Un bel libro sulla skate art arriva diretto dall’Argentina

Indubbiamente skate e arte underground sono grandi, grandi amici e proprio su questo assunto Falu Carolei ha basato il proprio libro dal titolo Diferentes Maneras.
Falu è uno skater e artista autodidatta che vive e lavora a Buenos Aires, riconosciuto principalmente per i suoi lavori a china o comunque ad inchiostro nero.
Vinili di punk rock, vecchi fumetti horror, skate culture e tattoo sono il background culturale che si ritrova nel suo lavoro. Il fascino di cercare la classica estetica underground, reinterpretandola in chiave pop, fa parte della sua ricerca e del suo stile.
L’estetica di Falu si inserisce perfettamente nella storia della skate art che dalla fine degli anni Ottanta fino alla prima metà degli anni Novanta si è allontanata sempre più dalla grafica fondamentalmente Hard Rock della Powell Peralta – azienda che allora dominava la scena – fatta di teschi, ossa, serpenti e fiamme, e si muoveva verso un’estetica più pop e sarcastica con aziende quali World Industries.

Power Peralta Logo
World Industries Logo

Diferentes Maneras è un gran bel libro che risente molto dell’influenza di un altro bel volume sulla skate art, quello del grande skateboarderRodney Mullen dal titolo The Mutt: How To Skateboard And Not Kill Yourself che ha un pò tirato le somme sia sull’evoluzione dello skate sia sullo sviluppo dell’estetica ad esso legata.
Diferentes Maneras contiene 100 pagine piene zeppe di illustrazioni, grafiche e murales che ne fa obbligatoriamente un libro di riferimento essenziale per tutti coloro che sono interessati alla cultura skate.

Captain Goodvibes: il maiale surfista che fece impazzire l’Australia

Durante la prima metà degli anni Settanta, un pò in tutto il mondo si propaga il virus ribelle della produzione di riviste, fogli, poster e altro materiale underground facendo di un fenomeno fino ad allora di nicchia, una vera e propria scossa tellurica all’interno delle società più o meno di tutto il pianeta.
Nel mare magnum di questi prodotti editoriali, con il tempo, si iniziano ad intravedere alcune principali linee e specificità, da una parte si accentua il filone attivista con partiti ed organizzazioni sempre più strutturate e, dall’altra, quello creativo e underground con la creazione di una cultura alternativa che investe tutti gli ambiti esistenziali e sprigiona lampi di creatività ed innovazione la cui onda lunga è facile da vedere ancora oggi.
Proprio dall’ala creativa emerge la produzione del fumetto underground che mostra le sue prime avvisaglie negli Stati Uniti e, più precisamente, dall’irruzione prepotente di realtà quali Mad Magazine e Zap Comix di Robert Crumb.
Da qui ha inizio la festa…

Mad Magazine
n.1
1952

Una di queste realtà, del tutto sconosciuta in Italia, è la rivista dal titolo Capitain Goodvibes, fumetto australiano pubblicato  dal 1973 al 1981.
Inizialmente lo si trova all’interno della rivista Tracks, magazine fondato nell’ottobre del 1970 da Alby Falzon, John Witzig e David Elfick, in formato tabloid incentrato sui temi classici della controcultura.
Stampato su carta da giornale e prodotto sulle spiagge settentrionali di Sydney, con gli anni è diventato il massimo punto di riferimento della comunità di surfer australiana e ancora oggi esce regolarmente.

Issue 1 Oct 1970

Il titolo Captain Goodvibes originariamente si riferiva  un maiale irriverente, scortese, perennemente lapidato, creato da Tony Edwards. Questo libro, creato dall’ex editor di Tracks Sean Doherty, è una raccolta della corsa di Tracks, così come i numeri speciali che sono stati pubblicati sporadicamente durante questo periodo. Il libro è anche un libro di memorie di Tony, della sua vita prima, durante e dopo il Capitano, e non è troppo difficile immaginare che l’ironia irriverente del Capitano sia eguagliata da quella di Tony. Per quanto riguarda il design del libro, mentre era piuttosto complicato far funzionare il piccolo libro (libro di memorie) all’interno del grande libro (fumetto), questo sembrava davvero disegnarsi da solo.

Tony Edwards 1973

Capitain Goodvibes – noto anche come Pig of Steel – è la creazione del fumettista australiano Tony Edwards ed è un’icona della cultura surfistica australiana fin dagli anni ’70.
Nel 1992 Capitain Goodvibes è stato nominato dalla rivista australiana Surfing Life come uno dei “50 surf magazine australiani più influenti di sempre”.
Il personaggio e più in generale lo stile di Tony Edwards, è ispirato al fumettista underground americano Gilbert Shelton ed alla sua parodia acidissima di Superman che creò nei primi anni Sessanta con il titolo di Wonder Wart-Hog.

Wonder Wart-Hog:
the Hog of Steel
n.1 – 1967

Capitain Goodvibes è la storia di un maiale che subisce una mutazione genetica a causa di un’esplosione di una centrale nucleare e che si caratterizza per le sue epiche sbronze e per il suo amore per le droghe psichedeliche.
Origine e cronologia delle pubblicazioni
La popolarità di Capitain Goodvibes portò alla pubblicazione di numerosi albi autonomi di Goodvibes, incluso Whole Earth Pigalogue (1975), Captain Goodvibes Strange Tales (1975) e Captain Goodvibes Porkarama (1980).

Whole Earth Pigalogue
1975

La popolarità di Capitain Goodvibes portò alla pubblicazione di calendari, spot per grandi marche come la Levi’s, ad un cortometraggio – Hot to Trot del 1977, co-sceneggiato da Ian Watson e Tony Barrell – e un disco dal titolo Mutants of Modern Disco del 1978.
Capitain Goodvibes ha avuto anche un cameo cinematografico nel documentario Crystal Voyager diretto daDavid Elfick del 1973.

Captain Goodvibes veste Levis
1974
Captain Goodvibes Mutants Of Modern Disco 1978
Crystal Voyager
di David Elfick
1973

Nel 2011 il piccolo studio di design con sede a Melbourne Chase & Galley di Stuart Geddes e Tristan Main decide di regalarci una vera e propria perla progettando e realizzando una meravigliosa antologia di Captain Goodvibes dal titolo My Life As A Pork Chop: 1973-1981, pubblicata da Flying Pineapple Media.
Di seguito alcune immagini per massaggiarvi gli occhi..

“A Book about Hands” è un atto d’amore verso l’editoria indipendente

Iniziamo l’anno con un pezzo che proprio non vedevo l’ora di scrivere, come non vedevo l’ora di scartare la busta contenente un libro che non vedevo l’ora di sfogliare e di tenere fra le mani.
Già, le mani, perché di questo si tratta.
Di una diligente, dettagliata, multiforme e originale opera di ricerca effettuata nel solco che divide – oppure unisce, a voi la scelta – quella che è considerata arte con quelli che sono a tutti gli effetti i nostri terminali fisici preferiti, le nostre estremità più utilizzate, gli strumenti di lavoro forse, che più di ogni altri utilizziamo durante la nostra frenetica vita.
Spesso non ci soffermiamo abbastanza infatti a sottolineare l’importanza delle mani, e non intendo qua la cura ossessiva che in alcune civiltà vi è per le unghie, le linee della vita, il bianco del calcio mancante o il nervoso mordicchiare le unghie…. intendo qua l’infinito utilizzo senza soluzione di continuità che delle mani noi facciamo senza nemmeno accorgersene.
Ecco, i ragazzi di Platò, per la precisione Diego Garbini e Michela Brondi, da tutto questo ne hanno tirato fuori un prodotto editoriale dove ogni particolare è stato curato con attenzione e palese amore per il proprio lavoro.

“A book about Hands” è infatti un atto d’amore verso l’editoria indipendente.

Dico questo perché emerge sfogliando queste belle pagine in carta spessa, l’attenzione ad ogni aspetto editoriale, dalla copertina in tela al piccolo logo che quasi sembra vergognarsi di essere su una pubblicazione così importante.
La qualità di stampa è perfetta ed è un piacere l’andirivieni fra le pagine che ti trovi a fare solo per il piacere di vedere e rivedere immagini che sembrano moltiplicarsi, mutare ogni volta e arricchirsi di nuovi dettagli che non avevi notato prima.

E’ un percorso coerente ed allo stesso tempo straniante quello che “A book about Hands” offre al lettore, un percorso fatto di infinite svolte, di infiniti modi con cui guardare le mani, rappresentarle, distorcerle e farne appunto strumento di lavoro.
Non sto ad elencare gli ospiti del libro, importantissimi e diversissimi fra loro, come diversissimi sono gli stili, gli approcci, le tecniche ed i toni che questa spassosa carrellata propone, accompagnando il lettore in un sali e scendi di gustose impressioni che si integra alla perfezione con la cura dei materiali utilizzati e le scelte tipografiche adottate.
Con questo volume, frutto di una bella e appassionata campagna di crowdfunding di cui vi parlai tempo fa QUI, i ragazzi di Platò dimostrano – e di dimostrazioni di questo genere credo ve ne sia davvero bisogno – che il lavoro ben fatto è possibile – anzi è doveroso – da parte di tutti coloro i quali hanno idee e passione, competenza e voglia.
Evviva l’editoria indipendente dunque, che attraverso progetti coraggiosi e così ben riusciti come questo può davvero rendere le nostre vite più belle, colorate e felici.

Per ordinare la tua copia e costringere Diego e Michela ad una bella seconda edizione scrivi a infoplatoplato@gmail.com !

Un libro vi spiega tutti i passaggi per creare dei favolosi patterns

E quindi anche quest’anno siamo prossimi al Natale e come di consueto le segnalazioni che trovate sulle Edizioni del Frisco possono facilmente diventare dei regali, chiaramente per chi è in grado di apprezzarli !
Quello di oggi io lo gradirei perché innanzi tutto perché si tratta di un lavoro di Paul Jackson che oramai da anni ci abitua a libri fantastici su tutto ciò che riguarda il design applicato alla nostra tanto amata carta.

Secondariamente perché “How to Make Repeat Patterns” è veramente interessante ed in linea con gli standard qualitativi della casa editrice Laurence King.
Il libro spiega, con semplici passaggi ed una terminologia non matematica o sofisticata, come creare pattern partendo da una semplice linea.
Il libro mostra inoltre come realizzare pattern per utilizzli come carta da parati in cui gli elementi del modello si fondono l’uno nell’altro senza soluzione di continuità.
Usando le lettere come elementi di base, il libro dimostra come il concetto di pattern derivi da quattro semplici operazioni: la traslazione, la rotazione, la riflessione e lo scivolamento.
Si tratta di una risorsa completa per la creazione di pattern per designer professionisti ma anche per studenti di tutte le discipline, dal tessile alla moda, alla progettazione grafica e all’architettura.
Il libro è acquistabile QUI.

Fascinus, il libro che raccoglie la grafica di vecchie riviste fetish

Fascinus è il frutto della collaborazione tra due giovani artiste, la fotografa Anaïs Bigard-Bachmann e la regista Ombline Ley.
Tutto è iniziato in una cantina, dove la Ley ha fatto una scoperta assai interessante, una raccolta cioè di riviste fetish risalente agli anni ’70 dimenticate li dai legittimi proprietari per circa quindici anni.
Condividere queste pepite d’oro con l’amica Anaïs ha dato il via al progetto.
Il lavoro è stato sia molto lungo, sia molto difficile visto che la massa delle riviste era ingente.

Queste riviste feticiste combinano serie di fotoromanzi, fotografie e altre immagini e illustrazioni del periodo degli anni Settanta.
Insieme e con grande resistenza, nell’ottobre 2018 le due amiche hanno finalmente rilasciato “Fascinus”, questo bellissimo libro illustrato edito da Kopa presse.

Il volume è acquistabile QUI.

La storia si Ver Sacrum, la rivista che ha ispirato gran parte della grafica psichedelica

Ver Sacrum” ovvero La primavera (o la sorgente) sacra in latino, è stata la rivista ufficiale della cosiddetta Secessione di Vienna dal 1898 al 1903. I suoi progressi nella progettazione grafica, tipografia e visuale costituiscono il modello per gran parte della stampa underground che negli anni Sessanta esploderà in tutto il mondo.
Questo rapporto privilegiato fra la Secessione e la grafica underground è da sempre poco studiato ma, a ben guardare, sta alla base di gran parte della poster art californiana dei Sixties e, più in generale, della grafica underground definita psichedelica che, oltre ai poster, investirà nei decenni successivi ogni tipo di prodotto a stampa come flyer e soprattutto riviste.

Il primo numero di “Ver Sacrum” fu pubblicato nel gennaio del 1898 e il suo arrivo venne annunciato nei principali quotidiani austriaci come un vero e proprio evento.
Per i primi due anni la rivista è stata pubblicata come mensile con ogni numero dedicato al lavoro di un artista in particolare chiamato a progettare la copertina. Nel 1898, il numero di luglio fu dedicato al designer liberty Alphonse Mucha, mentre il numero di dicembre fu illustrato dal pittore simbolista olandese Fernand Khnopff.

Per la copertina del primo numero, Alfred Roller ha fornito un’illustrazione di un albero in fiore con le radici che escono dal suo vaso contenitore. La metafora era appropriata: i Secessionisti si erano liberati dai confini del Kunstlerhaus – il circolo più conservatore degli artisti di Vienna – portando il loro messaggio modernista e utopico al grande pubblico.
Nel primo numero si legge: “Il nostro obiettivo è quello di risvegliare, incoraggiare e propagare la percezione artistica del nostro tempo… non conosciamo alcuna differenza tra” grande arte “e” arte intima “, tra arte per i ricchi e arte per i poveri. Ci siamo dedicati con tutto il nostro potere e le nostre speranze future, con tutto ciò che siamo alla Sacra Primavera “.

Il nome scelto per la rivista: Ver Sacrum – Sorgente sacra – è un riferimento classico alla secessione dei giovani dagli anziani per fondare una nuova società. Questa idea di gioventù come simbolo di ribellione e innovazione era il cuore stesso del movimento Jugendstil e rimanda con estrema forza e chiarezza al movimento della controcultura degli anni Sessanta che, proprio sui giovani, poggiava tutta la sua potenza rivoluzionaria.
L’uscita del primo numero non ebbe un’accoglienza entusiastica come ci si poteva aspettare perché pre-matura: erano trascorsi solo pochi mesi dall’apertura della Casa della Secessione di Joseph Olbrich e solo tre dalla loro prima esposizione pubblica. Tuttavia, questa prova generale servì per molte delle idee che sarebbero state sviluppate nelle loro mostre successive.
Ver Sacrum” fungeva da mostra essa stessa, usando le pagine bianche come muri in un museo.
Il principale progettista della rivista, Koloman Moser, ha affrontato il layout con grande creatività, modificandolo costantemente l’interno creando una bellissima armonia di testo e illustrazione. Quando la Secession House di Olbrich cominciò a contenere mostre, questo stesso approccio modulare alla disposizione delle immagini fu adottato da Olbrich attraverso l’uso unico di pareti mobili all’interno della struttura.
Sia nella sua armonia di testo e immagine che nella sua inclusione di molteplici forme d’arte, “Ver Sacrum” è una manifestazione delle idee del compositore Richard Wagner circa il suo concetto di opera d’arte totale.
La rivista in effetti è all’altezza di questo obiettivo, oltre alle belle arti e alle arti grafiche compaiono infatti altre e diverse forme artistiche quali la musica, la poesia ed il teatro. Le poesie di Rainer Maria Rilke sono apparse nei numeri del 1898 e del 1899, giustapposte ai meravigliosi bordi decorativi di Koloman Moser, mentre il numero del dicembre 1901 era interamente dedicato alla musica, con 11 lieder riccamente illustrati.
Un altro degli aspetti rivoluzionari della rivista è senz’altro il formato quadrato, un altro passaggio radicale nella progettazione di periodici.
Il quadrato, e ancor più l’utilizzo della griglia, aveva trovato la sua ispirazione dal movimento art nouveau scozzese, in particolare nel lavoro di Charles Mackintosh che divenne presto membro della Secessione.
Questo formato offriva nuove possibilità nel layout al designer per l’utilizzo di più colonne di testo, bordi decorativi e spazi al negativo e diviene subito il formato ideale del movimento poiché la maggior parte delle loro illustrazioni sono state eseguite in questo formato.
Anni dopo anche il periodico olandese “Art Deco Wendingen” adottò il formato quadrato spingendo ulteriormente avanti i limiti del design tipografico e del layout.
Ver Sacrum” cessa le sue uscite nel dicembre del 1903, probabilmente a causa della mancanza di fondi. Aveva già visto un graduale declino della sua spinta verso la ricerca stilistica dal 1900 quando la produzione aumentò a 24 numeri annuali ed il formato si fece molto più piccolo e più sottile di quelli prodotti nei primi due anni.
Le copertine uniche e sempre diverse dal 1898 al 1999 furono invece sostituite da una testata ripetitiva e il testo sostituì gran parte dei bordi e dei motivi grafici che fecero di “Ver Sacrum” un fenomeno di irripetibile e rivoluzionario.

Geoff McFetridge e l’arte di indagare l’esperienza umana con una sola riga

Il mio amore per il lavoro di Geoff McFetridge, artista e autore multidisciplinare di Los Angeles, risale oramai agli albori delle Edizioni del Frisco.. è un pò come quelle canzoni che senti di aver sempre amato senza nemmeno ricordarti il perché o il quando le hai conosciute.
Proprio per questo attaccamento cerco di non lasciar mai passare senza segnalarla più o meno qualsiasi pubblicazione dei suoi lavori come nel caso di questo “Coming Back Is Half The Trip” da poco pubblicato dalla Nieves Books.

Se vogliamo trovare un comune denominatore nel lavoro di Geoff McFetridge possiamo sostenere che riguarda la condizione umana vista sempre da un punto di vista curioso, pragmatico, poetico e personale.
I suoi dipinti e disegni ruotano attorno a temi come l’inizio e la fine, la relazione e la comprensione, la percezione, il trascendentale e l’inconscio, ma nel lavoro di McFetridge questi temi umani di per se relativamente comuni sono indagati con una leggerezza tutta personale e delicata.
Coming Back Is Half The Trip” consiste negli studi effettuati da McFetridge per dipinti e sculture presentati in occasione della sua quarta mostra personale presso V1 Gallery / Eighteen a Copenhagen.
Il libro offre dunque uno spaccato su alcuni nuovi approcci sul significato dell’esistenza umana, portandoci con lui in un viaggio che possiamo percepire o intuire, ma che a fatica riusciamo a spiegare completamente.

In un libro la raccolta delle grafiche a tema politico e sociale prodotte in California

Secondo quasi tutti i cliché, gli Stati Uniti, e ancor di più la California, sono il posto dove tutti possono sperare di avere un’opportunità… forse è perché tutti sanno che in California non c’è certezza alcuna fra terremoti, incendi e moti di ribellione che continuamente causano sconvolgimenti e cambiamenti.
È per questo forse che tutti la conoscono come leggendario terreno fertile di creatività, libertà e coscienza sociale. Dove lo status quo subisce un costante ed a volte violento rinnovamento.


Il libro di oggi, dal titolo “Earthquakes, Mudslides, Fires and Riots: California & Graphic Design 1936-1986” è stato, oramai nel 2015, uno dei primi a catturare l’enorme e disomogeneo corpus creativo relativo al design grafico prodotto e realizzato a supporto di campagne di opinione, eventi atmosferici e altri sommovimenti culturali e non avvenuti in California dal 1936 al 1986.
Progettato dalla graphic designer Louise Sandhaus dello Studio LSD, questo coraggioso incontro di progettazione grafica in ambito sociale e del territorio, stupirà i lettori per la vastità del materiale raccolto e per la varietà degli stili, delle influenze e degli obiettivi verso cui, anche con la grafica ed il design, si può indirizzare la società.

Il libro, un cult per gli amanti della grafica del Novecento, è acquistabile QUI.

Swifty Funky Typo Grafix, il libro definitivo sull’arte grafica di Swifty

Ian ‘Swifty’ Swift è un grafico e designer attivo fin dagli anni Novanta con particolare interesse per la stampa serigrafica e l’incisione.
Adesso ha progettato e realizzato un nuovo libro che ripercorre la storia del suo lavoro.
Il libro di 374 pagine rivela aspetti del processo di progettazione e realizzazione di Swift, mostrando l’evoluzione dei diversi tipi di lettering e loghi che ha creato, i layout e i modelli per le varie opere d’arte degli album e per i progetti editoriali di vari magazine.
Oltre alla grafica, il volume presenta anche interviste con collaboratori e personaggi del mondo del graphic design come Neville Brody, con le parole e le interviste del giornalista Paul Bradshaw.

Un magazine bilingue che affronta un argomento con due redazioni, una in Italia ed una in Cina

Genda è una rivista tutta ideata in Italia da Amedeo Martegani e Silvia Ponzoni, che intende incrociare la cultura occidentale e orientale attraverso due redazioni separate – una in Italia e una in Cina – che individuano prima un tema comune che viene poi elaborato attraverso il lavoro distinto.
Il numero zero di Genda è dedicato al concetto di paesaggio visto però dal punto di vista dell’abbandono. Mondi e culture apparentemente diversi e lontani si osservano, si copiano e si modificano l’un l’altro.

Il titolo Genda nasce da un malinteso: è infatti la manipolazione letterale occidentale della parola popolare cinese Zhenda che significa “Davvero?”.
E’ anche il nome del fiore preferito dei riti e delle celebrazioni indù.
La sua struttura simmetrica separa le due sfere che vengono poi ricomposte e ridistribuite attraverso le pagine di questa rivista.
Gli scontri e le confluenze derivano dall’apparente lontananza dei mondi e dal suo volere essere ostinatamente indipendente e interdisciplinare.
Ad oggi sono usciti 3 numeri, in italiano e cinese che hanno mantenuto la ricercatezza stilistica e grafica del primo numero rendendo questo magazine una piacevole novità per l’Italia e non solo.

Un libro dove il cinema viene illustrato attraverso la grafica minimale

Il libro di oggi è un prodotto tutto italiano anche se con un respiro internazionale. Si tratta di Minimal Filmun libro che parla di un cinema raccontato attraverso la magia visiva del graphic design o, viceversa, un libro di graphic design che racconta la magia del cinema.

Il volume nasce dalla mente del team di grafici di H57, una sigla nata nel lontano 2003 da un articolo di giornale in cui si racconta di una base segreta russa situata in una piccola isola al centro del lago d’Aral.
Leggendo direttamente dalla loro presentazione: “nessuno sapeva esattamente cosa succedesse su quell’isola, dove i pochi civili vivevano a stretto contatto coi militari, né tantomeno all’interno della base. Una vera e propria comunità avulsa dal resto del mondo. Gli elicotteri militari, unico punto di contatto tra base e terraferma, trasportavano i rifornimenti e provvedevano ogni 6 mesi al ricambio del personale. Alla fine della guerra fredda, con la caduta del muro di Berlino, gli ispettori Onu riuscirono finalmente a metter piede sull’isola e ciò che scoprirono fu agghiacciante: negli hangar numerati della base semi-abbandonata era stipato di tutto: scorie radioattive, armi batteriologiche, oltre al risultato dei più disparati esperimenti genetici condotti in loco. Trovarono anche parte della popolazione con gravi deformazioni dovute alla contaminazione proveniente dalle sostanze conservate alla base. Ma fu nell’Hangar n°57 che venne rinvenuto il virus più letale di sempre: così potente da poter spazzare via l’intera razza umana nel giro di poche settimane. Da quel racconto apocalittico scaturì l’idea di una linea di T-Shirt provocatorie, ciniche, irriverenti e rigorosamente politically uncorrect chiamata H-57.
Negli anni, nome e logo rimangono invariati, assurgendo a ruolo di mascotte e vero e proprio talismano anche per la successiva attività di comunicazione”.
L’intento di Minimal Film, pubblicato da Skira, consiste nel rappresentare l’emozione del cinema attraverso la sintesi estrema e la semplicità delle forme.
Un linguaggio immediato in grado di raccontare qualsiasi cosa attraverso i pittogrammi.

E poi c’è il colore o, meglio, gli abbinamenti di colore che, oltre a rendere ogni illustrazione visivamente impattante ed efficace, sottolineano la tensione narrativa generale del film.
Nelle pagine di Minimal Film troverete gran parte dei film che hanno fatto la storia: dall’immortale saga di Star Wars al cinema “d’autore”, passando per le serie tv, assurte oramai a protagoniste assolute delle produzioni hollywoodiane, come Game of Thrones e Breaking Bad.

Un archivio unico che racconta lo sviluppo del design di prodotto

Il Sainsburys packaging archive documenta la storia del design e della grafica dell’azienda Sainsbury dalla sua fondazione a Drury Lane nel 1869 cercando di fornire la testimonianza della trasformazione avvenuta nella vendita al dettaglio dalla metà del 1800  e soprattutto l’impatto di questi cambiamenti sull’estetica della società.

Il nucleo dell’archivio è stato costituito al momento del centenario della società nel 1969 ed è costantemente cresciuto fino ad oggi con oltre 700 metri lineari di scaffalature, inclusi documenti, oggetti, fotografie e materiale audiovisivo.
La collezione comprende un gran numero di fotografie e manufatti, ma è particolarmente ricco di materiale utilizzato per imballaggio di prodotti, di pubblicità e di negozi al dettaglio.

Nel 2003 l’Archivio Sainsbury è stato creato come un ente di beneficenza indipendente e nel 2005 si è trasferito al Museo dei Docklands di Londra a Canary Wharf.
L’obiettivo di The Sainsbury Archive è quello di promuovere l’educazione a beneficio del pubblico raccogliendo, conservando e visualizzando oggetti e documenti relativi alla storia di Sainsbury e della famiglia di John James Sainsbury.

Tutto però nasce nel 1962, quando Peter Dixon entrò a far parte del Sainsbury’s Design Studio ed iniziò una straordinaria rivoluzione nel design del packaging.
Il supermercato stava sviluppando la sua gamma distintiva di prodotti a marchio proprio, ed i progetti di Dixon per la linea erano rivoluzionari: semplici, spogli, creativi e completamente diversi da quanto era successo prima.
La loro straordinaria modernità ha spinto molto avanti i confini estetici, riflettendo un periodo pieno di ottimismo, aiutando a far diventare Sainsbury un vero e proprio punto di riferimento del brand e logo design, possiamo dire tranquillamente il primo vero supermercato dell’epoca.
Adesso tutto questo è racchiuso in un bel libro che esamina e celebra questo cambio di paradigma che ha ridefinito il design del packaging e ha portato alla creazione di alcuni degli imballaggi più originali mai visti.

Prodotto in collaborazione con la famiglia Sainsbury e The Sainsbury Archive, il libro rivela un lavoro di archivio e catalogazione sorprendente ed esaustivo.
Con un saggio di Emily King con interviste a Peter Dixon e Lord Sainsbury di Preston Candover.

In un libro unico tutta la street art del grande OZMO degli ultimi 20 anni

Leggendo la biografia di OZMO, Gionata Gesi, riporta la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze e dai primi anni Novanta, dopo un esordio nel mondo del fumetto, una netta virata sulla pittura e sul writing.

Dopo il trasferimento nel 2001 a Milano, inizia l’attività che porterà Ozmo a diventare uno dei capisaldi della Street Art italiana.
In occasione della mostra Assab One curata da Roberto Pinto nel 2004, Ozmo diventa uno dei primi artisti in Italia a documentare regolarmente con immagini, fotografie e parole la propria Street Art con il libro Milano, una guida alternativapubblicato in occasione della prima personale dell’artista nella galleria Astuni di Pietrasanta, Lucca.
Ozmo 1998-2018 è il racconto dell’evoluzione di un artista, di una generazione di artisti e la storia di una avanguardia come quella dei Graffiti e della Street Art.
Questo volume, curato dello studio nationhood.it, rappresenta uno strumento unico ed elegante per conoscere questo artista.
Come recita la descrizione del libro, il volume è composto di una copertina bianca cartonata di dimensioni 24×32 cm. Un libro da collezione e consultazione, dal forte impatto estetico.
Le dimensioni esagerate dei murales di Ozmo si riversa gradevolmente nelle doppie pagine cercando di ricreare quella sensazione di spaesamento tipica di quando ci troviamo di fronte ad una delle sue opere.

Penna Bic e pennarelli per un paesaggio magnifico che celebra l’autostrada che porta a Chicago

Wesley Lawrence Willis è stato un cantautore e visual artist americano a cui nel 1989 è stato diagnosticata una forma di schizofrenia.
All’età di 28 anni, Willis cominciò infatti a sentire delle voci che lui chiamò allora i suoi “demoni”.
Secondo lui disegnare, esibirsi, registrare aiuta a calmare le voci nella sua testa.
Per due decenni, fino alla sua morte avvenuta nel 2003, Willis ha reso l’autostrada Dan Ryan Expressway di Chicago il suo oggetto preferito con cui esprimere le sue doti pittoriche.
Si tratta, il suo, di un mondo geometrico reso con fantasia e originalità con la penna a sfera e poche linee di pennarello.

Conosciuto principalmente per la sua musica da un pubblico indie e low-fi amante dei suoni ricercati e strambi quali erano quelli della sua Technics KN 2000 e dei testi surreali e assurdi che esploravano i temi della vita quotidiana come la vita del fast food, le linee degli autobus, le tendenze culturali o gli scontri violenti con i supereroi.
Tutti questi argomenti sono anche i soggetti dei suoi disegni nato fin dai suoi studi di disegno all’Illinois Institute of Technology.
La sua è una serie di piccoli disegni senza titolo che descrivono un universo composto da grandi impianti di perforazione petrolifera, di rimorchi per trattori e di materiale rotabile.
I suoi schizzi, spesso a colori, esplorano quasi ossessivamente il tema dell’autostrada, soprattutto se congestionata, e non una qualsiasi, ma quella a lui familiare che collega il South Side di Chicago con il centro della città.
Wesley Willis è morto il 21 agosto 2003 all’età di 40 anni a Skokie, nell’Illinois.
I galleristi Delmes & Zander Cologne di Colonia hanno mostrato per la prima volta il lavoro di Wesley Willis in Germania nel 2013 ed allora hanno rappresentato l’artista in giro per il mondo.
Il libro è acquistabile QUI.

Psychedelic Sex, ovvero quando l’arte psichedelica incontra la sessualità

In una breve stagione d’oro compresa tra il 1967 e il 1972, la rivoluzione sessuale entra in contatto con l’esplorazione di droghe psichedeliche dando il via a quello che in alcuni casi viene definito psychedelic sex. Mentre i baby boomer iniziano a volersi divertire e ballano nudi per le strade, ascoltano musica nuova e sperimentale e disegnano e stampano, gli editori di riviste maschili tentano di ricreare visivamente le meraviglie dell’LSD nelle pagine di nuovi magazine incentrati sul tema sempre più affascinante dell’amore libero.

WHERE IT’S AT MAGAZINE, 1970

Way Out, Groovie, Where It’s At: ogni titolo di queste riviste faceva a gara per essere il più ammiccante per convincere il pubblico che avrebbe offerto il più autentico viaggio sessuale in pieno stile flower power.
Pagine eccessive, piene di grafica strabiliante e corpi esibiti senza censura o pudore.
Al suo apice, l’editoria legata al sesso psichedelico arriva a comprendere poster, tabloid, fumetti e riviste in tutti gli Stati Uniti, ma gli esempi più famosi sono senza ombra di dubbio le riviste patinate della California, paradiso per geni e creativi situato al centro sia della cultura hippie sia della nascente industria del porno americano.
Sono questi ricordi sexy ed inizialmente innocenti quelli su cui è realizzato il libro di oggi del titolo appunto di “Psycehdelic Sex“.


Presentato a sua volta in un formato anticonvenzionale, con un contenitore cartonato in pieno stile psichedelico, il libro porta con se 300 pagine di amore e grafica, eros e stampa fornendo sia uno spaccato storico di un processo appena all’inizi, sia un prodotto davvero interessante e ben confezionato dalla sempre presente Taschen Book.

Fra gli autori del libro, oltre al collezionista Eric Godtland, troviamo Dian Hanson, produttrice di una lunghissima serie di serie di riviste maschili dal 1976 al 2001, tra cui Juggs, Outlaw Biker e Leg Show, prima di diventare Sexy Book Editor proprio di TASCHEN.
Sempre fra gli autori compare Paul Krassner vera e propria leggenda vivente della controcultura americana e internazionale. Già attivo con i Marry Pranksters di Ken Kesey, fondatore del Youth International Party (Yippies) nel 1967 è stato colui che fra i primi, ha dato il via all’esplosione dell’editoria underground realizzando  The Realist, una rivista di critica sociale edita dal 1958 al 1974, che ha portando la rivista People a definirlo “il padre della stampa underground”.

Paul Krassner e Jerry Garcia dei Grateful Dead, 1967

Una vera chicca per gli appassionati del genere e per chi fa ricerca nel campo dell’editoria indipendente.

Meraviglia: le star NBA rivisitate secondo lo stile classico giapponese

Un accattivante lavoro di miscelazione culturale diverso da quello che siamo abituati a vedere in giro.
The Art of Basketball” è stato creato per gli appassionati di basket, ma anche della cultura giapponese.

Questa serie di opere d’arte fonde infatti armoniosamente immagini di pallacanestro contemporanee con l’arte e la cultura giapponese con risultati a mio avviso accattivanti.
Pensate a La grande onda di Hokusai al largo di Kanagawa, rivisitato con un’ondata di centinaia di palloni da basket. Una porta Torii diventa un canestro da basket, con uno sfondo di montagne e un vasto cielo innevato.

Un breve testo di accompagnamento descrive le connessioni tematiche tra le opere ed esplora i ruoli che cultura, comunità, celebrità e giochi svolgono nella nostra vita quotidiana.
L’elegante copertina in tela rigida con disegni impressi sul davanti e sul retro vi introduce a 96 pagine stampate con due tipi di carta.
Sono 45 opere singole con 32 schizzi accompagnatori. Ogni opera d’arte è stata completamente rivisitata, riscritta e ampliata, dando al lettore una breve ma affascinante visione delle rispettive opere.
Editore: Gingko Press.

La breve storia di quello che è considerato il primo poster psichedelico della storia

Quando la band dei Charlatans [e non parliamo della band inglese dei primi anni Novanta] si esibiva per la prima volta di fronte ad un pubblico, nel giugno del 1965, i Grateful Dead giocavano ancora nelle pizzerie con il nome Warlock, l’aeroplano di Jefferson non era ancora partito ed il Grande Fratello era lontano di un anno dal mettere il microfono nelle mani di una timida Janis Joplin.
Ecco, nel 1966 i Charlatans avevano invece un contratto discografico con la stessa etichetta che aveva pubblicato il grande successo del 1965 Do You Believe In Magic? dei Lovin ‘Spoonful.

Dan Hicks (a sinistra) e Mike Ferguson a San Francisco, 1966

Ma perché vi parlo di una band del genere? Che tipo di legame esiste fra quattro ragazzi della Bay Area e le nostre avventure grafiche ed editoriali?
Ecco, la risposta la trovate in un poster passato alla storia con il nome di The Seed, ovvero il seme.

The Charlatans – Mike Hunter & Mike Ferguson, 1965

Il poster in questione, alle dimensioni ridotte ad un classico formato A4, viene realizzato proprio da due membri della band, Mike Ferguson e George Hunter per gli spettacoli dei Charlatans del 1965 al Red Dog Saloon di Chet Helms.
Ci sono degli elementi che è giusto sottolineare nell’analisi di questo vero e proprio capostipite dell’intera storia dei cosiddetti gigposters.
“The Seed” è stato stampato in due versioni, uno con inchiostro blu con la data del 15 Giugno 1965 e la seconda (e finale) con inchiostro nero con la data del 21 Giugno.
Il poster è il primo a mostrare tutti i tipici elementi della grafica psichedelica pur senza esserlo, il primo a mostrare una gestione dello spazio totalmente anarchica e, pur non potendo contare sulla leva artistica del colore, ad essere totalmente diverso dai manifesti rock visti in giro fino ad allora.

Anonimo, 1957

The Seed è completamente disegnato a mano con ampio uso di lettering manuale e cornici floreali con tutti i simbolismi tipici della mondo della controcultura fra i quali il pianeta Saturno, la luna, una croce di ferro e, se non ci avete fatto caso, la svastica.
Il nome The Seed gli è stato dato dagli autori di Eureka, The
Great Poster Trip, il primo libro sui poster psichedelici, pubblicato nel 1968 perché non c’è dubbio che l’interesse per gli abiti vittoriani, la musica antica e lo stile e gli agghindamenti di un’era lontana si riflette bene in questo poster.
Ci sono anche aspetti curiosi come le lunghissime braccia che l’autore Mike Ferguson si disegna, il chaos dei molteplici stili tipografici che assumono forme irregolari e curve che dimostrano come, a differenza del passato, il testo e la parola possono avere la medesima caratura estetica della parte grafica.

Il dopo The Seed viene formalmente individuato nel poster del 1966 di Peter Bailey in cui, oltre al colore, inizia a farsi notare lo stravolgimento sensoriale del poster.
La solarizzazione e l’utilizzo di immagini iconiche come l’aereo ed il cavallo fanno un passo avanti rispetto al poster di Ferguson mentre il lettering viene utilizzato invece con meno creatività.
Ma la strada è tracciata, nessuno più avrà il coraggio di voltarsi indietro se non per rivisitare, sperimentare, inventare.

Peter Bailey, 1966

Da qui muoveranno i loro passi molti tutti i principali esponenti della rivoluzione grafica nata a San Francisco grazie ad artisti quali i cosiddetti Big Five: Wes Wilson, Alton Kelley, Stanley Mouse, Victor Moscoso, Rick Griffin.
Per loro, senza correre il rischio di esagerare, torneremo con degli articoli specifici nelle prossime settimane..  e se qualcuno è arrivato fino a qua, si faccia pure sentire a info@edizionidelfrisco.com..

L’arte esotica di Derek Yaniger in un libro oramai introvabile

Anche se è oramai fuori catalogo da mesi, oggi vi segnalo un libro che raccoglie le illustrazioni di Derek Yaniger, artista che ha una lunga storia artistica alle spalle con collaborazioni con brand del livello della Marvel Comics e della Cartoon Network.
Il suo genere chiaramente si riferisce allo stile Tiki, al mondo del lounge e dello space age per ottenere un mondo fantastico, retro e pieno di simbolismi.
Ottiene una grande carica di arte creativa per un intero mucchio di eventi esclusivi come il Las Vegas Rockabilly Weekend ed i Tales of the Cocktail !

E’ uscito l’Annual Report di RUFA 2017

RUFA, Rome University of Fine Arts, è un Centro didattico multidisciplinare e internazionale che offre percorsi formativi validi ed innovativi nel campo dell’Arte, del Design, della Comunicazione e della Media Art.
Nata nel 1998 per accogliere in un’unica Accademia i sogni dei giovani italiani e stranieri e quelli del suo fondatore, il Maestro Alfio Mongelli, RUFA organizza Corsi Accademici che rispondono al nuovo contesto artistico e culturale, fornendo una preparazione di alto livello e una prospettiva professionale forte e concreta.

La presentazione del Rufa Annual Report 2017 si è svolta nei nuovi spazi che l’Accademia ha riqualificato nel cuore del quartiere San Lorenzo.
Il volume non è soltanto un approfondimento dei migliori progetti cheRufa ha realizzato nello scorso anno solare, ma è soprattutto “uno splendido e moderno compendio”, connotato dal design che comunica in maniera trasversale l’approccio multidisciplinare che l’istituto di formazione insegue e persegue.
Come si legge nella presentazione del volume “ogni singola pagina è coinvolgente e allo stesso tempo infusa di un armonioso equilibrio tra emozioni e informazioni”. Una sintesi unica che esprime il “valore eccellente della sinergia tra designer, committente e produttore”.
Un libro che sottolinea una metodologia quanto mai evoluta, resa possibile dal coordinamento dell’Ufficio comunicazione Rufa, dall’ideazione di Intorno Design e dal prezioso supporto fornito dai partner del progetto: Arjowiggins, Tipografare, La legatoria.
Una pubblicazione dettagliata che raccoglie il meglio di un anno accademico, l’optimum della formazione: dalla presentazione dei corsi alle esperienze di tesi degli studenti, dai talk ai workshop e, chiaramente, al Rufa Contest.
Una lettura sempre coinvolgente, un brillante equilibrio grafico, una linea editoriale generata dalla creatività.
È RUFA. È l’Annual Report 2017.

Un libro racconta l’arte e la vita di un artista anticonvenzionale come David Medalla

Exploding Galaxies” è la prima pubblicazione sul lavoro multidisciplinare e sperimentale di David Medalla, artista e ballerino particolare e interessante che negli anni Sessanta, in piena Swingin London riuscì a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel mondo dell’arte allora squarciato da continue novità e sperimentazioni.
Di base principalmente a Londra dagli anni ’60, Medalla è noto per le sue sculture cosiddette cinetiche, installazioni e performance partecipative in cui il pubblico era un fattore nuovo di azione ed espressività.
Londra a metà degli anni ’60 era caratterizzata da un’esplosione di innovazione creativa ed esplorazione che andò di pari passo con un’ondata di ottimismo guidata dalla ripresa economica del dopoguerra, una liberazione dal passato e una svolta verso nuove idee di modernità.
In questo contesto Medalla fu uno dei fondatori di Signals Gallery, una galleria dedicata agli esperimenti di arte e scienza a Londra negli anni ’60.
Signals era una nuova galleria sperimentale che fungeva da luogo di incontro per artisti internazionali; una piattaforma per opere contemporanee ancora sconosciute al mondo dell’arte mainstream, e uno spazio vibrante per la sperimentazione e l’espressione che rappresentava un significativo allontanamento dalle gallerie più affermate.

La galleria d’arte Signals London 1967
La galleria d’arte Signals London 1967
La galleria d’arte Signals London 1967

Medalla alla fine degli anni ’60 ha anche fondato The Exploding Galaxy, un collettivo sperimentale che ha vissuto nella comune di Balls Pond Road, creando spettacoli non convenzionali che sfidavano i confini dell’arte e della danza di cui, per chi interessato, si può leggere nel bel libro di Jill Drower oramai di difficile reperibilità.

La comune di Balls Pond Road 1967

Medalla faceva parte di Artists for Democracy, un gruppo di artisti identificato con il più ampio movimento di liberazione negli anni ’70.
Quello che vi presento oggi è la prima monografia, scritta da Guy Brett, uno dei fondatori di Signals, che include un elenco parziale delle esibizioni di Medalla dalla fine degli anni ’60 alla metà degli anni ’90, così come i suoi appunti su “Parables of Friendship“.
Un libro strano, affascinante e incompleto vista la mole e la varietà della produzione di Medalla stesso.

Un libro raccoglie le infografiche necessarie per capire il concetto di frontiera

Per la recensione di oggi, prendo a prestito la presentazione direttamente dai ragazzi della casa editrice Add Editore che hanno realizzato davvero un bel libro di cui non vi resta che leggere di seguito..
Migranti, Brexit, conflitti ai confini della Russia e in Medio Oriente, tensioni in Asia, un muro tra il Messico e gli Stati Uniti: le frontiere non sono mai state così attuali.

Esistono 323 frontiere terrestri su circa 250.000 km. Aggiungendo le frontiere marittime, delimitate o meno, si arriva a un totale di circa 750 frontiere tra Stati. Alcune si attraversano facilmente, altre sono invalicabili, alcune sono visibili, altre invisibili (aeree, astronomiche). Ma esistono anche frontiere immaginarie o arbitrarie: politiche, economiche, culturali (lingua, religione, civiltà) che quasi mai coincidono con le frontiere internazionali.
Quali sono le frontiere esterne dell’Europa: quelle dello spazio Schengen, quelle dell’Unione Europea o quelle dell’Europa in quanto idea o concetto? Le tre non si sovrappongono. Si possono tracciare linee di separazione tra grandi aree culturali? Dove comincia l’Asia? Qual è la frontiera più militarizzata? Qual è il muro di difesa più lungo? E il reticolato più alto? Come si determinano le frontiere aeree? Ci sono ancora “zone bianche”, le terrae nullius che non appartengono a nessuno? Il cambiamento climatico può modificare certe frontiere esistenti? Le frontiere favoriscono la pace o sono foriere di guerre?

Questo Atlante dedicato alle frontiere ci aiuta a capire le sfide che si nascondono dietro queste linee che dividono o uniscono i popoli.
Con più di 40 cartine e infografiche originali, gli autori ci raccontano il mondo attraverso il prisma delle frontiere.
Il libro è in vendita QUI.

 

In un libro tutta l’arte di creare camicie su misura

Oggi faccio un’escursione nel mondo del fashion, non proprio abituale per me, ma credo ne valga la pena per un progetto che mi è sembrato interessante, non fosse altro perché al centro ha sempre una strana creazione cartacea.
tutto nasce da Xacus, a San Vito di Leguzzano, alle porte di Vicenza, nel 1956 dove Alberto Xoccato, visionario e creativo artigiano
 esponente di una fra le più antiche famiglie del Veneto, fonda Xacus e mette in atto un progetto basato sulle sapienti mani di dieci esperte sarte della zona.
A distanza di quasi 70 anni, a dimostrazione della spinta verso l’originalità ancora oggi vivissima, fra tessuti e proposte, Xacus presenta un progetto editoriale innovativo per il settore.
L’azienda, infatti, ha pubblicato The Shirt Anatomy, un libro che descrive in profondità il mondo della camicia in tutti i suoi dettagli: dalla storia all’origine della materia prima, dalle tessiture ai piccoli dettagli che vanno a comporre la camicia da uomo, fino ai consigli per conservarla intatta nella sua bellezza dopo l’acquisto.

Questo libro è pensato proprio come un manuale in grado di aiutare sia chi lavora nel mondo della camiceria – come per esempio i titolari dei negozi di abbigliamento – sia chi semplicemente, appassionato di moda, vuole conoscere alcuni aspetti più tecnici sul mondo della camicia moderna.
Attraverso contenuti esclusivi e suggestioni visive, illustrazioni realizzate a mano e ricerche storiche, The Shirt Anatomy guida il lettore lungo un viaggio di scoperta. Il concept creativo e il progetto editoriale – curato dall’agenzia di comunicazione Gruppo icat – nasce da una forte metafora di fondo: la camicia da uomo e da donna è come una seconda pelle, è un elemento vivo, che si evolve e si adatta all’ambiente. Proprio come un organismo vivente, proprio come un corpo umano. Per questo ogni capitolo riprende questa metafora e racconta le parti della camicia – il collo, le maniche, il busto – come se fossero elementi anatomici. Le tessiture diventano invece la pelle della camicia, le origini del cotone e le armature sono passate in rassegna immaginandole come lo scheletro, mentre la sua storia è raccontata come fosse l’evoluzione darwiniana di una specie. E, infine, c’è il movimento: ogni camicia è un elemento dinamico, che nasce per vivere in un contesto, per uscire fuori dalla staticità di un guardaroba ed esprimersi in outfit sempre diversi in base all’occasione.
Come commenta lo scrittore Alessandro Zaltron nell’introduzione del volume:

le pagine che seguono istruiscono, dilettano, spronano. Mancava davvero un libretto di istruzioni senza le parti noiose e pedanti ma ricco di tutte le informazioni che servono: una specie di bigino in versione fashion. Ora c’è.”

Il libro, pubblicato da Grafiche Antiga, sarà presto in vendita nello shop ufficiale. Nel frattempo, potete godervi la sua versione digitale, scaricandolo QUI.

Le bozze di Geoff McFetridge sono delle vere e proprie chicche per gli occhi

Il libro di oggi fa parte del catalogo – sempre interessante da sfogliare – Nieves,  la casa editrice con sede a Zurigo, in Svizzera fondata nel 2001 che pubblica libri d’artista e fanzine.
Il libro dicevamo è fatto per lo più di studi, di bozze e idee per dipinti futuri e fin qui niente di speciale se non fosse che gli studi, le bozze e le idee nascono dal genio di Geoff McFetridge.
Nato ad Edmonton, in Canada, McFetridge ha frequentato l’Alberta College of Art e nel 1995 ha ottenuto un MFA in Graphic Design presso l’Institute of the Arts della California. I suoi primi lavori nascono dalla sottocultura dello skateboard della scena della West Coast.

Il libro è attualmente in corso di ristampa.

Un libro catalogo delle opere dell’artista Jules Buck Jones

Jules Buck Jones è una forza della natura. . .
E il suo nuovo libro dal titolo “Wild” lo mostra proprio nel suo elemento!
Con un formato oversize e ricco di opere a colori, questa pubblicazione documenta con forza i progetti e le mostre personali dello stesso Jules Buck Jones dal 2011 ad oggi.
Giardini e cimiteri, predatori invisibili e animali fantasiosi sono solo alcuni dei progetti di JBJ presenti in questo libro.
Inoltre, “Wild” presenta un saggio originale di Christina Rees, redattore capo di Glasstire,
“Wild” è una pubblicazione di stampa collaborativa che è parte di una monografia accademica e di un libro d’artista.
Cattywampus Press ha lavorato nella progettazione e nella produzione di WILD e il risultato è un libro tanto potente quanto giocoso.
L’uscita di questa pubblicazione è prevista nel marzo 2019.

Un volume fotografico sull’amore per il volo e per gli aeroplani

Nato ad Amsterdam nel 1957, Ari Marcopoulos si trasferisce a New York nel 1979 e presto entra a far parte della scena artistica della Grande Mela che comprende artisti emergenti come Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Robert Mapplethorpe. Da allora Marcopoulos si inizia a far conoscere come documentarista specializzandosi sulla scena emergente dell’hip-hop, mostrando i primi snowboarder che precipitano su straordinarie pareti verticali o raccontando le vicissitudini della propria vita familiare.
Le opere di Marcopoulos catturano infallibilmente lo spirito del tempo. Il suo stile autodidatta avvicina i suoi soggetti e cattura, senza sentimentalismo o voyeurismo, l’essenza intima della loro vita quotidiana.
Il libro di oggi riguarda il tema del viaggo aereo che, al di là di un necessario mezzo di trasporto, è una sorta di silenziosa ossessione per il fotografo Marcopoulos.

Prima infatti di trasferirsi a New York nel 1980, lo stesso Marcopoulos trascorre gran parte della sua infanzia a volare con suo padre, un pilota di linea commerciale. I suoi ricordi dell’asfalto, gli studi sulla parte inferiore delle ali e della fusoliera. Marcopoulos sfoggia una conoscenza quasi enciclopedica di aeroplani commerciali vecchi e nuovi.
“Boarding Pass” esce per Nieves Edizioni e riprende questo amore per il volo e soprattutto per gli aeroplani con fotografie bellissime che odorano di sentimentalismo e affetto. La passione emerge prepotente in queste pagine e dimostra come per  Marcopoulos, l’atto stesso di volare, nonostante tutta la sua presunta monotonia, sia ancora qualcosa di molto simile ad un miracolo.

Il volume è acquistabile qui.

Un libro racconta la nascita, lo sviluppo e la realizzazione di una strana font chiamata Cheru

“A Book called Cheru” è una chicca, punto e basta.
E’ un prodotto editoriale smart e pulito, totalmente al passo con tempi. Un approccio giocoso alla creazione di un universo tutto fantastico e sognante basato su un nuovo carattere chiamato appunto “Cheru“.
Il libro, accompagnato dalla promozione del carattere omonimo, è la dimostrazione visiva di un nuovo alfabeto in cui la forma sembra seguire la coincidenza.

Durante la creazione di questo universo chiamato Cheru, il designer grafico di Atene Christoph Alexander Gratzer (AKA Exidas) ha prodotto un libro di 186 pagine pieno di citazioni sacre e divertenti miste ad ipnotizzanti esperimenti grafici.
Nel corso di 2 anni di progettazione di Cheru, Exidas ha progettato parallelamente questo libro attraversando molti passaggi di decostruzione e ricostruzione artistica al fine di trovare il flusso creativo giusto per la storia da raccontare.

Il libro si può acquistare qui ed include il download del font.

Un bel volume che ripercorre la grafica dei movimenti controculturali americani

Bonnie Siegler (nata nel 1963) è una graphic designer di New York, già fondatrice dello studio di design Eight and a Half e, prima ancora, dello studio di design Number Seventeen.
Tra i suoi clienti figurano Saturday Night Live, HBO, Random House e molti altri.
Ne scrivo perché il volume di oggi è una sua creatura e rientra appieno in quello che è il mondo delle Edizioni del Frisco, fatto di editoria, carta, grafica, controcultura e chi lo sa, qualcosa che ci trovate voi e nemmeno io so..

Il volume di oggi è “Signs of Resistance: A Visual History of Protest in America“, edito da Artisan Books, uno di quei libroni costosi e ingombranti difficili da portare in giro ma bellissimi da vedere sugli scaffali delle vostre case e piacevolissimi da sfogliare nei momenti di relax, se dovessero comparire qua e la nelle vostre turbolenti giornate.
In centinaia di immagini, intelligenti, arrabbiate e per alcuni indimenticabili, Signs of Resistance racconta ciò che rende veramente grande l’America: i cittadini non hanno paura di parlare anche con le loro verità scomode nei confronti di tutte le varie sfaccettature che rappresentano – per essere un pò banali – il cosiddetto potere. Duecentocinquanta immagini che vanno dalla ribellione al dominio britannico al raggiungimento suffragio femminile; dal movimento per i diritti civili e alla guerra del Vietnam; dall’uguaglianza delle donne all’attualissimo movimento del Black Lives Matter.
Il libro è un viaggio nei temi che hanno incendiato gli Stati <Uniti nel corso della sua breve ma movimentata storia, una lezione di storia davvero stimolante, coraggiosamente ottimista e visivamente potente su quella che può essere la forza d’urto che le persone raggiungono quando scendono in strada unite per difendersi dei diritti. Un vademecum per tutte le generazioni.

Il volume è acquistabile qui.

Un progetto, un libro, un alfabeto e molto altro, da scoprire

E’ con mio colpevole ritardo, ritardissimo per vole essere del tutto sinceri a se stessi, che riporto solo oggi il lavoro di Gianluca Alla, graphic designer che lavora nel campo della comunicazione visiva con sede a Londra.
Gianluca ha già al suo attivo numerose collaborazioni su poster e pubblicazioni per Benetton, Corriere della Sera, Costa Crociere, FrizziFrizzi, Istat e OssoMagazine.
Il progetto che ha presentato alle Edizioni del Frisco si chiama “Letterbit“, una raccolta di 26 poster in formato A1 contenenti le 26 lettere dell’alfabeto.

I poster sono stati scomposti in 9 pezzi e presentati in scala 1:1 per formare questo libro che, pagina dopo pagina, ci permette di ripercorrere la lettera soffermandosi sui singoli dettagli.
Il risultato è una sorta di libro illeggibile pieno zeppo di giochi grafici e tipografici tutti realizzati in Helvetica Neue.
Il libro è acquistabile presso il negozio dei ragazzi dello Studio Pilar a Roma, presso Home Studio a Mestre e Raum Italic a Berlino.
Per altre informazioni o richiedere i poster basta andare sulla pagina Facebook del progetto, QUI.

La lettera L è stata realizzata da Nicoletta Belardinelli.
Il porta poster è stato disegnato da Elena Bompani.
Le foto ambientate da Matteo Bellomo.

La scienza e l’arte tipografica si incontrano per Alexander von Humboldt

Alexander von Humboldt ha ispirato Charles Darwin, che ha letto i suoi diari come preparazione per i suoi viaggi, ma anche Simón Bolívar, Henry David Thoreau, Thomas Jefferson e Johann Wolfgang von Goethe.
Ve ne avevo parlato già a proposito del cianometro e adesso ecco che torna con il volume “Illustrating Nature. The World Through the Eyes of Alexander von Humboldt” grazie ad una riuscitissima campagna di crowfounding su kickstarter.

Humboldt era un geografo, naturalista ed esploratore che iniziò a viaggiare nel 1799 per esplorare e descrivere il mondo attraverso gli occhi di uno scienziato moderno. Le sue annotazioni scritte in diari e lettere sono state illustrate con un gran numero di disegni di una qualità e genialità forse mai viste prima.

“Illustrating Nature” è un compagno di viaggio visivo, che segue le scoperte di uno dei più grandi scienziati del mondo.
È una sorta di riconoscimento del meraviglioso mondo disegnato da Humboldt.
Fra queste pagine elegantissime troviamo circa 300 disegni che mirano ad illustrare la visione del mondo di uno scienziato moderno il cui impulso interiore era concepire la natura nel suo complesso, mossa e animata da forze interiori.

La raccolta è stampata su diversi tipi di carta, diverse trame, diverse dimensioni che aiuteranno a differenziare le sezioni ed a renderlo un prodotto rappresentativo del modo di amare i libri ed il loro aspetto artigianale.
Un’edizione trilingue: inglese (lingua principale), tedesco e spagnolo che oltre ad illustrare la vita ed i viaggi di uno dei più grandi scienziati della storia, riesce ad essere una vera e propria opera d’arte.
Qui la campagna Kickstarter.

“Ways of Being” è una libro di consigli per aspiranti artisti

Hai mai pensato a come sarebbe sedersi accanto al tuo artista preferito e potergli chiedere tutto sulla sua vita e sulla sua carriera? Ecco, con “Ways of Being” l’idea è proprio quella di fare proprio questo.

Scritto dal giornalista e critico James Cahill, questo libro dal design accattivante presenta interviste, materiale d’archivio e citazioni di artisti del calibro di Gilbert & George, Andy Warhol, Damien Hirst, Sarah Lucas, Louise Bourgeois, Robert Rauschenberg, Grayson Perry e Jeff Koons, suddivisi per argomenti ma tutti caratterizzati da consigli e strategie su come ottenere un primo lavoro, trovare una galleria e assicurarsi un posto nella storia dell’arte.
Il risultato è una lista corposa ed eclettica di voci creative che forniscono vere e proprie perle di informazioni pratiche utilissime per ogni aspirante artista.
Oltre al contenuto che ho appena accennato, l’aspetto ancora più di impatto è la grafica, l’impaginazione, il design del volume.

Il volume è per me un’opera d’arte in sé, progettato dal team di Bibliothèque, interessantissimo studio di design indipendente con sede a Londra.
Ways of Being” assomiglia a un manuale di istruzioni anche se stranamente per un libro d’arte, non contiene alcuna immagine ma infografiche su misura che tracciano i fatti e gli avvenimenti relativi agli artisti presenti.
Tutto il libro è stampato in due colori Pantone, 430 U Gray e 286 U Blue, con ciascuno dei cinque capitoli del libro con due linguette fustellate, tradizionalmente usate per i dizionari.
Il libro è edito da Laurence King e acquistabile QUI.

Quando il design editoriale gioca con due colori e dona ad un libro un aspetto da calendario

Elaine Ramos  è una graphic designer brasiliana e socia fondatore della casa editrice creata nel 2016 Ubu laureata presso la Scuola di architettura e urbanistica dell’Università di São Paulo.
Dal 2008 al 2011, oltre a progettare libri, Elaine ha coordinato la pubblicazione di numerosi titoli sul design e si è dedicata alla ricerca sullo specifico tema del design brasiliano.

Il progetto “Letra e música” è una raccolta di testi pubblicati nella lunghissima carriera del giornalista brasiliano di Ruy Castro noto soprattutto per la sua produzione di biografie e reportage che, dal 1990, riportano alla luce le vite di personaggi quali Carmen Miranda, Garrincha, Nelson Rodrigues e soprattutto opere sulla storia della Bossa Nova e sul Flamengo.
Il progetto è composto da due volumi tematici, uno sulla musica e uno su letteratura e giornalismo, ciascuno composto da 64 testi, entrambi stampati in due colori, rosso e blu.
Il progetto sfrutta il fatto che tutti i testi hanno le stesse dimensioni, occupando quindi la stessa posizione sulla pagina, regalando una sensazione di piacevole lettura e precisione grafica.

Uno strano libro sulle case, ma soprattutto sulle storie che ci girano attorno

Léo Favier è un creativo e designer che realizza film e libri utilizzando varie strategie di storytelling.
Il suo lavoro si snoda fra il documentario, il libro d’illustrazione e la grafica pura attraverso l’uso di materiali raccolto e ricercato fra migliaia di archivi, materiali di repertorio, interviste, diari o altri strambi materiali.
Fa parte del progetto POC, un network di grafici e creativi impegnati sul visual design ed è co-fondatore del progetto della rivista Wandertag.

Proprio Wandertag è un progetto di rivista indipendente pubblicata in modo irregolare dal 2007 in modo nomade, una sede in continuo movimento.
Ogni numero sviluppa un contenuto particolare, un tema specifico che riflette il contesto sociale, politico e storico della sede scelta nel momento.
Il lavoro che vi presento oggi si chiama “Jungle” ed è una storia sarcastica e ironica sull’attività di costruire case, accompagnato da racconti e aneddoti su truffe, misure, animali domestici, cibo e vino.
Un prodotto originalissimo, difficile da catalogare, impossibile da non amare. Una serie di pagine coloratissime che ti sorprendono e accompagnano in un viaggio avventuroso che merita una possibilità.

Un carattere diverso nello strano calendario “Typodarium 2019”

Progettato da Florian Hauer e curato da Raban Ruddigkeit e Lars Harmsen, “Typodarium 2019” è molto più di un semplice calendario con le classiche pagine a strappo, è un prodotto editoriale creato strizzando l’occhio a tutti coloro i quali amano la grafica, la tipografia ed il design.

Per alcuni, è un calendario colorato che sta molto bene appeso alle pareti, mentre per altri – sicuramente tutti coloro che seguono e amano da sempre il sito NovoTypo – è uno strumento utilissimo per scoprire nuovi caratteri tipografici o per trarre ispirazione nella progettazione tipografica.
Ogni pagina una font diversa con caratteri originali e coloratissimi che formano un libro vero e proprio rilegato elegantemente e presentato in una solida scatola a incastro cartonata, il tutto acquistabile sul sito dell’editore tedesco Hermann Schmidt.

“Ouff!” è la raccolta dei lavori di un artista che vi farà impazzire

La casa editrice Dokument Press è un editore nato nel 2000 che affonda le sue radici nel movimento hip hop svedese e nella rivista che ne fu manifesto cartaceo e cioè “UP“.
La Dokument oggi lavora su più fronti ma soprattutto si mette in evidenza per il suo lavoro editoriale che realizza e produce volumi sempre incentrati sui movimenti artistici e musicali più indipendenti di tutto il mondo.
Nelle prossime settimane pubblicherà il libro di illustrazioni dall’artista e designer svedese Martin “Mander” Ander.
Il libro, intitolato “Ouff!” è una raccolta di poster, pubblicità, skateboard e tanto altro.

L’arte di Mander è fatta di maghi, scarafaggi, pietre tombali e robot; un mix apparentemente caotico, colorato e pieno zeppo di fantasia e creatività.
Martin Mander oggi ha 40 anni ed ha scoperto la skate culture, i graffiti e la poster art  e se ne è innamorato fino a farli propri per riproporli mixati con un’estetica punk tutta da ammirare.
Da molti considerato uno dei migliori illustratori del mondo, Mander rivendica comunque sempre il suo debito continuo verso l’editoria underground degli anni ’60, la sua grafica e il suo approccio indipendente e creativo.
Un grande.

Un libro vi spiega cos’è la Library Music e perché è così meravigliosa

Quella che comunemente viene chiamata library music è la musica ed i dischi che nella maggioranza dei casi non furono pensati per titoli cinematografici specifici, quanto invece per essere messi in enormi cataloghi audio a disposizione dei programmisti RAI, che poi potevano farne l’uso che più ritenevano appropriato.
La library music fu un fenomeno trasversale che negli anni Settanta esplose in maniera più o meno clandestina in paesi come la Francia, l’Inghilterra e – come avrete capito – l’Italia, che a questo strano genere regalò un’impressionante quantità di perle quando non capolavori veri e propri. Alcuni dei nomi che contribuirono alla causa sono tra i pesi massimi della più nota musica per film: Ennio Morricone, per dirne uno, o anche Piero Umiliani, che in ambito easy listening espresse le sue cose migliori.
Pur essendo un genere conosciutissimo e diffusissimo sin dagli anni Cinquanta e Sessanta, il materiale è da sempre molto difficile da scovare.
In poche parole è tra i generi musicali più difficili da decifrare e forse è proprio per questo che Anthology Editions ha deciso di pubblicare il volume “Unusual Sounds: The Hidden History of Library Music“.


È un lavoro brillante e ricchissimo di materiale che apre una porta su di un mondo ampiamente sconosciuto e incompreso.
Attraverso le sue 332 pagine e 422 immagini, “Unusual Sounds” si tuffa in un universo musicale pieno di interviste, racconti e gustosi dietro le quinte meticolosamente divisi per etichetta.
“Unusual Sounds” presenta anche l’arte di Robert Beatty e un’introduzione di George A. Romero, il cui uso della library music in “Night of the Living Dead” ha cambiato la storia del cinema.
Lettura obbligatoria per chiunque sia interessato a questo campo enigmatico e alla sua influenza culturale nascosta ma pervasiva.

“Protest” ovvero un libro che analizza la grafica di protesta degli ultimi 100 anni

Protest” è un libro edito da Lars Müller Publishers che può apparire come l’ennesimo volume sulla cosiddetta grafica di protesta mentre invece ha delle caratteristiche che lo rendono molto interessante.
Il volume infatti presenta e riflette sulle forme di protesta presenti e passate e si concentra sulle pratiche di resistenza delle comunità emarginate da un’ampia varietà di prospettive.
Protest” mostra infatti come la protesta si basi sull’ironia, sulla sovversione e sulla provocazione da una posizione di impotenza. Il suo ruolo è quello di spina nel fianco, di virus impazzito che punzecchia il sistema per sabotarne le forme di controllo e di regolamentazione della convivenza.

Dal classico “Make Love Not War” fino all’ultimo ”We are the 99%“, gli ultimi decenni sono stati accompagnati da un flusso costante di dichiarazioni e metodi e forme di resistenza.
Le forme della protesta attingono magistralmente e creativamente ai segni ed ai simboli contemporanei, sovvertendoli e trasformandoli in nuove estetiche e significati, aprendo così uno spazio che sfugge al controllo.
Illustrato con fotografie e poster,”Protest” considera le prospettive sociali, culturali, storiche, sociologiche e politologiche, nonché ottimi approfondimenti sulla teoria visiva, la cultura popolare e gli studi culturali.
Nel processo, il libro tiene conto in particolare di sviluppi contemporanei come la virtualizzazione della protesta, come è stata trasformata in finzione e il suo sfruttamento in politica da parte di detentori del potere di tutte le sfumature.
Un libro tosto e piacevole, denso e ricco di teoria e spunti verso altre letture. Acquistabile QUI.
Bello.

Sapete cos’è il cianometro? Ecco un libro d’arte che ve lo spiega in modo elegantissimo

Lo Studio Elana Schlenker è uno studio di progettazione grafica multidisciplinare guidato guarda caso proprio da Elana Schlenker specializzato in identità visive, lavori interattivi e, proprio quello che interessa alle Edizioni del Frisco, prodotti editoriali e stampati.
Light Blue Desire” è un libro d’artista di Magali Duzant che analizza e approfondisce la definizione ed il significato della parola blu attraverso una moltitudine di lingue differenti.
La raccolta di idiomi rivela infatti un compendio di contraddizioni, di concetti diversi fra loro che si rincorrono attorno ad un colore che può essere sia alto che basso, pacifico e pornografico, malinconico e manipolativo e costantemente votato come il colore preferito dalle persone di tutto il mondo. La copertina fustellata del libro fa riferimento a uno strumento magico e misterioso come il cianometro.
Nel 1789, durante un viaggio sulle Alpi svizzere in compagnia del chimico Benedict de Saussure, Alexander von Humboldt mise a punto infatti uno strumento che aveva l’obiettivo di misurare scentificamente l’intensità del blu del cielo, il cianometro appunto, romantico sinonimo dell’unione fra osservazione scientifica e visione poetica del mondo.

Come si vede, il cianometro consiste in quadrati di carta tinti in gradazioni di blu sfumate e disposti in un cerchio di colori o in un quadrato che può essere sostenuto e confrontato con il colore del cielo.
La forma e la tipografia del libro traggono ispirazione dai manuali tecnici, mentre il design rimanda proprio al cianometro.
La pulizia, il rigore grafico e la pulizia di questo piccolo libro sono a mio avviso degni di nota e confermano la bellezza del prodotto, non solo dell’idea.

Questo manuale ti insegna ad ideare e realizzare il tuo magazine indipendente

Ogni tanto, anche non volendo, torno a parlare della proposta editoriale della casa editrice Laurence King che, con la consueta classe, sforna regolarmente opere di valore e qualità.
Questa volta vi parlo di un volume un pò datato, risalente infatti al 2016. Un volume di Angharad Lewis scrittrice inglese, da sempre interessata al design e alla grafica.
La Lewis è infatti co-editrice della rivista Grafik, collabora con varie pubblicazioni ed è tutor presso la Cass School of Design di Londra.

Il suo ultimo libro si intitola “So You Want to Publish a Magazine?” ed è una vera e propria guida che tenta di mostrare il percorso per realizzare una pubblicazione indipendente accompagnando il lettore passo dopo passo.
Tutti i dettagli e le fasi del processo che stanno alla base di una rivista indipendente vengono affrontati meticolosamente, dal bilancio economico al design fino alla stampa.
Pieno di spunti ed informazioni utili, questo libro ti fornisce gli strumenti del mestiere portandoti dietro le quinte del mondo editoriale ma restando aperto anche alla lettura di un curioso neofita.
Ritengo che, pur come detto un pò datato, “So You Want to Publish a Magazine?” rimanga ancora oggi un must per chi ama le riviste e soprattutto per tutti coloro i quali sognano di realizzarne una.

Paperback
270 illustrations
168 pages

12 Libri di stampe coloratissime per raccontare il design industriale di Londra attraverso i suoi tombini

“Overlooked” è il primo lavoro per Pentagram di Marina Willer ed è una celebrazione di un certo tipo di design industriale, quello più artigianale.
Un opuscolo pieno di piccoli tesori colorati che celebrano uno degli esempi più duraturi del design industriale tipico di Londra, le cosiddette street covers.
Le strade di Londra sono infatti piene di vicoli sotterranei. Vasti tubi cavernosi che contengono elettricità, acqua e gas che muovono l’intera città.

“Overlooked” è una celebrazione dei guardiani di questo mondo sotterraneo: i tombini stradali e la loro grafica. “Overlooked” utilizza sfolgoranti colora al neon per presentare questi tombini in metallo come se fossero pezzi di prestigioso design industriale.
L’obiettivo della Willer è quello di ricordare che la bellezza di una città non è limitata solo alle gallerie d’arte o alla grande architettura e che il design più sofisticato e affascinante può trovarsi ovunque, anche sotto i vostri piedi.
Il volume è composto da 22 stampe riprese da altrettanti tombini di Londra, da Islington a Kensington.

Le grafiche derivano dalla pratica tipografica in voga tra i devoti cristiani del 1800 che per creare immagini dettagliate di oggetti religiosi.
“Overlooked” porta questa tradizione religiosa in un territorio diverso, usandolo per celebrare la bellezza del design industriale.
Il libro è accompagnato da un testo che ripercorre la storia di Londra attraverso i tombini, delineando i ruoli vitali che ogni pezzo di arredo urbano ha avuto nella vita dei londinesi.
“Overlooked” ha vinto la categoria 2016 Design Week Award ed è stato esposto al 2016 London Design Festival.
Visto l’enorme successo, sono seguiti altri 11 volumi che sono tutti acquistabili QUI, o quasi..

Un diario lungo un anno con il meglio della tipografia di tutto il mondo

Una storia al giorno. 365 storie sulla tipografia e la grafica di un anno intero.
365typo” è un volume che nasce dall’esperienza del blog 365typo dove quotidianamente sgorga un flusso di notizie dal mondo del type design, della tipografia e del graphic design.
Pubblicato in collaborazione con Association Typographique Internationale (ATypI) contiene le storie dei migliori scrittori del settore provenienti da tutto il mondo.
Il primo volume risale oramai al 2015 ed era giunto il momento di dare un seguito a questo fortunato esordio.

Come per il primo volume, gli editori hanno raccolto storie interessanti durante tutto l’anno per poi ricostruirle all’interno di questa nuova pubblicazione di 320 pagine. All’interno troverete perciò 365 storie di oltre 80 autori provenienti da tutto il mondo.

Gli argomenti sono divisi in 12 capitoli che riflettono i principali temi raccolti da maggio 2015 a maggio 2016 e guidano i lettori attraverso un labirinto fittissimo di eventi, tendenze e idee nate e sviluppate durante questo periodo.
Il volume è acquistabile qui.

Un designer ed una band punk rock creano un libro di grafiche dal chiaro spirito DIY

Per oltre un decennio, il designer Brian Roettinger ha collaborato con il duo punk rock No Age di Los Angeles (Dean Spunt e Randy Randall) su album e progetti secondari che ha portato alla creazione di un ampia gamma di progetti e lavori di audio e video.
Dal 2007 con una serie di cinque EP e poi con molto altro materiale fra cui una custodia per CD che è fantastica soprattutto perché è molto più simile a una fanzine che ad altro.

Roettinger ed i No Age hanno sempre cercato modi per sfidare le convenzioni della confezione dell’album pur mantenendo un senso di urgenza che è diventato centrale in ognuno dei loro lavori.
Tutto questo lavoro ha portato oggi a “No Age & Brian Roettinger: Graphic Archive 2007-18”, un libro testimonianza e archiviodella lunga collaborazione creativa timbrato da un lessico sinceramente di strada.
In tutta la pubblicazione ogni release di No Age viene meticolosamente sezionata nei suoi vari elementi grafici, dal nome dell’artista al codice a barre (e tutto il resto), emanando l’effetto di una fanzine curatissima ma pur sempre fanzine.
Oltre 288 pagine di grafica in bianco e nero in cui il lettore sarà in grado di tracciare la storia della collaborazione e, nel contempo, gustare quelle che sono le idee e lo spirito underground del progetto.
Stampato in edizione limitata e pubblicato da The Pacific Design Archive di Los Angeles, il libro è distribuito da Hat & Beard Press e progettato da Ben Schwartz.