Il Black & Report è un prodotto editoriale per lo sviluppo della grafica e del design nelle regioni dell’Africa e del Sud Est Asiatico

B&W è un’organizzazione indipendente che aspira a riconoscere, premiare e coltivare l’eccellenza creativa all’interno della regione MENA acronimo di Medio Oriente e Nord Africa.
La creatività è una delle forze motrici fondamentali che determinano il successo sociale e commerciale di uno stato e di una regione, per questo B&W guida una serie di iniziative ideate non solo per riconoscere e premiare i talenti presenti nelle aree, ma anche per educare e sviluppare i futuri creativi.
La prima iniziativa è il “B&W Report“, pubblicata nel febbraio 2018, che serve per dimostrare e analizzare i progressi reali raggiunti dal lavoro costante di B&W creando così un benchmark dettagliato di riferimento per il futuro.
Da questo documento si possono dunque evidenziare le informazioni su cosa funziona e cosa no e diffondere i dati che sono stati raccolti.
Il rapporto Black & White mira a celebrare quindi le persone, sia clienti che agenzie per valutare ogni anno le prestazioni ed aiutare a misurare il progresso e la crescita di ogni individuo, azienda e marchio basandosi sull’unica cosa che conta: il lavoro.
Il “B&W Report” è il primo capitolo di un progetto molto più ampio per la regione MENA, che consentirà di comprendere meglio le sue prestazioni e creare un ambiente sano dove la competizione fornisce una prospettiva futura per la popolazione interessata agli ambiti creativi.

Una mostra ed un catalogo analizzano come la grafica ed il design rispondono alle turbolenze politiche di questi anni

Oggi prendo spunto dalla mostra dal titolo “Hope to Nope” attualmente al Design Museum di Londra fino al 12 agosto 2018.Già da qualche anno, forse decennio, abbiamo capito che il nostro è un periodo storico turbolento, senza certezze, caratterizzato da profonde divisioni sociali e da conflitti più o meno latenti sparsi in tutto il pianeta. In particolar modo l’ultimo decennio è stato praticamente un costante periodo di turbolenze politiche e questo non lascia certo indifferente il mondo del design che si fa sempre più politicamente attivo attraverso poster, meme, GIF, stampe, magliette prodotti tanto dagli attivisti dilettanti quanto da designer e studi professionali. Non vi viene subito in mente il famossissimo poster “Hope” di Shepard Fairey meglio conosciuto come OBEY?

Barack Obama “Hope” poster

Ecco, per celebrare tutto questo, una nuova mostra al Design Museum di Londra dal titolo Hope to Nope: Graphics and Politics 2008-18 esplora il ruolo della grafica in quei 3.650 giorni. L’obiettivo degli organizzatori è quello di guardare il risultato grafico che gli avvenimenti politici di questi anni hanno prodotto.Margaret Cubbage quindi i criteri di scelta non è stato solo il design buono o meno buono, quanto il tipo di impatto e influenza che questo ha avuto.
Lo spettacolo è stato concepito da GraphicDesign & Lucienne Roberts e David Shaw, con Rebecca Wright insieme al Design Museum.
I temi affrontati sono moltissimi ed il relativo catalogo, un bel volume ricco di immagini, fotografie e approfondimenti riporta fedelmente le principali tensioni politiche di tutto il mondo fra cui le proteste contro le molestie sessuali in Cina, il movimento Occupy e 99%, la protesta in Brasile per la povertà delle periferie, le manifestazioni di Je Suis Charlie, Trump, Brexit e molto, molto altro fino al famosissimo Corbyn swoosh creato da Bristol Street War

Corbyn swoosh creato da Bristol Street War

Oltre alle sezioni che abbiamo già visto, nel libro ci sono interviste con il celebre grafico Milton Glaser e lo street artist Shepard Fairey, i designer e artisti internazionali presenti in questo libro poi sono: Gorilla, Dread Scott, Edel Rodriguez, TEMPLO, ThoughtMatter, Michael Bierut, Sagmeister e Walsh, Marwan Shahin, Barnbrook e Metahaven .

Oggi è il Martin Luther King Day

Come ogni 4 Aprile, come in ogni parte del mondo, anche oggi, anche le Edizioni del Frisco, ricordano il reverendo Martin Luther King.
Il modo con cui lo facciamo è il nostro, con il linguaggio della grafica, della stampa, della tipografia dei libri e della comunicazione in generale.
Con questo, aggiungiamo il nostro piccolo sassolino alla valanga di massi che moltissime persone portano ogni giorno in favore di una causa, quella dei diritti civili, su cui ogni voce in più, su cui ogni parola in più, su cui ogni mano alzato in più, fa accender le luci e, per le Edizioni del Frisco, è sempre il momento di tenere le luci bene accese e far splendere la vita. La vita di tutti.

Comparso nel 2015 proprio a Montgomery in Alabama, questo pezzo King si chiama “I Have a Dreamcatcher” e potrebbe riferirsi alle affermazioni di King sulle ingiustizie subite dai nativi americani. King infatti più di una volta osservò: “La nostra nazione nacque in un genocidio quando accettò la dottrina secondo cui l’originale americano, l’indiano, era una razza inferiore. Ancor prima che ci fosse un gran numero di negri sulla nostra costa, la cicatrice dell’odio razziale aveva già sfigurato la società coloniale“.

I Have a Dreamcatcher, sconosciuto

L’immagine di Martin Luther King Jr. dell’americano Romare Bearden, intitolata “Mountain Top” rappresenta un omaggio a un leader caduto. Il lavoro si riferisce ad un discorso pronunciato da King a Memphis il 3 aprile 1968, dove annunciava l’arrivo di giorni difficili. Il giorno fu assassinato.
King proprio nel suo ultimo discorso disse: “Non potrò venire con voi, ma voglio che tu sappia stasera, che noi, come popolo, arriveremo alla terra promessa“.

Mountain Top, Romare Bearden

La citazione scelta dall’illustratore Nip Rogers è tratta invece dalla “Lettera da un carcere di Birmingham” scritta da Luther King Jr. e divenuta un testo fondamentale sia del movimento per i diritti civili che delle aule di storia.
Le tenebre non possono scacciare l’oscurità; solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio; solo l’amore può farlo“.

Quote Art, Nip Rogers

Lo studio grafico Vocal Type nel 2016 ha reso omaggio a Martin Luther King con un carattere sans serif, che porta il suo nome e che è basato sui cartelli portati dai seguaci di King, durante il Memphis Sanitation Strike del 1968 quando i lavoratori dei servizi igienici di Memphis, la maggior parte dei quali afro-americani, hanno scioperato chiedendo il riconoscimento del loro sindacato, salari migliori e condizioni di lavoro più sicure dopo che due spazzini erano morti. Mentre marciavano gli operai in sciopero mostravano le copie di un poster passato alla storia con il nome di “IO SONO UN UOMO”.

MARTIN: A Non-Violent Typeface, Vocal Type

Quello di Camille Ravassat è invece un omaggio che include i più grandi discorsi di alcuni famosi oratori, Charles de Gaulle, Nelson Mandela e appunto Martin Luther King. Per la giovane grafica francese, si tratta di diffondere, attraverso mezzi grafici, la vivacità e la forza di questi discorsi. Questo obiettivo viene raggiunto tramite i forti contrasti tra la grandezza delle foto e la loro cornice. Il formato richiama quello dei giornali, un formato diverso da quello standard del libro tascabile per sottolineare l’importanza dell’oralità dei discorsi.

Agorà – Camille Ravassat
Agorà – Camille Ravassat
Emmanuel Cook, un graphic designer parigino, ha invece ideato e realizzato un vero e proprio giornale gratuito che ha personalmente distribuito nella città di Aix-en-Provence per fare in modo che il maggior numero possibil e(ri)scoprire
il più famoso dei discorsi del reverendo King, “I have a dream”.

“Prison Nation” dimostra come la vecchia carta sia molto più avanti della coscienza civile di uno stato considerato civile

Questa primavera, la rivista “Aperture” pubblicherà “Prison Nation”, affrontando il ruolo unico che riveste la fotografia nel creare una didascalia, una legenda visiva di quella che è oramai una vera e propria piaga nella società degli Stati Uniti d’America e cioè l’incarcerazione di massa.
Per chi ancora non la conoscesse, Aperture è una fondazione senza scopo di lucro che collega una vasta community di fotografi di tutto il mondo.
Creato nel lontano 1952 da fotografi e scrittori come terreno comune per il progresso della fotografia, Aperture oggi è un editore e una piattaforma per la comunità fotografica.
Ogni anno vengono prodotti 4 numeri dell’omonima rivista. ognuno dei quali incentrato su un tema diverso ma sempre attuale, tanto per capirci gli ultimi erano Future GenderElements of Style.
Questo coraggioso lavoro sulle carceri americane è progettato dal team di “Aperture” insieme a Nicole R. Fleetwood, studiosa di cultura visiva, fotografia, storia culturale black, studi di genere e femminista. I suoi articoli compaiono su African American Review e American Quarterly
“Prison Nation”, in uscita il 6 marzo 2018, parte dalla constatazione che ben 2,2 milioni di persone sono detenute negli Stati Uniti e 3,8 milioni sono in libertà vigilata e da qui Aperture inizia il suo viaggio fotografico in aulcune di queste storie.
“Prison Nation” dimostra ancora una volta come la carta, strumento considerato oramai superato da molti, riesca ancora ad essere – invece – avanti, molto più avanti di gran parte della società civile che tollera e convive con scempi e vergogne come quelli illustrati in queste pagine.