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La storia dell’esperimento della rivista Suck sulla pornografia femminista radicale

Occupandomi da sempre di editoria indipendente forse appare superfluo per chi legge tornare nuovamente sull’importanza di questo spaccato cartaceo per riuscire a tirare le fila dei mutamenti sociali e culturali di una determinata società, ma forse non è così e quindi eccomi di nuovo qua a presentare una rivista che molto ha fatto parlare di sé al tempo e che, ancora oggi in giorni di dibattiti su tematiche di genere e su diritti civili, riesce a gettare uno sguardo anticonvenzionale e provocatorio proprio su questi argomenti.
Ecco la storia di Suck magazine.


Questo articolo intende riscoprire la storia e le specificità della rivista Suck analizzandone l’eredità lasciata nell’ambito della cosiddetta rivoluzione sessuale e femminista degli anni Sessanta e Settanta in Europa.
Al tempo si può tranquillamente dire che esistevano solamente “riviste maschili” e poi è arrivato Suck, un amalgama sperimentale di liberazione sessuale, fermento femminista, cultura visiva alternativa e ambizione letteraria, tutto questo tradotto in otto pazzi numeri di carta da quotidiano. 
Fondata a Londra nel 1969 e pubblicata irregolarmente fino al 1974, Suck ha offerto una visione radicalmente diversa dell’avant porn, un’impresa non da poco in un’epoca che ha prodotto una pletora di stampati sempre più espliciti e trasgressivi. Il sedicente “sexpaper” Suck ha decisamente contestato le convenzioni stereotipate delle riviste porno eterosessuali del tempo consentendo uno sguardo nuovo sul tema della sessualità femminile.
Con Germaine Greer come una delle sue ambasciatrici principali, Suck ha valicato molti confini del buongusto del tempo nel tentativo di forgiare, come ha detto Greer alla rivista accademica Women’s Studies International Forum: «un nuovo tipo di arte erotica, lontano dal tradizionale tette e culo». Suck si basava sull’idea che l’erotismo esplicito fosse più che eccitante fisicamente, ma che poteva anche essere politico e intellettuale e soprattutto non doveva rimandare più o meno esplicitamente allo sfruttamento del corpo femminile da parte dell’uomo. Come ha affermato lo scrittore Chris Kraus in un pezzo del 2008 per Artforum sul significato culturale di Suck, l’alternative porn ha dimostrato che «la sessualità e la vita quotidiana potevano essere vissute come uno dei tanti ambiti dove fare politica» e che «l’esposizione pubblica del comportamento sessuale, tradizionalmente privato, era un mezzo perfetto per sconvolgere l’ordine sociale».
«La vera provocazione di iniziative come Suck», ha continuato Kraus, «è che la rivista non solo ha demistificato gli atti sessuali, ma ha minato alle fondamenta qualsiasi mitizzazione della figura maschile». Gli autori di Suck infatti, consideravano la divulgazione non come narcisismo personale, ma come un mezzo per sfuggire ai limiti del sé imposti dalle regole e dalle tradizioni della società.
A differenza delle normali riviste porno, come il poco noto The Gobble Poem di W.H. Auden che descriveva in modo pruriginoso la lussuriosa relazione del poeta con un altro uomo, Suck vantava un elevato livello culturale dei propri collaboratori e quindi dei contenuti della rivista. Attraverso la qualità della scrittura e delle immagini di accompagnamento, Suck ha messo il suo marchio anarco-intellettuale sullo standard delle riviste porno del tempo con oroscopi erotizzati, funzionalità interattive (il Test di sesso femminile di Suck sul n.1 della rivista è stato seguito dalla versione maschile nel secondo numero), testimonianze di celebrità, recensioni di film (porno, ovvio) e annunci più o meno assurdi. L’attrice Jean Stapleton ha confessato il suo primo orgasmo sessuale orale, accompagnato da uno squisito disegno al tratto che sembra essere uscito da una fiaba oscena. Il poeta beat Michael McClure ha offerto una confessione molto privata nel pezzo dal titolo Fuck Essay; Earth Rose (ovvero l’alter ego di Germaine Greer) ha rilasciato pettegolezzi sessuali sugli sceneggiatori underground di primo piano di Londra e John Giorno ha messo a disposizione un breve estratto dalla sua poesia My Old Men che elencava le doti sessuali di artisti famosi come, solo per fare un esempio: La dimensione dei peni in azione di Jasper Johns (7 pollici), Biron Gysin (5 pollici), Andy Warhol (4 pollici), William Burroughs (3 pollici e mezzo). È facile intuire come non ci fossero mezze misure sulle pagine di Suck: le distanze fra arte, sesso e vita crollarono e furono assorbite nell’esperimento totalizzante di questa rivista.

SUCK magazine (interno)

Per cogliere appieno la radicalità di Suck , è necessaria una breve deviazione nella cosiddetta età d’oro del porno. 
La stampa sessuale è stata in gran parte un fenomeno clandestino negli Stati Uniti e in gran parte dell’Europa occidentale fino alla metà degli anni Sessanta, quando una serie di casi giudiziari ha gradualmente ridefinito le leggi sull’oscenità e indebolito la censura del governo. Alla fine degli anni Sessanta, Suck era uno dei tanti titoli tra le icone della stampa controculturale come OzActuelYellow Dog e Other Scenes, che costituivano una diga al porno di massa.
Prima di Suck, Hugh Hefner aveva stabilito gli standard editoriali per il genere con un tono relativamente morbido e decisamente pop, lanciando il suo paradigma di buon gusto nel mensile patinato Playboy lanciato nel 1953. Sotto lo slogan “Entertainment for Men”, Playboy aveva creato una ricetta editoriale che combinava (semi) nudi lussuriosi con un pot-pourri relativamente intellettuale di contenuti testuali, comprese interviste longform a celebrità e saggi su politica, cultura e letteratura. Dati i contributi di luminari come Vladimir Nabokov, Jack Kerouac, Roald Dahl e Norman Mailer, leggere gli articoli di Playboy era diventato l’alibi perfetto per gli abbonati maschi libidinosi.
Il mood generale stabilito da Playboy serviva all’emergente business delle riviste erotiche, anche se con il passare degli anni, nuovi titoli viravano sempre più verso un territorio più esplicito e, in alcuni casi, clamorosamente scorretto. Cavalcando le ondate della rivoluzione sessuale queste riviste hardcore si rivolgevano esclusivamente a lettori maschi, solitamente bianchi e borghesi, ufficialmente eterosessuali. Un nuovo gruppo di pornografi-imprenditori-autori stava modificando la formula di “Hef” per raggiungere diversi e più ampi target di pubblico. Per catturare alcuni lettori di Playboy, l’editore Bob Guccione lancia nel 1965 la rivista Penthouse prendendo di mira la fascia demografica di alto livello e sperimentando un mix editoriale composto da “sesso, politica e protesta” alzando la posta con nudità totali, pose più provocanti e il suo caratteristico stile fotografico poi passato alla storia come soft-focus.
Tre anni dopo, Al Goldstein realizza il suo tabloid hardcore Screw con una forte dose di contenuti esplicitamente porno. È lo stesso Goldstein che nel primo numero promette «di non inchiostrare mai un pelo pubico o coprire un organo. Scopriremo l’intero mondo del sesso. Saremo i mediatori dei consumatori del sesso». Se Goldstein si è sforzato di sposare l’etica rivoluzionaria dell’epoca con l’oscenità pruriginosa, lo ha fatto spesso sotto la copertura furba di immagini all’avanguardia di artisti come Dan GrahamAndy Warhol e Yoko Ono.
Con Hustler , rivista che debutta nel 1974, Larry Flynt fa oscillare il pendolo pornografico verso i gusti più sensazionalistici delle classi lavoratrici, dotando la rivista di un taglio a volte anche rozzo, reazionario, politicamente scorretto e populista. L’agenda editoriale di Flynt era guidata in gran parte dal suo desiderio di normalizzare il movimento femminista come si legge in un suo provocatorio testo in cui sostiene che: «Non useremo più le donne come pezzi di carne».

Le iconiche copertine disegnate a mano avrebbero potuto essere trasposte sulla copertina di un album acid rock, se non fosse stato per il dildo nella cintura dell’hippie o per la raccapricciante bambola geisha che la scolaretta stava accarezzando.

Sebbene fosse per molti aspetti l’antitesi di Hustler e del suo seguito di maschi eccitati, Suck era, a suo modo, non meno scioccante e graficamente sofisticato. La sua missione principale era contrastare l’egemonia misogina e maschile del porno di massa. Suck ha corteggiato attivamente lettori sia maschi che femmine, con nudità frontale completa di entrambi i sessi, comprese le erezioni. Si rifiutava di privilegiare i gusti e le pratiche sessuali considerate accettabili e pagina dopo pagina presentava la sperimentazione sessuale nelle sue forme più imprevedibili. Immagini gay e lesbiche sono state presentate accanto a sesso etero, scene di orge insieme a foto che propagandano la masturbazione, modelli transgender si sono intersecati senza alcuna remora. Se volessimo azzardare, quella di Suck era una visione del sesso il cui mix potrebbe essere oggi descritto come queer.
Suck ha abbracciato il femminismo in tutte le sue multiformi rivendicazioni. Tra le donne in primo piano come editrici, scrittrici e fotografe c’erano infatti alcune femministe illustri e molto conosciute. I componenti della redazione si consideravano una famiglia e il loro comitato editoriale, gestito collettivamente, ripudiava il modello standard del maschio solitario editore-autore-pornografo, insomma il capo solo al comando.
Questi editori volevano che Suck fosse qualcosa di più di una semplice rivista, anzi, immaginavano un esperimento itinerante nel mondo del vivere e nell’amare, con le proprie imprese amorose e letterarie che spesso fornivano materiale per la pubblicazione. Hanno anche fondato l’organizzazione SELF (The Sexual Egalitarian and Libertarian Fraternity), che è diventato l’ente organizzatore dei due famigerati Wet Dream Film Festivals ad Amsterdam, nel 1970 e nel 1971 e hanno creato diverse pubblicazioni spin-off, tra cui il fotoromanzo erotico The Virgin Sperm Dancer, dove compaiono giovani scrittori come Lynne Tillman, la cui prima novella, Weird Fucks, è nata proprio durante i suoi anni nella redazione di Suck.
Sebbene lontani da una famiglia convenzionale, i redattori si sono comunque trovati con una figura paterna in Bill Levy, l’ex caporedattore del quotidiano londinese International Times (IT) che ha plasmato la direzione editoriale di Suck. Come ha spiegato la stessa Tillman: «L’idea principale di Suck era di unire scrittura, pornografia e sesso, per mixare poi tutto assieme insieme. Bill voleva fare qualcosa di diverso, qualcosa di audace».

A tal fine, Levy ha reclutato alcuni dei suoi conoscenti londinesi ed ex collaboratori di IT per unirsi a lui nella fondazione di Suck. Levy convinse i pesi massimi della letteratura William Burroughs e Allen Ginsberg a scrivere contributi occasionali, mentre i sessuologi Eberhard e Phyllis Kronhausen monitoravano il progetto come contributors esterni. Nel tempo si sono uniti anche altri ex collaboratori di IT tra cui Greer; il poeta e drammaturgo inglese Heathcote Williams, al tempo compagno della modella Jean Shrimpton (una relazione che ha prodotto sia materiale infinito per gossip che un famigerato collage di foto in Suck n. 8 in cui Shrimpton è raffigurata come il membro eretto di Williams); e Jim Haynes, il fondatore dell’Arts Laboratory di Londra, che aveva, secondo Tillman, “una rubrica per ogni città del mondo”. Ognuno di loro incarnava vari campi dell’etica degli Swinging Sixties.
Per bilanciare tutto l’inebriante contenuto testuale della rivista, Levy ha arruolato l’artista olandese Willem de Ridder. Membro chiave del movimento Fluxus, de Ridder ha sfruttato la sua infinita rete di conoscenze per ottenere i contributi di artisti come Valerie Solanas, Otto Muehl, Thomas Bayrle, Gunter Rambow e Ed van der Elsken. Sotto la direzione di de Ridder, l’identità visiva di Suck abbraccia definitivamente la grafica psichedelica filtrata sapientemente attraverso la cultura pop: scritte a bolle, grafica op-art, tavolozze di colori saturati e vibranti, collage fotografici e illustrazioni groovy. Le iconiche copertine disegnate a mano, sia quella del secondo numero, che presentava una bellissima ragazza hippie, sia quella del sesto numero, raffigurante una scolaretta giapponese, avrebbero potuto essere facilmente trasposte sulla copertina di un album di acid rock.
De Ridder ha anche fornito a Suck un ufficio ad Amsterdam, dove la rivista poteva aggirare le più severe leggi sull’oscenità del Regno Unito. Una volta che il nuovo ufficio è stato istituito, la redazione di Suck era completata da Tillman e dalla scrittrice e traduttrice letteraria olandese Susan Janssen (che era conosciuta con il suo soprannome di Purple Susan e che divenne la partner romantica di Levy e in seguito sua moglie).
Spinte dal Movimento di liberazione delle donne e dalla libertà sessuale, le donne di Suck sono ciò che ha reso la rivista assolutamente rivoluzionaria. Anna Beeke era una fotografa che era entrata nell’orbita di Suck grazie al suo lavoro performativo con Fluxus insieme al suo collega olandese de Ridder. In quanto donna era una figura assai rara in un campo – quello erotico – dominato dagli uomini. Beeke ha spesso contribuito con immagini rivoluzionarie e stravaganti ai primi numeri di Suck , oltre a scattare tutte le foto per il citato The Virgin Sperm Dancer sotto lo pseudonimo di Ginger Gordon. «Sono sempre stata interessata a fare fotografie erotiche di uomini», ha detto Beeke, «oltre alla scena gay, non c’era quasi nessun fotografo che lo facesse!»
Alla domanda sul suo coinvolgimento con Suck e sul suo rapporto con il femminismo, Beeke ha risposto:

La filosofia di Suck era che il sesso dovrebbe essere totalmente gratuito e dovresti essere in grado di fare sesso con chiunque o qualunque cosa se tu e le altre persone lo desideraste. Tuttavia, la cosa più importante per me era che non avrebbe mai dovuto avere alcun aspetto commerciale. Né il sesso, la scrittura, [né] le immagini. Il sesso dovrebbe essere divertente e gratuito. Pertanto, non aveva nulla a che fare con la pornografia. Al contrario, era una dichiarazione contro la pornografia. Se ci fosse più libertà in questo senso, ci sarebbe meno bisogno che donne e uomini sfruttino il sesso.

La ricerca della libertà sessuale senza sfruttamento è stato uno dei temi centrali abbracciati da Greer nei suoi numerosi contributi a Suck. È stata la presenza di Greer come editore che ha rafforzato le credenziali femministe della rivista e le ha conferito un’aura di intellettualismo glamour. Poco dopo essersi unita a Suck, ha pubblicato il suo libro che ha definito l’era, The Female Eunuco, che l’ha portata alla celebrità. La maggior parte dei suoi saggi su Suck potrebbero essere definiti come la messa in pratica delle teorie che aveva sposato nel libro e mentre Suck non è mai stato inteso come un “documento sul sesso” specificamente femminista, è retrospettivamente sorprendente come i contributi di Greer prefigurano quello che successivamente sarebbe divenuto noto come femminismo sex positive, una posizione di minoranza emersa in risposta alle “guerre sessuali” della fine degli anni Settanta e primi anni Ottanta e gli appelli alla censura da parte di gruppi come Women Against Pornography. I suoi saggi incentrati sull’auto-aiuto in Suck portavano titoli come Lady Love Your Cunt, Bounce Titty Bounce e Ladies Get on Top for Better Orgasms.
L’emancipazione femminile di questi pezzi è stato ripreso anche da altri titoli di Suck, come Women Need Whore Houses di Dinah Armstrong (alias di Tillman) e Can a Woman Fuck a Man? 
Gli storici revisionisti potrebbero essere tentati di costruire un monumento a Suck come primo faro del trionfo erotico femminista radicale eppure Tillman offre una spiegazione più sobria (e prosaica): mentre la politica femminista profumava l’aria, il catalizzatore originale per i contenuti incentrati sulle donne erano i desideri degli uomini: «Era il punto di vista di Bill che scopare è meglio se le donne sono interessate», ha detto, «penso che volesse che le donne si godessero il sesso e penso che lui per primo volesse godersi il sesso…. Non era misogino».
Per quanto egoistiche potessero essere le loro motivazioni, Levy e gli altri editori maschi cedettero comunque molto potere a Greer. La sua voce in prima persona ha articolato quasi da sola le ambizioni rivoluzionarie del gruppo. In qualità di frontwoman di Suck, Greer ha enunciato la missione della rivista di inventare una pornografia più etica. In un articolo post mortem sul primo Wet Dream Film Festival ha scritto: «il confronto è consapevolezza politica. Quello che abbiamo scoperto al Wet Dream Festival è che dovremo generare abbastanza energia in noi stessi per creare una pornografia che sradichi il porno tradizionale con il puro potere erotico… Dobbiamo commissionare film, fare film, scrivere, recitare, cooperare per il bene della vita. La battaglia contro il sadismo e l’impotenza è più disperata di quanto avessimo mai creduto».

SUCK magazine, (interno)
SUCK magazine, (interno)

Greer ha mostrato i suoi muscoli editoriali insistendo, come ha ricordato nella sua raccolta di saggi The Madwoman’s Underclothes, «sull’usare corpi maschili tanto spesso quanto quelli femminili, invadere la privacy degli editori, fare nomi nelle notizie sul sesso e sviluppare un nuovo tipo di arte erotica.» Anche prima di Suck, Greer, che aveva un dottorato di ricerca all’Università di Cambridge, aveva messo i suoi soldi a disposizione della causa femminista scrivendo articoli in prima persona che raccontavano le sue conquiste sessuali sotto il soprannome di Dr. Accidenti, l’unica groupie con un dottorato di ricerca, in cattività. 
In Suck n.6 ha alzato la posta pubblicando un testo intitolato I Am a Whore, in cui ha rinunciato a qualsiasi status speciale di intellettuale o femminista. «Whore è una parolaccia, quindi chiameremo tutti puttana e la gente si arrabbierà mentre in realtà devi cambiare il paradigma e fare di puttana una parola sacra, come è stato in passato, può ancora esserlo in futuro. Ecco perché uso la parola puttana. Le mie sorelle non ne permetteranno l’uso. Ma preferirei essere chiamata puttana che essere umano.»
Dopo aver pubblicato questo testo simile a un manifesto, Greer ha presentato una provocatoria foto di se stessa nuda al collettivo editoriale per la pubblicazione, con la consapevolezza che tutti gli altri editori avrebbero fatto lo stesso.
La famigerata foto mostra Greer nuda che sorride scioccamente alla telecamera, con la sua vulva pelosa e l’ano esposto al centro dell’inquadratura, non esattamente la postura che ci si aspetterebbe da una femminista radicale. Lo scatto di Greer è stato eseguito come un ritratto sfacciato e autonomo in Suck n.7.
Parlando con la rivista The Guardian del suo gesto più di quattro decenni dopo, Greer ha spiegato come l’immagine abbia sovvertito l’oggettivazione del porno tradizionale. «Viso, pube e ano incorniciati da vaste natiche, niente di decorativo. Neanche niente di sexy. Non si trattava tanto di cose tipo “baciami il culo” quanto “baciami il buco del culo”, una questione completamente diversa». Mentre Greer posava provocatoriamente nacque una grande lite avendo appreso che la sua immagine era stata sfruttata e che i nudi degli altri editori non erano stati pubblicati; questa fu l’esplosione che avrebbe portato allo scioglimento della rivista Suck.

Penso che in un certo senso fosse tutto lo stesso per [Levy], ha detto Tillman. Era ciò che andava contro i valori della classe media. Bill era davvero interessato a scioccare le persone.

L’ottavo e ultimo numero di Suck , strutturato attorno alla lettera di dimissioni di Greer, pose fine all’impresa. Nella sua lettera, Greer denunciava la sua falsa rappresentazione: «La mia azione non è mai stata intesa come un pezzo di esibizionismo a mio nome. Doveva essere un’azione di gruppo da parte dei redattori di Suck. Il fatto che non lo sia stato è solo un ulteriore esempio della falsità dei vostri obiettivi pseudo-rivoluzionari». Estratta dal contesto collettivo, Greer sentiva che il gesto era diventato «un’esplosione del culto della personalità» e «disgustoso per me come femminista». Levy ha pubblicato una risposta scritta a mano sulla pagina di fronte alla lettera di Greer, in cui ha implicitamente ammesso, una volta per tutte, che il centro del potere della rivista era stata proprio la stessa Greer. «I tuoi contributi fotografici hanno ricevuto la stessa attenzione speciale di quelli scritti”, ha scritto. “Entrambi sono stati una parte eccellente e importante del tuo canone, un’ispirazione e un esempio per scrittori e anarchici. Mi sono dimesso in segno di comprensione per la tua delusione per quanto avvenuto.»
L’ultimo numero includeva una retrospettiva, Suck Turns Flesh into Words/Words into Flesh, che riconosceva sia gli inevitabili fallimenti della pubblicazione che l’esperimento sociale che rappresentava. «Ci guardiamo e ci rendiamo conto che nessuno di noi vive in un’utopia sessuale e se questo è ciò che viene proiettato, è una bugia», si legge. «Da questo momento in poi, ci teniamo per noi le nostre confusioni sessuali così come le nostre estasi, lotte e successi».
A quasi cinque decenni di distanza Tillman sostiene che: «Suck era un collettivo libero di soggettività molto diverse. Ogni [editore] era alla ricerca degli estremi in quel periodo e noi eravamo perfetti!»
Come la rivoluzione sessuale, l’eredità di Suck si basa sulla convinzione che gli esperimenti utopici falliti siano sempre e comunque migliori di nessun esperimento. Nonostante la sua eventuale implosione, Suck ha aperto la strada a nuovi e prima impensabili temi che trascendono il suo status di culto nella nicchia dell’erotismo d’avanguardia e che continuano a propagarsi attraverso la società in un approccio in prima persona della politica sessuale e la creazione di un femminismo dissonante che si agita per l’emancipazione e l’autonomia sessuale delle donne. Suck ha concepito la pornografia al plurale, creando un’estetica erotica che non si basava esclusivamente sull’egemonia dello sguardo maschile eterosessuale ma andava così tanto oltre da essere divenuto icona.

L’eredità di Suck non è però senza macchia. Spingere i confini era uno degli obiettivi centrali dell’impresa e i risultati ottenuti hanno sconvolto i lettori: articoli e testimonianze sull’incesto, immagini e disegni che si avvicinano pericolosamente alla pornografia infantile, un resoconto del sesso gay bollente in un campo giovanile nazista e persino un racconto sessuale di Bridget the Midget scritto da Heathcote Williams dopo una degenza in un ospedale psichiatrico. Tillman ha suggerito un filo conduttore: «Non importava se si trattava di pedopornografia o qualcos’altro, penso che in un certo senso fosse tutto lo stesso per lui. Era ciò che andava contro i valori della classe media e quindi andava bene.» Sebbene questa dipendenza da argomenti tabù al fine di shoccare l’opinione pubblica rimanga indifendibile nel nostro 2022, alla fine non è stato questo ad affondare la rivista. Altra cosa però è riconoscere tale estremismo come elemento fondamentale per preservare l’integrità dei contributi progressivi della rivista. 
Questa positività sessuale femminista ha raggiunto la sua fruizione dialettica quattro anni dopo lo scioglimento della rivista con la pubblicazione da parte di Tillman del testo Weird Fucks. Il racconto romanzato delle relazioni amorose dell’autore ad Amsterdam e New York funge da conclusione non ufficiale per l’intera saga della rivista Suck. Nonostante la schiettezza del titolo, la novella offre più di un semplice resoconto letterario delle esperienze di una donna nelle trincee della rivoluzione sessuale. Se la cornucopia eterosessuale maschilista della Golden Age of Porn era la tesi e Suck era l’antitesi polisessuale femminista, allora Weird Fucks potrebbe essere considerato la sintesi.
Mentre Suck aveva consacrato il sesso promiscuo come una posizione femminista, la narrativa pionieristica di Tillman ha stratificato ambivalenza, delusione e sfumature in questa premessa, forgiando efficacemente un nuovo genere di scrittura sul sesso da parte di future autrici. Weird Fucks non si limita semplicemente a proiettare il libertinaggio maschile sulle donne o a raccontare l’accumulo gratuito di uomini da parte di una donna ma intende sondare le complessità psicologiche della conquista sessuale e le incertezze del desiderio. Mina le fessure della differenza sessuale e inoltre anticipa precocemente un intero genere di auto-fiction, tra cui I Love Dick di Chris Kraus, La persona ideale, come dovrebbe essere? di Sheila Heti, e L’Incesto di Christine Angot. Nel sintetizzare il DNA femminista dissonante di Suck e sposarlo con l’ambizione letteraria, Weird Fucks è stata in gran parte responsabile di portare l’eredità di Suck nel mainstream culturale.

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