Una nuova tappa del nostro viaggio nel fotoromanzo ci porta oggi alla scoperta di quello che forse è il più famoso caso italiano ovvero SUPERSEX, un culto degli anni Ottanta che ancora fa parlare di sé.
Se siete ancora qua, è chiaro che diventa quasi obbligatorio partecipare alla CALL per il nostro progetto FOTOSHOCK speciale DROGA di cui trovate tutto al termine dell’articolo.
Per capire l’importanza di Supersex bisogna prima immaginare l’Italia in cui nacque.
Siamo alla fine degli anni Sessanta, un paese ancora profondamente moralista e sessuofobico, dove Chiesa e Stato vigilavano sul pudore nazionale come su un bene prezioso. La censura era all’ordine del giorno: libri, giornali e persino canzoni venivano sequestrati con regolarità. In questo clima, i primi giornali “per soli uomini” – che oggi definiremmo soft-core – venivano sistematicamente sequestrati dalla magistratura.
Fu in questo contesto che nel giugno del 1967 fece la sua comparsa in edicola Supersex – il fotofilm fantaerotico.
L’idea era tanto semplice quanto geniale: un alieno proveniente dal pianeta Eros precipita sulla Terra e, per sopravvivere all’atmosfera terrestre, deve impossessarsi del corpo di un umano. Una volta dentro, l’extraterrestre acquisisce la capacità di ipnotizzare le donne con uno sguardo magnetico e un “fluido erotico” a cui nessuna può resistere.
La genesi del personaggio è avvolta nel mistero e nelle dispute. Il primo Supersex apparve nel dicembre del 1966, come racconto a puntate su Men, il sequestratissimo settimanale dell’editore Saro Balsamo.
A contendersi la paternità dell’alieno sono due giornalisti: il torinese Franco Valobra e il trapanese Francesco Cardella, che se ne attribuì la creazione quando il personaggio diventò protagonista del fotoromanzo tra il 1967 e il 1968.
La prima serie di Supersex era ancora erotica, senza scene hard. A interpretare l’extraterrestre, nelle sue varie “incarnazioni”, si alternarono personaggi curiosi: dall’ex pugile Tiberio Mitri al giovane Filippo Panseca, che sarebbe poi diventato l’architetto delle costruzioni aggressive tipiche del craxismo anni Ottanta.
Ogni numero era una storia a sé, con un interprete diverso che veniva “posseduto” dall’alieno, finché… non arrivò lui: Gabriel Pontello.
IL VOLTO DI UN MITO E LA SVOLTA HARD
Con il numero 8 della rivista, la storia cambia per sempre. L’alieno trova un corpo fisso in cui stabilirsi: quello dell’agente della squadra VIP della polizia di Parigi. L’attore che lo interpreta è l’italo-francese Gabriel Pontello, che presta al personaggio non solo il nome, ma anche un carisma magnetico e una presenza fisica che lo renderanno indimenticabile.
È lui che trasforma Supersex nell’icona del maschio alfa, l’uomo che grazie al suo fluido erotico può far cadere ogni donna ai suoi piedi. E che pronuncia, al momento dell’orgasmo, il celeberrimo e incomprensibile grido di battaglia: “Ifix Tcen Tcen!”: un mistero linguistico che, come ogni buon enigma, accresceva il fascino del personaggio.

Nel 1976, dopo un periodo di pausa, Supersex torna in edicola in una veste completamente nuova: è ora un fotoromanzo pornografico a tutti gli effetti. L’Italia è cambiata e la censura, se non scomparsa, è molto meno feroce. La rivista, stampata in bianco e nero ma con copertine a colori e patinate, vende oltre 300.000 copie.
Quel che rendeva Supersex speciale, però, non era solo il sesso esplicito. La rivista aveva una struttura narrativa sorprendentemente curata. Ogni numero era un giallo a tutti gli effetti: Pontello/Supersex doveva risolvere casi di spionaggio, complotti internazionali, omicidi e traffici illeciti. Il sesso non era fine a sé stesso, ma fungeva da strumento narrativo: le scene erotiche erano incastonate nella trama come parte integrante delle indagini.
La struttura era quasi sempre la stessa: un antefatto introduce il caso, un prologo mostra Pontello/Supersex in un amplesso interrotto dalla convocazione dei superiori, poi le indagini si svolgono inframmezzate da scene di sesso – spesso per “sciogliere la lingua” a testimoni e sospettate – fino a un colpo di scena e a una soluzione finale che, immancabilmente, si conclude con un amplesso particolarmente esplicito.
Dietro le quinte di Supersex c’era un mondo sorprendentemente variopinto. L’editore Saro Balsamo, che aveva già fatto fortuna con Men, era un tycoon dell’editoria erotica, ma a scrivere le storie dell’alieno venivano ingaggiati giornalisti che in testate “normali” non avrebbero mai potuto esprimersi: intellettuali, estremisti di destra e di sinistra, ex militanti di Lotta Continua e Avanguardia Operaia.
Il caso più clamoroso è quello dello sceneggiatore principale di Supersex: un conosciutissimo autore della televisione italiana che di giorno scriveva programmi per la RAI e di notte, in gran segreto, le battute spinte e le trame dell’alieno venuto da Eros. Per non esporsi, tutti firmavano con pseudonimi.
Ma la redazione annoverava anche figure più inquietanti. Il barone Enrico De Boccard era un giornalista di estrema destra legato ai servizi segreti e agli ambienti che sognavano il golpe in Italia. Francesco Cardella, lo sceneggiatore che si attribuiva la creazione del personaggio, finì nel mirino della giustizia con una serie di processi e fu persino accusato di essere il mandante dell’omicidio dell’amico Mauro Rostagno, ex fondatore di Lotta Continua.
L’EREDITÀ DI SUPERSEX
Supersex chiuse i battenti nell’ottobre del 1985 con il numero 194, per poi continuare per qualche anno con ristampe, ma il suo lascito è stato immenso. Il personaggio dell’alieno macho, il connubio tra sesso e giallo, l’idea che l’eros potesse essere un superpotere – tutto questo ha influenzato generazioni di lettori successivi.
E poi c’è un aneddoto che vale più di mille parole: quando un giovane Rocco Siffredi, ancora sconosciuto, iniziò a muovere i primi passi nel mondo del porno, fu proprio Gabriel Pontello ad accoglierlo e a lanciarlo nell’empireo hardcore. Il mito dell’alieno di Eros fece da padrino al re del porno italiano.
Oggi Supersex è tornato alla ribalta grazie a una serie TV ispirata alla vita di Rocco Siffredi, che ha riacceso i riflettori su un fenomeno che per quasi vent’anni ha popolato le edicole italiane, sfidando la censura e creando un immaginario che ancora oggi, nonostante tutto, conserva il suo fascino kitsch e sovversivo.
E tu? Vuoi giocare con il linguaggio del fotoromanzo?
Se la storia di Supersex vi ha incuriosito, se vi affascina l’idea di giocare con le pose drammatiche, il kitsch e la potenza sovversiva del fotoromanzo, allora abbiamo una proposta per te!
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Hai tempo fino al 27 settembre. Tutto quello che ti serve — istruzioni, modulo di partecipazione — lo trovi QUA.

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