La tipografia come atto politico: il progetto Vocal Type

Tré Seals è una designer di Washington, D.C. che fin dalla scuola materna si è esercitato a scrivere in corsivo fino e a studiare le forme delle lettere.
In quinta e sesta elementare ha realizzato il suo primo progetto tipografico scrivendo i nomi degli amici su delle schede, plastificandole e vendendole per $ 3 a pezzo. Al liceo disegnava già tatuaggi. All’età di 25 anni Seals è un associato del noto sito Type Directors Club e designer di fama internazionale.

Tré Seals

Questa la doverosa premessa di un articolo che si potrebbe definire di stretta attualità visto ciò che sta accadendo per le strade americane e le relative risposte della società civile, ad ogni livello, dai cittadini con i cartelli, alle ribellioni violente; dai candidati alle presidenziali di Novembre fino alla chiusura dei Play Off NBA decisa dai giocatori stessi indignati – una volta di più – dall’ennesimo assassinio di un giovane di colore in circostanze misteriose.
Tré Seals dunque, ha recentemente lanciato il progetto Vocal Type per raccontare le storie più nascoste e quindi maggiormente interessanti nel mondo della tipografia.

Le forme delle lettere sono oggetti culturali che portano con sé molte più informazioni rispetto a quello che si pensa normalmente, spesso infatti riflettono le persone che le hanno create e la storia che queste volevano raccontare.
Utilizzando le parole che ha scelto lo stesso Seals nel manifesto del progetto, forse capiamo meglio:

Quasi l’84% di tutti i designer in America sono bianchi. Fino a poco tempo fa, la maggior parte di tutti i designer in America erano uomini. Quindi, se sei una donna o se sei di colore, asiatico o latino e vedi un annuncio che ritieni non rappresenti accuratamente la tua razza, etnia e / o sesso, conosci il motivo per cui viene creato così.
La diversità è sempre stata una questione trascurata nell’industria del design ed è stata considerata al massimo un problema di occupazione e non un problema del design.
Quando un’industria è dominata da un’unica razza e genere, ciò non solo crea una mancanza di diversità nelle persone e nelle esperienze, ma anche nelle idee e nelle creazioni. Ecco perché Vocal Type sta lavorando per diversificare il design attraverso la radice di tutti i  lavori di progettazione grafica: la tipografia.
Ogni carattere mette in risalto un pezzo di storia di una specifica razza, etnia o genere sottorappresentati, dal Movimento per il suffragio femminile in Argentina al Movimento per i diritti civili in America.
Vocal è stato lanciato nel 2016 con il crescente supporto di persone che condividono con me questa visione.

Vocal Type è quindi una fonderia di caratteri per i creativi di colore che sentono di non avere voce in capitolo nel loro settore, per le donne creative che sentono di non avere voce in capitolo nel loro settore. Per i creativi cioè che sono stanchi di essere ispirati dalle stesse creazioni di persone diverse e vogliono essere protagonisti di qualcosa di nuovo, in prima persona.
Dal 2016, la fonderia ha rilasciato cinque caratteri tipografici, ha lavorato a numerosi lavori di caratteri personalizzati e ha lanciato un sito Web che descrive i retroscena storicamente significativi dei progetti di Vocal Type.

La tipografia è nota per la sua omogeneità razziale. I due percorsi principali per la progettazione di caratteri provengono dalla tecnologia e dal design, che sono settori dominati da uomini bianchi.

Il sito di Vocal riporta che nella professione di type design l’84% dei lavoratori è bianco mentre per il censimento del design di AIGA del 2017 è al 60%.
Si tratta quindi di un fenomeno assai esteso che è emerso per la prima volta grazie al lavoro della dottoressa Cheryl D. Holmes-Miller dal titolo “Black Designers: Missing in Action“. Da qui Seals ha scoperto che i designer di colore come lui erano quasi inesistenti e ispirato dall’invito all’azione di Holmes-Miller continuato con un secondo articolo del 2016 dal titolo Black Designers: Still Missing in Action?” la contattò in merito alla sua idea di avviare una fonderia di caratteri che potesse rappresentare le diverse esperienze in forma tipografica.

Cheryl D. Holmes-Miller

I caratteri tipografici realizzati finora da Vocal Type si ispirano ai lavori tipografici creati per e da storici visionari del design e includono il carattere tipografico Martin, dal nome di Martin Luther King, e William, dal nome di William Edward Burghardt Du Bois, un attivista, scrittore e storico americano e uno dei fondatori della National Association for the Advancement of Colored People (NAACP).
I caratteri fanno eco anche a movimenti di protesta meno noti come Ruben, ispirato al movimento National Chicano Moratorium, che protestò contro la guerra del Vietnam ed era guidato dal giornalista Rubén Salazar.
Seals non vuole limitarsi a diversificare i caratteri tipografici solo in base alla provenienza culturale, ma desidera realizzare caratteri tipografici come Carrie, un sans serif che onora il suffragio femminile negli Stati Uniti; Eva , creata per il movimento per il suffragio in Argentina e Stonewall per sottolineare le rivolte LGBTQ del 1969 allo Stonewall Inn nel Greenwich Village, New York City.

Moti di Stonewall, 1969

Ogni font nasce da una ricerca storica e grafica molto dettagliata ed è modellato dagli sforzi collettivi delle comunità online di Seals. Spesso Seals condivide il materiale originale (foto, poster, frammenti di caratteri) con i suoi follower tramite Pinterest e Instagram e questi, a loro volta, gli forniscono ulteriori fotografie d’archivio di cartelli di protesta sufficienti per cominciare a impostare un carattere tipografico.
Per il Martin, Seals si è ispirato alle foto delle fiancate tipografiche che riportavano slogan quali: “Honor King: End Racism!” e “I am a man” stampato in una tipografia della chiesa in 400 tirature per lo sciopero dei lavoratori dell’igiene di Memphis del 1968 , durante il quale più di 1.300 impiegati neri del Dipartimento dei lavori pubblici di Memphis protestarono contro le condizioni di lavoro pericolose.

Per l’ornato carattere tipografico Eva , Seals fa riferimento a striscioni disegnati a mano trasportati durante una manifestazione delle donne del 1947 a Buenos Aires guidata da Eva Perón che sfilarono davanti al Congresso Nazionale per sostenere la Legge per il Suffragio Universale affermando: “La mujer puede y debe votar!“.

Eva

Seals ha recentemente completato una suite di caratteri tipografici personalizzati per Umber magazine, una pubblicazione con sede a Oakland, in California, che si concentra sulla cultura creativa e le arti visive dal punto di vista delle persone di colore.
Per il suo terzo numero intitolato “Sound“, Vocal ha creato un carattere tipografico basato sui resti della prima etichetta discografica interamente di proprietà di persone di colore, la Broome Special Phonograph Records.

Umber magazine, Sound issue

La tipografia quindi come un’arte che è ben di più di un semplice strumento utilitaristico e pratico.
Nella lunga storia del type design, i designer del colore hanno storicamente avuto un accesso limitato agli strumenti e alle conoscenze necessarie per fare tipografia e questa forma di discriminazione tecnologica e culturale ha avuto l’effetto di limitare certi gruppi di persone nella loro rappresentanza nella tipografia di tutto il mondo.
Se partiamo da questi presupposti risulta più chiaro come i caratteri e la piattaforma di Vocal Type siano un atto radicale, non solo perché originali, ma soprattutto perché la loro vocazione ugualitaria e libertaria intende abbattere l’essere minoranza storica.
A questo proposito le parole della pittrice Emma Amos risuonano ancora oggi nelle orecchie di chi non ci sta ad arrendersi a certe odiose consuetudini storiche:

Per me, un’artista donna di colore, entrare in studio è un atto politico.