Tad Hunter, il poster artisti di cui non sappiamo (quasi) niente

Uno degli artisti più difficili da scovare fra i disegnatori di poster psichedelici durante gli anni Sessanta psichedelici è senz’altro Tad Hunter.
Hunter, che dalla seconda metà degli anni Sessanta inizò a firmare tutti i suoi poster con lo pseudonimo San Andreas Fault, creò manifesti che pubblicizzavano i concerti che si svolgevano presso il noto locale Avalon Ballroom, uno dei locali storici di San Francisco, gestito da Chet Helms della Family Dog dal 1968 al 1969.
Altri suoi lavori furono tampati per un altro storico locale di San Francisco, lo Straight Theatre di Haight Street nel 1968.
Hunter ha creato almeno otto poster per l’Avalon e almeno quattro per lo Straight e ha anche disegnato poster per altri concerti a Sacramento, San Bernardino e San Rafael dal 1968 al 1970 e un poster del 1976 per un concerto a Fairfax, California.

Tad Hunter, 1970

Tad Hunter, alias The San Andreas Fault, ha creato questo volantino per il Family Dog durante il suo viaggio sulla Great Highway di fronte all’Oceano Pacifico, per un concerto di tre giorni che si è concluso in questo giorno 46 anni fa nel 1970. Abbastanza semplice in design con il famoso logo FD creato da Wes Wilson con “Chief Emmet”. Sul conto quella sera c’era It’s a Beautiful Day, Osceola, Saw Buck e Temporary Optics. Dato che in questi periodi il denaro era abbastanza ridotto per il cane, generalmente venivano fatti solo volantini a colore singolo. Allo stesso modo, è una figata Non pensare?

Nelle pochissime notizie che troviamo sulla sua carriera, è interessante scoprire anche il suo lavoro di fumettista che lo porta a disegnare alcune tavole di The All Losers Squad, una serie che risale alla metà degli anni Settanta scritta da Chester Crill (aka Max Buda) della band Kaleidoscope di cui nel 1968 disegna anche la copertina del disco dal titolo A Beacon From Mars.

Cover album “A Beacon From Mars” dei Kaleidoscope, 1968

Il fumetto dal titolo The All Losers Squad risale alla metà degli anni Settanta e sarà seguito dalla serie Fuktup Funnies.
The All Losers Squad è scritto interamente da Max Buda e disegnati da Marty Nelson, i Fabulous Potts Brothers e appunto Tad Hunter.
The All Losers Squad è un fumetto che risente delle influenze della Justice League con inserti in stile Disney – come il personaggio Mickey Rat – il tutto rivisitato con la consueta verve sopra le righe del periodo psichedelico.

The All Losers Squad – cover
The All Losers Squad – interno
The All Losers Squad

A dimostrazione dell’interesse di Tad Hunter per il mondo del comix underground c’è un altro indizio.
Il 17-18 aprile 1970 la band The Sons si esibì al fianco di Elvin Bishop e Stone Ground durante un concerto all’Università di San Diego.
Proprio la firma San Andreas Fault compare su di un poster per questo concerto che negli ultimi anni è diventato oggetto da collezione molto ricercato e quindi costoso.
La bellezza del poster sta infatti nel suo essere crossover – pensate alla cover di Cheap Thrills che Robert Crumb disegnò nel 1968 per Janis Joplin e la sua band – fra sdue generi fino a qualche anno prima del tutto distanti: la grafica musicale ed il mondo del fumetto.

San Andreas Fault, 1970

L’iconico poster di Hunter riporta classicamente i dettagli per il concerto in programma, insieme ad una grande immagine dell’incredibile Hulk. Durante questo periodo degli anni ’60 infatti, i personaggi Marvel Comic stavano cavalcando un’ondata di popolarità conosciuta come Marvelmania.
Le immagini fornite da Tad Hunter rendono quindi omaggio ai lavori su Hulk di Herb Trimpe e John Severin.
E’ un vero peccato non riuscire a rintracciare maggiori informazioni su un artista come Hunter che, per usare le parole di Max Buda:”He has in recent years become a monk and ain’t talking“.

San Andreas Fault, 1968
San Andreas Fault, 1968
San Andreas Fault, 1968
“Androgyny”, San ANdreas Fault
“Torso”, San Andreas Fault

La stampa underground in Texas ed il suo stile unico

Space City! è stato un underground magazine fondato da Thorne Dreye e pubblicato nella conservatrice città di Houston, in Texas, dal 5 giugno 1969 al 3 agosto 1972.
Dreye era già conosciuto nell’ambiente della controcultura in quanto presente nel gruppo di ideatori del movimento non violento e progressista denominato Students for a Democratic Society SDS ed ex membro dello staff del più importante progetto editoriale underground del Texas, The Rag magazine fin dal 1966.
Altri collaboratori erano Victoria Smith, ex giornalista del dispaccio del St. Paul Dispatch, Cam Duncan e Sue Mithun Duncan e i giornalisti progressisti Dennis Fitzgerald e Judy Gitlin Fitzgerald.
Cover of Space City! con lo staff del magazine, Houston, Texas, Vol. 3, No. 1, 1971.
Thorne Dreyer, nativo proprio di Houston, e la Smith avevano lavorato insieme a New York al Liberation News Service (LNS) prima di tornare a Houston per creare Space City!.
Bill Narum collaborava come Art Director, Kerry Fitzgerald – in seguito noto come Kerry Awn – era il fumettista principale e Tary Owens e John Lomax III scrivevano gli articoli di musica.
I primi dodici numeri di Space City! furono pubblicati sotto il nome di Space City News, ma, a partire dal numero 13 del gennaio 1970, il nome fu cambiato in Space City! con il punto esclamativo. Questo cambio è dovuto alla scoperta di un’altra pubblicazione che stava già usando il medesimo nome.
La testata di Space City!

Space City! è stato uno dei più magazine importanti della seconda generazione della stampa underground americana – sviluppando una propria predilezione per il suo giornalismo di inchiesta, la ricerca sulle forme con cui si struttura il potere e sulla immancabile copertura della scena artistica locale.
Nel suo libro del 1976 How to be a Folksinger sulla storia della musica folkl in Texas, il cantante e studioso Hermes Nye definisce Space City! “un foglio ben scritto, vivace .[..] che ha anche avuto un occhio per vivido, sarcastico e anti convenzionale nel raccontare la storia di Houston con una grafica ed una poesia di altissimo livello”.
Space City! è infatti un solido prodotto editoriale composto anche da recensioni e ampi e approfonditi articoli culturali.
Secondo le dirette parole di Thorne Dreyer, Space City! era il centro della comunità controculturale di Houston, sostenitore instancabile delle attività delle diverse organizzazioni alternative locali quali la cooperativa alimentare, il centro di supporto e aiuto alle prime forme di tossicodipendenza dalla droga e il locale rock gestito dalla comunità chiamato Of Own Owne.
Space City! supportava inoltre la vita di altri diversi magazine underground che aiutava a distribuire anche nelle scuole superiori della città di Houston .
Inizialmente bisettimanale, il magazine si è interrotto per due mesi a partire dal febbraio 1971 per poi ripartire nell’aprile 1971 come settimanale grazie ad una raccolta fondi di 3000$.
Dopo la pausa Space City! ha modificato il suo focus diventando più mainstream, spostando il suo pubblico dalla gioventù rivoluzionaria alla più vecchia intellighenzia liberale che ascoltava la radio locale KPFT dove lavoravano altri ex collaboratori di Rag.
In questo momento Space City! comincia a prestare maggiore attenzione alle notizie e alla politica locali, che in precedenza aveva totalmente sdegnato aggiungendo firme alla propria redazione provenienti dai giornali tradizionali e allestendo una vera e propria sede in città.

Space City, 1970

Durante i tre anni di turbolenta esistenza, gli uffici di Space City! furono attaccati più volte anche con sparatorie e addirittura bombe nelle automobili dei componenti della redazione, nel quale nessuno, fortunatamente, fu gravemente ferito.
Anche la vicina Dreyer Galleries, una galleria d’arte di proprietà della madre di Thorne Dreyer, nota artista Margaret Webb Dreyer, ha ricevuto attacchi armati di intimidazione per le attività editoriali del figlio.

Thorne Dreyer nel 1966.

Addirittura una freccia è stata lasciata sulla porta della rivista con un adesivo che minacciava: I cavalieri del Ku Klux Klan ti stanno guardando.
Ancora più violenti sono stati gli attacchi del 1970 in seguito al fatto di cronaca che riguardò la morte del giovane ragazzo di colore Carl Hampton, fu ucciso a colpi di arma da fuoco.
Space City! affrontò il tema riportando in copertina la foto di Hampton con la chiarissima dicitura: La polizia di Houston ha assassinato Carl Hampton.

The Space City, 1970

In mezzo a tutto questo, Space City! ha contribuito a trasformare Houston in una città che si vanta con orgoglio di essere una delle città più multietniche degli Stati Uniti.

The Space City!, 1969

La copertina dell’edizione del 5 giugno 1969, compleanno della rivista, presentava Pancho Villa che era nato nel medesimo giorno del giornale.
Queste notizie, e molto altro ancora, potete trovarle all’interno del ricco volume dal titolo Boys From Houston: The spirit and image of our music in cui viene ricostruita la vivacissima scena controculturale dello stato del Texas, non sempre presente nei resoconti storici della cultura underground degli Anni Sessanta.

Boys From Houston: The spirit and image of our music di Vicky Welch

Altra ottima fonte per ricerche sull’editoria underground dello stato del Texas è senz’altro l’archivio digitale Independent Voices.
Infine, è da segnalare, il volume del 1982 dal titolo Homegrown: Austin Music Posters dal 1967 al 1982 che restituisce al meglio la poster art di

Homegrown
Austin Music Posters dal 1967 al 1982

Ultima segnalazione, necessaria per completare il focus sulla storia di Space City! è senz’altro quella di Kerry Fitzgerald, meglio noto come Kerry Awn, fumettista, attore, muralista, comico, musicista, iconografo e artista poster americano ancora oggi attivissimo.
Awn divenne, negli anni Settanta, famoso come artista di pster per concerti e come membro della band Uranium Savages.

Poster di Kerry Awn
Poster di Kerry Awn, 1980
Poster di Kerry Awn, 1978
Poster di Kerry Awn, 1976

Insieme a Awn, l’altro nome da tenere d’occhio, per gli amanti della grafica, della poster art e dell’underground comix americano e non solo, è sicuramente Micael Priest che, proprio insieme a Awn, faceva parte del collettivo di artisti dallo stralunato nome di Armadillo World Headquarters. di cui spero di potervi parlare in un’altra occasione.
Lo stile di entrambi, molto simile e molto influenzato del fumetto del maestro Robert Crumb e da Gilbert Shelton, rappresenta benissimo quella che era l’estetica dell’editoria underground texana, da Rag a Space City!.

Poster di Micael Priest
Poster di Micael Priest
Poster di Micael Priest

Le riviste degli Young Lords: un universo mai esplorato

Negli anni ’50, una serie di gruppi etnici risiedevano nell’area del Lincoln Park e all’inizio degli anni ’60 una consistente comunità portoricana si stabilì intorno ai confini sud-occidentali dello stesso quartiere.
In quel momento, Orlando Davila formò il gruppo The Young Lords per contrastare la crescente ondata di razzismo e violenza contro la comunità portoricana da parte di altre bande giovanili.
Nel 1964, Jose (Cha-Cha) Jimenez assunse la guida degli Young Lords.

José (Cha-Cha) Jiménez

Alla fine degli anni ’60 gli Young Lords diressero le loro attività verso le problematiche sociali ed economiche che erano quelle più sentite dalla comunità portoricana di Lincoln Park.
E’ innegabile che tutti i movimenti, e così anche quello degli YL hanno subito molto l’influenza estetica e politica del Black Panther Party (BPP) e della grafica del loro artista di riferimento Emory Douglas, rafforzando anche in loro l’esigenza di dotarsi di magazine, fogli, quotidiani e tutto quanto fosse cartaceo e comunicativo.
Le loro tattiche di attivismo erano audaci e sempre sorprendenti per il periodo ed includevano una miscela di proteste di strada, di occupazioni di edifici e di distribuzione di cibo. Questo loro mix esplosivo di creatività politica colpì rapidamente l’attenzione dei media.
Molta importanza nello sviluppo e nella diffusione del movimento ebbero come sempre le varie riviste pubblicate dall’organizzazione che documentano alla perfezione le loro preoccupazioni e le loro attività.
La Young Lords Organization inizia a pubblicare il proprio giornale, “Y.LO.“, il 19 marzo 1969 come pubblicazione mensile di 12 pagine di articoli, opere d’arte e fotografie, in inglese e spagnolo.
Il contenuto riguarda una varietà di locali, nazionali e lotte internazionali: dalle campagne di quartiere per i diritti alla casa ai
movimenti rivoluzionari armati.

Y.L.O., vol. 1, no. 1
1969
Y.L.O., vol. 1, no. 1

Il secondo numero appare già più strutturato e graficamente ricercato con uso maggiore di illustrazioni e un’impaginazione meno confusa.

Y.L.O., vol. 1, no. 2
1969

Gli YL usavano il giornale per coltivare un’immagine di se stessi come un gruppo profondamente influenzato dalla cultura portoricana.

Y.L.O., vol. 2, no. 6
1970

Dal 1970, a dimostrazione della maggior strutturazione del gruppo e della sempre più viva attenzione all’editoria ed alla comunicazione, gli YL iniziano a pubblicare anche una newsletter ciclostilata intitolata “Palante: Latin Revolutionary News Service” che rimanda molto da vicino al Liberation News Service LNS già strutturato dall’editoria underground più vicina al movimento hippie.
A partire dal maggio del 1970, Palante divenne un quotidiano a cadenza bisettimanale.

Vol. 2, No. 2,
1970
Vol.2, n.7
1970
Vol.2, n.17
1970
Vol.2, n.4
1970

“Palante”, dopo i primi numeri molto semplici e schematici, diventa con il tempo molto interessante dal punto di visto grafico e tipografico visto che molti degli associati ai Young Lords erano artisti ed iniziarono a decorare vivacemente le pagine del giornale.
Il lavoro svolto per produrre e distribuire questi giornali era considerato indispensabile per lo sviluppo intellettuale e politico dell’organizzazione e dei suoi attivisti.
I giornali erano visti come un strumento educativo, il mezzo principale attraverso il quale coinvolgere le persone innalzando il loro livello di coscienza di classe e guadagnando nuovi simpatizzanti e proprio per questo ne furono prodotti un numero veramente considerevole visti i mezzi a disposizione.
L’editoria underground resto dunque uno degli strumenti migliori per conoscere la storia dei movimenti, delle persone e delle rivendicazioni che nel tempo le società hanno fatto emergere dovunque vi fossero diritti negati, voglia di libertà e rivendicazione di nuovi stili di vita.

Vol.2, n.7
1970
1970

Sara Panepinto ha ideato e realizzato una sua piccola autoproduzione sul tema della Psichedelia e Controcultura

Sara Panepinto è una graphic designer di 25 anni originaria della Sicilia.
Nel 2015 si è laureata in graphic design e comunicazione visiva ed attualmente sta frequentando il corso di comunicazione e progettazione editoriale all’ISIA di Urbino.
Principalmente focalizzata su identità e branding, visualizzazione dei dati e illustrazione, fra i suoi lavori, ho notato un piccolo libretto dedicato alla controcultura realizzato nel 2016 dal titolo 
Psichedelia e controcultura“.
Stando alle sue parole “Psichedelia e controcultura è un progetto di analisi e ricerca svolto durante il corso di storia dell’illustrazione, in riferimento al movimento artistico della controcultura degli anni Sessanta e dei movimenti di contestazione giovanile in Nord America e in Europa.
Sono presentati i principali nomi e fenomeni che hanno contribuito a dare una forte spinta innovatrice al mondo della grafica e dell’illustrazione. Nomi quali Milton Glaser e Peer Max fino a due dei cosiddetti Big Five della poster art californiana: Wes Wilson e Vicotr Moscoso.
Molto composto nella sua veste grafica, il piccolo volume di Sara contribuisce però bene ad inquadrare un fenomeno fornendo brevi spunti per conoscere i punti di riferimento e le influenze così come le principali figure e derive stilistiche.
Spero sia un primo lavoro che venga ulteriormente approfondito in futuro visto che in Italia ne esistono pochi ben fatti e quasi tutti di pochi autori di riferimento che, pur conoscendo benissimo l’argomento, restano pur sempre voci isolate e sempre le stesse.
Avanti.