“Read and Destroy”, la storica rivista di skate sta per lasciarvi a bocca aperta

Quello di oggi non è un articolo come tutti gli altri, ma bensì la presentazione di una pietra miliare per tutti gli appassionati di skateboard.
E’ infatti un articolo sul progetto del “Read and Destroy magazine” di pubblicare in due volumi tutta la storia di questa vera e propria leggenda che dai primi spericolati funamboli in BMX, è passata alla tavola con le ruote.

Marzo 1987
Febbraio 1988

Tutto parte manco a dirlo dalla rivista indipendente “RaD” (Read and Destroy), pubblicata per la prima volta oltre 30 anni fa per mostrare il panorama inglese prima e mondiale poi dello skateboard e della sua cultura negli anni ’70, ’80 e ’90.
RaD ha documentato un tempo, un luogo e un atteggiamento unici all’interno della cultura giovanile, catturando in modo significativo la morte, la rinascita e la definitiva consacrazione dello skateboarding.
Per una generazione di giovani degli anni ’80 pre Internet, la rivista era una connessione vitale con la loro cultura underground in cui si presentavano tutti i migliori skater dilettanti e professionisti sia americani che provenienti da tutto il Regno Unito ed Europa.


Sotto la direzione di Tim Leighton-Boyce “RaD” aveva un approccio sperimentale, apparentemente irriverente, più vicino ad una fanzine che non ad una pubblicazione tradizionale.

Il progetto è attualmente su Kickstarter per ricevere aiuti dai moltissimi fans di tutto il mondo e mira a creare un libro in due volumi che ripercorre la storia della ormai scomparsa rivista RaD.
Oltre ai fotografi più importanti della rivista, il libro presenterà i pezzi salienti dei contributors originali tra cui Skin Phillips, Andy Horsely, Thomas Campbell, James Hudson, Percy Dean, Leo Sharp, J. Grant Brittain, Spike Jonze e Chris Ortiz tra gli altri.
Migliaia di negativi fotografici e trasparenze, stampe, opere d’arte originali, fanzine, volantini e riviste costituiscono questo archivio significativo…. un vero e proprio tesoro!
La struttura editoriale prevede come detto due volumi con una timeline divisa in 4 sezioni:

VOLUME 1
Pt 1: The Roots to RaD 1978-1986.
Pt 2: In Full Colour 1987-1993.
VOLUME 2
Pt 3: In Full Colour 1987-1993.
Pt 4: New Blood 1993-1995.

Dalla Spagna ecco l’annuario di STAF Magazine, la street culture ma non solo

Attiva fin dal lontano 1997 “STAF Magazine” è una rivista e casa editrice indipendente con sede a Malaga, in Spagna che si occupa di street culture, illustrazione, fotografia, skate and surf e molto altro.
Per presentarvela al meglio, risaliamo a loro ultimo progetto editoriale lanciato alla fine dello scorso anno: una raccolta, un annuario, un best of…
La copertina del libro, che risulta essere la 46ima uscita del magazine, è stata progettata dall’illustratore californiano Steven Harrington e contiene inoltre interviste esclusive con altri artisti assai interessanti del panorama internazionale fra i quali: Phil Hackett, Colt Bowden, John Witzig, Chris Burkard e molti altri…
In un’epoca in cui i contenuti hanno una data di scadenza molto ravvicinata, a volte addirittura precedente anche a quella di pubblicazione ed il loro valore si concentra solamente sul numero di “mi piace” che si ottengono sui vari social network, si è oramai diffusa un’idea di lettura come un atto di pura trasgressione nel senso che i contenuti devono essere scioccanti, forti. Avere un impatto, pena la immediata scomparsa.
Il team di “STAF” vuole invece dare tranquillità, sia allo scrittore che al lettore. Per questo motivo hanno realizzato questo questo annuario 2017 come un ritorno alle origini. Un viaggio emozionante, accompagnato da una colonna sonora unica che rimanda a quel lontano “STAF Magazine” del 1997 realizzato al tempo solamente grazie da una vecchia fotocopiatrice in bianco e nero.

“Minima muralia” è il bel libro che raccoglia i lavori di BLU sparsi per il mondo negli ultimi 15 anni

Quello di oggi è un libro speciale, un libro per gli amanti della street art ma non solo. “Minima muralia” è il titolo del libro più importante di BLU che rimanda alla famosa opera di Theodor AdornoMinima moralia” in cui l’autore tedesco descrive tramite brevi riflessioni il mutare delle esperienze quotidiane motivando con esse la triste verità secondo la quale una vita onesta non è più possibile, perché viviamo in una società inumana. “La vita non vive”, dichiara l’epigramma che apre il libro.
Come si legge su Wikipedia, BLU ha iniziato a farsi conoscere a partire dal 1999 attraverso una serie di graffiti eseguiti a Bologna, nel centro storico, nelle zone adiacenti all’Accademia di Belle Arti e in periferia, negli spazi occupati del centro sociale Livello 57. I primi lavori, pur esprimendo elementi di originalità stilistica, erano ancora realizzati con la bomboletta spray, tipica del writing tradizionale. A partire dal 2001 le opere di Blu iniziano ad essere eseguite con vernici a tempera e con l’uso di rulli montati su bastoni telescopici. Tale tecnica gli ha permesso di ingrandire la superficie pittorica. I soggetti sono figure di umanoidi dai connotati sarcastici o talvolta drammatici il cui immaginario sembra ispirarsi al mondo dei fumetti, e dei videogiochi arcade.
Nel 2016 BLU è stato anche protagonista di un gesto simbolico che mi ha molto colpito e che ne ha definito anche il profilo etico e la sua idea di arte quando ha cancellato tutte le opere da lui create sui muri di Bologna. Tutto questo per protestare contro la mostra Street Art, Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano” in cui erano esposti murales staccati dai muri contro ogni volontà del famoso artista inglese.
Minima muralia“, edito dalla sempre gratificante casa editrice ZOOO Print and Press è, come detto, la raccolta più ampia e completa dei lavori che BLU ha realizzato negli ultimi 15 anni.
Un libro con i capolavori più noti ma anche con le immagini delle varie lavorazioni in cui BLU stesso illustra alcuni elementi del suo processo creativo.
Sono 288 pagine fantastiche, colorate e ispirate che fissano con più di 200 opere da tutto il mondo quella che è la produzione di un artista che secondo il Guardian è giustamente considerato uno dei dieci migliori street artist in circolazione.

Lo skate come liberazione ed emancipazione in questo nuovo magazine dalla Palestina

Una delle cose che più mi fa impazzire della attuale scena dei magazines italiani, ma soprattutto internazionali, è la sensazione che stia sempre per uscire una sorpresa, quel non sapere mai cosa aspettarti da un settore vivo più che mai, aperto più che mai, curioso più che mai.
Questo continuo movimento oggi mi porta a parlarvi di “Roll With The Punches”, una nuova rivista sullo skateboarding uscita da qualche settimana e proveniente da una zona da dove non arrivano poi tanti magazines, anzi: la Palestina.

Questo bel progetto è stato ideato e realizzato dallo skateboarder, Tom Bird, dopo aver collaborato con SkatePal, un progetto di collaborazione a sfondo sociale cresciuto a dismisura in Cisgiordania.
SkatePal è un’organizzazione senza scopo di lucro che lavora con le comunità Palestinesi per migliorare la vita dei giovani e promuovere la funzione sociale dello skateboarding.
Dal 2013 SkatePal ha realizzato moltissimi progetti che hanno raggiunto centinaia di giovani in tutta la Cisgiordania e ottenuto consensi e riconoscimenti da tutto il mondo.

Un team di volontari locali e internazionali insegnano a ragazzi suddivisi in classi di età lo skateboarding costruendo skatepark e fornendo le attrezzature necessarie. Queste attività stanno consentendo a un numero sempre crescente di giovani skater palestinesi di allargare i loro confini, assaggiare i benefici di uno spirito collaborativo basato sullo sport e soprattutto di essere in gradi di supportare a loro volta quelle chesaranno le future generazioni.

Il magazine contiene un’intervista al fondatore di SkatePal, Charlie Davis, sullo skateboard come “via” verso l’emancipazione, un approfondimento su Nefarious, un prgetto tutto femminile di skaters e come, questo strumento, possa essere utile anche per l’uguaglianza di genere. Una storia illustrata di 16 pagine del conflitto israelo-palestinese e molto altro materiale che, come avrete senz’altro capito, rende questo magazine speciale.
A renderlo ancora più interessante ai miei occhi è che l’intero progetto ha l’obiettivo di supportare le attività di SkatePal e quindi non a scopo di lucro.
Ogni numero sarà stampato in circa 500 copie da 64 pgine per un formato standard di 240mm x 170mm.
Per chi fosse interessato ad acquistare una copia, potete farlo qui.

“Qué Rico” la fanzine targata Nike Skateboarding

Nike SB, la divisione Skateboarding del baffo, ha commissionato ad High Tide di creare una zine stampata in edizione limitata per celebrare l’apertura del loro garage per skate indoor a Williamsburg, a Brooklyn.
La fanzine, intitolata “Qué Rico”, presenta le foto che documentano il recente viaggio del team Nike SB in Porto Rico con fantastici scatti di Zach Malfa-Kowalski.
Le foto, dai colori solari e nitidi, rendono benissimo l’atmosfera caraibica di Portorico e soprattutto mostrano il tema SK di Nike all’opera nelle loro spericolate avventure sulla tavola insieme a personaggi e momenti colti al volo dal bravissimo Zach Malfa-Kowalski.

“Crepe City” il magazine dedicato alle sneakers più famoso d’Europa

Nello spazio about del sito, si legge una chiara dichiarazione di cosa sia “Crepe City“, “Crepe City” è uno stile di vita.
Stiamo parlando di un magazine relativamente giovane, prodotto in Inghilterra, che si occupa di presentare i modelli più ricercati e introvabili di sneakers.

Il gruppo di “Crepe City” nasce a Londra nel 2009 con i due amici Ronal Raichura e Paul Smyth che organizzano il più importante evento del Regno Unito che riunisce i collezionisti di sneakers inglesi e non.
I due non sono nuovi nel mondo degli eventi e delle cosiddette startup visto che sono sempre loro dietro al progetto del forum KicksXchange, attualmente in fase di rivisitazione, ma che comunque, dal suo lancio nel 2006, è diventato il più importante forum mondiale per l’acquisto e la vendita di scarpe da ginnastica.
Quello che poi è il mio obiettivo, il magazine “Crepe City” è arrivato intanto alla seconda uscita continuando ad approfondire gli ambiti consueti di Crepe come la presentazione e la storia di alcuni marchi e l’approfondimento sugli eventi principali dedicati proprio al mondo delle sneakers.

Crepe City #1
Crepe City #2
Crepe City #3
Crepe City #4

Il magazine ha un formato standard ma molta attenzione viene dedicata alla stampa con copertina stampate su di una bella carta di raso da 300 gr. laminata e rifinita sempre con vernice sul logo impresso.
Ogni numero, compreso il quinto appena uscito, viaggia sulle 180 pagine di contenuti veramente interessanti e chicche da non perdere per gli appassionati, come la descrizione dei 53 modelli della speciale collezione Van Doren (per chi non lo sapesse, il creatore del marchio Vans), una delle più interessanti di sempre.
I numeri arrivano velocemente al sold out, ma per chi volesse acquistare “Crepe City” qui c’è lo store!

Crepe City #2
Crepe City #2
Crepe City #2

 

L’artista argentino Falu e la sua fanzine targata VANS

Fabrizio Corelai, meglio conosciuto con il nome d’arte di Falu, è un artista argentino di Buenos Aires che, con un percorso completamente autonomo e da autodidatta, è riuscito negli ultimi anni a farsi un nome nell’ambito soprattutto della street art e della skate art.

Oggi presentiamo un suo lavoro del Maggio 2017 chiamato “Vans Zine Vol.1” che speriamo sia l’inizio di una serie visto che si tratta di un gran bel lavoro che i seguaci del brand americano Vans apprezzeranno sicuramente.

Il sottotitolo di “Co11ectif” é: questo non è solo un magazine

Il settimo numero di “Co11ectif” è veramente bello, 280mm x 215mm per 308 pagine di foto mozzafiato e incredibilmente belle.

All’interno trovate la squadra di skateboarder di Volcom – il noto brand di abbigliamento – che si racconta di quando sono andati a farsi un viaggetto in moto nella parte settentrionale dell’Europa e nel sud-ovest degli Stati Uniti.
Non abbiate paura, erano in moto, ma con loro c’erano anche le inseparabili tavole da skate.

Questo numero descrive e racconta infatti quello che è un concetto vecchio oramai di decine e decine di anni ma sulla quale non sembra mai calare l’attenzione e l’interesse degli spiriti più avventurieri: la vita sulla strada.

Le moto, le tende ed il campeggio, lo skateboard e un particolare concetto di turismo sono gli ingredienti di qusta ultima uscita. Un libro sul viaggio, non sulla destinazione perché forse, dopo tutto, aveva ragione chi sulla strada ha trovato la consacrazione a sostenere che le cose che contano sono “una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada”.

Ai Weiwei & Obey vs Trump

In risposta all’attuale amministrazione americana di Donald Trump, la casa di produzione di skateboard Skateroom ha collaborato con due artisti del calibro di Ai Weiwei e Shepard Fairey aka Obey per delle tavole in edizione limitata. Create in edizione limitata di 666 esemplari, questi skate sono stato chiamato “Studio della prospettiva – La Casa Bianca, 2017”.