Plexus Magazine, la rivista che disinibisce

Plexus è stata una rivista bimestrale francese realizzata dal 1966 al 1970 con solo 36 numeri all’attivo, ma che in ognuna delle 36 copertine è riuscita a sprigionare un ritmo tipicamente funky, molto vintage style, condito da un erotismo mai urlato ma sempre caldamente ammiccante.
Dalla grafica ai contenuti, era una perfetta rappresentazione cartacea del suo tempo, così tipica da venir definita da tutti The uninhibited magazine, ovvero La rivista disinibita.
Nel 1967 viene anche vietata ai minorenni per il suo contenuto ritenuto pornografico.

Oltre alle sue fantastiche copertine, Plexus era un tesoro di contenuti con articoli che andavano dalla storia alla filosofia, fino alla fantascienza, il tutto sotto il controllo di Jacques Sternberg, l’editore (e letterato) di Plexus.
L
e diverse sezioni erano dedicate all’arte ed alla letteratura erotica con la regolare presenza delle splendide e conturbanti illustrazioni create appositamente da Leonor Fini, personaggio che di per se meriterebbe molto più spazio all’interno della storia dell’illustrazione.
Oltre agli originalissimi contributi della Fini, ad abbellire le pagine di Plexus era sempre sempre un fumetto di Popeye.
Molti dei collaboratori provengono dall’esperienza di un altro magazine, Planète magazine, organo del movimento del realismo magico e pubblicato tra il 1961 e il 1971.
Le figure più importanti del magazine erano Alex Grall, direttore di Plexus per i primi numeri, seguito da Louis Pauwels prima di Jacques Mousseau, ultimo art director della pubblicazione.
L’ultimo nome da ricordare è comunque Pierre Chapelot, direttore artistico della rivista e colui che le ha dato una propria splendida immagine.

Plexus #1, 1966
Plexus, n.16, Settembre 1968
Cover: Wolfgang Hutter
Plexus, n.28, Ottobre 1969
Cover: Gilles Rimbault
Plexus, n.31, Gennaio 1970
Cover: Le Bain turquoise
Plexus, n.23, Aprile 1969
Cover: “My best Friends,” poster Robert Lewis
Plexus, n 26, Luglio 1969
Cover: Roman Cieslewicz
Plexus, n.34, Aprile 1970
Cover: Graham Rogers

Di particolare interesse è il fumetto presente nel numero 30 del  Dicembre 1969 in cui viene presentato il fumetto psichedelico dal titolo Alcohol Tripping ideato sulla base di una storia di Don Mitchell ed illustrato magistralmente da Tito Topin, storico collaboratore della rivista.
Il fumetto è un chiaro esempio di grafica psichedelica in cui Topin sprigiona, a partire da un unico colore un mondo sognante e visionario che rimanda a certi lavori di Guy Peellaert, penso per esempio al suo famoso lavoro per Pravda.

Alcohol Tripping – Tito Topin – Plexus Magazine (1969)

Rampage è stata una delle riviste per adulti più assurda di sempre

I tabloid erotici vengono spesso considerati materiale buono per la cartapesta con la loro carta scadente e le loro immagini di qualità piuttosto infima.
Molte volte invece, per chi attraverso la carta e l’editoria cerca di scoprire i cambiamenti della società, questi sono proprio i materiale più interessanti perché non mediati e non assoggettati a regole conformiste come invece da sempre sono le riviste ultra patinate.
Rampage è un settimanale cha appartiene a questo mondo, un tabloid per adulti che si definiva “la satira e l’umorismo più popolari di tutti gli Stati Uniti”.

Sono i temi trattati, spesso veramente assurdi, a fare la differenza con altri magazine del settore erotico. Non ci credete? Date un’occhiata a questa copertina del 1973 dove viene presentato uno speciale sull’utilità del sesso anale in relazione al problema del controllo delle nascite.

Rampage 1973

La storia viene poi raccontata all’interno di Rampage in prima persona e già questo rappresenta anche per i libertini anni Settanta, un dettaglio sorprendente perché tende il lettore ad immedesimarsi nel racconto e direi che è tutto dire…
Il lessico utilizzato è al limite dello scurrile e non si risparmiano al lettore particolari di ogni genere..
Questo è un classico esempio del famigerato giornalismo in Rampage sleazy style travestito da giornalismo.
Un aspetto interessante è che risulta impossibile scoprire se qualcuno degli autori delle storie di Rampage, oggettivamente ben scritte, abbia avuto successivamente successo come autore visto che (chiaramente) le firme sono tutte fittizie o con nomi tanto assurdi quanto originali.

Rampage 1973
Rampage 1973 interno
Rampage 1973 interno
Rampage – Cher
Rampage 1973

Sulle pagine di Rampage sono transitate splendide attrici, cantanti e modelle, basti citare la tedesca Alice Arno, Victoria Vetri, Lillian Parker o l’allora giovanissima Cher e sono state raccontati con pezzi di giornalismo in pieno stile gonzo, anche fatti di cronaca nera sempre e comunque con dei riferimenti al sesso ed alle tentazioni..
Un altro aspetto che caratterizza Rampage è la sua totale noncuranza del buon gusto e del politically correct. Questo si nota benissimo con un numero uscito sempre nel 1973 a poche settimane dall’uccisione del presidente John Fitzgerald Kennedy.
La redazione infatti pensò bene di scherzare anche sul cervello del povero Kennedy scomparso, insieme a molti altri, in un mistero mai del tutto chiarito..

Rampage 1966

Facendo un pò di salti nel tempo, vediamo addirittura come in un Rampage datato 1968 si può leggere un dettagliatissimo articolo di consigli su come rubare le mogli di altri uomini e recensioni dei migliori oggetti cuoio per gli amanti del sesso fetish.
Una delle rubriche fisse di Rampage era quella tenuta dal famigerato veggente e Mark Travis dal titolo “I Predict”.
Bellissimo leggere queste previsioni a distanza di così tanti anni e sapendo come sono andate poi le cose.. prendete per esempio quello che scrive Travis nel 1971: Prevedo che le videocassette (quelle giganti appena messe sul mercato per la musica audio al posto dei vinili) diventeranno presto comuni come e più dei dischi fonografici e che queste cassette saranno la forma più comune di intrattenimento nelle case americane“.

Rampage 1968

Il tabloid Rampage, oggi difficilissimo da trovare, viene pubblicato a partire dal 1969 dal coraggioso editore Illinois Informer Publishing ed è stato un progetto editoriale che si è basato sempre sull’esagerazione, sul verosimile e sulla continua sfida al buon costume ed alla censura.
Pieno di donne bellissime, ninfomani assetate di lussuria e, naturalmente, di uomini alla ricerca del vero amore. Il tutto narrato con un gergo unico e originale, con termini inventati e poi entrati nello slang americano per descrivere aspetti del sesso fino allora innominabili.

Sex to Sexty è davvero la rivista più volgare mai stata stampata?

Sex to Sexty è stata una rivista di satira per adulti pubblicata ad Arlington, Texas dal 1964 al 1983 da John W. Newbern, Jr. e Peggy Rodebaugh sotto la direzione artistica di Lowell Davis con i rispettivi pseudonimi di Richard o Dick Rodman, Goose Reardon e Pierre Davis.
Vale la pena dedicare due righe aJohn Newton, editore della rivista, che nei primi anni Sessanta gestiva un’azienda in ottima saluta che stampava slogan su posaceneri, penne, tazze da caffè ed altri gadget. Tuttavia è interessato al mondo nascente dei fumetti underground e, con l’ottica di creare una rivistina satirica, acquista per la cifra di 10.000 dollari una collezione privata di libri di barzellette ordinati in schedari e suddivisi in base ai diversi temi trattati come, per esempio, un uomo ed una donna su un’isola deserta, desideri sessuali oppure moglie tradita.
Da questo materiale, e con l’aiuto di altri amici, nasce Sex to Sexty stampato a proprie spese da Newton e diffuso inizialmente sfruttando la rete di distribuzione dei suoi gadget per arrivare negli anni anche ad una tiratura di 250.000 copie in tutti gli Stati Uniti.
Il contenuto di questa strana e per certi versi rivoluzionaria rivista era una miscela di doppi sensi audaci, strambe poesie e brevi scritti a sfondo erotico e satirico.

Sex to Sexty #1 – 1965
Sex to Sexty #2 – 1965
Sex to Sexty #4 – 1965
Sex to Sexty #6 – 1965
Sex to Sexty #8 – 1965
Sex to Sexty #9 – 1965
Sex to Sexty #10 – 1965
Sex to Sexty #11 – 1965
Sex to Sexty #13 – 1965
Sex to Sexty #16 – 1965

La rivista è stata inoltre la palestra per fumettisti quali lo stesso Lowell Davis, ma anche Bill Ward e Bill Wenzel.
Alcuni critici hanno definito Sex to Sexty la rivista più volgare mai stata stampata, altri invece la considerano l’ultimo vero esempio di rivista per adulti mentre per altri ancora era un classico esempio della tipica editoria americana leggera e satirica.
Nata nel 1964 in piena rivoluzione sessuale, quando le menti si stavano aprendo ed i tabù stavano disgregandosi, termina le sue uscite nel 1983 quando invece, in pieni anni Ottanta, il disgraziato politically correct americano di Reagan & co. ha reso questo tipo di satira socialmente inaccettabile.
A prescindere però da come la si pensi in proposito, Sex to Sexty è stato un progetto editoriale coraggioso per la sua provocatorietà, talvolta gratuita certo,  ma certamente coerente con l’obiettivo iniziale di trattare argomenti considerati pruriginosi in maniera leggera e divertente.

Sex to Sexty #30 – 1965
Sex to Sexty #35 – 1969
Sex to Sexty #5 – 1970
Sex to Sexty #35 – 1965

Dopo i primi anni in cui le cover sono chiaramente influenzate dalla grafica psichedelica del periodo, gran parte delle copertine successive di Sex to Sexty erano disegnate da Pierre Davis, dipinte ad olio per ogni numero.
All’interno di Sex to Sexty, nel corso degli anni, hanno scritto e disegnato numerosi nomi in seguito divenuti famosi anche al grande pubblico: il critico e studioso di cultura popolare americana Gershon Legman ed il fumettista Bill Ward, che aveva iniziato la sua carriera professionale illustrando le cosiddette beer jackets, ovvero le giacche da birra, un tipo di giacca di jeans diffusa nelle confraternite universitarie su cui venivano disegnati testo e disegni sul retro.
Proprio Ward avrà negli anni un discreto successo nel mondo dei fumetti per adulti e nell’editoria pulp con il suo stile tipicamente americano fatto di curve e vestiti ridotti all’osso per donne provocanti e irrimediabilmente sexy.

Bill Ward
Bill Ward

Insieme a Ward, l’altro illustratore di punta di Sex to Sexty è Bill Wenzel che invece si contraddistingue da uno stile più vicino all’estetica anni Cinquanta con donne, comunque prosperose e ammiccanti, ma molto più stilizzate e geometriche rispetto a Ward.

Bill Wenzel
Bill Wenzel

Grazie al lavoro di ricerca e studio, oggi è possibile sfogliare gran parte della produzione di Sex to Sexty nell’omonimo volume edito da Taschen ed acquistabile QUA dove vengono riprodotte tutte le 198 copertine della rivista e molti dei dipinti che le accompagnavano.
I due autori, Mike Kelly e Dian Hanson, categorizzano in queste pagine tutti i grandi temi trattati nei fumetti di Sex to Sexty con i loro titoli a metà fra il sensazionalistico e il satirico fra i quali Stinkfinger, Incest on the Best, Cannibal Cuisine, e I Love Ewe!
Crudo, irriverente, sempre sfuggente alla temutissima censura e tipicamente americano nel linguaggio e nella sua estetica sempre sopra le righe, Sex to Sexty non risparmia nessuno dei temi caldi del tempo: il sesso, gli orientamenti  sessuali, l’appartenenza a minoranze etniche.