Il cinema d’animazione psichedelico giapponese di Belladonna of Sadness

Belladonna of Sadness è un film per adulti del 1973 scritto e diretto da Eiichi Yamamoto e prodotto dallo studio di animazione giapponese Mushi Production.
Ispirato al libro di fantascienza Satanism and Witchcraft di Jules Michelet, è il terzo e ultimo film della trilogia dal titolo Animerama.
La produzione del film occupò un arco di tempo di quasi sei anni, dal 1967 al 1973 ma fu un clamoroso fallimento commerciale contribuendo al fallimento della Mushi Production.
Il film, ambientato presumibilmente in un Medioevo decisamente più europeo che giapponese, inizia con un incipit folgorante in cui la bellissima Jeanne vuole sposarsi con l’umile contadino Jean contro la volontà del barone locale che nega la possibilità del matrimonio se non unicamente dopo il pagamento di una tassa molto ingente.
Di fronte all’impossibilità del giovane Jean di procurarsi una somma simile, il barone rapisce Jeanne e dopo averla violentata, la offre anche ai suoi sudici cortigiani.
Jeanne, assetata di vendetta ed in preda alla disperazione più profonda, viene tentata dal diavolo e decide di vendere la propria anima al demonio.
Belladonna è l’episodio più cupo della trilogia e le sue immagini sono chiaramente influenzate dall’arte e dall’estetica occidentale del periodo.
La grafica è caratterizzata da un tripudio di colori ed effetti psichedelici utilizzati anche e soprattutto nella terribile scena iniziale dello stupro che diventa un’esplosione di sensazioni che riempiono l’immagine e soffocano l’occhio dello spettatore, rompendo lo schermo per gridare con la forza dei sensi un ventaglio di emozioni potenti e disperate.
I bellissimi ed appena tratteggiati disegni della giovane protagonista si allontanano dalla classica animazione disneyana per assumere un carattere che sa molto più di arte plastica, di espressionismo e pop art tenuti insieme da una potenza lirica davvero rilevante.
L’utilizzo del colore di Yamamoto è lo strumento con cui accelera e frena in base ai momenti, passando senza sosta da Klimt a Degas, fino a Munch e Matisse anche se, a mio avviso, è evidente l’amore dello stesso Yamamoto nei confronti di Mondrian, soprattutto quello meno conosciuto e figurativo di Evolution e di Egon Schiele.

Mondrian, Evolutie – 1911
Schiele, Tulln an der Donau – 890

L’influenza dell’arte psichedelica californiana, e con essa l’art nouveau e l’opera di Gustav Klimt insieme alle illustrazioni dei Tarocchi, in particolar modo quelle di Harry Clarke sono il perimetro con cui mettere a fuoco questo tipo di lavoro.
Visionario, azzardato, eccentrico, sono solo alcuni degli aggettivi che sono stati utilizzati per descrivere questo lavoro che, se non ha avuto la fortuna nella sua contemporaneità, resta però ancora oggi, a distanza di 50 anni, un chiaro esempio di arte psichedelica di pregevole fattura e pienamente nel mood dello stile a cui voleva far riferimento.

Oskar Fischinger negli Anni Trenta inventa la moderna motion graphic psichedelica (pt.1)

Qualche giorno fa vi ho parlato QUI della poster art di Fabien Loris e di come il suo lavoro degli anni Venti e Trenta abbia in molti modi influenzato la grafica successiva.
Uno di quelli che molto si è ispirato alle forme geometriche di Loris, ai suoi colori forti e pieni, ed alla sua concezione dello spazio è senz’altro il grande Oskar Fischinger.
Oskar Fischinger è una delle figure artistiche più importanti del ‘900 e le difficoltà che si incontrano nel presentare i suoi lavori nascono già se si cerca di dare un’etichetta al suo lavoro.. illustratore? Grafico? Regista? Designer?
Innanzi tutto possiamo dire che è stato il primo e più importante innovatore nell’ambito della motion graphic, dell’animazione e del cinema astratto, ma
è davvero impossibile trovare un termine solo per definire la sua carriera.
La sua ricerca nelle arti visive è onnivora e sperimentale, underground nel senso più vero del termine, in quanto totalmente altra rispetto a ciò che lo circonda, connotata sempre da originalità e ricerca del nuovo sia come contenuti che come forma e mai del tutto apprezzata fino in fondo.

Quarto di sei fratelli, nasce in Germania nel 1900 e ben presto si avvicina ai lavori di Walter Ruttmann, da alcuni considerato l’inventore dell’animazione astratta di cui resta affascinato e che grande influenza avrà sulle sue future opere.

Walter Ruttmann
1887 – 1941

I lavori di Ruttman sono eteri, modernissimi per il suo tempo e visionari per il legame che cercano di instaurare fra la musica, i segni geometrici e il movimento di quest’ultimi.
Fischinger rimane estasiato da queste opere e inizia i suoi studi sulla motion graphic.

Walter Ruttmann – Lichtspiel Opus I (1921)

Il cinema è un’arte in piena fase di sviluppo, si sperimenta in ogni direzione, con ogni tecnica e Fischinger si getta a capofitto nello studio di nuovi materiali alla ricerca di effetti mai visti prima di allora.

Oskar Fischinger – (c) Center for Visual Music
1900 – 1967

Fischinger iniziò infatti a sperimentare dapprima con liquidi colorati e poi successivamente con materiali tradizionali, come cera e argilla arrivando ad inventare la Wax Slicing Machine, una macchina da presa che Fischinger ha usato per il proprio lavoro.
Ruttman autorizzò la macchina e la usò per creare effetti speciali per un altro film su cui era stato ingaggiato, un film di Lotte Reiniger. Ma Ruttmann non l’ha usato nei suoi film, ma solo per quegli effetti speciali per cui è stato assunto.
Dal 1926 inizia ad inserire nelle sue prova anche l’accompagnamento musicale che tanta importanza rivestirà nei suoi lavori.
Nel 1927, davanti ad improvvise difficoltà economiche, Fischinger prese in prestito delle somme di denaro dalla famiglia e successivamente anche dalla padrona di casa. Nel giugno del 1927 tentò di sfuggire ai creditori e quindi Fischinger decise di scappare di nascosto da Monaco a Berlino. Prese solamente il poco necessario per camminare quasi 600 chilometri attraverso la campagna tedesca e documentare attraverso un time-lapse il suo viaggio, un filmato che venne poi realizzato nei decenni successivi con il famoso nome Walking from Munich to Berlin.


Oskar Fischinger – Walking from Munich to Berlin (1927) –
(c) Center for Visual Music

Fischinger riuscì a completare la sua opera di musica Komposition in Blue del 1935 che lo fece conoscere anche nel mondo di Hollywood lavorando poi prima con la Paramount Pictures e poi con la Metro-Goldwyn-Mayer.
Nel 1928 fu ingaggiato da Fritz Lang che gli fornì per un periodo delle entrate regolari visto che i soldi per Fischinger saranno sempre un grosso problema.
Nel suo tempo libero continua però a sperimentare sul rapporto fra musica ed animazione.
Questi suoi lavori “Studien numero da 1 a 12” furono accolti bene in tutto il mondo, dal Giappone e al Sud America.
Nel 1932, Fischinger sposò Elfriede Fischinger, una sua cugina di primo grado.
Nel mentre i nazisti arrivarono al potere e di conseguenza le possibilità di sperimentare sulle nuove forme d’arte scomparvero rapidamente in quento considerate “arti degenerate”.

Oskar Fischinger – Composition in Blue – 195 estratto
(c) Center for Visual Music

Per chi intanto fosse interessato, vi consigliamo di dare un’occhiata QUA, dove troverete l’ultimo DVD dediocato ad Oskar Fischinger..

L’immagine in testa all’articolo e tutte le immagini di Oskar Fischinger sono utilizzate grazie alla concessione del (c) Center for Visual Music

Un libro dove il cinema viene illustrato attraverso la grafica minimale

Il libro di oggi è un prodotto tutto italiano anche se con un respiro internazionale. Si tratta di Minimal Filmun libro che parla di un cinema raccontato attraverso la magia visiva del graphic design o, viceversa, un libro di graphic design che racconta la magia del cinema.

Il volume nasce dalla mente del team di grafici di H57, una sigla nata nel lontano 2003 da un articolo di giornale in cui si racconta di una base segreta russa situata in una piccola isola al centro del lago d’Aral.
Leggendo direttamente dalla loro presentazione: “nessuno sapeva esattamente cosa succedesse su quell’isola, dove i pochi civili vivevano a stretto contatto coi militari, né tantomeno all’interno della base. Una vera e propria comunità avulsa dal resto del mondo. Gli elicotteri militari, unico punto di contatto tra base e terraferma, trasportavano i rifornimenti e provvedevano ogni 6 mesi al ricambio del personale. Alla fine della guerra fredda, con la caduta del muro di Berlino, gli ispettori Onu riuscirono finalmente a metter piede sull’isola e ciò che scoprirono fu agghiacciante: negli hangar numerati della base semi-abbandonata era stipato di tutto: scorie radioattive, armi batteriologiche, oltre al risultato dei più disparati esperimenti genetici condotti in loco. Trovarono anche parte della popolazione con gravi deformazioni dovute alla contaminazione proveniente dalle sostanze conservate alla base. Ma fu nell’Hangar n°57 che venne rinvenuto il virus più letale di sempre: così potente da poter spazzare via l’intera razza umana nel giro di poche settimane. Da quel racconto apocalittico scaturì l’idea di una linea di T-Shirt provocatorie, ciniche, irriverenti e rigorosamente politically uncorrect chiamata H-57.
Negli anni, nome e logo rimangono invariati, assurgendo a ruolo di mascotte e vero e proprio talismano anche per la successiva attività di comunicazione”.
L’intento di Minimal Film, pubblicato da Skira, consiste nel rappresentare l’emozione del cinema attraverso la sintesi estrema e la semplicità delle forme.
Un linguaggio immediato in grado di raccontare qualsiasi cosa attraverso i pittogrammi.

E poi c’è il colore o, meglio, gli abbinamenti di colore che, oltre a rendere ogni illustrazione visivamente impattante ed efficace, sottolineano la tensione narrativa generale del film.
Nelle pagine di Minimal Film troverete gran parte dei film che hanno fatto la storia: dall’immortale saga di Star Wars al cinema “d’autore”, passando per le serie tv, assurte oramai a protagoniste assolute delle produzioni hollywoodiane, come Game of Thrones e Breaking Bad.

Con “Pittori di cinema” i ragazzi di Lazy Dog ci regalano un’altro piccolo capolavoro editoriale

A cominciare dal dopoguerra, l’industria cinematografica italiana ha
avuto la necessità di coinvolgere artisti per illustrare e promuovere i propri film. Così nacquero i “pittori di cinema”, volgarmente detti “cartellonisti”, termine che non rende giustizia a ciò che viene definita come una vera e propria corrente artistica.
In questo volume di 432 pagine, prima opera di questo genere, vengono presi in esame 29 pittori, con 500 illustrazioni a colori spesso inedite che comprendono schizzi, bozzetti, opere provenienti da collezioni private, lavori scartati o destinati ad altri impieghi. Maurizio Baroni, profondo e appassionato conoscitore, autore e collezionista, attinge dal proprio nutrito archivio personale e passa in rassegna cinquant’anni di cinema italiano attraverso le sue locandine, i suoi manifesti e innumerevoli gustosi aneddoti.
Il calligrafo Luca Barcellona e l’art director e docente Andrea Mi prendono in esame gli aspetti legati rispettivamente al lettering e alla composizione grafica, mentre la storica dell’arte Alessandra Cesselon presenta uno per uno i pittori, contestualizzando le loro opere nell’ambiente artistico dell’epoca, da lei vissuto in prima persona in quanto figlia di Angelo, uno dei suoi principali esponenti. Il libro è rivolto ai cinefili e ai collezionisti, ma anche ai graphic designer e agli illustratori, agli studenti e ai professionisti, come documento storico per gli appassionati e insieme ispiratore per le nuove generazioni di comunicatori.
Il libro è rivolto agli appassionati di cinema, ai collezionisti e a chiunque voglia ispirarsi o approfondire le tematiche legate alla comunicazione visiva: illustratori, graphic designer, professionisti del settore, studenti.

Ho preferito utilizzare direttamente le parole scelte dal team di Lazy Dog per presentare questo splendido lavoro che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come questa realtà tutta italiana, stia velocemente divenendo un riferimento per quanto riguarda un certo modo di fare editoria che mischia sapientemente la tradizione grafica italiana, la cura artigiana del prodotto editoriale e un certo gusto pop tutto da scoprire.
Complimenti a Lazy Dog, un’altra gemma preziosa è stata inserita in un catalogo di per sé già ricco di tesori.

Un saluto a Bill Gold, maestro di grafica e poster del mondo del cinema

Che cosa hanno in comune i film Arancia meccanica, Casablanca, Barbarella, e L’esorcista? La risposta la trovate in un nome: Bill Gold.
Con una produzione sconfinata, lunga più di sette decenni e 2.000 poster, Bill Gold è stato l’uomo nascosto dietro ad alcuni dei più accattivanti e conosciuti manifesti di film che rimangono ancora oggi opere d’arte iconiche.
Ha collaborato con alcuni dei più grandi registi di sempre (Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick e Federico Fellini) ma è particolarmente noto il suo rapporto con Clint Eastwood: ha fatto le locandine di almeno 30 film da lui diretti o interpretati.

 

Nato il 3 gennaio 1921 a Brooklyn, New York. Dopo essersi diplomato alla Samuel J. Tilden High School, ha studiato illustrazione e design al Pratt Institute di New York. Ha quindi iniziato la sua lunghissima carriera di designer nel 1941 alla Warner Bros diventandone direttore del poster design nel 1947.
Nel 1962, Bill Gold crea Bill Gold Advertising a New York City e da li continua la sua attività realizzando poster epocali e stringendo un’intenso rapporto di amicizia con Clint Eastwood di cui produce tutti i poster.
Del 2011 è l’edizione uscita per Reelartpress del volume “Bill Gold Posterworks“, una curatissima retrospettiva che ne sancisce il suo essere una pietra miliare della poster art e del cinema.
il 20 Maggio scorso è morto ma possiamo dire che i suoi lavori restano e resteranno icone di oggi, di ieri e di domani.

 

Sto cercando di capire il perché impazzisco per i celebrity pattern di My metal Hand

Gainesville è una città degli Stati Uniti, capoluogo della Contea di Alachua, nello Stato della Florida e proprio qui lavora Jeff T. Owens, da alcuni conosciuto come JTO, mentre dai più come My  Metal Hand.
Il lavoro di Jeff può tranquillamente rientrare nel grande universo del pop graphic, quell’universo grafico popolato – soprattutto negli U.S.A. – da illustratori e creatività che traggono le loro maggiori idee dal mondo della musica, della TV e più in genere dello star system.
Anche Jeff rende l’immancabile tributo stilistico a colui che forse per primo ha davvero capito la bellezza che si può nascondere dietro ad un ritratto di Bob Dylan o di qualsiasi altra star, quel Robert Crumb che davvero si può dire che ha dato inizio al tutto.
Da qui però inizia il mistero per cui, da giorni, non riesco a stare senza dare una sbirciata a quelli che lo stesso Jeff definisce i suoi Celebrity Patterns, una raccolta ancora in corso d’opera di suoi lavori che, partendo dal lavoro su un personaggio celebre, arriva ad uno sfondo moltiplicato e simmetrico che i miei occhi non riescono a non ammirare.

 

L’importanza della tipografia nel cinema spiegata attraverso 3 film che avete visto

Prima di iniziare a leggere il pezzo di oggi che riguarda il rapporto fra tipografia e cinema, è bene stabilire una regola: l’arte della realizzazione del film è interconnessa con la progettazione grafica. L’arte tipografica è necessaria e importantissima per trasmettere l’essenza stessa di un film e questo vale sin dalle prime pellicole nate nella Hollywood oramai di un secolo fa.
La tipografia racconta molto di un film, più di quanto generalmente si creda. Attraverso le sempre più ricercate sequenze dei titoli iniziali e finali, con i poster ufficiali e non e con tutta una serie di altri elementi grafici, la tipografia da il senso e lo stile al film.
Sull’onda lunga della serata degli Oscar 2018, ecco dunque alcuni casi che dimostrano meglio di tante parole come specifici caratteri tipografici siano riusciti a trasmettere una precisa personalità con un linguaggio visivo iconico e ultra riconoscibile.

Psycho” di Saul Bass
Psycho di Alfred Hitchcock è un ottimo esempio di ciò che la tipografia può offrire al grande schermo. In questo progetto il grande Saul Bass, grafico e poster artist geniale, ha utilizzato una serie di linee strutturate per scomporre e ricomporre il carattere News Gothic. Con questa idea, Bass invita lo spettatore a entrare e uscire dallo schermo. Il News Gothic, parente stretto del ben più famoso Franklin Gothic, è uno dei caratteri più iconici progettati da Morris Fuller Benton, per molti anni a capo del design department dell’American Type Founders (ATF). Questo austero carattere tipografico è stato ampiamente utilizzato in editoria e pubblicità fin dalla sua nascita risalente all’incirca al 1908.
Le linee sulla sequenza del titolo del film provengono da diverse aree dello schermo e non interrompono mai la formazione o l’intersecazione delle parole, questo continuo movimento conferisce un effetto drammatico e, allo stesso tempo, emozionale.
Tuttavia, il vero logo di Psycho che tutti conosciamo è stato mantenuto rigorosamente uguale all’originale creato da Tony Paladino perché Hitchcock riteneva che fosse un esempio di perfezione tipografica.


Saul Bass, uno dei più importanti grafici della storia del cinema e non solo, ha lavorato per alcuni dei più grandi registi di Hollywood tra cui si possono ricordare Billy Wilder per Uno, due, tre!, Stanley Kubrick per Shining, Martin Scorsese per Cape Fear ed un’altra infinità di leggende.

Pulp Fiction” di Pacific Title
Forse il film più cool degli anni ’90, “Pulp Fiction” è una commedia nera con dialoghi eclettici, ironia e violenza scritta e diretto da Quentin Tarantino. Per il titolo principale, Pacific Title utilizzava un carattere tipografico Serif Slap piuttosto particolare chiamato Aachen progettato da Alan Meeks sotto la supervisione di Colin Brignall e pubblicato da Letraset nel 1969.
Pur essendo un lettering particolarmente corposo ed ingombrante, dopo Pulp Fiction, Aachen è diventata una font assai popolare per i title sequence.
Un aspetto che a me ha colpito molto è l’utilizzo spinto di effetti tipografici dai colori assai vivaci come le ombre esterne e le lettere evidenziate, escamotage riuscitissimo per attirare l’attenzione dello spettatore.

Alien” di R / Greenberg Associates
La sequenza del titolo e la creazione del poster del film “Alien” diretto da Ridley Scott nel 1979 appartiene allo studio R/Greenberg Associates di Richard & Robert Greenberg. Per il poster di Alien e soprattutto per la sequenza di apertura il font utilizzato è una versione tiny della classica Helvetica Black, appositamente progettata con le lettere spezzettate e un maggiore spazio tra gli elementi.
Greenberg Associates hanno collaborato negli anni ad alri film di grande successo come Superman, Flash Gordon, Arma Letale, etc.

“EGO” è un libro in formato magazine che presenta alcuni personaggi con una sviluppata coscienza di sé

Il termine “EGO” deriva dal latino ego che significa io. La capacità cioè tipica dell’essere umano di avere autocoscienza di sé come unità distinta dal resto che lo circonda. Senza scomodare filosofi o psicoanalisti, il prodotto editoriale che vi presento oggi, hanno invece puntato sull’aspetto più pop del termine declinandolo in maniera elegante e intelligente su quelli che sono alcuni esempi di EGO assai sviluppato nella nostra società.
Tutti i personaggi che sono stati inclusi nella pubblicazione sono personaggi famosi di cui sentiamo parlare quotidianamente anche se in ambiti assai diversi tra loro.


Per non lasciare comunuqe il lettore sperso nei meandri delle varie teorie e per contestualizzare quella che è la storia infinita dell’Io, nel libro ci sono alcuni suggerimenti e informazioni utili per capire quella che è l’analisi dell’Io da Freud a Erik Erikson. Lo scopo dichiarato dei tre giovani grafici portoghesi: Marisa PassosMariana PerfeitoDavid Salgado che hanno progettato e realizzato questo lavoro è quella di evidenziare il forte contrasto tra i classici approcci al tema dell’Io e come questo si manifesta nella società contemporanea in settori quali la musica, lo sport, i media etc. Una scelta interessante è quella di utilizzare per questi diversi tipi di informazioni, diversi tipi di carta con diversa luminosità, consistenza e dimensione.
Inoltre, anche la griglia risulta diversa a seconda che riguardi le informazioni classiche o quelle contemporanee.
“EGO” è un libro in formato rivista, ricercato nelle scelte tipografiche e relativamente classico in quelle grafiche che mostra come si possa unire un tema insondabile come l’EGO alla realtà quotidiana senza per questo divenire banali o incomprensibili.

“Little White Lies” torna e vi propone il memory game definitivo illustrato sul mondo del cinema

Ecco uno di quesi post che dovreste tenere frai preferiti, almeno fino a quando non scatta l’ora x del regalo al vostro amico o amica appassioanto di cinema a ui non sapete mai cosa regalare durante le feste o per il compleanno.
“The Little White Lies Movie Memory Game” è infatti la risposta a questo tipo di problema.
Riesci a ricordare l’arma preferita di Dirty Harry? La testa di un cavallo mozzato significa qualcosa per te? O che ne dici di un paio di scarpe luccicanti con poteri magici?
Il magazine bimestrale “Little White Lies“, che va sempre tenuto con un occhio di riguardo se non altro per le splendide copertine che ci regala, ne ha inventata un’altra e questa volta non ha veramente lesinato in termini di originalità e fantasia.

Questa volta infatti ti sfida a mettere alla prova la tua agilità mentale e la tua preparazione in termini di culturale pop con “Movie Memory Game” un gioco di carte illustrato per chi è davvero appassionato di film.
La confezione contiene 50 carte e una guida per i 25 film presi in esame.
Tutte le carte sono di altissima qualità, confezionate in una piccola scatola che è di per sé una bellezza!
Inoltre viene fornito insieme con una piccola guida che da le informazioni necessarie su ogni carta. Le descrizioni di ogni film sono divertenti e per quei film che non hai visto – anche se in una collezione del genere dovrebbero essere pochi – viene spiegato il significato.
I tre cervelli di Little White Lies: Huck Oliver Stafford, Laurène Boglio e Timba Smits sono affiancati da altri sei contributors per illustrare questo squisito gioco fra cui Laurent Boglio e Jason Ngai.
Provate a fare una partita ed immagino che difficilmente riuscirete a smettere prima che sia troppo tardi.

“Now playing” il libro dove cercare i dettagli nascosti dei tuoi registi preferiti

Perfettamente illustrato da Alexandre Clérisse, premiato grafico e autore di fumetti francese, “Now Playing” è uno di quei libri che gli americani chiamano seek-and-find book, cioè quelli dove tu devi cercare a trovare dei particolari segni o oggetti o persone all’interno dei disegni o, come in questo caso, all’interno delle bellissime illustrazioni di Clérisse.

Già di per se potrebbe ispirare un pò di curiosità la cosa, ma per coloro i quali ancora non sono interessati, va sottolineato come i particolari da individuare nelle diverse illustrazioni del libro siano tutti riguardanti film di registi di culto per un certo tipo di spettatore.
Parliamo infatti di film di 12 registi quali Tim Burton, Stanley Kubrick, Wes Anderson, Alfred Hitchcock, Steven Spielberg, Quentin Tarantino, i fratelli Coen e altri.

Ogni volta diversi e tutti da scoprire, i particolari o i personaggi nascosti vanno da elementi facilmente riconoscibili a veri e proprie sfide al lettore che in queste 56 pagine edite dalla Chronicle Books potrà divertirsi a misurare il proprio feticistico amore per i registi e l’altrettanta feticistica conoscenza dei film che ha amato.

Secondo me questo è un gran bel regalo, ma solo per gli amici giusti.

SHOP: chroniclebooks.com

 

 

 

Raccontare il cinema in ordine alfabetico: “Shelf Heroes”

Che cosa è “Shelf Heroes”?

Shelf Heroes” è una gran bella fanzine creata da persone che amano il cinema e stampata senza una cadenza definita. L’obiettivo del progetto è quello di celebrare i film – non solo i blockbuster – affrontandoli seguendo un ordine alfabetico.

Il materiale che da corpo a “Shelf Heroes” è proviene da artisti e scrittori che, seguendo appunto una lettera dell’alfabeto, discutono e affrontano i relativi film… per capirci, partendo dalla lettera “A” saranno affrontati Apocalypse Now, Avatar e via via tutti gli altri.

Nell’ultimo volume, contraddistinto dalla lettera “E” sono presenti 70 autori che hanno contribuito a rendere il numero ancora più grande e migliore.

Oltre agli articoli su Paul W.S. Anderson, Evil Dead II, Eternal Sunshine, e l’Esorcista è molto curata anche la parte grafica con una short fiction ispirata ad Elephant Man e 59 illustrazioni esclusive ispirate ai film presi in esame.