Throttle Magazine è stata la rivista hot rod prima che si parlasse di hot rod

Throttle Magazine è stata forse la prima rivista ad occuparsi interamente al mondo dell’hot-rod.
Nato nel 1941 a Los Angeles, in California per seguire il crescente movimento delle auto da corsa personalizzate, è durata solo un anno lasciando però una grande eredità nel settore editoriale sia dal punto di vista dei contenuti, sia soprattutto per l’aspetto estetico e grafico che ha gettato le basi per tutta un’infinita serie di magazine che successivamente sono nati.
I dodici numeri usciti nell’unico anno di vita includono un’edizione speciale dedicata alla corsa Indy 500 e il numero del primo anniversario, che sarebbe però stato anche l’ultimo.
La pubblicazione di Throttle Magazine cessò in un momento critico nella storia degli Stati Uniti, quello cioè del bombardamento di Pearl Harbor ed il conseguente ingresso all’interno della seconda guerra mondiale a cui decise di partecipare anche Jack Peters, editore della rivista.
Peters, nato in Oklahoma, frequenta il Liceo Artistico dove fa parte del Circolo della stampa e scrive per l’annuario.
Nel 1935 Jack decide di fare il primo passo stampando la sua prima rivista più o meno autoprodotta sul tema del car racing.
Nel 1937, insieme ai suoi amici Bill Burke, Joe Hunt, Bill Hunt, Joe Reath, Tom O’Mara, Bob Avery e Bruce Snitzler, forma il Road Rebels Car Club poi Western Timing Association WTA nel 1938.

Road Rebels members. From left to right, unknown, Tom O’Mara, Bob Avery, Bruce Snitzler, and Bill Burke. Photo provided by Dan O’Mara.
Another photo that were with the negatives above. Photo provided by Dan O’Mara.

Nel 1939 la WTA organizza 3 corse nel lago di Rosamond Dry nel deserto del Mojave pubblicizzati da poster tipografici creati dallo stesso Jack, che all’epoca lavorava ancora per una tipografia locale.
Dopo aver creato una newsletter per tutti gli affezionati, Peters compie il grande salto iniziando a stampare il suo progetto più ambizioso Throttle Magazine nel gennaio 1941.
Arruolatosi come detto nell’esercito durante la Seconda Guerra Mondiale, per molti anni nessuno ha saputo cosa fosse successo a Jack Peters e molti hanno quindi pensato che fosse stato ucciso durante il suo servizio militare.
Dopo una lunga ricerca sul vero nome di Jack Peters che si è scoperto essere Jack E. Jerrils.
Nessuno sa perché lo pseudonimo sia negli anni diventato il suo vero nome, ma attraverso il nipote di Jack, Steven Jerrils, il sito The Rodder’s Journal è stato in grado di risolvere il mistero.
Nel settembre 1941 si scopre quindi che Jack divenne redattore di uno sperduto giornale della comunità di Crenshaw, Los Angeles chiamato Boulevard News.
Dopo essere tornato dalla guerra, nel 1947 Jack E. Jerrils si trasferisce a Carson, in California dove lavorerà per l’Harbour Belt Line Railroad nel porto di Los Angeles per 14 anni non smettendo però mai di scrivere per diverse riviste nazionali.
Nel 1957 Jack inizia a collaborare con il vecchio giornale locale Harbor Mail e contribuisce a lanciare un altro giornale, il Carson Sun.
Muore di cancro ai polmoni nel 1980 mentre sua moglie Phyllis lo raggiunge nel 1999.
È difficile non chiedersi il perché Jack non abbia ripreso in mano il progetto di Throttle Magazine dopo la guerra o perché non si sia più occupato, almeno pubblicamente, del mondo delle corse e dell’hot rod.
A prescindere dalle scelte personali di Jack E. Jerrils, quello che è certo è l’assoluta novità del progetto Throttle che presentava in maniera elegante e nuova le gare di hot rod che si svolgevano sui laghi asciutti che circondano Los Angeles presentando anche articoli sulle cosiddette gare speedway nel sud della California e le auto Champ.
Throttle Magazine fu pubblicato ancora prima che venisse coniato il termine Hot Rod ed a dimostrazione di questo suo salto nel futuro, il termine non compare mai da nessuna parte nei dodici numeri della rivista.

Throttle January 1941

Il sito The Rodder’s Journal nel 2010 ha realizzato un gran bel progetto, la pubblicazione del libro Throttle Magazine – 1941: The Complete Collection, un elegante volume che contiene le ristampe anastatiche dei numeri originali, comprese le copertine e le pubblicità.
Grazie a questo libro è possibile quindi riscoprire quelli che sono stati i pionieri del mondo hot rod come Wally Parks, Bill Burke e Lou Senter e vederli all’opera proprio nel loro momento magico.
Interessante è anche poter sfogliare ed ammirare anche alcune delle prime pubblicità dei marchi più iconici del settore hot rod come Edelbrock, Bell Auto Parts, Eddie Meyer e Sandy’s Muffler.

Il volume è un’importante testimonianza anche per gli studiosi di storia dell’editoria in quanto contiene anche un nuovo capitolo specifico sulla storia degli uomini che hanno originariamente pubblicato Throttle magazine.

Dave Bell è uno degli ultimi grandi disegnatori hot rod

Originario di Falcon Heights, un piccolo paesino alle porte di  Austin in Minnesota, David J. “Dave” Bell è morto il 5 maggio del 2012.
Leggendario artista Hot Rod è membro onorifico della Goodguys Rod and Custom Association.
Il suo umoristico fumetto in bianco e nero ha riempito le pagine di riviste e manifesti del mondo kustom per interi decenni, descrivendo uno stile unico e originale venerato a livello internazionale.
Bell ha avuto la capacità di inserire nel suo mondo creativo una serie infinita di personaggi tanto assurdi quanto innovativi e di auto scoppiettanti e dal tratto unico, tutto caratterizzato da un tradizionale bianco e nero che rende l’arte di Bell uno dei capisaldi della kustom kulture.

Negli anni Sessanta Bell faceva parte del club automobilistico Thumpers Car Club per cui creò alcuni poster, ma alcune delle sue opere d’arte più famose sono quelle create da Bell negli anni ’80 e ’90 per uno show automobilistico, che non tra l’altro non visitò mai, il Pomona Swap Meets in California.
Questo evento viene organizzato ancora oggi dalla George Cross & Sons, storica famiglia da sempre famosa per le sue attività nel mondo delle automobili.


L’arte di Bell aveva uno stile unico che si rifaceva alla grafica dei cartoon con un aspetto specifico che portava Bell a riempire a dismisura le sue tavole con un’infinità di auto di ogni genere e forma intervallate da testo con lettering tipici del mondo kustom e della surf art degli anni Cinquanta lanciata da John Severson nei suoi poster.
Uno ei suoi personaggi più conosciuti è senz’altro Jock E. Shift, un motociclista che usciva regolarmente sulla rivista Street Chopper.

Altre collaborazioni sono quelle con il magazine White’s Pit Stop, l’altro per 2Wheelers.

Imperdibile era la sia vignetta mensile chiamata Henry Hirise su Street Rodder Magazine, magazine su cui ha lavorato a partire dal 1969 per molti anni.
Dave è stato parte integrante del nostro settore e della rivista Street Rodder sin dal suo inizio“, ha dichiarato l’editore di Street Rodder Magazine Brian Brennan. “Non ha mai mancato una scadenza in tutti questi anni. Era un uomo eccezionale, aveva una grande personalità e un talento incredibile che ha reso Street Rodder una rivista migliore”.
Instancabile lavoratore, Bell Lavorava su magliette, poster, automobili, camion, motociclette e su centinaia di altre riviste in giro per il mondo.


Henry Hirise by Dave Bell

Il filo diretto che lega da sempre la tradizione della grafica della kustom kulture parte da Von Dutch, passa per Big Daddy Ed Roth e poi per Dave Bell ed arriva alla grafica contemporanea del mondo hot rod con artisti quali Steve Fiorilla, Rockin Jelly Bean e Don Cocker.
Proprio a Von Dutch ed a Big Daddy sono dedicati alcuni degli ultimi lavori di Dave Bell proprio a testimoniare che questo specifico genere, che negli anni è diventato diffuso e conosciuto, adesso non è più un ambito di nicchia.

Pete Millar e la leggenda dei fumetti hot rod (pt.2)

..ed eccoci di nuovo a parlare di Pete Millar e dei suoi mirabolanti fumetti hot rod.. ripartiamo dunque..

Questo suo progetto lo impegna per tutti gli anni Settanta dove la Millar Publications si espande producendo quella che forse è una delle riviste di riferimento ancora oggi della kustom kulture.
Millar, oltre ad essere un abile disegnatore è da sempre un ottimo scopritore di talenti tanto che con la sua casa editrice produsse anche quattro numeri per la rivista rivista Big Daddy Roth Magazine.

“Big Daddy” Ed Roth pubblicato da Peter Millar – 1964
“Big Daddy” Ed Roth pubblicato da Peter Millar
“Big Daddy” Ed Roth pubblicato da Peter Millar

Il primo numero di Dragtoons ha debuttato nel giugno del 1963 dopo che Millar si è assicurato un accordo con un distributore per coprire i costi editoriali anticipati e le spese di spedizione.
Nel 1966, Millar pubblicò uno degli autori fondamentali di tutto il fumetto underground, quel Wonder Wart-Hog di Gilbert Shelton di cui vi ho già parlato QUI diventando l’anello di congiunzione con la nascente editoria underground di stampo controculturale.
Entrambi i progetti, quello di Ed Roth e di Shelton, non ebbero però i successi sperati, forse perché estremamente innovativi sia per i contenuti che soprattutto per la parte grafica e questo portò all’editore Millar problemi economici.

Dragtoons – 1963
Dragtoons – 1964
Dragtoons – 1964

Nel 1968, Millar, la moglie e le tre figlie lasciarono gli Stati Uniti e viaggiarono attraverso l’Europa, vivendo in Svezia e in Spagna, visitando la Finlandia, l’Unione Sovietica e altri paesi del blocco orientale e del Mediterraneo.
Millar ha finanziato gran parte del viaggio attraverso il lavoro di illustrazione che nel mentre inviava a molte riviste iniziando anche a comentarsi con la pittura ad olio e di scultura con il bronzo.
Tornato negli States dopo 3 anni, Millar riprende la sua attività ma in tono minore, lasciando sempre più spazio ai suoi interessi e passioni.

Peter Millar è quindi una figura fondamentale nella storia dell’editoria underground e un gigante nel mondo del comix hot rod.
Ha saputo ritrarre le personalità ed i caratteri di un mondo – quello delle hot rod – in maniera perfetta e sopraffina, con tutti i loro manierismi e dettagli grafici e caratteriali.
Oltre a questo, come detto, la sua figura si staglia come un gigante nella storia dell’editoria underground americana grazie ai talenti scovati e lanciati, alle numerose avventure editoriali ed alla costante ricerca di nuove strade per diffondere una cultura che prima di lui era marginalizzata agli addetti ai lavori.
L’influenza del lavoro di Millar sui colleghi è enorme. Uno dei suoi più grandi ammiratori è Peter Bagge (leggi QUI), che per tanti lettori incarna molti degli stessi valori artistici di Millar.
Nel 1993 Millar riappare sulla scena delle corse automobilistiche partecipando alla  California Hot Rod Reunion di quell’anno.
Ha inoltre contribuito, al termine della sua carriera, alla presentazione della raccolta di libri del lavoro automobilistico di Alex Toth, One for the rod e ha riunito molti dei suoi lavori in libri indipendenti venduti attraverso il suo sito web con lo slogan promettente Comic Books Are Back.
A testimoniare il suo ruolo di riferimento è stato designato come “il fumettista più venerato di drag racing” dal Museo Hot Rod in Ontario, California dove sono esposti alcuni dei suoi lavori.

Pete Millar è morto il 28 febbraio 2003 e le sue ceneri sono state disperse a Green Hills a Palos Verdes.

Pete Millar e la leggenda dei fumetti hot rod (pt.1)

Pete Millar è stato un fumettista, illustratore e pilota di dragster statunitense.
Una delle sue creature di maggior successo è stata la rivista Cartoons, pubblicazione americana di fumetto satirico dalla grafica hot rod. Ideata e prodotta insieme all’amico Carl Kohler, Cartoons è stata pubblicata come trimestrale a partire dal 1959.

Peter Millar

Cartoons si inserisce in quel filone di editoria underground che comprendeva anche titoli simili quali CYCLEtoons (dal 1968 al 1973), SURFtoons, Hot Rod Cartoons (dal 1965)Choppertoons, rivista oramai leggendaria uscita in soli 3 numeri.

CYCLEtoons 1970
CYCLEtoons 1972
SURFtoons 1967
SURFtoons 1968
Hot Rod Cartoons 1970

Tutti questi prodotti erano pubblicati dalla Robert E. Petersen Publication, una vera leggenda vivente nel mondo della kustom kulture, che nel 1994 ha addirittura realizzato il Petersen Automotive Museum nei dintorni di Los Angeles.

Petersen Automotive Museum – by David Zaitz

Queste riviste erano una vera bomba per il pubblico dell’epoca ed hanno contribuito ad allargare il target di riferimento anche al di la dei soli appassionati di hot rod.
Articoli più o meno curati, fumetti, guide pratiche per creare nuovi fumetti e nuove illustrazioni tipiche del genere e molto altro ancora.

Cartoons – 1959
Cartoons – 1961
Peter Millar su Cartoons

Nel primo numero fa la sua comparsa il fumetto, Rumpsville: The Saga of Rumpville, illustrato da Millar che fu l’inizio di un’interminabile serie di fumetti, personaggi e storie che hanno fatto la storia della kustom kulture statunitense divenendo dei veri e propri cult anche per i collezionisti di oggi.
Rumpsville è un termine che diviene immediatamente gergale nel momndo delle hot rod e sta ad indicare il paradiso dell’hot rod.
Ma cerchiamo di definire la storia di Millar.
Peter Millar nasce il 14 dicembre 1929 e si forma come ingegnere anche se nutre da sempre il sogno segreto di diventare un fumettista e un editore a tempo pieno.
Nel 1953 si trasferisce da San Diego a Los Angeles ma i suoi lavori vengono rifiutati da tutti gli editori a cui li propone.
La prima striscia pubblicata da Millar fu Arin Cee, prodotta per la rivista Rod & Custom a partire dal 1955 e proseguita fino agli anni ’60.

Arin Cee di Peter Millar

Come detto il suo successo iniziale è dovuto a Cartoons, dove insieme a lui, vengono lanciati moltissimi artisti poi approdati a magazine e riviste più conosciute e famose. E’ bene ricordarne alcuni: Alex Toth, Russ Manning, Willie Ito, Dale Hale, George Trosley , John Kovalic, Shawn Kerri (una delle pochissime donne che hanno disegnato per la rivista), John Larter, Robert Williams, William Stout.

Krass & Bernie di George Trosley

Millar ha lavorato a Cartoons fino al 1963 quando la rivista divenne Hot Rod e lui fu sostituito Tom Medley che lo aveva creato il personaggio di Stroker McGurk.

Stroker McGurk di Tom Medley per Hot Rod Magazine

Cartoons è stata senza dubbio una delle storie di successo più improbabili nella storia dell’editoria underground del ventesimo secolo e, da sola, ha garantito a Millar un posto nella storia del fumetto.
Cartoons ha infatti raggiunto numeri di vendita altissimi per il genere ed il periodo offrendo a giovani fumettisti della West Coast spazio e possibilità di sperimentare.
Cartoons ha delineato lo standard per il fumetto umoristico del settore automobilistico, caratterizzato da uno stile di disegno forte tipico della grafica hot rod e che si poneva in netto contrasto con i fumetti d’avventura del periodo.
All’interno di Cartoons comparvero pagine di lettere inviate dai soldati in Vietnam o direttamente dai lettori che catturavano l’umore dei tempi come in seguito avrebbero fatto tutte le pubblicazioni underground.
E’ nel giugno del 1963 la decisione di Millar di fondare la rivista DRAGtoons con la sua casa editrice, la Millar Publications che ne pubblica 49 numeri di  tra il 1963 e il 1968…

..altro, molto altro, vi aspetta domani, ci siete??