Rolling Stone cambia logo, ma voi la conoscete la sua storia?

Non so se qualcuno di voi si appassiona come me al moto sempre più dinamico che interessa il design delle testate giornalistiche italiane e non, ma stiamo vivendo in un periodo di profondi cambiamenti che svelano un bisogno quanto mai necessario di cambiare pelle, adeguarsi a nuovi ritmi e strumenti da parte della carta stampata, prima ancora che del mondo digitale.
Se negli U.S.A. hanno iniziato questa mutazione alcune delle riviste storiche come il National Geographic e Glamour (qui l’analisi di Designweek) fino ad arrivare all’indipendente per antonomasia, MAD magazine (qui l’analisi di DesignTaxi e Print Magazine), in Inghilterra ha fatto molto rumore il nuovo vestito che si è dato lo storico Guardian (qui l’analisi di Prima Comunicazione).

Anche noi in Italia stiamo assistendo ai nostri scossoni tellurici con il primo e fortunato lavoro fatto su Repubblica (e Robinson) da Angelo Rinaldi e Francesco Franchi (qui l’analisi del Post) e lo sfortunato ma coraggioso tentativo sul Mucchio Selvaggio da parte di Francesca Pignataro (qui le analisi di FrizziFrizzi e Dearwaves) fino a quelli molto meno coraggiosi de La Stampa e Il sole 24 Ore.
Adesso siamo arrivati ad un’altra icona dell’editoria, storicamente indipendente e attenta ai sommovimenti della cultura di massa come da sempre lo è Rolling Stone che dal mese di Luglio cambierà decisamente stile e, a giudicare dall’eco che sta avendo, la cosa ha appassionato più di quanto mi aspettassi.
Se qualcuno si vuole fare un’idea del cambiamento che anche la storica rivista underground americana, nata nel 1967 a San Francisco, ha deciso di affrontare, ecco qua qualche link dove poter approfondire le analisi ed i commenti che sono comparsi un pò dappertutto.

Alcuni ottimi approfondimenti potete leggerli su Design Taxi, storico sito di grafica, design e (oramai ahimè) molto costume, Underconsideration, Eye on Design e la nostra italianissima Rivista Studio che ne entra nel dettaglio dimostrandosi come spesso accade una delle poche realtà attente a questi aspetti.

Ma prima di vedere in cosa consiste questa rivoluzione, forse a qualcuno interessa anche sapere come nasce il famoso logo tipografico di Rolling Stone e che percorso ha avuto prima di giungere a quest’ultima mutazione targata 2018.
Il primo direttore artistico, Robert Kingsbury, che in realtà era uno scultore e non un designer, chiese nel 1967 al grande artista psichedelico Rick Griffin di disegnare il logo. Griffin mandò una bozza realizzata a matita per l’approvazione e questa bozza divenne immediatamente lo storico logo utilizzato poi per diversi anni.

Rick Griffin
Rolling Stone, n.1, 1967

La versione che tutti noi conosciamo venne invece presentata a metà degli anni Settanta dal grande type designer Jim Parkinson a Roger Black che, dopo Salisbury e Tony Lane era subentrato nel ruolo di art director della rivista.
Parkinson ha alterato il design di Griffin pur mantenendone il DNA artigiano e manuale, modificando le maiuscole in minuscole ed eliminando i cosiddetti swash.

Oggi, per la prima volta dopo decenni, il logo di Rolling Stone non avrà più la sua storica tridimensionalità che è stata così tanto importante nel rendere unico questo marchio, forse anche più della stessa forma del lettering.
Questa nuova linea – disegnata ancora da Parkinson – riesce a mantenere viva la tradizione ma, al contempo, getta un ponte nella contemporaneità che sembra sempre più voler eliminare tutto ciò che è superfluo.

www.underconsideration.com

Un magazine celebra il 550 anniversario della morte di Johannes Gutenberg

Tre lettere tre, per dare una ventata di novità al mercato editoriale spagnolo.
Dal quotidiano EL MUNDO è arrivato da qualche mese il progetto/rivista EME, una grande vetrina di tendenze, stile e arte.
Uno degli ultimi speciali di EME è un progetto per i festeggiamenti del 550 ° anniversario della morte di Johannes Gutenberg che non sto a spiegare che importanza riveste per il sito e immagino per tanti altri…
Probabilmente il buon vecchio Johannes non aveva chiaro in mente che la sua invenzione avrebbe suscitato tanto scalpore mentre perfezionava la tecnica di stampa con caratteri mobili. Da allora infatti, la tipografia si è evoluta strutturando la storia e il pensiero di una grande fetta del mondo occidentale moderno.
Questo viaggio dalla tipografia a piombo alla tipografia contemporanea è l’oggetto del lavoro di EME… dal Basso Medioevo del 12 ° secolo e fino al 15 ° secolo per un progetto di magazine dal fascino che cattura non solo i tecnici.

Un poster tipografico sulla storia della stampa a caratteri mobili in Occidente ed in Oriente scritto in inglese e cinese

Non è un libro e neppure un magazine, ma il progetto che vi presento oggi era d’obbligo apparisse sulle Edizioni del Frisco, non fosse altre che riguarda colui, oramai un bel pò di tempo fa, diede il via a tutto.

“Dream Pool of Gutenberg” è una stampa tipografica sperimentale ideata e realizzata dallo Studio di Onion Design Associates, una meravigliosa che ama fare web design e graphic design con sede a Taipei, Taiwan di cui io – oramai da anni – sono follemente innamorato.
“Dream Pool of Gutenberg” racconta la storia del carattere mobile ideato dal grande tedesco partendo da due diverse prospettive storiche.

Questa stampa utilizza infatti due script, l’alfabeto romano ed i caratteri cinesi per rappresentare il famoso Johannes Gutenberg ed il meno conosciuto – ma ugualmente rivoluzionario – Bi Sheng che sono entrambi accreditati come gli inventori della tecnica di stampa che ha cambiato il mondo.
In questa grande stampa il testo in inglese scorre regolarmente da sinistra verso destra, mentre i caratteri cinesi si sviluppano – come previsto dalla lingua cinese – dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra contemporaneamente.
Entrambi raccontano le rispettive storie sull’invenzione della stampa a caratteri mobili con due diversi punti di vista storici.
Il titolo è una combinazione di 2 eventi storici diversi: la storia dell’invenzione di Johannes Gutenberg della stampa a caratteri mobili che si fa risalire in Europa alla produzione della “Bibbia a 42 linee” in caratteri gotici del 23 febbraio 1455 e di uno specifico paragrafo del libro “Dream Pool Essays” dello studioso Shen Kuo dove la stessa invenzione è stata menzionata in Cina per la prima volta ben 400 anni prima (!) tra il 1041 e il 1048 d.C. di Gutenberg.
Bellissima l’idea, bellissima la realizzazione, per una vera e propria chicca.

Un libro spiega tutto ciò che cambia quando la tipografia deve essere utilizzata e non sulla carta

E’ uscito “Type on screen” il bellissimo – e attesissimo – libro che stavo aspettando da un pò scritto da Ellen Lupton, già autrice dello splendido “Graphic Design Thinking“, scrittrice, curatrice e grafica, direttrice del programma Graphic Design MFA presso il Maryland Institute College of Art (MICA) di Baltimora, dove è anche direttrice del Center for Design Thinking.
Pubblicato da Princeton Architectural Press, questo libro è appunto il tanto atteso seguito del bestseller mondiale “Graphic Design Thinking”.
Si tratta di una vera e propria guida critica per designer, scrittori, sviluppatori e studenti ma è anche un’introduzione all’uso delle applicazioni tipografiche in ambito video come film, web e soprattutto le moderne app mobili.
La parte secondo me più interessante è quella infatti dove vviene affrontato il tema di come combinare i principi classici della tipografia con le nuove tecnologie. Il libro offre una guida su come scegliere il carattere giusto per un utilizzo sullo schermo, come renderlo bello e utilizzarlo in modo funzionale.
Ricchissimo di illustrazioni provenienti da esempi realizzati dalla comunità internazionale di grafici e tipografi
Un volume tecnico, specifico, approfondito per forse non per i semplici amanti ma per coloro che sono già ad un livello avanzato, che sicuramente porterà argomenti, spunti e idee da non perdere.

Un libro bianco stampato in serigrafia composto da 355 cerchi neri dove l’errore è la bellezza

Adrian Schnegg è un designer e grafico svizzero che, dopo aver frequentato un apprendistato presso una stamperia per quattro anni , si è diplomato alla Scuola di design di Basilea nel 2016.
Per la sua tesi di laurea triennale discussa con insegnanti Viola Diehl, Dirk Koy
ha deciso di progettare e realizzare un libro un pò particolare dal titolo “355”.
Per circa due mesi infatti, il nostro Adrian ha stampando in serigrafia 355 cerchi neri per ricavarne un libro in formato A2 che riesce perfettamente a mostrare le diverse possibilità che questa tecnica offre anche partendo da un solo modello iniziale. Una forma circolare stampata su carta bianca, centrata nel mezzo di ciascuna pagina, è stata scelta come formato per creare un senso di unità pur volendo dimostrare le infinite differenze che si hanno nei diversissimi processi sperimentali.
La serigrafia è infatti – come racconta lo stesso Adrian – tutta incentrata sul processo e permette ad alcuni artisti di sperimentare al massimo mentre ad altri di ricercare l’assoluta precisione con composizione perfette.
Lo stesso Adrian sostiene che questo libro evidenzia come quelli che vengono considerati errori di stampa, nella serigrafia sono invece potenzialità da sviluppare e da mettere in risalto con le loro imperfezioni e le loro specifiche caratteristiche di volta in volta diverse.


Cosa succede quando uno dei più importanti grafici americani incontra uno dei più importanti produttori di accessori per chitarre della storia della musica?

Quella che vi propongo oggi è una bella storia americana fatta di talento, tradizione e musica, tanta e ottima musica.
Partiamo dal primo dei due protagonisti: Ernie Ball.
Ernie è uno dei produttori più importanti del mondo di accessori per chitarra e basso. Una carriera che rimanda alle classiche storie americane, iniziata oramai nel lontano 1962 producendo corde per chitarra elettrica e basso di alta qualità. Per darvi un’idea di chi stiamo parlando, scelgono regolarmente i servirsi da Ernie personaggi del calibro di Paul McCartney, Keith Richards, Eric Clapton, Tool, Elvis Costello, Green Day, Slash, Jimmy Page e Buddy Guy. Tutti hanno suonato le corde di Ernie Ball.

L’altro protagonista della storia è Aaron Draplin.
Cresciuto con la classica fierezza americana nello sperduto e sconfinato Midwest, ha poi iniziato a lavorare a Detroit. Siamo nel 1973. Cresciuto in un flusso costante di creatività che ha sfamato con i classici elementi della cultura pop quali Lego, Star Wars, skateboard e snowboard, a 19 anni si trasferisce nell’Oregon dove prende il via la sua folgorante carriera di grafico tramite un primo disegno su di uno snowboard Solid. Da li in poi solo successi, dal lettering al logo design, fino a campagne pubblicitarie e poster art.
Dal 2004 Aaron è a capo della sua creatura: Draplindustries Design Co.


Ma eccoci alla nostra storia.
La storia della musica con Ernie Ball e la grafica di uno dei designer americani più apprezzati al mondo, Aaron Draplin di Draplin Design Co hanno collaborato per creare una serie di piccole opere d’arte in edizione limitata che celebrano i colori iconici e vibranti del rock’n’roll tramite il packaging delle corde più vendute e più popolari al mondo.
Come detto è la storia di un matrimonio, un’unione che vede il talento di Aaron al servizio di un’idea di Ernie per creare qualcosa di unico pensato esclusivamente per coloro i quali amano la storia e la grafica del rock’n’roll. Un piccolo gioiello che ai veri cultori non potrà certo passare inosservato.
Una serie di piccoli poster in stampa offset dalla copertina opaca. Un set completo che comprende 6 tipi diversi di corde di tutti e sei i poster del progetto che ha preso il nome di “Colours of Rock and Roll“.

Per chi fosse interessato, fino ad esaurimento dei pochi esemplare prodotti, le corde “Colours of Rock and Roll” sono in vendita qui.

“Paper” è un magazine prodotto tra Germania e USA per chi davvero ama la stampa tipografica

P98a” è un laboratorio di tipografia sperimentale dedicato ai caratteri tipografici, alla stampa e alla carta che ha sede a Berlino Tiergarten.
Alla base di tutto il lavoro di P98a c’è un gruppo di designer da svariate estrazioni culturali e professionali che amano esplorare le modalità con cui l’arte della stampa tipografica può essere ridefinita nel XXI secolo attraverso un lavoro minuzioso e rigoroso di analisi e ricerca, raccolta e pubblicazione.
Erik Spiekermann, Ferdinand Ulrich, Norman Posselt, Axel Nagel, Jan Gassel, Lilith Zachwieja, Daniel Klotz, R.Jay Magill e Susanna Dulkinys lavorano con macchinari analogici tradizionali cercando il più possibile di farli interagire con le più moderne tecnologie digitali.
Fra i loro mille esperimenti, workshop e ricerche io mi sono imbattuto nella loro pubblicazione dal nome, manco a dirlo, di “Paper” arrivata alla sesta uscita.
“Paper” nasce dal desiderio di pubblicare una rivista moderna che guarda alla parte antica ed artigianale della stampa: una rivista vera e propria, stampata per un pubblico selezionato di persone amanti del genere.
Il sesto numero di “Paper”, dal titolo The Good America, presenta undici contributi sugli Stati Uniti d’America pieni di energia e sperimentazioni. Include anche una illustrazioni e caricature introdotte da un brano di R. Jay Magill e tre storie dedicate a tre diversi caratteri tipografici americani. Il tutto coordinato dal talento grafico e artistico della Designer: Susanna Dulkinys.
Mi sembra quindi che se siete amanti della vera arte tipografica, questo sia proprio il magazine che fa per voi e lo potete acquistare qui.

 

Un libro documenta il processo creativo per arrivare alla creazione di un nuovo font

Alistair McCready è un giovane diplomato in Design della comunicazione ed oggi parliamo di lui perché si è aggiudicato il premio per il miglior design grafico australiano del 2017. Il premio è arrivato per l’eccellente lavoro di McCready dal titolo “Type as Monument” che è stata premiato con il Pinnacle Award agli Australian Graphic Design Awards (AGDA). Questa è la prima volta che il Pinnacle Award è stato assegnato a uno studente non ancora laureato a testimonianza del fatto del tutto speciale e della bontà del lavoro di editorial design fatto da Alistair in questo progetto.
L’alunno di Bachelor of Art and Design ha consegnato due progetti separalti ma fra loro correlati, un carattere tipografico chiamato Kahu, progettato specificamente per un utilizzo specifico in lavori cn particolarità grafiche che rimandano all’antichità come per esempio su monumenti storici, e un libro “Type as Monument” creato per documentare i processi e lo sviluppo del carattere Kahu.
Per sviluppare il carattere tipografico, McCready ha viaggiato attraverso la Nuova Zelanda fotografando memoriali, statue e monumenti da cui trarre ispirazione e quindi ha ricreato digitalmente quelle lettere aggiungendo elementi extra dove reputava necessario.
Il suo supervisore scolastico, Senior Lecturer Dr Peter Gilderdale, ha dichiarato che il successo di McCready è stato meritato perché sostiene che Alistair è spinto dagli elementi che tutti gli studenti dovrebbe possedere: una curiosità infinita, una costante volontà di andare oltre l’ovvietà, la cura per i dettagli e un enorme rispetto per la Nuova Zelanda e la sua storia.

Quando un calendario diventa un’opera d’arte tipografica

Fabien Barral è un graphic designer che nel 2008 ha unito le forze con la moglie Frédérique per creare “Harmonie intérieure”, un’azienda ed un marchio che intende sviluppare e sperimentare nei settori del design, poster art e wall sticker. Fabien gestisce anche il blog “graphic-exchange“, un fighissimo blog che gli amanti del genere non possono proprio perdersi. Da qualche anno lavora sotto lo pseudonimo di Mr-Cup che sviluppa i suoi prodotti: calendari, sottobicchieri ed un sacco di altra bella roba di cui oggi presentiamo l’ultimo arrivato, il “2018 Mr Cup Letterpress Calendar”.
Nel 2018 potrete infatti seguire i mesi che passano trovando sempre nuove ed interessanti perle di saggezza. Si tratta di un’edizione limitata numerata a mano di cui sono state realizzate due edizioni: l’edizione DELUXE è su carta blu scuro, con stampa RAME FOIL e WHITE FOIL, l’edizione NORMAL è stampata a inchiostro in 2 colori con inchiostri argento e bianco. Il calendario è stato stampato su 2 gamme di carte eco-compatibili sviluppate da Favini. La collezione REMAKE include residui di pelle per sostituire la cellulosa FSC e viene prodotta con il 100% di energia verde. La collezione CRUSH è una gamma di carte realizzate utilizzando residui di processo da prodotti biologici: kiwi, caffè, nocciole o mandorle. Certificata FSC, senza OGM, questa carta contiene il 40% di rifiuti riciclati post-consumo ed è prodotta con il 100% di energia verde.
Il calendario è stampato in Francia, presso Studio Pression. La stampa tipografica ha la capacità di dare lo splendido rilievo alla carta aggiungendo tonnellate di pressione durante la stampa. Si chiama deep impression o debossing e a me fa impazzire. Più è spessa la carta, più profonda è l’impressione.
La copertina è stata progettata da Tom Lane noto anche come Ginger Monkey mentre per quanto riguarda la grafica, presenta disegni unici di Salih Kucukaga, Nick Misani, Reno Orange, Keith Tatum / The Type Hunter, Jeff Trish, Stefan Kunz, Lauren Hom, Kelli Anderson, Francis Chouquet !

Ragazzi, il calendario è davvero fantastico, o per lo meno io me ne sono innamorato. E’ acquistabile qui.

“Footnotes” ovvero le note a piè di pagina: la seconda uscita del magazine per gli appassionati della tipografia

Circa un anno fa è uscita il numero 1, o meglio A Issue, di “Footnotes”, in italiano significa appunto note a piè di pagina, una rivista nata dalla collaborazione del designer svizzero di Ginevra Mathieu Christe. con La Police, uno studio grafico specializzato nella tipografia digitale.
La prima uscita di “Footnotes” è stata davvero un bella sorpresa, con articoli di settore quindi non proprio per tutti, di František Štorm, Atelier Carvalho Bernau, Brigitte Schuster ed il grande Alan Bartram.
Mi è piaciuta la cura che si accompagna alla semplicità della rivista, dove ogni articolo è pensato e impaginato con un proprio carattere tipografico correlato all’argomento in questione.

Footnotes #A

E’ da poco disponibile la seconda uscita, Issue B, di Footnotes che, anche se ancora non ho avuto modo di vedere, immagino mantenga gli alti standard del progetto.
Si può dire che è un prodotto per pochi che però ne godranno sicuramente sfogliando le pagine e leggendo gli approfondimenti.

Footnotes, issues A e B, sono acquistabili qui.

Footnotes #B

Un newspaper sulla letteratura controcorrente dal vago sapore vintage

Buenaventura, uno studio di grafica che la propria base operativa a Granada, Spagna e nel tempo si è specializzato visual identity e design editoriale lavorando oramai dal lontano 1995. I loro lavori si caratterizzano per una ricercata semplicità e armonia che, – secondo la loro filosofia – deve lasciare una traccia lieve e minimale nel prodotto.
Literata” è un un’idea ed un progetto di design editoriale che ha l’obiettivo di creare una rivista culturale che cerca, scopre, valorizza le idee più interessanti che scova in giro.
Alcun di queste idee riguardano essenzialmente le notizie letterarie di attualità, sia a livello nazionale che internazionale, non tralasciando mai di dare uno sguardo su quelle che sono le altre arti come il cinema e la fotografia ma sempre ricercando quegli scrittori e artisti che rompono gli schemi, provocatoriamente fuori regola, non conformisti, che a me piacciono sempre molto.
La grafica è vintage, caratterizzata dai colori pastello arancio e celeste che si ritrovano in tutte le pagine formato simil tabloid 275 × 395 mm simile al tabloid. Foto colorate che annullano le distanze temporali dei vari scrittori analizzati, reticoli che rimandano all’estetica del ciclostile e una semplicità che – nel mondo grafico attuale – appare molto più una scelta retrò che un’effettiva esigenza stilistica.
A me pace da matti!

INDIPENDENT PRESS FAIR: Paolo Celotto presenta il suo affascinante progetto tipografico Neldubbiostampo

Paolo Celotto, grafico libero professionista dal 1998. Alla collaborazione professionale con aziende, affianca l’interesse per l’editoria e le produzioni a stampa tipografica: inizia così l’avventura di una propria stamperia, intitolata neldubbiostampo – tipografia filopoetica e della produzione di libretti a tiratura limitata e di manufatti in letterpress.
Nel 2002 conosce Tipoteca Intaliana Fondazione, e si innamora subito del mondo della stampa tipografica a caratteri mobili e decide di stampare il prezioso calendario Valcucine direttamente in Tipoteca.
Nel 2012 dopo alcuni corsi di composizione tipografica a caratteri mobili in piombo e legno decide di crearsi un laboratorio tipografico nel proprio studio. Grazie ai consigli di Sandro Berra (Tipoteca) e Luca Lattuga (Anonima
Impressori) comincia a recuperare del materiale da tutta Italia.
Nel frattempo realizza due piccoli libretti per le edizioni PulcinoElefante di Alberto Casiraghi e continua la sua collaborazione con Tipoteca stampando menu per ristoranti, libretti di poesie, manifesti, giochi da tavolo e partecipazioni matrimoniali.
Nell’aprile 2015 comincia la propria autoproduzione con il nome neldubbiostampo – tipografia filopoetica di piccoli libretti (pagineotto) a tiratura limitata di 80 copie di brevi poesie, racconti e non solo che hanno come tema
il mondo delle lettere, dei caratteri e delle parole. Tutti i libretti sono composti, stampati e rilegati rigorosamente a mano. L’impaginazione del libretto è sul rapporto della sezione aurea, il formato chiuso è sempre lo stesso, ma la
modalità di apertura cambia in funzione del testo e delle scelte grafiche.
Ad ottobre 2015 è stato invitato a partecipare al Forum Bibliofili Affamati a Gubbio dove in una mostra collegata sono stati esposti i libretti pagineotto insieme ad altri manufatti di “artigiani del libro”.
Nel 2016, in collaborazione con Marco Scarpa, ha creato una serie di manifesti contenenti dei versi di poesie degli autori (Milo De Angelis, Giulio Casale, Alessandra Racca, ecc.) che venivano presentati alla rassegna di poesia
TRAversi di Treviso.
Nel luglio 2017 ha partecipato all’incontro internazionale Letterpress Workers 2017 svoltosi a Milano, dove assieme ad altri tipoimpressori provenienti da tutto il mondo ha lavorato nella produzione di materiale tipografico attorno al tema “Resist”.

Paolo lo trovate sui social: Instagram, Facebook, Vimeo
Per acquistare i suoi lavori: Tictail

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Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

“Twofold” può essere 8 poster oppure un quotidiano oppure un portofolio di font

Mark Caneso è un giovane grafico statunitense, dell’Oregon per la precisione, specializzato nel lettering calligrafico come potete vedere facendo un giro sul suo sito PPRWRK pieno di scritte disegnate in ogni stile, forma e colore.
Twofold” è un giornale vero e proprio, formato newspaper, carta leggera e gialla stampato in edizione limitata che è stato creato per essere una sorta di presentazione di una serie di lettering creati per l’occasione da Mark in occasione della sua partecipazione all’appuntamento annuale di AdobeMax che quest’anno si è svolto a Las Vegas, l’appuntamento annuale organizzato dal colosso Adobe per riunire una folta schiera di creativi in una tre giorni all’insegna di workshop, talk e molto altro.
Il progetto”Twofold” è stato realizzato dal sito PSTL che altro non è che lo shop online di Mark dove, oltre a poter acquistare i font da lui disegnati, potrete comprare”Twofold”, questo gran bel lavoro composto da 8 poster ripiegati, ma attenzione, le scorte stanno esaurendosi!

 

 

 

Un gran bel libro illustra il legame profondo fra la Budweiser e l’arte del barbecue

Il grafic designer brasiliano di São Paulo Henrique Folster ha recentemente postato un suo lavoro molto, ma molto interessante sul suo profilo Behance che mi ha colpito e di cui ho deciso subito di parlarvi.
Il lavoro, di cui non vengono fornite poi molte informazioni, se non i classici ringraziamenti a tutti i collaboratori, è un progetto di editorial design a cui hanno lavorato molti creativi fra cui fotografi, redattori, illustratori e chiaramente tipografi.
Uno degli aspetti che colpisce di questo prodotto editoriale è senz’altro la varietà degli stili di cui si compone, anche e soprattutto molto diversi fra loro, pur andando a formare un volume assai bello e tutto sommato coerente.
Stiamo parlando di “Budweiser & Barbecue”, ovvero un libro dedicato sia alla famosa birra americana che a quel tipico strumento ancora più americano, per cuocere la carne che da noi viene anche chiamata grigliata.
Come detto lo stile muta in ogni pagina, andando a toccare sia estetiche più moderne e minimaliste che ripescando design più anni ’90 che rimandano a certi lavori di David Carson.

Non penso che un lavoro di questo tipo sia da descrivere poi tanto nel dettaglio, ma semmai lascarlo guardare da chi riesce a innamorarsi di certa tipografia, di certa grafica, di certo utilizzo dello spazio sul foglio e di certo utilizzo dei colori.

“The Typographic Style Handbook”, una guida per gli aspiranti tipografi

The Typographic Style Handbook” è un piccolo manuale per  designer, grafici e appassionati di tipografia realizzato in un simpatico e pratico formato agenda.
Molto utile per chiunque lavora con i libri di testo, le riviste, i report aziendali, siti web o qualsiasi altro materiale e intende approfondire come si realizza una composizione tipografica pulita e coerente.
Il manuale è suddiviso in tre sezioni:
– Una prima parte generale dove vengono illustrate le regole di base per l’impostazione e la disposizione del testo del testo.
– Una seconda in cui si illustrano i vari ed infiniti stili tipografici utilizzati nell’industria editoriale per la creazione di libri e riviste.
– una terza ed ultima in cui vengono approfonditi alcuni stili tipografici con particolare attenzione al mondo della reportistica aziendale.

Ogni stile o  regola tipografica viene presentata mediante la presentazione di numerosi esempi e diagrammi che rendo la fruizione più agevole anche per i non addetti ai lavori.
Interessante è anche la parte dedicata alle sperimentazioni tipografiche, agli stili cosiddetti alternativi che hanno il merito di dimostrare che anche nella tipografia, come del resto in tutte le arti, non si finisce mai di inventare, immaginare, scoprire.
Al termine del libretto viene riportato un glossario ed alcune appendici per aiutare il lettore nella comprensione di alcuni passaggi eventualmente ostici.
Insomma “The Typographic Style Handbook” è un manuale pubblicato da MacLehose Press ottimo per tutti i livelli di lettore. 

Una serie di poster con infografiche per gli amanti della tipografia artigianale

Oggi, come spesso mi accade, mi sono imbattuto per sbaglio in un personaggio molto interessante. Un pò come quando cammini per strada e, forse pensando ad altro, vai addosso ad un’altra persona solo che qui, a differenza di quanto succede per strada e annusando che si trattava di un tipo particolare, ho voluto approfondire.

Parlo di Sung-Hwan Jang, laureato in Visual Communication Project presso l’Università di Hongik, Corea del Sud. Da allora, ha lavorato in svariati ambiti ma sempre legati all’information design come la creazione di riviste e font per il Korean Reader’s Digest Magazine. i suo i lavori iniziano a circolare e ad essere conosciuti e lui si rimette in gioco andando a lavorare da Yonhap, una delle più importanti News Agency del mondo, dove si avvicina al mondo della Data Visualization e soprattutto dell’infografica.

In questo periodo matura l’idea di mettersi in proprio, di essere pronto a camminare da solo e a realizzare i suoi obiettivi personali. Forma un team di grafica e fonda Design Studio 203 che ha lo scopo di lavorare per le agenzia stampa coreane e internazionali fornendo loro il necessario supporto grafico.

Ora che abbiamo conosciuto un pò meglio la storia di Sung-Hwan Jang, vi presentiamo uno dei suoi progetti personali che sarà apprezzato dagli amanti della tipografia soprattutto per colori i quali amano un approccio artigianale a questa pratica.

Una serie di poster realizzati con chiaro intento divulgativo ed estetico che riguardano gli elementi principali della tipografia come i colori, il lettering, la rilegatura, la carta ed alcune tecniche di stampa come la tipografia, la risografia e la serigrafia.

Io lo adoro.

I colori
La rilegatura
La serigrafia
La carta
La risografia
Il Letterpress

La tipografia

“TYPE” un nuovo magazine sull’arte tipografica

I ragazzi di TYPE Magazine arrivano con una sorpresa in questo torrido Agosto 2017, una sorpresa assai gradita per tutti coloro i quali amano la stampa e il frizzante mondo che ad essa ruota attorno.

Dopo essersi fatti le ossa per un bel pò di tempo con il loro sito, hanno finalmente deciso di fare il salto e produrre una loro rivista cartacea, “TYPE“.

Si tratterà di una pubblicazione dedicata alle persone che amano i caratteri tipografici, la calligrafia, il lettering, insomma l’arte tipografica in tutte le sue innumerevoli forme.

L’uscita è prevista per Settembre e chiunque può velocemente ordinare la propria prima copia eccezionalmente in omaggio.

Leggendo un pò il post di lancio del progetto, si legge che nel magazine, che dovrebbe avere cadenza trimestrale, saranno raccontate storie con approfondimenti su quello che potrebbe essere il futuro della stampa così come analisi della storia tipografica e le tendenze attuali.

Negli ultimi anni c’è stata un piccolo risveglio dell’attenzione verso l’arte tipografica ed è interessante cercare di capire il perché di questo fenomeno. Chi è questa nuova generazione di giovani tipografi? Quale è il mercato a cui si rivolge? La rivista TYPE vuole rispondere a queste domande e molto altro ancora.

Le anticipazioni sul primo numero parlano di articoli su quattro grandi scuole di design tipografico a cura di Stephen Coles. I volti di Microsoft – La storia delle persone che hanno lavorato per la scelta delle font del più grande sistema operativo del mondo di John Berry. La storia di Yatra, un approfondimento sui caratteri tipografici delle stazioni ferroviarie indianedi Catherine Leigh Schmidt, i poster dei Parchi Nazionali di Joshua Farmer e altri articoli di Jason Tselentis.

A rendere il magazine ancora più bello ci saranno le illustrazioni di Jeffrey Smith e le fotografie di Brian Smale.

“The Visual History of Type” un perfetto manuale sulla storia dei caratteri a stampa

Paul McNeil è un designer tipografico con un’esperienza spaventosa ed eccezionale nella comunicazione soprattutto nel brand management. Attualmente insegna Contemporary Typographic Media presso il London College of Communication. Insomma stiamo parlando di un mostro sacro della tipografia e ne parliamo perché a settembre uscirà per la storica casa editrice Laurence King, il suo corposo volume dal titolo “The Visual History of Type”.

Il libro di Paul McNeil, che da anni oramai lavora come MuirMcNeil, è un lavoro di tale grandezza (copertina rigida, 350 illustrazioni, 672 pagine etc.) che, chi deciderà di acquistarlo, potrà davvero essere definito un maniaco della tipografia anche alla luce del fatto che occorrono 85$ per accaparrarselo.

Il volume è frutto del lavoro di un’intera vita, oltre tre decenni di consulenze di progettazione grafica e insegnamento all’università e dimostra come per McNeil la tipografia sia uno dei pilastri della comunicazione, piuttosto che semplicemente una parte di essa.

L’obiettivo di “The Visual History of Type” è di fornire un’indagine visiva definitiva dei principali caratteri prodotti dall’avvento della stampa nel 1450 fino ai giorni nostri, con particolare attenzione alla rappresentazione fedele dei caratteri più importanti presentati nei loro esemplari originali.