Frank Rudolph Paul, ovvero il grafico fra il pulp e la fantascienza

Qualche settimana fa vi ho presentato QUI Karel Thole e la sua grafica rivoluzionaria nel mondo dell’editoria di fantascienza.
Il personaggio di oggi appartiene a questo filone della grafica indipendente pur con le sue dovute e specifiche differenze sia stilistiche che soprattutto temporali visto che Frank Rudolph Paul è forse uno dei primi illustratori ad aver dato al genere science fiction le caratteristiche che per molti anni lo hanno caratterizzato.
Paul è stato innanzitutto un illustratore americano di riviste pulp ma appunto sempre sottolineando il suo amore per la fantascienza.
Paul è una scoperta di quel genio di Hugo Gernsback, inventore, editore e scrittore a cui viene generalmente riconosciuta proprio la paternità del genere science fiction con la rivista Amazing Stories.


Paul è stato un illustratore fondamentale nel definire lo stile sia delle copertine che più in generale della grafica degli interni dei nascenti libri di quel sottogenere definito poliziesco di fantascienza che riscuoteva molto successo negli anni ’20.
La storia di Paul inizia il 18 aprile 1884 a Radkersburg, in Austria-Ungheria da padre ungherese e madre Cecoslovacca.
Emigrato negli Stati Uniti nel 1906, nel 1913 sposa Rudolpha Costa Rigelsen con cui ha ben quattro figli.
Studia arte a Vienna, Parigi e New York dove inizia a lavorare per il Jersey Journal dovesi occupa di progettazione grafica.
Proprio Hugo Gernsback lo assume nel 1914 per illustrare The Electrical Experimenter, una delle mie riviste e progetti fuoriusciti da questo interessantissimo personaggio.
Lo stile di Paul si caratterizza subito per i toni drammatici delle sue illustrazioni che spesso comprendono enormi macchine spaziali e futuristici robot dai colori sgargianti e, aspetto singolare per il periodo, la scarsissima presenza di volti umani, addirittura quasi del tutto assenti quelli femminili.
Nella sua carriera Paul dipinge 38 copertine per Amazing Stories dal 1926 al 1929 e 7 per Amazing Stories più una serie interminabile di illustrazioni per gli interni.

Quando Gernsback lascia Amazing Stories nel 1929, Paul lo segue nelle altre avventure editoriali come Wonder Stories dal giugno 1929 all’aprile 1936.
Paul in questo periodo lavora anche alle copertine di Planet Stories, Superworld Comics, Science Fiction magazine fino addirittura al primo numero di Marvel Comics.

Le visioni di Paul mostravano robot, astronavi e alieni ad un pubblico che nemmeno possedeva il telefono e questa suo essere profondamente visionario ha influenzato autori quali Ray Bradbury, Arthur C. Clarke che i seguito avrebbero reso popolare al grande pubblico il genere science fiction.
Un altro aspetto tipico di tutti i lavori di Paul è il suo sguardo tecnico e strutturale all’interno delle illustrazioni dove emergono chiaramente – soprattutto nei lavori in bianco e nero – i suoi studi di architettura.

A Frank R. Paul possono essere accreditate alcune delle novità che poi diverranno elementi fondamentali nell’estetica di fantascienza come la prima rappresentazione di una stazione spaziale in Science Wonder nel 1929 o la prima raffigurazione di un disco volante apparsa quasi due decenni prima dei fantomatici avvistamenti dei primi oggetti volanti.
Frank R. Paul muore il 29 giugno 1963 nella sua casa di Teaneck, nel New Jersey e nel 2009 viene inserito nella Science Fiction Hall of Fame.

Karel Thole ovvero la nascita della grafica di fantascienza

Come credo avrete capito se seguite le pagine delle Edizioni del Frisco, la storia della grafica e dell’editoria underground o indipendente è una materia ostica sia per i confini magmatici, sia per la continua e intrinseca voglia di sfuggire a definizioni e analisi di sorta.
Uno dei punti da cui partire parlando di questi temi è infatti la necessità di forzare un pò la mano con le definizioni pur sapendo che sicuramente non sono sempre perfettamente centrate ma sono funzionali allo studio, alla ricerca ed all’analisi necessari per una visione d’insieme del fenomeno underground.
Finita l’intro pallosa ma necessaria soprattutto per i puristi lessicali o di genere, ecco presentare un nome che infatti potrà far storcere il naso se inserito nell’ambito underground ma che, a mio avviso, ne fa parte a pieno titolo, non fosse altro per la marginalità iniziale del genere – la fantascienza – e la sua radicalità visiva e stilistica rispetto a ciò che esisteva prima e durante la sua carriera.
Con Karel Thole inizio a parlarvi della grafica relativa alla fantascienza che credo incontrerà altre figure anche meno conosciute e che – anche qua forzando un pò la mano – passa dalle opere di Hans Ruedi Giger, fino ai contemporanei lavori di Thomas Kuntz ed i suoi automi contemporanei.

Hans Ruedi Giger
Thomas Kuntz automata

Karel Thole nasce il 20 aprile 1914 a Bussum, città dei Paesi Bassi a Sud Est di Amsterdam, in una famiglia che conta ben 11 figli.
Fi da bambino segue la sua vocazione artistica frequentando la facoltà di disegno del “Rijksmuseum” di Amsterdam.
I primi lavori sono nel campo pubblicitario in cui disegna manifesti pubblicitari, esegue ritratti, pitture murali ed illustrazioni in bianco e nero per alcuni libri ed inizia a disegnare le prime copertine di libri.
Nel 1942 sposa Elizabeth e, finita la guerra, si avvicina ancora di più al mondo dell’editoria. Oltre ad illustrare numerosi libri e periodici olandesi, Karel collabora con più di cinquanta editori differenti.
Sue sono le illustrazioni per la versione olandese della celebre saga di Guareschi Don Camillo diventando un affermato illustratore che però stenta a fare il definitivo salto di qualità.
Nel 1958 decide di trasferirsi a Milano – dove il mercato editoriale era in grande espansione – per esplorare nuovi ambiti artistici.
Dopo aver lavorato per alcune case editrici, tra cui Rizzoli, è con Mondadori che Thole raggiunge il grande pubblico.
Gli vengono infatti affidate le copertine della collana di fantascienza Urania che per 25 anni diventa il luogo delle sue infinite invenzioni grafiche.
I suoi sono lavori di fantascienza ma intrise di chiare sfumature horror e humor, supportate da una ragguardevole cifra tecnica e stilistica.
La sua prima copertina è quella del numero 233, pubblicato il 3 luglio 1960.

Urania – 47
L’impossibile ritorno

I famosi “tondi” lo renderanno celebre ad un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo con i suoi numerosi riferimenti al surrealismo di Dalì che tanto influenzerà tutta la grafica musicale del progressive italiano degli anni Settanta italiani, e certi ammiccamenti anche al mondo della sexploitation e dell’hardboiled americano.

Contemporaneamente lavora anche per altri editori europei, tra cui la casa editrice tedesca “Heine”.
Nella seconda metà degli anni ottanta, a causa di un progressivo ed inesorabile peggioramento alla vista, la sua attività si riduce sensibilmente. Nonostante questo problema la sua voglia di disegnare e di scoprire nuove strade del suo lavoro non vengono meno.
Nel 1993 si trasferisce con la moglie a Cannobio, sul Lago Maggiore.
La sua ultima copertina per la collana di “Urania” è quella del numero 1330, pubblicata nel 1998.

Questo post non sarebbe stato possibile senza il lavoro di ricerca di Giuseppe Lippi e del suo sito dedicato a Karel Thole.