Dentro al nuovo GRAM, fra gli altri, 5 spassosi poster di Filippo Fontana

Come voi che ci leggete avete senz’altro capito, oltre alla passione in generale per i prodotti editoriali più interessanti e curati che scoviamo in gira per l’Italia e nel mondo, un’altra passione che ci caratterizza è quella per la grafica e i progetti indipendenti, underground come si diceva una volta.
Ecco, GRAM è proprio uno di questi. GRAM è un collettivo di autoeditoria con sede a Milano, Venezia e Bolzano. Il suo scopo è quello di dare vita a nuove idee e progetti culturali attraverso prodotti editoriali. Una creatura dalle mille facce in costante mutazione. Come si legge nel loro about, GRAM è una pianta infettiva che si nutre di una varietà di contributors e di diverse tecniche progettuali e realizzative. GRAM è un centro per creativi finalizzato ad un percorso che tende a conoscere la contemporaneità e diffondere arte attraverso la selezione delle migliori opere. Il loro processo curatoriale utilizza nuovi contesti.
L’unità di misura di GRAM è il grammo e per questo ogni prodotto viene pesato e inserito in una busta numerata che reca appunto l’indicazione del peso esatto del prodotto.

Presentato il nucleo, oggi mi piace mostrarvi l’ultima uscita, la quarta dal 2014, del progetto editoriale omonimo, GRAM #4 appunto che si presenta all’interno di una busta con grafica serigrafata in 300 copie. GRAM #4 vi offre 4 poster, 3 zines, cartoline, adesivi, polaroid e altro creato da 12 diversi autori quali Mauro BubbicoCalvin Calenda, Filippo Fontana e Jonathan Mendel. Fra questi artisti mi piace segnalare il lavoro di Filippo Fontana, giovane designer italiano di Venezia laureato in graphic design presso l’ESA Saint Luc School di Bruxelles nel 2013, laurea specialistica in graphic design presso la scuola IED di Milano e un master in comunicazione visiva presso il Royal College of Art di Londra. Il suo lavoro, dal titolo “Void”, utilizza la cultura popolare per evidenziare le ridicolezze della ricchezza trasmessa da alcuni dei volti famosi dell’Italia.
Cinque poster pubblicati appunto dai ragazzi di GRAM, dove si riconoscono figure riconoscibili del mondo social e dalla stampa degli ultimi 20 anni. La serie di poster intende ritrarre, in modo ironico e satirico, i diversi canali di informazione e intrattenimento italiani  dove l’ostentazione della ricchezza, il materialismo, l’ignoranza, la volgarità, il lusso e il sesso sono il fulcro ed il motore di tutto. Usando uno stile illustrativo che ricorda Kyle Platts e Simon Landrein, Filippo cerca con Void, di far riflettere lo spettatore su come l’establishment possa aver plasmato il mondo dei media e, più in generale, la cultura pop italiana. Il provocatorio titolo del progetto, Void (Vuoto), rappresenta anche il sentimento di Filippo sull’argomento scelto e la sua volontà di sottolineare come, contrariamente al suo spirito originario, il mondo dell’informazione invece di creare contenuti culturalmente preziosi, sia invece un contenitore vuoto.

GRAM è acquistabile qui.

INDEPENDENT PRESS FAIR: “Poster” la raccolta di grafiche di Tomaso Marcolla

Independent Press Fair
Il progetto IPF ha l’obiettivo di dare spazio a chiunque abbia un progetto editoriale indipendente da promuovere, che si tratti di libri, magazine, fanzine o editorial design più sperimentale. Aspettiamo i vostri lavori !

Questo libro raccoglie una selezione di poster dell’artista Tomaso Marcolla.
Opere che vogliono essere testimonianza di un percorso creativo nel mondo della satira e dell’umorismo ed affrontano temi di attualità per offrire una lettura ironica su argomenti spesso tragici. Alcuni di questi poster sono stati premiati in concorsi internazionali. Un vocabolario non solo deve “catalogare” un linguaggio e un concetto intriso di conoscenze storiche ma deve anche recuperare e indagare le varie declinazioni che da esso scaturiscono, in quanto (appunto) sequenza storica.  L’espressività artistica è pura e semplice stratificazione che implica uno stile e uno “sguardo” in grado di analizzare la straordinaria complessità che possediamo, che troviamo intorno a noi e che solo le movenze artistiche sanno poi tradurre in possibilità. Nell’artista questo non si esaurisce quasi mai in se stesso ma al contrario, come fosse una palla che rimbalza contro un muro, ci rimanda a giochi più intimi ed essenziali. Questo in special modo quando si tratta di tematiche sociali, d’impegno in campo pacifista, di giustizia e lotta alla criminalità a ogni latitudine essa si manifesti. Solo un cuore “fanatico” riesce a pompare sufficiente sangue dando nutrimento e voce ai propri silenzi, comunicandone all’esterno le pulsazioni. La sperimentazione di stili e tecniche diventa mestiere serio e scrupoloso in Tomaso Marcolla che ormai ci ha abituato a produzioni esibite suo malgrado quasi volesse solo suggerirci un percorso da seguire assieme ma senza clamore e chiacchiericci inutili. Si attraversa un bosco in silenzio, ascoltando i suoi suoni profondi, cadenzati da qualche ramo secco rotto sotto i piedi. Tomaso Marcolla ha il merito di regalarci tutto questo, di ricordarci che tutto questo in fondo ci appartiene, magari senza averne un merito particolare ma solo un preciso dovere da riconquistare ogni giorno facendolo proprio.
Roberto Fonte

Autore
Tomaso Marcolla nasce nel 1964 a Trento, dove attualmente vive e lavora.
Diplomato all’Istituto d’Arte di Trento ha iniziato l’attività di grafico nel 1985.
Socio dell’AIAP (associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva) e membro del BEDA (Bureau of European Designers associations). Comincia a sperimentare la sua passione per l’arte con l’acquerello, «utilizzato anche su supporti non tradizionali, dalla carta giapponese al gesso». In seguito le sue opere sono una contaminazione tra grafica, arte pittorica, arte digitale, illustrazione, che crea un curioso rapporto, un interscambio tecnico-comunicativo fra l’attività professionale e attività artistica. Penna biro, collage, fotografia e computer grafica. L’arte digitale ben si adatta alla frenesia dei tempi: «La scelgo soprattutto per la sua immediatezza e la velocità di esecuzione – sottolinea – oltre, ovviamente, per l’effetto. Non trascuro le altre tecniche tuttavia, penna, acrilico, figurativo. L’effetto del digitale è immediato, compresa la possibilità di pubblicazione istantanea sul web».

Il libro è acquistabile su IBS.

“Chaos SixtyNine” è un nuovo magazine in formato A3 con poster staccabili creato e realizzato dentro il mondo della moda

Forse qualcuno ancora non ha ben capito che uno dei territori di massima creatività oggi attivi nel mondo del design e della grafica è quello dei magazine. Come ho già avuto modo di dire in altri post, questo settore è in continua crescita, direi che oramai lo possiamo addirittura definire a la pàge.
A dimostrazione di questo continuo ricercare novità e forme nuove per catturare l’attenzione del lettore ecco oggi un nuovo prodotto, Chaos SixtyNine.
CHAOS è un marchio di lusso nell’ambito fashion con sede a Londra, nato da un’idea di una partnership creativa tra alcuni cosiddetti fashion addicted e due giovani stiliste, Charlotte Stockdale e Katie Lyall.
Ispirato alle moderne ossessioni della moda: ultra personalizzazione del prodotto, tecnologia spinta e un senso di posticcia spensieratezza, CHAOS produce accessori super pop con costi vertiginosi.
A leggere il loro about, si capisce che il loro brand rappresenta “l’incontro fra la tecnologia e la moda; la praticità ed il punk, con una dose di individualità tipicamente londinese. Questa è l’ethos di CAOS.”
Da qui nasce anche il magazine Chaos SixtyNine, un maestoso formato A3 super patinato composto quasi esclusivamente di foto selezionate e tipicamente aderenti allo stile del mondo modaiolo.
Ogni pagina è un poster staccabile che uscirà con cadenza biennale con una scelta di cinque cover differenti scattate da Karl Lagerfeld, Cass Bird, Dexter Navy e Phil Poynter. All’interno, ogni pagina ha una piega perforata ed i lettori sono incoraggiati a strappare le pagine e incollarle sulle loro pareti.

Al momento non è presente alcuna pubblicità, almeno nel senso convenzionale, anche se immagino che il tutto sia molto, ma molto supportato da capitali interessati alla diffusione del prodotto…..
Diciamo non il mio prodotto editoriale preferito ma da segnalare per l’azzardo, la sfrontatezza con cui si è presentato sul mercato e la qualità delle firme presenti fra i contributors.

Chaos SixtyNine è acquistabile QUI.

 

 

Il Modernismo statunitense finalmente trova casa in un libro arancione

Display è una realtà editoriale gestita dallo studio creativo newyorchese Kind Company formato da Greg D’Onofrio e Patricia Belen. Il progetto mi piace e lo seguo da un pò perché amo particolarmente il suo approccio che sta a metà fra il prodotto classico, imponente e una certa ricercata spregiudicatezza nei soggetti su cui sofferma la propria attenzione con volumi tanto ben curati quanto interessanti.
Tutto il catalogo si concentra sul design modernista statunitense degli anni Cinquanta prendendo spunti da ogni tipo di prodotto: periodici, tipografia, arredo, pubblicità e oggettistica in genere. Dare visibilità a questo tipo di materiali per un pubblico di appassionati è davvero un modo utile di fare documentazione ed educazione per le scuole, per gli insegnanti, studenti, designer e ricercatori indipendenti.
Ultimamente pare abbiano interrotto i loro lavori e la cosa mi rende davvero triste anche se un’occhiata ogni tanto continuo a darla sperando in nuove notizie.

Greg D’Onofrio e Patricia Belen

Il libro di oggi è “The Moderns: Midcentury American Graphic Design”, un grosso volume sul movimento del Modernismo che ha trasformato il design grafico americano nella metà del XX secolo e ha stabilito un linguaggio visivo che conserva ancora oggi un’enorme importanza. A ben guardare, a differenza con quanto accaduto per le sue versioni europee, il Modernismo americano è stato poco analizzato ed infatti questa è la prima raccolta esaustiva su questo fenomeno che ha plasmato l’ambiente visivo del paesaggio urbano delle città americane.
Si tratta del lavoro di 63 grafici di cui vengono presentati sia i maggiori lavori, sia le rispettive biografie. Alcuni di questi veri e propri innovatori erano immigrati europei che portarono dall’Europa dove era nato, il vento nuovo del Modernismo.

Il libro è acquistabile sul sito della Casa Editrice, la Abrams Books, QUI.

Ahmet Gönüllüoğlu & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Ahmet Gönüllüoğlu, from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Ahmet Gönüllüoğlu  is an illustrator & graphic designer was born 1983 and still living in Konya Turkey. He interested in drawing in his childhood.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

AG – I probably watched the film on TV 1-2 years later, after its released. I laughed at some of the scenes, it is an enjoyable and funny film but someway the last scene (maybe as it ends) makes me feel miserable.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

AG – Generally what I am interested in my daily life reflects on my works. I mostly inspire from the subjects of popular culture especially related with the cinema. I can say that I love working on the subjects that includes humor and makes people laugh. I don’t have any specific style choice. Most of the time, I decide what is appropriate for the theme.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

AG – The city (Konya) where I live in is a big and a close town to the capital (Anka-
ra) of Turkey. It is at the same time a historical place as it was once the capital of Seljuqi Empire. Generally, It is a quiet city. As I work homeoffice, I spend most of my time at home. When I go out, I spend time with my friends that we prefer going to the parks and do some outdoor activities but I don’t have any favourite place.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

AG – Today, Owing to internet, you can keep following lots of artists easily which
means it is difficult to give a certain number of them. You can see lots of skillful artists and many numbers of remarkable works. One of the most important names who inspired me in being interested in graphic designing is İhap Hulusi Görey. He was the first graphic designer and illustrator in Turkey. The logos he designed for public and private companies are still being used today.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

AG – I love Coen brothers, they have a unique sense of humour. The Big Lebowski
has more profound meaning than it seems. You can catch a new detail, a wit and irony every time you watch. The dude character is a kind of therapist saying “forget about it”for mortals like us who always feel concern for everything around. I certainly watch this film whenever I fell miserable. I never get bored watching that movie! (once I begin to read the script instead of watching it) There are many interesting characters and incidents and also the visual symbolism is used really effectively. So eventually after having a great deal of fans, it became a cult movie and inspired to many of artists and still goes on spreading its reputation.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Ahmet Gönüllüoğlu.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

AG – Probabilmente ho guardato il film in TV 1 o 2 anni dopo la sua uscita. Ho riso in alcune scene, è un film divertente, ma in qualche modo l’ultima scena mi fa sentire un pò triste.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

AG – In generale ciò che mi interessa nella mia vita quotidiana si ritrova nei miei lavori. Mi piace ispirarmi dai temi della cultura popolare, a quelli che sono particolarmente legati al cinema. Posso dire che amo lavorare sui temi e personaggi caratterizzati da un forte umorismo o che tendono a fa ridere la gente. Non ho mai pensato di avere uno stile specifico, per la maggior parte dei miei lavori decido sul momento che stile adottare in base al soggetto.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

AG – La città di Konya in cui vivo è una grande città vicina alla capitale della Turchia Ankara. È una città con un grande passato visto che un tempo è stata anche la capitale di quello che era chiamato l’Impero Seljuqi. In generale è un posto tranquillo. Di solito lavoro a casa, dove trascorro la maggior parte del mio tempo. Quando esco, sto con i miei amici nei parchi della città a fare alcune attività all’aria aperta, ma in generale non ho alcun posto preferito.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

MP – Oggi, grazie ad internet, puoi seguire facilmente i lavori di molti artisti ed è difficile fare un elenco dei miei preferiti. Ci sono veramente molti bravi artisti
e molte opere straordinarie. Uno dei nomi più importanti che mi ha spinto verso la progettazione grafica è sicuramente İhap Hulusi Görey. E’ stato il primo
graphic designer e illustratore in Turchia ed i loghi che ha progettato sia per il settore pubblico che per clienti privati sono in uso e attualissimi ancora oggi.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

MP – Amo i fratelli Coen, hanno un senso dell’umorismo unico. Il grande Lebowski ha un significato più profondo di quanto sembri. Puoi cogliere sempre nuovi spunti e nuove battute. Il carattere del Drugo poi è una sorta di terapia” che dice allo spettatore di dimenticarsi per un pò di tutte le preoccupazioni che ci stanno intorno. Certamente guardo questo film ogni volta che mi sento un pò triste visto che non ci si può annoiare mai a guardarlo!
Ci sono molti personaggi interessanti e anche la fotografia viene utilizzata in modo molto efficace, e così, alla fine, si merita tutti i fan che ha raggiunto in questi anni e che sono i primi a continuare a diffondere la sua reputazione.

Pete Majarich & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Pete Majarich, from USA. If you want to read previous interviews or buy the book, just clickHERE.
Enjoy the reading!
Pete Majarich is a designer and film fan based in Sydney, Australia.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

PM – I think I first saw The Big Lebowski when I was about 18. I had no about film or story, nor did I have any idea what it was about, so I was very confused. With repeat viewings as I got older, I discovered its magic. So quotable! My favourite scene has to be when they’re scattering the ashes. I think we can all take a lesson from The Dude.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

PM – I steal inspiration from everywhere. As long as you remix your influences you can always make them into something new. I have always thought creativity is about making connections. I don’t mean in a lame “let’s all connect on linkedin way”. But rather in the sense that the best ideas connect the dots between disparate things in a way that nobody had ever thought of before, but were there all along.
My favourite sources of inspiration at the moment (as at 6:24 am on Tuesday morning, 4th July 2017) are vintage 1970’s nike print ads (Love that bold Futura!), Peter Gabriel film clips from the eighties (they seem a bit dated now, but they used some of the most innovative vfx techniques of the time), and random Wikipedia articles. Like for example, the following tale, which should be made into a movie, stat:
In the winter of 1916-1917, the Eastern Front stretched for more than a thousand miles from the Baltic Sea in the north to the Black Sea in the south. During that winter, half-starved Russian wolves converged on both the German and Russian lines in the northern part of the front in the Vilnius-Minsk region. As their desperation increased beyond their fear of humans, the wolves started attacking individuals but were soon attacking groups of soldiers so viciously and often that something had to be done. The soldiers tried poisoning them, shooting them with their rifles and machine guns and even using grenades against them, but the large and powerful Russian wolves were so hungry, fresh wolf packs simply replaced those that were killed.
The situation grew so severe that the Russian and German soldiers convinced their commanders to allow temporary truce negotiations to enable them to deal with the animals more effectively. Once the terms were worked out, the fighting stopped and the two sides discussed how to resolve the situation. Finally, a coordinated effort was made and gradually the packs were rounded up. Hundreds of wolves were killed during the process while the rest scattered, leaving the area once and for all to the humans. The problem was solved, the truce was called off and the soldiers got back to killing each other properly.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

PM – I live in Sydney. It’s one of the most beautiful cities in the world, but is also very expensive. I hope that creativity and the arts don’t get priced out. I’ve also lived and worked in Colorado, and have probably only seen 0.000001% of the planet’s great sights I’d like to clock before I croak.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

PM – Simon Stålenhag is one of the most imaginative artists I’ve ever seen. He creates matte paintings that have come from a sci fi world full of broken down mechanical monsters littered around eerie, atmospheric landscapes. Every one of his pieces is begging to be turned into a movie or short story.
Even if you’re not a screenwriter, David Mamet and his dialog are a masterclass in economy and impact for any artist. He manages to create concise messaging in the most precise, entertaining way possible, like a tiny dart to the neck but in a good way.
In terms of directors, Saman Kesh kills it on the film scene and has always had a strong graphic influence in his output. His breadth of work includes party-crashing spacemen, twerking robot butts, and love stories that span time and space.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

PM – Pretty much anything the Coen Brothers do on the silver screen is gold. The Big Lebowski is but one example. Lush cinematography. Eminently-quotable dialog. Characters that live and breathe, even on the page. And, Sam Elliot could narrate the painting of a house and give it gravitas. For all those reasons TBL has had the dent on culture that we’re still writing about today.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Pete Majarich.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!
Buona lettura!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

MP – Penso di aver visto per la prima volta il Grande Lebowski quando avevo circa 18 anni. Non sapevo niente del film o della storia, non avevo nessuna idea di cosa trattasse, quindi ero molto confuso. Con il tempo, avendolo guardato e riguardato, da più “anziano”, ho scoperto la sua magia. La mia scena preferita è senz’altro quando spargono le ceneri di Donny.
Penso che tutti possiamo imparare qualche lezione dal Drugo..

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

MP – Io cerco di rubare ispirazione da ogni parte. Fintanto che riesci a mixare le tue influenze, puoi sempre farle diventare qualcosa di nuovo. Ho sempre pensato che la creatività sta nel creare connessioni. Non intendo dire che tutti dobbiamo essere per forza collegati gli uni agli altri, ma piuttosto che le idee migliori riescono a collegare i punti tra cose lontane, disparate, in modi che nessuno prima aveva mai pensato anche se erano lì da tanto tempo.
Le mie fonti preferite di ispirazione (al momento in cui ti rispondo sono le 6:24 di un martedì mattina del 4 luglio 2017) sono gli advertising a stampa della Nike degli anni Sttanta (Love that bold Futura!), i video degli anni ottanta di Peter Gabriel (oggi sembrano un pò datati, lo so, ma hanno usato alcune delle tecniche più innovative del tempo) e gli articoli che pesco casualmente da Wikipedia. Come ad esempio, la seguente storia, su cui dovrebbe essere fatto un film:

“Nell’inverno del 1916-1917, l’oriente si estendeva per oltre mille miglia dal nord del Mar Baltico fino al Mar Nero a sud. Durante quell’inverno, i feroci lupi russi  della steppa convergevano su entrambe le linee tedesche e russe nella parte settentrionale del fronte nella regione di Vilnius-Minsk. Mentre la loro disperazione aumentava oltre la paura, i lupi hanno iniziato ad attaccare i soldati di entrambi gli eserciti così violentemente che doveva essere trovata una soluzione. I soldati hanno perciò prima provato ad avvelenarli, poi li hanno fucilati con le mitragliatrici e poi anche utilizzando le granate, ma i grandi e potenti lupi russi erano così affamati, così violenti che non furono fermati.
La situazione diventò così grave che i soldati russi e tedeschi convinsero i loro comandanti a consentire a dei negoziati temporanei per stabilire una tregua affinché si potessero affrontare nel modo più efficace possibile gli animali. Una volta che i termini della tregua furono stabiliti, i combattimenti si fermarono e le due parti si misero insieme ad un tavolo per discutere di comune accordo come poter risolvere il problema con i lupi grigi della steppa.
Alla fine, grazie ad uno sforzo congiunto dei due eserciti, i branchi furono accerchiati e piano piano uccisi. Centinaia di lupi furono uccisi durante il conflitto, lasciando una volta per tutte liberi gli agli esseri umani.
Il problema fu così stato risolto, la tregua interrotta, e i soldati tornati a uccidere.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

MP – Vivo a Sydney. È una delle città più belle al mondo, ma è anche molto costosa. Spero che la creatività e le arti non abbiano mai questo prezzo da pagare. Ho vissuto e lavorato anche in Colorado, e probabilmente ho visto solo il 0,000001% delle bellezze che ci offre il nostro pianeta che mi piacerebbe visitare ancora e ancora.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

MP – Simon Stålenhag è uno degli artisti più fantasiosi che abbia mai visto. Crea dipinti opachi provenienti da un mondo di fantasmi pieno di mostri meccanici che si affacciano su paesaggi inquietanti e atmosfere da brivido. Ogni suo pezzo dovrebbe diventare un film o almeno una short story.
Anche se non sono uno sceneggiatore, David Mamet e la sua classe nei dialoghi è un must. Riesce a creare messaggi concisi nel modo più preciso e divertente possibile.
Per quanto riguarda i registi, Saman Kesh è ottimo ha sempre avuto una forte caratterizzazione da un punto di vista grafico nella sua produzione. I suoi lavori comprendono gli ambienti senza tempo e storie d’amore che spaziano nel tempo e nello spazio.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

MP – Praticamente tutto ciò che i fratelli Coen creanoal cinema è per me oro. Il Grande Lebowski è solo un esempio. Cinematografia lussureggiante. Dialoghi che diventano immediatamente citazioni. Personaggi che potrebbero vivere e respirare anche sulla pagina di un libro. E poi Sam Elliot, lo straniero, che potrebbe parlarti del dipinto di casa e riuscire a dargli vita.
Per tutte queste ragioni, Il Grande lebowski ha avuto l’impatto sulla cultura che ancora oggi ci porta a essere qui a parlarne.

Un libro bellissimo di poster bellissimi: “David Plunkert on French Paper Book”

La storia dell’azienda French Paper Company meriterebbe già un articolo a se stante, tanta è la storia e la passione che questo progetto, nato oramai più di 140 anni fa nella comunità di Niles in Michigan (e non in Francia!) ha saputo e sa tuttora esprimere nei suoi prodotti.

Basta dare un’occhiata al sito aziendale per capire che siamo lontani anni luce da tutto ciò che può essere modaiolo, fashion o comunque in balia del momento; alla French Paper Company si ama la carta, la tipografia e tutto ciò che di artigiano ruota attorno a questi mondi inclusi gli aspetti che più interessano alle Edizioni del Frisco, qulli cioè grafici, di design e di illustrazione.

Proprio la French Paper Company ha collaborato con l’artista, illustratore e designer David Plunkert per una pubblicazione dal titolo “David Plunkert on French Paper Book” che mi ha colpito immediatamente per la sua naturale coerenza con il mondo di cui vi ho parlato in precedenza, quello della French Paper Company appunto, dove niente è concesso al vezzo e al marketing più spicciolo in favore di un’etica del lavoro tutta incentrata sul prodotto.

Il volume ha visto la collaborazione del designer e art director Erik Jonsson con il famoso Charles S. Anderson Design Studio per la scelta e l’organizzazione del materiale tutto appartenente al grafico David Plunkert.

In questo volume si possono ammirare 36 manifesti prodotti negli ultimi quindici anni da Plunkert per il teatro di Baltimora. I manifesti dimostrano la totale padronanza di tutti gli aspetti del suo mestiere ed esplora nuove direzioni stilistiche diverse ed originali per ogni stagione.

La bellezza si estende anche oltre i meravogliosi manifesti e interessa anche il vero e proprio prodotto libro che utilizza sei carte differenti (per i malati come me le riporto tutte: Kraft-Tone Manilla Yellow e Ledger Green, Speckletone Kraft, Crema di Pop-Tone Whipped Cream e Tangy Orange, e Dur-O-Ton Newsprint White) e tecniche di stampa in base al manifesto. L’immaginario espressivo di Plunkert per il teatro è uno dei suoi marchi distintivi, sia che promuova drammi greci classici o mostre di danza contemporanea.

Il risultato è un piccolo grande oggetto dedicato a chi ama sfogliare prodotti editoriali ricercati guardando come le illustrazioni ed i poster possano davvero toccare livelli altissimi.