Ci sono libri che ricostruiscono la storia di un progetto editoriale e libri che, attraverso quella storia, riescono a raccontare un pezzo della cultura di un Paese. Creare «il lettore a(r)mato» di Michele Spinicci appartiene alla seconda categoria.
La sua ricostruzione della collana Millelire di Stampa Alternativa non si limita infatti a ripercorrere una vicenda editoriale fortunatissima, oggi esposta insieme ad altri oggetti vincitori del Compasso D’Oro, museo ADI di Milano, ma restituisce il clima culturale, economico e sociale che rese possibile, tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, un’idea sorprendentemente radicale di libro e di lettore.
Il merito principale del volume sta proprio nell’attenzione con cui Spinicci osserva i Millelire non soltanto come fenomeno di successo, ma come dispositivo editoriale.
Il prezzo, il piccolo formato, la riconoscibilità grafica, la scelta dei titoli, la distribuzione e il rapporto diretto con il pubblico diventano elementi di una precisa strategia, quella di rendere il libro accessibile senza per questo renderlo culturalmente innocuo. Il celebre Millelire non viene dunque presentato semplicemente come un libro “economico”, ma come un oggetto capace di modificare concretamente le condizioni dell’atto stesso di leggere e, soprattutto, l’idea di chi potesse essere un lettore.
È qui che il titolo del libro acquista il suo significato più interessante. Il “lettore a(r)mato” è il risultato di un progetto culturale che considera la lettura come una forma di partecipazione, di autonomia e persino di conflitto.

Spinicci segue con attenzione questo processo, mostrando come dietro la semplicità apparente dei Millelire ci fosse una concezione tutt’altro che ingenua dell’editoria. La collana intercettava bisogni, curiosità e linguaggi che l’editoria tradizionale tendeva a lasciare ai margini, trasformando la democratizzazione dell’accesso al libro in una precisa pratica culturale.
Particolarmente convincente è il modo in cui la storia della collana viene intrecciata all’analisi dei suoi aspetti materiali e comunicativi. Il libro, in questo caso, non è soltanto il contenitore di un testo: è un oggetto editoriale riconoscibile, ripetibile, quasi seriale, la cui forma contribuisce alla costruzione del suo pubblico. È probabilmente questa attenzione alla materialità del progetto a rendere la ricerca di Spinicci interessante anche oltre la storia specifica di Stampa Alternativa: Millelire può essere letto come un piccolo laboratorio nel quale si incontrano editoria, grafica, marketing, cultura alternativa e trasformazione dei comportamenti di lettura.
Il libro ha inoltre il pregio di non trasformare la vicenda in una celebrazione nostalgica. Il successo di Millelire viene ricostruito nelle sue ambivalenze e nelle sue tensioni, lasciando emergere anche le contraddizioni che accompagnano inevitabilmente un progetto nato ai margini e capace, proprio grazie alla propria forza comunicativa, di raggiungere un pubblico vastissimo.

Una delle ragioni per cui la lettura risulta interessante rimanda alla scelta di fondo di Spinicci, che più che raccontarci semplicemente come si pubblicava allora, ci costringe a interrogarci su cosa significhi ancora progettare un libro pensando, prima ancora che al mercato, al lettore.
Creare «il lettore a(r)mato» è quindi una ricerca puntuale ma anche un libro piacevole da leggere, perché dietro la documentazione e l’analisi si avverte la volontà di comprendere davvero perché i Millelire siano riusciti a diventare qualcosa di più di una collana editoriale. La risposta non sta soltanto nei loro contenuti o nel loro prezzo, ma nell’aver capito che anche la forma, il costo, la circolazione e la possibilità concreta di incontrare un libro possono essere strumenti di politica culturale. Ed è forse questa, ancora oggi, la lezione più attuale della loro storia.

CENTRO STUDI EDF
SHOP
ABOUT