Psychedelic Sex, ovvero quando l’arte psichedelica incontra la sessualità

In una breve stagione d’oro compresa tra il 1967 e il 1972, la rivoluzione sessuale entra in contatto con l’esplorazione di droghe psichedeliche dando il via a quello che in alcuni casi viene definito psychedelic sex. Mentre i baby boomer iniziano a volersi divertire e ballano nudi per le strade, ascoltano musica nuova e sperimentale e disegnano e stampano, gli editori di riviste maschili tentano di ricreare visivamente le meraviglie dell’LSD nelle pagine di nuovi magazine incentrati sul tema sempre più affascinante dell’amore libero.

WHERE IT’S AT MAGAZINE, 1970

Way Out, Groovie, Where It’s At: ogni titolo di queste riviste faceva a gara per essere il più ammiccante per convincere il pubblico che avrebbe offerto il più autentico viaggio sessuale in pieno stile flower power.
Pagine eccessive, piene di grafica strabiliante e corpi esibiti senza censura o pudore.
Al suo apice, l’editoria legata al sesso psichedelico arriva a comprendere poster, tabloid, fumetti e riviste in tutti gli Stati Uniti, ma gli esempi più famosi sono senza ombra di dubbio le riviste patinate della California, paradiso per geni e creativi situato al centro sia della cultura hippie sia della nascente industria del porno americano.
Sono questi ricordi sexy ed inizialmente innocenti quelli su cui è realizzato il libro di oggi del titolo appunto di “Psycehdelic Sex“.


Presentato a sua volta in un formato anticonvenzionale, con un contenitore cartonato in pieno stile psichedelico, il libro porta con se 300 pagine di amore e grafica, eros e stampa fornendo sia uno spaccato storico di un processo appena all’inizi, sia un prodotto davvero interessante e ben confezionato dalla sempre presente Taschen Book.

Fra gli autori del libro, oltre al collezionista Eric Godtland, troviamo Dian Hanson, produttrice di una lunghissima serie di serie di riviste maschili dal 1976 al 2001, tra cui Juggs, Outlaw Biker e Leg Show, prima di diventare Sexy Book Editor proprio di TASCHEN.
Sempre fra gli autori compare Paul Krassner vera e propria leggenda vivente della controcultura americana e internazionale. Già attivo con i Marry Pranksters di Ken Kesey, fondatore del Youth International Party (Yippies) nel 1967 è stato colui che fra i primi, ha dato il via all’esplosione dell’editoria underground realizzando  The Realist, una rivista di critica sociale edita dal 1958 al 1974, che ha portando la rivista People a definirlo “il padre della stampa underground”.

Paul Krassner e Jerry Garcia dei Grateful Dead, 1967

Una vera chicca per gli appassionati del genere e per chi fa ricerca nel campo dell’editoria indipendente.

“Leste” è un magazine in risografia che parla di sesso

Anche nella settimana di Ferragosto, le Edizioni del Frisco, segnalano quanto di meglio esiste e nasce nel panorama editoriale, preferibilmente indipendente, italiano ed internazionale.
Oggi tocca a “Leste“, bellissimo magazine annuale, pubblicato dalla poetessa di Montreal Sara Sutterlin.
Questo ibrido fra magazine e fanzine contiene interviste con donne tutte a tema sesso, intimità, scrittura e arte.
Progettato da Kevin McCaughey dello studio di progettazione grafica Nonporous di Chicago, con il consueto approccio molto controculturale e indipendente rafforzato dalla grinta della stampa risografica che da alle pagine un tono giocoso, sexy e volutamente disordinato.
“Leste” vuole raccontare tutte le storie, esplorare tutte le narrazioni, parlare di tutto il sesso.

La copertina del numero 3 è particolarmente indicativa del tono intimo e diretto di “Leste” con un primo piano di un torace appiattito illuminato sensualmente e privo di ritocchi o abbellimenti.
L’immagine individua una sensualità proprio nelle pieghe della pelle e anche nel modo in cui un corpo si ritrae. Celebra un movimento che è diametralmente opposto alle forme di una ragazza pin-up stereotipata. Dal punto di vista del design, il senso di trasparenza si riflette anche nell’uso dell’involucro di plastica che vuole sottolineare la differenza con i normali sacchetti di carta marrone che da sempre avvolgono i magazine erotici e porno.
“Leste” è quindi un progetto caratterizzato sia dalla schiettezza, sia dal taglio artistico e, riuscendo a unire questi due fattori, propone un prodotto nuovo e interessante.

Un libro ripercorre la storia del nudo nella grafica con 5 esempi particolari

Il corpo umano è una contraddizione, partiamo da questo assunto.
Esso racchiude infatti una moltitudine di elementi e caratteristiche. E’ allo stesso tempo affascinante, grottesco, familiare e inaspettato.
Sebbene gli artisti abbiano usato il corpo umano per la propria arte da per migliaia di anni, il mondo della grafica riesce ancora oggi a scandalizzare e ha provocare con il corpo alcune reazioni inaspettate.
Immagino questo sia stato uno dei punti di partenza per la realizzazione del volume “Head to Toe: Nudity in Graphic Design” di Mirko Ilić e Steven Heller tracciano la storia dei designer che utilizzano il corpo nudo come dispositivo grafico. Il libro documenta centinaia di esempi, dall’ovvio al provocatorio esplorando come la percezione pubblica del corpo nudo si sia evoluta da audace provocazione a efficacissimo strumento di marketing. Heller e Ilić indicano anche cinque usi significativi del corpo nudo nella recente storia della grafica spiegando come è cambiato il modo in cui pensiamo alla nudità e, per estensione, a noi stessi.
1 – Rolling Stone Cover, 1968

“Friends Make Books 2017” il volume dello studio risografico torinese che chiude il 2017 in bellezza

Friends Make Books è uno studio con sede a Torino specializzato nella stampa Risograph.
che ha aperto i battenti nel 2012. Il gruppo di FMB offe molteplici servizi fra qui sviluppare modelli editoriali su piccola scala per l’intero processo: dall’ideazione, alla progettazione, alla stampa e alla rilegatura. Offrono servizi di creazione di libri in edizione limitata, su richiesta, ad artisti, illustratori, piccoli editori, studenti e professionisti, facilitando le persone interessate alla stampa e alle produzioni indipendenti.
Friends Make Books, come viene ben specificato nella loro presentazione, non è  una semplice e anonima copisteria ma un progetto nato dopo anni di esperienza nella stampa risografica.
Riporto le loro parole perché, meglio delle mie, riescono a descrivere quanto sia interessante il loro approccio alla stampa risografica: “La stampa su un Risograph implica la traduzione della tua idea nella lingua della macchina e siamo qui per aiutarti a prendere decisioni“.
La pubblicazione che vi presento oggi è “Friends Make Book 2017”, una sorta di volume riepilogativo e di presentazione della tecnica risografica che chiude il 2017.
Il volume è stato creato sovrapponendo immagini erotiche prese da vintage magazines. Il risultato è una raccolta feticistica che ben evidenzia la particolare magia della stampa in risograph.

“Post-Butt” è il libro che vi mostra come il sedere sia uno strumento di promozione personale

Il libro di Melani de Luca “Post-Butt” è una vera chicca per appassionati del genere. Inizialmente nato come un progetto editoriale mentre Melani stava frequentando il master all’Accademia di design di Eindhoven, ha impegnato la giovane grafica e designer per più di un anno. È un libro che nasce dalla curiosità nata in Melani dopo aver notato “l’onnipresenza di culi su canali diversi; in particolare Instagram e video musicali”. La parte più dura è senz’altro stata quella della ricerca che però ha permesso di scoprire come il bootyfication esista in molti contesti diversi e come riesca ad influenzare l’arte e la società tutta attraverso linguaggi diversissimi tra loro come film, web, danza e clip.
Uno degli aspetti più curiosi e perciò interessanti del suo lavoro sta nell’aver notato che l’immagine con cui si mostrano i fondo schiena è notevolmente cambiata negli ultimi 20 anni. “La fotocamera si è abbassata, i fotogrammi durano più a lungo e il viso è spesso tagliato o addirittura completamente fuori dalla foto”, dice. La ricerca ha seguito una sua teoria propria teoria di fondo che si può riassumere nella teorizzazione definitiva:”l’ascesa del culo nei media non è stata affatto casuale”.
“Le immagini del culo sono incorporate nella nostra cultura e quindi hanno un’enorme influenza sulla nostra società e sul comportamento individuale”, spiega. “Anche se la musica e la danza sono viste principalmente come intrattenimento, hanno una funzione politica indiretta o talvolta diretta. Potremmo pensare che il fenomeno del selfie specifico sul fondo schiena, noto anche come belfie, possa essere assurdo, ma l’analisi della storia recente rende anche questo fenomeno improvvisamente logico. La viralità dei glutei parte dal dominio digitale ma ha ripercussioni nel mondo fisico”.
Dal punto di vista del design e della comunicazione è oramai diffusa l’idea di sfruttare il culo come uno strumento di branding, basti pensare a Jennifer Lopez che ha usato le sue natiche eccezionali già negli anni Novanta per celebrare la sua diversità e addirittura assicurarle con una polizza dedicata. Altre celebrità come Kim Kardashian e Nicki Minaj fanno esattamente la stessa cosa, trasformando il sedere in una zona di empowerment.
Accanto al libro, Melani ha anche creato un’installazione che mostra “ciò che di solito guardiamo in privato sui nostri telefoni” attraverso la creazione di  una serie di cuscini utilizzati per “innescare reazioni, positive o negative”.

Con un’introduzione di Charlotte van Buylaere, specialista di curatori e scrittori nel post-femminismo e nell’arte di Internet.
“Post-Butt” di Melani de Luca è quindi interessante, con la giusta dose d provocatorietà ed una importante cura del dettaglio anche dal punto di vista editoriale.

 

“Free the Nipple” ovvero “Tette libere”

Negli ultimi anni, l’artista francese Tiane Doan Na Champassak è diventato relativamente famoso per la grandiosità della sua collezione di riviste erotiche – nello specifico di quelle tailandesi – e per aver su queste ideato e realizzato un compendio di pubblicazioni che si riferiscono agli anni ’60 e ’70.
La parte però interessante del lavoro di Champassak è che, ad un certo punto, la sua attenzione si è soffermata sugli aspetti relativi alla censura di queste nudità, su cosa, come, quando e perché, questi corpi aggraziati venivano coperti e soprattutto sugli aspetti artistici con cui questa censura veniva posta in essere.

La sua attività di ricerca si appoggia anche alla campagna di sensibilizzazione contro le censure intitolata “Free the Nipple”  iniziata nel 2013 da l’attivista e filmmaker Lina Esco che lotta anche contro le strane censure del web che perpetuano e impongono tabù legati ai capezzoli femminili. Facebook per esempio proibisce graphic content che ritraggono immagini dei capezzoli. Il regolamento di Instagram chiede addirittura ai suoi utenti di “tenersi i vestiti addosso” ma, come sappiamo bene, questa regola sembra essere applicata solo ai capezzoli.

Nei sei volumi quindi vengono mostrati numerosissimi esempi di collage ripresi dalla sua vastissima collezione che conta più di 4000 libri. Questi infiniti esempi di censura vengono presentati in maniera ordinata ed elegante.

Ritagliati dall’immagine originale, mostrano tutto l’inventario con cui si può nascondere un capezzolo: dalle stelline alle note musicali, dalla classica biancheria intima fino ai fiori posizionati perfettamente sul luogo peccaminoso fino ad arrivare a casi ancora più creativi e fantasiosi.

Tutti e sei i volumi sono acquistabili presso la casa editrice RVB Books un editore indipendente dedicato alla progettazione e stampa di libri d’arte molto ricercati e interessanti che, all’interno della sua galleria d’arte, svolge anche un’interessante attività di promozione delle nuove e più originali pratiche editoriali.

Phile Magazine, perché ognuno ha il proprio sesso

Il magazine semestrale “Phile Magazine” è da sempre un magazine particolare, fin dalla scelta dei suoi temi centrali: le sottoculture sessuali, le tendenze e le pratiche dal punto di vista sociologico. Phile mira infatti a comprendere la complessità dei desideri umani, i loro risvolti più intimi e particolari per riuscire a gettar luce su come i membri delle diverse comunità sessuali siano in grado di esplorare e rispondere ai loro impulsi.

Da un’idea di Erin Reznick e Michael Feswick, Phile Magazine ha la propria base tra Berlino, Toronto e New York City, tre città che hanno molto da raccontare in tema di movimenti, atteggiamenti e protagonisti.

Phile si muove per evidenziare la più ampia diversità di prospettive fra le persone. Le storie raccontate riguardano l’approccio alla sessualità ma analizzato da infiniti punti di vista differenti, dalla sessualità, all’identità, dall’etnia alla religione.

Questo primo numero contiene temi quali il porno alimentare coreano (!!!), l’ecosessualità, i modelli dell’industria pornografica gay.