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Feminist Findings, la fanzine sulla storia delle zine femministe

Il tema del femminismo è oggi assai attuale nei dibattiti politici e culturali di quasi tutti gli stati del pianeta ma è utile ricordare che non sempre è stato così e che in passato far emergere il tema e portarlo all’attenzione pubblica ha richiesto enormi sacrifici, battaglie aspre ed una forte dose di determinazione e creatività. Proprio per tenere attivi questi ricordi, ritengo veramente interessante, oltre che utile, raccontarvi la storia di Feminist Findings.
Feminist Findings è il primo progetto di Futuress, una nuova piattaforma editoriale femminista fondata da Nina Paim e Corin Gisel (entrambe ricercatrici e grafiche di Basilea), insieme alla giornalista ed editor Madeleine Morle. Le autrici di Feminist Findings, alias LiP Collective – abbreviazione di Liberation in Print – dopo un seminario a distanza organizzato dal Le Signe, il National Center for Graphics di Chaumont, si sono riunite a distanza durante il lockdown causato dal Covid-19 da quattro continenti e fusi orari differenti tramite i loro computer per organizzare una ricerca negli archivi digitali con l’obiettivo di scovare storie di giornali, riviste, fanzine e newsletter femministe. Feminist Findings presenta per la prima volta i risultat idi questa interessante ricerca proposta sotto forma di una fanzine e di una mostra che si è tenuta per la prima volta alla galleria A—Z Presents di Berlino il 24 settembre 2020.

Feminist Findings Zine, 32 pages, August 2020

Gli incontri a distanza sono stati organizzati dal gruppo ogni mercoledì per condividere e discutere i risultati della ricerca in base ai differenti punti di vista degli studiosi delle varie discipline che erano coinvolti nel progetto che comprendeva artisti, grafici, scrittori, educatori, editori, antropologi sociali e studenti. Negli ultimi anni infatti, grazie al prezioso sforzo di molti archivisti/attivisti, sempre più periodici femministi sono stati digitalizzati e resi disponibili online fatto questo che, con la chiusura di biblioteche e università, è stato decisivo per far emergere le storie sconosciute nascoste dietro a questi archivi online con lo scopo di farle conoscere a un pubblico più ampio.
La mostra svoltasi a Berlino come evento di lancio del progetto ha visto l’allestimento di una vera e propria wunderkammer ricca di fotografie, manufatti, loghi, riviste, citazioni, estratti, risorse di ogni tipo, pagine, note a piè di pagina e digressioni. Feminist Findings si è quiindi manifestata da subito come una rete multiforme tipica delle ricerche collettive che riesce a restituire numerose storie dell’editoria femminista del Ventesimo Secolo provenienti da tutto il mondo.
La rivista Feminist Findings, stampato in una una tiratura di sole 120 copie, presenta articoli e saggi sul lavoro, gli amori, le reti, le gerarchie, le amicizie, le ricadute, le lotte, le vittorie, l’economia, i progetti e la vita quotidiana delle donne protagoniste di questo corposo spaccato dell’editoria indipendente cercando di far emergere con chiarezza quelle che sono le buone pratiche e le prassi, i problemi ed i imiti di questo settore così vitale e attivo. Soprattutto dalla fine degli anni Sessanta in poi, il medium editoriale è diventato il canale principale scelto dalle donne per costruire comunità e ispirare il cambiamento sociale.
Feminist Findings si presenta quindi fin dalla copertina, come un curioso mix di immagini, dal logo sinuoso e fluido di Sorcières, periodico letterario e femminista francese degli anni Settanta, alla testata di americana Spare Rib, fino alla rivista femminista svizzera Emanzipation, ognuno assolutamente diverso dall’altro, ma tutti immaginati e creati da donne. In un’intervista presente nella pubblicazione, la graphic designer Zenobia Ahmed parla con Urvashi Butalia, co-fondatrice di Kali for Women, la prima rivista femminista indiana lanciata nel 1984. La conversazione si snoda attraverso gli sforzi di Butalia per evidenziare le voci delle donne scomparse dalla letteratura indiana e racconta gli inizi del primo giornale femminista del paese, Manushi: A Journal about Women and Society. La ricercatrice e designer Floriane Misslin ha analizzato le copertine delle riviste degli anni Sessanta come Playboy e Nova per capire come il loro design abbia “sfruttato” il movimento delle donne solo per adattarsi alle aspettative dello standard maschile eterosessuale. Nel suo contributo dal titolo Financing Feminism Through Beads and Brioche, la designer Fanny Maurel scopre come, nella Parigi degli anni Settanta, la scrittrice Yolaine Simha abbia ideato un ritrovo sotterraneo camuffato da sala da tè, per organizzare incontri e finanziare il progetto attraverso la vendita di torte e brioche.
Ma il lavoro di raccolta non è stato una passeggiata. Sebbene infatti l’accesso agli archivi digitali fosse la base del progetto, non poter visitare di persona le biblioteche e gli archivi presentava alcuni problemi, soprattutto per chi cercava contenuti specifici o riviste meno conosciute. Quando Maya Ober iniziò a cercare periodici femministi ebraici, ad esempio, si rese conto che queste pubblicazioni venivano archiviate solo molto di rado e, se lo erano, non erano mai state digitalizzate. Certi limiti tuttavia sono stati bilanciati da inaspettate sorprese durante il lavoro. Noemi Parisi, designer e studentessa di Basilea, ha scoperto che uno dei designer di Emanzipation, la rivista svizzera su cui stava facendo ricerche, viveva a pochi isolati dalla sua casa e così,, una volta terminato iil lockdown, ha potuto far visita al designer che le ha poi prestato una collezione quasi completa della rivista altrimenti di difficile reperibilità.
Ogni componente del LiP ha progettato la propria storia in totale autonomia e i contenuti che non sono potuti rientrare all’interno della pubblicazione sono stati prima oggetto della mostra di Berlino, e poi verranno gradualmente condivisi online sulla piattaforma Futuress.

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