Un nuovo magazine con molto giallo in formato quotidiano tutto dedicato alla Grande Mela

Il designer e art director Richard Turley, già conosciuto anni fa per i suoi video spot su MTV ha deciso di creare un suo nuovo progetto dal titolo “Civilization”.
L’idea nasce innanzitutto dal ricordo dello stesso Turley dell’emozione che lo pervadeva ogni qual volta si trovava in un negozio di fronte al muro dei magazine ed all’eccitazione provata durante la scelta di quelli da acquistare e delle novità da spulciare.
Proprio grazie a questo suo fanatismo da rivista cartacea, Turley ha deciso di dare via ad un proprio progetto editoriale. La decisione di riaccendere questo sentimento creando la propria pubblicazione è stata anche parzialmente influenzata dal lavoro che Richard ha fatto con un gruppo di studenti che spesso e volentieri si lamentavano della tristezza e dello stile superato dei loro media di riferimento. Avevano voglia di qualcosa di tangibile e permanente. Queste due esperienze simultanee hanno spinto Turley a dare il via a “Civilization” un classico giornale su New York e su com’è vivere in questa città.
Civilization è co-edito da Lucas Mascetello e Mia Kerin, due amici e colleghi di Turley che descrivono il progeto “Civilization” come una sorta di autobiografia, un diario di bordo della loro vita nella Grande Mela, attraverso il loro lavoro quotidiano, gli incontri, i locali e le persone che vi enrano ed escono continuamente. Accanto alle parole e alle immagini di Richard, Lucas e Mia sono gli autori o i committenti di numerosi contributi.
Oltre all’immancabile colonna di recensioni e segnalazioni musicali di Bráulio Amado il lavoro presenta opere di Bertie Brandes, Babak Radboy ed Emily Segal.
Grande formato, colore giallo su sfondo bianco, ampio utilizzo di grafica e impaginazione dal taglio classico da newspaper, ecco “Civilization”,

Qualche considerazione sulla nuova versione cartacea del quotidiano la Repubblica

Quindi ci siamo, oggi è il giorno della rivoluzione del quotidiano La Repubblica e quindi, non potevo non entrare in edicola con grande curiosità e altrettanti aspettative. Molte volte, devo dire, che a fronte di una tanto sbandierata innovazione, mi sono trovato a storcere la bocca. Troppo poco il coraggio, troppo pochi i segnali di cambiamento.
Partiamo subito dal dire che questo oggi non è successo. I cambiamenti ci sono, sono molti ed evidenti sia dal punto di vista del layout, delle griglie che di altri aspetti che rendono la nuova Repubblica molto più leggera ad un primo impatto, ma andiamo nei dettagli che mi hanno colpito.

Fin dalla prima pagina risulta evidente il nuovo elemento inserito sui lati lunghi della pagina, colonne che fungono da segnaletica del lettore che, sparse per tutto il quotidiano, hanno l’obiettivo di dare sempre un riferimento immediato sulla sezione che stiamo leggendo.

La griglia a me sembra molto più regolare, quasi ancora più classica della precedente per una maggiore chiarezza nella lettura e, per un generale ordine dei fogli che facilita sempre la comprensione.
Viene ulteriormente spinto l’utilizzo della grafica con belle visualizzazioni a doppia pagina (lo spazio che si meritano) ed elementi sparsi quasi in ogni pagina del quotidiano dimostrando evidentemente che l’esperienza di Robinson e del suo impatto fresco e dinamico sta pagando.

Sempre nel solco della nascita di un ibrido fra l’inserto del sabato e la vecchia Repubblica, è l’utilizzo nuovo (per il quotidiano) delle illustrazioni: più spregiudicate nel colore, più dinamiche nel loro rapportarsi al testo. Le foto continuano nettamente a dominare soprattutto nella prima parte, quella rimasta più in linea con il procedente layout e, da questo punto di vista, non vi sono miglioramenti con nessun tipo di sviluppo o sperimentazione. Quello dell’apparato fotografico resto perciò, a mio avviso, uno dei punti deboli di Repubblica (e dei quotidiani in generale) che non scommettono su questo aspetto tanto quanto stanno sia pur lentamente iniziando a fare con la grafia, la tipografia e altri aspetti.

Le amache se ne ritornano all’interno del giornale andando ad abitare la colonna, forse l’elemento a prima vista più innovativo e di rottura con la tradizione di Repubblica e dei quotidiani in genere.
A me piacciono, rendono la pagina maggiormente completa e definita, sono utili per la lettura e esteriormente inseriscono il contenuto in una cornice tutto sommato gradevole.

Insomma, se rivoluzione ci doveva essere, rivoluzione possiamo dire che c’è stata. Come prevedevo la trasformazione va chiaramente verso le idee portate da Franchi su Robinson, le adegua al quotidiano pur lasciandole andare in circolo a contaminare le pagine. Immagino, anzi spero, sia solo l’inizio di una sperimentazione che porterà il quotidiano alla ricerca di nuove forme e nuove organizzazioni tutte da scoprire visto che di fronte a chi vuole provarci ci sono praterie inesplorate. Il quotidiano in generale, rispetto ad altri prodotti editoriali, è infatti quello che meno ha assorbito i cambiamenti soprattutto dal punto di vista cartaceo restando ancorato a rigidi schemi oramai da superare. Vedremo.
Penso che il merito maggiore di Calabresi, ma soprattutto di Rinaldi e Franchi, sia comunque quello di aver voluto lanciare un segnale, di aver scommesso di nuovo, cosa questa mai semplice né banale e di cui, va dato atto, negli ultimi anni si è sentita la mancanza.