La vera storia del Flying Eyeball (pt.1)

Ci sono delle immagini che diventano nel tempo delle vere e proprie icone ed a cui sembra impossibile fare a meno, questo è il caso, nel mirabolante universo della grafica underground, del famoso Flying Eyeball ovvero l’occhio alato.
Proviamo perciò a ricostruirne un pò la storia, andandop a scavare dall’antichità ai giorni nostri attraverso esempi più o meno conosciuti di utilizzo di questa immagine diventata nel frattempo sinonimo essa stessa di underground.
L’immagine dell’occhio alato viene comunemente fatta risalire all’italianissimo Leon Battista Alberti che rimandando all’iconografia egizia dell’occhio di Horus, simbolo della prosperità, del potere regale e della buona salute, riporta questa effige in una moneta datata 1446-1450 circa accompagnata dalla dicitura Quid Tum – allora dunque – un motto della retorica ciceroniana.

Leon Battista Alberti by Matteo de Pasti (1446-50)

Questo occhio, contornato da ciglia simili a raggi del sole, di due ali e di una strana coda che lo rassomiglia ad un serpente, ritorna anche nell’opra – sempre dell’Alberti – dal titolo Philodoxeos fabula ed ha ricevuto molte interpretazioni ma da sempre rimane il suo mistero del suo significato originario.

Leon Battista Alberti – Philodoxeos fabula

Secondo lo storico dell’arte tedesco Edgar Wind questa immagine rimanda ad un occhio terribile, un occhio giudicante e, quindi, divino, ma siamo anche di fronte a un occhio di forma chiaramente umana e perciò, in quanto tale, limitato e terreno.
Rintracciare dove e come Alberti abbia inventato quest’immagine è materiale ancora oggi di studi, ma è chiaro che nel 1543 – 71 anni dopo la morte di Leon Battista Alberti – nel volume dal titolo Hieroglyphica di Orapollo, compare una nuova immagine simile a quello che noi chiamiamo flying Eyeball.

Hieroglyphica di Orapollo – 1543

Altro riferimento si trova nel 1464 all’interno del Trattato di Architettura di Filarete dove compare quello che effettivamente appare come una delle figure più simili al flying Eyeball che inonda l’estetica underground dal 1960 ai giorni nostri.

Filarete – Trattato di Architettura – 1464

Leggendo il testo di Giuliano Martufi e Ruggero Zanin Sei lezioni su L.B. Alberti e Le Corbusier scopriamo che Filarete presenta due distinte interpretazioni dell’occhio alato: una, con le ali sovrapposte, che possiamo dire albertiana ed un’altra, in cui l’occhio è visto quasi frontalmente e con le ali dispiegate, propriamente sua che verrà definita appunto filaretiana.
Questa seconda immagine è quella che otterrà maggior fortuna nei secoli a seguire e che arriverà dritta dritta fino a noi.
Se proprio vogliamo essere maniacali e approfondire la nostra ricerca davvero ai dettagli ed agli elementi nascosti e misteriosi, scopriamo che in un dipinto di Giorgio Vasari del 1540 dove viene ritratto proprio Leon Battista Alberti, possiamo scovare dei particolari interessanti, un pò in stile trova il particolare…

Giorgio Vasari – Leon Battista Alberti – 1540

Forse non è così chiaro da notare, forse non è nemmeno proprio un occhio alato come lo intendiamo noi, ma da molti studiosi è stato appurato che questo fosse un modo di Vasari per apporre lo stemma scelto per la propria persona dallo stesso Alberti nel ritratto.
E quindi ecco di nuovo il famoso flying Eyeball.

Giorgio Vasari – Leon Battista Alberti – 1540 (particolare)

Andando spediti verso i giorni nostri, troviamo invece una nuova rivisitazione del tema occhio alato da parte del grande incisore Odilon Redon che nel 1878 realizza il dipinto dal titolo Œil ballon dove si vede chiaramente la presenza del nostro misterioso occhio..

Odilon Redon – Œil ballon – 1878

Arriviamo al nostro secolo e troviamo, manco a dirlo, Salvator Dalì che nbel 1945, dipinge un olio per uno studio da adattare per il film di Alfred Hitchcock Io ti salverò.
In questo caso, seppur sprovvisto di ali, l’enorme occhio del re del del surrealismo vola e si muove a pochi metri da terra.

Salvador Dalí – Io ti salverò – 1944

L’occhio di Dalì è stato poi ripreso anche nelle pagine del noto Topolino, che nel numero 2861 del 22 settembre 2010 dal titolo Disney incontra Dalí nelle pagine del fumetto, riporta l’occhio ancora però sprovvisto di ali.

Topolino – n. 2861

Ecco, se siete arrivati fino a quyi, credo proprio che non vi perderete la seconda ed ultima parte di questa storia affascinante che arriva dritta dritta fino a noi ed al nostro mondo attraverso altri personaggi e soprattutto altri occhi alati….