising a stampa della Nike degli anni Sttanta (Love that bold Futura!), i video degli anni ottanta di Peter Gabriel (oggi sembrano un pò datati, lo so, ma hanno usato alcune delle tecniche più innovative del tempo) e gli articoli che pesco casualmente da Wikipedia. Come ad esempio, la seguente storia, su cui dovrebbe essere fatto un film:

“Nell’inverno del 1916-1917, l’oriente si estendeva per oltre mille miglia dal nord del Mar Baltico fino al Mar Nero a sud. Durante quell’inverno, i feroci lupi russi  della steppa convergevano su entrambe le linee tedesche e russe nella parte settentrionale del fronte nella regione di Vilnius-Minsk. Mentre la loro disperazione aumentava oltre la paura, i lupi hanno iniziato ad attaccare i soldati di entrambi gli eserciti così violentemente che doveva essere trovata una soluzione. I soldati hanno perciò prima provato ad avvelenarli, poi li hanno fucilati con le mitragliatrici e poi anche utilizzando le granate, ma i grandi e potenti lupi russi erano così affamati, così violenti che non furono fermati.
La situazione diventò così grave che i soldati russi e tedeschi convinsero i loro comandanti a consentire a dei negoziati temporanei per stabilire una tregua affinché si potessero affrontare nel modo più efficace possibile gli animali. Una volta che i termini della tregua furono stabiliti, i combattimenti si fermarono e le due parti si misero insieme ad un tavolo per discutere di comune accordo come poter risolvere il problema con i lupi grigi della steppa.
Alla fine, grazie ad uno sforzo congiunto dei due eserciti, i branchi furono accerchiati e piano piano uccisi. Centinaia di lupi furono uccisi durante il conflitto, lasciando una volta per tutte liberi gli agli esseri umani.
Il problema fu così stato risolto, la tregua interrotta, e i soldati tornati a uccidere.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

MP – Vivo a Sydney. È una delle città più belle al mondo, ma è anche molto costosa. Spero che la creatività e le arti non abbiano mai questo prezzo da pagare. Ho vissuto e lavorato anche in Colorado, e probabilmente ho visto solo il 0,000001% delle bellezze che ci offre il nostro pianeta che mi piacerebbe visitare ancora e ancora.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

MP – Simon Stålenhag è uno degli artisti più fantasiosi che abbia mai visto. Crea dipinti opachi provenienti da un mondo di fantasmi pieno di mostri meccanici che si affacciano su paesaggi inquietanti e atmosfere da brivido. Ogni suo pezzo dovrebbe diventare un film o almeno una short story.
Anche se non sono uno sceneggiatore, David Mamet e la sua classe nei dialoghi è un must. Riesce a creare messaggi concisi nel modo più preciso e divertente possibile.
Per quanto riguarda i registi, Saman Kesh è ottimo ha sempre avuto una forte caratterizzazione da un punto di vista grafico nella sua produzione. I suoi lavori comprendono gli ambienti senza tempo e storie d’amore che spaziano nel tempo e nello spazio.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

MP – Praticamente tutto ciò che i fratelli Coen creanoal cinema è per me oro. Il Grande Lebowski è solo un esempio. Cinematografia lussureggiante. Dialoghi che diventano immediatamente citazioni. Personaggi che potrebbero vivere e respirare anche sulla pagina di un libro. E poi Sam Elliot, lo straniero, che potrebbe parlarti del dipinto di casa e riuscire a dargli vita.
Per tutte queste ragioni, Il Grande lebowski ha avuto l’impatto sulla cultura che ancora oggi ci porta a essere qui a parlarne.

“The Typographic Style Handbook”, una guida per gli aspiranti tipografi

The Typographic Style Handbook” è un piccolo manuale per  designer, grafici e appassionati di tipografia realizzato in un simpatico e pratico formato agenda.
Molto utile per chiunque lavora con i libri di testo, le riviste, i report aziendali, siti web o qualsiasi altro materiale e intende approfondire come si realizza una composizione tipografica pulita e coerente.
Il manuale è suddiviso in tre sezioni:
– Una prima parte generale dove vengono illustrate le regole di base per l’impostazione e la disposizione del testo del testo.
– Una seconda in cui si illustrano i vari ed infiniti stili tipografici utilizzati nell’industria editoriale per la creazione di libri e riviste.
– una terza ed ultima in cui vengono approfonditi alcuni stili tipografici con particolare attenzione al mondo della reportistica aziendale.

Ogni stile o  regola tipografica viene presentata mediante la presentazione di numerosi esempi e diagrammi che rendo la fruizione più agevole anche per i non addetti ai lavori.
Interessante è anche la parte dedicata alle sperimentazioni tipografiche, agli stili cosiddetti alternativi che hanno il merito di dimostrare che anche nella tipografia, come del resto in tutte le arti, non si finisce mai di inventare, immaginare, scoprire.
Al termine del libretto viene riportato un glossario ed alcune appendici per aiutare il lettore nella comprensione di alcuni passaggi eventualmente ostici.
Insomma “The Typographic Style Handbook” è un manuale pubblicato da MacLehose Press ottimo per tutti i livelli di lettore. 

Diego Bonci & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Diego Bonci, from USA.
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Enjoy the reading!

Diego Bonci Diego is 34 years old, creatively repressed on a daytime, he goes out of his pen and ink studio at night, creating monochromatic surreal worlds.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

DB – I was 18 years old. To me and my friends, it was very often the case that we rented movies and brought them home to one of us. We were always in some, like a dozen kids. I often did not follow the movie because I was chatting with someone, I came to film started or I went first.
When we rented “The big Lebowski” this happened: I remembered nothing in the movie, only the title. I came to mind later, a few years later, when I happened to see him for the second time. And since that day, whenever I take the DVD in my hand, I think about that night more than 15 years ago, when I snapped “The big Lebowski”.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

DB – Talking about cinema: David Lynch! The more time passes and the more I find it difficult to appreciate any movie, watch it from start to finish, look at it, remember it well. Except for a few directors, and one of them is David Lynch, the most visionary of all, and so perhaps the one that most influenced my way of drawing. Every frame, every scene, often unconnected from the rest, I consider them a jewel. I often remember the scene in which Badalamenti spit coffee in Mulholland Drive: I love Lynch for things like this! Speaking of Literature: Raymond Chandler! I can not stop reading and rereading her novels that feature protagonist Philip Marlowe. Noir intricate, impossible to follow but where I love to lose to enjoy the wonderful atmosphere.
Whenever I take one of the books in my hand, I divide the pages until I get to the rare passages in which Marlowe returns home after a full day of work and relaxes by playing chess alone … I can never do without it. I read somewhere, but knowing the matter you understand, that there is a bit of Marlowe in The Big Lebowski!
Speaking of music: James Murphy! LCD Soundsystem frontman and manufacturer. I have always fallen behind everything she does. I do not remember a single time when I was listening to the Soundsystem LCD and I was in a bad mood: IM-POS-SI-BI-LE! Natural antidepressant.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

DB – I live in a small hill country in the brands, halfway between sea and mountain, isolated from the world but not too much: when you want to escape just climb up the car and choose where. I work ten minutes away from home, sometimes I go biking … My work does not make me happy. He is creatively castrant, but that’s … I do not complain because I look around from anywhere else I see worse: exploited people, poorly paid and frustrated … Here the bad season here may be too long, cold and boring. It goes much better when the sun goes out!
The boredom is transformed into a delightful tranquility: ride out, go to the park, talk and three beers … I was studying and living in Bologna, but I came back to my little village for love: my wife and I went to the asylum together! And now we have a son of not even two years who is a show and I think he will grow here as we did.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

DB – They are dead and buried (so I go out of the way …), but I consider them contemporary because I still have to find out about them and every time I meet them in books, online and wherever I can, I find something new.
Aubrey Beardsley, an English illustrator at the end of the eighteenth century, scandalously unknown to the general public as well as to some workmen!
Only black on white, nothing else. By necessity, since at that time the printing techniques did not allow to represent colors or halftones, and there was no alternative if you wanted illustrate books. But what lines! And that imaginary … I’m in love lost to him. Dead young, not even 26 years old … It strikes the caparbietà and the enthusiasm with which he managed to affirm himself as an artist despite the health, always cagionevole.
Edward Hopper, he is very well known. The atmosphere in his paintings is enchanting, he wants to get in the canvas, stay for a while, immobile, and enjoy that peace. A few weeks ago I found something too good for me: in Nighthawks it seems that Hopper wanted to illustrate a passage by The Great Sleep of Chandler, of which I spoke above!
OK I nominate 2 contemporary artists who fascinated me with their monochrome illustrations: Sveta Dorosheva, Ukraine living in Israel. Daehyun Kim in art Monassi, South Korean.
Unreachable Monsters! Looking at their work sometimes gets the urge to stop drawing 

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

DB – I would like to live in California alone, without any family ties, be unemployed but do not worry about it, with my friends “respecting a regime of hard drugs to keep the mind flexible”, relax at home smoking a barrel as I do bathing or drinking white russian and doing tai chi, being involved in an incredible story and having to deal with millionaires, pornographers, artists and nihilists but above all to wash me in bed with Julianne Moore!
Dream forbidden and unrealizable, me and millions of other fanatics of this wonderful movie.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Diego Bonci.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
Buona lettura!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

DB – Avevo 18 anni. A me e ai miei amici capitava molto spesso di affittare dei film e di vederceli a casa di uno di noi. Eravamo sempre in parecchi, tipo una quindicina di ragazzi. Spesso non seguivo il film perchè chiacchieravo con qualcuno, arrivavo a film iniziato o me ne andavo prima.
Quando affittammo “The big lebowski” accadde prorpio questo: non ricordavo niente del film, soltanto il titolo. Mi rivenne in mente più avanti, qualche anno dopo, quando mi capitò di vederlo per la seconda volta. E da quel giorno, ogni volta che riprendo in mano il DVD, penso a quella sera di più di 15 anni fa, quando snobbai “The big lebowski”.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

DB – Parlando di cinema: David Lynch! Più passa il tempo e più mi resta difficile apprezzare qualsiasi film, guardarlo dall’inizio alla fine, riguardarlo, ricordarlo bene. Fanno eccezione pochi registi e uno di loro è David Lynch, il più visionario di tutti e quindi forse quello che ha più influenzato il mio modo di disegnare. Ogni fotogramma, ogni scena, spesso slegata da tutto il resto, li considero un gioiello. Mi viene spesso in mente la scenain cui Badalamenti sputa il caffè in Mulholland Drive: adoro Lynch per cose come questa!
Parlando di letteratura: Raymond Chandler! Non riesco a smettere di leggere e rileggere i suoi romanzi che hanno per protagonista Philip Marlowe. Noir intricatissimi, trame impossibili da seguire ma in cui adoro perdermi per godermi appieno l’atmosfera meravigliosa. Ogni volta che riprendo in mano uno dei libri, divoro le pagine finchè non arrivo ai rari passaggi in cui Marlowe torna a casa dopo una giornata piena di lavoro e si rilassa giocando a scacchi da solo… non potrò mai farne a meno. Ho letto da qualche parte, ma conoscendo la materia si capisce, che c’è un po’ di Marlowe in The Big Lebowski!
Parlando di musica: James Murphy! Frontman degli LCD Soundsystem e produttore. Da sempre sbavo dietro a ogni cosa che fa. Non ricordo una singola volta in cui ascoltavo gli LCD Soundsystem ed ero di cattivo umore: IM-POS-SI-BI-LE! Antidepressivo naturale.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

DB – Vivo in un piccolo paese di collina nelle marche, a metà strada tra mare e montagna, isolato dal mondo ma non troppo: quando ti viene la voglia di fuggire basta salire in auto e scegliere dove. Lavoro a dieci minuti di macchina da casa, a volte vado in bici… Il mio lavoro d’ufficio non mi entusiasma. Creativamente è castrante, ma questo è… non mi lamento perchè come giro lo sguardo da qualsiasi altra parte vedo di peggio: gente sfruttata, mal pagata e frustrata… Qui da noi la brutta stagione può essere troppo lunga, fredda e noiosa. Va molto meglio quando esce il sole!
La noia si trasforma in godevolissima tranquillità: esci in bici, vai al parco, due chiacchiere e tre birre… Studiavo e vivevo a Bologna, ma sono tornato al mio piccolo paese per amore: io e mia moglie andavamo all’asilo insieme! Ed ora abbiamo un figlio di neanche due anni che è uno spettacolo e credo crescerà qui come abbiamo fatto noi.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

DB – Sono morti e sepolti (quindi vado fuori tema…), ma li considero contemporanei perchè ancora devo scoprire tanto di loro e ogni volta che li incontro nei libri, online e ovunque sia possibile, scopro qualcosa di nuovo.
Aubrey Beardsley, illustratore inglese di fine ‘800, scandalosamente sconosciuto al grande pubblico ma anche a qualche addetto ai lavori!
Solo nero su bianco, nient’altro. Per necessità, visto che a quel tempo le tecniche di stampa non permettevano di rappresentare colori o mezzitoni, e non c’era alternativa se volevi
illustrare libri. Ma che linee! E che immaginario… sono innamorato perso di lui.
Morto giovanissimo, neanche 26enne… Colpisce la caparbietà e l’entrusiasmo con cui è riuscito ad affermarsi come artista malgrado la salute, da sempre cagionevole.
Edward Hopper, lui sì molto noto.
L’atmosfera che si respira nei suoi quadri è incantevole, viene voglia di entrare nella tela, rimanerci per un bel po’, immobili, e godersi quella pace.
Qualche settimana fa ho scoperto una cosa troppo bella per me: in Nighthawks pare che Hopper abbia voluto illustrare un passaggio de Il Grande Sonno di Chandler, di cui ho parlato sopra!
OK nomino 2 artisti contemporanei che mi hanno stregato con le loro illustrazioni monocromatiche: Sveta Dorosheva, Ucraina che vive in Israele. Daehyun Kim in arte Monassi, sudcoreano.
Mostri inarrivabili! A guardare i loro lavori a volte viene la voglia di smettere di disegnare…

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

Vorrei vivere in California, da solo, senza alcun legame familiare, essere disoccupato ma non preoccuparmene, spassarmela con i miei amici “rispettando un regime di droghe abbastanza rigido per mantenere la mente flessibile”, rilassarmi a casa fumando una canna mentre faccio il bagno o bevendo white russian e facendo tai chi, essere coinvolto in una storia incredibile e avere per questo a che fare con milionari, pornografi, artisti e nichilisti ma soprattutto per spassarmela a letto con Julianne Moore!
Sogno proibito e irrealizzabile, mio e di milioni di altri fanatici di questo film meraviglioso.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Andrea Lippi con il suo “Lights of Japan”

Independent Press Fair continua a promuovere i vostri lavori editoriali indipendenti e attende anche il tuo (come da Regolamento) oggi lo fa con un personaggio che sono molto felice di avere qua.
Andrea Lippi infatti, oltre che essere un creativo a tutto tondo, è un fotografo dall’occhio pulito e delicato e soprattutto è un amico e quindi, proporre all’interno del nostro Independent Press Fair il suo lavoro è proprio una bella sensazione.

Andrea nasce in Toscana e si avvicina alla fotografia grazie alla macchina del padre per poi occuparsene con continuità dall’età di 23 anni, realizzando una camera oscura e iniziando a stampare in proprio le sue foto. Nel 2014 è la volta del suo primo viaggio in Asia, che lo porta a visitare la Cina.
L’ anno successivo, affascinato dall’Oriente, visita per la prima volta il Giappone e se ne innamora. Inizia un periodo di studio sulla cultura giapponese che lo porta ad affrontare un secondo viaggio in Giappone nel 2016. Dopo questa nuova esperienza e in seguito alla conoscenza con gli storici dell’arte Noriyuki Kai e Midori Sewake, nasce “Lights of Japan” che raccoglie alcuni dei più interessanti scatti realizzati nei due viaggi in Giappone.

La pubblicazione racchiude circa settanta fotografie realizzate in Giappone dall’autore, in due distinti viaggi, nelle zone di Tokyo, Kyoto e Hiroshima. Oltre alle immagini, tutte in bianco e nero, che raffigurano paesaggi, scene di vita quotidiana e luoghi di culto, la pubblicazione è arricchita da alcuni brevi racconti dell’autore, uno dei quali è una riflessione sul concetto di “vuoto”, elemento centrale nella cultura giapponese e della prefazione del Prof. Noriyuki Kai, ordinario di storia dell’arte presso Ibaraki University e Midori Sewake, storica dell’arte.

INDEPENDENT PRESS FAIR: WorstSeller Ediciones dal Messico con “Zine Censura”

Il nostro progetto Independent Press Fair intende promuovere tutte le realtà di editoria indipendente presenti in Italia e all’estero dando spazio a chiunque invii il proprio materiale. Oggi presentiamo WorstSeller Ediziones direttamente dal Messico!

WorstSeller Ediciones è una casa editrice indipendente con sede in Messico fondata nel 2013 da Anahi H. Galaviz e Daniel Benítez. WorstSeller conta su una serie di laboratori per tutte le età sulle forme alternative di stampa indipedente al fine di promuovere la pratica come una libera espressione e un’esperienza estetica.
“Zine Censura” è un libro collettivo realizzato da più di 50 illustratori e artisti provenienti dal Messico (tutti parte della scena dell’editoria indipendente). L’argomento del libro è la censura in Messico, un tema che opprime la società messicana in modo silenzioso e repressivo. Gli artisti hanno affrontato il problema da tutti i punti di vista: la censura sui mezzi di comunicazione, sui social media, sull’istituzione familiare, sulla sessualità e dentro alle strutture di potere come governo e polizia. Il libro è stato esposto a Lublana, in Slovenia nell’estate 2017 presso la galleria indipendente dedicata alle autoproduzioni editoriali DobraVaga.
Il volume è un’edizione limitata di 50 copie e può essere acquistata QUI.

Our Independent Press Fair project aims to promote all independent publishing companies in Italy and abroad, giving space to anyone who submits their material. Today we present WorstSeller Ediziones directly from Mexico!

WorstSeller Ediciones is an independent, non-censored publishing house based in Mexico and was founded in 2013 by Anahi H. Galaviz and Daniel Benítez. In addition, WorstSeller holds a number of all-age workshops that focus on alternative forms of printed self-publishing in an effort to promote the practice as a platform for free expression and aesthetic experience.
Zine Censura, fanzine makers from Mexico, is a collective book made by more than 50 illustrators and artists from Mexico (all of them part of the self-publishing scene). The subject of the book is censorship in Mexico, an issue that coexist inside the mexican society as a silent way of repression. The artists talked about the issue on communication media, social media, familiar institution, sexuality and among the structures of power such as government and police. The book was exhibited in Lubliana, Slovenia in Summer 2017 at DobraVaga, an independent gallery focused in self-publishing.
The volume is a limited edition of 50 copies and can be purchased HERE.

“CH’ARTS”, 3 libretti di grafici e dati con una finestra sulla copertina

Uno degli aspetti che mi ha sempre colpito nei prodotti editoriali è il ruolo della carta. Non tanto per il suo spessore, la sua ruvidezza, ma bensì proprio per il profondo e particolare ruolo estetico che gioca nel nostro modo di guardare un libro, una fanzine e ogni altro prodotto editoriale.

E’ la carta che da una profondità che oggi, nel mondo digitale viene resa al massimo con fredde ombre post prodotte ed è sempre la carta che rende viva e reale una pubblicazione con le sue sia pur lievi imperfezioni e venature.

Proprio per questa sua importanza mi è piaciuto molto il progetto realizzato oramai un anno fa dal giovane art director di Barcelona Adrià Molins dal titolo “Ch’arts: Infographics about arts education” il cui significato sta per Chart + Arts = Ch’arts.

 

In questo progetto, che prevede 3 pubblicazioni legate tra loro che si differenziano in base alla forma che dalla copertina sagomata permette di entrare a sbirciare l’interno, si affronta il tema dell’educazione artistica in Europa e in particolare in Spagna.

Lo stile è semplice, fortemente ispirato alla pulizia grafica svizzera. Le ombre naturali prodotte dal foro nella copertina ispirano curiosità di sfogliare i libretti che, al loro interno, riportano splendide e pulitissime infografiche che, pur senza ricercare colpi sensazionali o effetti speciali, mostrano i dati ed i trend del soggetto scelto da Adrià.

 

Jean Bon & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Jean Bon, from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Jean Bon is Hélène a french illustrator based in Liège (Belgium) since 2009. Some delicatessen, some eye dark circles, some sexy.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”
JB – I think I was with my big brother, and I was relatively young, it was one of the first “adult movie” I watched as a teenager, and I have not so much memories of this first time unfortunately, it was a LONG time ago!
2 – To give readers an idea of your art, try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to youand why
JB – I’m inspired by movies (good and bad ones) and pop culture. I love wes anderson movies, and guy ritchie’s ones. I love Takeshi Kitano for his approach to relationships, Bong Joon-ho for his twisted mind, Edgar wright for his sense of humor, Nicolas Winding Refn for his work of lights and colors. I love also the author Camille Jourdy (who wrote  the comic book “Rosalie Blum”) and Charles Burns.  But actually I take my inspiration in people with “life damages” who cross my road. All this with a big dose of self-mockery and second degree.
3 – Describe what is your environment where you live and where you work
JB – I am from France but I live and work in Liège (in Belgium). I went here to study illustration and I never left it. It’s a fascinating city to cross damaged people. I am pretty stay-at-home, I work in my livingroom on a small messedup desk. I like to fall asleep in St Leonard’s Park when it’s sunny (two months in a year, thank you Belgium…) you can be sure that a drunk hobo will yell on another one beside a peaceful family lying in the grass for teatime, it makes always funny and anecdotic moments.
I like also drawing at the movie theater’s brewery with my friends, it’s pretty quiet among the crowd. 
4 – Indicate which 2 of the artists you attend regulary and what you think are the most you can find todayin your creative environment
 
JB – I haven’t one favorite artist, and I don’t want to. There is so many pictures around us, it would be sad to stop your tastes at one or two. With internet, (instagram and tumblr are part of my daily routine) we are bombarded with so much pictures everyday, my favorite artist changes nearly everyday! But without contest, I love Marnu Larcenet’s work (“Blast” serie of comic books), he can be very funny as well as vey dark from one book to another. And “Trois ombres” of Cyril Pedrosa is probably the comic book that most marked me at a time of transitions in my life.
5 – Now that we are at the end, try to explain  what is “the great lebowski” for you and why do you think it has so much influenced the world of graphics and inllustration
JB – I love loosers, fucked up, lost people so this main protagonist is perfect. His acolytes and the bad guys are awsome too. 
The ferret and the ashes moments are grand movie scenes. I loved every tiny detail that makes it all go wrong. I adore thoose close-ups on daily objects which makes them take on disproportionate importance; it’s something I’m very influenced by in my comics. That’s probably why I love to retrace a movie like a comic strip, draw every tiny moment which marked me and resume movie like that.
Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Jean Bon.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
Buona lettura!
Jean-Bon è Hélène, un’illustratrice francese con sede a Liegi, Belgio dal 2009.

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

JB – Penso che fossi con il mio fratello maggiore ed ero relativamente giovane, è stato uno dei primi film “adulti” che ho visto come adolescente e non ho tanti ricordi di questa prima volta purtroppo, è stato un tempo fa !

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

JB – Di solito mi ispiro ai film (buoni e cattivi) e dalla cultura pop. Amo i film di Wes Anderson e quelli di Guy Ritchie. Amo Takeshi Kitano per il suo approccio alle relazioni, Bong Joon-ho per la sua mente tormentata, Edgar per il suo senso dell’umorismo, Nicolas Winding Refn per il suo lavoro di luci e colori. Amo anche l’autore Camille Jourdy (che ha scritto il fumetto “Rosalie Blum”) e Charles Burns. Ma in realtà mi interessano le persone con “problemi di vita” che incontro durante la mia strada, tutto questo con una grande dose di auto-ironia.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

JB – Sono originaria della Francia ma vivo e lavoro a Liegi (Belgio). Sono venuta qui per studiare illustrazione e da li non l’ho mai lasciata. È una città affascinante in cui si vedono molte persone tormentate. Mi piace starmene a casa, lavorare nella mia stanza su di una piccola scrivania. Mi piace addormentarmi nel Parco di St Leonard quando il sole mi batte in faccia (due mesi all’anno… ) a guardare un uomo ubriaco seduto accanto ad una pacifica famiglia sdraiata sull’erba per teatime, fa sempre momenti divertenti e aneddoti.
Mi piace anche disegnare alla birreria del cinema con i miei amici, è abbastanza tranquillo tra la folla.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

JB – Non ho un artista preferito, e non voglio averlo. Ci sono tante immagini intorno a noi, sarebbe triste fermare i propri gusti ad uno o due. Con internet, (instagram e tumblr fanno parte della mia routine quotidiana) siamo quotidianamente bombardati da tante immagini ed i miei gusti cambiano quasi ogni giorno! Se devo proprio, amo il lavoro di Marnu Larcenet (con la serie di fumetti “Blast“) perché può essere allo stesso tempo molto divertente e molto cupa passando d un volume all’altro. “Trois ombres” di Cyril Pedrosa è invece il fumetto che più mi ha segnato in un momento di transizione della mia vita.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

JB – Amo i loosers e quindi le persone come il protagonista principale del film sono perfette per me. Anche i suoi amici e gli altri personaggi sono troppo forti.
I ferretti per fumarsi le canne e il barattolo con le ceneri di Donny sono grandi scene cinematografiche. Amo ogni minuscolo dettaglio che durante il film, rende tutto sbagliato. Adoro questi primi piani sugli oggetti che solitamente sono considerati inutili e che invece qui diventano importanti in modo grottesco e sproporzionato. E’ qualcosa che ha molto influenzato i miei fumetti. Questo è probabilmente il motivo per cui amo ritrovare i film nei fumetti, disegnare ogni momento, ogni minuscolo dettaglio che mi ha segnato e fare così mio quel film che mi ha colpito.

L’arte del Logo Design nella carriera di Cruz Novillo

“Cruz Novillo: Logos” è un bel librone appena edito dalla garanzia Counter-Print per celebrare la leggenda spagnola del design con una guida completa al suo mondo da sempre incentrato sul logo design.

Anche se questo libro si concentra sui loghi, Cruz Novillo ha ottenuto infiniti riconoscimenti anche in veste di scultore, di designer, di editore e di illustratore dimostrando una versatilità fuori dal comune.
Una carriera iniziata nel settore del design industriale e nell’editoria, con la creazione di una delle prime riviste spagnole specializzate nel settore design, “Temas de Diseño”.
Il suo lavoro è onnipresente nel tessuto della cultura visiva spagnola in quanto, negli ultimi 50 anni ha prodotto lavori di design per la maggior parte dei servizi pubblici come l’ufficio postale (Correos), la polizia nazionale (Cuerpo Nacional de Policia), il sistema ferroviario (Renfe) e moltissimi altri.

CORREOS – Poste Spagnole
Cuerpo Nacional de Policia – Polizia
Forse uno dei lavori più famosi ed ancora oggi utilizzato è il logo del Partito Socialista Spagnolo che, con quella mano che impugna la rosa rossa, è ancora oggi attualissimo.
Il pugno e la rosa sono due elementi imprescindibili nella simbologia della socialdemocrazia europea. La sua storia cominciò nel 1977 quando, proprio Cruz Novillo disegnò il simbolo. Il pugno e la rosa sono ispirati al simbolo dei socialisti francesi, ma se la mano che tiene la rosa socialista francese è la destra, nel caso spagnolo è la sinistra.

 

Logo Partito Socialista Francesce e Logo Partito Socialista Spagnolo

Uno degli aspetti principali del lavoro di Cruz Novillo è sia la qualità che la quantità della sua produzione che oramai vanta oltre 50 anni di carriera. La sua è un’estetica senza tempo che ha avuto ed ha tuttora un’enorme influenza sui designer contemporanei spagnoli e non. Il suo uso di forme geometriche semplici e ben marcate, uno stile sempre permeato di fantasia e divertimento, sono solo alcuni dei tratti distintivi che Novillo ha contribuito a diffondere.

Il libro “Cruz Novillo: Logos” è disponibile per l’acquisto nel sito Counter-Print.

 

La punta di una matita fotografata come una rock star

“The Secret Life of the Pencil” di Alex Hammond e Mike Tinney è un bel librone hardcover pubblicato da Laurence King Publishing, di quelli che stanno bene vicino ad un camino e che potresti sfogliare durante una uggiosa giornata invernale.

Uscito nel 2017, questa vita segreta delle matite, si prende il ruolo di testimonianza, forse di rivendicazione, di una protagonista che fatica a restare al passo con i tempi ma che ancora oggi ha un ruolo importantissimo nel mondo dei creativi di tutto il mondo: la matita.
Oggi che tablet, tavolette, programmi, smartphone e app dominano in tutti gli uffici e studi di disegnatori e grafici, la matita è diventata un simbolo un pò retrò e quindi amabilmente sofisticato, della libertà creativa. In altre parole, il lavoro che fai sul computer è quello che fai per il lavoro, per pagare l’affitto e andare avanti, mentre ciò che crei con la tua matita è quello che fai per te, per il tuo divertimento.
Secondo gli autori del libro infatti, oltre a stimolare le più importanti menti creative del mondo, la matita è diventata il feticcio ultimo della creatività moderna.

In questo libro viene presentata una collezione unica di fotografie ravvicinate di matite appartenenti ad alcuni dei più importanti artisti, designer, scrittori, architetti e musicisti del mondo. Ciò che rende queste immagini interessanti è il fatto che in qualche modo riflettono le personalità creative dei propri proprietari: trovate quella di Philippe Starck elegante in nero e rosso, quella William Boyd invecchiata e tutta arrugginita, quella di Anish Kapoor scolpita come una statua e quella di Paul Smith classica con gioielli incastonati che ha ricevuto come regalo da Jonathan Ive, il desinger di Apple.
Proprio Paul Smith, innamoratosi di questo progetto, ne ha fatto una mostra ed una serie di stampe della matita di Anish Kapoor in edizione limitata che potete acquistare ai consueti prezzi altisonanti sul suo sito.

Tutte le matite sono accompagnate da materiali come schizzi, citazioni e brevi interviste dei rispettivi proprietari dando un ulteriore valore a questo bel volume.

 

 

Nick Beery & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Nick Beery, from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.
Enjoy the reading!

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Nick Beery Beery Method is a full time illustrator, designer, and creative director who runs Beery Method Studios.

Fracesco Ciaponi – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

Nick Beery – It was the late 90’s, I was a freshman in college and I had started my journey into pursuing art as a possible career. At that time I was becoming more and more obsessed with storyboarding and character development through a creative writing course as well. My schedule was filled with liberal arts courses, drawing, painting and writing which left me little time for movies, tv, video games etc. My roommate at the time however rented movies just about every night to kill time. I remember coming home one night and he had just rented The Big Lebowski. Just the title to the film had thrown me off and I had no idea what was in store. We casually smoked a joint or two, put in the dvd and was spun into a world of candid comedy that kept us both laughing our stoned asses off for days after. The movie became a seminal part of what would become a ritual to watch semi-inebriated while I worked on sketches for illustrations and compositions for paintings. I was in love with the art direction, the characters/cast, the relentless perfection of idiosyncratic levels of dark comedy, and the seemingly organic nature of the dialogue unfolding effortlessly in each scene. It is still a ritual I hold dear to my white-russian soaked heart today!

FC – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

NB – I grew up during the 80’s and was weened on cartoons of the era, astronomy from my grandmother, and spent countless hours exploring the heavily forested countryside. As an American boy exposed to TV shows and Hollywood films it is indicative of my primordial nostalgic influences to bleed through in my creative work. There is so much great pop-culture and sub-culture that germinated back in the day making it into the mainstream that has found everlasting fanhood. Back in 2010 I started mashing up pop culture icons with sub culture anti-heroes and characters. One particular piece that involved muppets and Pulp Fiction went worldwide viral and is still a top fan favorite today. 

The older I get the more I reach farther back to adolescence interests in nature, science, and biology. A lot of those interests come bubbling up in my work today. Infatuated with mycology and how mushrooms affect our environment, gazing through my telescope at night to distant galaxies, and using math and science in my excursions hiking through the wilderness to find new informative details that can be utilized visually is a daily constant. Furthermore, taking photographs of the sky and wooded surroundings and wildlife and blending them into digitally enhanced paintings and patterns takes all my favorite inspirations and makes it possible to coalesce all those forms into cohesive collections of various bodies of work.

FC – Describe what is your environment where you live and where you work

NB – I’ve spent the majority of my adulthood traveling and moving from city to city and state to state. Spending most of my years on the West Coast and upper Northwest I’ve wore many hats as a creative consultant and have digested multi-cultural experiences that shape my understanding of my simple microcosm here on Earth. I’ve never sat still for too long and as an artist always found constant inspiration by moving around and gaining new fresh perspectives. Meeting and working with so many artists over the years has allowed me to further learn various media and make a stamp in the small world of commercial and fine art. It was after years of burning through the hustle that made me step back and take a hard look at what heart felt inspirations were nestled deep inside my roots and decide to move back to the country.

I now live and work happily from my home studio smack dab in rural Midwest America. This move to quiet and solitude allows a deeper sense of self and allows a safe percolation of revelations through my ongoing life with my visual art. Situated on a few acre old farm I now raise hops for beer making, forage for mushrooms and organic herbs, and grow a sustainable garden with my wife and daughter that keeps our minds and bodies healthy and attuned to a more natural way of life. All one really needs is a place of affection where his/her mind can wander and let the purity of a world less affected be the guide to perfect outlets of creative tides. Honestly, working from the far reaches of our peaceful plot is far more invigorating than the constant push and pull of city life. There is more time to oneself to learn, grow, and not be overly influenced by the constant static energy of the masses. Our home is a place you can just be you all the way through.

FC – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

NB – I enjoy going to art museums and catching moving collections. Artists I enjoy the most are Salvador Dali and H.R. Giger. While they are both no longer living, their influence on modern art/artists today are obvious and bridge many cultures. Every chance I have to travel and see original works from either artist is time well spent. Although I know most of their paintings titles by heart and have countlessly scanned them up and down I always find some intricate detail that passed me by beforehand. I’m into artists like myself who enjoy their process, aren’t afraid to take risks, and while in the public eye from time to time rather enjoy being the odd fellow and sitting back from the limelight watching their fans from a distance.

FC – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

NB – The Big Lebowski is a constant thread to my early years as a budding artist. It’s a warming reminder of days more innocent than not. It ties into a social disconnect in American society, especially on the West Coast. These mini-cultural-connections and disconnections are why it has had so much influence in the world of graphics and illustration. It’s not so much a generational thing, but it is the characterizations of dramatized sub-classes of people who are the gritty underside of American culture itself which reaches far and wide across the table to an dysphemistic audience past and present. It is an artful film through and through. It leaves one with a sense of gratuitous laughter and a heady empathy for common man. It is a film that can be quoted in a room full of strangers and bring them together as friends. The Big Lebowski speaks to the upheaval and chaos that is a persistent loop in the life of modern man.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Nick.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
Buona lettura!
FC – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

Era la fine degli anni ’90, ero una matricola all’università e avevo iniziato il mio avvicinamento al mondo dell’arte. A quel tempo mi stavo sempre più ossessionando dello storyboarding ed allo sviluppo di personaggi anche attraverso un corso di scrittura creativa. Il mio calendario era pieno di corsi d’arte, disegno, pittura e scrittura che mi hanno lasciato poco tempo per vedere film, tv, videogiochi ecc. Il mio compagno di stanza però, affittava un film quasi ogni notte per ammazzare il tempo. Mi ricordo di essere tornato a casa una notte che lui aveva appena noleggiato The Big Lebowski. Abbiamo fumato una canna in comune o forse due, messo il dvd e da li in poi è iniziata questa commedia che ci ha lasciati entrambi a ridere anche nei giorni successivi. Il film è diventato una parte fondamentale di quello che sarei diventato e ho continuato a guardarlo sempre mentre lavoravo su schizzi o illustrazioni o altri dipinti. Sono innamorato della regia, dei personaggi, del cast, della perfezione dei momenti idiosincratici presenti nella storia e dei dialoghi che si svolgono in ogni scena. È ancora un rituale che mi tengo stretto al cuore ancora oggi!

FC – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

NB: Sono cresciuto negli anni ’80 e sono rimasto stupefatto dai cartoni animati del periodo, dall’astronomia di mia nonna e dalle innumerevoli ore trascorse ad esplorare le foreste e le campagne dei luoghi della mia infanzia. Come ogni altro ragazzo americano anche io sono cresciuto con spettacoli televisivi e film di Hollywood. C’è tanta cultura pop e cultura underground che poi è diventata mainstream nel mio background. Nel 2010 ho iniziato a dipingere le icone della cultura pop inserendo personaggi ed elementi della cultura underground. Un pezzo a cui sono legato è formato dai personaggi dei muppets e da quelli di Pulp Fiction ed è diventato un fenomeno virale qualche tempo fa in tutto il mondo.

Amo la micologia, scoprire come i funghi influenzano il nostro ambiente, guardare attraverso il mio telescopio di notte le galassie lontane e utilizzare le scienze applicate nelle mie escursioni soprattutto nel deserto dove puoi trovare dettagli che possono essere utilizzati nella mia arte. Inoltre, scatto fotografie al cielo ed agli ambienti boscosi, alla fauna selvatica per poi inserirli in quadri creati in digitale mischiare tutti questi elementi e forme in opere nuove e mie.

FC – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

NB – Ho passato la maggior parte della mia adolescenza in viaggio muovendomi da città a città. Adesso trascorro la maggior parte del mio tempo sulla West Coast e nel Nord Est come consulente creativo. Non mi piace mai fermarmi troppo a lungo nel creare i miei lavori e come artista ho sempre trovato ispirazione costante spostandomi ed acquisendo sempre prospettive nuove. Incontrando e collaborando con tanti artisti nel corso degli anni ho approfondito vari mezzi di espressione. Dopo un periodo un pò difficile mi sono guardato indietro acquisendo uno sguardo magri più duro ma che ha permesso al mio cuore di sentire le ispirazioni che sono profondamente nascoste all’interno delle mie radici. A questo punto ho deciso di tornare a casa e fermare i miei viaggi.
Ora vivo e lavoro felicemente nel mio studio a casa in un ambiente rurale nel Midwest. In una vecchia fattoria con qualche ettaro di terra, ora raccolgo il luppolo per la produzione artigianale di birra, funghi e erbe aromatiche, e mi occupo di un giardino con mia moglie e figlia così da mantenere le nostre menti e i nostri corpi in buona salute adattandoci ad un modo di vita più naturale. Tutto quello di cui si ha veramente bisogno sono gli affetti così che la mente possa vagare libera e lasciare che la purezza del mondo sia la guida della tua creatività. C’è più tempo per imparare, crescere e non essere eccessivamente influenzato dall’energia statica costante delle masse che ti circondano nelle città. 

FC – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

NB – Mi piace andare a musei d’arte e vedere mostre. Gli artisti che amo sono la soprattutto Salvador Dali e H.R. Giger. Anche se non so no più in vita, la loro influenza sull’arte moderna e sugli artisti di oggi è evidente. Anche se conosco la maggior parte dei loro lavori di pittura a memoria e li ho scansionati innumerevoli volte, trovo sempre qualche particolare nascosto che mi era sfuggito in precedenza. Sono in artisti come me, che hanno un loro processo creativo, non hanno paura di rischiare.

FC – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

NB – Il Big Lebowski è un filo costante per i miei primi anni come artista è un promemoria dei giorni più innocenti. È legato a una disconnessione culturale nei confronti della società americana, soprattutto quella della costa occidentale. Questi aspetti culturali sono il motivo per cui ha avuto tanta influenza nel mondo della grafica e dell’illustrazione. Non è tanto una cosa generazionale, sono le caratterizzazioni dei tipi, il lato grigio della cultura americana stessa che raggiunge u ampio pubblico, passato e presente. Lascia lo spettatore con un senso di simpatia e crea un’improvvisa empatia per l’uomo comune. È un film che se viene citato in una stanza piena di sconosciuti riesce sicuramente a riunirli e a renderli immediatamente amici. Il grande Lebowski parla del turbamento e del caos, un ciclo costante nella vita dell’uomo moderno.

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INDEPENDENT PRESS FAIR: Un libro ed una scatola degli attrezzi per conoscere il Re Pomodoro

Il nostro progetto Independent Press Fair riguardante i prodotti editoriali independenti e autoprodotti inizia a muoversi con le proprie gambe ed a camminare spedito.
Per chi volesse farne parte, basta dare una lettura al Regolamento.
Oggi ecco Carlotta Antichi ed il progetto su “Sua maestà pomodoro” che nasce dalla sua grande passione per i bambini e per il loro rapporto con la natura che li circonda.
L’idea è quella di creare un gadget per l’attività didattica dell’Orto giardino, un laboratorio dove i bambini hanno modo di toccare e giocare con la natura attraverso la semina, gli  ortaggi etc.
Sua maestà pomodoro è un libro interattivo per bambini dai 4 ai 6 anni. La storia è quella di un Pomodoro considerato da sempre il re dell’orto ed attraverso un breve racconto si parla delle sue proprietà benefiche, della sua crescita dalla semina al raccolto, e alcune curiosità su come poterlo coltivare. Il libro è interamente illustrato in digitale con  aggiunte pop-up, alette e pagine a portafoglio.
Insieme al libro è allegato un Kit da Giardinaggio composto da paletta, grembiulino, guantini, adesivi e targhette. Al suo interno ci sono semi di pomodori, di insalata e di carote con cui i bambini possono iniziare il gioco della semina. Le etichette dei semi sono state disegnate dagli alunni della scuola dell’infanzia di Montespertoli (FI).

“Free the Nipple” ovvero “Tette libere”

Negli ultimi anni, l’artista francese Tiane Doan Na Champassak è diventato relativamente famoso per la grandiosità della sua collezione di riviste erotiche – nello specifico di quelle tailandesi – e per aver su queste ideato e realizzato un compendio di pubblicazioni che si riferiscono agli anni ’60 e ’70.
La parte però interessante del lavoro di Champassak è che, ad un certo punto, la sua attenzione si è soffermata sugli aspetti relativi alla censura di queste nudità, su cosa, come, quando e perché, questi corpi aggraziati venivano coperti e soprattutto sugli aspetti artistici con cui questa censura veniva posta in essere.

La sua attività di ricerca si appoggia anche alla campagna di sensibilizzazione contro le censure intitolata “Free the Nipple”  iniziata nel 2013 da l’attivista e filmmaker Lina Esco che lotta anche contro le strane censure del web che perpetuano e impongono tabù legati ai capezzoli femminili. Facebook per esempio proibisce graphic content che ritraggono immagini dei capezzoli. Il regolamento di Instagram chiede addirittura ai suoi utenti di “tenersi i vestiti addosso” ma, come sappiamo bene, questa regola sembra essere applicata solo ai capezzoli.

Nei sei volumi quindi vengono mostrati numerosissimi esempi di collage ripresi dalla sua vastissima collezione che conta più di 4000 libri. Questi infiniti esempi di censura vengono presentati in maniera ordinata ed elegante.

Ritagliati dall’immagine originale, mostrano tutto l’inventario con cui si può nascondere un capezzolo: dalle stelline alle note musicali, dalla classica biancheria intima fino ai fiori posizionati perfettamente sul luogo peccaminoso fino ad arrivare a casi ancora più creativi e fantasiosi.

Tutti e sei i volumi sono acquistabili presso la casa editrice RVB Books un editore indipendente dedicato alla progettazione e stampa di libri d’arte molto ricercati e interessanti che, all’interno della sua galleria d’arte, svolge anche un’interessante attività di promozione delle nuove e più originali pratiche editoriali.

Un bel libro celebra le leggendarie gesta del Land Rover Defender

Foxtrot Papa è uno studio di grafica e comunicazione inglese fondato oramai 20 anni fa da Matthew Franey che si è ritagliato un certo spazio nell’ambito della brand comunication di grandi marchi.
Lo studio crea ogni tipo di contenuto, video, audio, a stampa e web per i marchi che hanno bisogno di creare una storia i se, di raccontare il proprio marchio e per tutte quelle agenzie che hanno bisogno di promuovere e divulgare il proprio lavoro.

Uno di questi brand che si è rivolto a Foxtrot Papa è Land Rover che, dopo sette decenni di successi, ha deciso di celebrare con un bel volume cartaceo uno dei suoi modelli storici oramai fuori produzione, il Defender.

Il Defender, considerato uno dei modelli di 4 × 4 più importanti della storia delle quattro ruote, tesoro nazionale inglese e vera e propria icona del mondo off-road, con i suoi quasi 70 anni di immagini, storie e personaggi, era un soggetto talmente interessante e ricco di stimoli che i ragazzi di Foxtrot Papa hanno immediatamente accettato e, visto il risultato, non si può certo dire che non abbiano azzeccato la mossa.

L’obiettivo del libro era chiaro, aumentare la conoscenza del marchio Defender catturando l’essenza originale del veicolo e, per estensione, dell’intero brand Land Rover. Un volume informativo ed emozionante. Attraente sia per i tradizionali amanti del Defender sia per chi lo scopre per la prima volta.

La scelta di Foxtrot Papa è stata allora quella di concentrarsi sulle persone e il ruolo che il Defender ha avuto nella loro vita ricercando un design editoriale ricercato ma allo stesso tempo di forte impatto grafico.
Il titolo del libro, ICON richiama esattamente quello che il Defender è.​, un’icona del settore automobilistico del Novecent.

Il libro, di 204 belle pagine contiene una prefazione scritta da Richard Hammond, un conduttore televisivo inglese famoso per le sue spericolate avventure in fuori strada. Bellissimo l’apparato grafico con 80 fotografie originali e una serie di incredibili storie di persone e avventure, sacrifici e storie d’amore sempre, ovviamente in compagnia di un Defender.

Jean-Paul de Win & The Big Lebowski Art Collection

Jean-Paul de Win is a motion graphics designer from the Netherlands with
experience in broadcast and game graphics.

The Big Lebowski is a trademark and copyright of Universal Studios. Licensed by Universal Studios Licensing LLC. All Rights Reserved.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

JPdW – I really don’t remember the first time I saw The Big Lebowski, but I think it must have been some blurry VHS evening. at home.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

JPdW – As I work mostly as animator my inspiration comes from motion graphics from all around the globe. 
Music is a big part of my life. I can not work without music in the background. The movie The Doors (’91) changed my perception of music and way of life in a big way. 
Pinball art in general is also a great source of inspiration. I’ve been attract to pinball since I was a little kid.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

JPdW – I moved to Nijmegen in 2010. This Dutch city, founded 2000 ago by the romans, has many left minded citizens, a nice variety of (music) events and just a good vibe all year round. I work from an office in a building shared with several artist in many disciplines (fine art, product design, graphic and web design).

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

JPdW – M.C. Escher has always inspired me with his clean and mathematical art style. Just amazing and mind boggling how he has created his art without the use of a computer. I also admire ‘the’ 4 Renaissance artists (da Vinci, Michelangelo, Raphael and Donatello). Their expertise in various art forms inspires me to try different things and styles all the time.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

JPdW – I love The Big Lebowski for it’s dialogues and legendary scenes. You really need to see it a couple of times to ‘get it’. The Dude’s laid-back, pacifist way of living is something I can relate to. And probably many other artists?

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

JPdW – Non ricordo veramente la prima volta che ho visto Big Lebowski, ma credo che sia stata una serata con una vecchia videocassetta sfocata, a casa mia.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

JPdW – Mentre lavoro principalmente come animatore, la mia ispirazione derivava dalla motion graphic che vedevo dappertutto, in tutto il mondo.
Anche la musica però è una grande fonte di ispirazione di tutta la mia vita. Non posso lavorare senza musica in sottofondo. Il film The Doors (’91) ha cambiato la mia percezione della musica e del modo di vivere.
L’arte che sta dietro al design dei flipper – in generale – è anch’essa una grande fonte di ispirazione per me. Sono sempre stato attratto dai flipper, fin da quando ero un ragazzino.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

JPdW – Mi sono trasferito a Nijmegen, Olanda, nel 2010. Questa città, fondata 2000 anni fa dai romani, ha molti cittadini di sinistra e una gra quantità di musica live che riguardano quasi tutto l’anno. Lavoro in un ufficio situato in un edificio condiviso con diversi altri artisti di diverse discipline (design di prodotto, grafica e web design).

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

JPdW – M.C. Escher mi ha sempre ispirato con il suo stile artistico pulito e matematico. Ancora mi sorprendo e affascino da come ha creato la sua arte senza l’uso del computer. Ammiro anche i 4 artisti rinascimentali (Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Raphael e Donatello). La loro esperienza in varie forme d’arte mi ispira a provare tecniche e stili sempre diversi.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

JPdW – Amo il Grande Lebowski per i dialoghi e le leggendarie scene di cui è composto. Hai davvero bisogno di vederlo più di un paio di volte per diventare uno di loro. Il modo di vivere tranquillo e pacifico del Drugo è qualcosa con cui sto alla grande. E come me probabilmente anche molti degli altri artisti del libro…

The Big Lebowski is a trademark and copyright of Universal Studios. Licensed by Universal Studios Licensing LLC. All Rights Reserved.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Se non sapete cosa sono le edicole votive, date un’occhiata a questo libro e scopritele in giro per Napoli

Iniziamo oggi un progetto che spero diventi sempre più grande e diffuso.
Independent Press Fair vuol essere infatti una vetrina per tutti coloro i quali realizzano prodotti editoriali indipendenti e dal carattere artigianale.
Non voglio però dilungarmi troppo e quindi, per chi fosse interessato, rimando al Regolamento IPF.
Durante il biennio in Design per l’editoria presso l’ISIA di Urbino, Agnese Tamburrini ha sviluppato diversi progetti editoriali di cui uno, quello che lei stessa ci presenta oggi, è stato realizzato tramite una sua autoproduzione in 50 copie nel formato 11,5×16,5 cm. per 80 belle pagine a colori.
Il libretto autoprodotto, dal titolo “Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria” è un progetto fotografico che si sviluppa sul contrasto tra alcune edicole votive napoletane ed il contesto urbano in cui spesso si trovano all’interno degli scorci della città partenopea.
Le fotografie sono state scattate nel febbraio 2017 con una Olympus OM-1 con pellicola a colori Kodak ColorPlus.

Ross Murray & The Big Lebowski Art Collection

Ross Murray is an illustrator from the sovereign state known as New Zeland.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

Ross Murray – In 1998 I was 19 years old and in my second year of university, studying graphic design. I saw ‘The Big Lebowski’ at the Academy which is a small cinema deep underground beneath the city library. The only Coen Bros film I’d seen at that stage was ‘Fargo’ which I loved – the atmosphere, the eccentricity and most of all, the dark humour. At that age I remember gravitating towards moody, often self-serious types of art so it was with an unexpected delight that I encountered ‘Lebowski’. There was such an offbeat exuberance to it, such sheer joy in it’s characterisation and storytelling. I saw it alone but still remember laughing out loud through most of it.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

RM – I’m a big comics fan – I love the muted incidentalism of Adrian Tomine; the craft and virtuoso of Tezuka and Otomo; the energy of Paul Pope’s artwork; the self-deprecating wit of Noah Van Sciver.
In terms of illustration and style I’m a big fan of Benjamin Güdel and Tomer Hanuka. They both draw very expressively and use colour to create a wonderful sense of mood.
Painters & printmakers I love are Robin White, Alphonse Mucha, Hiroshige, Faile, Dick Frizzell and many more!
And of course there are the artists that hardly need mentioning – Kubrick, Bowie, DFW. Their ambition, the incredible breadth of their work. As much celestial beings as artists, actually. They are my gods!

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

RM – I live in a coastal city called Tauranga in New Zealand’s North Island. My house is in Papamoa, near a long surf beach. And my studio is in Mount Maunganui on a sand bar at the foot of an extinct volcano called Mauao. It’s exactly an hour’s drive between Whakatane where I grew up and Matamata where my wife is from. We used to live deep in a Coromandel pine forest but my wife nearly died when we had kids so we relocated to somewhere closer to a hospital. It’s really beautiful here though. It’s a real beach town and even though it still gets cold in the winter it kind of feels summery all year round.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

RM – I think there may have been something lost in translation in this question so I’ll talk about a couple of artists whose work I’ve enjoyed lately: Liam Bowen’s an Auckland-based artist and publishes comics & zines with Sergio Cornaga and others as Team 3000 Press. His work is beautifully unhinged, touching and really funny. Check it out here:
Zöe Colling is also based in Auckland and draws mini-comics. She tells short stories about domestic life, all rendered in a lovely, organic drawing style. She’s on Instagram as @lasterdays.
5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration
RM – I’ve watched ‘The Big Lebowski’ more than any other film. Every line of dialogue in it is eminently quotable. Walter Sobchak is probably my favourite character in all of cinema. The film really celebrates ineptitude and being weird which I think a lot of creative people relate to. And on a visual level it’s such a lovingly designed film and that always makes us artists a bit frothy. I lived in Japan between 2001-2003 with a Canadian and a Texan – both of whom loved ‘Lebowski’ as much as me – and almost every weekend would involve a combination of bowling and drinking white russians.
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

RM – Nel 1998 avevo 19 anni, ero al mio secondo anno di università dove studiavo graphic design. Ho visto “The Big Lebowski” all’Accademia, in un piccolo cinema sotterraneo che si trovava proprio sotto la biblioteca della città. L’unico film dei fratelli Coen che avevo visto prima di quello era Fargo che amavo alla follia per l’atmosfera, l’eccentricità e soprattutto l’umorismo black.
C’era un’esuberanza così straordinaria in quel film! Uno spensierato divertimento nei suoi personaggi e nella sceneggiatura. Quando lo vidi ero solo ma ancora oggi, se ci ripenso, mi rivedo li a di ridere come un pazzo.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

RM – Sono un grande fan dei fumetti – amo lo stile unico di Adrian Tomine; la manualità ed il virtuosismo di Tezuka e Otomo; l’energia di Paul Pope e lo spirito corrosivo di Noah Van Sciver.
In termini di illustrazione e stile sono un grande fan di Benjamin Güdel e Tomer Hanuka. Entrambi hanno un disegno molto espressivo e usano il colore per creare espressività ai loro personaggi.
I dipinti e gli stampatori che amo sono Robin White, Alphonse Mucha, Hiroshige, Faile, Dick Frizzell e molti altri!
E naturalmente poi ci sono gli artisti che non hanno bisogno di essre ricordati, gente come Kubrick, Bowie, DFW. La loro imponenza, l’incredibile grandezza del loro lavoro li rende esseri celesti. Sono i miei dèi!

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

RM – Vivo in una città costiera chiamata Tauranga nella parte Nord della Nuova Zelanda. La mia casa si trova a Papamoa, vicino a una lunga spiaggia di surf. E il mio studio si trova sul monte Maunganui, vicono ad un bar sulla sabbia situato ai piedi di un vulcano estinto chiamato Mauao. È esattamente un’ora di macchina di distanza da Whakatane dove sono cresciuto e Matamata dove è cresciuta mia moglie. Abbiamo deciso di vivere in tranquillità in una foresta di pini di Coromandel, ma mia moglie quasi morì quando stava aspettando uno dei miei figli quindi ci siamo trasferiti in un posto vicino ad un ospedale, non si sa mai!
È veramente bello qui però. È una vera città sulla spiaggia e, anche se d’inverno fa freddo, si sente l’aria dell’estate per tutto l’anno.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

RM – Ne ho già indicati molti nella domanda precedentemente, quindi parlerò di un paio di artisti di cui lavoro di recente mi è piaciuto guardare i lavori:
Liam Bowen è un artista di Auckland che pubblica fumetti con Sergio Cornaga e altri piccoli editori indipendenti come Team 3000 Press. Il suo lavoro è fantastico, commovente e divertente insieme. Dai un’occhiata qua

Anche Zöe Colling lavora a Auckland e disegna mini-fumetti. Racconta storie brevi sulla vita domestica, tutte con un bello stile. È su Instagram.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

RM – Ho guardato ‘The Big Lebowski’ più volte di qualsiasi altro film. Posso citare ogni dialogo. Walter Sobchak è probabilmente il mio personaggio preferito in tutto il cinema. Il film celebra veramente quell’essere originale a cui un sacco di persone creative si vogliono riferirsi. E a livello di regia è un film così ben progettato e realizzato da farci innamorare. Ho vissuto in Giappone tra il 2001 e il 2003 con un ragazzo canadese ed uno texano – entrambi amavano Lebowski come me – e quasi ogni fine settimana, organizzavamo partite di bowling bevendoci i nostri immancabili white russian.

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Mi ha stregato questo libro sul suicidio realizzato da una giovane designer austriaca

Uno dei prodotti editoriali che più mi ha colpito negli ultimi tempi è senz’altro “Nichtsein” di Katharina Schwarz, giovane studente tedesca che ha frequentato il corso Visual Society Projekte presso il Centro Scientifico di Berlino per la ricerca sociale insieme a Ellen von den Driesch, una studente di demografia che sta studiando il fenomeno del suicidio nella DDR.
Il programma della Visual Society è infatti una collaborazione tra gli studenti di “Visuelle Systeme” dell’Università delle Arti di Berlino e gli scienziati sociali di il Social Science Center Berlin (WZB).

Per saperne un pò di più ho chiesto direttamente a Katharina di spiegarmi un pò come ha lavorato per creare un libro che, oltre per la parte relativa al contenuto, a me ha affascinato per il suo elegantissimo stile editoriale che a me ha fatto pensare a certi lavori del designer Dieter Rams.

“Lavoriamo insieme su tematiche sociali complesse, conosciamo i metodi degli altri e sviluppiamo nuovi approcci interdisciplinari.
Ho iniziato a studiare con Ellen von den Driesch i tassi di suicidio e come sono correlati ad altri indicatori. La cosa più interessante per me è stato scoprire tutti i diversi motivi che possono influenzare pensieri suicidi. Ad esempio, mi sono ritrovata a confrontare le correlazioni tra i tassi di suicidio ed i sistemi di assistenza sanitaria o il consumo di alcool di diversi paesi. Volevo dimostrare che non è solo un problema personale ma anche un problema causato dall’ambiente e dalla società in cui tutti noi viviamo. Quindi l’idea finale era di individuare alcuni di questi fattori chiave e realizzare un libro con lo scopo di informare e sensibilizzare su questo tragico tema.

Il libro è diviso in base ai diversi fattori che possono influenzare pensieri suicidi. Il primo, con tutti i fori, rappresenta l’età del suicida. Ogni foro è un suicidio avvenuto in Germania nel 2015, ordinato per età. Mostra innanzi tutto la quantità e evidenzia bene che i numeri dei suicidi aumentano con l’età.
Altri capitoli, per esempio, sono dedicati al sesso, al reddito, all’amore, allo stato civile o ad altre categorie minori. Alcuni fattori come la solitudine o la depressione mostrano lettere delle persone che si sono suicidate con le loro storie personali anziché i numeri e le statistiche.

Il mio approccio visivo per rappresentare questo argomento era quello di cercare di rimuovere alcune parti dalla pagina, proprio come le persone stesse rimuovono la loro esistenza dalla vita propria e degli altri”.

Grazie a Katharina Schwarz per le info e soprattutto grazie per aver lavorato ad un volume che è, nello stesso oggetto, così utile socialmente, così perfetto tecnicamente e così bello esteticamente.

Rendere meraviglioso un paese di montagna tedesco lavorando su 80 cartoline in bianco e nero

Otl Aicher è relativamente famoso per aver progettato il marchio delle linee aeree Lufthansa di cui consiglio il bellissimo volume di approfondimento edito dalla Lars Muller Publishers dal titolo “Lufthansa und Graphic Design” e, qualche anno dopo il font FOTIS, sviluppato nel 1988.

In entrambi i casi e, nell’arco della usua intera carriera, Aicher cerca di raggiungere la massima leggibilità e la chiarezza visiva attraverso la purezza della linea e dell’elemento grafico.

Otl è stato molte cose, tenace oppositore del nazismo e per questo arrestato nel 1937 dalla Gestapo. Arruolatosi poi forzatamente nell’esercito tedesco, nel 1945 disertò nascondendosi fino alla fine della seconda guerra mondiale.
Nel 1946, dopo la conclusione della guerra, Aicher cominciò a studiare e nel 1947 aprì un proprio studio per poi fondare, nel 1953, con la moglie Inge Scholl, la Scuola di Ulm per il disegno (Hochschule für Gestaltung Ulm), che negli anni è diventata uno dei centri scolastici sul design più importanti della Germania.
Per chi volesse approfondire ulteriormente la figura di Aicher, consiglio di andarsi a cercare il lavoro come curatore della comunicazione visiva svolto per i Giochi della XX Olimpiade a Monaco di Baviera nel 1972. I suoi pittogrammi sono ancora oggi uno dei migliori esempi di rigore, pulizia e immediatezza.

Oggi lo Studio grafico dn&co. ha realizzato un volume di 116 pagine edito dalla Place Press con introduzione di Norman Foster, che riporta a galla il lavoro che Otl Aicher realizzò alla fine degli anni Settanta per l’Ufficio del Turismo della piccola cittadina del sud della Germania chiamata Isny. Isny, classica città di montagna che si dispiega fra baite, montagne e animali in pieno stile Heidi, viene invasa dai turisti che in estate arrivano per passeggiare attraverso i suoi dolci pendii e in inverno per sciare.
Quando ad Aicher fu commissionato il lavoro, l’obiettivo era quello di creare una identità grafica per l’ufficio turistico di Isny e la sua visione fu del tutto diversa da quella a cui tutti pensavano.

Minimal, interamente bianco e nero, Aicher ha applicato alle cartoline da Isny lo stesso stile che lo aveva reso famoso nei suoi lavori precedenti. Ha suddiviso la città in 120 pittogrammi creando una serie di cartoline dove non compare nessuna tipica fotografia a colori di montagne, mucche e case coloniche. Lo stesso Aicher lo ha definito “l’antitesi della mentalità della cartolina”.