Un illustratore realizza un libro dove le opere sono ordinate in base agli hashtag di Instagram

Oggi vi parlo di un libro di Patrik Mollwing, un illustratore svedese che attualmente vive a Lisbona, in Portogallo, con alle spalle una vasta esperienza trasversale che lo ha portato a lavorare sia nella progettazione grafica che nella direzione artistica, fino all’illustrazione e all’animazione.
Questo suo ultimo libro parte dalla costatazione di come negli ultimi anni Instagram sia diventato un luogo virtuale ma molto utilizzato dagli illustratori per condividere il proprio lavoro. Non mi voglio addentrare sul fatto che questo fenomeno sia una cosa buona o cattiva, IG è senz’altro è una piattaforma che consente ai creativi in genere di raggiungere un pubblico più ampio, spesso attraverso l’uso dei fantomatici hashtag.
Il tentativo di Mollwing è quello di rendere fisico, materiale, reale l’interazione fra hashtag ed il contenuto ed è proprio qui che è nato “Two Hundred e Forty-Two Hashtags“, un libro di illustrazione che prende spunto dalla cultura della ricerca per hashtag.
L’inizio del libro presenta un elenco di hashtag ordinati alfabeticamente, per capirsi si va da da #abnormal a #yum e dopo ogni parola si reinvia alla pagina in cui è possibile trovare i lavori creati dallo stesso Patrik Mollwing nel periodo compreso fra il 2015 ed il 2017 che sono stati condivisi su IG utilizzando proprio quell’hashtag.
Pubblicato da Stolen Books, il libro si presenta quindi come una raccolta di opere di Mollwing il cui stile è da sempre sghembo, pieno di corpi allampanati e forme morbide ritratti con colori vivi e sgargianti mentre pattinano, lottano e chissà che altro.

Un libro dedicato alla serie originale di emoji disegnata nel 1999

Nel 2016 il Museum of Modern Art di New York ha fatto scalpore dopo aver acquisito l’originale serie di 176 emojiper la sua collezione permanente. Si tratta di piccoli disegni riportanti volti, oggetti e luoghi, ciascuno illustrato su una griglia di 12×12 pixel, raggruppati e disposti ordinatamente. A vederli adesso traspare il tempo passato e la rozzezza del risultato ma, allo stesso tempo, anche la loro familiarità con il nostro mondo.

Progettato dal giovane artista Shigetaka Kurita, a soli 25 anni, fu rilasciato nel 1999 dalla società di telecomunicazioni giapponese NTT DOCOMO.
Ora l’editore indipendenti Standards Manual, che amo da quando vi parlai di quest’altro progettolancia il primo libro interamente dedicato alle emoji originali insieme ad una vera nuova tastiera per smartphone che ripropone proprio gli originali di Kurita.
Semplicemente intitolato “Emoji”, il libro studia e onora la creazione di Kurita e DOCOMO cercando di mettere in evidenza quello che è stato, ed è tutt’ora l’enorme e sottovalutato impatto sul mondo della comunicazione fra individui che le cosiddette faccine hanno avuto.
In una vecchia intervista lo stesso Kurita spiega come la maggior influenza sulla sua invenzione sia stato il pittogramma, usati come segnali in molti luoghi del Giappone mentre il secondo riferimento è l’arte giapponese dei Manga che usa la grafica per esprimere emozioni. Infine, ma non per importanza, le riviste giapponesi e i dettagli sparsi qua e la nelle loro pagine.
Il progetto può essere sostenuto e realizzato attraverso la piattaforma Kickstarterquindi, se pensate ne valga la pena, fatevi avanti. 🙂

Un libro spiega tutto ciò che cambia quando la tipografia deve essere utilizzata e non sulla carta

E’ uscito “Type on screen” il bellissimo – e attesissimo – libro che stavo aspettando da un pò scritto da Ellen Lupton, già autrice dello splendido “Graphic Design Thinking“, scrittrice, curatrice e grafica, direttrice del programma Graphic Design MFA presso il Maryland Institute College of Art (MICA) di Baltimora, dove è anche direttrice del Center for Design Thinking.
Pubblicato da Princeton Architectural Press, questo libro è appunto il tanto atteso seguito del bestseller mondiale “Graphic Design Thinking”.
Si tratta di una vera e propria guida critica per designer, scrittori, sviluppatori e studenti ma è anche un’introduzione all’uso delle applicazioni tipografiche in ambito video come film, web e soprattutto le moderne app mobili.
La parte secondo me più interessante è quella infatti dove vviene affrontato il tema di come combinare i principi classici della tipografia con le nuove tecnologie. Il libro offre una guida su come scegliere il carattere giusto per un utilizzo sullo schermo, come renderlo bello e utilizzarlo in modo funzionale.
Ricchissimo di illustrazioni provenienti da esempi realizzati dalla comunità internazionale di grafici e tipografi
Un volume tecnico, specifico, approfondito per forse non per i semplici amanti ma per coloro che sono già ad un livello avanzato, che sicuramente porterà argomenti, spunti e idee da non perdere.

“Suspiria” è il magazine sui brutti sogni e sul perché non riusciamo a farne a meno

Oramai sappiamo che questi ultimi anni sono una continua esplosione di carta e grafica. Oramai ne abbiamo viste un numero così imprecisato che a volte capita di non credere nemmeno più di poter sorprendersi ancora ed invece….
Ed invece ecco “Suspiria Magazine”, che fin dal nome risulta un accattivante progetto che non potevo approfondire e presentarvi.
Il progetto nasce dalle menti dei ragazzi della Dreadful Press, già in giro con l’altro progetto editoriale intitolato “Sabat Magazine” che fonde Stregoneria e femminismo come archetipi antichi e arte istantanea.
Capite che stiamo parlando di originalità, visionarietà, provocazione e arte in un mix difficilmente riscontrabile in altri magazine indipendenti.

Sabat 4: Elements

Nel nuovo progetto “Suspiria Magazine” si cerca invece di analizzare ed approfondire alcuni aspetti della psiche umana sempre attraverso una lente tutta al femminile. Partendo infatti dai sogni si vuole gettare una luce su quelli che sono gli archetipi della paura e soprattutto sul perché continuino ad emanare un fascino tutto particolare e, per alcuni, addirittura irresistibile.
Con la grafica assolutamente black e perfettamente in tema a cura degli inglesi StudioFax e la direzione artistica di Valentina Egoavil Medina, regista tedesca di 30 anni, “Suspiria Magazine” mette in scena

Un libro ripercorre la storia degli strumenti utilizzati per registrare la musica dal 1800 ad oggi

Un sacco di libri eccellenti sono stati scritti sul design della dei dischi e quello che vi presento oggi si aggiunge a questa lista. Prima che Alex Steinweiss pensasse che il disco dovesse essere un’opera grafica e si mettesse a creare i capolavori della Columbia Record con opere d’arte originali, i dischi venivano venduti in basiche buste colorate opache con fori perforati al centro, in modo che i dettagli del disco potessero essere letti dall’etichetta centrale. Dopo il 1939, data in cui Steinweiss iniziò la sua attività di splendida innovazione estetica, le vendite dell’industria discografica si impennarono e l’importanza dell’immagine di un disco – e successivi prodotti – non si è più fermata.
La Blue Note Records ha assunto negli anni Sessanta addirittura Andy Warhol mentre per le cover dei dischi della CBS Records si è pensato alla grandissima Paula Scher con gli album di Charles Mingus e dei Cheap Trick.
“The Art of Sound: A Visual History for Audiophiles” di Terry Burrows è lo splendido volume che documenta la storia di come la musica registrata è stata prodotta e commercializzata nel tempo a partire dalle origini dei primi del 1900 e seguendo la sua evoluzione nell’era digitale di oggi.
Burrows ha messo insieme questa storia incredibile perlustrando realtà storiche del mondo della produzione musicale quali la EMI Archive Trust, uno degli archivi di musica e tecnologia più grandi e diversificati del mondo.

The Chocolate Record Player (1902)

Burrows divide i suoi capitoli nei quattro periodi più importanti delle musica in studio: acustico, elettrico, magnetico e digitale.
Oltre 800 illustrazioni riempiono queste pagine con incredibili reliquie tutte usate almeno una volta per consegnare il suono agli ascoltatori nel tempo.
Si scopre così che nel IX secolo a Baghdad in Iraq, i fratelli Banū Mūsā escogitarono il primo sequencer musicale usando una serie di orologi alimentati ad acqua che potevano ripetere modelli di fischi e tamburi.

Portable Music (1967)

Un altro aspetto fantastico di questa storia è come le tecnologie di registrazione si sono sviluppate nel tempo. Fino agli anni ’20 le registrazioni infatti veninvano realizzate con mezzi meccanici, ma la valvola termoionica ha inaugurato un’era nuova per la registrazione del suono. Durante i primi anni del ventesimo secolo, esperimenti sull’uso dell’elettricità per trasmettere le onde radio e amplificare il suono hanno portato all’utilizzo dei singoli microfoni per effettuare diverse registrazioni.
Arriviamo poi a fenomeni più facili da rcordare per alcuni di noi, la cosiddetta Portable Music del 1967, la cassetta compatta che rivoluziona il modo in cui la musica viene consumata. Piccole macchine portatili alimentate a batteria come il Telefunken Magnetophone CC Alpha permettevano alle persone di portare con sé la propria musica preferita ovunque si trovassero, qualcosa che in precedenza era del tutto impossibile.
Terry Burrows, esperto di musica e audio, ci guida quindi attraverso l’evoluzione di ogni era tecnologica in un testo informativo e coinvolgente intervallato da concise biografie dei grandi innovatori, da Emile Berliner a Thomas Stockham.

 

Una mostra ed un catalogo analizzano come la grafica ed il design rispondono alle turbolenze politiche di questi anni

Oggi prendo spunto dalla mostra dal titolo “Hope to Nope” attualmente al Design Museum di Londra fino al 12 agosto 2018.Già da qualche anno, forse decennio, abbiamo capito che il nostro è un periodo storico turbolento, senza certezze, caratterizzato da profonde divisioni sociali e da conflitti più o meno latenti sparsi in tutto il pianeta. In particolar modo l’ultimo decennio è stato praticamente un costante periodo di turbolenze politiche e questo non lascia certo indifferente il mondo del design che si fa sempre più politicamente attivo attraverso poster, meme, GIF, stampe, magliette prodotti tanto dagli attivisti dilettanti quanto da designer e studi professionali. Non vi viene subito in mente il famossissimo poster “Hope” di Shepard Fairey meglio conosciuto come OBEY?

Barack Obama “Hope” poster

Ecco, per celebrare tutto questo, una nuova mostra al Design Museum di Londra dal titolo Hope to Nope: Graphics and Politics 2008-18 esplora il ruolo della grafica in quei 3.650 giorni. L’obiettivo degli organizzatori è quello di guardare il risultato grafico che gli avvenimenti politici di questi anni hanno prodotto.Margaret Cubbage quindi i criteri di scelta non è stato solo il design buono o meno buono, quanto il tipo di impatto e influenza che questo ha avuto.
Lo spettacolo è stato concepito da GraphicDesign & Lucienne Roberts e David Shaw, con Rebecca Wright insieme al Design Museum.
I temi affrontati sono moltissimi ed il relativo catalogo, un bel volume ricco di immagini, fotografie e approfondimenti riporta fedelmente le principali tensioni politiche di tutto il mondo fra cui le proteste contro le molestie sessuali in Cina, il movimento Occupy e 99%, la protesta in Brasile per la povertà delle periferie, le manifestazioni di Je Suis Charlie, Trump, Brexit e molto, molto altro fino al famosissimo Corbyn swoosh creato da Bristol Street War

Corbyn swoosh creato da Bristol Street War

Oltre alle sezioni che abbiamo già visto, nel libro ci sono interviste con il celebre grafico Milton Glaser e lo street artist Shepard Fairey, i designer e artisti internazionali presenti in questo libro poi sono: Gorilla, Dread Scott, Edel Rodriguez, TEMPLO, ThoughtMatter, Michael Bierut, Sagmeister e Walsh, Marwan Shahin, Barnbrook e Metahaven .

Il libro di illustrazioni di Ellen Weinstein è una chicca per occhi appassionati

Ellen Weinstein è nata e cresciuta a New York City. Si è laureata al Pratt Institute e alla New School of Art and Design di New York e ha vinto nella sua carriera una lista incredibile di premi internazionali fra i quali: Society of Illustrators, Communication Arts Illustration AnnualSociety of Publication Designers.
Il libro di oggi, disponibile dal mese di Aprile sul sito della Chronicle Books di San Francisco, è una vera chicca per gli appassionati di illustrazione, in particolar modo per quel settore sempre più specifico dell’illustrazione editoriale, quella cioè che compare soprattutto nei magazines e che intrattiene con il testo che accompagna un rapporto particolare e sempre più importante.
“Recipes for Good Luck” è il titolo del libro che dimostra come alcune menti geniali e atipiche ricerchino la propria ispirazione nel loro specifico ambito lavorativo. Qualche esempio?
Che cosa fa la poetessa Maya Angelou per mantenere attivo il proprio flusso di parole? Qual è il portafortuna di un ingegnere della NASA? Come si prepara Thom Yorke per un concerto?
Questo libro contiene le illustrazioni relative ai trucchi di creativi, politici, scienziati e atleti rivelando una serie di pratiche che stanno in mezzo fra le superstizioni stravaganti ed i classici riti scaramantici prima delle performance. Questo vero e proprio compendio visivo celebra sia con una parte testuale, ma ancor più negli affascinanti ritratti illustrati di Elle Weinstein quelle che sono le vere personalità, i reali processi creativi e le curiose abitudini di queste persone.

Un libro illustrato vi guida attraverso la storia dei più memorabili concerti della storia del rock

Da sempre ho molti amici che, più o meno, a diversi livelli, girovagano intorno al mondo della musica. Se per voi è un pò lo stesso, il libro di oggi penso sia un’idea interessante per i prossimi regali o, se proprio non resistete, per aggiungere un bel volume illustrato e profondamente rock’n’roll alla vostra libreria.
Stiamo parlando di “Where’s My Welly: A Rockin’ Seek and Find“, volume edito da Laurence King ed opera di una strana coppia formata da Matt EverittJim Stoten.
I grandi concerti rock, quelli famosi in tutto il mondo come Glastonbury, Reading, Coachella, South by South West e un tempo Woodstock e l’Isola di Wight.
I Beatles, i Rolling Stones, gli Oasis, Jimi Hendrix. Oppure le tende, i furgoni, il backstage, gli impianti di illuminazione e, per che no, quel fango che dal 1969 sembra essere diventato un elemento imprescindibile per ogni festival estivo che si rispetti.

Matt Everitt è un presentatore, giornalista, consulente musicale e produttore della BBC & BBC Radio.
Jim Stoten è invece una mente colorata. Disegnatore dal tratto tipico, forte e deciso le cui grafiche consistono in vasti e intricati paesaggi pieni di personaggi colorati e folli.
Questo libro celebra i più grandi festival musicali di tutti i tempi in un formato editoriale importante sdrammatizzato della grafica di Stoten. Per ogni festival, oltre ad un utilissima ed interessantissima guida storica della manifestazione, vengono riportati gli headliner e gli highlights dove trovate da Bob Dylan Blur, dai Pearl Jam a chiunque abbia varcato uno di questi storici palchi.

In questo libro fotografico si parla di un paese di motociclisti che ha deciso di dichiarare guerra al Giappone

Il cineasta Zach Sebastian e il provocatore Richard Prince si sono uniti in una progetto che riguarda le moto e lo spirito americano per una zine classica pèubblicata da Innen Zines già introvabile.
I due si sono avvicinati tramite una corrispondenza iniziata dallo scambio di alcune foto che hanno dato l’idea ad entrambi per una collaborazione.
Si tratta di foto che provengono dalle riprese di un film inedito che Sebastian ha girato su una comunità di americani a Dayton Ill, una città sperduta e priva di senso a sud di Chicago, che ha una particolarità abbastanza unica: gli abitanti di Dayton Ill credono infatti che i giapponesi stiano tramando in silenzio per acquistare il loro paese e dunque vogliono dichiarare guerra al Giappone.
Per dimostrare ai giapponesi che le loro intenzioni sono serie e che nessuno si può permettere di appropriarsi di Dayton Ill, i cittadini locali organizzano una grande festa simile ad un rito propiziatorio in cui incendiano e distruggono una grande quantità di macchine e moto giapponesi.
Quello che mostrano queste foto è veramente straniante. Si può tranquillamente passare dall’ironia alla stupidità, dallo spavento ai più classici cliché sul WASP americano. C’è molto ammiccamento al sesso ed al nostalgico mondo americano che fu, ma qualunque sia il sapore che avvertite guardandole, difficilmente resterete impassibili.
Lo stesso titolo del volume “They started it… and we’ll finish it” è un altro cenno alla storia dell’America e al suo rapporto con i giapponesi. “Loro hanno iniziato … e noi lo finiremo” è una vecchia frase fatta che proviene chiaramente dai fatti risalenti alla seconda guerra mondiale.
Le immagini sono piene di didascalie testuali come Distruggiamo auto straniere perché vogliamo mostrare che gli americani non si tirano indietro” oppure Questa è la nostra comunità. Ci aiutiamo a vicenda e siamo stanchi di pagare il modo di altre persone.
Un libro strano, unico, provocatore e attualissimo dove la qualità e soprattutto la scelta del tema riesce a trasmettere un sentimento che nei giorni di oggi tutti noi ben conosciamo ma non riusciamo a controllare con il rischio di esserne travolti.

 

“EGO” è un libro in formato magazine che presenta alcuni personaggi con una sviluppata coscienza di sé

Il termine “EGO” deriva dal latino ego che significa io. La capacità cioè tipica dell’essere umano di avere autocoscienza di sé come unità distinta dal resto che lo circonda. Senza scomodare filosofi o psicoanalisti, il prodotto editoriale che vi presento oggi, hanno invece puntato sull’aspetto più pop del termine declinandolo in maniera elegante e intelligente su quelli che sono alcuni esempi di EGO assai sviluppato nella nostra società.
Tutti i personaggi che sono stati inclusi nella pubblicazione sono personaggi famosi di cui sentiamo parlare quotidianamente anche se in ambiti assai diversi tra loro.


Per non lasciare comunuqe il lettore sperso nei meandri delle varie teorie e per contestualizzare quella che è la storia infinita dell’Io, nel libro ci sono alcuni suggerimenti e informazioni utili per capire quella che è l’analisi dell’Io da Freud a Erik Erikson. Lo scopo dichiarato dei tre giovani grafici portoghesi: Marisa PassosMariana PerfeitoDavid Salgado che hanno progettato e realizzato questo lavoro è quella di evidenziare il forte contrasto tra i classici approcci al tema dell’Io e come questo si manifesta nella società contemporanea in settori quali la musica, lo sport, i media etc. Una scelta interessante è quella di utilizzare per questi diversi tipi di informazioni, diversi tipi di carta con diversa luminosità, consistenza e dimensione.
Inoltre, anche la griglia risulta diversa a seconda che riguardi le informazioni classiche o quelle contemporanee.
“EGO” è un libro in formato rivista, ricercato nelle scelte tipografiche e relativamente classico in quelle grafiche che mostra come si possa unire un tema insondabile come l’EGO alla realtà quotidiana senza per questo divenire banali o incomprensibili.

“Holo 2” è la dimostrazione che la qualità e la cultura servono oggi più che mai

Il prodotto editoriale che vi presento oggi è un’avventura, una scommessa, una scoperta continua e molto, molto ambiziosa.
“Holo” è infatti un progetto ideato e realizzato grazie al contributo del gruppo canadese di CreativeApplications.Net [CAN], un sito lanciato nell’ottobre 2008 che oggi è arrivato ad essere uno dei più importanti punti di riferimento nel mondo dell’arte digitale e della grafica.
Negli ultimi cinque anni l’obiettivo principale di CAN è quello di favorire gli scambi e le intersezioni all’interno della rete di creativi, dei professionisti dell’arte, dei media, del design e della tecnologia in generale.
Dopo il primo numero di “Holo” uscito in blu oramai nel lontano 2014, ecco oggi finalmente un nuovo bel libro da sfogliare.


Le tematiche sono sempre molto ricercate e per specialisti, dalle idee circa il nostro imminente futuro quantistico al mistero mai del tutto risolto del Big Bang
L’aspetto che sorprende di più di “Holo” è la sua sfrenata ed insaziabile curiosità verso temi apparentemente distanti tra loro che si riversano in queste densissime 236 pagine.
I contributors sono giovani, preparatissimi e, ognuno nel suo ambito, sono davvero interessanti. Provengono da varie parti del mondo (Casey Reas da Los Angeles, Fanqiao Wang da Shanghai, Mitchell Whitelaw da Canberra). Mi piace davvero questo stile e questo approccio ultra contemporaneo ed orizzontale che va del tutto in contro tendenza con una parte della società oramai sempre più chiusa e volutamente negativa. Mi viene facile segnalare il bellissimo pezzo in cui si descrive l’incontro con faccia a faccia con Vera Molnar, splendida pioniera dell’arte digitale oggi arrivata a 92 anni.
Un progetto, quello di “Holo” che dimostra come esistano realtà che inventano e scoprono, che tentano e producono cultura di altissimo livello.

“On The Ground” è una guida illustrata della storia della stampa underground americana degli anni Sessanta

Tra il 1965 e il 1969 il numero di riviste underground esplose in una maniera che non si era mai vista prima. Questi documenti si collegavano a realtà, stili e messaggi completamente nuovi, condividevano contenuti e rappresentavano la voce critica della controcultura.
“On The Ground: An Illustrated Anecdotal History of the Sixties Underground Press in the U.S.” offre ai lettori uno sguardo parziale ma dettagliato su qusto tipo di editoria. L’editore Sean Stewart ha prodotto quindi un volume che riguarda sia l’aspetto grafico che quello contenutistico prendendo spunto dalla mostra tenutasi presso la libreria e galleria Babylon Falling di San Francisco, in cui il pubblico è stato in grado di vedere molte di queste carte e ascoltare le storie direttamente dai protagonisti delle rispettive scene.
I grandi personaggi del periodo sono tutti presenti in queste pagine che includono Paul Krassner (The Realist), Art Kunkin (Los Angeles Free Press), John Sinclair (Fifth Dimension, Ann Arbor Sun), Emory Douglas (The Black Panther) e l’artista Trina Robbins (East Village Other). Ciascuno di loro descrive il contenuto e gli aneddoti della propria avventura editoriale.
Oltre alle riviste di cui sopra, sono riportati esempi anche meno conosciuti agli addetti ai lavori come The Rag (Austin, Texas), Seed (Chicago), Rat Subterranean News (New York City) e Space City! (Houston).
Alcuni di questi prodotti editoriali sembrano giornali tradizionali (Los Angeles Free Press) mentre altri (Rat Subterranean News) sono più vicini al comix (It Is not Me Babe e Slow Death Funnies).
Nella sua introduzione, Stewart cita diversi volumi imprescindibili per gli amanti dell’editoria underground tra cui Smoking Typewriters: The Sixties Underground Press and the Rise of Alternative Media in America di John McMillian, The Paper Revolutionaries di Laurence Leamer e Rebel Visions: The Underground Comix Revolution di Patrick Rosenkranz.
SI può quindi dire che “On The Ground” è un buon volume per allargare la conoscenza di un fenomeno che però, ancora oggi, aspetta un libro completo per essere descritto e valorizzato per quello che in realtà è stato, ovvero un decennio di creatività che ha fatto dell’editoria un’arte ancora oggi non eguagliata.

Canefantasma propone un libro di grafica sul rapporto fra il vero ed il falso

Canefantasma è uno studio di design con base a Cambridge fondato da Mimmo Manes, un designer indipendente con oltre 15 anni di esperienza nel design multidisciplinare. Lo studio ha al suo attivo una vasta gamma di progetti che riguardano il brand identity, l’art direction, la tipografia ed il design editoriale.
Lo studio focalizza la sua attenzione sul settore artistico e culturale collaborando con clienti privati e pubblici come BBC Radio1, BP, Condè Nast, The Guardian etc.
Nel 2017 Mimmo Manes iniziò a pensare ad un progetto incentrato sul tema del rapporto ambiguo e mai risolvibile fra il vero ed il falso.
Li punto di partenza, destabilizzante e voluto, è quello che “tutto è falso” ed è stato trattato con l’obiettivo non di confutare l’assunto, ma di rinforzarlo in preda a quello che lo stesso Mimmo descrive come una sorta di nichilismo adolescenziale.
Il libro, dal titolo “Everything is false” è dunque un tentativo di mettere insieme idee abbozzate per creare un
strumento che incoraggiasse la condivisione di idee e delle opinioni delle altre
persone.
Questo piccolo blocco di 96 pagine stampato in formato A5 in un elegante bianco e nero su carta non patinata analizza come l’essere umano sia sempre stato intrappolato in un limbo immaginario di ombre come, sol oper esempio, il mito della grotta di Platone ha 2.400 anni.
Ogni immagine contiene la sua verità oggettiva e, allo stesso tempo, nasconde
una finzione, una bugia.
Un progetto ambizioso nella sua speculazione teorica che mostra il lavoro del graphic ed editorial design sotto un punto di vista diverso ed originale. Uno strumento per mostrare e approfondire tematiche esistenziali che solitamente non vengono collegate con a parte formale dei progetti editoriali.

“ClubHouse” è un progetto fantastico fra grafica, fumetto e stampa risografica

COLORAMA” è uno studio di grafica e una casa editrice con sede a Berlino gestito da Johanna Maierski dal 2015.
Le pubblicazioni di Colorama presentano opere fumettistiche contemporanee selezionate attraverso una continua e costante ricerca.
Il libro di cui vi parlo, uno fra i tanti realizzati da questa interessantissima realtà indipendente, si intitola “ClubHouse” ed è un volume dalle dimensioni ingombranti stampato in risoprinted in 6 colori, 26x32cm, 76 pagine con copertina in plastica scritta a mano.
Il progetto, che vede coinvolta anche l’illustratrice Aisha Franz, ha chiamato a raccolta un gruppo di artisti davvero eccezionale di cui fanno parte: Sara Bonaparte, Erlend Peder KvamKaja MeyerTill ThomasPaula Bulling.

“CLUBHOUSE” è arrivato con quest’ultima uscita al settimo numero e speriamo proprio ne arrivino altri, molti altri.

 

“Friends Make Books 2017” il volume dello studio risografico torinese che chiude il 2017 in bellezza

Friends Make Books è uno studio con sede a Torino specializzato nella stampa Risograph.
che ha aperto i battenti nel 2012. Il gruppo di FMB offe molteplici servizi fra qui sviluppare modelli editoriali su piccola scala per l’intero processo: dall’ideazione, alla progettazione, alla stampa e alla rilegatura. Offrono servizi di creazione di libri in edizione limitata, su richiesta, ad artisti, illustratori, piccoli editori, studenti e professionisti, facilitando le persone interessate alla stampa e alle produzioni indipendenti.
Friends Make Books, come viene ben specificato nella loro presentazione, non è  una semplice e anonima copisteria ma un progetto nato dopo anni di esperienza nella stampa risografica.
Riporto le loro parole perché, meglio delle mie, riescono a descrivere quanto sia interessante il loro approccio alla stampa risografica: “La stampa su un Risograph implica la traduzione della tua idea nella lingua della macchina e siamo qui per aiutarti a prendere decisioni“.
La pubblicazione che vi presento oggi è “Friends Make Book 2017”, una sorta di volume riepilogativo e di presentazione della tecnica risografica che chiude il 2017.
Il volume è stato creato sovrapponendo immagini erotiche prese da vintage magazines. Il risultato è una raccolta feticistica che ben evidenzia la particolare magia della stampa in risograph.

“Playful Data” un nuovo libro che vi fa scoprire la bellezza dei dati e le migliori rappresentazioni create da artisti di tutto il mondo

Wang Shaoqiang è professore e supervisore alla Guangzhou Academy of Fine Arts (Cina). È un prolifico editor che collabora oramai da anni con la Sandu Publishing, una bella realtà editoriale cinese che si è con il tempo ritagliata una bella credibilità nell’ambito della grafica, del design dell’architettura, del branding e della comunicazione in genere.
Un esempio di questo lavoro è senz’altro il magazine “Design 360°“, una rivista di dedicata al design internazionale, alla voglia di ricerca e sperimentazione attraverso la presentazione di artisti e di opere originali e di prestigiosi istituti di design.

Wang Shaoqiang è anche direttore del Guangdong Museum of Art e negli ultimi anni ha avvinicinato i suoi interessi al mondo della Data Visualization e delle possibili applicazioni al mondo del design e della grafica.
Un ottimo esempio di questi suoi interessi lo si può vedere sfogliando il corposo volume edito proprio dalla Sandu Publishing dal titolo “Playful Data: Graphic Design and Illustration for Infographics” in cui si trova un nutrito elenco di creatori di data visualization da tutto il mondo con esempi davvero splendidi di cosa, questa nuova forma di comunicazione a metà fra l’arte e la dvulgazione scentifica, può essere in grado di essere.
I progetti presentati in questo volume sono suddivisi in quattro categorie principali: risultati statistici, diagrammi di flusso, dati geografici e istruzioni e spiegazioni. Alcuni dei progetti illustrano i dati acquisiti da una ricerca scientifica rigorosa e precisa, mentre altri sono il prodotto dell’immaginazione e della sperimentazione dei progettisti.
Come sempre l’Italia è rappresentata da ottimi esempi di giovani graphic designer fra i quali segnaliamo almeno Valerio PellegriniStudio MistakerSara PiccolominiLaTigre e Federica Fragapane.
UN volume che riesce ad essere gradevole sia per gli addetti del settore che vi potranno trovare senz’altro stimoli e suggestioni per il proprio lavoro ma anche per coloro i quali non conoscono questo mondo tanto affascinante quanto nuovo e ancora tutto da scoprire.

L’affascinante storia della macchina da scrivere rivive in questo splendido libro attraverso 80 pezzi che non potete nemmeno immaginare

Anthony Casillo è uno, forse il più grande esperto collezionista di macchine da scrivere d’epoca del mondo. Vive a Long Island, New York e da li ha deciso di propagare nel mondo questa sua passione che sta fra la vena antiquaria e la sapienza tecnico meccanica di certi apparecchi davvero sensazionali.
Nel libro di cui vi parlo oggi, dal titolo “Typewriters” edito dalla storica Chronicle Books di San Francisco, oltre ad Anthony, ha un ruolo importante anche Bruce Curtis cultore di storia della fotografia, fotografo di professione e anch’egli residente in quella che, dopo le Hawaii, è l’isola maggiore degli Stati Uniti.
Il terzo incomodo, o forse la sorpresa di questo volume, è quel Tom Hanks che abbiamo decisamente apprezzato in numerose pellicole di cui non penso sia necessario ricordare il titolo. Attore, regista e, udite udite, grande collezionista di macchine da scrivere. Lui, come vuole la tradizione, vive a Los Angeles, in California e non a Long Island.

La creazione della tastiera QWERTY è lo schema più diffuso al mondo – ma non il solo – per le tastiere di computer e macchine da scrivere alfanumeriche. Il nome deriva dalla sequenza delle lettere dei primi sei tasti della riga superiore della tastiera Q W E R T Y e venne brevettato nel 1864 da Christopher Sholes e venduto alla Remington and Sons – oggi oramai ridotta ad industria di armi –  nel 1873.
La sua idea rivoluzionaria era sistemare la vecchia disposizione dei pulsanti delle macchine da scrivere, inizialmente in ordine alfabetico, seguendo un apposito ordine da lui studiato per impedire i numerosi inceppamenti frequenti all’epoca, in quanto le macchine non erano così veloci da seguire la rapidità di scrittura offerta dall’ordine alfabetico.
Dalla prima macchina da scrivere di successo al mondo – Sholes & Glidden Type Writer del 1874 ai modelli ben più futuristici modelli elettrici degli anni ’60, nel libro di Casillo sono analizzate e profilate ben ottanta macchine da scrivere in accompagnate da eleganti fotografie che evidenziano il design, i dettagli estetici e di funzionamento meccanico fino alla parte più sfiziosa relativa alle stranezze grafiche che rendono ogni macchina da scrivere un vero e proprio pezzo unico. Dalle prime macchine silenziose ai lussuosi dettagli come le parti in mogano e madreperla intarsiata, sfogliando queste pagine divieni spettatore di un secolo di innovazione e sperimentazione progettuale.
Proprio Tom Hanks, nella sua prefazione, cerca dispiegare questo amore che lo lega alla macchina da scrivere elencando gli undici motivi per i quali, a suo avviso, è importante averne una. Non mi sembra il caso di svelare oltre…

Un libro bianco stampato in serigrafia composto da 355 cerchi neri dove l’errore è la bellezza

Adrian Schnegg è un designer e grafico svizzero che, dopo aver frequentato un apprendistato presso una stamperia per quattro anni , si è diplomato alla Scuola di design di Basilea nel 2016.
Per la sua tesi di laurea triennale discussa con insegnanti Viola Diehl, Dirk Koy
ha deciso di progettare e realizzare un libro un pò particolare dal titolo “355”.
Per circa due mesi infatti, il nostro Adrian ha stampando in serigrafia 355 cerchi neri per ricavarne un libro in formato A2 che riesce perfettamente a mostrare le diverse possibilità che questa tecnica offre anche partendo da un solo modello iniziale. Una forma circolare stampata su carta bianca, centrata nel mezzo di ciascuna pagina, è stata scelta come formato per creare un senso di unità pur volendo dimostrare le infinite differenze che si hanno nei diversissimi processi sperimentali.
La serigrafia è infatti – come racconta lo stesso Adrian – tutta incentrata sul processo e permette ad alcuni artisti di sperimentare al massimo mentre ad altri di ricercare l’assoluta precisione con composizione perfette.
Lo stesso Adrian sostiene che questo libro evidenzia come quelli che vengono considerati errori di stampa, nella serigrafia sono invece potenzialità da sviluppare e da mettere in risalto con le loro imperfezioni e le loro specifiche caratteristiche di volta in volta diverse.


In un libro fotografico gli scatti di una New York anni Settanta che profuma di storia e di asfalto

Quello che vi presento oggi è un lavoro nato dall’unione di due personaggi che non conoscevo e che mi hanno conquistato sia per la loro diversità, sia per la loro coerenza nel portare avanti alcune idee e convinzioni a cui mi sono subito affezionato.
Il primo dei due è Michele Manfellotto, nato a Roma nel 1977. Studia Storia del cinema all’Università di Roma e inizia producendo disegni e videofilm analogici. Si interessa al rapporto possibile fra arte e media con particolare attenzione agli aspetti potenzialmente creativi di Internet. Dal 2008 è redattore della rivista d’arte “Nero”. Vive e lavora a Roma.
Fabrizio Carbone è invece un giornalista professionista dal 1970. Ha lavorato a Il Resto del Carlino, La Stampa e Panorama. Si è occupato di attualità, cronaca nera e giudiziaria fino agli ultimi anni in cui ha spostato la sua attenzione verso la cultura e l’ambiente.
Dipinge da oltre 50 anni e la ricerca pittorica spazia tra l’astrattismo naturalistico e il verismo.
Il primo ha progettato e ideato il volume dal titolo “7W 84TH STREET-NYC 1972″ che raccoglie le fotografie scattate dal secondo durante il suo periodo newyorkese. Come si legge nella descrizione del progetto si tratta di:

una serie di immagini in bianco e nero finora inedite, che catturano la vitalità del mito americano nella sua dimensione umana e storica: New York e i suoi abitanti, i cui simboli e linguaggi diventeranno presto icone universali.
“L’idea dell’America mi ispirava sentimenti contrastanti, tipici degli italiani nati alla fine della guerra. Come tutti i miei coetanei, avevo amato indiscriminatamente ogni espressione della cultura americana: i film e la letteratura, la Coca-Cola e le Marlboro. Negli ultimi anni tuttavia la politica degli Stati Uniti era stata oggetto di critiche aspre, al punto che per molti di noi l’America aveva finito per rappresentare tutto ciò contro cui era doveroso schierarsi: la guerra in Vietnam, il sostegno alla dittatura dei colonnelli, i depistaggi che occultavano il ruolo dei servizi segreti nella strage di piazza Fontana”.

 

“Post-Butt” è il libro che vi mostra come il sedere sia uno strumento di promozione personale

Il libro di Melani de Luca “Post-Butt” è una vera chicca per appassionati del genere. Inizialmente nato come un progetto editoriale mentre Melani stava frequentando il master all’Accademia di design di Eindhoven, ha impegnato la giovane grafica e designer per più di un anno. È un libro che nasce dalla curiosità nata in Melani dopo aver notato “l’onnipresenza di culi su canali diversi; in particolare Instagram e video musicali”. La parte più dura è senz’altro stata quella della ricerca che però ha permesso di scoprire come il bootyfication esista in molti contesti diversi e come riesca ad influenzare l’arte e la società tutta attraverso linguaggi diversissimi tra loro come film, web, danza e clip.
Uno degli aspetti più curiosi e perciò interessanti del suo lavoro sta nell’aver notato che l’immagine con cui si mostrano i fondo schiena è notevolmente cambiata negli ultimi 20 anni. “La fotocamera si è abbassata, i fotogrammi durano più a lungo e il viso è spesso tagliato o addirittura completamente fuori dalla foto”, dice. La ricerca ha seguito una sua teoria propria teoria di fondo che si può riassumere nella teorizzazione definitiva:”l’ascesa del culo nei media non è stata affatto casuale”.
“Le immagini del culo sono incorporate nella nostra cultura e quindi hanno un’enorme influenza sulla nostra società e sul comportamento individuale”, spiega. “Anche se la musica e la danza sono viste principalmente come intrattenimento, hanno una funzione politica indiretta o talvolta diretta. Potremmo pensare che il fenomeno del selfie specifico sul fondo schiena, noto anche come belfie, possa essere assurdo, ma l’analisi della storia recente rende anche questo fenomeno improvvisamente logico. La viralità dei glutei parte dal dominio digitale ma ha ripercussioni nel mondo fisico”.
Dal punto di vista del design e della comunicazione è oramai diffusa l’idea di sfruttare il culo come uno strumento di branding, basti pensare a Jennifer Lopez che ha usato le sue natiche eccezionali già negli anni Novanta per celebrare la sua diversità e addirittura assicurarle con una polizza dedicata. Altre celebrità come Kim Kardashian e Nicki Minaj fanno esattamente la stessa cosa, trasformando il sedere in una zona di empowerment.
Accanto al libro, Melani ha anche creato un’installazione che mostra “ciò che di solito guardiamo in privato sui nostri telefoni” attraverso la creazione di  una serie di cuscini utilizzati per “innescare reazioni, positive o negative”.

Con un’introduzione di Charlotte van Buylaere, specialista di curatori e scrittori nel post-femminismo e nell’arte di Internet.
“Post-Butt” di Melani de Luca è quindi interessante, con la giusta dose d provocatorietà ed una importante cura del dettaglio anche dal punto di vista editoriale.

 

La trilogia di Kieślowski ispira questi 3 volumi di Carla Cabras

Da un pò di tempo seguo il suo lavoro, un lavoro regolare, rigoroso e sempre contraddistinto da una estrema pulizia grafica mista ad una costante ricerca, sperimentazione, voglia di scoprire qualcosa di nuovo.
Lei è Carla Cabras, giovane grafica e designer laureato all’Accademia di Belle Arti Mario Sironi di Sassari dove tutt’oggi vive e lavora.
Uno dei suoi progetti, quello che ci ha inviato e che sono molto felice di presentare, è questo “Three Colors” e penso che nessuno meglio di lei è in grado di presentarlo.

Il progetto nasce con l’intento di rendere graficamente la trilogia cinematografica “Tre colori“, del regista polacco Krzysztof Kieślowski. Personalmente ho sempre ammirato l’idea del regista, per questo ho voluto renderne omaggio in questo modo, mettendo insieme due mie passioni, l’editoria e il cinema.
Il progetto è composto da tre piccoli editoriali, ognuno rappresentante un film ed un colore diverso. Essi sono stati composti da testi, i quali descrivono il lavoro del regista, e varie screencaps delle pellicole, simulando digitalmente la stampa risograph“.

Quindi, visto che a me questo progetto è piaciuto tantissimo, spero prorpio di poter ospitare i lavori di Carla anche in futuro nelle nostre pagine.

In un libro i migliori artisti del mondo svelano il loro processo creativo per l’illustrazione delle tavole da skate, surf e snowboard

Ho scoperto di recente che alcuni dei lettori più assidui del nostro sito sono appassionati di onde, spiagge, tavole e surf e quindi, non appena è stato possibile, eccomi qua a parlare di un prodotto editoriale che sicuramente gli interesserà.
il volume “Inside the World of Board Graphics” offre infatti uno sguardo approfondito e completo sulla natura e l’influenza culturale della grafica e del design sul mondo del surf, dello skate e dello snow board.
I fantasmagorici nomi più importanti del design internazionale, nomi quali Art Chantry, Katrin Olina e James Victore sono avvicinati alle superstar del settore quali Terry Fitzgerald, Martin Worthington, Yoshihiko Kushimoto e Rich Harbor che crea e realizza tavole da surf dal 1959.
Il libro include dozzine di interviste e profili a personaggi di primissimo piano del settore. Grafici e illustratori quali: Aaron Draplin, Emil Kozak, Morning Breath, Anthony Yankovic e Hannah Stouffer per nominarne alcuni.
Ci sono molti libri sull’arte delle tavole, ma non c’è mai stato un libro come questo che mostri un punto di vista così originale, il dietro le quinte del processo creativo.
Imperdibile per gli appassionati.

Nasce “Suq”, un nuovo bel magazine tutto italiano che svela una Sicilia mai vista e meravigliosa

Oggi è uno di quei giorni dove scrivervi è davvero molto, ma molto gradevole perché ancora appartengo alla specie di coloro i quali non amano parlare dell’Italia solo per gli aspetti negativi, anzi.
Riuscire a valorizzare, a dare spazio a coloro i quali, così come in tutto il mondo, forse ancora meglio qua da noi, riescono a poggiarsi su un’idea per costruire un progetto e realizzare un sogno mi mette un buon umore diffusissimo che si dispiega per tutti gli arti e mi fa ballare la testa.
Ecco, questo è l’effetto che mi ha fatto scoprire “Suq. Unconventional Sicily” un bel progetto ibrido che sta in mezzo fra magazine e photo book.
Nato dalla mente di un gruppo di fotografi, viaggiatori e grafici siciliani fra cui Alessandra Lucca (art director, fotografa, scrittrice) e Francesco Blancato (coordinatore e direttore commerciale), Suq ha da poco mostrato al mondo il suo primo numero dove viene esplorata una Sicilia nuova, strana, diversa da quella che conosciamo. Un ecosistema vivo e vivace costruito sul rapporto fra persone, aziende, arte, luoghi e tradizione che insieme, regalano un risultato che troppo banalmente viene nascosto dietro luoghi comuni e frasi (tristemente) fatte.

A dimostrazione della giustezza del progetto, mi sono sembrate anche le parole con cui i promotori del progetto editoriale hanno presentato la loro idea di magazine:

“In Suq comunichiamo la bellezza, il territorio, la cultura. Gli elementi tangibili e intangibili, i simboli, le storie, i contrasti, i sogni, le speranze. Scaviamo nel sottosuolo perché ci interessa ciò che è inesplorato, sotterraneo. La zona d’ombra. Lo sguardo sulla diversità e sull’autentico.
Vogliamo evitare la centralità e il protagonismo convenzionale cercando l’esperienza alternativa come nel mercato di periferia delle antiche città arabe, lontano dal lusso e dal lustro delle piazze centrali. Per questo vogliamo camminare verso la soggettività, la profondità, la grandezza delle cose semplici e originali. Contro la tendenza attuale dell’iperdigitalizzazione vogliamo scommettere su un prodotto cartaceo per recuperare la qualità perduta delle cose fisiche che profumano di verità. Obiettivo di Suq è quello di presentare e raccontare il substrato di un’isola che da troppo tempo, ormai, è paralizzata dai simboli e dai suoi stereotipi. Come cacciatori di patrimonio proponiamo nuovi modi di fruire e vivere il nostro continente: la Sicilia.”

Posso tranquillamente condividere ogni singola parola di quanto hai appena letto, per questo siete sul sito Edizioni del Frisco.
“Suq. Unconventional Sicily”, con le sue splendide 160 pagine di storie e belle fotografie, è distribuito nelle librerie di Milano e dei capoluoghi siciliani e all’estero a Ginevra e Barcellona.
Avventuriero.

“Archisutra”, dalla visione architettonica delle posizioni del Kamasutra arriva il libro di Miguel Bolivar

Sappiamo tutti quanto l’arte possa essere efficace nel fondere con successo due elementi fra loro apparentemente distanti. Il libro che vi presento oggi, dal titolo “Archisutra” mi ha una volta confermato che non esistono limiti alle idee ed alla creatività e quanto possa essere innovativo un matrimonio tra due mondi considerati distanti: il sesso, il più primitivo degli istinti umani e l’architettura, il prodotto del duro lavoro mentale e dell’ingegneria.
Questo connubio, che per la prima volta ho trovato associato al termine Archisutra, era già stato esplorato da Federico Babina con la sua versione archittettonica del Kamasutra fatta con il suo inconfondibile stile e una bella dose di ironia.

Il volume dell’architetto londinese Miguel Bolivar anch’esso intitolato “Archisutra“, racconta come l’idea del libro sia nata quando notò che un collega, discutendo con un cliente della sua casa, “arrossì alla richiesta di inserire un lucchetto sulla porta della camera da letto e il pensiero di persone che facevano sesso in un edificio che aveva progettato. Il suo imbarazzo mi fece pensare a quanto spesso il sesso è considerato quando un architetto disegna un costruendo e ispirandomi a scrivere una lingua sul libro di guancia, sottolineando questo”. Bolivar definisce il suo libro come “un manuale di progettazione che fornisce le informazioni necessarie per una selezione di posizioni sessuali, utilizzando disegni in scala integrati da descrizioni informative”. Ma quella che sta alla base del suo lavoro è una semplice domanda: come dovremmo progettare l’attività sessuale se partiamo dal presupposto che l’Archisutra è il naturale proseguimento del lavoro di Vitruvio, da Vinci e Le Corbusier sulla necessità che gli edifici dovrebbero essere progettati attorno alla vita umana?
“Truss Me”, “Eames it in” e “Get an Eiffel” sono solo alcune delle posizioni sessuali analizzate nel libro sul tema partendo appunto dal Kama Sutra, l’antica guida indù indiana all’amore e al sesso. Ogni posizione è ispirata ad un edificio e riporta dati, proporzioni in vere e proprie schede tecniche.
Un gioiello.

Creative Review presenta l’Annual Photography 2017, un libro con il meglio della fotografia selezionata dai propri lettori

L’Annual Photography è un premio annuale organizzato e promosso dal sito Creative Review. È un modo di celebrare le immagini e per fare questo promuovono le proposte provenienti da tutto il mondo e da tutti coloro che operano nel settore dell’immagine: le agenzie pubblicitarie, gli editori, le gallerie, i designer, i brand e, naturalmente, i fotografi.
Abbiamo chiesto alle persone di segnalare riviste, fotolibri e fotografi che nel 2017 hanno fatto la differenza e poi, proprio il team di CR, ha analizzati tutti questi suggerimenti e con l’aiuto di una giuria di personaggi selezionati – ha decretato i vincitori. I vincitori assoluti sono premiati nella sezione Best in Book, dove vengono approfonditi e presentati più da vicino i progetti che hanno vinto e cosa li ha resi davvero speciali.
Il numero appena uscito contiene i vincitori dei premi speciali quali Fotografia dell’anno dell’anno (Gucci), Mostra fotografica dell’anno (Richard Mosse’s Incoming), Libro fotografico dell’anno (Generation Wealth) e Rivista dell’anno (Victory Journal).
Per vedere l’elenco completo dei selezionati e dei vincitori date un’occhiata qua.
Fra i magazine indipendenti, come detto, ha avuto una menzione anche Victory, di cui parlammo a suo tempo in due post (qui e qui) e di cui io sono personalmente innamorato.
Il miglior libro di quest’anno include:

– Nick Ballon and Alma Haser’s Invisible Wounds project
– Nadav Kander’s portrait of Trump for the Time magazine cover
– Viviane Sassen’s work for Adidas Tennis by Pharrell Williams
– Catheryn Hyland’s series titled Universal Experience
– Juno Calypso’s editorial project A Girl’s Guide to Egg Freezing
– Nick Turpin’s series On The Night Bus

Il volume è acquistabile qui.

L’italianissima etichetta di autoproduzioni Ciclostile presenta l’Abecedario delle bandiere vol.1 e 2

Proprio mentre certa editoria cartacea si affanna ad inventarsi modalità e linguaggi nuovi per sopperire alla profonda crisi dei numeri, le forze che dal basso, con pochi mezzi ma con una voglia sana e genuina, riescono a ritagliarsi spazi sempre più importanti producendo innovazione, idee e sperimentazione. E’ il caso di Ciclostile, una etichetta di autoproduzioni nata nel 2016 dalla voglia di Elisa Miorin e Daniele Balcon di sperimentare e realizzare libri, artefatti unici nel loro genere. Le tematiche principali del loro catalogo sono l’illustrazione e la tipografia.
Proprio di Elisa sono i 2 volumi intitolati “Abecedario delle bandiere” vol.1 e 2.
“Curiosità e ricerca” sono le parole che hanno fatto nascere questo nuovo progetto, due volumi di una serie dedicata alle bandiere e ai loro significati, utilizzati per disegnare la lettere iniziale di ciascun Paese. Un gioco visivo per creare un alfabeto del mondo.
Entrambi i libri sono disponibili qui.

In un elegante libro fotografico in bianco e nero si restituisce gli anni Ottanta di Londra dove nacque il movimento New Romantic.

Poursuite è un editore francese specializzato in fotografia e argomenti correlati che ha prodotto questo affascinante volumetto di cui oggi vi voglio parlare.
“Blitz Club Blitz Kids è un’elegante raccolta di immagini scattate durante il 1980 dal fotografo Homer Sykes dai cosiddetti Blitz Kids nel famoso club di Covent Garden chiamato Blitz Club.
Il Blitz Club era il luogo dove Steve Strange, un’artista camaleontico, seguiva la religione del Duca Bianco (aka David Bowie) e imponeva il suo personalissimo dictat di selezione al suo stranissimo ed originalissimo pubblico. Una volta entrati al Blitz Club, culla dell’eccesso, le libertà regnavano supreme e le inibizioni erano morte e sepolte a favore di nuove calde e controverse esperienze. La storia narra che celebrità di quegli anni, Boy George, Rusty Egan, Princess Julia, Billy Idol e David Bowie su tutti, erano parte integrante del locale stesso che in poco tempo da fenomeno stilistico divenne vero e proprio manifesto di una generazione stanca della cultura punk troppo aggressiva e alla ricerca di un nuovo e più sofisticato culto estetico.
Infatti, negli anni ’70 la Gran Bretagna era ancora nel mezzo della depressione economica con una settimana lavorativa di tre giorni a causa di una disoccupazione ancora in forte aumento.
Steve Strange, un giovane imprenditore gallese, era arrivato a Londra, e si stava facendo un nome per l’organizzazione di concerti di gruppi punk. Collaborando con l’amico e batterista Rusty Eagan, si iniziarono a far conoscere nei club organizzando le cosiddette Bowie Nights, quasi sempre di martedì sera in un seminterrato sotto un bordello di Soho. Nel 1979 abbandonarono quel luogo angusto per trasferirsi in un wine bar senza troppe pretese a Covent Garden. Un locale decorato con i manifesti della Seconda Guerra Mondiale e una fotografia del primo ministro Winston Churchill. Nei loro martedì mentre Rusty faceva il DJ, Steve imponeva una severa politica di selezione all’ingresso facendo entrare solo quello che lui definiva “strano e meraviglioso”. Per darvi un’idea, uno come Mick Jagger è stato più e più volte bloccato.
Il Blitz Club iniziava a fare notizia.
Era frequentato da molti studenti di moda che erano stufi del genere punk e volevano esprimersi in modo diverso, molti in un modo molto più androgino, ambiguo, provocante. Il Blitz Club fu un banco di prova per le loro idee sulla nuova estetica, sul design e sulla moda facendo diventare questo nuovo look famoso con il nome di New Romantic.
Il libro, di 32 pagine scritte in inglese e francese, in un bianco e nero senza dubbio elegante, ricercato e privo di fronzoli, restituisce alla perfezione il clima e lo spirito dell’epoca.
Ottima testimonianza, ottimo esempio di ricostruzione di un periodo fra i più innovativi degli anni Ottanta. E’ possibile acquistarlo qui.

Un libro documenta il processo creativo per arrivare alla creazione di un nuovo font

Alistair McCready è un giovane diplomato in Design della comunicazione ed oggi parliamo di lui perché si è aggiudicato il premio per il miglior design grafico australiano del 2017. Il premio è arrivato per l’eccellente lavoro di McCready dal titolo “Type as Monument” che è stata premiato con il Pinnacle Award agli Australian Graphic Design Awards (AGDA). Questa è la prima volta che il Pinnacle Award è stato assegnato a uno studente non ancora laureato a testimonianza del fatto del tutto speciale e della bontà del lavoro di editorial design fatto da Alistair in questo progetto.
L’alunno di Bachelor of Art and Design ha consegnato due progetti separalti ma fra loro correlati, un carattere tipografico chiamato Kahu, progettato specificamente per un utilizzo specifico in lavori cn particolarità grafiche che rimandano all’antichità come per esempio su monumenti storici, e un libro “Type as Monument” creato per documentare i processi e lo sviluppo del carattere Kahu.
Per sviluppare il carattere tipografico, McCready ha viaggiato attraverso la Nuova Zelanda fotografando memoriali, statue e monumenti da cui trarre ispirazione e quindi ha ricreato digitalmente quelle lettere aggiungendo elementi extra dove reputava necessario.
Il suo supervisore scolastico, Senior Lecturer Dr Peter Gilderdale, ha dichiarato che il successo di McCready è stato meritato perché sostiene che Alistair è spinto dagli elementi che tutti gli studenti dovrebbe possedere: una curiosità infinita, una costante volontà di andare oltre l’ovvietà, la cura per i dettagli e un enorme rispetto per la Nuova Zelanda e la sua storia.

Un libro illustrato presenta la scuola di attività paranormali

Jefferson Cheng è un designer e illustratore di San Francisco che si occupa di stampa, brand identity con una vasta gamma di clienti, grandi e piccoli. Attualmente lavora anche come designer per Google mentre in passato ha collaborato anche con Monocle, YouTube e tanti altri.
Mi ha colpito questo suo lavoro dal fantasioso titolo “Q.S.R. Class no. 001” e, andando ad approfondire un pò, ho scoperto essere veramente un bel prodotto, ricercato quanto basta per conservare un approccio totalmente underground ma sempre stiloso ed elegante.
L’immaginazione scorre libera in questa zine totalmente grafica.
Illustrata a quattro colori con una linea accattivante utilizzata per narrare le storie di una scuola che intende insegnare attività paranormali.
Tutto imperniato sull’utilizzo di forme geometriche che vengono trasferite da una pagina all’altra creando sempre nuove forme e disegni il tutto con un forte spirito giocoso e irriverente.
Il libro non è in vendita in quanto si tratta di un prototipo che speriamo divenga presto stampato in più copie.

 

Un libro interamente dedicato al carattere tipografico “Felice”

Attivo dal 2013, Nootype è uno studio grafico fondato da Nico Inosanto specializzato nella creazione di lettering e font originali ed estremamente classiche con sede a Neuchâtel in Svizzera. Il suo obiettivo principale è quello di offrire caratteri nuovi e freschi per vari e differenti usi. Tutti i caratteri tipografici offerti da Nootype dispongono di molti stili e funzioni che li rendono un’ottima scelta sia per edizioni ricercate sia per i progetti più semplici e minimali. Inosanto concentra il proprio lavoro principalmente sulla tipografia per la realizzazione di nuovi caratteri tipografici e oggi vi presento il suo libro interamente dedicato a un carattere elegante e di classe chiamato Felice. Seguendo l’approccio del suo lavoro di progettazione editoriale, il libro è semplicemente bello per chi ama conoscere e studiare lparte della creazione di una lettera, le sue caratteristiche e soprattutto i dettagli di quella che è una vera e propria arte artigianale.

Un libro di cucina per descrivere un ristorante a conduzione familiare australiano

Sembra che il periodo natalizio e di fine anno mi abbia messo la voglia di segnalarvi solo libri inerenti al cibo ed alla cucina, ma non è del tutto così, vedrete…  anche se oggi rimaniamo in tema e vi presento il volume intitolato “Cazador” ideato da Tim Donaldson del SeaChange Studio di Auckland, in Nuova Zelanda.
Come detto si tratta di un libro di cucina stampato in una tiratura in edizione limitata di 1000 copie ispirato da un piccolo ristorante australiano, il Cazador appunto, a conduzione familiare. I proprietari volevano creare qualcosa di profondamente personale per il loro luogo, che mettesse in mostra le loro ricette di famiglia tramandate oramai da generazioni.
All’interno del libro si respira un’aria vintage, dallo stile retro, come nei vecchi ricettari in cui ti vengono presentate le immagini che mantengono ancora quei colori oramai superati, accompagnate però da un molto più attuale utilizzo della tipografia. Un piccolo indice è stampato all’interno del libro in un grande carattere nero, ben distanziato e bilanciato. Il nome di ogni piatto è stampato in un semplice carattere nero insieme ad un piccolo punto in diversi colori. Il libro contiene anche immagini di chef che preparano i piatti, creando contenuti accattivanti per un lettura utile e gradevole.

Un libro ben fatto vi insegnerà i segreti del perfetto hamburger

In questi giorni di mangiate senza fine, di spasmi e lotte per riuscire ad alzarsi indenni dai pranzi e dalle cene, non poteva mancare un consiglio culinario fra le nostre segnalazioni editoriali.
Ecco infatti “The Huxtaburger Book”, un libro prodotto e realizzato a cura dell’omonima catena di ristoranti australiani Huxtaburger.
L’obiettivo del volume è dichiarato all’inizio, quello cioè di cambiare e tutto ciò che pensi di sapere sugli hamburger fornendoti tutte le informazioni necessarie per riuscire a creare hamburger di culto anche standotene tranquillamente a casa tua.
L’autore del libro è lo chef Daniel Wilson, cofondatore di Huxtaburger, che illustra e dettaglia una ampia lista di deliziose ricette, da come portare il tuo cheeseburger standard al livello successivo, con una serie di dati, condimenti e addirittura le giuste bevande da abbinare fra cui varie coke, birre e frappè.
Vincitore del Best Designed Cookbook 2016 agli ABDA (Australian Book Designers Association Awards), il libro è veramente gradevole pien di infografiche, rimandi, informazioni e grafiche di ogni tipo.

Il libro, ideato da A Friend of Mine Design Studio è acquistabile qui.

Un libro che spiega il rapporto fra il gesto e la parola nella lingua italiana

Mentre studiava le lingue, i segni e più in generale la comunicazione in uno dei suoi corsi di laurea all’università, la giovane studentessa italiana di stanza a Colonia, in Germania, Silvia Gaianigo ha capito quanto sarebbe stato divertente ed interessante mettere a fuoco la propria lingua, l’italiano appunto.
Si tratta infatti forse della lingua con maggiori trasposizioni gestuali del mondo così alla fine ne è saltato fuori un libro, un piccolo dizionario che contiene i segni ed i gesti delle mano più popolari nell’uso comune da parte della popolazione italiana mentre parla.

Erica Coppa & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Erica Coppa from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Erica is currently a student at Macomb Community College. She is double majoring in Interactive Web Media and Deisgn & Layout. After school She plan to work as a freelancer selling her art and making websites.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

EC – The first time that I had watched The Big Lebowski, I was attending school at Adrian College in Michigan. My boyfriend at the time loved the movie so he suggested that we should watch it. I remember falling instantly in love with the characters and how different they all were. The Dude was the leader of the group. Walter was an unpredictable Vietnam vet. And Donnie was the mild-mannered sidekick.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

EC – My art is mostly minimalistic. I am very attracted to art that can show the most minimal work but still tell a story without major details. It fascinates me how the mind can put together all the details of somebody’s face or know who a person is by the most minimal images.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

EC – My environment in where I live is a small city called Macomb, Michigan USA. I am currently working at a plant in Shelby, Michigan USA called Champion Laboratories. Although, it does not pertain to what I want to do in my future, I still get a lot of inspirations while working there. I am a full-time student at Macomb Community College and will be graduating in Spring of 2018 with a double major in Design & Layout and Interactive Web Media and Development. I usually spend my free time with my family and friends. We normally all go to local bars/clubs on the weekends. My favorite place to be is my apartment. I love to be inside or on my porch looking at the lake behind my building and work on my Web or Graphic Designs. It is very peaceful and ideas just come to me faster.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

EC – My inspiration for wanting to create minimalist posters is Chungkong. Chungkong is a Netherlands based designer. Chungkong spends time creating his own artwork, his posters are really eye catching. Chungkong strips the subjects down to their bare bones and brings them to life in vibrant and playful designs, covering a variety of subjects from cult movies, books and sports.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

EC – The Big Lebowski for me is more than just a comedy. The Coen brothers had may inspirations and ideas for these characters they were bringing to life in movie. I believe the film has so much influence to the work of graphic and illustrations because it’s just a very funny premise for a film. The Dude (Jeffrey Lebowski) is a listless L.A. pothead wiling away the early 1990s playing in a recreational bowling league with friends Walter Sobchak and Donny Kerabatsos. When a pair of clumsy thugs confuse the Dude with another Jeffrey Lebowski – peeing on his prized rug– the Dude is thrown into a whacky adventure that involves a family feud, a gang of nihilists, the avant-garde art world, the SoCal porn scene, lost homework, Tara Reid and a missing toe.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Erica Coppa dal Michigan, USA.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

EC – La prima volta che ho visto The Big Lebowski, frequentavo la scuola all’Adrian College in Michigan. Il mio ragazzo in quel momento adorava il film, quindi mi ha detto che dovevamo assolutamente guardarlo. Ricordo di essermi innamorata all’istante dei personaggi e di quanto fossero strambi. Il Drug era il leader del gruppo. Walter era un veterano del Vietnam imprevedibile e Donnie era l’aiutante mite.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

EC – La mia arte è per lo più minimalista. Sono molto attratto dall’arte che può mostrare la parte più minimale del soggetto per riuscire a raccontare comunque una storia senza omettere i dettagli importanti. Mi affascina come la mente possa mettere insieme tutti i dettagli del volto di qualcuno o sapere chi è una persona dalle immagini più minimali..

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

EC – L’ambiente in cui vivo è una piccola città chiamata Macomb, Michigan, USA. Attualmente sto lavorando in uno stabilimento di Shelby, Michigan, negli USA, chiamato Champion Laboratories. Anche se non è proprio ciò che voglio fare in futuro, non è male. Sono una studente a tempo pieno al Macomb Community College e mi diplomerò nella primavera del 2018 con un doppio incarico in Design & Layout e Interactive Web Media and Development. Di solito trascorro il mio tempo libero con la mia famiglia e gli amici. Normalmente andiamo tutti nei bar / club locali nei fine settimana. Il mio posto preferito è il mio appartamento. Mi piace stare sotto il mio portico a guardare il lago dietro casa mia e lavorare da li sul Web o sul Graphic Designs. E ‘molto tranquillo e le idee mi arrivano più velocemente.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

EC – La mia ispirazione per i poster minimalisti è Chungkong. Chungkong è un designer con sede in Olanda. I lavori di Chungkong sono davvero accattivanti. Chungkong spoglia i soggetti fino alle loro ossa nude e li riporta alla vita con disegni vivaci e giocosi, coprendo una varietà di soggetti da film di culto, libri e sport

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

EC – The Big Lebowski per me è più di una semplice commedia. I fratelli Coen hanno avuto ispirazione e idee meravigliose per questi personaggi che popolano il film. The Dude (Jeffrey Lebowski) è un personaggio di L.A. dei primi anni ’90 che gioca in una lega di bowling amatoriale con gli amici Walter Sobchak e Donny Kerabatsos. Quando un paio di teppisti goffi confondono il Dude con un altro Jeffrey Lebowski – fanno cioè la pipì sul suo prezioso tappeto – il Dude viene gettato in un’avventura bizzarra che coinvolge una faida familiare, una banda di nichilisti, il mondo dell’arte d’avanguardia, la scena porno di SoCal, chi ha perso i propri compiti scolastici, Tara Reid e un dito del piede mancante.

Attraverso la grafica il libro “The Scale of Things” ti fa scoprire un nuovo mondo

Uno di quei libri che non capisci al primo sguardo, di quelli che ti chiamano e ti costringono ad avvicinarti, sfogliare, eggere e capire. Per poi, in fondo, finalmente avere chiaro il progetto e goderne il significato.
Se poi, il tutto, pè condito da un accurato lavoro editoriale e da una certa spregiudicatezza visiva, allora io sono vinto e l’innamoramento scatta inevitabile.
Sto parlando del libro “The Scale of Things” edito da Quadrille Editions e opera dello studio Praline Design e del suo fondatore David Tanguy.
The Scale of Things è accattivante, ti porta oltre la distanza per esplorare fatti e fenomeni trasformando il loro significato attraverso un nuovo stile grafico.
La grafica è infatti parte integrante della comprensione delle affermazioni di ogni essere umano, un mix di informazioni grafiche, tipografia e illustrazioni formano le rappresentazioni visive con cui noi tutti afferriamo i concetti.
Il libro è rivolto a tutte le età da 10 anni in su perché può essere divertente per tutti scoprire la nuova veste data a concetti quali la Biologia, il Cosmo, l’Economia, l’Ambiente, la Tecnologia ecc.

Il libro è in vendita qui.

La più grande collezione al mondo dedicata agli stati alterati della mente è di un uomo colombiano e la potete trovare racchiusa in un libro

Mi sono imbattuto nella realtà di Anthology Eitions ramai qualche anno fa, mentre stavo cercando di comporre una bibliografia sulla poster art californiana.
Mi piace il loro stile, mi piace il mix elegante fra il palese amarcord del loro gusto e la voglia di stare in questo presente incasinato. Mi piace il contenuto dei loro lavori, i criteri di selezione e la cura con cui presentano il tutto.
Oggi vi parlo di Anthology Editions e della loro ultima fatica, su carta ovviamente.
Anthology Editions è una bella realtà editoriale con sede a Brooklyn, NY che indaga con passione il patrimonio della cultura pop senza porsi limiti di genere o di forma. Il vero cuore pulsante del progetto editoriale sta infatti nell’amore verso l’archiviazione e la catalogazione di materiali di un tempo passato con l’obiettivo di ripresentarli con un sempre accurato e accattivante lavoro di redesign e un ottimo lavoro di ricerca e commento.
Il progetto si basa su due colonne principali, quella di Anthology Recordings in cui vengono riportati a galla i suoni e le vibrazione passate per illuminare il presente. Si parla molto di surf revival sound e di quelle certe good vibration di cui, almeno quelli della mia generazione, hanno solo letto sui libri senza mai davvero assaporarle se non di rimbalzo.
L’altra parte del lavoro è appunto Anthology Editions dove vengono ideate e prodotte attività culturali come edizioni di libri, raccolte musicali o grafiche e mostre. 

Tutto il racconto parte dalla figura quasi mitologica di Julio Mario Santo Domingo (1958-2009), il collezionista e soprattutto visionario colombiano che per tutta la sua vita e spendendo una vera e propria fortuna, ha riempito le sue innumerevoli case e i suoi svariati magazzini con la più grande e sterminata collezione privata del mondo legata ai temi della droga, del sesso, della magia e del rock and roll. Sto parlando di una collazione che comprende una libreria di oltre 50.000 titoli dove trovare da manoscritti e foto rarissime e poster, stampe, serigrafie originali. Bottiglie, lettere, pipe da oppio e addirittura diversi flipper che, – ovviamente – riguardavano il tema dell’alterazione.
La collezione mostra le innumerevoli influenze che gli stati di alterazione della mente hanno avuto su arte, scienza e politica nel corso dei secoli attraverso anche opere di artisti quali Andy Warhol, Timothy Leary, Sigmund Freud, il Marchese di Sade, Charles Baudelaire, Allen Ginsberg, i Rolling Stones, Aleister Crowley e molti, moltissimi altri.
La collezione è stata depositata all’Università di Harvard da suo figlio, Julio Santo Domingo.

Tutto questo lo potete trovare in “Altered States: The Library of Julio Santo Domingo” un volume pesante, grosso, costoso e fantastico che mette in evidenza i pezzi della collezione nelle sue densissime 480 pagine e 650 immagini.
I testi sono curati da Peter Watts e la parte grafica da Yolanda Cuomo.

Per chi ha un pò di soldi da spendere, il libro si acquista qua.

Una bella zine autoprodotta per ricordarsi di due viaggi fatti negli States

Ognuno di noi nella propria vita compie viaggi, spostamenti più o meno lunghi, più o meno piacevoli e, ognuno di noi, ha i propri modi e le proprie metodologie di archiviazione del materiale di viaggio: foto, fogli sparsi, gadget e quant’altro.
Oggi vi presento quello che è  stato il modo con cui il giovane Jakub Lehmann, grafico e art director polacco che lavora presso il Blürbstudio, ha deciso di archiviare e consegnare al tempo che passa il materiale riportato a casa da 2 viaggi negli Stati Uniti fatti negli anni scorsi.

Jakub (qui i sui profili IG e FB)ha pensato bene di affidarsi al sempre verde formato libro cartaceo e di farlo con stile e passione. Il risultato è “10.000 miles”, una rappresentazione grafica e una sintesi di due viaggi negli Stati Uniti per una durata totale di 109 giorni e un percorso di 15.772 chilometri, che è poi la distanza tra New York e la California.


Le due pubblicazioni sono organizzate cronologicamente e traboccano di informazioni testuali, grafiche e fotografie selezionate da Jakub.
Per meglio aiutare il lettore a seguire quello che è il tragitto del viaggio, ognuno dei 2 volumi contiene la mappa del percorso intrapreso.
Ulteriore lavoro di classificazione, forse quello che più mi è piaciuto, è relativo al tipo di contenuto utilizzato a cui Jakub ha assegnato uno specifico colore: testo, luogo, stampa o foto.

Łukasz Samsonowicz & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Łukasz Samsonowicz from Poland.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Born in 1983 in Lubsko in Poland obtained Masters in Fine Art in 2007.
Łukasz works as a comic artist, illustrator, painter and graphic designer.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

LS – It was a good story! The film immediately attracted me to his surreal mood and inebriated and infected me. If I’m not mistaken I looked at it with my friends in my room. It was probably 1999. At that time I had a video player for VHS tapes and sometimes we did film shows together. There was a rental of videotapes next to my house and at that time we often smoked grass. The conclusions I pulled out of the film … quite a few would say, more than anything else I think can make you fall in love if you lead a relaxed life, you have friends and do what you love.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

LS – I find inspiration in everyday life. I like horror and science fiction movies, comics, hardcore music, punk and rock’n’roll, the absurd and black humor, Dadaism, pop art, the productions of the Monty Python group. I am also inspired by anarchist thought. I’ve studied it for years and I really like it. This is why I try to follow what happens in the world and sometimes comment on it through my work. I’m not looking for inspiration, I’m calmly waiting for something to kick my ass or my head off! When it happens, I react and create a new job. Obviously, even the lack of money is an inspiration … you have to live with something, that’s why I run my studio.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

LS – I currently live in the small town of Lubsko, Poland, near the border with Germany. The city is surrounded by farmland and numerous forests. There are ponds, grassland for breeding, lakes, good recreational areas for cycling, picturesque ruins of old factories covered with shrubs and trees. I often walk with my family in the Karaś lagoon, in the summer season we rest at the Białków basin in the nearby town of Nowiniec. The neighborhood is calm, I like it.
If man has good contact with nature, he can recharge his mind with positive energy. Every day I work in an old house, in a room of about 11 square meters. There is a large drawing table, a bookshop for comics and books, a work cabinet and various painting equipment. A good place to live is for me a place where there is internet access … and friends.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

LS – My favorite artists are comic cartoonists Simon Bisley and Przemysław Truściński. I appreciate them for their line, for the perfect design that they use as a means of expression. Their creative research, experiments and their expressions give the comic book a great freshness as a work of art and therefore inspire me.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

LS – The film is about life, it’s authentic, it has everything you need to understand life: laughter, friendship, love [alcohol or bowling], adventure, death. He talks about these important things in a discreet, ordinary, relaxed way … just like the main character – a relaxed guy. That’s why I love him. It presents a surreal mosaic of intrigues, events that could happen to each of us in real life, which is why it stimulates the imagination of various artists in the world.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Łukasz Samsonowicz.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

LS – E ‘stata una bella storia! Il film mi ha immediatamente attirato nel suo umore surreale e mi ha inebriato e contagiato. Se non sbaglio l’ho guardato con i miei amici in camera mia. Probabilmente era il 1999. A quel tempo avevo un lettore video per cassette VHS e talvolta facevamo proiezioni di film insieme. C’era un noleggio di videocassette accanto a casa mia e a quel tempo fumavamo spesso erba. Le conclusioni che tirai fuori dal film… piuttosto poche direi, più che altro penso possa farti innamorare se conduci una vita rilassata, hai amici e fai ciò che ami.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

LS – Trovo ispirazione nella vita di tutti i giorni. Mi piacciono i film horror e di fantascienza, i fumetti, la musica hardcore, il punk e il rock’n’roll, l’assurdo e il black humor, il dadaismo, la pop art, le produzioni del gruppo Monty Python. Mi ispiro anche al pensiero anarchico. L’ho studiato per anni e mi piace proprio. Per questo cerco di seguire cosa accade nel mondo e a volte commentarlo attraverso il mio lavoro. Non cerco per forza l’ispirazione, sto aspettando con calma qualcosa che mi prenda a calci il culo o la testa! Quando succede reagisco e creo  un nuovo lavoro. Ovviamente anche la mancanza di denaro è una fonte d’ispirazione… devi vivere con qualcosa, ecco perché gestisco il mio studio.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

LS – Vivo attualmente nella piccola città di Lubsko, in Polonia, vicino al confine con la Germania. La città è circondata da campi coltivabili e numerose foreste. Ci sono stagni, pascoli per allevamento, laghi, buone aree ricreative per il ciclismo, suggestive rovine di vecchie fabbriche ricoperte di arbusti e alberi. Cammino spesso con la mia famiglia nella laguna Karaś, nella stagione estiva riposiamo al bacino Białków nella vicina città di Nowiniec. Il quartiere è calmo, mi piace.
Se l’uomo ha un buon contatto con la natura, può ricaricare la sua mente con energia positiva. Ogni giorno lavoro in una vecchia casa, in una stanza di circa 11 metri quadrati. C’è un grande tavolo da disegno, una libreria per fumetti e libri, un armadietto da lavoro e varie attrezzature per la pittura. Un buon posto dove vivere è per me un posto dove c’è l’accesso a internet … e gli amici.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

LS – I miei artisti preferiti sono i fumettisti comici Simon Bisley e Przemysław Truściński. Li apprezzo per la loro linea, per il perfetto disegno che utilizzano come mezzo di espressione. Le loro ricerche creative, gli esperimenti e le loro espressioni danno molta freschezza al fumetto come opera d’arte e quindi mi ispirano.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

LS – Il film parla della vita, è autentico, ha tutto il necessario per capire la vita: risate, amicizia, amore [all’alcool o al bowling], avventura, morte. Parla di queste cose importanti in modo discreto, ordinario, rilassato … proprio come il protagonista – un tizio rilassato. Ecco perché lo amo. Presenta un mosaico surreale di intrighi, eventi che potrebbero accadere a ciascuno di noi nella vita reale, è per questo che stimola l’immaginazione di vari artisti nel mondo.

Un libro/calendario con una grafica al giorno tutte in bianco e nero prodotto da Fedrigoni

“Fedrigoni 365” è un progetto dello studio londinese TM creato per commemorare il 2018 chiedendo ai principali creativi inglesi di contribuire con un lavoro a quello che risulta essere un vero e proprio compendio di design e che in questo progetto prende la forma del calendario annuale di Fedrigoni.
Il risultato di questo processo è un sorprendente libro nero dimensioni 165x220mm di ben 400 pagine che contiene 365 disegni monocromatici all’interno. Ogni disegno è stato creato come interpretazione di una data che è stata fornita a caso a ciascun partecipante. Le regole con cui creare il disegno sono stati stabilite per sfidare al massimo la creatività di ciascun designer imponendo i limiti di utilizzo di una sola pagina e del Bianco e nero che ha costretto tutti i creativi interessati a concentrarsi rigorosamente sul concetto e sulla forma.
Il Calendario che ne è venuto fuori è veramente un bellissimo prodotto editoriale, ha una forma organica il cui ritmo varia da una pagina all’altra senza un vero e proprio filo conduttore se non appunto quello del bianco e nero.
Altro aspetto importante del progetto è che tutti i profitti ricavati dalla vendita del libro andranno direttamente all’associazione benefica Make-A-Wish.

Thomas Raimondi & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Thomas Raimondi from Italy.
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Thomas Raimondi was born in Legnano (MI) on May 17, 1981.
Graduated at the Politecnico di Milano in Design of Communication. Graphic designer, visual artist, freelance illustrator active in the underground scene with numerous publications.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

TR – why was it looked at ?!

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

TR – I’m attracted to everything. I am passionate and curious, I do not want to be prejudiced. I’m very interested in subcultures, what is on the margins and comes from below, but at the same time I undergo the ephemeral charm of ultra pop culture. In my works I try to recreate these shorts. Ask questions, create paradoxes by moving content from one semantic field to another, having fun, teasing, dissecting, replaying. Art for me is a game, a party, a labyrinth in which to get lost to find different.
I do not want to make lists of names of people who might have inspired or influenced me, if you think they are.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

TR – At this time I live in Pavia, a pretty rhetorical city in Lombardy. Few cultural initiatives, several self-referential and almost none organized by under 100! There was no independent artistic scene and general immobility. To be a university town, living there was a big disappointment. High human potential that can not meet to create. Sin.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

TR – Now as I now follow the creative blend between Arca and James Kanda! I find them absolutely brilliant. The central point in art is to rebuild / invent a world that has imaginary and proper, coherent and original codes and they do it magnificently. Then Michele Guidarini and Stefano Cerioli two Italian artists with whom I am collaborating on an arty punk traveling project “KILL YOUR IDOLS” and I have to keep them under the eye ahaha !!

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

TR – Surely the super-character characters, the story with its absurd situations and bizarre walks, the soundtrack and the attention to detail make “The Big Lebowski” a cult movie of a certain 90s culture. In the film there are a lot of ideas, hyperlinks, styles, shattered clichés … in short, creative ideas and reflection for everyone.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Thomas Raimondi.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

TR – …Ah perché andava guardato?! 

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

TR – Attingo da tutto. Sono appassionato e curioso, non voglio avere pregiudizi. Mi interessano molto le sottoculture, ciò che è ai margini e arriva dal basso, ma nello stesso tempo subisco il fascino effimero e patinato della cultura ultra pop. Nei miei lavori cerco di ricreare questi cortocircuiti. Fare domande, dare vita a paradossi spostando i contenuti da un campo semantico all’altro, divertirmi, prendere in giro, dissacrare, riplasmare. L’arte per me è un gioco, una festa, un labirinto nel quale perdersi per ritrovarsi differenti.
Non voglio fare liste di nomi di persone che potrebbero avermi ispirato o influenzato, cercatevele voi se pensate che ci siano.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

TR – In questo momento vivo a Pavia, una graziosa quanto retorica cittadina lombarda. Poche iniziative culturali, diverse autoreferenziali e quasi nessuna organizzata da under 100! Non pervenuta scena artistica indipendente e immobilismo generale diffuso. Per essere una città universitaria, viverci è stata una grande delusione. Potenziale umano elevato che non riesce a incontrarsi per creare. Peccato.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

TR – Ora come ora seguo molto il connubio creativo tra Arca e James Kanda! Li trovo assolutamente geniali. Il punto centrale nell’arte è ricostruire/ inventare un mondo che ha immaginario e codici propri, coerenti e originali e loro ci riescono magnificamente. Poi Michele Guidarini e Stefano Cerioli due artisti italiani con i quali sto collaborando ad un progetto arty punk itinerante “KILL YOUR IDOLS” e devo tenerli sott’occhio.. ahaha!!

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

TR – Sicuramente i personaggi super caratterizzati, la storia con le sue situazioni assurde e i suoi intrecci bizzarri, la colonna sonora e la cura dei particolari rendono “Il Grande Lebowski” un film cult di una certa cultura dei ’90. Nel film ci sono un sacco di idee, collegamenti ipertestuali, stili, cliché in frantumi…insomma spunti creativi e di riflessione per tutti.

Il libro raccoglie il meglio della stampa risograph in Europa

La casa editrice spagnola Monsa Pubblications, di cui abbiamo già avuto modo di parlare (qui),  ci regala un altro bel prodotto questa volta tutto dedicato alla risografia.
La stampa in risograph infatti è una sottocultura e un metodo di stampa con una riuscita estetica molto particolare e unica con la quale molti artisti, designer, creativi e bookmaker si stanno confrontando per le sue caratteristiche di relativa facilità di utilizzo e per quell’effetto simil serigrafico che tanto piace ai creativi di tutto il mondo.
Uno degli aspetti infatti che rende unica la risograph è l’accettazione, direi forse l’amore, verso le imperfezioni, verso l’unicità di ogni singola copia che, a differenza del processo serigrafico, viene qui ricreato attraverso strumenti digitali e automatici.


Il libro “Risography. Loving imperfections” è formato da 144 pagine in inglese e spagnolo, ricco di illustrazioni e prodotti a stampa originali creati dai rulli di inchiostro che vi faranno, se ancora non lo siete, innamorare di questo processo che sta sempre più diffondendosi anche in Italia.
Qui potete dare un’occhiata alla preview su Issu.

Il libro  acquistabile sul sito Monsa.

“Layout now” ti insegna ad usare le griglie per impaginare i tuoi prodotti editoriali

Con la convinzione che i buoni libri coltivino menti più solide e più interessate al miglioramento della vita di tutti, il team di SendPoints continua orgoglioso a pubblicare sempre ottimi libri. Dalla sua fondazione nel 2006 in Cina, SendPoints è diventata una delle migliori case editrici di arte e design di tutto il mondo. Lo splendido catalogo si muove su diversi settori quali la grafica, l’interior design, l’architettura ed il design di prodotto.
Io personalmente mi sono innamorato dei loro lavori partendo dalla splendida rivista BranD (di cui ho parlato qui per il numero speciale sul panorama attuale dei magazine) e che, dal suo lancio nel 2012 è diventata un riferimento anche nel settore magazine.

Il volume però di cui vi voglio parlare oggi si intitola “Layout now” e, come è facile intuire dal titolo, riguarda essenzialmente chi ama avere a che fare con griglie, margini, font e tutto quanto prevede una materia ampia e affascinante come l’editorial design.
Il layout design gioca un ruolo importante in quasi tutte le forme di design grafico, basti pensare ai giornali, ai libri, alle riviste, alle brochure, ai poster, alle pagine web e così via. “Layout now” illustra i principi del layout riconducendolo essenzialmente alla conoscenza ed alla padronanza dell’uso delle griglie, veri e propri strumenti del mestiere per chi ne conosce i segreti.
Tutti gli esempi riportati vengono scomposti spiegando quelli che sono i passaggi per una corretta costruzione che parte dal foglio bianco per diventare un layout definito grazie proprio alle griglie.

Quindi, per chi volesse iniziare o per chi già si confronta con la creazione di progetti di design, questo bel librone di 256 pagine a colori è disponibile anche in Italia presso la splendida libreria Limond di Paolo Cardinali.

Il Modernismo statunitense finalmente trova casa in un libro arancione

Display è una realtà editoriale gestita dallo studio creativo newyorchese Kind Company formato da Greg D’Onofrio e Patricia Belen. Il progetto mi piace e lo seguo da un pò perché amo particolarmente il suo approccio che sta a metà fra il prodotto classico, imponente e una certa ricercata spregiudicatezza nei soggetti su cui sofferma la propria attenzione con volumi tanto ben curati quanto interessanti.
Tutto il catalogo si concentra sul design modernista statunitense degli anni Cinquanta prendendo spunti da ogni tipo di prodotto: periodici, tipografia, arredo, pubblicità e oggettistica in genere. Dare visibilità a questo tipo di materiali per un pubblico di appassionati è davvero un modo utile di fare documentazione ed educazione per le scuole, per gli insegnanti, studenti, designer e ricercatori indipendenti.
Ultimamente pare abbiano interrotto i loro lavori e la cosa mi rende davvero triste anche se un’occhiata ogni tanto continuo a darla sperando in nuove notizie.

Greg D’Onofrio e Patricia Belen

Il libro di oggi è “The Moderns: Midcentury American Graphic Design”, un grosso volume sul movimento del Modernismo che ha trasformato il design grafico americano nella metà del XX secolo e ha stabilito un linguaggio visivo che conserva ancora oggi un’enorme importanza. A ben guardare, a differenza con quanto accaduto per le sue versioni europee, il Modernismo americano è stato poco analizzato ed infatti questa è la prima raccolta esaustiva su questo fenomeno che ha plasmato l’ambiente visivo del paesaggio urbano delle città americane.
Si tratta del lavoro di 63 grafici di cui vengono presentati sia i maggiori lavori, sia le rispettive biografie. Alcuni di questi veri e propri innovatori erano immigrati europei che portarono dall’Europa dove era nato, il vento nuovo del Modernismo.

Il libro è acquistabile sul sito della Casa Editrice, la Abrams Books, QUI.

Michele Varinelli & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Black Mallard from Italy.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

 

 

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Black Mallard.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

Non ricordo la prima volta che ho visto Il GRANDE LEBOWSKI ma è stato amore a prima vista.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

I miei riferimenti sono:

1) Tutta la street art degli anni 80 e 90 (graffiti, skateboarding ect..)
2) la mia passione per i films
3) La mia personale esperienza come Graphic Designer nel mondo della musica.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

Io sono Graphic Designer per una WeB Agency in Milano e vivo a Bergamo.
Durante il tempo libero mi piace giocare a Basketball,andare ai concerti,andare al cinema, andare in snowboard e molto altro.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

Seguo differenti artisti ma i miei favoriti sono:

1) Jimbo Phillips. Adoro la sua tecnica e il suo stile.
2) DAIM. Per me il writer migliore al mondo

3) Mike Mignola. Amo i sui fumetti e il suo stile dark.
http://artofmikemignola.com/

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

D – Il Grande Lebowski è un film originale, pieno di dettagli e messaggi. Deve essere visto molte volte. Jeff Bridges rappresenta un’intera epoca di ribellione e rottura dei paradigmi. La fotografia è incredibile ed i suoi colori e personaggi affascinanti. Penso sia un film essenziale per tutta la comunità creativa, uno dei film più cool e divertenti di tutti i tempi, un capolavoro!

45 giovani artisti creano una nuova font lavorando, ognuno sul lavoro dell’altro

New Contemporaries” è una delle organizzazioni leader in UK per il supporto e la promozione dei giovani artisti emergenti inglesi che, al termine del loro percorso accademico, si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro.
Dal 1949 New Contemporaries ha cercato di fornire sempre strumenti all’avanguardia per gli studenti di arte moderna indipendentemente dal luogo e dalla scuola di provenienza, mantenendo perciò un punto di vista democratico e creativo che ancora oggi ne fa una realtà eccezionale.
Questa eccezionalità risulta evidente dal progetto che ha visto produrre il catalogo della mostra annuale di questi artisti emergenti che nel 2017 sono stati selezionati da: Caroline Achaintre, Elizabeth Price e George Shaw.

Il catalogo è un volume blu e bianco, completamente illustrato e include come di consueto le biografie di tutti gli artisti e un breve btta e risposta con i loro selezionatori. Il progetto è stato ideato e realizzato dai ragazzi di Hato, studio londinese di  design specializzato nella visual identity e nell’art director.

Come dicevo si tratta di un prodotto azzardato, folle e molto attuale visto che si basa sulla creazione condivisa fra tutti gli artisti di un prodotto editoriale unico.
E’ stato co-progettato il font da tutti i 45 artisti selezionati, fornendo loro uno strumento digitale con cui potevano manipolare il lavoro dell’artista precedente partendo da una griglia vuota fino ad arrivare, con pochi clic, ad una famiglia completa. L’altro aspetto assurdo ed eccitante è che tutto questo si è svolto nell’arco di 24 ore in un workshop online.