In stampa risografica, ecco tre ricette magiche dal libro dei segreti di Alberto Magno

Oggi vi presento uno degli ultimi lavori di Daria Tessler, giovane fumettista e incisore con sede a Portland, Oregon.
Si tratta di “Three Magical Recipes From The Book Of Secrets Of Albertus Magnus”, un piccolo volumetto stampato in risograph da Matt Davis di Perfectly Acceptable, piccola casa editrice e studio di stampa Risograph di Chicago di cui oni tanto i piace segnalarvi i lavori perché sempre originali e fuori dalle regole, QUI trovate il pezzo su “Gaylord Phoenix” il viaggio onirico di Edie Fake.

Il lavoro di Daria, non solo è straripante fin dalla copertina, ma è un lavoro meravigliosamente e strenuamente straniante, a metà fra l’azzardo grafico fuori controllo e l’arcaico tema che riguarda la figura di Alberto Magno.
E’ un’opera d’arte coloratissima, fantasiosa e avvincente che prende a pugni il lettore con l’abuso di colori quali il rosso, il rosa fluorescente, il giallo e un tono di blu che ho scoperto essere classificato come “federal”.

Chiari i rimandi al mondo alchemico e magico risalenti al Medioevo, dove uno psichedelico Alberto Magno crea artigianalmente pozioni come se fosse una specie di farmacista cosmico.
Daria Tessler ha avuto la temerarietà e la visione di ideare e realizzare un libro assurdo che a mio avviso deve essere premiato.

Il libro può essere acquistato QUI.

La storia si Ver Sacrum, la rivista che ha ispirato gran parte della grafica psichedelica

Ver Sacrum” ovvero La primavera (o la sorgente) sacra in latino, è stata la rivista ufficiale della cosiddetta Secessione di Vienna dal 1898 al 1903. I suoi progressi nella progettazione grafica, tipografia e visuale costituiscono il modello per gran parte della stampa underground che negli anni Sessanta esploderà in tutto il mondo.
Questo rapporto privilegiato fra la Secessione e la grafica underground è da sempre poco studiato ma, a ben guardare, sta alla base di gran parte della poster art californiana dei Sixties e, più in generale, della grafica underground definita psichedelica che, oltre ai poster, investirà nei decenni successivi ogni tipo di prodotto a stampa come flyer e soprattutto riviste.

Il primo numero di “Ver Sacrum” fu pubblicato nel gennaio del 1898 e il suo arrivo venne annunciato nei principali quotidiani austriaci come un vero e proprio evento.
Per i primi due anni la rivista è stata pubblicata come mensile con ogni numero dedicato al lavoro di un artista in particolare chiamato a progettare la copertina. Nel 1898, il numero di luglio fu dedicato al designer liberty Alphonse Mucha, mentre il numero di dicembre fu illustrato dal pittore simbolista olandese Fernand Khnopff.

Per la copertina del primo numero, Alfred Roller ha fornito un’illustrazione di un albero in fiore con le radici che escono dal suo vaso contenitore. La metafora era appropriata: i Secessionisti si erano liberati dai confini del Kunstlerhaus – il circolo più conservatore degli artisti di Vienna – portando il loro messaggio modernista e utopico al grande pubblico.
Nel primo numero si legge: “Il nostro obiettivo è quello di risvegliare, incoraggiare e propagare la percezione artistica del nostro tempo… non conosciamo alcuna differenza tra” grande arte “e” arte intima “, tra arte per i ricchi e arte per i poveri. Ci siamo dedicati con tutto il nostro potere e le nostre speranze future, con tutto ciò che siamo alla Sacra Primavera “.

Il nome scelto per la rivista: Ver Sacrum – Sorgente sacra – è un riferimento classico alla secessione dei giovani dagli anziani per fondare una nuova società. Questa idea di gioventù come simbolo di ribellione e innovazione era il cuore stesso del movimento Jugendstil e rimanda con estrema forza e chiarezza al movimento della controcultura degli anni Sessanta che, proprio sui giovani, poggiava tutta la sua potenza rivoluzionaria.
L’uscita del primo numero non ebbe un’accoglienza entusiastica come ci si poteva aspettare perché pre-matura: erano trascorsi solo pochi mesi dall’apertura della Casa della Secessione di Joseph Olbrich e solo tre dalla loro prima esposizione pubblica. Tuttavia, questa prova generale servì per molte delle idee che sarebbero state sviluppate nelle loro mostre successive.
Ver Sacrum” fungeva da mostra essa stessa, usando le pagine bianche come muri in un museo.
Il principale progettista della rivista, Koloman Moser, ha affrontato il layout con grande creatività, modificandolo costantemente l’interno creando una bellissima armonia di testo e illustrazione. Quando la Secession House di Olbrich cominciò a contenere mostre, questo stesso approccio modulare alla disposizione delle immagini fu adottato da Olbrich attraverso l’uso unico di pareti mobili all’interno della struttura.
Sia nella sua armonia di testo e immagine che nella sua inclusione di molteplici forme d’arte, “Ver Sacrum” è una manifestazione delle idee del compositore Richard Wagner circa il suo concetto di opera d’arte totale.
La rivista in effetti è all’altezza di questo obiettivo, oltre alle belle arti e alle arti grafiche compaiono infatti altre e diverse forme artistiche quali la musica, la poesia ed il teatro. Le poesie di Rainer Maria Rilke sono apparse nei numeri del 1898 e del 1899, giustapposte ai meravigliosi bordi decorativi di Koloman Moser, mentre il numero del dicembre 1901 era interamente dedicato alla musica, con 11 lieder riccamente illustrati.
Un altro degli aspetti rivoluzionari della rivista è senz’altro il formato quadrato, un altro passaggio radicale nella progettazione di periodici.
Il quadrato, e ancor più l’utilizzo della griglia, aveva trovato la sua ispirazione dal movimento art nouveau scozzese, in particolare nel lavoro di Charles Mackintosh che divenne presto membro della Secessione.
Questo formato offriva nuove possibilità nel layout al designer per l’utilizzo di più colonne di testo, bordi decorativi e spazi al negativo e diviene subito il formato ideale del movimento poiché la maggior parte delle loro illustrazioni sono state eseguite in questo formato.
Anni dopo anche il periodico olandese “Art Deco Wendingen” adottò il formato quadrato spingendo ulteriormente avanti i limiti del design tipografico e del layout.
Ver Sacrum” cessa le sue uscite nel dicembre del 1903, probabilmente a causa della mancanza di fondi. Aveva già visto un graduale declino della sua spinta verso la ricerca stilistica dal 1900 quando la produzione aumentò a 24 numeri annuali ed il formato si fece molto più piccolo e più sottile di quelli prodotti nei primi due anni.
Le copertine uniche e sempre diverse dal 1898 al 1999 furono invece sostituite da una testata ripetitiva e il testo sostituì gran parte dei bordi e dei motivi grafici che fecero di “Ver Sacrum” un fenomeno di irripetibile e rivoluzionario.

Revolution, il Magazine che portò la controcultura in Australia

Revolution è stato un magazine australiano pubblicato da Phillip Frazer, giovanissimo studente della Monash University per 11 numeri tra maggio 1970 e agosto 1971 ed è stata definita come “Australia’s First Rock Magazine”.
Inizialmente dedicata alla musica pop, era di proprietà di tre grandi imprenditori di Melbourne appassionati di musica.

Frazer, Phillip, (1970), Revolution 1(2) June 1970, Go-Set Publications, Waverley, 32p. https://ro.uow.edu.au/revolution/2
DETTAGLIO – Revolution 1(2) June 1970
DETTAGLIO – Revolution 1(2) June 1970
DETTAGLIO – Revolution 1(2) June 1970

Con l’ingresso di Frazer, che poi diverrà egli stesso l’editore di Revolution, lo stile comunicativo e l’impronta grafica passa dal rivolgersi ad un pubblico maturo e mainstream ad uno molto più vicino all’esplosivo ambiente underground.
Frazer ha inoltre acconsentito ad ospitare in Revolution – a partire dal numero 4 nel maggio 1970 – il supplemento di 8 pagine della “piccola” rivista musicale americana Rolling Stone.

SUPPLEMENTO Rolling Stone – Frazer, Phillip, (1970), Revolution 1(6) November 1970
Frazer, Phillip, (1970), Revolution 1(6) November 1970

Frazer non è mai stato riconosciuto in Australia per l’importanza del suo ruolo nella diffusione delle tematiche libertarie del movimento controculturale australiano.
Il suo continuo e coraggioso lavoro nel portare gli adolescenti australiani fuori dal medioevo culturale verso una nuova consapevolezza sociale.
Attraverso Revolution, Frazer ha portato i suoi lettori nel mondo della consapevolezza sociale sui temi della società e del mondo fuori dall’establishment.

Frazer, Phillip, (1970), Revolution 1(6) November 1970
Frazer, Phillip, (1970), Revolution 1(6) November 1970
Frazer, Phillip, (1970), Revolution 1(1) May 1970
Frazer, Phillip, (1970), Revolution 1(1) May 1970

Frazer, Phillip; James, Colin; McFarland, Macy; and Woolley, Pat, (1971)

Sara Panepinto ha ideato e realizzato una sua piccola autoproduzione sul tema della Psichedelia e Controcultura

Sara Panepinto è una graphic designer di 25 anni originaria della Sicilia.
Nel 2015 si è laureata in graphic design e comunicazione visiva ed attualmente sta frequentando il corso di comunicazione e progettazione editoriale all’ISIA di Urbino.
Principalmente focalizzata su identità e branding, visualizzazione dei dati e illustrazione, fra i suoi lavori, ho notato un piccolo libretto dedicato alla controcultura realizzato nel 2016 dal titolo 
Psichedelia e controcultura“.
Stando alle sue parole “Psichedelia e controcultura è un progetto di analisi e ricerca svolto durante il corso di storia dell’illustrazione, in riferimento al movimento artistico della controcultura degli anni Sessanta e dei movimenti di contestazione giovanile in Nord America e in Europa.
Sono presentati i principali nomi e fenomeni che hanno contribuito a dare una forte spinta innovatrice al mondo della grafica e dell’illustrazione. Nomi quali Milton Glaser e Peer Max fino a due dei cosiddetti Big Five della poster art californiana: Wes Wilson e Vicotr Moscoso.
Molto composto nella sua veste grafica, il piccolo volume di Sara contribuisce però bene ad inquadrare un fenomeno fornendo brevi spunti per conoscere i punti di riferimento e le influenze così come le principali figure e derive stilistiche.
Spero sia un primo lavoro che venga ulteriormente approfondito in futuro visto che in Italia ne esistono pochi ben fatti e quasi tutti di pochi autori di riferimento che, pur conoscendo benissimo l’argomento, restano pur sempre voci isolate e sempre le stesse.
Avanti.

 

Una rivista degli anni Sessanta ma realizzata oggi da un maestro del fumetto punk

Gary Panter è da molti considerato uno dei più grandi disegnatori al mondo, soprattutto per quanto riguarda il mondo dei comics che gardano orgogliosamente al passato.
Panter è un vero e proprio mito per alcuni visto che a lui si fanno risalire alcune delle primissime pubblicazioni indipendenti di fumetti in uno stile che possiamo definire proto punk, ma partiamo dall’inizio.
Gary Panter nasce in Oklahoma ma cresce in Texas dove studia pittura presso la East State University per poi trasferirsi a Los Angeles nel 1977. A LA inizia a lavorare in diversi ambiti, dalla pittura al disegno, dai fumetti alle immagini commerciali, creandosi un proprio stile personale che amalgama insieme vari media e che ancora oggi lo rende unico ed immediatamente riconoscibile.
E’ con i fumetti però che Gary riesce davvero a crearsi un suo agguerritissimo seguito disegnando “Jimbo”.


Gary però ha deciso di coronare un suo sogno che gli balenava in testa, come lui stesso ha avuto modo di dire, oramai da più di 50 anni, quello cioè di ideare e realizzare una rivista hippie, proprio come quelle che venivano distribuite per le strade di San Francisco nei tardi anni Sessanta. Anzi, a dir la verità, dando un’occhiata, si capisce subito quello che è stato il suo punto di riferimento e ciooè quel “San Francisco Oracle” che, da un’idea di Allen Cohen, divenne forse uno fra i più ricercai e meravigliosi prodotti dell’editoria underground del periodo.

 

Grazie all’aiuto dell’amico art director Norman Hathaway ed al grafico Char Esme, ecco dunque “Fog Window”, un folle viaggio psichedelico in pieno e perfetto stile hippie accompagnato da un’esibizione chiamata “Hippie Trip” che si terrà alla galleria Marlborough Contemporary di New York.