Il fumetto definitivo che racconta le origini della cultura hip hop guardando ai padri del fumetto underground

Ed Piskor nasce il 28 luglio 1982 a Pittsburgh, Pennsylvania, e fin da bambino si appassiona ai fumetti come The Amazing Spider-Man ma quelli che lo attraggono di più sono soprattutto quelli alternativi, underground, fuori dagli schemi tradizionali.

Ed Piskor

Il colpo di fulmine avviene all’età di 9 anni, quando il giovane Ed vede un documentario in cui Harvey Pekar, fumettista underground statunitense conosciuto specialmente per la serie American Splendor, fumetto autoprodotto che trae spunto dalla vita ordinaria dello stesso Pekar.

American Splendor – Harvey Pekar

Dopo aver terminato la scuola superiore, Pekar frequentato la Kubert School per un anno, dove incontra artisti chiave del fumetto di allora tra cui Steve Bissette, Tom Yeates, John Totleben e Rick Veitch.
I suoi primi lavoro sono Deviant FunniesIsolation Chamber dove già emerge prorompente il suo tipico umorismo molto balck.

Deviant Funnies – Ed Piskor 2003
Isolation Chamber #1 – Ed Piskor 2004
Isolation Chamber #2 – Ed Piskor 2005

Nel 2003 inizia a collaborare con Jay Lynch, e poco dopo con Harvey Pekar. Il primo importante lavoro di Piskor insieme a Pekar è quello di illustrare le storie di American Splendor: Our Movie Year, in cui lo stesso Pekar spiega come ha vissuto l’esperienza della produzione del film con il grande Paul Giamatti tratto dal suo lavoro.
Piano piano perà Piskor si fa conoscere.
Esce la serie Wizzywig in cui Piskor racconta le avventure di Kevin “Boingthump” Phenicle, un giovane prodigio che rimane affascinato dall’hacking del computer e da altre nuove diavolerie che la tecnologia digitale porta con se.

Wizzywig – Ed Piskor 2012

Il personaggio della serie, Kevin, è frutto dell’ammirazione di Piskor nei confronti di molti noti hacker Kevin Mitnick, Kevin Poulsen, Joybubbles e molti altri.
Il disegno di Piskor – come del resto un pò tutto il comix alternativo –  è stato influenzato dalla scena underground degli anni ’60 e degli anni ’70 che vede Robert Crumb come punto di riferimento.
Il lavoro e lo stile di Piskor però ha il grande merito di essersi tolto di dosso questa eredità ed aver cercato ostinatamente, e trovato con il tempo, un proprio modo di esprimersi che guarda si alla tradizione dei padri dell’underground ma senza esserne copia o rifacimento passivo.
Nel 2009 Piskor collabora ancora con Pekar nel libro grafico The Beats: A Graphic History che racconta la storia di Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William S. Burroughs e John Clellon Holmes, in pratica una guida illustrata ai leggendari letterati beats.

The Beats: A Graphic History -Harvey Pekar 2009

La rivoluzione culturale dei beat è vista in questo lavoro attraverso gli occhi delle figure chiave del movimento e dei suoi personaggi minori, tra cui Diane di Prima, Carolyn Cassady, Philip Lamantia e altri.
Il lavoro è un misto di graphic novel, saggio storico e reportage giornalistico e procura a Pekar e Piskor la definitiva consacrazione.
Ora che è definitivamente approdato al successo, Piskor si mette al lavoro sul progetto che ha in mente da anni, un lavoro interamente suo su cui investirà tempo e passione.
Si tratta della serie Hip Hop Family Tree, un resoconto storico della cultura Hip Hop e degli artisti che hanno plasmato questo genere che dagli anni Settanta in poi non ha mai smesso di influenzare la cultura non solo musicale.
Hip Hop Family Tree documenta la storia originaria della cultura hip hop.
Pubblicata da Fantagraphics Books, la prima collezione è stata un best seller del New York Times Graphic Books del 2014  ed è stata inserita nei 10 graphic novel del Washington Post del 2013.

Lo stile artistico di Piskor in questo lavoro fa un grande passo avanti anche grazie all’uso dell’effetto denominato Ben-Day Dots, con il quale, a seconda dell’effetto, del colore e dell’illusione ottica necessari, i piccoli punti colorati sono ravvicinati, distanziati o sovrapposti.
I punti magenta, ad esempio, sono ampiamente distanziati per creare il rosa. I fumetti degli anni ’50 e ’60 utilizzavano i punti Ben-Day nei quattro colori di quadricromia (ciano, magenta, giallo e nero) per creare ombreggiature e colori secondari come il verde, il viola, l’arancione e la carnagione sulla carta economica su cui sono stati stampati.
La procedura dei punti Ben-Day differisce dal processo dei punti a mezzitoni in quanto i punti Ben-Day sono sempre di uguale dimensione e distribuzione in un’area specifica.
In generale comunque la grafica di Piskor per Hip Hop Family Tree si riallaccia agli stili di fumetti underground in voga nel periodo di tempo che viene raccontato nell’opera.
Robert Crumb è apertamente citato come fonte d’ispirazione in ognuo dei 4 volumi che compongono il lavoro soprattutto per il suo lavoro sulla storia del blues con le carte collezionabili di Heroes of Blues, Jazz & Country di cui vi parlai QUA un pò di tempo fa.
Un lavoro, quello di Piskor, che unisce divulgazione e arte e che dimostra una volta di più lo straordinario lavoro di ricerca sia storica che stilistica effettuato da Ed Piskor nella sua carriera che saprà sicuramente regalarci altre chicche come queste.