“CH’ARTS”, 3 libretti di grafici e dati con una finestra sulla copertina

Uno degli aspetti che mi ha sempre colpito nei prodotti editoriali è il ruolo della carta. Non tanto per il suo spessore, la sua ruvidezza, ma bensì proprio per il profondo e particolare ruolo estetico che gioca nel nostro modo di guardare un libro, una fanzine e ogni altro prodotto editoriale.

E’ la carta che da una profondità che oggi, nel mondo digitale viene resa al massimo con fredde ombre post prodotte ed è sempre la carta che rende viva e reale una pubblicazione con le sue sia pur lievi imperfezioni e venature.

Proprio per questa sua importanza mi è piaciuto molto il progetto realizzato oramai un anno fa dal giovane art director di Barcelona Adrià Molins dal titolo “Ch’arts: Infographics about arts education” il cui significato sta per Chart + Arts = Ch’arts.

 

In questo progetto, che prevede 3 pubblicazioni legate tra loro che si differenziano in base alla forma che dalla copertina sagomata permette di entrare a sbirciare l’interno, si affronta il tema dell’educazione artistica in Europa e in particolare in Spagna.

Lo stile è semplice, fortemente ispirato alla pulizia grafica svizzera. Le ombre naturali prodotte dal foro nella copertina ispirano curiosità di sfogliare i libretti che, al loro interno, riportano splendide e pulitissime infografiche che, pur senza ricercare colpi sensazionali o effetti speciali, mostrano i dati ed i trend del soggetto scelto da Adrià.

 

Jean Bon & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Jean Bon, from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Jean Bon is Hélène a french illustrator based in Liège (Belgium) since 2009. Some delicatessen, some eye dark circles, some sexy.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”
JB – I think I was with my big brother, and I was relatively young, it was one of the first “adult movie” I watched as a teenager, and I have not so much memories of this first time unfortunately, it was a LONG time ago!
2 – To give readers an idea of your art, try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to youand why
JB – I’m inspired by movies (good and bad ones) and pop culture. I love wes anderson movies, and guy ritchie’s ones. I love Takeshi Kitano for his approach to relationships, Bong Joon-ho for his twisted mind, Edgar wright for his sense of humor, Nicolas Winding Refn for his work of lights and colors. I love also the author Camille Jourdy (who wrote  the comic book “Rosalie Blum”) and Charles Burns.  But actually I take my inspiration in people with “life damages” who cross my road. All this with a big dose of self-mockery and second degree.
3 – Describe what is your environment where you live and where you work
JB – I am from France but I live and work in Liège (in Belgium). I went here to study illustration and I never left it. It’s a fascinating city to cross damaged people. I am pretty stay-at-home, I work in my livingroom on a small messedup desk. I like to fall asleep in St Leonard’s Park when it’s sunny (two months in a year, thank you Belgium…) you can be sure that a drunk hobo will yell on another one beside a peaceful family lying in the grass for teatime, it makes always funny and anecdotic moments.
I like also drawing at the movie theater’s brewery with my friends, it’s pretty quiet among the crowd. 
4 – Indicate which 2 of the artists you attend regulary and what you think are the most you can find todayin your creative environment
 
JB – I haven’t one favorite artist, and I don’t want to. There is so many pictures around us, it would be sad to stop your tastes at one or two. With internet, (instagram and tumblr are part of my daily routine) we are bombarded with so much pictures everyday, my favorite artist changes nearly everyday! But without contest, I love Marnu Larcenet’s work (“Blast” serie of comic books), he can be very funny as well as vey dark from one book to another. And “Trois ombres” of Cyril Pedrosa is probably the comic book that most marked me at a time of transitions in my life.
5 – Now that we are at the end, try to explain  what is “the great lebowski” for you and why do you think it has so much influenced the world of graphics and inllustration
JB – I love loosers, fucked up, lost people so this main protagonist is perfect. His acolytes and the bad guys are awsome too. 
The ferret and the ashes moments are grand movie scenes. I loved every tiny detail that makes it all go wrong. I adore thoose close-ups on daily objects which makes them take on disproportionate importance; it’s something I’m very influenced by in my comics. That’s probably why I love to retrace a movie like a comic strip, draw every tiny moment which marked me and resume movie like that.
Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Jean Bon.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
Buona lettura!
Jean-Bon è Hélène, un’illustratrice francese con sede a Liegi, Belgio dal 2009.

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

JB – Penso che fossi con il mio fratello maggiore ed ero relativamente giovane, è stato uno dei primi film “adulti” che ho visto come adolescente e non ho tanti ricordi di questa prima volta purtroppo, è stato un tempo fa !

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

JB – Di solito mi ispiro ai film (buoni e cattivi) e dalla cultura pop. Amo i film di Wes Anderson e quelli di Guy Ritchie. Amo Takeshi Kitano per il suo approccio alle relazioni, Bong Joon-ho per la sua mente tormentata, Edgar per il suo senso dell’umorismo, Nicolas Winding Refn per il suo lavoro di luci e colori. Amo anche l’autore Camille Jourdy (che ha scritto il fumetto “Rosalie Blum”) e Charles Burns. Ma in realtà mi interessano le persone con “problemi di vita” che incontro durante la mia strada, tutto questo con una grande dose di auto-ironia.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

JB – Sono originaria della Francia ma vivo e lavoro a Liegi (Belgio). Sono venuta qui per studiare illustrazione e da li non l’ho mai lasciata. È una città affascinante in cui si vedono molte persone tormentate. Mi piace starmene a casa, lavorare nella mia stanza su di una piccola scrivania. Mi piace addormentarmi nel Parco di St Leonard quando il sole mi batte in faccia (due mesi all’anno… ) a guardare un uomo ubriaco seduto accanto ad una pacifica famiglia sdraiata sull’erba per teatime, fa sempre momenti divertenti e aneddoti.
Mi piace anche disegnare alla birreria del cinema con i miei amici, è abbastanza tranquillo tra la folla.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

JB – Non ho un artista preferito, e non voglio averlo. Ci sono tante immagini intorno a noi, sarebbe triste fermare i propri gusti ad uno o due. Con internet, (instagram e tumblr fanno parte della mia routine quotidiana) siamo quotidianamente bombardati da tante immagini ed i miei gusti cambiano quasi ogni giorno! Se devo proprio, amo il lavoro di Marnu Larcenet (con la serie di fumetti “Blast“) perché può essere allo stesso tempo molto divertente e molto cupa passando d un volume all’altro. “Trois ombres” di Cyril Pedrosa è invece il fumetto che più mi ha segnato in un momento di transizione della mia vita.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

JB – Amo i loosers e quindi le persone come il protagonista principale del film sono perfette per me. Anche i suoi amici e gli altri personaggi sono troppo forti.
I ferretti per fumarsi le canne e il barattolo con le ceneri di Donny sono grandi scene cinematografiche. Amo ogni minuscolo dettaglio che durante il film, rende tutto sbagliato. Adoro questi primi piani sugli oggetti che solitamente sono considerati inutili e che invece qui diventano importanti in modo grottesco e sproporzionato. E’ qualcosa che ha molto influenzato i miei fumetti. Questo è probabilmente il motivo per cui amo ritrovare i film nei fumetti, disegnare ogni momento, ogni minuscolo dettaglio che mi ha segnato e fare così mio quel film che mi ha colpito.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Simona Galizia presenta la fanzine “Psicosi”

Simona Galizia è una delle prime che ha accettato di collaborare al nostro progetto Independent Press Fair in cui il sito delle Edizioni del Frisco si trasforma in una vetrina per tutti coloro i quali vogliono promuovere i propri prodotti editoriali indipendenti.

Prima di lasciarvi al suo lavoro, vi ricordo che se anche voi volete partecipare, se avete fanzine, riviste, libretti o quant’altro possa essere definito come editoria indipendente, proponetevi scrivendo a info@edizionidelfrisco.com e noi faremo il resto!

Ma adesso ecco Simona Galizia

Sono fortemente ossessionata dalle mie passioni e credo nel potere dell’intuizione nel compiere le scelte. Amo viaggiare e disegnare. Nel tempo ho cercato di percorrere delle strade che mi hanno permesso di intraprendere un cammino volto a offrirmi le meravigliose possibilità di disegnare ed esplorare nuovi Paesi. Ho vissuto in Turchia, Olanda, Spagna e attualmente sono nel mio paese, l’Italia.
Il mio lavoro è la sintesi di un immaginario visivo il cui linguaggio poetico è pieno di significato.
Ho ottenuto la laurea triennale in Disegno Industriale e una laurea specialistica in Design, Comunicazione visiva e multimediale presso l’università Sapienza di Roma; un master in Illustrazione creativa e Tecniche di Comunicazione visiva presso Eina, università di Barcelona. Ho svolto uno scholarship presso la Istanbul Technical University, un tirocinio presso uno studio di video animazione a Utrecht ed un altro tirocinio presso uno studio di graphic design a Barcelona.
Il mio lavoro è stato esposto e premiato presso: ì

Cheap festival 2017, Bologna
Cotonfioc 2017, Genova
Ca.Co 2017, Bari
Ratatà 2017, Macerata
– 3° posto a International Reggae Poster Contest 2016, Liverpool
Dress your wall 2016, Miscelanea gallery, Barcellona
– Selezionata per III Premi d’Illustraciò Letra Petita 2016, Biblioteca Clarà, Barcellona
– Backstage PASS 2016, Barcellona
Stripart XXI 2016, Barcellona
Animafest 2015, Museum of Contemporary Art, Zagabria
– Famous after death 2014, Van Gogh Museum, Amsterdam

Il progetto “Psicosi” narra le vicende di una ragazza affetta da psicosi che che vive la realtà in maniera differente perché la sua percezione è emotivamente alterata.
Il vento fa correre così veloci le nuvole che a lei appaiono come onde che si infrangono. Sotto la morsa del vento tutti gli odori sono più intensi. Le nuvole sono portatrici di spiriti. Il suo corpo è diventato un medium per gli spiriti che entrano e escono attraverso i suoi occhi. Si innamora di uno spirito: un tipo esile, dal bel sorriso e dagli occhi color cielo, il vero amore. Ma come in tutte le tragedie, prima l’ha sedotta, poi abbandonata. Il male risiedeva in lui. Rimane incinta di due gemelli. Crede che sia il diavolo il padre. Non può accettarlo, così si avventura per sentieri oscuri in cerca di salvezza. Intanto il fantasma acquista sembianze umane, ma dall’animo fortemente diabolico. Lei diventa un satellite lunare, sciogliendosi sotto la luce avvolgente della salvazione.
Psicosi non è un disturbo psichico, ma uno stato dell’animo. È un filtro che permette di vedere le cose in maniera differente. È dedicato al perdersi per poi ritrovarsi di un’altra forma. Significa perdità della realtà. Di tutti i sensi, dei riferimenti. Però è anche scoperta di un’altra prospettiva di vita, nuovi sensi e riferimenti.

L’arte del Logo Design nella carriera di Cruz Novillo

“Cruz Novillo: Logos” è un bel librone appena edito dalla garanzia Counter-Print per celebrare la leggenda spagnola del design con una guida completa al suo mondo da sempre incentrato sul logo design.

Anche se questo libro si concentra sui loghi, Cruz Novillo ha ottenuto infiniti riconoscimenti anche in veste di scultore, di designer, di editore e di illustratore dimostrando una versatilità fuori dal comune.
Una carriera iniziata nel settore del design industriale e nell’editoria, con la creazione di una delle prime riviste spagnole specializzate nel settore design, “Temas de Diseño”.
Il suo lavoro è onnipresente nel tessuto della cultura visiva spagnola in quanto, negli ultimi 50 anni ha prodotto lavori di design per la maggior parte dei servizi pubblici come l’ufficio postale (Correos), la polizia nazionale (Cuerpo Nacional de Policia), il sistema ferroviario (Renfe) e moltissimi altri.

CORREOS – Poste Spagnole
Cuerpo Nacional de Policia – Polizia
Forse uno dei lavori più famosi ed ancora oggi utilizzato è il logo del Partito Socialista Spagnolo che, con quella mano che impugna la rosa rossa, è ancora oggi attualissimo.
Il pugno e la rosa sono due elementi imprescindibili nella simbologia della socialdemocrazia europea. La sua storia cominciò nel 1977 quando, proprio Cruz Novillo disegnò il simbolo. Il pugno e la rosa sono ispirati al simbolo dei socialisti francesi, ma se la mano che tiene la rosa socialista francese è la destra, nel caso spagnolo è la sinistra.

 

Logo Partito Socialista Francesce e Logo Partito Socialista Spagnolo

Uno degli aspetti principali del lavoro di Cruz Novillo è sia la qualità che la quantità della sua produzione che oramai vanta oltre 50 anni di carriera. La sua è un’estetica senza tempo che ha avuto ed ha tuttora un’enorme influenza sui designer contemporanei spagnoli e non. Il suo uso di forme geometriche semplici e ben marcate, uno stile sempre permeato di fantasia e divertimento, sono solo alcuni dei tratti distintivi che Novillo ha contribuito a diffondere.

Il libro “Cruz Novillo: Logos” è disponibile per l’acquisto nel sito Counter-Print.

 

La punta di una matita fotografata come una rock star

“The Secret Life of the Pencil” di Alex Hammond e Mike Tinney è un bel librone hardcover pubblicato da Laurence King Publishing, di quelli che stanno bene vicino ad un camino e che potresti sfogliare durante una uggiosa giornata invernale.

Uscito nel 2017, questa vita segreta delle matite, si prende il ruolo di testimonianza, forse di rivendicazione, di una protagonista che fatica a restare al passo con i tempi ma che ancora oggi ha un ruolo importantissimo nel mondo dei creativi di tutto il mondo: la matita.
Oggi che tablet, tavolette, programmi, smartphone e app dominano in tutti gli uffici e studi di disegnatori e grafici, la matita è diventata un simbolo un pò retrò e quindi amabilmente sofisticato, della libertà creativa. In altre parole, il lavoro che fai sul computer è quello che fai per il lavoro, per pagare l’affitto e andare avanti, mentre ciò che crei con la tua matita è quello che fai per te, per il tuo divertimento.
Secondo gli autori del libro infatti, oltre a stimolare le più importanti menti creative del mondo, la matita è diventata il feticcio ultimo della creatività moderna.

In questo libro viene presentata una collezione unica di fotografie ravvicinate di matite appartenenti ad alcuni dei più importanti artisti, designer, scrittori, architetti e musicisti del mondo. Ciò che rende queste immagini interessanti è il fatto che in qualche modo riflettono le personalità creative dei propri proprietari: trovate quella di Philippe Starck elegante in nero e rosso, quella William Boyd invecchiata e tutta arrugginita, quella di Anish Kapoor scolpita come una statua e quella di Paul Smith classica con gioielli incastonati che ha ricevuto come regalo da Jonathan Ive, il desinger di Apple.
Proprio Paul Smith, innamoratosi di questo progetto, ne ha fatto una mostra ed una serie di stampe della matita di Anish Kapoor in edizione limitata che potete acquistare ai consueti prezzi altisonanti sul suo sito.

Tutte le matite sono accompagnate da materiali come schizzi, citazioni e brevi interviste dei rispettivi proprietari dando un ulteriore valore a questo bel volume.

 

 

INDEPENDENT PRESS FAIR: StenoSpiegel con il suo “Wood life”

Il nostro progetto di promozione e valorizzazione dell’editoria indipendente INDEPENDENT PRESS FAIR continua e si allarga sempre più. Se vuoi maggiori info, dai una lettura alla bozza i Regolamento che stiamo preparando e inviaci anche tu il tuo lavoro da promuovere!

“Wood life” è il primo fumetto autoprodotto da StenoSpiegel (Instagram e Facebook), autore ai suoi esordi nel mondo del fumetto.
Gli piace disegnare in libertà tutte le storie che gli passano per la mente.
Segui le avventure degli animali del bosco, un giovane coniglio alla ricerca del padre scomparso in compagnia di vari compagni. Incontra gli animali del bosco per districare il mistero, gli amori travagliati degli animali della foresta, la lotta per la sopravvivenza, le crisi esistenziali degli scoiattoli, il precario equilibrio del loro rapporto con gli umani fino ai colpi di scena finali. Un viaggio che porterà alla scoperta dei segreti del bosco.
Gli animali sono tutti coccolosi ma chi può sapere cosa nascondono? Nessun animale è stato maltrattato nella realizzazione di questo fumetto.

Acquistabile QUI!

Se il mondo del lavoro è una giungla, questa è la rivista che fa per te (ma in francese!)

Welcome to the Jungle” è uno slogan che suona molto rock’n’roll e quindi appare molto distante dal mondo del lavoro e delle aziende ed invece, spulciando qua e la, abbiamo scoperto questo bel magazine che ha l’ambizione di offrire la migliore esperienza di reclutamento per candidati e reclutatori utilizzando, oltre a strumenti web e a reti commerciali, anche – udite udite – un gran prodotto editoriale.

In “Welcome to the Jungle” infatti si entra come si entrerebbe nei più comuni siti di jobseeker per accorgersi assai velocemente che questo team di ragazzi francesi ha davvero reinterpretato il concetto di recruitment con grande attenzione alla veste grafica dell’intero progetto.

Queste belle riviste cartacee sono distribuite nelle scuole e nelle librerie per condividere i profili delle aziende in cerca di lavoro e diffondere quindi un’informazione forse meno smart e immediata, ma senz’altro molto più accurata e capillare..

Oltre al sito ed alla rivista, i ragazzi di “Welcome to the Jungle” pubbliciano anche un Welcome Kit, uno strumento progettato appositamente per coloro che cercano lavoro; per aiutarli a gestire meglio i propri annunci e le richieste che ricevono. La fantasia e l’intraprendenza non manca, la rivista che ci ha fatto innamorare oggi è infatti distante anni luce da quello che immaginate e dalle realtà che operano nel mondo del lavoro. Impaginazione impeccabile, utilizzo diffuso di eccellenti illustratori, soluzioni grafiche innovative e veramente ben curate.

Il magazine ha cadenza trimestrale ma, alla fine del 2017, i ragazzi hanno fatto uscire un prodotto a sorpresa, un numero annuale, corposo e ben fatto. 100 pagine di contenuti per mostrare il mondo del lavoro in modi nuovi: uno speciale tra le più belle aziende francesi, ritratti di imprenditori di successo e altro ancora impaginato da Violaine & Jérémy, uno studio parigino di graphic design fondato da Jérémy Schneider e Violaine Orsoni.

A fronte di questo eccellente lavoro, si scopre che l’obiettivo di “Welcome to the Jungle” è diventare il primo media grup ad operare nel mondo del lavoro e dell’occupazione.. ce la faranno in ostri eroi?

 

Nick Beery & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Nick Beery, from USA.
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Enjoy the reading!

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Nick Beery Beery Method is a full time illustrator, designer, and creative director who runs Beery Method Studios.

Fracesco Ciaponi – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

Nick Beery – It was the late 90’s, I was a freshman in college and I had started my journey into pursuing art as a possible career. At that time I was becoming more and more obsessed with storyboarding and character development through a creative writing course as well. My schedule was filled with liberal arts courses, drawing, painting and writing which left me little time for movies, tv, video games etc. My roommate at the time however rented movies just about every night to kill time. I remember coming home one night and he had just rented The Big Lebowski. Just the title to the film had thrown me off and I had no idea what was in store. We casually smoked a joint or two, put in the dvd and was spun into a world of candid comedy that kept us both laughing our stoned asses off for days after. The movie became a seminal part of what would become a ritual to watch semi-inebriated while I worked on sketches for illustrations and compositions for paintings. I was in love with the art direction, the characters/cast, the relentless perfection of idiosyncratic levels of dark comedy, and the seemingly organic nature of the dialogue unfolding effortlessly in each scene. It is still a ritual I hold dear to my white-russian soaked heart today!

FC – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

NB – I grew up during the 80’s and was weened on cartoons of the era, astronomy from my grandmother, and spent countless hours exploring the heavily forested countryside. As an American boy exposed to TV shows and Hollywood films it is indicative of my primordial nostalgic influences to bleed through in my creative work. There is so much great pop-culture and sub-culture that germinated back in the day making it into the mainstream that has found everlasting fanhood. Back in 2010 I started mashing up pop culture icons with sub culture anti-heroes and characters. One particular piece that involved muppets and Pulp Fiction went worldwide viral and is still a top fan favorite today. 

The older I get the more I reach farther back to adolescence interests in nature, science, and biology. A lot of those interests come bubbling up in my work today. Infatuated with mycology and how mushrooms affect our environment, gazing through my telescope at night to distant galaxies, and using math and science in my excursions hiking through the wilderness to find new informative details that can be utilized visually is a daily constant. Furthermore, taking photographs of the sky and wooded surroundings and wildlife and blending them into digitally enhanced paintings and patterns takes all my favorite inspirations and makes it possible to coalesce all those forms into cohesive collections of various bodies of work.

FC – Describe what is your environment where you live and where you work

NB – I’ve spent the majority of my adulthood traveling and moving from city to city and state to state. Spending most of my years on the West Coast and upper Northwest I’ve wore many hats as a creative consultant and have digested multi-cultural experiences that shape my understanding of my simple microcosm here on Earth. I’ve never sat still for too long and as an artist always found constant inspiration by moving around and gaining new fresh perspectives. Meeting and working with so many artists over the years has allowed me to further learn various media and make a stamp in the small world of commercial and fine art. It was after years of burning through the hustle that made me step back and take a hard look at what heart felt inspirations were nestled deep inside my roots and decide to move back to the country.

I now live and work happily from my home studio smack dab in rural Midwest America. This move to quiet and solitude allows a deeper sense of self and allows a safe percolation of revelations through my ongoing life with my visual art. Situated on a few acre old farm I now raise hops for beer making, forage for mushrooms and organic herbs, and grow a sustainable garden with my wife and daughter that keeps our minds and bodies healthy and attuned to a more natural way of life. All one really needs is a place of affection where his/her mind can wander and let the purity of a world less affected be the guide to perfect outlets of creative tides. Honestly, working from the far reaches of our peaceful plot is far more invigorating than the constant push and pull of city life. There is more time to oneself to learn, grow, and not be overly influenced by the constant static energy of the masses. Our home is a place you can just be you all the way through.

FC – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

NB – I enjoy going to art museums and catching moving collections. Artists I enjoy the most are Salvador Dali and H.R. Giger. While they are both no longer living, their influence on modern art/artists today are obvious and bridge many cultures. Every chance I have to travel and see original works from either artist is time well spent. Although I know most of their paintings titles by heart and have countlessly scanned them up and down I always find some intricate detail that passed me by beforehand. I’m into artists like myself who enjoy their process, aren’t afraid to take risks, and while in the public eye from time to time rather enjoy being the odd fellow and sitting back from the limelight watching their fans from a distance.

FC – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

NB – The Big Lebowski is a constant thread to my early years as a budding artist. It’s a warming reminder of days more innocent than not. It ties into a social disconnect in American society, especially on the West Coast. These mini-cultural-connections and disconnections are why it has had so much influence in the world of graphics and illustration. It’s not so much a generational thing, but it is the characterizations of dramatized sub-classes of people who are the gritty underside of American culture itself which reaches far and wide across the table to an dysphemistic audience past and present. It is an artful film through and through. It leaves one with a sense of gratuitous laughter and a heady empathy for common man. It is a film that can be quoted in a room full of strangers and bring them together as friends. The Big Lebowski speaks to the upheaval and chaos that is a persistent loop in the life of modern man.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Nick.
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Buona lettura!
FC – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

Era la fine degli anni ’90, ero una matricola all’università e avevo iniziato il mio avvicinamento al mondo dell’arte. A quel tempo mi stavo sempre più ossessionando dello storyboarding ed allo sviluppo di personaggi anche attraverso un corso di scrittura creativa. Il mio calendario era pieno di corsi d’arte, disegno, pittura e scrittura che mi hanno lasciato poco tempo per vedere film, tv, videogiochi ecc. Il mio compagno di stanza però, affittava un film quasi ogni notte per ammazzare il tempo. Mi ricordo di essere tornato a casa una notte che lui aveva appena noleggiato The Big Lebowski. Abbiamo fumato una canna in comune o forse due, messo il dvd e da li in poi è iniziata questa commedia che ci ha lasciati entrambi a ridere anche nei giorni successivi. Il film è diventato una parte fondamentale di quello che sarei diventato e ho continuato a guardarlo sempre mentre lavoravo su schizzi o illustrazioni o altri dipinti. Sono innamorato della regia, dei personaggi, del cast, della perfezione dei momenti idiosincratici presenti nella storia e dei dialoghi che si svolgono in ogni scena. È ancora un rituale che mi tengo stretto al cuore ancora oggi!

FC – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

NB: Sono cresciuto negli anni ’80 e sono rimasto stupefatto dai cartoni animati del periodo, dall’astronomia di mia nonna e dalle innumerevoli ore trascorse ad esplorare le foreste e le campagne dei luoghi della mia infanzia. Come ogni altro ragazzo americano anche io sono cresciuto con spettacoli televisivi e film di Hollywood. C’è tanta cultura pop e cultura underground che poi è diventata mainstream nel mio background. Nel 2010 ho iniziato a dipingere le icone della cultura pop inserendo personaggi ed elementi della cultura underground. Un pezzo a cui sono legato è formato dai personaggi dei muppets e da quelli di Pulp Fiction ed è diventato un fenomeno virale qualche tempo fa in tutto il mondo.

Amo la micologia, scoprire come i funghi influenzano il nostro ambiente, guardare attraverso il mio telescopio di notte le galassie lontane e utilizzare le scienze applicate nelle mie escursioni soprattutto nel deserto dove puoi trovare dettagli che possono essere utilizzati nella mia arte. Inoltre, scatto fotografie al cielo ed agli ambienti boscosi, alla fauna selvatica per poi inserirli in quadri creati in digitale mischiare tutti questi elementi e forme in opere nuove e mie.

FC – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

NB – Ho passato la maggior parte della mia adolescenza in viaggio muovendomi da città a città. Adesso trascorro la maggior parte del mio tempo sulla West Coast e nel Nord Est come consulente creativo. Non mi piace mai fermarmi troppo a lungo nel creare i miei lavori e come artista ho sempre trovato ispirazione costante spostandomi ed acquisendo sempre prospettive nuove. Incontrando e collaborando con tanti artisti nel corso degli anni ho approfondito vari mezzi di espressione. Dopo un periodo un pò difficile mi sono guardato indietro acquisendo uno sguardo magri più duro ma che ha permesso al mio cuore di sentire le ispirazioni che sono profondamente nascoste all’interno delle mie radici. A questo punto ho deciso di tornare a casa e fermare i miei viaggi.
Ora vivo e lavoro felicemente nel mio studio a casa in un ambiente rurale nel Midwest. In una vecchia fattoria con qualche ettaro di terra, ora raccolgo il luppolo per la produzione artigianale di birra, funghi e erbe aromatiche, e mi occupo di un giardino con mia moglie e figlia così da mantenere le nostre menti e i nostri corpi in buona salute adattandoci ad un modo di vita più naturale. Tutto quello di cui si ha veramente bisogno sono gli affetti così che la mente possa vagare libera e lasciare che la purezza del mondo sia la guida della tua creatività. C’è più tempo per imparare, crescere e non essere eccessivamente influenzato dall’energia statica costante delle masse che ti circondano nelle città. 

FC – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

NB – Mi piace andare a musei d’arte e vedere mostre. Gli artisti che amo sono la soprattutto Salvador Dali e H.R. Giger. Anche se non so no più in vita, la loro influenza sull’arte moderna e sugli artisti di oggi è evidente. Anche se conosco la maggior parte dei loro lavori di pittura a memoria e li ho scansionati innumerevoli volte, trovo sempre qualche particolare nascosto che mi era sfuggito in precedenza. Sono in artisti come me, che hanno un loro processo creativo, non hanno paura di rischiare.

FC – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

NB – Il Big Lebowski è un filo costante per i miei primi anni come artista è un promemoria dei giorni più innocenti. È legato a una disconnessione culturale nei confronti della società americana, soprattutto quella della costa occidentale. Questi aspetti culturali sono il motivo per cui ha avuto tanta influenza nel mondo della grafica e dell’illustrazione. Non è tanto una cosa generazionale, sono le caratterizzazioni dei tipi, il lato grigio della cultura americana stessa che raggiunge u ampio pubblico, passato e presente. Lascia lo spettatore con un senso di simpatia e crea un’improvvisa empatia per l’uomo comune. È un film che se viene citato in una stanza piena di sconosciuti riesce sicuramente a riunirli e a renderli immediatamente amici. Il grande Lebowski parla del turbamento e del caos, un ciclo costante nella vita dell’uomo moderno.

PRENDI LA TUA COPIA!

Una zine in risograph dedicata, con molta fantasia, alla “Begónia”

Gonçalo Duarte, un giovane artista grafico di Lisbona, ha prodotto questo bel libretto intitolato “Begónia” che, come ci dice la nostra Wikipedia, è un genere di piante di origine tropicale che comprende circa 1.600 specie. Sono generalmente piante perenni, spesso coltivate in vaso o in giardino come piante ornamentali per la bellezza dei fiori e delle foglie.
Il libretto è un mix apparentemente confusionario di opere astratte e figurative riferibili alla pianta, stampato in risograph in cui al centro di tutto ci sono i colori, il loro accostamento e la loro vivacità.

Come riporta il titolo, il soggetto è Pianta natale nelle regioni calde, coltivata per il suo fogliame decorativo e per i suoi fiori dai colori vivaci che vanno dal rosa al rosso profondo.

Il libretto è pubblicato nella sua seconda edizione (la prima aveva una cover ben più vistosa nel suo giallo canarino) in 50 copie da Pubblicato da Stolen Books, editore portoghese che oramai da anni lavora con nomi più o meno famosi realizzando prodotti editoriali considerati sperimentali in quanto utilizzano indistintamente arte visiva, film, video, fotografia, disegno, pubblicità, musica e scrittura.

Tutti i prodotti di Stolen Books sono venduti in edizione limitata, numerati e firmati dagli autori. “Begónia” lo potete acquistare, fino ad esaurimento copie, QUI.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Un libro ed una scatola degli attrezzi per conoscere il Re Pomodoro

Il nostro progetto Independent Press Fair riguardante i prodotti editoriali independenti e autoprodotti inizia a muoversi con le proprie gambe ed a camminare spedito.
Per chi volesse farne parte, basta dare una lettura al Regolamento.
Oggi ecco Carlotta Antichi ed il progetto su “Sua maestà pomodoro” che nasce dalla sua grande passione per i bambini e per il loro rapporto con la natura che li circonda.
L’idea è quella di creare un gadget per l’attività didattica dell’Orto giardino, un laboratorio dove i bambini hanno modo di toccare e giocare con la natura attraverso la semina, gli  ortaggi etc.
Sua maestà pomodoro è un libro interattivo per bambini dai 4 ai 6 anni. La storia è quella di un Pomodoro considerato da sempre il re dell’orto ed attraverso un breve racconto si parla delle sue proprietà benefiche, della sua crescita dalla semina al raccolto, e alcune curiosità su come poterlo coltivare. Il libro è interamente illustrato in digitale con  aggiunte pop-up, alette e pagine a portafoglio.
Insieme al libro è allegato un Kit da Giardinaggio composto da paletta, grembiulino, guantini, adesivi e targhette. Al suo interno ci sono semi di pomodori, di insalata e di carote con cui i bambini possono iniziare il gioco della semina. Le etichette dei semi sono state disegnate dagli alunni della scuola dell’infanzia di Montespertoli (FI).

“Free the Nipple” ovvero “Tette libere”

Negli ultimi anni, l’artista francese Tiane Doan Na Champassak è diventato relativamente famoso per la grandiosità della sua collezione di riviste erotiche – nello specifico di quelle tailandesi – e per aver su queste ideato e realizzato un compendio di pubblicazioni che si riferiscono agli anni ’60 e ’70.
La parte però interessante del lavoro di Champassak è che, ad un certo punto, la sua attenzione si è soffermata sugli aspetti relativi alla censura di queste nudità, su cosa, come, quando e perché, questi corpi aggraziati venivano coperti e soprattutto sugli aspetti artistici con cui questa censura veniva posta in essere.

La sua attività di ricerca si appoggia anche alla campagna di sensibilizzazione contro le censure intitolata “Free the Nipple”  iniziata nel 2013 da l’attivista e filmmaker Lina Esco che lotta anche contro le strane censure del web che perpetuano e impongono tabù legati ai capezzoli femminili. Facebook per esempio proibisce graphic content che ritraggono immagini dei capezzoli. Il regolamento di Instagram chiede addirittura ai suoi utenti di “tenersi i vestiti addosso” ma, come sappiamo bene, questa regola sembra essere applicata solo ai capezzoli.

Nei sei volumi quindi vengono mostrati numerosissimi esempi di collage ripresi dalla sua vastissima collezione che conta più di 4000 libri. Questi infiniti esempi di censura vengono presentati in maniera ordinata ed elegante.

Ritagliati dall’immagine originale, mostrano tutto l’inventario con cui si può nascondere un capezzolo: dalle stelline alle note musicali, dalla classica biancheria intima fino ai fiori posizionati perfettamente sul luogo peccaminoso fino ad arrivare a casi ancora più creativi e fantasiosi.

Tutti e sei i volumi sono acquistabili presso la casa editrice RVB Books un editore indipendente dedicato alla progettazione e stampa di libri d’arte molto ricercati e interessanti che, all’interno della sua galleria d’arte, svolge anche un’interessante attività di promozione delle nuove e più originali pratiche editoriali.

Ecco gli Stack Awards 2017: il premio ai migliori Magazines di tutto il mondo

Premesso che continuo a nutrire notevoli perplessità circa l’aggettivo indipendenti accostato con tanta semplicità ad un certo tipo di magazine, come ogni anno attendevo la lista dei candidati agli “Stack Awards” per iniziare a fare il mio personalissimo tifo.

Una prima considerazione però nasce immediata, ed è la scarsissima presenza di prodotti italiani fatta eccezione per due realtà tanto qualificate quanto isolate: Dispensa Magazine e Cortography.

La prima concorre nella categoria Best original non-fiction, mentre la seconda per la Cover of the Year e per il Best use of photography.

In entrambi i casi si tratta di un giusto traguardo che spero, ma dubito, porterà al premio finale.

Niente altro per le sparute realtà italiane dove si viaggia a vista e soprattutto non si crede in questa forma editoriale tanto in voga all’estero come ad un investimento che possa portare a dei risultati.

Ne prendiamo atto, tristemente, ma allo stesso tempo cerchiamo di guardare avanti credendo che taluni piccoli semi possano un giorno crescere, penso a Rivista Studio, per esempio a cui manca ancora qualcosa, o a altre realtà più piccole quali James Magazine o alla giovanissima 1977 che spero riescano a divenire con il tempo più solide.

Non si discute il livello di Wired Italia, che pur limitando oltremodo le uscite annuali, ha innalzato enormemente il livello qualitativo con il duo Moretti / Pitis tanto da conquistarsi nel 2017 i premi di miglior numero dell’anno (in nomination c’erano anche Wired US e The New York Times Magazine) e miglior restyling (sempre contro The New York Times Magazine). Insomma, tanto di cappello, ma ritorno a dire, qua di indipendente c’è ben poco.

Altro caso, ma stesso discorso, è IL Magazine, che pur avendo cambiato le mani che lo creano, da Francesco Franchi al collega Davide Mottes, resta ancora oggi, uno dei migliori prodotti da sfogliare.

Se poi guardiamo meglio le liste degli Stack Awards 2017 notiamo che a farla da padroni sono sempre l’Inghilterra seguita dagli Stati Uniti con alcune piacevoli sorprese quali 212, splendido prodotto dalla Turchia e Benji Knewman dalla Lettonia.

Vedremo il 20 Novembre prossimo chi saranno i vincitori.

Un bel libro celebra le leggendarie gesta del Land Rover Defender

Foxtrot Papa è uno studio di grafica e comunicazione inglese fondato oramai 20 anni fa da Matthew Franey che si è ritagliato un certo spazio nell’ambito della brand comunication di grandi marchi.
Lo studio crea ogni tipo di contenuto, video, audio, a stampa e web per i marchi che hanno bisogno di creare una storia i se, di raccontare il proprio marchio e per tutte quelle agenzie che hanno bisogno di promuovere e divulgare il proprio lavoro.

Uno di questi brand che si è rivolto a Foxtrot Papa è Land Rover che, dopo sette decenni di successi, ha deciso di celebrare con un bel volume cartaceo uno dei suoi modelli storici oramai fuori produzione, il Defender.

Il Defender, considerato uno dei modelli di 4 × 4 più importanti della storia delle quattro ruote, tesoro nazionale inglese e vera e propria icona del mondo off-road, con i suoi quasi 70 anni di immagini, storie e personaggi, era un soggetto talmente interessante e ricco di stimoli che i ragazzi di Foxtrot Papa hanno immediatamente accettato e, visto il risultato, non si può certo dire che non abbiano azzeccato la mossa.

L’obiettivo del libro era chiaro, aumentare la conoscenza del marchio Defender catturando l’essenza originale del veicolo e, per estensione, dell’intero brand Land Rover. Un volume informativo ed emozionante. Attraente sia per i tradizionali amanti del Defender sia per chi lo scopre per la prima volta.

La scelta di Foxtrot Papa è stata allora quella di concentrarsi sulle persone e il ruolo che il Defender ha avuto nella loro vita ricercando un design editoriale ricercato ma allo stesso tempo di forte impatto grafico.
Il titolo del libro, ICON richiama esattamente quello che il Defender è.​, un’icona del settore automobilistico del Novecent.

Il libro, di 204 belle pagine contiene una prefazione scritta da Richard Hammond, un conduttore televisivo inglese famoso per le sue spericolate avventure in fuori strada. Bellissimo l’apparato grafico con 80 fotografie originali e una serie di incredibili storie di persone e avventure, sacrifici e storie d’amore sempre, ovviamente in compagnia di un Defender.

INDEPENDENT PRESS FAIR: “A Queer Culture Illustrated Guide”, la guida illustrata alla cultura Queer

Per gli amanti dell’editoria indipendente, dei prodotti editoriali artigianali e per tutto quello che è libri, magazine o fanzine autoprodotte, continua il nostro Independent Press Fair, il progetto delle Edizioni del Frisco che permette a chiunque di promuovere tutti i propri lavori sul nostro sito.
Per saperne di più, date un’occhiata al Regolamento IPF

“A Queer Culture Illustrated Guide” – letteralmente “una Guida Illustrata alla Cultura Queer” – ha un titolo che si spiega da solo. È una mini-enciclopedia illustrata su tutto quello che dovreste sapere sul mondo LGBTQ+, sui suoi termini e sui suoi abitanti, per combattere l’ignoranza che crea diffidenza e discriminazione – ma prendendosi poco sul serio, per una volta.

Liberata nel mondo nel 2014, ha raggiunto la sua quinta edizione (limitate a circa 100 copie l’anno e sempre autoprodotte) non smettendo mai di correggersi, ampliarsi e migliorarsi.
Il progetto è aperto a chiunque abbia qualcosa da obiettare, da aggiungere o da correggere nei suoi contenuti: fateci sapere cosa abbiamo dimenticato, e su cosa vorreste fare un po’ di chiarezza. E ci proveremo in CMYK.

Per approfondimenti, date un’occhiata alla pagina Facebook o sul sito ufficiale Queer Culture Guide.

Mariagloria Posani si è laureata a Milano in Design della Comunicazione. Ha lavorato nell’editoria, nell’illustrazione e in mille altre cose, ma ora si definisce vagamente una progettista visiva “faccio cose che vede gente” e un’attivista grafica queer.
Abita il mondo delle fanzine e del DIY perché ama la carta stampata e perché crede nel potere inestimabile del creare i propri contenuti.
Il suo unico talento è la capacità di sintesi.
Per acquistare “A Queer Culture Guide”: SHOP

L’artista argentino Falu e la sua fanzine targata VANS

Fabrizio Corelai, meglio conosciuto con il nome d’arte di Falu, è un artista argentino di Buenos Aires che, con un percorso completamente autonomo e da autodidatta, è riuscito negli ultimi anni a farsi un nome nell’ambito soprattutto della street art e della skate art.

Oggi presentiamo un suo lavoro del Maggio 2017 chiamato “Vans Zine Vol.1” che speriamo sia l’inizio di una serie visto che si tratta di un gran bel lavoro che i seguaci del brand americano Vans apprezzeranno sicuramente.

Jean-Paul de Win & The Big Lebowski Art Collection

Jean-Paul de Win is a motion graphics designer from the Netherlands with
experience in broadcast and game graphics.

The Big Lebowski is a trademark and copyright of Universal Studios. Licensed by Universal Studios Licensing LLC. All Rights Reserved.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

JPdW – I really don’t remember the first time I saw The Big Lebowski, but I think it must have been some blurry VHS evening. at home.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

JPdW – As I work mostly as animator my inspiration comes from motion graphics from all around the globe. 
Music is a big part of my life. I can not work without music in the background. The movie The Doors (’91) changed my perception of music and way of life in a big way. 
Pinball art in general is also a great source of inspiration. I’ve been attract to pinball since I was a little kid.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

JPdW – I moved to Nijmegen in 2010. This Dutch city, founded 2000 ago by the romans, has many left minded citizens, a nice variety of (music) events and just a good vibe all year round. I work from an office in a building shared with several artist in many disciplines (fine art, product design, graphic and web design).

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

JPdW – M.C. Escher has always inspired me with his clean and mathematical art style. Just amazing and mind boggling how he has created his art without the use of a computer. I also admire ‘the’ 4 Renaissance artists (da Vinci, Michelangelo, Raphael and Donatello). Their expertise in various art forms inspires me to try different things and styles all the time.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

JPdW – I love The Big Lebowski for it’s dialogues and legendary scenes. You really need to see it a couple of times to ‘get it’. The Dude’s laid-back, pacifist way of living is something I can relate to. And probably many other artists?

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

JPdW – Non ricordo veramente la prima volta che ho visto Big Lebowski, ma credo che sia stata una serata con una vecchia videocassetta sfocata, a casa mia.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

JPdW – Mentre lavoro principalmente come animatore, la mia ispirazione derivava dalla motion graphic che vedevo dappertutto, in tutto il mondo.
Anche la musica però è una grande fonte di ispirazione di tutta la mia vita. Non posso lavorare senza musica in sottofondo. Il film The Doors (’91) ha cambiato la mia percezione della musica e del modo di vivere.
L’arte che sta dietro al design dei flipper – in generale – è anch’essa una grande fonte di ispirazione per me. Sono sempre stato attratto dai flipper, fin da quando ero un ragazzino.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

JPdW – Mi sono trasferito a Nijmegen, Olanda, nel 2010. Questa città, fondata 2000 anni fa dai romani, ha molti cittadini di sinistra e una gra quantità di musica live che riguardano quasi tutto l’anno. Lavoro in un ufficio situato in un edificio condiviso con diversi altri artisti di diverse discipline (design di prodotto, grafica e web design).

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

JPdW – M.C. Escher mi ha sempre ispirato con il suo stile artistico pulito e matematico. Ancora mi sorprendo e affascino da come ha creato la sua arte senza l’uso del computer. Ammiro anche i 4 artisti rinascimentali (Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Raphael e Donatello). La loro esperienza in varie forme d’arte mi ispira a provare tecniche e stili sempre diversi.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

JPdW – Amo il Grande Lebowski per i dialoghi e le leggendarie scene di cui è composto. Hai davvero bisogno di vederlo più di un paio di volte per diventare uno di loro. Il modo di vivere tranquillo e pacifico del Drugo è qualcosa con cui sto alla grande. E come me probabilmente anche molti degli altri artisti del libro…

The Big Lebowski is a trademark and copyright of Universal Studios. Licensed by Universal Studios Licensing LLC. All Rights Reserved.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Se non sapete cosa sono le edicole votive, date un’occhiata a questo libro e scopritele in giro per Napoli

Iniziamo oggi un progetto che spero diventi sempre più grande e diffuso.
Independent Press Fair vuol essere infatti una vetrina per tutti coloro i quali realizzano prodotti editoriali indipendenti e dal carattere artigianale.
Non voglio però dilungarmi troppo e quindi, per chi fosse interessato, rimando al Regolamento IPF.
Durante il biennio in Design per l’editoria presso l’ISIA di Urbino, Agnese Tamburrini ha sviluppato diversi progetti editoriali di cui uno, quello che lei stessa ci presenta oggi, è stato realizzato tramite una sua autoproduzione in 50 copie nel formato 11,5×16,5 cm. per 80 belle pagine a colori.
Il libretto autoprodotto, dal titolo “Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria” è un progetto fotografico che si sviluppa sul contrasto tra alcune edicole votive napoletane ed il contesto urbano in cui spesso si trovano all’interno degli scorci della città partenopea.
Le fotografie sono state scattate nel febbraio 2017 con una Olympus OM-1 con pellicola a colori Kodak ColorPlus.

“Welten” il magazine di illustrazioni costruito intorno ad un tema sempre diverso

Welten” è una rivista di fumetti e illustrazioni fondata nel 2016 da Benjamin Behrendt e Pablo Reichl, due giovani studenti tedeschi che hanno deciso di individuare di volta in volta un tema differente e coinvolgere diversi artisti per svilupparla in modi e maniere di volta in volta differente.

Nel primo numero sono stati interessati 12 artisti, prer la precisione i nomi sono: Fiona Kästner, Matthias Veitleder, Kalagrafik, Marie Lulu Högemann, Lis Spannring, Frydia von Hinüber, Martin Grobecker, Tu Anh Mai, Bahar Karbuz, Simon Schirmer, Benjamin Behrendt, Caspar David Engstfeld che sono stati chiamati ad interpretare lo spinoso tema delle Devianze mentre, in un libretto di 40 pagine stampato in risograph in 4 colori per 10 copie.

In questo seconda uscita che vi presento oggi anche se è oramai datata Febbraio 2017, i ragazzi di Welten hanno scelto la parola Teilen (che in tedesco, per alcuni aspetti grammaticali, può assumere il duplice significato di condividere e dividere). Sono stati nuovamente coinvolti numerosi artisti, questa volta ben 16 fra i quali: Rebecca Metz, Christoph Sander, Ulli Lust, Matthias Veitleder, Marie Lulu Högemann, Caspar David Engstfeld, Aina Pura Muela, Martin Grobecker, Andreas Tolxdorf, Tu Anh Mai, Leila Okanovic, Bahar Karbuz, Benjamin Behrendt.
Il corpo del libro è stato stampato in 100 copie per 64 pagine in risograph mentre la copertina è stata progettata da Studio Akkord insieme a Martin Grobecker.

Acquistabile QUI.

Pop To, il magazine sulle storie dei luoghi dove passi la vita e non te ne rendi conto

Pop To Magazine” è una rivista letteraria di piccole dimensioni che raccoglie e pubblica racconti. Fin a qui  potrebbe anche non aver nulla di interessante o di originale rispetto a molti altri prodotti editoriali del genere se non che, a ben vedere, ognuno di questi scritti ruota attorno a i luoghi dove passiamo regolarmente del tempo; luoghi che divengono così familiari e nostri da considerarli naturali.

Si arriva infatti al punto che questi siano zone trasparenti, così invisibili e estranianti da non farci più prestare attenzione a cosa vi accade dentro, a chi ci vive o lavora, facendoci perdendo dunque anche momenti che invece è giusto tenere in vita.

Il primo numero è tutto dedicato forse al luogo simbolo di questa estraneazione: il mondo del supermercato con i suoi personaggi, i miti e le leggende che girovagano fra i cassieri e lavoratori vari.

Per adesso è uscito un solo numero acquistabile QUI e non ci sono ulteriori aggiornamenti in merito ai futuri progetti, speriamo che i ragazzi non si fermino qui…

Ross Murray & The Big Lebowski Art Collection

Ross Murray is an illustrator from the sovereign state known as New Zeland.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

Ross Murray – In 1998 I was 19 years old and in my second year of university, studying graphic design. I saw ‘The Big Lebowski’ at the Academy which is a small cinema deep underground beneath the city library. The only Coen Bros film I’d seen at that stage was ‘Fargo’ which I loved – the atmosphere, the eccentricity and most of all, the dark humour. At that age I remember gravitating towards moody, often self-serious types of art so it was with an unexpected delight that I encountered ‘Lebowski’. There was such an offbeat exuberance to it, such sheer joy in it’s characterisation and storytelling. I saw it alone but still remember laughing out loud through most of it.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

RM – I’m a big comics fan – I love the muted incidentalism of Adrian Tomine; the craft and virtuoso of Tezuka and Otomo; the energy of Paul Pope’s artwork; the self-deprecating wit of Noah Van Sciver.
In terms of illustration and style I’m a big fan of Benjamin Güdel and Tomer Hanuka. They both draw very expressively and use colour to create a wonderful sense of mood.
Painters & printmakers I love are Robin White, Alphonse Mucha, Hiroshige, Faile, Dick Frizzell and many more!
And of course there are the artists that hardly need mentioning – Kubrick, Bowie, DFW. Their ambition, the incredible breadth of their work. As much celestial beings as artists, actually. They are my gods!

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

RM – I live in a coastal city called Tauranga in New Zealand’s North Island. My house is in Papamoa, near a long surf beach. And my studio is in Mount Maunganui on a sand bar at the foot of an extinct volcano called Mauao. It’s exactly an hour’s drive between Whakatane where I grew up and Matamata where my wife is from. We used to live deep in a Coromandel pine forest but my wife nearly died when we had kids so we relocated to somewhere closer to a hospital. It’s really beautiful here though. It’s a real beach town and even though it still gets cold in the winter it kind of feels summery all year round.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

RM – I think there may have been something lost in translation in this question so I’ll talk about a couple of artists whose work I’ve enjoyed lately: Liam Bowen’s an Auckland-based artist and publishes comics & zines with Sergio Cornaga and others as Team 3000 Press. His work is beautifully unhinged, touching and really funny. Check it out here:
Zöe Colling is also based in Auckland and draws mini-comics. She tells short stories about domestic life, all rendered in a lovely, organic drawing style. She’s on Instagram as @lasterdays.
5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration
RM – I’ve watched ‘The Big Lebowski’ more than any other film. Every line of dialogue in it is eminently quotable. Walter Sobchak is probably my favourite character in all of cinema. The film really celebrates ineptitude and being weird which I think a lot of creative people relate to. And on a visual level it’s such a lovingly designed film and that always makes us artists a bit frothy. I lived in Japan between 2001-2003 with a Canadian and a Texan – both of whom loved ‘Lebowski’ as much as me – and almost every weekend would involve a combination of bowling and drinking white russians.
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

RM – Nel 1998 avevo 19 anni, ero al mio secondo anno di università dove studiavo graphic design. Ho visto “The Big Lebowski” all’Accademia, in un piccolo cinema sotterraneo che si trovava proprio sotto la biblioteca della città. L’unico film dei fratelli Coen che avevo visto prima di quello era Fargo che amavo alla follia per l’atmosfera, l’eccentricità e soprattutto l’umorismo black.
C’era un’esuberanza così straordinaria in quel film! Uno spensierato divertimento nei suoi personaggi e nella sceneggiatura. Quando lo vidi ero solo ma ancora oggi, se ci ripenso, mi rivedo li a di ridere come un pazzo.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

RM – Sono un grande fan dei fumetti – amo lo stile unico di Adrian Tomine; la manualità ed il virtuosismo di Tezuka e Otomo; l’energia di Paul Pope e lo spirito corrosivo di Noah Van Sciver.
In termini di illustrazione e stile sono un grande fan di Benjamin Güdel e Tomer Hanuka. Entrambi hanno un disegno molto espressivo e usano il colore per creare espressività ai loro personaggi.
I dipinti e gli stampatori che amo sono Robin White, Alphonse Mucha, Hiroshige, Faile, Dick Frizzell e molti altri!
E naturalmente poi ci sono gli artisti che non hanno bisogno di essre ricordati, gente come Kubrick, Bowie, DFW. La loro imponenza, l’incredibile grandezza del loro lavoro li rende esseri celesti. Sono i miei dèi!

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

RM – Vivo in una città costiera chiamata Tauranga nella parte Nord della Nuova Zelanda. La mia casa si trova a Papamoa, vicino a una lunga spiaggia di surf. E il mio studio si trova sul monte Maunganui, vicono ad un bar sulla sabbia situato ai piedi di un vulcano estinto chiamato Mauao. È esattamente un’ora di macchina di distanza da Whakatane dove sono cresciuto e Matamata dove è cresciuta mia moglie. Abbiamo deciso di vivere in tranquillità in una foresta di pini di Coromandel, ma mia moglie quasi morì quando stava aspettando uno dei miei figli quindi ci siamo trasferiti in un posto vicino ad un ospedale, non si sa mai!
È veramente bello qui però. È una vera città sulla spiaggia e, anche se d’inverno fa freddo, si sente l’aria dell’estate per tutto l’anno.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

RM – Ne ho già indicati molti nella domanda precedentemente, quindi parlerò di un paio di artisti di cui lavoro di recente mi è piaciuto guardare i lavori:
Liam Bowen è un artista di Auckland che pubblica fumetti con Sergio Cornaga e altri piccoli editori indipendenti come Team 3000 Press. Il suo lavoro è fantastico, commovente e divertente insieme. Dai un’occhiata qua

Anche Zöe Colling lavora a Auckland e disegna mini-fumetti. Racconta storie brevi sulla vita domestica, tutte con un bello stile. È su Instagram.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

RM – Ho guardato ‘The Big Lebowski’ più volte di qualsiasi altro film. Posso citare ogni dialogo. Walter Sobchak è probabilmente il mio personaggio preferito in tutto il cinema. Il film celebra veramente quell’essere originale a cui un sacco di persone creative si vogliono riferirsi. E a livello di regia è un film così ben progettato e realizzato da farci innamorare. Ho vissuto in Giappone tra il 2001 e il 2003 con un ragazzo canadese ed uno texano – entrambi amavano Lebowski come me – e quasi ogni fine settimana, organizzavamo partite di bowling bevendoci i nostri immancabili white russian.

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Una mostra ed un libro celebrano l’editoria underground inglese

Barry Miles, per chi ha girovagato un pò negli anni Sessanta della controcultura sia musicale che soprattutto editoriale, non può essere certo considerato un nome nuovo. Anzi.
E’ stato infatti il fondatore di IT e autore di più di 50 libri tra cui biografie di pesi massimi come William Burroughs, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Frank Zappa e Charles Bukowski. Attualmente Miles vive a Londra e in Francia ma non ha smesso di occuparsi di libri e soprattutto di editoria underground.
Ecco dunque un’altra delle sue uscite:”The British Underground Press“, che ripercorre con le memorie di quello che al tempo fu uno, se non il protagonista, della storia della nascita dell’editoria underground inglese.
Nel 1966 infatti, nel pieno della cosiddetta Beatlesmania nella Swinging London, Barry Miles e John “Hoppy” Hopkins fondarono a Londra la libreria e galleria d’arte Indica, che permise loro di conoscere molte delle persone più influenti del periodo come Paul McCartney, Jimi Hendrix e tanti, tanti altri.
Sempre in compagnia di Hopkins, il 29 aprile 1967 Miles organizzò un concerto, chiamato The 14 Hour Technicolor Dream (vedi video), all’Alexandra Palace per raccogliere fondi per il lancio della nuova rivista International Times.
Pink Floyd ne furono i protagonisti, ma vi parteciparono anche altri artisti fra i quali Yoko Ono e John Lennon, Arthur Brown, il gruppo jazz-rock dei Soft Machine, i Tomorrow e The Pretty Things.

IT, come in breve tempo venne chiamato da tutta la controcultura inglese e non, è stato il primo vero quotidiano britannico underground e ha dato il via, insieme ad altri, ad una vera e propria rivoluzione della carta stampata.

A distanza di 50 anni, è tempo di celebrare con una mostra in grande stile quella che fu la portata innovatrice di questa rivista e di tutte le sue sorelle, il suo rompere totalmente le regole esistenti ed instaurarne di nuove, totalmente differenti, che furono fatte proprie da altre testate. Dopo IT infatti, vi fu la proliferazione di questi fogli sempre più belli, colorati e, ognuno a suo modo, innovatori.
La mostra che ripercorre quel periodo non più lungo di un decennio, si svolge a Londra, alla A22 Gallery fino al 4 Novembre e, senza nessun dubbio, sappiamo già che il catalogo sarà imperdibile..
Saranno presenti tutte le riviste underground inglesi nate negli anni ’60: International Time, Friends/Frendz, Gandalf’s Garden, Black Dwarf, Ink e soprattutto quella meraviglia che fu Oz di cui vi ho già parlato qualche mese fa qui.

Scorrendo le copertine si capisce immediatamente che il periodo, l’aria, il contesto, era di totale spinta in avanti, di sperimentazione continua.
Forse non era ben chiaro il dove ed il come sarebbero andate le cose, ma lo era fin troppo che sarebbero cambiate. La sensazione di poter incidere su quella che era la società di allora, i suoi riti, non poteva resistere e non lo fece.

Allo stesso modo l’editoria e l’editorial design in particolare, incontrarono e sposarono l’arte e la grafica contemporenee, riuscendo a produrre risultati che prima di allora nemmeno erano stati immaginati e che, ancora oggi, in un periodo di minimalismo e pulizia grafica estrema, innalzano un monumento alla libertà creativa sfrenata e senza compromessi.

 

Boîte, il magazine che arriva in una scatola e che nasconde tesori

Durante i festival di editoria e simili, si sa, uno dei migliori modi per passare il tempo dopo il vendere i propri prodotti, è quello di conoscere altre persone, scovare affinità, intravedere collaborazioni e fare delle lunghe e belle chiacchierate.
Con Giulia e Federica, le due ragazze dietro al progetto Boîte, l’incontro è avvenuto al OIOI Festival a Prato lo scorso 8 e 9 Settembre dove, anche se già conoscevo il loro progetto avendo qualche numero a casa, parlare con Giulia Brivio e Federica Boràgina è stato veramente un piacere.
Bionde, belle, sempre sorridenti e sempre con quell’aria indaffarata di chi rincorre gli impegni pensando già a qualcosa’altro, le due ragazze di Boîte erano con il loro progetto che guarda a quella certa editoria d’arte restando in equilibrio fra il ristretto mondo dell’Arte con la A maiuscola e l’indistinto mare magnum delle autoproduzioni.

“Boîte”, usando le parole delle sue ideatrici, è una scatola di cartone con uscite semestrali, in tiratura limitata di 250 copie, che custodisce fogli sciolti, immagini e parole che vogliono indagare i percorsi dell’arte del XX e XXI secolo” che lo scorso 26 Settembre ha raggiunto la maggiore età con l’uscita numero #18 dedicata al tema della non-documentazione delle opere d’arte.

All’interno trovate materiali di Emilio Fantin sulle alternative alla documentazione tradizionale e di Paolo Inverni sulla rielaborazione informativa e cognitiva. Angela Serino racconta come poter documentare l’esperienza di una residenza artistica e Cristina Baldacci spiega il ruolo fondamentale e problematico degli archivi storici. Inoltre “Boîte” #18 ospita Clio Casadei e il racconto del suo progetto editoriale Atlas,

Mi ha stregato questo libro sul suicidio realizzato da una giovane designer austriaca

Uno dei prodotti editoriali che più mi ha colpito negli ultimi tempi è senz’altro “Nichtsein” di Katharina Schwarz, giovane studente tedesca che ha frequentato il corso Visual Society Projekte presso il Centro Scientifico di Berlino per la ricerca sociale insieme a Ellen von den Driesch, una studente di demografia che sta studiando il fenomeno del suicidio nella DDR.
Il programma della Visual Society è infatti una collaborazione tra gli studenti di “Visuelle Systeme” dell’Università delle Arti di Berlino e gli scienziati sociali di il Social Science Center Berlin (WZB).

Per saperne un pò di più ho chiesto direttamente a Katharina di spiegarmi un pò come ha lavorato per creare un libro che, oltre per la parte relativa al contenuto, a me ha affascinato per il suo elegantissimo stile editoriale che a me ha fatto pensare a certi lavori del designer Dieter Rams.

“Lavoriamo insieme su tematiche sociali complesse, conosciamo i metodi degli altri e sviluppiamo nuovi approcci interdisciplinari.
Ho iniziato a studiare con Ellen von den Driesch i tassi di suicidio e come sono correlati ad altri indicatori. La cosa più interessante per me è stato scoprire tutti i diversi motivi che possono influenzare pensieri suicidi. Ad esempio, mi sono ritrovata a confrontare le correlazioni tra i tassi di suicidio ed i sistemi di assistenza sanitaria o il consumo di alcool di diversi paesi. Volevo dimostrare che non è solo un problema personale ma anche un problema causato dall’ambiente e dalla società in cui tutti noi viviamo. Quindi l’idea finale era di individuare alcuni di questi fattori chiave e realizzare un libro con lo scopo di informare e sensibilizzare su questo tragico tema.

Il libro è diviso in base ai diversi fattori che possono influenzare pensieri suicidi. Il primo, con tutti i fori, rappresenta l’età del suicida. Ogni foro è un suicidio avvenuto in Germania nel 2015, ordinato per età. Mostra innanzi tutto la quantità e evidenzia bene che i numeri dei suicidi aumentano con l’età.
Altri capitoli, per esempio, sono dedicati al sesso, al reddito, all’amore, allo stato civile o ad altre categorie minori. Alcuni fattori come la solitudine o la depressione mostrano lettere delle persone che si sono suicidate con le loro storie personali anziché i numeri e le statistiche.

Il mio approccio visivo per rappresentare questo argomento era quello di cercare di rimuovere alcune parti dalla pagina, proprio come le persone stesse rimuovono la loro esistenza dalla vita propria e degli altri”.

Grazie a Katharina Schwarz per le info e soprattutto grazie per aver lavorato ad un volume che è, nello stesso oggetto, così utile socialmente, così perfetto tecnicamente e così bello esteticamente.

Rendere meraviglioso un paese di montagna tedesco lavorando su 80 cartoline in bianco e nero

Otl Aicher è relativamente famoso per aver progettato il marchio delle linee aeree Lufthansa di cui consiglio il bellissimo volume di approfondimento edito dalla Lars Muller Publishers dal titolo “Lufthansa und Graphic Design” e, qualche anno dopo il font FOTIS, sviluppato nel 1988.

In entrambi i casi e, nell’arco della usua intera carriera, Aicher cerca di raggiungere la massima leggibilità e la chiarezza visiva attraverso la purezza della linea e dell’elemento grafico.

Otl è stato molte cose, tenace oppositore del nazismo e per questo arrestato nel 1937 dalla Gestapo. Arruolatosi poi forzatamente nell’esercito tedesco, nel 1945 disertò nascondendosi fino alla fine della seconda guerra mondiale.
Nel 1946, dopo la conclusione della guerra, Aicher cominciò a studiare e nel 1947 aprì un proprio studio per poi fondare, nel 1953, con la moglie Inge Scholl, la Scuola di Ulm per il disegno (Hochschule für Gestaltung Ulm), che negli anni è diventata uno dei centri scolastici sul design più importanti della Germania.
Per chi volesse approfondire ulteriormente la figura di Aicher, consiglio di andarsi a cercare il lavoro come curatore della comunicazione visiva svolto per i Giochi della XX Olimpiade a Monaco di Baviera nel 1972. I suoi pittogrammi sono ancora oggi uno dei migliori esempi di rigore, pulizia e immediatezza.

Oggi lo Studio grafico dn&co. ha realizzato un volume di 116 pagine edito dalla Place Press con introduzione di Norman Foster, che riporta a galla il lavoro che Otl Aicher realizzò alla fine degli anni Settanta per l’Ufficio del Turismo della piccola cittadina del sud della Germania chiamata Isny. Isny, classica città di montagna che si dispiega fra baite, montagne e animali in pieno stile Heidi, viene invasa dai turisti che in estate arrivano per passeggiare attraverso i suoi dolci pendii e in inverno per sciare.
Quando ad Aicher fu commissionato il lavoro, l’obiettivo era quello di creare una identità grafica per l’ufficio turistico di Isny e la sua visione fu del tutto diversa da quella a cui tutti pensavano.

Minimal, interamente bianco e nero, Aicher ha applicato alle cartoline da Isny lo stesso stile che lo aveva reso famoso nei suoi lavori precedenti. Ha suddiviso la città in 120 pittogrammi creando una serie di cartoline dove non compare nessuna tipica fotografia a colori di montagne, mucche e case coloniche. Lo stesso Aicher lo ha definito “l’antitesi della mentalità della cartolina”.

La storia di New York attraverso il design degli oggetti che ne hanno fatto la storia

Standards Manual, l’elegante casa editrice indipendente fondata dai designer Jesse Reed e Hamish Smythche sta dietro al progetto aveva già fatto parlare di se qualche anno fa,  nel 2014 più precisamente, per l’edizione del New York Transit Authority dedicata intitolata “Graphics Standards  Manual“.

Il Manuale degli standard grafici di NYCTA contiene i lavori di veri e propri maestri del modernismo quali Massimo Vignelli e Bob Noorda e descrive la progettazione e la costruzione dei segni e delle icone della metropolitana di NYC che ancora vediamo e usiamo oggi, ma soprattutto è un pezzo bellissimo e importante della storia del design.

Il duo di Standards Manuals questa volta hanno invece pensato ad una versione della seria “New York City Transit Authority” dedicata al tema degli oggetti. “Objects” è infatti un volume di ben 356 pagine progettate dallo studio newyorchese Order e stampato in Italia, che incute subito rispetto con quella sua cover nera con testo bianco, font classica, grandi dimensioni. Un oggetto da arredo ed un piacevole libro da sfogliare in relax andando a ricercare particolari ed a rileggere piccole didascalie.
Andando oltre però l’impatto iniziale, ci troviamo di fronte ad un gran bel progetto che contiene 400 oggetti manufatti manufatti relativi alla metropolitana di New York, raccolti e documentati dal fotografo Brian Kelley.
Perché è di questo che stiamo parlando, una corposa raccolta degli oggetti che hanno contribuito a rendere New York, quella che conosciamo e che, almeno io, amo nei suoi infiniti modi di essere.
Kelley ha iniziato a raccogliere MTA, ovvero le tessere della metropolitana dal 2011 e si è immediatamente innamorato di tantissimi altri oggetti legati a quel mondo sotterraneo affascinante.
“Objects” è molto meno appetibile per gli amanti del design puro rispetto al volume precedente, ma offre lo stesso affascinante stile minimalista e la stessa cura dei dettagli del prodotto.

Per descrivere l’approccio al loro lavoro di editori, mi sono piaciute molto le parole utilizzate dallo stesso duo di Standards Manual che sostengono:”Essendo noi stessi designer, pensiamo solo a libri di alta qualità. Come editori indipendenti, vogliamo essere sempre in grado di produrre i nostri libri utilizzando solo i migliori materiali: materiali, stampe e metodi lavoro. Non pendiamo mai in considerazione l’idea di tagliare quando si tratta di qualità”.

“Panenka”: il magazine sulle storie nascoste del calcio

In un paese come il nostro il calcio sappiamo bene essere molto più di una religione, basti pensare a quanti siti, magazine on line anche da noi hanno iniziato a spuntare da quando si è aperta la strada dello storytelling applicato allo sport. Questa spasmodica passione ci accomuna ai nostri  cugini spagnoli e lo si può vedere benissimo nei prodotti editoriali che al calcio sono dedicati nel paese che negli ultimi anni ha inventato il tiki taka e ha vinto tutto in termini di club e di nazionale.

Oggi dunque parlo di “Panenka“, magazine calcistico che in 66 numeri si è guadagnato uno spazio fra i migliori magazine sportivi in circolazione andando ad innovare anche la parte digitale del progetto con un interessantissimo lavoro sui dati e infografiche relative a giocatori e squadre.

La distribuzione dei club vincenti la LIGA

 

Evoluzione storica dei due poli calcistici inglesi: Nord vs Londra

Panenka si basa principalmente su di un eccellente lavoro di indivisuaazione di storie che non trovano spazio nei media mainstream: storie fatte essenzialmente di vite personali che molto spesso non hanno avuto il successo e le vittorie sperate ma che comunque hanno scritto pagine importanti di questo sport.
Su Panenka si leggono storie di campionati minori, figure di giocatori con storie personali assurde o incredibili, talenti mai sbocciati, sconfitte e vittorie epiche, tragedie e imprese sportive che servono da trampolino per discutere di argomenti più ampi come le situazioni politiche, le tensioni sociali e temi del genere.

Nelle 116 pagine del numero 66 troverete il dossier giocatore del mese: Filipe Luis, la storia del Queen’s Park FC.

 

 

Elsie Magazine: creare l’ultimo numero dopo aver svuotato lo scantinato

Elsie è una rivista indipendente e creativa ideata, creata e prodotta da ; è l’opera di una persona … il suo nome è Les Jones designer, fotografo, scrittore e appunto editore inglese di Crewe, Inghilterra.

Elsie è un magazine dove trovano ampio spazio tutte le arti grafiche, la fotografia, la tipografia ed il design. Ogni copia viene stampata in circa 1.000 copie e, fenomeno che si sta oramai diffondendo sempre più, ogni copia contiene degli elementi personalizzati che rendono ogni esemplare un unico.

La mente creativa di Jones però non si è fermata qui ed ha pensato bene di inserire all’interno delle pagine di Elsie, in una copia ogni 25, una busta speciale contenente una stampa artistica unica e firmata!

Uno degli aspetti che sorprende di Elsie è la totale assenza di pubblicità fra le sue pagine che la rende davvero una rivista indipendente in un ecosistema, come quello dei magazine, dove questo aggettivo “indipendente” penso sia molto (molto!) abusato se pensiamo agli sponsor per così dire di peso, che si trovano in tutti i maggiori prodotti editoriali e che, volenti o nolenti, rendono da una parte i prodotti molto più solidi economicamente, ma dall’altra, li vincolano a numerose pagine di advertising.

Ma lasciamo questa discussione che tra l’altro Jones riprende sul suo blog in un breve articolo a chi la vorrà continuare e torniamo a Elsie Magazine che arriva alla quinta uscita, “The Stuff Issue”, la più voluminosa di sempre con le sue 132 pagine colorate.

Intervista a FORO Studio

Una delle interviste che mi ero ripromesso di fare era quella ai ragazzi di FORO Studio fin da quando chiesi loro una copia del primo numero del progetto “No Budget” e me lo vidi arrivare direttamente a casa con tanto di letterina di ringraziamento.
Mi piaceva il progetto, è intelligente e leggero, e soprattutto mi piaceva la professionalità del gruppo per cui, qualche mail dopo e un’estate dopo, eccomi qua a pubblicare le loro risposte.

Foro Studio è un gruppo di professionisti, grafici, designer,  architetti, fotografi che collaborani in diversi progetti lavorando in varie parti d’Europa.

Abbiamo parlato di “No Budget” certo, dei progetti futuri del gruppo, ma soprattutto abbiamo parlato di editoria e illustrazione, della situazione italiana e del resto d’Europa, delle problematiche e delle potenzialità di questo settore in crescita ma non ancora adulto, con la speranza che la discussione possa interessare anche altri soggetti che operano in maniera indipendente e non a cui invito la richiesta prendere parte al dibattito scrivendomi.
Vorremmo dare spazio a chiunque abbia idee, critiche, proposte o semplicemente voglia di discutere dell’editoria indipendente in Italia, ma intanto leggetevi cosa pensano e chi sono i ragazzi di Foro Studio.

Buona lettura!

Foto del team di FORO Studio (da SX: Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Fabio Romenici, Claudia Oldani, Salvatore Ponzo). Credits: Andrea Oldani.

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FRANCESCO CIAPONI – Quello che mi ha colpito del progetto #foroNOBUDGET è la passione, uno slancio che si sente in ogni angolo e centimetro del foglio e che si rafforza leggendo gli editoriali dei 2 numeri usciti. Questo è un ottimo punto di partenza che permette di camminare sia con il giusto orgoglio sia con la dovuta energia senza la quale questo tipo di progetti stentano a durare. Detto questo, cosa volete che diventi #foroNOBUDGET in un futuro? Qual è cioè il domani di questa bella idea?

FORO STUDIO – Ti ringraziamo un sacco per le bellissime parole, siamo felici che la passione che abbiamo messo nel progetto si scorga riga per riga. La domanda da cui partiamo è un argomento che stiamo discutendo proprio in questi giorni: non sappiamo ancora cosa succederà a #foroNOBUDGET dopo l’uscita del quarto numero, l’issue conclusivo di dicembre. Quello di cui siamo certi è che, anche se il nostro magazine non avrà più la veste grafica attuale, non abbandoneremo i racconti. La speranza, comunque, è quella di avere prima o poi un budget. Una delle nostre paure è quella di fare un progetto fine a se stesso, che si risolve in un nulla di fatto come tante realtà simili. Purtroppo le idee non mancano, i soldi sì; e se non si può mangiare con quello che si fa, lo si deve relegare all’essere un hobby – e se diventa un hobby la qualità per forza di cose passa in secondo piano. Può sembrare poco poetico, ma senza un ritorno economico concreto non si va da nessuna parte, e i sogni non possono essere costruiti né sulle nuvole né sull’aria fritta.

Foto dell’editor Federica Riccardi.
Credits: Andrea Oldani.

FC – Fin da quando avevo 18 anni mi sono occupato di editoria underground e di tutto quel sottobosco fatto di fogli, foglietti e poster a volte incomprensibili ma sempre veri, puri che componeva l’editoria indipendente. Con il tempo, ed i mille cambiamenti nella società e negli strumenti a disposizione, questo sottobosco si è trasformato. Non esistono più, o sono molto residuali, i fogli e le fanzine brutalmente fotocopiate ed al loro posto vediamo rivistine e progetti di altissima qualità e ricercatezza, venduti e non più regalati, in eventi organizzati ad hoc per un pubblico non più di giovani alla ricerca della ribellione ma di persone di tutte le età che apprezzano l’estetica grafica ed il design editoriale ed illustrativo. Questo cambiamento ha portato ad un settore vero e proprio con una propria dignità, dei punti di riferimento – penso al Fruit, ad Inchiostro ed agli altri eventi – ma ancora non ha un proprio mercato che consenta qualcosa di più del semplice galleggiamento, al lavoro – come inteso proprio in #foroNOBUDGET – precario, sfruttato, non retribuito. Cosa pensate che manchi ancora, quali sono gli errori e che idee avete voi per fare dei passi avanti in questa direzione?

FR – In Italia abbiamo due problemi culturali di fondo che spesso tagliano le gambe alle iniziative di carattere artistico o divulgativo. Il primo ed il più paralizzante è l’idea che ad un artista non serva altro che il proprio talento e un po’ di ispirazione; la convinzione che l’artista sia qualcosa di diverso e soprattutto migliore di un mestierante. Sembra che il popolo italiano sia collettivamente convinto che si possa decidere in principio che ci si appresta a fare dell’arte – mentre invece cosa faccia parte dell’arte lo si decide dopo, con il passare delle generazioni, essendo testimoni di cosa permane nella cultura popolare, e come. Ecco perché in Italia sono tutti un po’ scrittori, un po’ poeti, un po’ disegnatori: perché non si pensa che sia necessario studiare, per imparare a scrivere un romanzo – basta che arrivi la musa. Non è un caso che sul suolo italiano non ci siano (seri) corsi universitari di Scrittura Creativa. Ci si improvvisa, tutti fanno un po’ di tutto, nessuno fa niente per bene – d’altra parte, non è il loro mestiere.
Il secondo problema è che, diciamocelo, ad un certo tipo di ideologia fanno schifo i soldi. Sul fatto che la cultura debba essere da tutti e per tutti non ci piove, ma anche il più nobile dei progetti editoriali non può andare avanti a sola nobiltà di sentimenti. Senza un minimo di profitto, anche reinvestito nell’attività stessa e senza veri scopi di lucro, si è costretti a fermarsi. C’è un certo imbarazzo in generale, nella società italiana, quando si parla di soldi; si fa fatica a dichiarare quanto si guadagna, ci si vergogna a chiedere un compenso adeguato al proprio lavoro. Da un lato è vero che spesso si è costretti a lavorare gratis; dall’altro, questa pudicizia nell’attribuire un valore economico a se stessi foraggia il lato oscuro del “no budget”. Non c’è niente di sbagliato nel chiedere un contributo economico ai propri consumatori, tentare il crowdfunding se non si vuole vincolare il proprio prodotto ad un concetto di vendita. Se però non ce la si sente di chiedere a chi legge (e apprezza il prodotto) di riconoscere economicamente il valore di un progetto, come si può chiedere di essere stipendiati per le stesse mansioni?
Bisogna iniziare a ripensare le riviste indipendenti per renderle i prodotti commerciali che a tutti gli effetti sono e devono essere per sopravvivere più di qualche numero. È necessario assumere professionisti del settore, e non tuttofare appassionati, è necessario chiarire il proprio scopo, inquadrare il proprio pubblico, lavorare sul branding e sulla mission. Non ha senso demonizzare gli strumenti della tecnica pubblicitaria perché “bisogna fare cultura” – le due cose non sono antitetiche per natura. Quando si smetterà di credere che saper prendere in mano una penna voglia dire saper scrivere (o disegnare), e quando si smetterà di pensare che farsi pagare voglia dire vendersi al capitalismo, la piccola editoria indipendente italiana potrà forse trovare qualche forma di stabilità.

#foroNOBUDGET 1.
Credits: FORO Studio.

FC – #foroNOBUDGET è un progetto curatissimo dal punto di vista grafico ed editoriale, semplice come sono semplici i prodotti fatti bene, ricercato quanto serve per non essere banale. Quali sono secondo voi, in Italia, altri progetti editoriali indipendenti che riescono a pubblicare con una certa regolarità che meritano davvero un occhio di riguardo per la cura editoriale e grafica e perché vi hanno colpito?

FR – Senza elencare l’intero sottobosco delle riviste indipendenti dedicate alla narrativa (che hanno il merito di tenere vivo il mondo dei racconti), ci viene subito in mente fame di Alessandra De Cristofaro e Irene Rinaldi e Illustratore Italiano. Se la prima è una fanzine più vicina alla definizione canonica, il secondo magazine è sicuramente uno dei progetti più interessanti che l’editoria indipendente ha sfornato negli ultimi anni. Per quanto riguarda qualcosa più legato al campo vero e proprio di FORO Studio, citiamo San Rocco e REM, due progetti diversi ma ugualmente ben curati e dedicati entrambi all’architettura.

FC – Parlateci un attimo di voi, prendetevi ognuno il proprio spazio e descrivete quelle che sono:

Due delle vostre fissazioni:
La ricerca e la grammatica, of course.
Due delle vostre paure:
Una te l’abbiamo già detta rispondendo alla tua prima domanda. Invecchiare, soprattutto lavorativamente parlando, è sicuramente un’altra delle nostre paure.
Due canzoni che avreste voluto scrivere:
Spice Up Your Life delle Spice Girls e The Bed Song di Amanda Palmer.
Due riviste con le quali vorreste collaborare costi quel che costi:
Monocle e The Milan Review.

FC – Ogni volta che esce un nuovo numero di #foroNOBUDGET sono curioso di scoprire chi saranno gli illustratori che avete coinvolto. Quali sono i criteri con i quali scegliete chi collaborerà al numero? 

FR – I criteri sono semplici: l’illustratore deve essere italiano e avvezzo al tema del no budget. In effetti, bastava dire italiano. Ah, e non ci deve mandare a cacare quando gli chiediamo di lavorare aggratis.

FC – La crisi dell’editoria, la morte del libro, la fine dei giornali, sono i refrain maggiormente in uso oramai da un po’ di anni a questa parte. Amare la stampa e tutto ciò che la riguarda, le forme, gli stili, i personaggi, i fenomeni, sembra invece non passare di moda, anzi… ecco, cosa rappresenta per voi il mondo dell’editoria, soprattutto quella cartacea? Perché nonostante tutto continuate a tenervi attaccati ad essa?

FR – Non crediamo che la carta stampata sia morta, anzi. Il problema, secondo noi, è che certe realtà stentano a capire quanto l’online possa giovare all’offline, e viceversa. Il nostro sogno è un’editoria che sappia gestire bene sia i propri contenuti stampati che quelli sul web: abbiamo a disposizione degli strumenti potentissimi, perché non farli comunicare?

#foroNOBUDGET 2.
Credits: FORO Studio.

FC – Per finire la domanda classica di tutte le interviste delle Edizioni del Frisco. Ditemi qual è il vostro proverbio, o motto o modo di dire ai quali siete affezionati o che vi rappresenta meglio e spiegate il perché della vostra scelta.

FR – Il nostro motto di solito è “Sguardo al cielo e piedi per terra”. Per l’occasione però vogliamo rielaborare le parole di Walt Disney, e ti diciamo: “Se puoi sognarlo, noi possiamo farlo”.

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Una precisazione necessaria: il team fisso che lavora su #foroNOBUDGET è composto da FORO Studio tutto (quindi – in ordine alfabetico – Claudia Oldani, Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Salvatore Ponzo e Fabio Romenici) e dalla mitica editor Federica Riccardi, una dei tanti collaboratori esterni (ma non per questo meno preziosi) dello studio.
In sostanza abbiamo risposto alle tue domande a dodici mani.

Grazie a  Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Fabio Romenici, Claudia Oldani, Salvatore Ponzo per aver risposto.

I cappelli di Jack Saunders

1 ~ Jack Saunders è il direttore artistico di Rapha, il magazine di gran classe che partendo dal ciclismo e sfruttando appieno lo storytelling epico delle due ruote, ne ha fatto un marchio di indiscutibile stile in tutto il globo.

2 ~ Jack Saunders ha scelto per Rapha, di lavorare con Alex Hunting, fenomeno inglese dell’editorial design contemporaneo a cui guardano, volenti o nolenti, tutte le altre star del settore.

3~ Jack Saunders ha disegnato una linea di cappelli da ciclista per commemorare le diverse gare, i diversi corridori, le diverse leggende che hanno fatto la storia del ciclismo mondiale.

Varia, un po’ assurda, colorata e pur sempre ricercata, questa linea mantiene le alte aspettative che, la persona di cui ho scritto nei punti precedenti, inevitabilmente alimenta.

Non è poco e quindi si può giustamente sostenere che, ancora, il tocco di Jack Saunders si fa notare, anzi si fa apprezzare.

Abbiamo dei nuovi amici a Buenos Aires e fanno cose fantastiche

Ediciones el Fuerte è un piccolo editore indipendente di Buenos Aires ( presente anche su Facebook e Instagram)che ho conosciuto da poco e a cui mi sono immediatamente affezionato tanto da contattare sia Juan Casal che Sofia Noceti, i due boss delle Ediciones.

Il loro catalogo è veramente pieno zeppo di belle cose, fanzine, manifesti, incisioni e risografie i ogni genere, dimensione e colori.
Il loro lavoro, come mi ha detto Sofia in un nostro breve scambio di mail, si basa sul loro amore per la storia della grafica, della raccolta di storie del passato, dei viaggi, del cosmo, delle diverse culture da scoprire e delle ossessioni.

Molte delle loro produzioni indagano le diverse tecniche di stampa andando ad approfondire sia gli aspetti delle tecniche digitali che quelli più strettamente artigianali.

Quello che vi presentiamo oggi, sempre grazie a Sofia che ci ha fornito un pò di informazioni, è il piccolo ma bellissimo volume dal titolo “Coleccionistas”, una pubblicazione che contiene illustrazioni e interviste di diversi collezionisti di oggetti, dove per oggetti si intende qualsiasi cosa ti possa venire a mente di collezionare. Per la cronaca, io colleziono cappelli. Troverete mazzi di carte, scatole per le spedizioni postali, adesivi e tanto, veramente tanto altro.

Ogni collezione infatti è interessante perchè, con le parole di Sofia, racconta il collezionista e il suo modo di apprezzare i piccoli dettagli.

Niente altro da aggiungere, speriamo proprio di avere presto altro materiale da Sofia e dalle Ediziones el Fuerte da Buenos Aires!

Un libro sulle pubblicità a Taiwan può anche sorprendervi

Come spesso accade, girovagando in cerca di casualità sul mare magnum del web, ti imbatti in piccoli (ma costosi) gioielli a cui non puoi fare a meno di dare spazio.

Questo è il caso di “The Advertisement Says“, un libro prodotto da Rye Field Publications, una casa editrice specìalizzata nella grafica orientale e più specificatamente di Taiwan.

Vecchie marche, prodotti Chic e strategie di marketing questo è quello che troverete in questo elegante libro oramai un pò datato (è del 2015) ma pur sempre da avere se innamorati dell’arte orientale e di quello stile minimal, pulito, rilassante che oramai abbiamo imparato a conoscere.

Quello che rimane dopo aver sfogliato “The Advertisement Says” è uno sguardo attento e disincantato alla vita di Taiwan, una vita che qui è rappresentata attraverso annunci pubblicitari di ogni tipo prodotti durante il periodo coloniale giapponese dal 1895 al 1945.

Il libro disegnato dal designer grafico di Taiwan, Wang Zhi-Hong, utilizza una particolare forma di rilegatura di un libro di codici e una bella stampa arancione fluorescente.

Phile Magazine, perché ognuno ha il proprio sesso

Il magazine semestrale “Phile Magazine” è da sempre un magazine particolare, fin dalla scelta dei suoi temi centrali: le sottoculture sessuali, le tendenze e le pratiche dal punto di vista sociologico. Phile mira infatti a comprendere la complessità dei desideri umani, i loro risvolti più intimi e particolari per riuscire a gettar luce su come i membri delle diverse comunità sessuali siano in grado di esplorare e rispondere ai loro impulsi.

Da un’idea di Erin Reznick e Michael Feswick, Phile Magazine ha la propria base tra Berlino, Toronto e New York City, tre città che hanno molto da raccontare in tema di movimenti, atteggiamenti e protagonisti.

Phile si muove per evidenziare la più ampia diversità di prospettive fra le persone. Le storie raccontate riguardano l’approccio alla sessualità ma analizzato da infiniti punti di vista differenti, dalla sessualità, all’identità, dall’etnia alla religione.

Questo primo numero contiene temi quali il porno alimentare coreano (!!!), l’ecosessualità, i modelli dell’industria pornografica gay.

“Sculpture/Printer_Office” quando la fotocopiatrice e non la fotocopia diventa arte

Yes I am Writing A Book (YIaWAB) è un rapporto creativo nato dalla stretta collaborazione tra l’editor Andrea Scarabelli e il graphic designer Federico Barbon. Con sede a Milano, YIaWAB è dedicata al disegno grafico, ai libri d’artista, alla scrittura non convenzionale ed alla stampa di alta qualità.

L’obiettivo del duo, come si legge dal loro sito, è quello di lavorare con un ampio spettro di artisti che ancora credono nell’importanza della carta come materiale e nella potenza duratura dei libri.
I nostri libri sono dedicati agli artisti, esplorano il loro carattere, l’ambiente, la vita quotidiana, le ispirazioni e le idee, utilizzando formati non convenzionali con un approccio visivo innovativo.
YIaWAB è distribuito in Europa e negli Stati Uniti in librerie selezionate e partecipa alle fiere di stampa d’arte e eventi pubblici.

Sculpture / Printer_Office” è il primo libro di Matteo Cremonesi ed esplora le potenzialità formali ed estetiche intrinseche in un oggetto appartenente al nostro habitat quotidiano contemporaneo: la macchina fotocopiatrice, strumento magico, misterioso per come riesce ad affascinare ancora dopo tanti anni e per come ha saputo sempre ritagliarsi uno spazio nel mondo della grafica utile a non lasciarla nel freddo e triste utilizzo lavorativo.

“Sigrid Calon” per una cultura visiva dei pattern

Sigrid Calon è un visual artist olandese famoso in tutto il mondo per i suoi studi e le sue opere sui patterns geometrici e coloratissimi.

In questo volume, dal titolo “Sigrid Calon”, l’artista ha scelto di lavorare con 8 colori: rosa fluorescente, blu, arancia, marrone, giallo, verde, nero, rosso potendo andare oltre il classico CMYK.

Se qualcuno ama i numeri, si può sbizzarrire con i conteggi delle soluzioni di colore. Infatti le combinazioni fra i vari colori sono state il punto di partenza del libro visto che 8 colori generano 28 combinazioni a due colori e 56 combinazioni a tre colori. Le combinazioni a quattro colori fanno apparire 72 opzioni. Di queste, ho fatto una selezione di 28 in modo da avere una buona combinazione di base di 4 composizioni per A3. Ogni combinazione di colori in questo libro appare solo una volta.

Un libro è stato stampato in 420 copie immediatamente terminate. Senza testo, da gustare con gli occhi e per i veri appassionati della grafica pura e semplice.

 

 

 

Le fanzine e le riviste di Ettore Sottsass

Ho conosciuto Ettore Sottsass, manco a dirlo, a causa di alcue riviste che stavo cercando per un libro sull’editoria controculturale degli anni Sessanta e, indirizzato dagli scritti della Nanda Pivano, arrivai a scoprire prima “Room East 128. Chronicle” e poi, estasiato e senza più aggettivi, a quel “Pianeta Fresco” che fu, per la stampa underground italiana un vero e proprio unicum che lo pone, ancora oggi a sessanta anni di distanza, come la punta qualitativa di un iceberg a cui mai più siamo arrivati.

Ma andiamo per ordine visto che, a cent’anni dalla nascita di Sottsass, io voglio ricordare appunto questi due progetti editoriali che, forse secondari nella sua immensa opera, sono invece nella storia della stampa dei punti di riferimento cronologici imprescindibili.

Room East 128. Chronicle
Siamo nel 1962, Sottsass si trova in ospedale in condizioni definite dai medici in via di guarigione dopo che, per settimane, si era temuto per la sua vita a causa di un virus che nessuno sapeva debellare. Sottsass, annoiato dalla lunga degenza, decide di seguie un’idea della sua compagna Fernanda Pivano, quella cioè di redigere una piccola rivista, una sorta di diario di bordo del paziente Sottsass e quindi inizia a darsi da fare con il materiale che recupera grazie ad un vicino di stanza nel corridoio ospedaliero: scotch, colla, forbici e fantasia.. dopo tutto sono questi gli ingredienti necessari per la fanzine perfetta ed ecco nascere Room East 128. Chronicle.
Perfetto esempio di proto fanzine, questa pubblicazione è importantissima perché da una parte è lontana anni luce dagli scherzi provocatori delle avanguardie di inizio secolo, ma allo stesso tempo è enormemente in anticipo sulle fanzine e sulle riviste che inizieranno a circolare anni dopo grazie soprattutto al ciclostile.

Pianeta Fresco
Anni dopo, oramai affermato designer, ma sempre in compagnia della cara Nanda, ritrovo Sottsass a presentare una rivista dal titolo Pianeta Fresco in occasione di un happening di Gian Pieretti, con tanto di sitar e fiori lanciati in aria, nel negozio di Elio Fiorucci in centro a Milano. Come sua consuetudine, Sottsass ha deciso di spostare il limite più in avanti non accontentandosi di ideare una nuova rivista, ma creando forse uno dei più bei prodotti a stampa del periodo tenuto conto da una parte delle sostanziose risorse a disposizione e degli esperimenti tecnici che oramai rendevano possibili numerose trovate creative.
Pianeta Fresco è quindi una forma d’arte nuova che mischia design, pittura, grafica, collage con esperimenti di processo davvero avanguardistici come l’utilizzo del mix di colori nel ciclostile per la creazione dei primi articoli stampati in colore arcobaleno o la personalizzazione di ogni copia con i petali di fiore.

Ognuno, quando si tratta di personalità di questo tipo e orizzonti, sceglie un tassello, un mattone per descriverne l’importanza. Io, come sempre, ho scelto quello fatto da carta, testo, grafiche, pagine e stampe.

Un libro bellissimo di poster bellissimi: “David Plunkert on French Paper Book”

La storia dell’azienda French Paper Company meriterebbe già un articolo a se stante, tanta è la storia e la passione che questo progetto, nato oramai più di 140 anni fa nella comunità di Niles in Michigan (e non in Francia!) ha saputo e sa tuttora esprimere nei suoi prodotti.

Basta dare un’occhiata al sito aziendale per capire che siamo lontani anni luce da tutto ciò che può essere modaiolo, fashion o comunque in balia del momento; alla French Paper Company si ama la carta, la tipografia e tutto ciò che di artigiano ruota attorno a questi mondi inclusi gli aspetti che più interessano alle Edizioni del Frisco, qulli cioè grafici, di design e di illustrazione.

Proprio la French Paper Company ha collaborato con l’artista, illustratore e designer David Plunkert per una pubblicazione dal titolo “David Plunkert on French Paper Book” che mi ha colpito immediatamente per la sua naturale coerenza con il mondo di cui vi ho parlato in precedenza, quello della French Paper Company appunto, dove niente è concesso al vezzo e al marketing più spicciolo in favore di un’etica del lavoro tutta incentrata sul prodotto.

Il volume ha visto la collaborazione del designer e art director Erik Jonsson con il famoso Charles S. Anderson Design Studio per la scelta e l’organizzazione del materiale tutto appartenente al grafico David Plunkert.

In questo volume si possono ammirare 36 manifesti prodotti negli ultimi quindici anni da Plunkert per il teatro di Baltimora. I manifesti dimostrano la totale padronanza di tutti gli aspetti del suo mestiere ed esplora nuove direzioni stilistiche diverse ed originali per ogni stagione.

La bellezza si estende anche oltre i meravogliosi manifesti e interessa anche il vero e proprio prodotto libro che utilizza sei carte differenti (per i malati come me le riporto tutte: Kraft-Tone Manilla Yellow e Ledger Green, Speckletone Kraft, Crema di Pop-Tone Whipped Cream e Tangy Orange, e Dur-O-Ton Newsprint White) e tecniche di stampa in base al manifesto. L’immaginario espressivo di Plunkert per il teatro è uno dei suoi marchi distintivi, sia che promuova drammi greci classici o mostre di danza contemporanea.

Il risultato è un piccolo grande oggetto dedicato a chi ama sfogliare prodotti editoriali ricercati guardando come le illustrazioni ed i poster possano davvero toccare livelli altissimi.

“Nansen Magazine” è un magazine di e per immigrati tedeschi e non

Ecco una nuova arrivata nell’infinito mondo dei magazine: “Nansen Magazine” è infatti al suo debutto con il numero uno dal titolo “That man on the bike”, ovvero quell’uomo sulla bici..

L’uomo in questione è Aydin Akin e da circa 50 anni vive a Berlino dove opera, nel senso più generale e omnicomprensivo del termine, per migliorare le condizioni di vita delle persone arrivate a Berlino e in Germania da altri stati per cercare una vita nuova rispetto ai territori d’origine.

Abbiamo già incontrato un’altra rivista, Migrant Journal che si occupa di immigrazione (QUI la recensione del secondo numero) anche se da un punto di vista più teorico e di dibattito rispetto a Nansen che invece si cala totalmente nel vissuto e nelle problematicità che l’immigrazione comporta nella vita delle persone.

Aydin ogni giorno percorre in lungo ed in largo la città con la sua bicicletta tutta agghindata e non proprio minimalista fischiando e facendo gesti per attirare l’attenzione dei passanti su di se. Partendo dalla sua storia, Nansen vuole far emergere alcune tematiche e problemi tipici della condizione di immigrato concentrandosi soprattutto sulla città berlinese.

Acquistando Nansen sfoglierete dunque un magazine di 96 pagine.
Nuovo, coraggioso per la scelta dei contenuti e discretamente pulito nella sua impaginazione. Molto colorato nel suo formato standard 165 x 240 mm.

Pentagram crea il design del nuovo album dei National, ed è tutto molto bello

Non capita spesso che io pubblichi materiali relativi a dischi o musica in genere; era proprio necessario che scendessero in campo i pesi massimi e così è stato.

Infatti stiamo parlando da una parte de I National, una delle band indie che negli ultimi anni ha riscosso più successo di critica e di pubblico, e dall’altra Pentagram forse uno degli studi di design più famosi al mondo.

La band inglese infatti, per il proprio settimo album intitolato “Sleep Well Beast”, previsto per settembre 2017 ha chiesto a Pentagram di creare un visual brand specifico per l’album con caratteristiche simili ai marchi aziendali con cui lo studio si confronta quotidianamente e che comprendesse tutto: dal disegno della cover ai materiali promozionali, dai visual promozionali al logo dell’album.

Niente capita a caso si sa, infatti questa scelta così elegante e sofisticata da parte della band ha un suo perché. Due membri dei National – tra cui Scott Devendorf, il chitarrista e basso – hanno infatti un background professionale nel mondo della grafica ed in passato hanno già lavorato negli uffici di Pentagram, New York

Nel lavoro di Pentagram il nome della band è accorciato da un logo aziendale “Ntl”, inserito in tutto il brand kit anche mediante un timbro apposito, che oltre al tradizionale merchandising della band come t-shirt, cover, poster etc, vede questa volta oggetti più solitamente idonei alle forniture aziendali come spillatrici, nastro isolante, e nastro.

L’album è stato registrato in un fienile a Hudson, New York trasformato in studio dalla band che sulla cover lo ha riportato mediante una foto in bianco e nero di Graham MacIndoe. Questo ha ispirato Pentagram per un simbolo simile alla casa che è suddiviso in pezzi (due quadrati e un triangolo) che vengono riorganizzati continuamente come un codice nei diversi oggetti del kit.

Il Disco, il CD e soprattutto il book utilizzano fotografie di MacIndoe che sono state rielaborate per dare una sensazione di fanzine vintage e per aggiungere un po ‘di calore e di anima al linguaggio visivo che rischiava altrimenti di essere troppo spinto verso il tecnicismo aziendale.

La campagna ha incluso anche i video dell’artista Casey Reas che sono stati promossi sui monitor di Times Square a New York, a Londra e Copenaghen. Un nuovo sito web – oserei definirlo con un eufemismo discretamente realizzato – è stato progettato da The Collected Works.

Tutto il lavoro di Pentagram è stato ideato e realizzato da Luke Hayman insieme a tutta la band e, non so voi cosa ne pensiate, ma a me piace sia l’idea di utilizzare registri diversi dal solito per creare e promuovere il proprio merch, sia quello che materialmente è stato prodotto visto che ho appena ordinato la t-shirt blu blu blu..

 

Paper Cut: un’esplorazione nel mondo contemporaneo dell’arte e dell’illustrazione di Papercraft

La Rockport Edition ha dato alle stampe il libro “Paper Cut: An Exploration into the Contemporary World of Papercraft Art and Illustration” di Owen Gildersleeve, artista di Londra specializzato nell’illustrazione artigianale, nella progettazione e nella direzione di eventi e mostre.

Il libro esplora il mondo contemporaneo dell’arte della carta e delle sue applicazioni nell’illustrazione  nel design attraverso interviste ed immagini del dietro le quinte della creazione di stupende opere grafiche.

Paper Cut è stato creato in collaborazione con Chris Clarke mentre il testo è stato redatto da Nick Redgrove per un risultato che è stato apprezzato non solo dagli amanti dell’handmade ma da tutti coloro i quali amano le originali ed infinite applicazioni della carta al mondo del design.

Aesthetic/Theories, un magazine sull’arte e il design alla ricerca dell’ispirazione

Aesthetic/Theories” è un magazine creato e prodotto a Los Angeles, California da a/t design studio.

Il magazine è una pubblicazione a stampa dedicata a artisti, designer, intellettuali e istituzioni che riflettono e modellano i modelli culturali e creativi della società di oggi.

È da poco uscito il volume 002 che intende analizzare il ruolo dell’arte e del design all’interno di un sistema globale attualmente dominato dalla necessità di mercificazione e commercializzazione.

Un tentativo di capire l’ispirazione che nasce negli artisti, designer e intellettuali che influenzano i nostri modelli culturali e creativi. Una ricerca multidisciplinare interessante e di frontiera che ricerca un punto di vista critico e costruttivo che pone il magazine in una situazione di avanscoperta e di frontiera.

Il mondo splende per te in un libro luccicante e (finalmente) ottimista

The World shines for you” è un bel librone pubblicato da Simon & Schuster pieno di colori, luce e speranza, perfetto per i lettori più giovani ma che sicuramente può essere amato anche dagli adulti.C’è un albero nella foresta. Ci sono foglie che svolazzano al vento, nuvole bianche nel cielo azzurro. Ci sono i fiocchi di neve e tanto altro.Una semplice storia che collega tutto il mondo, le stagioni, il cambiamento climatico e tutto ciò che brilla nella vita di tutti noi.L’autore, Jeffrey Burton, vive a New York con la sua famiglia e ha scritto diversi libri per i bambini, tutti con una grande attenzione per la parte grafica e visual del prodotto ed in questo “The World shines for you” si è superato producendo un libro magnifico, poetico nei contenuti, psichedelico ed estremo nella forma.

I mostri, il male, la paura, illustrati sull’ultimo numero di “Minchō”

Minchō” è una rivista di trimestrale spagnola pubblicata allo scopo di diffondere le ultime tendenze nel mondo dell’illustrazione e promuovere i progetti personali di quegli artisti che molto spesso non trovano spazio o opportunità.

Come viene definito dai suoi creatori, Minchō è uno scambio di sguardi tra critici e artisti sull’espressione grafica contemporanea.

Bella, elegante e curata in ogni suo particolare, dalla carte, al formato, dal lettering ai contenuti, Minhō è arrivato al numero 13 dove, alla faccia della maledizione per in Spagna il 13 equivale al 17 italico, è stato deciso di prendere come tema centrale i mostri e le creature sgradevoli e spaventose.

Minchō sfida perciò i canoni classici della bellezza per affrontare un itinerario abitato da cattivi, vampiri, fantasmi, demoni, uomini selvaggi e composto da incubi, terrore e malvagità. Ciò si può vedere nelle fotografie di Charles Freger, l’arte macabra di Aleksandra Walizweska, Céline Guichard e María Melero e gli adattamenti moderni di personaggi classici della narrativa horror nei libri illustrati di Javier Olivares e nei fumetti di Joann Sfar.

I mostri sono un’invenzione umana per dare un volto ed una forma alla paura, al male, all’ignoto ed al diverso e Minchō su questo gioca divertendosi a mischiare il bello ed il brutto in un mix abbastanza riuscito.

Una serie di poster con infografiche per gli amanti della tipografia artigianale

Oggi, come spesso mi accade, mi sono imbattuto per sbaglio in un personaggio molto interessante. Un pò come quando cammini per strada e, forse pensando ad altro, vai addosso ad un’altra persona solo che qui, a differenza di quanto succede per strada e annusando che si trattava di un tipo particolare, ho voluto approfondire.

Parlo di Sung-Hwan Jang, laureato in Visual Communication Project presso l’Università di Hongik, Corea del Sud. Da allora, ha lavorato in svariati ambiti ma sempre legati all’information design come la creazione di riviste e font per il Korean Reader’s Digest Magazine. i suo i lavori iniziano a circolare e ad essere conosciuti e lui si rimette in gioco andando a lavorare da Yonhap, una delle più importanti News Agency del mondo, dove si avvicina al mondo della Data Visualization e soprattutto dell’infografica.

In questo periodo matura l’idea di mettersi in proprio, di essere pronto a camminare da solo e a realizzare i suoi obiettivi personali. Forma un team di grafica e fonda Design Studio 203 che ha lo scopo di lavorare per le agenzia stampa coreane e internazionali fornendo loro il necessario supporto grafico.

Ora che abbiamo conosciuto un pò meglio la storia di Sung-Hwan Jang, vi presentiamo uno dei suoi progetti personali che sarà apprezzato dagli amanti della tipografia soprattutto per colori i quali amano un approccio artigianale a questa pratica.

Una serie di poster realizzati con chiaro intento divulgativo ed estetico che riguardano gli elementi principali della tipografia come i colori, il lettering, la rilegatura, la carta ed alcune tecniche di stampa come la tipografia, la risografia e la serigrafia.

Io lo adoro.

I colori
La rilegatura
La serigrafia
La carta
La risografia
Il Letterpress

La tipografia

Il meglio dell’illustrazione digitale raccolto nel primo volume di “Bézier”

Confesso che è da molto tempo che lo aspettavo, fin da quando, sul sito della Crooks Press è comparsa la presentazione di questo volume senza però specificare tempi e modi di uscita. Finalmente ci siamo e devo dire che, come non accade spesso, il volume risponde a le (mie) alte aspettative.

Mi immaginavo un gran bel libro perché la Cooks è una casa editrice da sempre specializzata sul lancio e supporto dei migliori creativi nel mondo della grafica, in particolar modo quella digitale. La forza del loro progetto sta proprio nella partnership stretta con numerosissime aziende e gallerie in tutto il mondo che aiutano sia a promuovere gli artisti sia a creare per loro opportunità di lavoro.

Ma veniamo a “Bézier“. Intanto dalla Crooks Press ci tengono a specificare che si tratta del primo volume, il che lascia felicemente sperare in un seguito.
Si tratta di una corposa raccolta di opere grafiche vettoriali di quelli che sono considerati forse i migliori artisti del settore e che qui vengono presentati sia con i loro progetti commerciali che con quelli personali. 234 pagine piene di ispirazione, idee e colori perfetto per tutti gli amanti della grafica vettoriale.

“Polvere”: un nuovo ed elegantissimo magazine italiano sul ciclismo

Uno degli aspetti che amo della piccola editoria, o comunque di tutto quel sottobosco che si muove libero, direi selvaggio, alla ricerca di soluzioni, pratiche e idee nuove è la sorpresa.

La sorpresa che provi nello scoprire continuamente nuove realtà e nuove avventure.

L’ultima, ma solamente in ordine di tempo, è PouPou Edizioni, piccola e misteriosa casa editrice di cui si sa poco, pochissimo ma che esce allo scoperto con un gran bel progetto dedicato in particolar a tutti gli amanti della bicicletta ma che sarà apprezzato anche da coloro i quali sanno godere di un prodotto editoriale realizzato come si deve.

Nel proprio about, si parla di PouPou come di “un gruppo di professionisti italiani appassionati di ciclismo” con una “rete di contatti che spazia da giornalisti, scrittori, fotografi, artisti, liberi pensatori ad atleti e viaggiatori in Italia e nel mondo”.

Ecco dunque il progetto “Polvere“, descritto come qualcosa di più di un magazine, “ma un gesto d’amore verso il ciclismo di ieri, di oggi e di domani senza soluzione di continuità”. 

Un progetto che prende avvio con un numero monografico dedicato al tema della “Fatica” dove trovare contenuti appassionanti e spunti grafici da segnalare come la bella infografica dedicata alla storia della leggendaria Cima Coppi.

Ottanta pagine che traboccano passione e competenza e che riusciranno a sfamare quella voglia di epica del ciclismo che sempre più si sta diffondendo in tutto il mondo anche grazie a Magazine di qualità come Mondial, Rouleur, Soigneur, Volata e tanti altri.

“Designed by Apple”: il catalogo definitivo dei prodotti e della storia Apple dedicato a Steve Jobs

Progettato da Apple in California“, come altro poteva chiamarsi il catalogo, elegantissimo, bianchissimo e minimalissimo, dei prodotti della Mela che ha cambiato la vita a tutto, o quasi, il pianeta terra negli ultimi 20 anni?

Questo volume, enorme sia per dimensioni che per densità, è un nuovo libro che mette in mostra i 20 anni di design targato Apple. Uno straordinario lavoro che ti accompagna attraverso 450 meravigliose fotografie dei prodotti Apple sia passati che attuali, dal 1998 al 2015.

Il libro documenta inoltre i materiali e le tecniche utilizzate dal team di progettazione di Apple per oltre due decenni in cui parlare solo di innovazione tecnica è limitativo visto che dal modo di ascoltare, condividere e scoprire la musica fino all’estetica dei nostri smartphone, al sistema basato sulle App, al Tablet, alla forma senza tempo di quel mouse per la prima volta senza fili.. niente è stato più come prima e mai tornerà ad esserlo. Volenti o nolenti.

Apple, che della perfezione ha fatto il proprio marchio di fabbrica, non poteva che affidarsi allo Studio Pentagram per la progettazione di questo che, più che un libro, immagino diverrà un oggetto da mostrare, un complemento d’arredo.

Lavorando a stretto contatto con il Chief Design Officer di Apple, quel geniaccio di Jonathan Ive e il suo team Industrial Design, Pentagram ha supportato Apple nel raggiungere il medesimo, storico, suo obiettivo, creare cioè un libro degno dell’eredità straordinaria di questa azienda.

Intervista agli organizzatori OIOI Minimarket di editoria indipendente

OIOI è un minimarket che si svolgerà nei giorni 9 e 10 Settembre nella deliziosa cornice del Giardino Buonamici proprio nel centro della città di Prato.
Sviluppato grazie al contributo del “Settembre, Prato è spettacolo”, sarà arricchito da una mostra di venti opere selezionate dal team di OIOI attraverso una call aperta agli artisti, spettacoli serali, presentazioni di progetti, buon cibo e un’atmosfera conviviale e stimolante.
Il team di OIOI è formato da Giovanni Frasconi e Bianca Vagnoli, che insieme hanno voluto creare questa piccola ma significativa parentesi di un settore ancora di nicchia nella loro città.
Giovanni è un illustratore freelance e grafico, laureato all’ISIA di Urbino, attualmente vive e lavora a Bologna sia per realtà locali che non, associazioni, riviste e organizza laboratori con i bambini.
Bianca Vagnoli è una grafica freelance, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna, attualmente lavora per eventi, festival, collabora con riviste e tiene workshop di rilegatura.
Entrambi appassionati del settore grafico editoriale hanno deciso di collaborare insieme per un progetto che possa dare alla città toscana una ventata di novità e colore.

Le Edizioni del Frisco parteciperanno insieme ad una ventina di espositori da tutta Italia a questo evento con grande felicità anche perché si tratta di uno dei pochi eventi specifici per l’editoria independente che vengono organizzati in Toscana.
Così come per altri appuntamenti come il BEU BEU Art Festival e l’UNGRACON, ho voluto intervistare Bianca e Giovanni per sapere qualcosa in più sia su OIOI sia su quella che è la loro idea di editoria indipendente oggi…

Per tutte le INFO, date un’occhiata alla pagina Facebook del OIOI Minimarket!

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EdF – OIOI Minimarket è alla sua prima edizione e, come tutte le prime edizioni di ogni evento, immagino che i lavori procedano spediti e l’ansia cresca di giorno in giorno. Descrivete il momento esatto in cui è nata l’idea di organizzare un festival, dove eravate, con chi e soprattutto cosa è successo e succederà da allora fino ai giorni del Minimarket..

OIOI Io (Bianca) e Giovanni ci siamo incontrati per la prima volta al Fruit di Bologna, una fiera di editoria indipendente. Con la promessa di rincontrarci nella nostra città a Prato, qualche mese dopo siamo riusciti a prendere un caffè insieme. Parlando e scherzando dei nostri mestieri quello stesso giorno ci è balenata l’idea di organizzare qualcosa in città, non esistendo ancora un evento del genere. Trasportati dagli eventi che stavano avvenendo a Prato ci siamo subito informati, tramite contatti, su come potevamo organizzare il market. Siamo stati fortunati nel trovare persone che hanno creduto e credono tutt’ora nel nostro progetto e che ci hanno dato una mano, in primis l’associazione Fonderia Cultart.
Durante la fase di progettazione siamo riusciti a creare contatti con la mappa Use-it Prato e la stamperia Eliograf, nostro sponsor per la comunicazione.
L’idea è partita a ottobre 2016 con tanti dubbi e punti interrogativi, si è creata una bellissima collaborazione tra noi due del team e adesso che è quasi passato un anno e stiamo concludendo i preparativi, siamo sempre più carichi e felici di vedere realizzato OIOI.

EdF – Cosa pensate della realtà italiana relativa all’editoria indipendente?

OIOI – Esistono molti eventi in Italia e negli ultimi anni ne stanno nascendo altrettanti. È un mondo ancora di nicchia, come abbiamo già accennato, ma che si sta creando uno spazio ben definito attraverso associazioni e professionisti. Molti di questi eventi sono organizzati da volontari e giovani che hanno la passione per questo settore artistico, il cammino è ancora lungo, ma con perseveranza e sacrificio i risultati si ottengono, e anche tanta soddisfazione.

EdF – L’obiettivo di OIOI è quello di dare spazio all’editoria indipendente, all’illustrazione, al fumetto, alla grafica ed alle arti visive in genere. Negli ultimi anni stanno fiorendo moltissimi momenti e festival dedicati a questo mondo in movimento, fatto di talento, voglia di fare e pochissimi mezzi. Come pensate di differenziarvi dagli altri appuntamenti in calendario, cosa ha OIOI di speciale, e soprattutto cosa credete che manchi ancora a questo universo colorato e ricco di passione per diventare davvero qualcosa di più di un fenomeno di nicchia per appassionati?

OIOI – (Bianca) Non penso che OIOI si debba differenziare dagli altri festival. Ovvio che ognuno di questi è differente già in base al luogo.
Crei qualcosa di speciale se nasce un dialogo con le persone. Riuscire a portare anche un minimo interesse in un individuo al quale è sconosciuto il mondo dell’editoria è già una vittoria. Deve esserci un’interazione, noi dobbiamo esser bravi a far comprendere questo mondo e le persone devono voler accogliere la novità. Ovvio che non può funzionare se il dialogo è a senso unico.

OIOI – (Giovanni) L’idea di partenza era la volontà di creare un evento che potesse interagire col vasto pubblico, per far conoscere questo mondo ancora di nicchia a chi non è del settore. Per questo abbiamo deciso di farlo durante il festival Prato, Settembre è Spettacolo per la grande affluenza che ci sarà in centro città.

EdF – Diciamo che Giovanni e Bianca, nell’organizzazione del loro OIOI Minimarket, non debbano lottare con i dolenti limiti di budget che tutti conosciamo e che quindi abbiano finalmente la possibilità di creare e realizzare quello che davvero ribolle nelle loro teste. Descrivete il vostro festival ideale, quali idee, quali progetti, quali ospiti, quali sorprese?

OIOI – La nostra idea di minimarket/festival si ispira a quelli già esistenti di Treviso (Comic Book Festival) e il Fruit Exhibition di Bologna. Essendo il primo anno abbiamo deciso di fare un evento più piccolo, per capire come avrebbe risposto la città, senza pretese. In questi mesi siamo entrati in contatto con illustratori, grafici, fotografi e associazioni culturali, con cui abbiamo creato una connessione, e costruito le basi per possibili collaborazioni future, con l’ottica di strutturare ed espandere l’evento per i prossimi anni.

 

EdF – Una delle domande che più mi piace fare nelle mie interviste e che oramai è un classico è relativa ai proverbi, ai motti, ai modi di dire. Indicatemene uno che vi piace e spiegate il perché di questa scelta..

OIOI – Il nostro motto è OIOI nonché nome dell’evento. È un modo di dire Toscano, più precisamente un’esclamazione di dolore o stanchezza, però visto con leggerezza, es. “oioi non mi scocciare”, “oioi che noia!”. Durante la scelta del nome del minimarket, sempre scherzando, abbiamo proposto questa parola breve ma di effetto. Oioi è orecchiabile, simpatico, diretto e rappresenta il nostro territorio, meglio di cosi!

 

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“YONDR”, il libro che illustra la carriera di Nathan Yoder

Che io ami Nathan Yoder è oramai cosa nota. Mi piacciono le sue linee, i suoi soggetti, la sua semplice arte del disegno e quindi, dopo aver parlato del suo volume “Knock Before Entering“, sono oggi a presentare l’ultimo lavoro di questo infaticabile artista, “Yondr” che stavolta presenta una specie di suo portfolio cartaceo dove trovare gra parte della sua numerosa produzione di questi ultimi 4 anni.

Yondr Studio, il marchio di Nathan Yoder, inizia con il lettering nel 2012 per passare poi alla illustrazione di prodotti commerciali ed a progetti personali nel 2017.

Questo libro di 54 pagine, acquistabile nello SHOP,  offre un breve sguardo sul suo percorso professionale illustrando i cambi di stile e gli ambiti professionali in cui Yoder si è cimentato nell’arco della sua carriera che ha ancora tanto, tanto spazio di fronte a se.

 

“TYPE” un nuovo magazine sull’arte tipografica

I ragazzi di TYPE Magazine arrivano con una sorpresa in questo torrido Agosto 2017, una sorpresa assai gradita per tutti coloro i quali amano la stampa e il frizzante mondo che ad essa ruota attorno.

Dopo essersi fatti le ossa per un bel pò di tempo con il loro sito, hanno finalmente deciso di fare il salto e produrre una loro rivista cartacea, “TYPE“.

Si tratterà di una pubblicazione dedicata alle persone che amano i caratteri tipografici, la calligrafia, il lettering, insomma l’arte tipografica in tutte le sue innumerevoli forme.

L’uscita è prevista per Settembre e chiunque può velocemente ordinare la propria prima copia eccezionalmente in omaggio.

Leggendo un pò il post di lancio del progetto, si legge che nel magazine, che dovrebbe avere cadenza trimestrale, saranno raccontate storie con approfondimenti su quello che potrebbe essere il futuro della stampa così come analisi della storia tipografica e le tendenze attuali.

Negli ultimi anni c’è stata un piccolo risveglio dell’attenzione verso l’arte tipografica ed è interessante cercare di capire il perché di questo fenomeno. Chi è questa nuova generazione di giovani tipografi? Quale è il mercato a cui si rivolge? La rivista TYPE vuole rispondere a queste domande e molto altro ancora.

Le anticipazioni sul primo numero parlano di articoli su quattro grandi scuole di design tipografico a cura di Stephen Coles. I volti di Microsoft – La storia delle persone che hanno lavorato per la scelta delle font del più grande sistema operativo del mondo di John Berry. La storia di Yatra, un approfondimento sui caratteri tipografici delle stazioni ferroviarie indianedi Catherine Leigh Schmidt, i poster dei Parchi Nazionali di Joshua Farmer e altri articoli di Jason Tselentis.

A rendere il magazine ancora più bello ci saranno le illustrazioni di Jeffrey Smith e le fotografie di Brian Smale.

“Washed Out” una fanzine fatta da illustratori per sostenere la ricerca sulla salute mentale

“Washed Out” ovvero il lavoro creato dall’illustratore Jamie Kirk appositamente per la settimana mondiale di sensibilizzazione sulla salute mentale.
Jamie Kirk è un illustratore freelance inglese che ha creato una zine per raccogliere fondi per lo studio delle malattie relative alla salute mentale lanciata durante la settimana di sensibilizzazione sulla salute mentale che svolta dal 16 al 22 maggio 2017.

All’interno di questo lavoro, Jamie ha coinvolto altri artisti quali Jean Jullien, Brosmind, Ben Tallon, Kyle Brooks, Sam Larson, Grace Danico, Michael Driver, The Doodle Man, Jake Hollings, Marylou Faure e tanti altri ancora arrivando a produrre un prodotto formato newspaper veramente bello da sfogliare.
Stampato da quella grande realtà che è il gruppo di Newspaper Club, “Washed Out” è disponibile online e costa £ 5. I proventi saranno donati in beneficenza ad alcune realtà di ricerca sulla salute mentale quali YoungMinds, Rethink.

La zine invita anche le persone a condividere le loro opere d’arte sui social media tramite un hashtag #washedout e elenca siti web e risorse per chi voglia o abbia necessità di approfondire il tema della salute mentale.


“Bittersweet” la raccolta definitiva dei lavori di Noma Bar

28Lo stile innovativo e giocoso di Noma Bar lo ha reso uno dei più ricercati illustratori in tutto il mondo, con una vasta gamma di collaborazioni da riviste e giornali tra cui Empire, New York Times, Wired, Guardian, Time Out e, in Italia, con il settimanale Internazionale.

Il suo uso innovativo del negativo e le sue forme minimali hanno anticipato i tempi e creato immagini aperte a letture multiple sempre caratterizzate dall’obiettivo di segnalare e far riflettere su temi attuali e mai banali.

Noma Bar stesso, rappresentato dall’Agenzia Dutch Unkle, ha scelto le illustrazioni più iconiche che hanno contribuito a costruire il suo stile e la sua reputazione.

Le opere sono organizzate in 5 capitoli che sono anche libri tematici diversi come “Introduzione”, “Pretty Ugly” (ritratti), “In Out” (sesso), “Death Death” (conflitto) e “Less More” (vita quotidiana). Accanto alle immagini, Noma Bar rivela il suo processo e metodo di lavoro.

Come collezione, il volume “Bittersweet” è molto di più di una raccolta di illustrazioni, è un percorso, un viaggio, alla scoperta di un talento fuori dall’ordinario che ha imposto la sua visione del mondo attraverso segni, linee e colori unici.

Formato con copertina rigida per 680 pagine edito da Thames and Hudson.

Mondial by Rapha: #5

Quelli che seguono questo blog hanno oramai capito che uno dei miei editorial designer di riferimento è Alex Hunting. Amo come taglia lo spazio, come riesce – dote che appartiene solo ai grandi, in qualsiasi settore – a far sembrare tutto così elementare, semplice, chiaro.
Nei suoi lavori tutto il lavoro grafico sembra erroneamente essere condensato in pochissime scelte, in selezionatissimi dettagli, mentre è facile capire che quello che vediamo è il risultato di un’attenta e maniacale opera di pulizia, snellimento e ricerca.

Uno dei prodotti che maggiormente rende giustizia a questo lavoro di Hunting è “Mondial” di cui abbiamo parlato (e sicuramente parleremo ancora).

Prodotto dall’azienda specializzata in prodotti per il ciclismo londinese Rapha, Mondial rappresenta un perfetto esempio di quello che si storytelling che unisce in maniera pressoché perfetta il lavoro grafico con quello contenutistico fornendo un prodotto che, in ogni pagina, in ogni carta, con ogni carattere, racconta una storia. La storia del ciclismo, dei suoi personaggi e della sua storia.

Risulta chiaro che io amo Mondial e immagino di non essere il solo.

La grafica, i pattern, i colori & la fantasia sorprendente di Hansje van Halem

Hansje van Halem è una grafica e designer olandese che ha il suo studio a Amsterdam dal 2003. I suoi lavori sono tutti caratterizzati dal sua grande amore per la tipografia, il design del libro e tutti gli aspetti che ruotano attorno al mondo della stampa e della tipografia in genere. Oltre a creare lettering, texture e layout sia digitali che artigianali, Hansje ama la struttura delle informazioni, la loro organizzazione e il loro potere di risolvere ogni problema editoriale.

I suoi intricati esperimenti tipografici ricercano la tensione tra un rigoroso approccio sistematico, la perfetta leggibilità e la regolarità tanto cara al lettore.

Nel 2013 e 2014 ha pubblicato “Sketchbook” e “Sketch Cahier“, due pubblicazioni monografiche entrambe oramai sold out che mostrano una serie di vortici, elementi geometrici e altro materiale commissionato e realizzato ma anche progetti non andati poi a buon fine.
III” è la terza pubblicazione di questa serie. Oltre ai prodotti realizzati con la stampa digitale e la stampa risografica, molte opere sono il risultato di anni di collaborazioni con l’editore Jan de Jong.

Il volume”III”, stampato in 750 copie da Uitgeverij De Buitenkant, consiste in 60 pagine 20 x 28,7 cm, stampate in digitale in 28 colori Pantone, con ulteriori pagine in risografia.

SHOP: 40 EUR + spedizione gratuita in tutto il mondo via shophansje

“Updates VI: The Big Lebowski Art Collection”

ENGLISH VERSION ~

Hello people,
how are you? I hope all of you have lived a wonderful summer, anywhere in the world you are now. Here in Italy we are at the end of summertime while I will spend my first holiday days at the beginning of September.

But here are the updates that I hope some of you will like to have on our book “The Big Lebowski Art Collection”:

* August 19th and 20th, as you may have seen from our social channels (FB or IG), we brought the book to the BEU Art Festival, a small but well organized event in a lovely location near Arezzo. (MarcoAbout is one of us!). The book was appreciated and we sold some copies only to begin with.

* The next event will be 9th and 10th September in Prato, always in my Tuscany for the OIOI independent publishing festival. We will be there with the stand and see how the people will react …

* From mid-September, free copies will be sent to each of you with a small surprise, we are no stop stuffing and writing addresses. You are so many and it’s great to see that you are really from all over the world!

* For those who ordered the box of 5 copies (+ the free copy) always in September I will provide you with the payment information. For those who have not ordered the box, I ask you to do so if you can, we have the special price and so you will help us promote the book each one in their channels and contacts. Thank you!

* Always from mid-September we will begin to promote the book on our social channels and imagine that you will be doing the same. As you will see in a few weeks, the book is really beautiful and we can all talk and write each one with their own contacts and be able to make it a project born and developed independent and free form, a real successful!

Write for anything, even if you no longer want to receive updates or if you have any criticism or suggestions. We are here!

Stay tuned!

Francesco Ciaponi
 Edizioni del Frisco Staff

ITALIAN VERSION ~

Ciao gente,
come va? Spero che tutti voi abbiate vissuto una splendida estate, in qualsiasi parte del mondo vi troviate adesso.
Qui in Italia siamo alla fine del periodo estivo mentre io trascorrerò i miei primi giorni di vacanza all’inizio del mese di Settembre.

Ma eccovi gli aggiornamenti che spero qualcuno di voi gradirà avere sul nostro libro “The Big Lebowski Art Collection”:

– il 19 e 20 Agosto, come forse avete visto dai nostri canali social (FB o IG), abbiamo portato il libro al BEU BEU Art Festival, un evento piccolo ma organizzato benissimo in una location incantevole vicino ad Arezzo. (Fra gli organizzatori anche il nostro MarcoAbout!). Il libro è piaciuto e ne abbiamo venduta qualche copia per cominciare.

– il prossimo appuntamento sarà il 9 e 10 Settembre a Prato, sempre nella mia Toscana per il festival OIOI di editoria indipendente. Saremo li con lo stand e vedremo come reagiranno le persone…

– Da metà di Settembre saranno spedite ad ognuno di voi le copie gratuite con dentro una piccola sorpresa , stiamo imbustando e scrivendo indirizzi senza sosta. Siete tanti ed è bello vedere che siete davvero da tutto il mondo!

– Per chi ha ordinato il box da 5 copie (+la copia omaggio) sempre a settembre vi forninermo le informazioni per il pagamento.
Per chi non ha ordinato il box, vi chiedo di farlo se potete, abbiamo il prezzo speciale e così ci aiuterete a promuovere il libro ognuno nei propri canali. Grazie

– Sempre da metà settembre inizieremo a promuovere il libro sui nostri canali social e immagino che lanche voi farete lo stesso.

Come vedrete fra qualche settimana, il libro è bello e tutti insieme possiamo parlarne e scriverne ognuno con i propri contatti e riuscire a far diventare un progetto nato e sviluppato in forma indipendente e libera, un vero e prorpio successo!

Scrivete per qualsiasi cosa, anche se non desiderate più ricevere gli aggiornamenti o se avete critiche o suggerimenti. Noi siamo qua!

State sintonizzati!

Francesco Ciaponi
 Edizioni del Frisco Staff

“Now playing” il libro dove cercare i dettagli nascosti dei tuoi registi preferiti

Perfettamente illustrato da Alexandre Clérisse, premiato grafico e autore di fumetti francese, “Now Playing” è uno di quei libri che gli americani chiamano seek-and-find book, cioè quelli dove tu devi cercare a trovare dei particolari segni o oggetti o persone all’interno dei disegni o, come in questo caso, all’interno delle bellissime illustrazioni di Clérisse.

Già di per se potrebbe ispirare un pò di curiosità la cosa, ma per coloro i quali ancora non sono interessati, va sottolineato come i particolari da individuare nelle diverse illustrazioni del libro siano tutti riguardanti film di registi di culto per un certo tipo di spettatore.
Parliamo infatti di film di 12 registi quali Tim Burton, Stanley Kubrick, Wes Anderson, Alfred Hitchcock, Steven Spielberg, Quentin Tarantino, i fratelli Coen e altri.

Ogni volta diversi e tutti da scoprire, i particolari o i personaggi nascosti vanno da elementi facilmente riconoscibili a veri e proprie sfide al lettore che in queste 56 pagine edite dalla Chronicle Books potrà divertirsi a misurare il proprio feticistico amore per i registi e l’altrettanta feticistica conoscenza dei film che ha amato.

Secondo me questo è un gran bel regalo, ma solo per gli amici giusti.

SHOP: chroniclebooks.com

 

 

 

L’enciclopedia dei tatuaggi russi adesso è realtà

La casa editrice FUEL di Damon Murray e Stephen Sorrell ci regala un altro pregevole lavoro sia per la cura grafica che per il grande lavoro editoriale e di ricerca che sta alla base dell’intero progetto.

Stiamo parlando di “Russian Criminal Tattoo Encyclopedia Set“, la raccolta di 3 volumi dedicati alla storia, ai protagonisti ed agli artisti dell’arte del tatuaggio in Russia. Una storia antica, ricca di simbolismi e piena di aneddoti e curiosità da scoprire.

Le fotografie, i disegni ed i testi pubblicati in questi libri fanno parte di una raccolta di più di 3.000 tatuaggi accumulati durante la vita di Danzig Baldaev, un carceriere che lavorava all’interno delle carceri russe.
Danzig Baldaev nacque nel 1925 a Ulan-Ude, nel centro-est della Russia e suo padre era stato arrestato come “nemico del popolo”. Crebbe quindi in un orfanotrofio per i figli dei “nemici” ed in seguito prestò servizio militare nella seconda guerra mondiale. Fu costretto dalla NKVD (precursore del KGB) a lavorare come secondino nel carcere di Kresty a Leningrado, oggi San Pietroburgo. Il carceriere Danzig Baldaev è morto nel 2005, un paio di anni dopo la pubblicazione del primo volume della serie. Il suo è un viaggio nell’estetica dei tatuaggi a cui ha dedicato 28 anni della sua vita, dal 1948 al 1986, in una lunga analisi che racconta per simboli la storia di chi li porta, e descrive – tramite, appunto, i tatuaggi – il disprezzo dei carcerati verso la società, il sistema politico, e la giustizia.

Teschi, svastiche, harem di donne nude, Al Capone, cavalieri medievali in armatura, pugni avvolti nel sangue, immagini di Cristo, mamme e bambini, eserciti di carri armati e chiaramente Lenin – questi sono solo alcuni dei segni con il quale i i russi protagonisti dei 3 volumi si identificano.

L’enciclopedia si apre con l’introduzione dello storico Alexander Sidorov e permette agli amanti della tattoo art  non, di esplorare l’origine dei tatuaggi russi e il loro significato che dura ancora oggi.