La copertina che hai di fronte è un documento iconografico preciso: Paul Mavrides, 1989, Rip Off Press. J.R. “Bob” Dobbs sorride circondato dalle fiamme tenendo un bicchiere di whisky ghiacciato con la pipa in bocca — la sua faccia è quella di un venditore porta a porta degli anni Cinquanta, un’illustrazione da manuale di vendita assicurativa, un sorriso plastificato che non si spegne nemmeno nell’inferno. È esattamente questo il punto.
La Chiesa del SubGenio nasce nel 1979 a Dallas per mano di Ivan Stang e Philo Drummond come parodia religiosa totale, ma definirla solo parodia è riduttivo. È un sistema mitopoietico che usa il kitsch americano come materia prima per una critica culturale feroce. “Bob” Dobbs non è un personaggio — è un’icona nel senso tecnico, un’immagine piatta e iterabile come i santi ortodossi o il Che di Korda, estratta da un catalogo di vendita per corrispondenza degli anni Cinquanta e trasformata in feticcio sacro. Il sorriso è già nell’originale; Stang e Drummond ci hanno costruito sopra una teologia intera.
Mavrides è la chiave grafica di tutto questo. Aveva già lavorato con Gilbert Shelton su The Fabulous Furry Freak Brothers, il fumetto underground per eccellenza degli anni Settanta, e il suo tratto porta quella genealogia direttamente dentro l’estetica SubGenius: la linea pulita e quasi accademica che serve a rendere leggibile l’assurdo, a dare dignità illustrativa al grottesco. La copertina di Bob’s Favorite Comics funziona proprio perché non è rozza — il fuoco è dipinto bene, il ghiaccio è credibile, il sorriso di Bob ha una qualità quasi pittorialista che rimanda alle copertine del Saturday Evening Post di Norman Rockwell. È Rockwell che brucia, letteralmente.
Rip Off Press era la casa editrice giusta per questo lavoro. Fondata a San Francisco nel 1969 da Gilbert Shelton, Dave Moriarty e Fred Todd, era stata il cuore della comix underground californiana — aveva pubblicato Crumb, Shelton, S. Clay Wilson. Nel 1989, quando esce questo numero, la stagione d’oro dei comix underground era tecnicamente finita da almeno un decennio, la Comics Code Authority era stata aggirata ma anche normalizzata, e Rip Off stava navigando in un territorio intermedio tra il culto militante e la nostalgia commerciale. Il SubGenio era perfetto per quel momento: non era nostalgia, era mutazione.

L’estetica SubGenius è fondamentalmente un’operazione di détournement situazionista applicata alla cultura popolare americana degli anni Cinquanta e Sessanta. Debord e Wolman nel 1956 teorizzavano il riuso deviante dei materiali della cultura dominante — il SubGenio lo fa con i cataloghi, le réclame, i manuali aziendali, i sermoni radiofonici. Il Book of the SubGenius del 1983 è impaginato come una Bibbia da supermercato, scritto come un manuale di vendita di network marketing per una divinità aliena di nome Yog-Sothoth. La sovrapposizione di registri è totale e intenzionale.
Musicalmente, il SubGenio si muoveva in parallelo con la no wave e la musica industriale. I Devo — che non è un caso — erano in contatto diretto con la Chiesa fin dai primissimi anni: la loro estetica dell’uomo-macchina devolutivo, il rifiuto della spontaneità hippie, l’ironia fredda sul corpo e sul lavoro sono perfettamente allineati. Genesis P-Orridge e i Throbbing Gristle avevano una sensibilità affine per il culto parodico e il collage mediatico. Mark Mothersbaugh dei Devo e Stang si frequentavano; la no wave newyorkese di James Chance o dei Contortions condivideva la stessa vocazione al sabotaggio del comfort culturale. Quando Negativland negli anni Ottanta cominciava a lavorare con il found sound e il détournement audio, citavano esplicitamente il SubGenio come precursore intellettuale.

La figura di “Bob” come icona iterabile anticipa in modo preciso quello che anni dopo la cultura digitale avrebbe chiamato meme. L’immagine di Dobbs circolava già negli anni Ottanta su floppy disk, fotocopie, fax — la Chiesa aveva una rete di comunicazione pre-internet basata sul fax broadcasting che si chiamava letteralmente SubGenius Foundation Network. Era un’infrastruttura comunicativa underground che usava le tecnologie d’ufficio in modo deviante, esattamente come i punk avevano usato il ciclostile o i situazionisti il volantino politico.
Mavrides in questa copertina condensa tutto: la tradizione del comix underground californiano, la critica al sogno americano degli anni Cinquanta, la teologia parodica del SubGenio, e una padronanza tecnica dell’illustrazione commerciale usata contro se stessa. Il fuoco non è minaccioso — Bob sorride nel fuoco come sorride ovunque. Questo è il détournement perfetto: non la negazione dell’icona, ma la sua sopravvivenza assurda in qualsiasi contesto, incluso l’inferno.