Vai al contenuto

Un libro racconta la storia [e la grafica] di uno dei locali che lanciò il nuovo sound r’n’b inglese

Oggi vi presento un libro pubblicato dalla Royal Borough of Windsor & Maidenhead oramai più di due anni fa con il titolo As You Were a cura di John e dal suo fratello minore Colin Mansfield. Si tratta innanzitutto di una commemorazione del Ricky-Tick, piccolo locale di proprietà dello stesso John Mansfield, situato a ovest di Londra e molto attivo negli anni Sessanta e Settanta.
Rinomato in tutta l’Inghilterra per i suoi concerti soprattutto di musica rhythm and blues e rock, il Ricky-Tick è stato un luogo chiave per il successo di molti giovani musicisti e gruppi R&B britannici poi divenuti icone del periodo come Jimi Hendrix, Pink Floyd, Rolling Stones e John Mayall.
As You Were, racconta la storia di quel periodo di transizione tra il 1962, anno in cui John Mansfield aprì il locale, e il 1967, quando oramai il nuovo sound fra revival R&B e influenze blues e rock’n’roll, aveva contribuito al successo di quello che oggi chiamiamo genericamente rock ‘n’ roll britannico.

As You Were: The true adventures of the Ricky-Tick club


Mansfield ha sempre amato la musica: ha suonato da giovane nella Slough Military Band per poi iniziare l’avventura del Ricky-Tick Jazz Club in Peascod Street nel 1962, ingaggiando una band allora sconosciuta chiamata Rolling Stones che al Ricky-Tick avrebbe suonato oltre quaranta volte. Nell’aprile del 1964 che il club si trasferì a Clewer Mead, dove divenne uno dei preferiti dalla cultura Mod emergente, attirando giovani da miglia intorno. È stato coinvolto nell’organizzazione e nelle prenotazioni per il National Jazz and Blues Festival al Windsor Race Course nel luglio 1966, che includeva il primo concerto suonato dai Cream.
Il rapporto fra Mansfield e la musica nacque quando, da adolescente, gli venne regalato un grammofono a carica insieme ad una scatola piena di dischi. Immediatamente si appassionò al jazz fino a seguire delle lezioni di musica ed entrare nel 1952 alla neonata Slough Town Military Band dove suonò il sassofono per un paio d’anni, esperienza che continuò anche durante il servizio militare all’interno Banda militare. Durante il suo periodo di recluta, strinse la sua storica amicizia con Philip Hayward, lui trombettista, dando il via ad un rapporto immediato che li legò per i successivi dieci anni, fino al 1958 quando Hayward venne inviato in Malesia mentre Mansfield fu dimesso e tornò in Gran Bretagna.
Il loro reciproco interesse per la musica r’n’b esplose per la prima volta ad Amburgo quando incontrarono la The Crane River Jazz Band, uno sconosciuto gruppo formatosi nel 1949 che tanta influenza ebbe sui primi gruppi inglesi.
Nel 1959 John stava lavorando in un cantiere edile a Windsor di fronte a un pub chiamato Star and Garter che aveva un club di nome Trad Jazz che iniziò a frequentare e dove gli venne offerta la possibilità di dirigere lui stesso il programma. Mansfield divenne anche manager di una band e si comprò pure una Lambretta con cui andava regolarmente a visionare altri possibili locali per ascoltare le nuove band emergenti. Da lì a far parte di un gruppo di giovani mod, il passo fu breve.
Quando Philip Hayward tornò dalla Malesia, i due aspiranti imprenditori stavano inventandosi i mestieri più assurdi per sbarcare il lunario poiché al tempo la loro unica fonte di reddito erano le serate domenicali del jazz club che, nell’estate del 1962, ribattezzarono Ricky-Tick.
Quel settembre John fu informato del fatto che la band di Alexis Korner Blues Incorporated (band formata da Graham Bond, Dick Heckstall-Smith, Jack Bruce e Ginger Baker) stava suonando all’Ealing Club. Quello fu il suo primo approccio con il blues elettrico che, secondo lui, fu decisivo per la svolta del locale facendolo decidere per un cambio repentino di stile musicale che avvenne con il primo concerto del 7 dicembre, serata che ottenne un enorme successo di pubblico e quindi replicata nei weekend successivi.

Philip Hayward (a sinistra) e John Mansfield al Ricky-Tick. Foto Bob McGrath


Gli Stones suonarono per la prima volta al Ricky-Tick venerdì 14 dicembre 1962 con lo storico debutto al basso di Bill Wyman. Il loro secondo concerto al Ricky-Tick risale invece al 11 gennaio 1963 quando oramai il locale registrava regolarmente il tutto esaurito.
La promozione dei concerti a quei tempi si basava su poster e volantini stampati in tipografia su blocchi di legno e a questo proposito Mansfield era rimasto sbalordito da un enorme poster visto in giro per la città in cui un’enorme faccia urlante pubblicizzava un concerto di Hogsnort Rupert. Mansfield si mise alla ricerca dell’autore del poster giungendo a scoprire che proprio dietro il nome di Hogsnort era lo pseudonimo di Bob McGrath, uno studente della Farnham School of Art che divenne il designer per grafiche del Ricky-Tick utilizzando successivamente la tecnica di stampa serigrafica per quasi tutti i gig poster del locale.
Quel marzo Georgie Fame e Blue Flames furono la house band del Ricky-Tick nella sua nuova versione r’n’b. Nella stagione invernale 1963 dal locale transitarono Cyril Davis, John Mayall, Eric Clapton, gli Animals, Sonny Boy Williamson e gli Yardbirds, solo per citare alcune delle oltre cento band definite allora British Blues Boom.
All’inizio del 1964 John e Phillip riuscirono a prendere in affitto una villa su cui Mansfield aveva messo gli occhi da tempo. Lo spazio consisteva in una grande sala da ballo, oltre a molte altri spazi più sette grandi appartamenti che ospitarono la versione allargata del Ricky-Tick con una serie leggendaria di concerti fra cui ricordiamo Georgie Fame, John Lee Hooker, The Groundhogs, Bill Hayley, Sister Rosetta Tharpe, Jerry Lee Lewis, The Who, Long John Baldry, Little Stevie Wonder, Jimi Hendrix, The Cream, Pink Floyd e Howlin’ Wolf.
All’interno della villa fu organizzato anche uno spazio per Bob McGrath dove ideava e stampava le sue serigrafie producendo oltre 1.000 copie al giorno oltre che un’ampia gamma di magliette e altri gadget.
Purtroppo però il perioodo di felicità era destinato a terminare troppo presto. Nel 1993 infatti Philip Hayward morì ponendo così fine ad una partnership che aveva avuto un enorme impatto sulla scena musicale britannica dell’epoca,, non solo lanciando band poi divenute famose in tutto il mondo, ma anche per la sua innovativa attività di promozione che si diffuse ben presto un po’ in tutta l’Inghilterra.
Il libro, oltre ad essere il resoconto della vita e della scena musicale dell’epoca, è anche una corposa galleria contenente i numerosissimi poster prodotti e diffusi in quel periodo e solitamente non presi in considerazione dagli studi della grafica degli anni Sessanta. Poster per certi versi minimali, semplici nella sua composizione, che per certi versi ricordano da vicino quelli che verranno stampati dall’Atelier Populaire nel maggio 68 parigino. Poca grafica, solitamente disegnata a mano con un tratto forte e deciso, classico colore unico, il nero, su fogli di carta colorata, e un’infinità di variazioni sul lettering che vanno dai classici esempi anni Cinquanta della Hatch Show Print fino al nuovo gusto, non ancora emerso, della psichedelia decorativa e sovraccarica. È il testo il vero protagonista di questi gig poster, nelle sue numerosi declinazioni di corsivo, bordato,, neretto, decorato, minimal, maiuscolo e inserito in elementi geometrici.
Anche da questo punto di vista, sia pure con largo anticipo sui tempi, John Mansfield ed il suo Ricky-Tick hanno aperto una strada che altri, pochi anni dopo, percorreranno con ben altri risultati, basti pensare ai lavori di Nigel Waymputh e Michael English con il loro progetto Hapshash and the Coloured Coat per farsi un’idea.
L’ultima serata al Ricky-Tick Club avvenne il 17 settembre 1966 e comprendeva Georgie Fame e Blue Flames, la stessa band che aveva aperto il club due anni e mezzo prima. Successivamente Mansfield continuò la sua attività commerciale aprendo un piccolo negozio di seconda mano a Windsor rimanendo però sempre appassionato di musica.
Mansfield morì circa un mese dopo e alla fine dell’anno la tiratura iniziale di 500 copie era esaurita.

Articolo precedente

Punk Planet, una delle ultime riviste punk

Articolo successivo

Feminist Findings, la fanzine sulla storia delle zine femministe