Il paradiso dei ricordi di carta di Mandy

Oggi vi presento una persona, Mandy, una collezionista di album ed altri prodotti cartacei che vive a San Francisco, California dove insegna alla San Francisco State University.
Di norma le persone la incrociano nei negozi più impensabili intenta a scavare fra pile di carte d’epoca con l’obiettivo di trovare storie bellissime nascoste in polverosi vecchi album fatti di ritagli, lettere e diari.
La sua immensa collezione di album che cresce di mese in mese, si estende tra il 1840 e il 1950 e la stessa Mandy l’ha intitolata “Paper of the Past“.

All’interno di questo piccolo grande tesoro di carta si può veramente trovare di tutto.. ricordi, sfoghi, registrazioni effimere e molto altro.
Pensate all’album di Genevieve, risalente al lontanissimo 1926 in cui si legge:
“Mi chiamo Genevieve Sartor, vivo in America, in Ohio. Spero che il paradiso mi attenda, ma sono sicura che quando sarò morta questo piccolo libro continuerà a raccontare il mio nome anche nella mia tomba non lasciandomi del tutto all’oblio”.
“Paper of the Past” è davvero uno scrigno di tesori. Un amarcord di emozioni, un circolo di persone e di sentimenti lanciati in aria e lasciati a galleggiare e, grazie a Mandy, riportati in vita in tutto il loro splendore.
Già, perché questi libri, album o simili, sono anche di straordinaria bellezza in alcuni casi e sorprendono per l’armonia e la cura con cui venivano creati.
Provate a dare un’occhiata alla pagina Instagram.

Una serie di cartoline illustrate ispirate al grande grafico Aron Draplin

Con una certa regolarità è bene sempre restare aggiornati sulle attività dei mostri sacri della grafica contemporanea.
A questo proposito, vi segnalo l’ultima delle infinite idee di quei pazzi della French Paper Co. di cui vi avevo già parlato un pò di tempo fa per un una serie di libretti davvero fantastici.Questa volta si sono alleati con un colosso della grafica digitale come CSA, considerata una delle principali risorse di design moderno al mondo per la creazione e la conservazione della stampa e della cultura pop.
Le immagini che trovate regolarmente su CSA catturano l’autenticità e i dettagli dell’illustrazione artigianale e conservano digitalmente l’eredità e gli artefatti dell’inchiostro stampato su carta.
L’archivio CSA contengono decine di migliaia di illustrazioni ed elementi di design, tra cui icone, ornamenti, motivi, bordi e parole illustrate, tutti ricercabili per parola chiave, una manna..
L’altro tassello mancante era il creativo, il grafico e, anche in questo caso, quelli della French Paper non si sono accontentati andando a collaborare con Aron Draplin di cui vi ho mostrato i lavori sia qui che qui, insomma un mostro sacro di certa grafica e design tipicamente americano che a me piace, per non dire di più.
Quindi, sotto la direzione dello stesso Draplin, la French Paper Co. ha commissionato 25 cartoline a 25 diversi artisti amici di Aron, tutte raffiguranti lo stesso artista. Il tutto, per essere ancora più sfiziosi, inserito in un’apposita scatola cartonata..  direi che sanno come creare prodotti e come promuoverli.

Ogni cartolina ha l’illustrazione di Aron Draplin e la descrizione testuale che lo stesso Draplin fa del lavoro e del rapporto che lo lega con il singolo artista, la tecnica, lo stile, l’impatto visivo e fa di ogni cartolina un breve saggio ed una guida ad alcuni dei maggiori illustratori contemporanei che si sono prestati volentieri a questo strambo progetto.

 

Le proposte di Present & Correct per i calendari più belli in vista del prossimo anno

Present & Correct è un negozio con sede a Londra che ha aperto i battenti nel 2009. P&C è luogo magico popolato da oggetti magici creati da designer e grafici di tutto il mondo e da prodotti vintage scovati in giro per tutto il mondo.
È una vetrina che farà impazzire gli amanti compulsivi del mondo della cancelleria e della cartoleria anche se definirlo così sarebbe riduttivo.
Le menti che stanno dietro a P&C sono due grafici che quattro volte l’anno si mettono in viaggio con la speranza di trovare gemme nuove o vintage.
Il catalogo è quindi sempre nuovo e ricco di gemme preziose ed oggi, per muoverci con il dovuto anticipo, vi mostro alcune delle proposte in ambito di calendari e agende per il 2019.
Buona visione dunque..

Calendar Rubber Stamp – acquistabile QUI.

Dial Perpetual Calendar – acquistabile QUI.

Index Card Calendar – acquistabile QUI.

Paperback Agenda 2019 – acquistabile QUI.

Le incredibili infografiche di W. E. Du Bois risalenti al secolo scorso sembrano di oggi

Per la Exposition Universelle del 1900 a Parigi, l’attivista e sociologo afroamericano W. E. Bo Bois – che tra l’altro varrebbe la pena approfondire – decide di creare oltre 60 grafici e mappe che visualizzavano i dati sullo stato della vita delle persone di colori.

Le illustrazioni disegnate a mano sono poi confluite in una mostra dal titolo “American Negroes“, che Du Bois, in collaborazione con Thomas J. Calloway e Booker T. Washington, organizzò per rappresentare il contributo della popolazione nera alla presenza degli Stati Uniti alla fiera mondiale.
Questo era meno di mezzo secolo dopo la fine della schiavitù americana e in un periodo in cui nei giardini zoologici si potevano trovare ancora persone importate da paesi colonizzati.
Le charts di Du Bois (recentemente condivise dal data artist Josh Begley su Twitter) si concentrano sulla Georgia, tracciando le rotte della tratta degli schiavi verso lo stato meridionale, il valore economico di uno schiavo tra il 1875 e il 1889, confrontando le occupazioni dei neri e dei bianchi per effettuare varie analisi.

Polar area visualization of mortality rates by Florence Nightingale, 1857

Guardando le risposte date a Du Bois dai suoi numeri, ma soprattutto pensando all’aspetto grafico, si scopre quanto siano sorprendentemente attuali, quasi anticipatorie rispetto alle linee di Piet Mondrian o le forme intersecanti di Wassily Kandinsky.
Dal punto di vista più dei contenuti i lavori di Du Bois sono in linea con l’innovativa visualizzazione dei dati del XIX secolo, che includeva i diagrammi coxcomb della fantastica infermiera nata a Firenze Florence Nightingale sulle cause della mortalità bellica e sulle analisi dinamiche del colera con le mappe di William Farr.
La Library of Congress ha digitalizzato le immagini di visualizzazione dei dati sopravvissute dalla “Exhibit of American Negroes“, con alcune di queste incredibili infografiche del primo Novecento.

Rolling Stone cambia logo, ma voi la conoscete la sua storia?

Non so se qualcuno di voi si appassiona come me al moto sempre più dinamico che interessa il design delle testate giornalistiche italiane e non, ma stiamo vivendo in un periodo di profondi cambiamenti che svelano un bisogno quanto mai necessario di cambiare pelle, adeguarsi a nuovi ritmi e strumenti da parte della carta stampata, prima ancora che del mondo digitale.
Se negli U.S.A. hanno iniziato questa mutazione alcune delle riviste storiche come il National Geographic e Glamour (qui l’analisi di Designweek) fino ad arrivare all’indipendente per antonomasia, MAD magazine (qui l’analisi di DesignTaxi e Print Magazine), in Inghilterra ha fatto molto rumore il nuovo vestito che si è dato lo storico Guardian (qui l’analisi di Prima Comunicazione).

Anche noi in Italia stiamo assistendo ai nostri scossoni tellurici con il primo e fortunato lavoro fatto su Repubblica (e Robinson) da Angelo Rinaldi e Francesco Franchi (qui l’analisi del Post) e lo sfortunato ma coraggioso tentativo sul Mucchio Selvaggio da parte di Francesca Pignataro (qui le analisi di FrizziFrizzi e Dearwaves) fino a quelli molto meno coraggiosi de La Stampa e Il sole 24 Ore.
Adesso siamo arrivati ad un’altra icona dell’editoria, storicamente indipendente e attenta ai sommovimenti della cultura di massa come da sempre lo è Rolling Stone che dal mese di Luglio cambierà decisamente stile e, a giudicare dall’eco che sta avendo, la cosa ha appassionato più di quanto mi aspettassi.
Se qualcuno si vuole fare un’idea del cambiamento che anche la storica rivista underground americana, nata nel 1967 a San Francisco, ha deciso di affrontare, ecco qua qualche link dove poter approfondire le analisi ed i commenti che sono comparsi un pò dappertutto.

Alcuni ottimi approfondimenti potete leggerli su Design Taxi, storico sito di grafica, design e (oramai ahimè) molto costume, Underconsideration, Eye on Design e la nostra italianissima Rivista Studio che ne entra nel dettaglio dimostrandosi come spesso accade una delle poche realtà attente a questi aspetti.

Ma prima di vedere in cosa consiste questa rivoluzione, forse a qualcuno interessa anche sapere come nasce il famoso logo tipografico di Rolling Stone e che percorso ha avuto prima di giungere a quest’ultima mutazione targata 2018.
Il primo direttore artistico, Robert Kingsbury, che in realtà era uno scultore e non un designer, chiese nel 1967 al grande artista psichedelico Rick Griffin di disegnare il logo. Griffin mandò una bozza realizzata a matita per l’approvazione e questa bozza divenne immediatamente lo storico logo utilizzato poi per diversi anni.

Rick Griffin
Rolling Stone, n.1, 1967

La versione che tutti noi conosciamo venne invece presentata a metà degli anni Settanta dal grande type designer Jim Parkinson a Roger Black che, dopo Salisbury e Tony Lane era subentrato nel ruolo di art director della rivista.
Parkinson ha alterato il design di Griffin pur mantenendone il DNA artigiano e manuale, modificando le maiuscole in minuscole ed eliminando i cosiddetti swash.

Oggi, per la prima volta dopo decenni, il logo di Rolling Stone non avrà più la sua storica tridimensionalità che è stata così tanto importante nel rendere unico questo marchio, forse anche più della stessa forma del lettering.
Questa nuova linea – disegnata ancora da Parkinson – riesce a mantenere viva la tradizione ma, al contempo, getta un ponte nella contemporaneità che sembra sempre più voler eliminare tutto ciò che è superfluo.

www.underconsideration.com

Un progetto di riconversione grafica adattato ai poster razzisti dei campus universitari

Le settimane successive alle elezioni presidenziali del 2016 hanno visto un aumento senza precedenti di incitamento all’odio, crimini d’odio, atti vandalici e violenze contro le minoranze e le persone di colore. Secondo le statistiche dell’FBI, il giorno successivo alle elezioni si è registrato un aumento del 127% nel numero di crimini segnalati e tale numero ha continuato a crescere nei mesi successivi. Come se Trump avesse scoperchiato un vaso di Pandora di nazionalismo bianco che demonizza e attacca in un vortice di negatività che ancora oggi è vivo e vegeto.
Sempre più spesso i cosiddetti hate groups si stanno infiltrando nei campus universitari basti pensare che nel febbraio 2017 alla Kutztown University, nelle zone rurali della Pennsylvania, i manifesti di reclutamento dei suprematisti bianchi hanno invaso l’intero campus.

Sebbene l’Università abbia denunciato pubblicamente questi gruppi ed i loro messaggi razzisti e violenti, Vicki Meloney, professore associato del dipartimento di design della comunicazione, si è sentita in dovere di fare di più.
Ha inviato velocemente una mail ai suoi studenti aprendo una call per chiunque trovasse uno dei poster e lo trasformasse in qualcosa di bello trasformando un messaggio di odio in un messaggio di bellezza.
L’e-mail è arrivata ai social media ed in 24 ore il post ha ricevuto più di 20.000 “likes” con circa 2.000 commenti tutti di sostegno all’iniziativa.
La risposta è stata così grande che la sua casella di posta elettronica è stata inondata di richieste da parte di organizzazioni locali e nazionali che volevano saperne di più sulla sua offerta agli studenti. Quasi tutti quelli che hanno commentato volevano vedere ciò che gli studenti avevano creato.

Il workshop è stato organizzato rapidamente e senza finanziamenti riunendo materiali e attrezzature a disposizione e utilizzando inchiostro, carta, kit per timbri e pennelli.
E’ stato un modo per affrontare la crescente ed odiosa retorica della destra del campus e la loro esibizione pubblica di poster suprematisti.
Così è nato il progetto Replace-the-Hate, uno sforzo guidato da specialisti del design per costruire legami comunitari, rinunciare all’odio e apprezzare invece la diversità attraverso espressioni creative e eventi artistici comunitari.
Il potere dell’arte e del design nelle mani delle persone è stato utilizzato per promuovere il cambiamento, rinunciare all’odio e rafforzare un ambiente di inclusione.

Lester Beall ha portato le avanguardie europee nella grafica a stelle e strisce

Lester Beall è un uomo speciale con un background che risente molto del suo amore per la tecnologia. Cresciuto giocando con le radio ed i transistor, si laurea però con un dottorato di ricerca in Storia dell’arte a dimostrazione che la sua è una mente totalmente orizzontale ed onnivora. Gli anni successivi alla laurea gli lo avvicinano ai movimenti artistici europei in fatti si innamora soprattutto del Surrealismo, del Costruttivismo e del Dadaismo.
Il suo lavoro di pubblicitario e grafico si è rapidamente fatto spazio nel panorama internazionale con un picco di produttività e notorietà arrivato negli anni Trenta e Quaranta.
Il suo lavoro si distingue dal resto della produzione contemporanea per una visione del tutto nuova del rapporto fra grafica e tipografia, per le soluzioni tecniche adottate fra cui rivestono massima importanza il fotomontaggio, il collage ed il cut-out, una particolare tecnica da lui sperimentata fino all’estremo, che consiste nell’eliminare i colori – desaturare – di una fotografia lasciando però alcuni particolari nel loro colore originale.


Questi suoi particolari studi lo rendono il pioniere della sperimentazione grafica americana ed il primo artista commerciale americano ad essere omaggiato con una mostra personale al MoMA di New York.
Il suo lavoro compare su diverse riviste di cui cura la composizione grafica tra cui “Fortune”, “Chicago Tribune” e “Scope”.
Il suo uso chiaro e conciso della tipografia, l’utilizzo sfrontato dei colori primari, delle frecce e delle linee compongono il suo stile grafico che è diventato con gli anni unico ed immediatamente riconoscibile.

Per finire mi piace – immagino ve ne siate accorti – segnalare un bel libretto di Nicole Mcquade, una designer freelance, illustratrice e co-fondatrice dello studio The McQuades. Fra i suoi lavori ho scovato il volume “Lester Beall Catalog”, un piccolo gioiellino che analizza il lavoro proprio di Lester Beall e che sto cercando disperatamente di avere…

Nelle illustrazioni in 3D di HuskMitNavn la vera protagonista è la carta

HuskMitNavn in inglese significa RememberMyName ma per noi oggi è il nome di un artista che ho deciso di presentarvi perché, in un suo progetto del 2016, ha unito alla perfezione il mondo della grafica e della illustrazione con quella della carta.
Nato nel 1975, vive e lavora da sempre a Copenaghen e ha scelto di rimanere anonimo per tutta la sua carriera in quanto sostiene che l’importante non è l’autore ma bensì il lavoro che egli crea.
È interessante notare che HuskMitNavn è diventato uno degli artisti danesi contemporanei più riconosciuti e celebri in tutto il mondo e questo è dimostrato anche dalle quotazioni che alcuni dei suoi lavori sono arrivati a raggiungere con numeri a 6 cifre….
Altro aspetto che sicuramente non poteva sfuggirmi è l’amore che da sempre dimostra di avere nei confronti dei libri che, più o meno regolarmente, pubblica e distribuisce in tutto il mondo.
Per darvi un’idea della folle creatività di HuskMitNavn il progetto che vi mostro si intitola “3D drawings” ed è una geniale serie di lavori in cui la carta e le sue caratteristiche di flessibilità e adattabilità, viene piegata ai fini della grafica arrivando a realizzare opere che stanno a metà fra illustrazione e scultura e che non possono nascere se non da una mente creativa.

Sto cercando di capire il perché impazzisco per i celebrity pattern di My metal Hand

Gainesville è una città degli Stati Uniti, capoluogo della Contea di Alachua, nello Stato della Florida e proprio qui lavora Jeff T. Owens, da alcuni conosciuto come JTO, mentre dai più come My  Metal Hand.
Il lavoro di Jeff può tranquillamente rientrare nel grande universo del pop graphic, quell’universo grafico popolato – soprattutto negli U.S.A. – da illustratori e creatività che traggono le loro maggiori idee dal mondo della musica, della TV e più in genere dello star system.
Anche Jeff rende l’immancabile tributo stilistico a colui che forse per primo ha davvero capito la bellezza che si può nascondere dietro ad un ritratto di Bob Dylan o di qualsiasi altra star, quel Robert Crumb che davvero si può dire che ha dato inizio al tutto.
Da qui però inizia il mistero per cui, da giorni, non riesco a stare senza dare una sbirciata a quelli che lo stesso Jeff definisce i suoi Celebrity Patterns, una raccolta ancora in corso d’opera di suoi lavori che, partendo dal lavoro su un personaggio celebre, arriva ad uno sfondo moltiplicato e simmetrico che i miei occhi non riescono a non ammirare.

 

Una serie di poster generati da modelli matematici rendono visibile il suono della musica

Gunther Kleinert è un interior designer che vive e lavora ad Amburgo, in Germania. Nel suo curriculum si nota che quando aveva 20 anni ha vissuto per un periodo di tempo nel Devon, in Inghilterra. Questo per imparare l’arte del restauro e costruzione di mobili e arredi. Poi è tornato ad Amburgo per conseguire la laurea in Disegno Industriale presso l’Università di Belle Arti nel 2008.
Oggi può vantare più di 10 anni di intensa esperienza interdisciplinare nella progettazione di prodotti e spazi interni. Oltre a progettare mobili, interni ed esposizioni per aziende del come Rolf Benz, FC Bayern Monaco e molti altri.
Vi parlo di Gunther perché ha realizzato un progetto che a me ha davvero colpito innanzi tutto perché fonde insieme mondi apparentemente distanti e lo fa in modo del tutto nuovo ed originale.
I due poli su cui si basa questo lavoro sono da una parte il cosiddetto generative design, un processo di progettazione basato sull’Intelligenza Artificiale che consente ai sistemi di generare proposte, suggerimenti se non addirittura componenti e parti di progetto a chi sviluppa prodotti e soluzioni.
Dall’altra la passione per la musica di Gunther, appassionato chitarrista.
Il suo obiettivo è quello di usare il suono e la musica per tentare di visualizzare in diretta ciò che può essere ascoltato ma finora non visto dall’occhio. Da qui ha creato alcuni modelli matematici su cui proprio non ho intenzione di addentrarmi che riportano in forma grafica il suono della musica.

Inizialmente ne ha stampati alcuni su una stampante laser, ma non era totalmente soddisfatto dei risultati finché non si è imbattuto in un vecchio plotter a penna della metà degli anni ’80, quelli che all’epoca erano furono una vera rivoluzione soprattutto per gli architetti che potevano elaborare i loro piani con la macchina, piuttosto che a mano. Con questo Gunther è riuscito a stampare linee con inchiostro e pennarelli molto più definite e questo ha fatto si che il progetto vedesse la luce.
A guardare la grafica generata da modelli musicali viene subito alla mente il lavoro di Manfred Mohr e tutto il filone minimale della grafica e dell’architettura.
La serie delle visualizzazioni musicali ha un processo abbastanza complesso. In primo luogo, viene creato il file audio tramite un codice che legge ed estrae determinati parametri come le curve di ampiezza di frequenza, il beat, la dinamica generale ecc. All’interno del codice si impostano i parametri per la visualizzazione grafica per poi convertire l’output in modo che sia stampabile con il plotter con la relativa impostazione dei colori ecc.
Credo però che adesso sia giunto il momento di dare un’occhiata a questi lavori…

Esbjörn Svensson Trio, Believe Beleft Below
Keith Jarrett, The Köln Concert, Part I

Keith Jarrett, The Köln Concert, Part II C
The Rolling Stones, Gimme Shelter

Italianism porta a Napoli un evento unico dove si celebra il matrimonio fra musica e grafica

Italianism riparte dalla musica italiana” con questo gustoso claim, Renato Fontana presenta il suo ultimo progetto che porterà a Napoli la quinta edizione della conferenza creativa indipendente che negli anni è diventata un appuntamento che in molti, non solo il sottoscritto, attendono con ansia.
Oltre 100 contributi di artisti e creativi per due giorni speciali all’insegna del pop e della cultura visiva tutto rigorosamente made in Italy.

Una due giorni che si svolgerà il 10 e 11 Maggio 2018 nella splendida cornice della Reggia di Portici a Napoli e che vedrà alternarsi mostre, talk e molto, molto altro… ma andiamo un pò a spulciare nel programma.
L’edizione 2018 di Italianismruota attorno al rapporto fra la musica italiana degli ultimi 50 anni e la sua rivisitazione, la sua ispirazione grafica e più in generale la sua creatività vista attraverso gli speciali filtri di giornalisti, designer, fotografi, art director, e di altri professionisti che lavorano all’interno del poliedrico mondo del pop.
Il programma è davvero interessante e si snoda fra una sfida tutta da gustare, chiamata per l’occasione Creative Match in cui 11 tra le più importanti università/accademie/scuole di specializzazione dell’area comunicazione/creatività/arte italiane si affronteranno live su un brief avente per oggetto un progetto di comunicazione richiesto da un vero committente.
Le squadre che potrete vedere all’opera rappresentano quanto di meglio c’è oggi in Italia in tema di creatività: AANT Roma, ABAN Napoli, IED Milano, IED Roma, IUAD Napoli, Politecnico Milano, Politecnico Torino, Quasar Roma, RUFA Roma, Sapienza Roma, Università Federico II Napoli.
Ci sarà l’opportunità di partecipare alla Creative Conference dal titolo “Le parole della musica italiana” ed alla mostra “Forma e funzione per la musica” dove viene indagato il rapporto tra Musica e Design attraverso il racconto delle aziende, dei laboratori e delle persone che in Italia hanno saputo innovare il mondo dei supporti musicali, degli apparecchi per la diffusione del suono e degli strumenti musicali.
Se questo non bastasse è in programma una masterclass di John Barnbrook, il grande creativo inglese noto per il sodalizio artistico pluriennale con David Bowie e, per finire, due eventi come “Italianisimm” con 21 eccellenze autoriali della musica napoletana raccontate attraverso altrettanti scatti fotografici e illustrazioni, forse l’evento che aspetto con maggior interesse, “Dieci copertine”, la presentazione dei 30 artwork vincitori del contest online aperto a tutti dove  dieci copertine di dischi importanti per la musica italiana degli ultimi cinquanta anni sono state reinterpretate liberamente da creativi che sicuramente sorprenderanno come Silvia Boschero. Damir Ivic, Raffaella Oliva, Luca Pacilio, Carlo Pastore, Francesca Pignataro, Claudio Rossi Marcelli, Barbara Santi, Gianni Santoro e Giorgio Valletta.

Francesca Depalma[/caption]

Insomma Italianism è un evento da non perdere sia per gli amanti della musica che per tutti coloro i quali vivono e lavorano per la grafica ed il design. Un momento unico nel panorama italiano per originalità della proposta e per livello di realizzazione di cui deve senz’altro esser dato merito al gruppo di Renato Fontana che comprende, a vario titolo, anche Giovanna Talocci (Curatela mostre), Loredana De Luca (Organizzazione locale), Printaly (Produzione), Studio Mistaker (Branding) e Francesca Pignataro (Concept).

Grottangeles
Chiara Clerici

La rivoluzione grafica nei dischi disegnati da Reid Miles per la storica etichetta jazz Blue Note Records

Dopo la sua designazione come Goodwill Ambassador for Intercultural Dialogue dell’UNESCO per il Dialogo Interculturale il 22 luglio 2011, Herbie Hancock annunciò la sua intenzione di creare una Giornata internazionale per celebrare il ruolo diplomatico della musica jazz e scelse il 30 Aprile.
Nel Novembre 2011, a seguito di una favorevole raccomandazione del Comitato Esecutivo, la Conferenza Generale dell’UNESCO ha proclamato ufficialmente il 30 Aprile come l’International Jazz Day riconoscendo il jazz come “un mezzo per sviluppare e aumentare gli scambi interculturali e la comprensione tra le culture allo scopo di comprensione reciproca e tolleranza“.
La data del 30 Aprile è stata inizialmente proposta per l’International Jazz Day in modo da essere il gran finale dell’aprile Jazz Apprezzation Month (JAM), uno dei più importanti appuntamenti Jazz di tutto il mondo.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente inserito la Giornata Internazionale del Jazz nel suo calendario ufficiale nel Dicembre 2012.

Proprio qualche giorno dopo questa data, mi viene voglia di ripercorrere brevemente insieme a voi il viaggio lungo la via della memoria di quella che è stata una vera e propria rivoluzione tipografica effettuata dal grande grafico Reid Miles per Blue Note Records (qui trovate una bella carrellata di lavori dal sito Jazz nella storia).
Con il suo straordinario design visivo Reid Miles, il graphic designer e fotografo nato a Chicago ha portato la tipografia nel jazz.
Dopo aver lavorato a New York nei primi anni ’50 per la rivista John Hermansader e Esquire, Miles fu ingaggiato nel 1955 da Francis Wolff dell’etichetta discografica jazz Blue Note per la progettazione delle copertine degli album quando l’etichetta iniziò a pubblicare le loro registrazioni su 12 ” LP.
Miles disegnò più di cinquecento copertine, incorporando spesso le fotografie delle session di Francis Wolff e, più tardi, direttamente le sue all’interno di grafiche al tempo mai viste.
Miles non era particolarmente interessato al jazz, professando di avere molto più interesse per la musica classica.
L’uscita di scena di Alfred Lion come produttore discografico nel 1967 coincise con la fine del legame di Miles con la Blue Note che può essere ammirato sfogliando il libro “The Cover Art Of Blue Note Records” di Graham Marsh e Glyn Callingham.

L’abilità artistica di Miles ha reso la Blue Note un case study per il suo design unico, nuovo e sperimentale.
Miles ha fatto letteralmente suonare le cover come se il suo design astratto emettesse musica fatta da simbolismi, tipografia e colori. I suoi disegni immediatamente riconoscibili erano un esperimento, suo un modo unico di suonare il jazz che non si è mai fermato.
Un certo numero di altri designer ha contribuito a ciò che Blue Note è diventato come Shawn Hazen, Paul Bacon, John Hermansader e addirittura l’onnipresente Andy Warhol.

Un poster tipografico sulla storia della stampa a caratteri mobili in Occidente ed in Oriente scritto in inglese e cinese

Non è un libro e neppure un magazine, ma il progetto che vi presento oggi era d’obbligo apparisse sulle Edizioni del Frisco, non fosse altre che riguarda colui, oramai un bel pò di tempo fa, diede il via a tutto.

“Dream Pool of Gutenberg” è una stampa tipografica sperimentale ideata e realizzata dallo Studio di Onion Design Associates, una meravigliosa che ama fare web design e graphic design con sede a Taipei, Taiwan di cui io – oramai da anni – sono follemente innamorato.
“Dream Pool of Gutenberg” racconta la storia del carattere mobile ideato dal grande tedesco partendo da due diverse prospettive storiche.

Questa stampa utilizza infatti due script, l’alfabeto romano ed i caratteri cinesi per rappresentare il famoso Johannes Gutenberg ed il meno conosciuto – ma ugualmente rivoluzionario – Bi Sheng che sono entrambi accreditati come gli inventori della tecnica di stampa che ha cambiato il mondo.
In questa grande stampa il testo in inglese scorre regolarmente da sinistra verso destra, mentre i caratteri cinesi si sviluppano – come previsto dalla lingua cinese – dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra contemporaneamente.
Entrambi raccontano le rispettive storie sull’invenzione della stampa a caratteri mobili con due diversi punti di vista storici.
Il titolo è una combinazione di 2 eventi storici diversi: la storia dell’invenzione di Johannes Gutenberg della stampa a caratteri mobili che si fa risalire in Europa alla produzione della “Bibbia a 42 linee” in caratteri gotici del 23 febbraio 1455 e di uno specifico paragrafo del libro “Dream Pool Essays” dello studioso Shen Kuo dove la stessa invenzione è stata menzionata in Cina per la prima volta ben 400 anni prima (!) tra il 1041 e il 1048 d.C. di Gutenberg.
Bellissima l’idea, bellissima la realizzazione, per una vera e propria chicca.

I supereroi del mondo pop nelle incisioni di Brian Reedy

Brian Reedy è un artista e insegnante d’arte con sede a Miami che crea queste bellissime incisioni attraverso la tecnica dell’incisione su legno. Uno strato di legno viene ripulito da tutto ciò che non deve essere stampato, viene quindi ricoperto da uno spesso strato di inchiostro per poi essere stampato su carta.
Il risultato varia leggermente ad ogni impressione particolare questo che conferisce ad ogni pezzo prodotto un carattere unico mettendo in risalto la parte artigianale dell’incisione.
Brian Reedy fa anche altre bellissime incisioni prendendo spunto da quelle che sono delle vere e proprie icone della cultura geek come i personaggi dei famosi film animati dello Studio Ghibli oppure i personaggi della serie TV come Stranger Things.
Il contrasto evidente e affascinante fra l’utilizzo di una tecnica così classica e la scelta di soggetti così contemporanei rende i suoi lavori davvero speciali.
Andiamo da Superman a Darth Vader e Godzilla
Il lavoro di Reedy è un contributo satirico ed a volte critico su quelli che sono gli eroi della società attuale. Il suo stile è un’esagerazione continua unita alla ricerca dell’iper realismo di dettaglio che trae origine dal mondo del fumetto e dei cartoni animati.

Swissted è il progetto che ricrea i poster dei concerti delle migliori band indie seguendo le regole del modernismo svizzero

Attenzione, questo è un articolo lungo e articolato e quindi, molti di voi, immagino che molleranno arrivati a questo punto. Bene, solo pochi arriveranno in fondo.

Swissted è un progetto del graphic designer Mike Joyce proprietario di Stereotype Design uno studio grafico di New York specializzato in progetti di multidisciplinari per l’industria dell’intrattenimento.. Attingendo dal suo amore per il punk rock e per il modernismo svizzero, due movimenti che non hanno quasi nulla a che fare l’uno con l’altro, Mike ha avuto l’idea geniale di ridisegnare i volantini vintage punk, hardcore, new wave e indie rock in base alle linee guida tipografiche tipiche proprio del modernismo svizzero.
Ogni lavoro è rigorosamente impostato su un minuscolo Berthold Akzidenz ed è bene far notare che ognuno dei poster creati si riferisce ad un concerto realmente esistito.

Dopo il successo travolgente ricevuto nella fase iniziale del progetto sia dai fan del graphic design che da quelli delle band presenti nei poster, Mike ha deciso di creare un negozio ufficiale che ha chiamato appunto Swissted dove tutti i poster sono stampati in HQ su carta opaca e disponibili in tre misure.
I manifesti di Swissted sono stati anche oggetto di mostre in alcuni dei luoghi più suggestivi del mondo quali il Victoria & Albert Museum di Londra, del Museum of Contemporary Art di Chicago, del Baltic Centre of Contemporary Art e dello spazio espositivo di Tokyo Terrada.
Per fortuna, “Swissted” è diventato anche un libro che presenta oltre 200 poster di leggendari gruppi come The Clash, The Pixies, Green Day, The Ramones, The Sex Pistols, The Replacements, Dead Kennedys, Public Image Ltd., The Cure, Danzig, Pearl Jam e Nirvana.

 

 

Un libro ripercorre la storia del nudo nella grafica con 5 esempi particolari

Il corpo umano è una contraddizione, partiamo da questo assunto.
Esso racchiude infatti una moltitudine di elementi e caratteristiche. E’ allo stesso tempo affascinante, grottesco, familiare e inaspettato.
Sebbene gli artisti abbiano usato il corpo umano per la propria arte da per migliaia di anni, il mondo della grafica riesce ancora oggi a scandalizzare e ha provocare con il corpo alcune reazioni inaspettate.
Immagino questo sia stato uno dei punti di partenza per la realizzazione del volume “Head to Toe: Nudity in Graphic Design” di Mirko Ilić e Steven Heller tracciano la storia dei designer che utilizzano il corpo nudo come dispositivo grafico. Il libro documenta centinaia di esempi, dall’ovvio al provocatorio esplorando come la percezione pubblica del corpo nudo si sia evoluta da audace provocazione a efficacissimo strumento di marketing. Heller e Ilić indicano anche cinque usi significativi del corpo nudo nella recente storia della grafica spiegando come è cambiato il modo in cui pensiamo alla nudità e, per estensione, a noi stessi.
1 – Rolling Stone Cover, 1968

Progettare un quotidiano a Londra

Jordan-River Low ha condiviso un suo lavoro di progettazione editoriale sul suo profilo Behance. Il lavoro è stato fatto per un brief universitario di Editorial Design. Il progetto prevedeva la progettazione di un numero unico di newspaper locale che contenesse le informazioni del territorio suddivise in sezioni e la creazione di contenuti in linea con lo stile del giornale.
“Il grande giornale E” è quindi un giornale per gli abitanti londinesi della zona nord orientale, più precisamente nella zona E di Hackney Borough.
Le notizie, gli articoli, le informazioni ed in generale tutti i contenuti sono stati individuati appositamente tenuto conto del territorio di riferimento e per le persone che ci vivono.
Si suppone che sia un prodotto editoriale stampato quotidianamente e che quindi svolge il ruolo di un newspaper a distribuzione popolare ma di alto livello in termini di contenuti. I riferimenti indicativi posso no essere The Independent o The Guardian.
Il design della rivista è stato pensato per rappresentare al meglio l’estetica giovane dei quartieri di Shoreditch, Dalston, Hackney e altrove.
Si tratta di uno stile con chiari rimandi ai riferimenti classici e quindi vagamente retrò, ma associato il più possibile alla vivacità della zona e dei residenti.

Il progetto è stato infine realizzato con un numero speciale cartaceo che ha riscosso un buon successo fra i lettori che hanno ricevuto una copia tramite gli uffici dell’University of Reading, Londra.
Ecco quindi il risultato finale del brief di Jordan-River Low.

Oggi è il Martin Luther King Day

Come ogni 4 Aprile, come in ogni parte del mondo, anche oggi, anche le Edizioni del Frisco, ricordano il reverendo Martin Luther King.
Il modo con cui lo facciamo è il nostro, con il linguaggio della grafica, della stampa, della tipografia dei libri e della comunicazione in generale.
Con questo, aggiungiamo il nostro piccolo sassolino alla valanga di massi che moltissime persone portano ogni giorno in favore di una causa, quella dei diritti civili, su cui ogni voce in più, su cui ogni parola in più, su cui ogni mano alzato in più, fa accender le luci e, per le Edizioni del Frisco, è sempre il momento di tenere le luci bene accese e far splendere la vita. La vita di tutti.

Comparso nel 2015 proprio a Montgomery in Alabama, questo pezzo King si chiama “I Have a Dreamcatcher” e potrebbe riferirsi alle affermazioni di King sulle ingiustizie subite dai nativi americani. King infatti più di una volta osservò: “La nostra nazione nacque in un genocidio quando accettò la dottrina secondo cui l’originale americano, l’indiano, era una razza inferiore. Ancor prima che ci fosse un gran numero di negri sulla nostra costa, la cicatrice dell’odio razziale aveva già sfigurato la società coloniale“.

I Have a Dreamcatcher, sconosciuto

L’immagine di Martin Luther King Jr. dell’americano Romare Bearden, intitolata “Mountain Top” rappresenta un omaggio a un leader caduto. Il lavoro si riferisce ad un discorso pronunciato da King a Memphis il 3 aprile 1968, dove annunciava l’arrivo di giorni difficili. Il giorno fu assassinato.
King proprio nel suo ultimo discorso disse: “Non potrò venire con voi, ma voglio che tu sappia stasera, che noi, come popolo, arriveremo alla terra promessa“.

Mountain Top, Romare Bearden

La citazione scelta dall’illustratore Nip Rogers è tratta invece dalla “Lettera da un carcere di Birmingham” scritta da Luther King Jr. e divenuta un testo fondamentale sia del movimento per i diritti civili che delle aule di storia.
Le tenebre non possono scacciare l’oscurità; solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio; solo l’amore può farlo“.

Quote Art, Nip Rogers

Lo studio grafico Vocal Type nel 2016 ha reso omaggio a Martin Luther King con un carattere sans serif, che porta il suo nome e che è basato sui cartelli portati dai seguaci di King, durante il Memphis Sanitation Strike del 1968 quando i lavoratori dei servizi igienici di Memphis, la maggior parte dei quali afro-americani, hanno scioperato chiedendo il riconoscimento del loro sindacato, salari migliori e condizioni di lavoro più sicure dopo che due spazzini erano morti. Mentre marciavano gli operai in sciopero mostravano le copie di un poster passato alla storia con il nome di “IO SONO UN UOMO”.

MARTIN: A Non-Violent Typeface, Vocal Type

Quello di Camille Ravassat è invece un omaggio che include i più grandi discorsi di alcuni famosi oratori, Charles de Gaulle, Nelson Mandela e appunto Martin Luther King. Per la giovane grafica francese, si tratta di diffondere, attraverso mezzi grafici, la vivacità e la forza di questi discorsi. Questo obiettivo viene raggiunto tramite i forti contrasti tra la grandezza delle foto e la loro cornice. Il formato richiama quello dei giornali, un formato diverso da quello standard del libro tascabile per sottolineare l’importanza dell’oralità dei discorsi.

Agorà – Camille Ravassat
Agorà – Camille Ravassat
Emmanuel Cook, un graphic designer parigino, ha invece ideato e realizzato un vero e proprio giornale gratuito che ha personalmente distribuito nella città di Aix-en-Provence per fare in modo che il maggior numero possibil e(ri)scoprire
il più famoso dei discorsi del reverendo King, “I have a dream”.

L’importanza della tipografia nel cinema spiegata attraverso 3 film che avete visto

Prima di iniziare a leggere il pezzo di oggi che riguarda il rapporto fra tipografia e cinema, è bene stabilire una regola: l’arte della realizzazione del film è interconnessa con la progettazione grafica. L’arte tipografica è necessaria e importantissima per trasmettere l’essenza stessa di un film e questo vale sin dalle prime pellicole nate nella Hollywood oramai di un secolo fa.
La tipografia racconta molto di un film, più di quanto generalmente si creda. Attraverso le sempre più ricercate sequenze dei titoli iniziali e finali, con i poster ufficiali e non e con tutta una serie di altri elementi grafici, la tipografia da il senso e lo stile al film.
Sull’onda lunga della serata degli Oscar 2018, ecco dunque alcuni casi che dimostrano meglio di tante parole come specifici caratteri tipografici siano riusciti a trasmettere una precisa personalità con un linguaggio visivo iconico e ultra riconoscibile.

Psycho” di Saul Bass
Psycho di Alfred Hitchcock è un ottimo esempio di ciò che la tipografia può offrire al grande schermo. In questo progetto il grande Saul Bass, grafico e poster artist geniale, ha utilizzato una serie di linee strutturate per scomporre e ricomporre il carattere News Gothic. Con questa idea, Bass invita lo spettatore a entrare e uscire dallo schermo. Il News Gothic, parente stretto del ben più famoso Franklin Gothic, è uno dei caratteri più iconici progettati da Morris Fuller Benton, per molti anni a capo del design department dell’American Type Founders (ATF). Questo austero carattere tipografico è stato ampiamente utilizzato in editoria e pubblicità fin dalla sua nascita risalente all’incirca al 1908.
Le linee sulla sequenza del titolo del film provengono da diverse aree dello schermo e non interrompono mai la formazione o l’intersecazione delle parole, questo continuo movimento conferisce un effetto drammatico e, allo stesso tempo, emozionale.
Tuttavia, il vero logo di Psycho che tutti conosciamo è stato mantenuto rigorosamente uguale all’originale creato da Tony Paladino perché Hitchcock riteneva che fosse un esempio di perfezione tipografica.


Saul Bass, uno dei più importanti grafici della storia del cinema e non solo, ha lavorato per alcuni dei più grandi registi di Hollywood tra cui si possono ricordare Billy Wilder per Uno, due, tre!, Stanley Kubrick per Shining, Martin Scorsese per Cape Fear ed un’altra infinità di leggende.

Pulp Fiction” di Pacific Title
Forse il film più cool degli anni ’90, “Pulp Fiction” è una commedia nera con dialoghi eclettici, ironia e violenza scritta e diretto da Quentin Tarantino. Per il titolo principale, Pacific Title utilizzava un carattere tipografico Serif Slap piuttosto particolare chiamato Aachen progettato da Alan Meeks sotto la supervisione di Colin Brignall e pubblicato da Letraset nel 1969.
Pur essendo un lettering particolarmente corposo ed ingombrante, dopo Pulp Fiction, Aachen è diventata una font assai popolare per i title sequence.
Un aspetto che a me ha colpito molto è l’utilizzo spinto di effetti tipografici dai colori assai vivaci come le ombre esterne e le lettere evidenziate, escamotage riuscitissimo per attirare l’attenzione dello spettatore.

Alien” di R / Greenberg Associates
La sequenza del titolo e la creazione del poster del film “Alien” diretto da Ridley Scott nel 1979 appartiene allo studio R/Greenberg Associates di Richard & Robert Greenberg. Per il poster di Alien e soprattutto per la sequenza di apertura il font utilizzato è una versione tiny della classica Helvetica Black, appositamente progettata con le lettere spezzettate e un maggiore spazio tra gli elementi.
Greenberg Associates hanno collaborato negli anni ad alri film di grande successo come Superman, Flash Gordon, Arma Letale, etc.

Robert Crumb ha disegnato 36 carte da gioco per i 36 maestri del blues del Delta del Mississippi

Il libro che vi presento oggi è un volume che forse è un pò datato visto che è uscito oramai nel 1980 ma non per questo meno interessante.
i tratta di una raccolta di illustrazioni, di cards più correttamente, disegnate dal genio di Robert Crumb, uno che la storia della grafica e del fumetto in particolare non l’ha solo studiata, ma l’ha scritta con le proprie opere, il proprio stile, la sua irriverente innovazione.


Tralascio per rispetto di Crumb la sua storia che potrebbe essere benissimo oggetto di un volume a se stante e mi concentro sul libro “Heroes of the Blues Trading Card Setche proprio un libro non è, ma è bensì un mazzo di carte vero e proprio.
Come detto la prima edizione del set di carte “Heroes of the Blues” di Robert Crumb viene pubblicato nel 1980 da Yazoo Records, un’etichetta discografica americana fondata alla fine degli anni ’60 da Nick Perls specializzata nei primi blues americani, country, jazz e altri generi rurali noti collettivamente come roots music.

 

Robert Crumb, noto fan e musicista di blues, country e jazz, ha creato il suo set di carte da gioco composto da 36 bellissimi ritratti di blues leggendari come Blind Blake, Mississippi John Hurt, Blind Gary Davis a Son House, Charley Patton, Blind Lemon Jefferson e altri. Il testo biografico sul retro di ogni carta è stato scritto dal famoso storico e scrittore Blues Stephen Calt.
Dal 10980 ad oggi “Heroes of the Blues Trading Card Set” è stato ristampato molte volte ed in molti paesi del mondo e le immagini sono state utilizzate per diversi calendari, come copertine di album e CD e sono state infine inserite in un bel libro.


Il gruppo dei bluesman illustrati comprende:
1. William Moore 2. Peg Leg Howell 3. Clifford Gibson 4. Blind Blake 5. Frank Stokes 6. Jaybird Coleman 7. Blind Willie Johnson 8. Scrapper Blackwell e Leroy Carr 9. Blind Lemon Jefferson 10. Curley Weaver e Fred McMullen 11 Whistler & His Jug Band 12. Mississippi Sheiks 13. Rube Lacey 14. Skip James 15. Bo-Weavil Jackson 16. Furry Lewis 17. Sam Collins 18. Ramblin ‘Thomas 19. Sleepy John Estes 20. Cannon’s Jug Stompers 21. Memphis Jug Band 22. Big Bill Broonzy 23. Roosevelt Sykes 24. Blind Gary Davis 25. Papa Charlie Jackson 26. Charlie Patton 27. Buddy Boy Hawkins 28. Barbecue Bob 29. Ed Bell 30. Blind Willie McTell 31. Son House 32. Memphis Minnie 33. Mississippi John Hurt 34. Tommy Johnson 35. Peetie Wheatstraw 36. Bo Carter

La più bella mostra di collage contemporanei è in scena a Londra in questi giorni

La carta è sempre la carta e per me è da sempre una vera fissazione.
Questo è il presupposto da cui partire per leggere questo articolo sulla mostra in scena a Londra dal 1 fino al 11 Febbraio alla Jealous Gallery.


Dopo il grande successo riscosso a New York, Berlino, Barcellona, Madrid, Montreal, Rotterdam, Trondheim e Lima l’International Weird Collage Show arriva infatti per la prima volta “The International Weird Collage Show” presentato da The Weird Show, un collettivo che organizza mostre collettive che utilizza il collage contemporaneo come mezzo espressivo.
The Weird Show (TWS) è una piattaforma artistica creata nel 2010 da due geni come Rubén B e Max-o-matic dedicata all’esplorazione del collage contemporaneo attraverso mostre, pubblicazione e workshop.
TWS non parla di collage. Per TWS il collage è solo un modo per esprimere idee, sentimenti e storie.


Dal 2011 TWS ha curato e realizzato mostre di collage in gallerie e musei in Europa (Barcellona, ​​Berlino, Madrid, Rotterdam, Trondheim, Valladolid) e America (New York, Montreal, Lima, Quito, San José de Costa Rica) e ha tenuto workshop e sessioni di collage in molte di queste città.
La mostra, organizzata ed allestita con il contributo dell’artista londinese James Springall. intende aiutare a ridefinire il modo in cui il collage viene creato e concepito.
25 artisti in totale che presentano una grande varietà di stili e tecniche sia a mano che in stampe in edizione limitata.
La carta è morta, viva la carta!

Ashkan Honarvar, The Denial of Death
Sergei Sviatchenko, from the series Less
Sarah Hardacre, You Owe Me An Egg
Max-o-matic, The Complexity of Simplicity

Un kit patriottico per perfette sfide a ping pong

“Patriot Paddles” è una linea, o meglio un kit per giocare a Ping-Pong creata da due designer americani: Elena Chudoba e Andrew Czap.
Il progetto celebra il gioco e tutto ciò che rappresenta per i due giovani: la storia americana di un tempo che fu quando la libertà era immagine e grafica.
Il progetto di packaging è veramente fantastico e pratico visto che può essere riposto in uno zaino o conservato in una scrivania o su un scaffale come un soprammobile.
Esteticamente il rimando più immediato è all’aspetto di un libro di testo del college condito però da molti riferimenti grafici storici che arricchiscono il design e l’illustrazione del prodotto.

La storia di “Smiling Sun”, un simbolo che dagli anni Settanta non è mai passato di moda

Già in passato vi ho parlato di un famosissimo logo utilizzato e diffusosi in tutto il mondo creato partendo da un’idea politica e civile. Si trattava della rosa nel pugno di Cruz Novillo. (qui il pezzo) ed oggi ritorniamo sul tema scoprendo un altro simbolo che è diventato sinonimo di protesta e rivendicazione, questa volta per un mondo senza il nucleare.
The Smiling Sun“, in Italia meglio conosciuto come il sole che ride, è il simbolo originariamente nato dal movimento anti-nucleare. Trasformato in spille, in adesivi o sventolato come bandiera, il gioioso sorriso rosso su sfondo giallo è diventato negli anni il sinonimo di lotta per un mondo alimentato da energie rinnovabili. Nonostante la sua popolarità sia ancora oggi molto diffusa, il designer del logo è rimasto per anni sconosciuto e ed è bello che il sito It’s nice that sia riuscito a rintracciare Anne Lund, la creatrice del logo che oggi fa la docente universitaria.


Nella primavera del 1975, nella città di Aarhus, la seconda più grande della Danimarca, Anne Lund era una ragazza con nessuna esperienza di progettazione grafica che decise di disegnare un simbolo che accomunasse tutti i movimenti più influenti nella lotta contro l’energia nucleare di tutto il mondo. The Smiling Sun, con il suo fortunatissimo slogan di “Nuclear Power? No grazie” è stato tradotto in circa 60 lingue negli anni successivi. Questo logo, insieme a tutte le attività che lo hanno accompagnato, hanno fortemente influenzato la decisione della Danimarca di non costruire mai una centrale nucleare sul proprio territorio ed è ancora molto attivo e visibile nelle proteste degli ultimi mesi in Germania, Giappone, Lituania e Taiwan.

Il logo Smiling Sun è stato registrato come marchio per proteggerlo da alterazioni e uso improprio da parte di interessi politici e commerciali. I gruppi anti-nucleari che lo vogliono possono richiedere i diritti d’utilizzo al Fondo OOA (Organisationen til Oplysning om Atomkraft = Organizzazione per l’Energia Nucleare) in Danimarca. Un negozio online vende prodotti Smiling Sun in 50 lingue diverse

Nell’aprile 1975 il logo “Smiling Sun” è stato progettato da Anne Lund insieme sl collega attivista Søren Lisberg, allora attivista ventunenne all’interno dell’OOA. Il logo presenta un sole sorridente circondato dalla dicitura “Potenza nucleare? No grazie” nei colori giallo, rosso e nero.
L’intenzione alla base del progetto era, secondo la stessa Anne Lund, quella di creare un logo amichevole e aperto che esprimesse un gentile e fermo “no grazie” alla domanda di energia nucleare.
La prima apparizione pubblica del logo è avvenuta durante il festival del 1 ° maggio 1975 proprio ad Århus e da quel giorno si è rivelato straordinariamente virale. I gruppi antinucleari di altri paesi hanno presto chiesto Smiling Sun per diffondere il messaggio nelle rispettive lingue.

Nel giro di pochi anni il logo fu tradotto dal danese in altre 40 lingue nazionali e regionali e divenne rapidamente il simbolo mondiale più comune nel movimento anti-nucleare. Lo è ancora oggi. Dal 2007 sono state richieste nuove versioni linguistiche di Smiling Sun e la catastrofe di Fukushima del 2011 in Giappone ha dato una nuova spinta per nuove versioni linguistiche arrivato oggi a 50 traduzioni.
Negli ultimi 40 anni, il Sole che ride divenne è divenuto un utilissimo strumento di raccolta fondi per ogni tipo di associazione contro il nucleare; venduto come badge, adesivi, spille, magliette, ecc.
Negli anni compresi tra il 1975 ed il 1985 l’OOA ha prodotto circa 36 milioni di pezzi con lo Smiling Sun.
Nel 2003 il Museo Nazionale Danese ha incluso il Sole che ride nella propria collezione con il disegno originale del logo e una collezione di badge e altri prodotti realizzati negli anni. Ad Århus, proprio dietro l’angolo dell’appartamento dove è stato disegnato da Anne Lund per la prima volta nel 1975 un murale alto 8 metri del Sole sorridente è ancora tenuto in buone condizioni.

Il logo OOA doveva essere un’alternativa anche e soprattutto estetica alle forme di protesta radicali ed estreme che il pubblico dei mass media era abituato a vedere in televisione. Come sostiene la stessa Anne, “doveva essere abbastanza bello da permettere alle donne di indossarlo sui loro vestiti per indicare un nuovo modo simpatico ma fermo e deciso di dire proprio no grazie! Nessun pugno chiuso, nessuna immagine spaventosa, nessuna violenza”.

“Non sono un designer – ero solo un attivista. Era un prodotto del modo in cui funzionava il movimento antinucleare danese: era un modo di pensare che poneva l’accento sull’azione non violenta”.
Anne Lund

 

 

Paula Del Mas ci porta alla scoperta dell’arte tipografica che si nasconde nelle vie di Firenze con il suo progetto “Type Around Florence”

Paula Del Mas è una graphic designer, illustratrice e stampatrice che dalla sua Argentina, dove ha frequentato l’Universidad de Buenos Aires, vive e lavora oramai da qualche anno a Firenze. Dopo  aver lavorato come architetto, nel 2013 inizia la sua avventura nel mirabolante universo dei graphic designer.
Oltre che il suo percorso professionale, Paula Del Mas segue alcuni progetti paralleli legati al lettering ed alla tipografia che porta avanti con dei gran bei risultati, si tratta di Ink different e Type Around.
Ink different è un progetto che unisce la progettazione grafica e il tradizionale processo di stampa tipografica fondato nel 2014 a Firenze, da Paula Del Mas, grafica, Nino Triolo, artista incisore, e Mathieu David, scrittore. Insieme lavorano per creare un design tipografico dal gusto contemporaneo ottenuto mediante tecniche artigiane e tradizionali quali l’utilizzo dei caratteri di legno o di metallo.
Type Around Florence è un invece un progetto che la sola Paula ha iniziato nel 2016 iniziando a soffermare la sua attenzione su alcuni dettagli in giro per la città di Firenze. Non si parla di dettagli casuali, ma di particolari caratteri, font, lettere, forme, curve e insegne. Paula ha infatti dato il via ad una serie di illustrazioni ispirate a questo infinito universo fatto di lettering e caratteri tipografici trovati lungo le strade di Firenze. È una collezione di scoperte tipografiche, come le definisce lei stessa.
Il progetto nasce come una sperimentazione grafica e non come una raccolta fotografica legata alla memoria storica della città. Ci sono tanti progetti di questo tipo basati sulla fotografia; una delle prime persone a farlo è stata la famosa graphic designer Louise Fillinegli anni 80 che, proprio a Firenze ha dedicato il suo libro “Firenze a colori“. L’idea di Paula ha invece un obiettivo diverso, quello cioè di prendere confidenza, di arrivare a avvertire come familiari le forme delle lettere, i vari e diversissimi lettering e la loro storia.


Il progetto è veramente interessante sotto vari punti di vista, storico, grafico, architettonico e quant’altro. La speranza di Paula è quella che Type Around Florence possa servire come una testimonianza del fatto che la bellezza della città – in questo caso Firenze – non è affatto limitata solamente alla sua architettura o all’arte, ma può trovarsi ovunque, anche nei dettagli più nascosti che spesso sfuggono agli occhi della nostra vita quotidiana.
Paula ha saputo chiudere la presentazione che mi ha fatto di “Type Around” in un modo che mi ha proprio fatto sentire in sintonia con lei dicendo che questa idea era principalmente un pretesto per allontanarmi dal computer, uscire e lasciarmi ispirare della città dove ora vivo.
Perfetta direi.

“Little White Lies” torna e vi propone il memory game definitivo illustrato sul mondo del cinema

Ecco uno di quesi post che dovreste tenere frai preferiti, almeno fino a quando non scatta l’ora x del regalo al vostro amico o amica appassioanto di cinema a ui non sapete mai cosa regalare durante le feste o per il compleanno.
“The Little White Lies Movie Memory Game” è infatti la risposta a questo tipo di problema.
Riesci a ricordare l’arma preferita di Dirty Harry? La testa di un cavallo mozzato significa qualcosa per te? O che ne dici di un paio di scarpe luccicanti con poteri magici?
Il magazine bimestrale “Little White Lies“, che va sempre tenuto con un occhio di riguardo se non altro per le splendide copertine che ci regala, ne ha inventata un’altra e questa volta non ha veramente lesinato in termini di originalità e fantasia.

Questa volta infatti ti sfida a mettere alla prova la tua agilità mentale e la tua preparazione in termini di culturale pop con “Movie Memory Game” un gioco di carte illustrato per chi è davvero appassionato di film.
La confezione contiene 50 carte e una guida per i 25 film presi in esame.
Tutte le carte sono di altissima qualità, confezionate in una piccola scatola che è di per sé una bellezza!
Inoltre viene fornito insieme con una piccola guida che da le informazioni necessarie su ogni carta. Le descrizioni di ogni film sono divertenti e per quei film che non hai visto – anche se in una collezione del genere dovrebbero essere pochi – viene spiegato il significato.
I tre cervelli di Little White Lies: Huck Oliver Stafford, Laurène Boglio e Timba Smits sono affiancati da altri sei contributors per illustrare questo squisito gioco fra cui Laurent Boglio e Jason Ngai.
Provate a fare una partita ed immagino che difficilmente riuscirete a smettere prima che sia troppo tardi.

Cosa succede quando uno dei più importanti grafici americani incontra uno dei più importanti produttori di accessori per chitarre della storia della musica?

Quella che vi propongo oggi è una bella storia americana fatta di talento, tradizione e musica, tanta e ottima musica.
Partiamo dal primo dei due protagonisti: Ernie Ball.
Ernie è uno dei produttori più importanti del mondo di accessori per chitarra e basso. Una carriera che rimanda alle classiche storie americane, iniziata oramai nel lontano 1962 producendo corde per chitarra elettrica e basso di alta qualità. Per darvi un’idea di chi stiamo parlando, scelgono regolarmente i servirsi da Ernie personaggi del calibro di Paul McCartney, Keith Richards, Eric Clapton, Tool, Elvis Costello, Green Day, Slash, Jimmy Page e Buddy Guy. Tutti hanno suonato le corde di Ernie Ball.

L’altro protagonista della storia è Aaron Draplin.
Cresciuto con la classica fierezza americana nello sperduto e sconfinato Midwest, ha poi iniziato a lavorare a Detroit. Siamo nel 1973. Cresciuto in un flusso costante di creatività che ha sfamato con i classici elementi della cultura pop quali Lego, Star Wars, skateboard e snowboard, a 19 anni si trasferisce nell’Oregon dove prende il via la sua folgorante carriera di grafico tramite un primo disegno su di uno snowboard Solid. Da li in poi solo successi, dal lettering al logo design, fino a campagne pubblicitarie e poster art.
Dal 2004 Aaron è a capo della sua creatura: Draplindustries Design Co.


Ma eccoci alla nostra storia.
La storia della musica con Ernie Ball e la grafica di uno dei designer americani più apprezzati al mondo, Aaron Draplin di Draplin Design Co hanno collaborato per creare una serie di piccole opere d’arte in edizione limitata che celebrano i colori iconici e vibranti del rock’n’roll tramite il packaging delle corde più vendute e più popolari al mondo.
Come detto è la storia di un matrimonio, un’unione che vede il talento di Aaron al servizio di un’idea di Ernie per creare qualcosa di unico pensato esclusivamente per coloro i quali amano la storia e la grafica del rock’n’roll. Un piccolo gioiello che ai veri cultori non potrà certo passare inosservato.
Una serie di piccoli poster in stampa offset dalla copertina opaca. Un set completo che comprende 6 tipi diversi di corde di tutti e sei i poster del progetto che ha preso il nome di “Colours of Rock and Roll“.

Per chi fosse interessato, fino ad esaurimento dei pochi esemplare prodotti, le corde “Colours of Rock and Roll” sono in vendita qui.

Łukasz Samsonowicz & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Łukasz Samsonowicz from Poland.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Born in 1983 in Lubsko in Poland obtained Masters in Fine Art in 2007.
Łukasz works as a comic artist, illustrator, painter and graphic designer.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

LS – It was a good story! The film immediately attracted me to his surreal mood and inebriated and infected me. If I’m not mistaken I looked at it with my friends in my room. It was probably 1999. At that time I had a video player for VHS tapes and sometimes we did film shows together. There was a rental of videotapes next to my house and at that time we often smoked grass. The conclusions I pulled out of the film … quite a few would say, more than anything else I think can make you fall in love if you lead a relaxed life, you have friends and do what you love.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

LS – I find inspiration in everyday life. I like horror and science fiction movies, comics, hardcore music, punk and rock’n’roll, the absurd and black humor, Dadaism, pop art, the productions of the Monty Python group. I am also inspired by anarchist thought. I’ve studied it for years and I really like it. This is why I try to follow what happens in the world and sometimes comment on it through my work. I’m not looking for inspiration, I’m calmly waiting for something to kick my ass or my head off! When it happens, I react and create a new job. Obviously, even the lack of money is an inspiration … you have to live with something, that’s why I run my studio.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

LS – I currently live in the small town of Lubsko, Poland, near the border with Germany. The city is surrounded by farmland and numerous forests. There are ponds, grassland for breeding, lakes, good recreational areas for cycling, picturesque ruins of old factories covered with shrubs and trees. I often walk with my family in the Karaś lagoon, in the summer season we rest at the Białków basin in the nearby town of Nowiniec. The neighborhood is calm, I like it.
If man has good contact with nature, he can recharge his mind with positive energy. Every day I work in an old house, in a room of about 11 square meters. There is a large drawing table, a bookshop for comics and books, a work cabinet and various painting equipment. A good place to live is for me a place where there is internet access … and friends.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

LS – My favorite artists are comic cartoonists Simon Bisley and Przemysław Truściński. I appreciate them for their line, for the perfect design that they use as a means of expression. Their creative research, experiments and their expressions give the comic book a great freshness as a work of art and therefore inspire me.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

LS – The film is about life, it’s authentic, it has everything you need to understand life: laughter, friendship, love [alcohol or bowling], adventure, death. He talks about these important things in a discreet, ordinary, relaxed way … just like the main character – a relaxed guy. That’s why I love him. It presents a surreal mosaic of intrigues, events that could happen to each of us in real life, which is why it stimulates the imagination of various artists in the world.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Łukasz Samsonowicz.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

LS – E ‘stata una bella storia! Il film mi ha immediatamente attirato nel suo umore surreale e mi ha inebriato e contagiato. Se non sbaglio l’ho guardato con i miei amici in camera mia. Probabilmente era il 1999. A quel tempo avevo un lettore video per cassette VHS e talvolta facevamo proiezioni di film insieme. C’era un noleggio di videocassette accanto a casa mia e a quel tempo fumavamo spesso erba. Le conclusioni che tirai fuori dal film… piuttosto poche direi, più che altro penso possa farti innamorare se conduci una vita rilassata, hai amici e fai ciò che ami.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

LS – Trovo ispirazione nella vita di tutti i giorni. Mi piacciono i film horror e di fantascienza, i fumetti, la musica hardcore, il punk e il rock’n’roll, l’assurdo e il black humor, il dadaismo, la pop art, le produzioni del gruppo Monty Python. Mi ispiro anche al pensiero anarchico. L’ho studiato per anni e mi piace proprio. Per questo cerco di seguire cosa accade nel mondo e a volte commentarlo attraverso il mio lavoro. Non cerco per forza l’ispirazione, sto aspettando con calma qualcosa che mi prenda a calci il culo o la testa! Quando succede reagisco e creo  un nuovo lavoro. Ovviamente anche la mancanza di denaro è una fonte d’ispirazione… devi vivere con qualcosa, ecco perché gestisco il mio studio.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

LS – Vivo attualmente nella piccola città di Lubsko, in Polonia, vicino al confine con la Germania. La città è circondata da campi coltivabili e numerose foreste. Ci sono stagni, pascoli per allevamento, laghi, buone aree ricreative per il ciclismo, suggestive rovine di vecchie fabbriche ricoperte di arbusti e alberi. Cammino spesso con la mia famiglia nella laguna Karaś, nella stagione estiva riposiamo al bacino Białków nella vicina città di Nowiniec. Il quartiere è calmo, mi piace.
Se l’uomo ha un buon contatto con la natura, può ricaricare la sua mente con energia positiva. Ogni giorno lavoro in una vecchia casa, in una stanza di circa 11 metri quadrati. C’è un grande tavolo da disegno, una libreria per fumetti e libri, un armadietto da lavoro e varie attrezzature per la pittura. Un buon posto dove vivere è per me un posto dove c’è l’accesso a internet … e gli amici.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

LS – I miei artisti preferiti sono i fumettisti comici Simon Bisley e Przemysław Truściński. Li apprezzo per la loro linea, per il perfetto disegno che utilizzano come mezzo di espressione. Le loro ricerche creative, gli esperimenti e le loro espressioni danno molta freschezza al fumetto come opera d’arte e quindi mi ispirano.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

LS – Il film parla della vita, è autentico, ha tutto il necessario per capire la vita: risate, amicizia, amore [all’alcool o al bowling], avventura, morte. Parla di queste cose importanti in modo discreto, ordinario, rilassato … proprio come il protagonista – un tizio rilassato. Ecco perché lo amo. Presenta un mosaico surreale di intrighi, eventi che potrebbero accadere a ciascuno di noi nella vita reale, è per questo che stimola l’immaginazione di vari artisti nel mondo.

“Football Crest Index”, ovvero la storia grafica del calcio europeo in 4 grandi volumi

Football Crest Index è veramente un bel progetto, di quelli che ti viene voglia di domandarti il perché nessuno ci aveva pensato prima. E’ un progetto davvero indipendente, pensato per archiviare e preservare la ricca storia che si nasconde dietro le divise dei club di calcio di tutto il mondo.
Giusto in tempo per l’inizio della stagione di Premier League 2017/2018, il campionato inglese e forse il più spettacolare campionato di calcio al mondo, è uscita anche la prima pubblicazione cartacea che arriva dopo il grande successo ottenuto di Kickstarter.

Help us Publish The Football Crest Index project video thumbnail

Per rappresentare ogni club, sono stati chiamati 49 designer, ciascuno tifoso di una squadra che ha giocato in Premier League dal 1992 ad oggi, per produrre opere d’arte originali ed esclusive che andranno a far parte della storia dei vari club.
I lavori di questi grafici e designer saranno raccolti in un libro insieme alla storia dei loghi ed alla spiegazione della loro storia e della loro evoluzione.
L’idea di James Kirkup però è molto più audace e seducente in quanto non vuole fermarsi solo al campionato inglese, ma pubblicare altri tre volumi dedicati alla storia dei loghi delle squadre della Liga spagnola, della Bundesliga tedesca e della Serie A italiana.
Il progetto, come detto, penso andrà molto avanti e oltre che importante da un punto di vista storico, sociale e sportivo, immagino che riuscirà anche a raggiungere tutto il mondo dei grafici e dei creativi in generale.
Complimenti a James Kirkup.

I cappelli di Jack Saunders

1 ~ Jack Saunders è il direttore artistico di Rapha, il magazine di gran classe che partendo dal ciclismo e sfruttando appieno lo storytelling epico delle due ruote, ne ha fatto un marchio di indiscutibile stile in tutto il globo.

2 ~ Jack Saunders ha scelto per Rapha, di lavorare con Alex Hunting, fenomeno inglese dell’editorial design contemporaneo a cui guardano, volenti o nolenti, tutte le altre star del settore.

3~ Jack Saunders ha disegnato una linea di cappelli da ciclista per commemorare le diverse gare, i diversi corridori, le diverse leggende che hanno fatto la storia del ciclismo mondiale.

Varia, un po’ assurda, colorata e pur sempre ricercata, questa linea mantiene le alte aspettative che, la persona di cui ho scritto nei punti precedenti, inevitabilmente alimenta.

Non è poco e quindi si può giustamente sostenere che, ancora, il tocco di Jack Saunders si fa notare, anzi si fa apprezzare.

Pentagram crea il design del nuovo album dei National, ed è tutto molto bello

Non capita spesso che io pubblichi materiali relativi a dischi o musica in genere; era proprio necessario che scendessero in campo i pesi massimi e così è stato.

Infatti stiamo parlando da una parte de I National, una delle band indie che negli ultimi anni ha riscosso più successo di critica e di pubblico, e dall’altra Pentagram forse uno degli studi di design più famosi al mondo.

La band inglese infatti, per il proprio settimo album intitolato “Sleep Well Beast”, previsto per settembre 2017 ha chiesto a Pentagram di creare un visual brand specifico per l’album con caratteristiche simili ai marchi aziendali con cui lo studio si confronta quotidianamente e che comprendesse tutto: dal disegno della cover ai materiali promozionali, dai visual promozionali al logo dell’album.

Niente capita a caso si sa, infatti questa scelta così elegante e sofisticata da parte della band ha un suo perché. Due membri dei National – tra cui Scott Devendorf, il chitarrista e basso – hanno infatti un background professionale nel mondo della grafica ed in passato hanno già lavorato negli uffici di Pentagram, New York

Nel lavoro di Pentagram il nome della band è accorciato da un logo aziendale “Ntl”, inserito in tutto il brand kit anche mediante un timbro apposito, che oltre al tradizionale merchandising della band come t-shirt, cover, poster etc, vede questa volta oggetti più solitamente idonei alle forniture aziendali come spillatrici, nastro isolante, e nastro.

L’album è stato registrato in un fienile a Hudson, New York trasformato in studio dalla band che sulla cover lo ha riportato mediante una foto in bianco e nero di Graham MacIndoe. Questo ha ispirato Pentagram per un simbolo simile alla casa che è suddiviso in pezzi (due quadrati e un triangolo) che vengono riorganizzati continuamente come un codice nei diversi oggetti del kit.

Il Disco, il CD e soprattutto il book utilizzano fotografie di MacIndoe che sono state rielaborate per dare una sensazione di fanzine vintage e per aggiungere un po ‘di calore e di anima al linguaggio visivo che rischiava altrimenti di essere troppo spinto verso il tecnicismo aziendale.

La campagna ha incluso anche i video dell’artista Casey Reas che sono stati promossi sui monitor di Times Square a New York, a Londra e Copenaghen. Un nuovo sito web – oserei definirlo con un eufemismo discretamente realizzato – è stato progettato da The Collected Works.

Tutto il lavoro di Pentagram è stato ideato e realizzato da Luke Hayman insieme a tutta la band e, non so voi cosa ne pensiate, ma a me piace sia l’idea di utilizzare registri diversi dal solito per creare e promuovere il proprio merch, sia quello che materialmente è stato prodotto visto che ho appena ordinato la t-shirt blu blu blu..

 

Una serie di poster con infografiche per gli amanti della tipografia artigianale

Oggi, come spesso mi accade, mi sono imbattuto per sbaglio in un personaggio molto interessante. Un pò come quando cammini per strada e, forse pensando ad altro, vai addosso ad un’altra persona solo che qui, a differenza di quanto succede per strada e annusando che si trattava di un tipo particolare, ho voluto approfondire.

Parlo di Sung-Hwan Jang, laureato in Visual Communication Project presso l’Università di Hongik, Corea del Sud. Da allora, ha lavorato in svariati ambiti ma sempre legati all’information design come la creazione di riviste e font per il Korean Reader’s Digest Magazine. i suo i lavori iniziano a circolare e ad essere conosciuti e lui si rimette in gioco andando a lavorare da Yonhap, una delle più importanti News Agency del mondo, dove si avvicina al mondo della Data Visualization e soprattutto dell’infografica.

In questo periodo matura l’idea di mettersi in proprio, di essere pronto a camminare da solo e a realizzare i suoi obiettivi personali. Forma un team di grafica e fonda Design Studio 203 che ha lo scopo di lavorare per le agenzia stampa coreane e internazionali fornendo loro il necessario supporto grafico.

Ora che abbiamo conosciuto un pò meglio la storia di Sung-Hwan Jang, vi presentiamo uno dei suoi progetti personali che sarà apprezzato dagli amanti della tipografia soprattutto per colori i quali amano un approccio artigianale a questa pratica.

Una serie di poster realizzati con chiaro intento divulgativo ed estetico che riguardano gli elementi principali della tipografia come i colori, il lettering, la rilegatura, la carta ed alcune tecniche di stampa come la tipografia, la risografia e la serigrafia.

Io lo adoro.

I colori
La rilegatura
La serigrafia
La carta
La risografia
Il Letterpress

La tipografia

Roman Signer è un genio

Roman Signer (nato nel 1938) è un artista tutto da scoprire che attualmente vive e lavora in Svizzera.
Il suo lavoro è stato esposto in gallerie e musei in tutta Europa, nel Nord America ed in Asia da oltre trent’anni ed è stato selezionato per prestigiosi eventi artistici come la Biennale di Venezia.

Alcune sue sculture e istallazioni fanno parte delle collezioni del MOMA di New York e nel Centro Pompidou di Parigi.

In questo suo libro viene affrontata quella che lui stesso ha definito come la “Scultura temporale” in quanto egli ha aggiunto tre nuove dimensioni alla scultura: l’azione, lo spazio e il tempo.

La pubblicazione “Project pour un jardin” è una monografia illustrata molto dettagliata che comprende molte fotografie e saggi di Gerhard Mack, Sara Weyns e Pieter Boons.
Questa monografia fornisce una panoramica quasi tutte le opere dell’artista svizzero, in cui gli elementi naturali quali l’acqua, l’aria e il fuoco spesso svolgono un ruolo importante.

 

La Fantasia visionaria delle auto di Chris Labrooy

Chris Labrooy continua il suo lavoro sul design delle auto scatenando la fantasia e producendo video e immagini a dir poco non convenzionali.


Nel fantastico mondo di “OZ Magazine”

Il museo londinese V&A celebra i 50 anni della rivoluzionaria rivista Oz
Magazine avendo da poco acquistato l’archivio completo dei numeri della rivista da Felix Dennis, co-editore della rivista underground pubblicata tra il 1967 e il 1973.

In OZ Magazine si è cercato di abbattere le istituzioni e le certezze che ingabbiavano lo spirito degli anni sessanta e della controcultura degli anni ’70. Il suo archivio non solo racconta la storia caleidoscopica di Oz attraverso i suoi 48 numeri, ma descrive uno dei periodi più politicamente e socialmente scorretti e rivoluzionari della storia dell’editoria mondiale.

Trattando di ematiche scomode, allora come adesso, dai diritti gay al razzismo, all’ambiente, al femminismo, al sesso, alla pillola, all’acido, alla musica rock e alla guerra del Vietnam, Oz è stato uno dei soggetti più importanti della rivoluzione controculturale del XX secolo.

Prodotto in un seminterrato di Notting Hill Gate da tre editori, Richard Neville, Jim Anderson e Felix Dennis, la rivista era famosa per le copertine psichedeliche dell’artista pop Martin Sharp, i cartoni animati di Robert Crumb, il pensiero femminista radicale di Germaine Greer ed i provocatori articoli che hanno messo in discussione tutte quante le norme stabilite del periodo.

Le leggende NBA rivivono grazie a Karl Tagle

Karl Tagle è un illustratore americano. Laureato in illustrazione all’Accademia Americana d’Arte (Chicago), successivamente ha completato la sua carriera accademica presso la Facoltà di Belle Arti presso l’Università di Saint Tomas a Manila.

Attualmente risiede a Sydney in Australia dove ha studiato la progettazione grafica presso il famoso Shillington College.

Da grande appassionato di basket NBA, Karl ha realizzato un omaggio illustrato agli ex grandi del basket. Le opere prendono spunto dalle carte e dalle figurine collezionabili usando per tutte il medesimo layout e la medesima tecnica.

L’utilizzo della linea di colore, delle forme lasciando ampio spazio alla manualità del tratto rendono queste illustrazioni dal chiaro sapore retrò, una vera chicca per tutti gli amanti di questo splendido gioco.

Le meravigliose carte da gioco dello Studio MUTI

Art of Play è una di quelle realtà che mi fanno impazzire perché fondano la loro idea di business e la loro cosiddetta mission aziendale sul gioco. Il loro è un viaggio in giro per il mondo alla continua ricerca di oggetti progettati per il duplice obbiettivo di abbagliare gli occhi e affascinare la mente mediante qualsiasi cosa possa essere ricondotta all’idea di gioco: dalle lussuose carte illustrate agli incredibili puzzle progettati da designer fuori di testa.

Fondata nel 2013 da una costola della famosa Dan e Dave Industries Inc., storica azienda di prodotti da gioco, Art of Play si è sviluppata a San Diego attraverso la continua ricerca in tutto il mondo di oggetti originali e curiosi. Negli anni è riuscita a rinnovare il concetto stesso di articolo da gioco collaborando con designer e marchi di livello internazionale per la creazione di prodotti fortemente innovativi e originali. In un contesto del genere si è inserita la richiesta allo Studio MUTI di creare una serie di carte da gioco personalizzata.

Lo Studio MUTI è uno studio creativo fondato nel 2011, con sede a Città del Capo, Sudafrica. Si tratta di un team di illustratori e designer appassionati di grafica, lettering e animazione che vanta collaborazioni con Nike, Red Bull, Google, ESPN, TIME e molti, ma molti altri….

Il tema alla base del mazzo di carte creato per Art of Play è quello della giungla, con animali selvatici, piante tropicali e misteriosi strumenti che rimandano alla preistoria. Ogni mazzo è fornito all’interno di uno splendido packaging creato su misura e stampato in letterpress.

Il risultato sono delle carte con cui giocare è solo l’ultima delle idee visto che potresti starle a guardare per ore con i loro infiniti arzigogoli ed i colori pastello, fra animali stilizzati e rimandi alla tradizione grafica degli indiani d’America.

La mia carta preferita è senz’altro l’asso di picche!

 

Ai Weiwei & Obey vs Trump

In risposta all’attuale amministrazione americana di Donald Trump, la casa di produzione di skateboard Skateroom ha collaborato con due artisti del calibro di Ai Weiwei e Shepard Fairey aka Obey per delle tavole in edizione limitata. Create in edizione limitata di 666 esemplari, questi skate sono stato chiamato “Studio della prospettiva – La Casa Bianca, 2017”.