Ad un mese di distanza dalla scomparsa di Jamie Reid mi piace ritornare su questa figura centrale della grafica del Novecento riportando alla luce un aspetto non troppo conosciuto della sua grande carriera che per molti studiosi lo ha portato ad essere il grafico che ha inventato lo stile punk.
Reid infatti fondò all’età di 23 anni la rivista Suburban Press insieme agli amici Nigel Edwards e Jeremy Brooks (successivamente raggiunti da Sophie Richmond e Nigel Kershaw), pubblicandone un totale di sei numeri dal 1970 al 1975, ciascuno contraddistinto da un irriverente mix composto da grafica volutamente low-fi e testi di chiara influenza situazionista.
La vena sovversiva da agit-prop di Jamie Reid comincia qua ad emergere con forza e con quello stile che lo renderà immediatamente riconoscibile ancora oggi.
Gran parte del materiale prodotto dal collettivo della Suburban Press riportava slogan che il critico Jon Savage ha descritto come una forma di attivismo “politico non gridato”. Slogan quali This Store Welcomes Shoplifters oppure Save Petrol Burn Cars venivano accompagnati dai ritratti plagiati e rivisitati delle fotografie di Cecil Beaton della regina realizzati con maestria attraverso collage, applicazioni di spille da balia, disegni di svastiche ed altri innesti tipografici. E’ proprio in questi anni, nei primi numeri di Suburban Press che questi elementi vengono individuati come tipici del bricolage underground anarchico che diventerà di li a poco l’estetica punk. Le immagini sono immediate e riconoscibili e la loro innegabile spinta comunicativa risiede nel concetto destabilizzante teorizzato da Guy Debord di détournement ovvero l’appropriazione di immagini prodotte dal mondo mainstream e dai media convenzionali per sovvertire le stesse convenzioni politiche, sociali e culturali che tali media ritraggono.
https://radpresshistory.wordpress.com/2019/06/30/croydons-suburban-press-and-the-graveyard-of-commerce/


Suburban Press, n.5




Basata su una visione fortemente politicizzata vicina da un lato alla sinistra meno allineata e, dall’altro, al movimento anarchico, Suburban Press inizia a diffondersi come un giornale in cui attaccare la visione urbanistica con cui l’amministrazione locale intende ricostruire il centro di Croydon, piccola comunità a sud di Londra. Torna il legame con il movimento situazionista che molto spazio aveva dedicato a suo tempo al tema dell’urbanistica e degli spazi liberati delle città europee con il lavoro soprattutto di Constant con il suo utopico progetto dal nome New Babylon.
Pochi mezzi, poche competenze, poco tempo e tanta rabbia e fantasia. questi erano gli ingredienti del collettivo che, oltre alla rivista, ha prodotto in pochi anni una notevole quantità di materiali come poster, volantini, adesivi tutti chiaramente caratterizzati dallo stile di Jamie Reid e dal suo tradizionale utilizzo della tipografia e del collage che tanto debito dimostrano verso le avanguardie storiche, prime fra tutte Futurismo e Dadaismo.
Gli esperimenti grafici di Reid dei primi anni Settanta non erano però casi isolati. Era tramontata la stagione dei colori sgargianti, delle grafiche floreali e psichedeliche della sfavillante Swinging’ London e si era alla ricerca di un nuovo linguaggio, di una nuova estetica, che fosse in grado di trasmettere il mutato spirito del tempo. In generale, gli anni Settanta hanno visto una crescita costante di quello che molti hanno definito radical amateurism poiché le tecniche di montaggio e realizzazione di queste grafiche vengono realizzate con assemblaggi, plagi, taglia e incolla da giovani molto spesso non provenienti dal mondo della grafica e della comunicazione. I primi esperimenti in questo senso – i cosiddetti ransom note – furono quelli di Helen Wellington Lloyd, groupie della prima ora dei Sex Pistols e autrice dei loro primi materiali promozionali insieme allo stesso Malcom McLaren realizzati tagliando e incollando pezzi di riviste e giornali sparsi.


Logo originale dei Sex Pistols disegnato da Helen Wellington-Lloyd, 1976

Volantino del concerto dei Sex Pistols 100 Club, grafica originale di Helen Wellington-Lloyd, 1976.