La prima rivista autoprodotta dalla comunità nera: The Colored American Magazine

Al numero 5 di Park Square, in pieno centro della Boston, oggi non c’è assolutamente nulla che ricordi ciò che invece, più di un secolo fa, qui pulsava di attività e idee ovvero l’edificio che ospitava la prima rivista mensile dedicata esclusivamente alla comunità nera di tutti gli Stati Uniti ovvero The Colored American Magazine.

Il 5 di Park Square, sede The Colored Magazine

The Coloured American Magazine è stata infatti la prima pubblicazione mensile americana a tentare di produrre una rivista ad uso e consumo della specifica minoranza afroamericana.
La rivista, attiva dal maggio 1900 al novembre 1909 è originariamente pubblicata a Boston dalla Coloured Co-Operative Publishing Company e, dal 1904 in poi, dalla Moore Publishing and Printing Company di New York.
Figura centrale di tutta l’esperienza The Colored American Magazine è senza alcun dubbio Pauline Hopkins, scrittrice e per un breve periodo anche azionista della società The Coloured Co-Operative Publishing Company composta anche da Walter Wallace, Jesse W. Watkins, Harper S. Fortune e Walter Alexander Johnson, nonché editrice dal 1902 al 1904.

Pauline Hopkins

La Hopkins era una storica, giornalista e drammaturga che, nei suoi scritti, riesce nell’intento di evidenziare la serie interminabile di ingiustizie sociali e politiche subite dalle persone di colore, descrivendo per la prima volta sulle pagine di una rivista le scene di stupro e linciaggio tipiche degli stati del sud.
Hopkins entra quindi a far parte di un ristretto numero di donne nere che attraverso la letteratura lavorano coraggiosamente per sovvertire le violente dinamiche di potere vigenti nei confronti di ogni minoranza etnica come, per esempio, Ida B. Wells che più o meno nello stesso periodo, documentò i linciaggi e le violenze contro i neri che si ribellavano ai soprusi dei bianchi, attraverso l’altro giornale del tempo, il Memphis Free Speech and Headlight e che portarono all’incendio della sua abitazione e del suo ufficio di Wells a Memphis.

Ida B. Wells

La direzione della Hopkins porta a una ampia diffusione di The Colored American Magazine ma la sua radicali che pone in netto conflitto i bianchi e i neri non è ben vista dagli altri componenti della redazione.
Queste frizioni trovano il proprio apice nel 1904 quando la Hopkins decise di acquistare da Booker T. Washington la rivista sostituendo lo stesso Hopkins con Fred Randolph Moore come editore. Questo passaggio è il culmine dello scontro tutto interno alla redazione fra le posizioni radicali e civiche della Hopkins e quelle più diplomatiche e opportuniste dello stesso Fred Randolph Moore e del finanziatore bianco John C. Freund.

Giugno 1900 (Vol. 1, No. 2)

Sono proprio questi ultimi due – come testimoniano le lettere ritrovate nell’archivio personale della Hopkins nel 1996 – che le impediscono di continuare il suo lavoro al Coloured American Magazine. Sono infatti Washington, Moore e Freund ha tentare di mantenere attivi i collegamenti con i bianchi del territorio, esortando i neri ad accettare la segregazione sociale.
“I più saggi della mia razza capiscono che l’agitazione delle questioni di uguaglianza sociale è la follia estremista”, disse nel suo discorso tenuto nel 1895 ai componenti della redazione che voleva spingere contro la linea editoriale della Hopkins.

Giugno 1900 (Vol. 1, No. 2)

Quest’ultima, non curante, continuò nella sua opera di divulgazione e denuncia del razzismo e del sessismo a cui quotidianamente assisteva e proprio qua stava l’inconciliabilità fra le due fazioni.
Se per la Hopkins certe manifestazioni erano inconcepibili, violente e da condannare, per Washington, Moore e Freund l’obiettivo era mantenere calma la popolazione bianca locale, minimizzare lo scontro e tenere fuori dalle pagine della rivista tutto ciò che avrebbe potuto essere interpretato come antagonismo nei confronti de i bianchi.

Ottobre 1901 (Vol. 3, No. 6)

Hopkins ha ovviamente sempre rifiutato di modificare la sua linea editoriale e quando è stato chiaro che questi tentativi di intromissione non avrebbero portato a niente, Freund ha minacciato di ritirare il suo sostegno economico se la rivista non avesse smesso di pubblicare ciò che lui e Washington consideravano materiale incendiario come, per esempio, gli approfondimenti sui linciaggi e le intimidazione dei bianchi.
Tutto il precario equilibrio redazionale precipitò nella primavera del 1904, quando Fred Moore, con il sostegno finanziario di Washington, acquistò il Coloured American Magazine trasferendo la sede a New York e di conseguenza, costringendo la Hopkins a lasciare il giornale.

Marzo 1902 (Vol. 4, No. 4)

Dopo essere stata costretta a lasciare The Coloured American, la Hopkins collabora con la rivista Voice of the Negro, nel frattempo nata a Atlanta, e successivamente con il New Era Magazine nel 1916.
Morta in relativa oscurità nel 1930 per le ferite  riportate dopo un misterioso incendio scoppiato nella sua casa, la figura di Pauline Hopkins a partire dal 1996 torna a far parlare di se con l’analisi delle sue lettere personali scritte a proposito dei dissidi redazionali.

Marzo 1903 (Vol. 6, No. 5)

Oggi le copie sbiadite e consumate di The Coloured American restituiscono uno sguardo sul lavoro di una donna indifferente a quello che oggi definiamo politically correct. Una figura, come sottolinea Rhone Fraser nel suo libro Pauline Hopkins and Advocacy Journalism, che ha avuto l’incredibile merito di promuovere un “giornalismo eticamente solido e fieramente contrario ad ogni cedimento alle dinamiche di potere e agli interessi dei potenti”.

Niente di tutto questo si trova oggi al numero 5 di Park Square a Boston, niente della storia breve ma densa di significato e impegno di Pauline Hopkins e del suo The Coloured American, un esempio di impegno e coerenza che traccia un solco profondo che giunge diretto fino a noi e alle contemporanee battaglie che ancora vedono protagonisti i movimenti per i diritti civili della comunità nera americana.