L’ippitsugaki è la tecnica di illustrazione giapponese dove con un tratto che non si stacca mai dal foglio puoi disegnare mondi interi

Come molti di voi, anche io da piccolo sono rimasto affascinato dal lavoro di Osvaldo Cavandoli e dal suo capolavoro di illustrazione e animazione conosciuto come “La linea“.
La fluidità, la creatività e l’eleganza di quel personaggio non mi ha più abbandonato facendomi emozionare tutte le volte che, nel corso degli anni, ho avuto modo di incontrarlo di nuovo.

Osvaldo Cavandoli parla con Mister Linea

La stessa emozione mi ha contagiato quando ho scoperto il termine giapponese ippitsugaki, ovvero la tecnica proveniente proprio dal Sol Levante in cui un disegno viene creato da un singolo tratto continuo senza cioè mai distaccare lo strumento da disegno dal supporto cartaceo.
Uno dei maestri di questa tecnica è l’illustratore e animatore giapponese Kazuhiko Okushita, art director e videoartista nato a Kanazawa, prefettura di Ishikawa nel 1985 e diplomato al Kanazawa College of Art e alla Tokyo University of Fine Arts and Music.
Okushita è arrivato ad una discreta fama a livello mondiale nel 2009 grazie al cortometraggio dal titolo “Akai ito” ovvero Il filo rosso e Bill Gates e James Cameron – insomma, non proprio due a caso – hanno amato così tanto il suo lavoro che gli hanno chiesto espressamente di mostrare il suo lavoro durante i loro rispettivi TED Talks nel 2010.

Le sue opere a tratto singolo non finiscono solo come disegno, ma vanno più lontano. Gli dà una vita come animazione. Guarda questa medusa. È un movimento semplice ma non riesco a smettere di guardarlo come se fossi in un acquario.
La sua opera d’arte colpisce per la sua ingannevole semplicità, sia che si tratti di un’immagine fissa o di un cortometraggio.
Mi diverte tantissimo – lo ammetto – perdermi nel guardare ogni sua immagine soprattutto quando è associata ad un movimento animato che rende il tutto ancora più magico.

I lavori di Okushita sono opere uniche, ipnotiche, impregnate di lirismo e gravità che rapiscono gli occhi come se – almeno per pochi istanti – venissero massaggiati da chi sa finalmente prendersi cura di loro e del loro benessere.

Jauna Gaita è una rivista lettone che dal 1955 crea delle copertine senza tempo

Che bellezza trovare continuamente perle e piccoli gioielli sparsi qua e la nel mondo.. oggi è il turno di una chicca scovata in Lettonia e che sinceramente mi ha colito molto per il suo essere senza tempo.
Jauna Gaita
o The New Course per dirlo in inglese, è una rivista letteraria lettone con sede in Canada, pubblicata a partire dal 1955 da un gruppo di letterati lettoni in esilio.

n.1 – 1955
n. 57 – 1966
n.72 – 1969
n.106 – 1975

Il magazine fu lanciato da un gruppo di intellettuali lettoni esiliati all’estero per promuovere la sopravvivenza della lingua e della letteratura lettoni allora a rischio sparizione in favore del russo ma con il passare degli anni ha acquisito un ruolo significativo nella storia della grafica e del design internazionale e con l’autonomia della Lettonia è rimasto un punto di riferimento per la letteratura ed il design del piccolo stato.
Il design di copertina di questa interessante rivista è infatti decisamente moderno e accattivante con una grafica e dei colori sempre audaci ed ancora oggi modernissimi.
Le copertine sono infatti una miniera infinita di ispirazione per i cultori della grafica editoriale e del cover design e i riferimenti a questi lavori sono rintracciabili in alcuni dei graphic designer che oggi vengono considerati dei mostri sacri, uno per tutti potrebbe essere Scott Hansen, forse ai più conosciuto con il nome da musicista, Thyco, o come grafico con il suo progetto ISO50.

 

Un elenco corposissimo di copertine sperimentali con elementi che rimandano alla tradizione nazionale lettone e attentissime al bilanciamento modenista tra creatività pseudo-amatoriale e alta professionalità.
E’ questo infatti un carattere di Jauna Gaita che mi ha colpito, il suo non essere affatto un magazine di grafica, il suo non appartenere al settore del design ma di sperimentare e ricercare novità stilistiche in maniera del tutto amatoriale.
Il magazine è ancora attivo e potete acquistarlo, e ammirarlo, QUI, sempre che conosciate il lettone..

n.138-139 – 197?
n.142 – 19??
n.128 – 1980
n.58 – 1966
n.200 – 1995

Un libro vi spiega tutti i passaggi per creare dei favolosi patterns

E quindi anche quest’anno siamo prossimi al Natale e come di consueto le segnalazioni che trovate sulle Edizioni del Frisco possono facilmente diventare dei regali, chiaramente per chi è in grado di apprezzarli !
Quello di oggi io lo gradirei perché innanzi tutto perché si tratta di un lavoro di Paul Jackson che oramai da anni ci abitua a libri fantastici su tutto ciò che riguarda il design applicato alla nostra tanto amata carta.

Secondariamente perché “How to Make Repeat Patterns” è veramente interessante ed in linea con gli standard qualitativi della casa editrice Laurence King.
Il libro spiega, con semplici passaggi ed una terminologia non matematica o sofisticata, come creare pattern partendo da una semplice linea.
Il libro mostra inoltre come realizzare pattern per utilizzli come carta da parati in cui gli elementi del modello si fondono l’uno nell’altro senza soluzione di continuità.
Usando le lettere come elementi di base, il libro dimostra come il concetto di pattern derivi da quattro semplici operazioni: la traslazione, la rotazione, la riflessione e lo scivolamento.
Si tratta di una risorsa completa per la creazione di pattern per designer professionisti ma anche per studenti di tutte le discipline, dal tessile alla moda, alla progettazione grafica e all’architettura.
Il libro è acquistabile QUI.

Una rivista interamente dedicata ai profumi fatta di interviste, classifiche e recensioni

Nez, ovvero naso in francese, è la prima rivista interamente dedicata all’olfatto e alla fragranza e nasce nel 2016 dalla collaborazione tra la rivista online Auparfum e la casa editrice Le Contrepoint.

NEZ #1 La revue olfactive
2016
NEZ #1 La revue olfactive 2016

Auperfum è una realtà fondata nel 2007 e gradualmente diventa il sito di riferimento per gli amanti dei profumi con spazio ai critici, alle ultime notizie, e ad interviste che portano il sito ad avere ogni mese più di 120.000 lettori (!).
Auparfum ha aperto la strada ad un nuovo approccio al tema del profumo come visto adesso come arte in sé con proprie recensioni, interviste e focus sui creatori, assimilabile ad altre arti come il cinema, la musica o la letteratura.

NEZ #2 La revue olfactive
2016
NEZ #2 La revue olfactive
2016

La casa editrice Le Contrepoint produce invece da sempre libri spregiudicati e audaci per dare al lettore un’esperienza sempre originale ma con una costante attenzione anche ai costi.
Nez, arrivata oramai al numero 6, si pone l’obiettivo di educare ad un uso consapevole dell’olfatto al fine di  di usare le tue narici per capire il mondo intorno a te.
Nez cerca di esplorare, decodificare, spiegare il senso dell’olfatto attraverso l’utilizzo di sondaggi, incontri, fotografie, illustrazioni… viene data la parola alla scienza, alla storia, alla letteratura e all’arte.
Una collaborazione Auparfum / Contrappunto
Questo progetto è il risultato della collaborazione tra la rivista online Auparfum.com e l’editore Le Contrepoint.

 

Fascinus, il libro che raccoglie la grafica di vecchie riviste fetish

Fascinus è il frutto della collaborazione tra due giovani artiste, la fotografa Anaïs Bigard-Bachmann e la regista Ombline Ley.
Tutto è iniziato in una cantina, dove la Ley ha fatto una scoperta assai interessante, una raccolta cioè di riviste fetish risalente agli anni ’70 dimenticate li dai legittimi proprietari per circa quindici anni.
Condividere queste pepite d’oro con l’amica Anaïs ha dato il via al progetto.
Il lavoro è stato sia molto lungo, sia molto difficile visto che la massa delle riviste era ingente.

Queste riviste feticiste combinano serie di fotoromanzi, fotografie e altre immagini e illustrazioni del periodo degli anni Settanta.
Insieme e con grande resistenza, nell’ottobre 2018 le due amiche hanno finalmente rilasciato “Fascinus”, questo bellissimo libro illustrato edito da Kopa presse.

Il volume è acquistabile QUI.

Il Carta Manent lancia una call per artisti sul tema del cruciverba

Sono molto felice di supportare con le Edizioni del Frisco un progetto molto interessante come quello portato avanti dai ragazzi del Carta Manent Festival.
Nello specifico si tratta di una mostra tematica di illustrazioni e grafiche che sappiano interpretare in maniera originale il tema individuato che con molto coraggio e ricercatezza è nascosto dietro all’enigmatico concetto di cruciverba.
Il cruciverba, o parole crociate come viene altrimenti chiamato, pensato in questo caso nella sua accezione più ampia e schizzofrenica è un obiettivo davvero sfidante e stimolante che sinceramente mi incuriosisce davvero molto… è proprio per questo non vedo l’ora di poter scoprire quello che ne salterà fuori..

Per qualsiasi info non esitate a scrivere alla pagina Facebook del Carta Manent..

Chi ha vinto gli STACK Awards 2018, i premi per i migliori magazine internazionali?

Ed eccoci dunque, come ogni anno, a discutere sugli Stack Awards, i premi organizzati da STACK, il sito inglese specializzato in magazine indipendenti che da anni riunisce tutto o quasi il meglio di questo settore distribuendo premi e segnalazioni che solitamente descrivono perfettamente ciò che nell’anno si è distinto fra una produzione sempre più ampia e diversificata.

Partiamo subito dal premio di Magazine of the Year 2018 andato a Good Trouble, un bellissimo magazine, protesi cartacea dell’interessantissimo sito, guidato dall’ex editor di Dazed & Confused, Rod Stanley.
Progettata da Richard Turley, un giornale di 12 pagine di dimensioni di un foglio di calcolo sull’unione tra creatività e protesta. Trouble celebra con coraggio, grande competenza e ricerca di analisi approfondite la cultura della resistenza pubblicando storie che uniscono l’arte e la cultura con la politica e la protesta.
Bravi Bravi!

Per la categoria Launch of the Year, il premio è andato a Suspiria del team di Studi Fax di cui abbiamo già scritto QUI.
Un progetto coraggioso sul tema della paura realizzato con cura e originalità e che è riuscito a superare addirittura un peso massimo come Eye on Design il magazine di AIGA.
Ottima menzione per i nostro Archivio Magazine di cui però parleremo in seguito..

Il premio di miglior Editor of the Year se lo aggiudica The Skirt Chronicles, rivista con base a Parigi fondata da Sarah de Mavaleix, Sofia Nebiolo e Haydée Touitou come piattaforma collaborativa con l’ambizione di creare una comunità che celebri diverse culture e generazioni. È una pubblicazione fondata da donne che vuole riflettere sulla condizione femminile ma senza escludere dal dibattito.
Quello per il miglior Art Director of the Year va invece a Anxy che vi ho presentato QUI e QUI e che bissa il successo, sia pur in categorie diverse, del 2017.

The Skirt Chronicles vol.3
Anxy No. 4

In entrambi i casi va sottolineato come le giurie hanno segnalato però anche, come prodotto d’eccellenza, uno dei magazine che amo di più e di cui vi ho scritto QUI e cioè Migrant Journal.

Uno dei premi su cui ho da sempre molta curiosità vista l’estrema voglia di sperimentale e l’originalità che i magazine indipendenti mostrano sempre è quello relativo allaCover of the Year che quest’anno se lo aggiudica Eye on Design con il suo occhio composto da testo e profondità.
Quest’anno doveva essere l’anno proprio degli occhi se andiamo a vedere anche la cover di Printed Pages, il magazine del sito It’s Nice That che a mio avviso poteva tranquillamente essere l’altro candidato alla vittoria finale.

Eye on Design magazine – n.02 “Psych”
Printed Pages n.15

Ma arriviamo al ritrovato orgoglio nazionale con il premio ad un magazine tutto italiano che abbiamo segnalato QUI e che vince la categoria Best Use of Photography 2018 battendo Der Greif e Justified, due gran bei progetti.
Complimenti ad Archivio per un progetto interessantissimo e davvero ben realizzato che meritatamente si è imposto all’attenzione non solo italiana ma internazionale.
Aspettiamo il numero del 2019 a questo punto…

Archivio n.1 – The challenge issue
Archivio n.2 – The crime and <power issue

Per il Best Use of Illustration si impone ancora Anxy con la menzione speciale di A Profound Waste of Time che sinceramente io avrei premiato, mi piace un sacco…

A Profound Waste of Time n.1

Per gli altri premi vi rimando direttamente al sito ufficiale di STACK con tutti i vincitori e vi rimandiamo all’edizione 2019 che sarà un altro tuffo fra pagine, grafiche e idee..

La storia si Ver Sacrum, la rivista che ha ispirato gran parte della grafica psichedelica

Ver Sacrum” ovvero La primavera (o la sorgente) sacra in latino, è stata la rivista ufficiale della cosiddetta Secessione di Vienna dal 1898 al 1903. I suoi progressi nella progettazione grafica, tipografia e visuale costituiscono il modello per gran parte della stampa underground che negli anni Sessanta esploderà in tutto il mondo.
Questo rapporto privilegiato fra la Secessione e la grafica underground è da sempre poco studiato ma, a ben guardare, sta alla base di gran parte della poster art californiana dei Sixties e, più in generale, della grafica underground definita psichedelica che, oltre ai poster, investirà nei decenni successivi ogni tipo di prodotto a stampa come flyer e soprattutto riviste.

Il primo numero di “Ver Sacrum” fu pubblicato nel gennaio del 1898 e il suo arrivo venne annunciato nei principali quotidiani austriaci come un vero e proprio evento.
Per i primi due anni la rivista è stata pubblicata come mensile con ogni numero dedicato al lavoro di un artista in particolare chiamato a progettare la copertina. Nel 1898, il numero di luglio fu dedicato al designer liberty Alphonse Mucha, mentre il numero di dicembre fu illustrato dal pittore simbolista olandese Fernand Khnopff.

Per la copertina del primo numero, Alfred Roller ha fornito un’illustrazione di un albero in fiore con le radici che escono dal suo vaso contenitore. La metafora era appropriata: i Secessionisti si erano liberati dai confini del Kunstlerhaus – il circolo più conservatore degli artisti di Vienna – portando il loro messaggio modernista e utopico al grande pubblico.
Nel primo numero si legge: “Il nostro obiettivo è quello di risvegliare, incoraggiare e propagare la percezione artistica del nostro tempo… non conosciamo alcuna differenza tra” grande arte “e” arte intima “, tra arte per i ricchi e arte per i poveri. Ci siamo dedicati con tutto il nostro potere e le nostre speranze future, con tutto ciò che siamo alla Sacra Primavera “.

Il nome scelto per la rivista: Ver Sacrum – Sorgente sacra – è un riferimento classico alla secessione dei giovani dagli anziani per fondare una nuova società. Questa idea di gioventù come simbolo di ribellione e innovazione era il cuore stesso del movimento Jugendstil e rimanda con estrema forza e chiarezza al movimento della controcultura degli anni Sessanta che, proprio sui giovani, poggiava tutta la sua potenza rivoluzionaria.
L’uscita del primo numero non ebbe un’accoglienza entusiastica come ci si poteva aspettare perché pre-matura: erano trascorsi solo pochi mesi dall’apertura della Casa della Secessione di Joseph Olbrich e solo tre dalla loro prima esposizione pubblica. Tuttavia, questa prova generale servì per molte delle idee che sarebbero state sviluppate nelle loro mostre successive.
Ver Sacrum” fungeva da mostra essa stessa, usando le pagine bianche come muri in un museo.
Il principale progettista della rivista, Koloman Moser, ha affrontato il layout con grande creatività, modificandolo costantemente l’interno creando una bellissima armonia di testo e illustrazione. Quando la Secession House di Olbrich cominciò a contenere mostre, questo stesso approccio modulare alla disposizione delle immagini fu adottato da Olbrich attraverso l’uso unico di pareti mobili all’interno della struttura.
Sia nella sua armonia di testo e immagine che nella sua inclusione di molteplici forme d’arte, “Ver Sacrum” è una manifestazione delle idee del compositore Richard Wagner circa il suo concetto di opera d’arte totale.
La rivista in effetti è all’altezza di questo obiettivo, oltre alle belle arti e alle arti grafiche compaiono infatti altre e diverse forme artistiche quali la musica, la poesia ed il teatro. Le poesie di Rainer Maria Rilke sono apparse nei numeri del 1898 e del 1899, giustapposte ai meravigliosi bordi decorativi di Koloman Moser, mentre il numero del dicembre 1901 era interamente dedicato alla musica, con 11 lieder riccamente illustrati.
Un altro degli aspetti rivoluzionari della rivista è senz’altro il formato quadrato, un altro passaggio radicale nella progettazione di periodici.
Il quadrato, e ancor più l’utilizzo della griglia, aveva trovato la sua ispirazione dal movimento art nouveau scozzese, in particolare nel lavoro di Charles Mackintosh che divenne presto membro della Secessione.
Questo formato offriva nuove possibilità nel layout al designer per l’utilizzo di più colonne di testo, bordi decorativi e spazi al negativo e diviene subito il formato ideale del movimento poiché la maggior parte delle loro illustrazioni sono state eseguite in questo formato.
Anni dopo anche il periodico olandese “Art Deco Wendingen” adottò il formato quadrato spingendo ulteriormente avanti i limiti del design tipografico e del layout.
Ver Sacrum” cessa le sue uscite nel dicembre del 1903, probabilmente a causa della mancanza di fondi. Aveva già visto un graduale declino della sua spinta verso la ricerca stilistica dal 1900 quando la produzione aumentò a 24 numeri annuali ed il formato si fece molto più piccolo e più sottile di quelli prodotti nei primi due anni.
Le copertine uniche e sempre diverse dal 1898 al 1999 furono invece sostituite da una testata ripetitiva e il testo sostituì gran parte dei bordi e dei motivi grafici che fecero di “Ver Sacrum” un fenomeno di irripetibile e rivoluzionario.

L’archivio online come un viaggio delle meraviglie fra il meglio dell’arte tipografica Svizzera

Quello di oggi è uno di quei post che nascono dopo il girovagare selvaggio nei cavi del web, fra grafica, poster, carta e design. Di quelli che non erano previsti ma poi sei felicissimo di scrivere e di condividere..
Quello di oggi è un post che parla di un sito web appunto, un sito che deriva da  ricerca che credo essere stata fantastica da fare e su cui nutro molta, ma molta invidia.
Tutto nasce nel nel 1952, quando tre riviste di grafica e tipografia del cosiddetto stile svizzero decidono di unire le loro forze per dare vita ad un vero e proprio Dream Team del settore.
Si trattava di realtà quali “Schweizer Graphische Mitteilungen” (SGM), la “Revue Suisse de l’Imprimerie” (RSI) e “Typographische Monatsblätter” che unirono le forze in unica rivista mensile intitolata “TM” (Typographical Monthly).
A capo della rivista ci furono il caporedattore Rudolf Hostettler e i collaboratori Emil Ruder e Robert Büchler.
Le pagine di questo vero e proprio manuale visivo di tipografia erano un fiorire di caratteri tipografici fusi con foto, immagini e testi. Una vera avanguardia creativa del secolo scorso e ancora oggi uno dei punti più alti del graphic designer editoriale di tutti i tempi.
La Typographische Monatsblätter ha divulgato ovunque il verbo estetico e stilistico della tipografia svizzera con oltre 70 anni di esistenza.

1960 Issue 3
1962 Issue 3
1964 Issue 1
1967 Issue 8/9
1969 Issue 10

Proprio per questo non si è mai placata la passione di ricercatori e designer verso questo oggetto di culto e per questo Louise Paradis, insieme all’Università di Arte e Design di Losanna, gestisce il sito che raccoglie e cataloga quella fantastica esperienza visiva.
Il sito è interamente dedicato alla Typographische Monatsblätter e si concentra sugli anni 1960-1990 che corrispondono a un periodo di transizione in cui molti fattori come la tecnologia, i contesti socio-politici e le ideologie estetiche hanno profondamente influenzato e trasformato i campi di tipografia e grafica.
Da questa vera rivoluzione stilistica, sono emerse nuove forme e nuovi modelli che ancora oggi sono chiaramente considerati avanguardia o, per dirla in altri termini cool. Basti guardare alle migliori produzioni editoriali dei nostri giorni quanto devono all’utilizzo della tipografia, al rapporto fra testo e immagini e, più in general ed al culto della pulizia visiva delle pagine.
Una delle funzioni del catalogo online che mi ha fatto impazzire è stata quella di archiviazione e ricerca per carattere tipografico di identificazione così come le interviste con molti dei collaboratori della rivista.
Un sito da guardare e riguardare assolutamente ma attenti può creare dipendenza..

1971 Issue 1
1975 Issue 2
1977 Issue 12
1979 Issue 3
1979 Issue 5
1990 Issue 5

In un libro la raccolta delle grafiche a tema politico e sociale prodotte in California

Secondo quasi tutti i cliché, gli Stati Uniti, e ancor di più la California, sono il posto dove tutti possono sperare di avere un’opportunità… forse è perché tutti sanno che in California non c’è certezza alcuna fra terremoti, incendi e moti di ribellione che continuamente causano sconvolgimenti e cambiamenti.
È per questo forse che tutti la conoscono come leggendario terreno fertile di creatività, libertà e coscienza sociale. Dove lo status quo subisce un costante ed a volte violento rinnovamento.


Il libro di oggi, dal titolo “Earthquakes, Mudslides, Fires and Riots: California & Graphic Design 1936-1986” è stato, oramai nel 2015, uno dei primi a catturare l’enorme e disomogeneo corpus creativo relativo al design grafico prodotto e realizzato a supporto di campagne di opinione, eventi atmosferici e altri sommovimenti culturali e non avvenuti in California dal 1936 al 1986.
Progettato dalla graphic designer Louise Sandhaus dello Studio LSD, questo coraggioso incontro di progettazione grafica in ambito sociale e del territorio, stupirà i lettori per la vastità del materiale raccolto e per la varietà degli stili, delle influenze e degli obiettivi verso cui, anche con la grafica ed il design, si può indirizzare la società.

Il libro, un cult per gli amanti della grafica del Novecento, è acquistabile QUI.

Swifty Funky Typo Grafix, il libro definitivo sull’arte grafica di Swifty

Ian ‘Swifty’ Swift è un grafico e designer attivo fin dagli anni Novanta con particolare interesse per la stampa serigrafica e l’incisione.
Adesso ha progettato e realizzato un nuovo libro che ripercorre la storia del suo lavoro.
Il libro di 374 pagine rivela aspetti del processo di progettazione e realizzazione di Swift, mostrando l’evoluzione dei diversi tipi di lettering e loghi che ha creato, i layout e i modelli per le varie opere d’arte degli album e per i progetti editoriali di vari magazine.
Oltre alla grafica, il volume presenta anche interviste con collaboratori e personaggi del mondo del graphic design come Neville Brody, con le parole e le interviste del giornalista Paul Bradshaw.

Un libro dove il cinema viene illustrato attraverso la grafica minimale

Il libro di oggi è un prodotto tutto italiano anche se con un respiro internazionale. Si tratta di Minimal Filmun libro che parla di un cinema raccontato attraverso la magia visiva del graphic design o, viceversa, un libro di graphic design che racconta la magia del cinema.

Il volume nasce dalla mente del team di grafici di H57, una sigla nata nel lontano 2003 da un articolo di giornale in cui si racconta di una base segreta russa situata in una piccola isola al centro del lago d’Aral.
Leggendo direttamente dalla loro presentazione: “nessuno sapeva esattamente cosa succedesse su quell’isola, dove i pochi civili vivevano a stretto contatto coi militari, né tantomeno all’interno della base. Una vera e propria comunità avulsa dal resto del mondo. Gli elicotteri militari, unico punto di contatto tra base e terraferma, trasportavano i rifornimenti e provvedevano ogni 6 mesi al ricambio del personale. Alla fine della guerra fredda, con la caduta del muro di Berlino, gli ispettori Onu riuscirono finalmente a metter piede sull’isola e ciò che scoprirono fu agghiacciante: negli hangar numerati della base semi-abbandonata era stipato di tutto: scorie radioattive, armi batteriologiche, oltre al risultato dei più disparati esperimenti genetici condotti in loco. Trovarono anche parte della popolazione con gravi deformazioni dovute alla contaminazione proveniente dalle sostanze conservate alla base. Ma fu nell’Hangar n°57 che venne rinvenuto il virus più letale di sempre: così potente da poter spazzare via l’intera razza umana nel giro di poche settimane. Da quel racconto apocalittico scaturì l’idea di una linea di T-Shirt provocatorie, ciniche, irriverenti e rigorosamente politically uncorrect chiamata H-57.
Negli anni, nome e logo rimangono invariati, assurgendo a ruolo di mascotte e vero e proprio talismano anche per la successiva attività di comunicazione”.
L’intento di Minimal Film, pubblicato da Skira, consiste nel rappresentare l’emozione del cinema attraverso la sintesi estrema e la semplicità delle forme.
Un linguaggio immediato in grado di raccontare qualsiasi cosa attraverso i pittogrammi.

E poi c’è il colore o, meglio, gli abbinamenti di colore che, oltre a rendere ogni illustrazione visivamente impattante ed efficace, sottolineano la tensione narrativa generale del film.
Nelle pagine di Minimal Film troverete gran parte dei film che hanno fatto la storia: dall’immortale saga di Star Wars al cinema “d’autore”, passando per le serie tv, assurte oramai a protagoniste assolute delle produzioni hollywoodiane, come Game of Thrones e Breaking Bad.

Un archivio unico che racconta lo sviluppo del design di prodotto

Il Sainsburys packaging archive documenta la storia del design e della grafica dell’azienda Sainsbury dalla sua fondazione a Drury Lane nel 1869 cercando di fornire la testimonianza della trasformazione avvenuta nella vendita al dettaglio dalla metà del 1800  e soprattutto l’impatto di questi cambiamenti sull’estetica della società.

Il nucleo dell’archivio è stato costituito al momento del centenario della società nel 1969 ed è costantemente cresciuto fino ad oggi con oltre 700 metri lineari di scaffalature, inclusi documenti, oggetti, fotografie e materiale audiovisivo.
La collezione comprende un gran numero di fotografie e manufatti, ma è particolarmente ricco di materiale utilizzato per imballaggio di prodotti, di pubblicità e di negozi al dettaglio.

Nel 2003 l’Archivio Sainsbury è stato creato come un ente di beneficenza indipendente e nel 2005 si è trasferito al Museo dei Docklands di Londra a Canary Wharf.
L’obiettivo di The Sainsbury Archive è quello di promuovere l’educazione a beneficio del pubblico raccogliendo, conservando e visualizzando oggetti e documenti relativi alla storia di Sainsbury e della famiglia di John James Sainsbury.

Tutto però nasce nel 1962, quando Peter Dixon entrò a far parte del Sainsbury’s Design Studio ed iniziò una straordinaria rivoluzione nel design del packaging.
Il supermercato stava sviluppando la sua gamma distintiva di prodotti a marchio proprio, ed i progetti di Dixon per la linea erano rivoluzionari: semplici, spogli, creativi e completamente diversi da quanto era successo prima.
La loro straordinaria modernità ha spinto molto avanti i confini estetici, riflettendo un periodo pieno di ottimismo, aiutando a far diventare Sainsbury un vero e proprio punto di riferimento del brand e logo design, possiamo dire tranquillamente il primo vero supermercato dell’epoca.
Adesso tutto questo è racchiuso in un bel libro che esamina e celebra questo cambio di paradigma che ha ridefinito il design del packaging e ha portato alla creazione di alcuni degli imballaggi più originali mai visti.

Prodotto in collaborazione con la famiglia Sainsbury e The Sainsbury Archive, il libro rivela un lavoro di archivio e catalogazione sorprendente ed esaustivo.
Con un saggio di Emily King con interviste a Peter Dixon e Lord Sainsbury di Preston Candover.

I film di Gary Hustwit sul design sono tutti da ammirare

Gary Hustwit è un regista e fotografo indipendente che lavora a New York. Ha prodotto 13 lungometraggi, tra cui i pluripremiati I Am Trying To Break Your Heart della band WilcoOddsac, un film sperimentale del gruppo Animal Collective e Mavis, il documentario HBO sulla leggenda della musica gospel & soul Mavis Staples.
Gary ha una carriera multiforme e sempre di altissimo livello. Ha lavorato con l’etichetta punk SST Records alla fine degli anni ’80, ha diretto la casa editrice indipendente Incommunicado Press negli anni ’90 e ha dato il via all’etichetta cinematografica indipendente Plexifilm nel 2001.

Nel 2007 ha deciso di misurarsi con la macchina da presa debuttando alla regia con il lungometraggio Helvetica, uno splendido documentario sul graphic design e la tipografia.
Il film segna l’inizio di una trilogia di film dedicati al mondo del design.

Il secondo film è Objectified dedicato al design industriale e di prodotto datato 2009.
Il terzo è invece Urbanized sul design urbano delle città del 2011.

Il suo ultimo progetto è un lungometraggio sulla leggenda del design tedesco Dieter Rams con musiche originali composte addirittura da Brian Eno.
Rams è attualmente in tour promozionale e sarà disponibile a breve sul sito ohyouprettythings.com.

I lavori di Hustwit sono stati proiettati al Sundance Film Festival ed è stato nominato fra le 100 persone più creative nel mondo.
Rams ha lasciato un segno indelebile nel campo del product design e del mondo in generale con il suo iconico lavoro a Braun e Vitsoe.

radio/phono combination, 1959
tischsuper radio, 1961

Il lavoro di Rams ha influenzato il modo in cui la maggior parte dei prodotti di consumo di oggi appaiono e funzionano. Il computer o il telefono che stai leggendo risente senz’altro dell’influenza del lavoro di Dieter Rams e dei suoi “Dieci principi del buon design” che rivendicano per il design la semplicità, l’onestà e la moderazione.
Questa stessa filosofia estetica, molti anni dopo, sarà ripresa da Jonathan Ive e da tutto il product design di Apple.

In un’intervista ad una rivista americana Rams ha raccontato un aneddoto: durante un evento vide l’architetto e designer francese Philippe Starck correre verso di lui e, senza troppi convenevoli, gli disse: “Apple, ti ha copiato!”. Rams rispose a Starcks con la massima “L’imitazione è la più sincera delle adulazioni”.

Penna Bic e pennarelli per un paesaggio magnifico che celebra l’autostrada che porta a Chicago

Wesley Lawrence Willis è stato un cantautore e visual artist americano a cui nel 1989 è stato diagnosticata una forma di schizofrenia.
All’età di 28 anni, Willis cominciò infatti a sentire delle voci che lui chiamò allora i suoi “demoni”.
Secondo lui disegnare, esibirsi, registrare aiuta a calmare le voci nella sua testa.
Per due decenni, fino alla sua morte avvenuta nel 2003, Willis ha reso l’autostrada Dan Ryan Expressway di Chicago il suo oggetto preferito con cui esprimere le sue doti pittoriche.
Si tratta, il suo, di un mondo geometrico reso con fantasia e originalità con la penna a sfera e poche linee di pennarello.

Conosciuto principalmente per la sua musica da un pubblico indie e low-fi amante dei suoni ricercati e strambi quali erano quelli della sua Technics KN 2000 e dei testi surreali e assurdi che esploravano i temi della vita quotidiana come la vita del fast food, le linee degli autobus, le tendenze culturali o gli scontri violenti con i supereroi.
Tutti questi argomenti sono anche i soggetti dei suoi disegni nato fin dai suoi studi di disegno all’Illinois Institute of Technology.
La sua è una serie di piccoli disegni senza titolo che descrivono un universo composto da grandi impianti di perforazione petrolifera, di rimorchi per trattori e di materiale rotabile.
I suoi schizzi, spesso a colori, esplorano quasi ossessivamente il tema dell’autostrada, soprattutto se congestionata, e non una qualsiasi, ma quella a lui familiare che collega il South Side di Chicago con il centro della città.
Wesley Willis è morto il 21 agosto 2003 all’età di 40 anni a Skokie, nell’Illinois.
I galleristi Delmes & Zander Cologne di Colonia hanno mostrato per la prima volta il lavoro di Wesley Willis in Germania nel 2013 ed allora hanno rappresentato l’artista in giro per il mondo.
Il libro è acquistabile QUI.

Il nuovo numero di Eye Magazine è una vera bomba

Eye 97 – Magazine special issue two
E’ da poco uscito l’ultimo numero – il 97imo per la precisione –  di Eye Magazine, il secondo di due speciali sul design e l’art direction delle riviste.
Questo è il più grande numero di sempre nei 28 anni di storia di Eye, una delle riviste internazionali di graphic design più seguite ed influenti del panorama editoriale internazionale.
In Eye 97 si legge sia di magazine indipendenti che mainstream, ci sono articoli su The California Sunday Magazine (U.S.A.), ZEIT Magazin (Germania) e l’Obs (Francia) diretto da Serge Ricco.
Il grande esperto di editoria Steven Heller incontra Michele Outland, art director di due riviste di food: il mainstream Bon Appétit e l’indie Gather.
Eye 97 si occupa anche di Works That Work di Peter Biľak e della bellissima rivista sportiva Jock che purtroppo è durata pochissimo tempo.

David Crowley si diletta nell’analisi dei coraggiosi layout e copertine surrealiste del magazine Ty i Ja, un’ambiziosa rivista polacca degli anni ’60 che sinceramente trovo fantastico.

Il logo Eye su ogni copertina di questo ultimo numero è stampato in sei diversi colori: oro, argento, bronzo, ecc. ognuno dei quali è stato distribuito casualmente tra le scatole da inviare agli abbonati.
Buona lettura.

Meraviglia: le star NBA rivisitate secondo lo stile classico giapponese

Un accattivante lavoro di miscelazione culturale diverso da quello che siamo abituati a vedere in giro.
The Art of Basketball” è stato creato per gli appassionati di basket, ma anche della cultura giapponese.

Questa serie di opere d’arte fonde infatti armoniosamente immagini di pallacanestro contemporanee con l’arte e la cultura giapponese con risultati a mio avviso accattivanti.
Pensate a La grande onda di Hokusai al largo di Kanagawa, rivisitato con un’ondata di centinaia di palloni da basket. Una porta Torii diventa un canestro da basket, con uno sfondo di montagne e un vasto cielo innevato.

Un breve testo di accompagnamento descrive le connessioni tematiche tra le opere ed esplora i ruoli che cultura, comunità, celebrità e giochi svolgono nella nostra vita quotidiana.
L’elegante copertina in tela rigida con disegni impressi sul davanti e sul retro vi introduce a 96 pagine stampate con due tipi di carta.
Sono 45 opere singole con 32 schizzi accompagnatori. Ogni opera d’arte è stata completamente rivisitata, riscritta e ampliata, dando al lettore una breve ma affascinante visione delle rispettive opere.
Editore: Gingko Press.

E’ uscito l’Annual Report di RUFA 2017

RUFA, Rome University of Fine Arts, è un Centro didattico multidisciplinare e internazionale che offre percorsi formativi validi ed innovativi nel campo dell’Arte, del Design, della Comunicazione e della Media Art.
Nata nel 1998 per accogliere in un’unica Accademia i sogni dei giovani italiani e stranieri e quelli del suo fondatore, il Maestro Alfio Mongelli, RUFA organizza Corsi Accademici che rispondono al nuovo contesto artistico e culturale, fornendo una preparazione di alto livello e una prospettiva professionale forte e concreta.

La presentazione del Rufa Annual Report 2017 si è svolta nei nuovi spazi che l’Accademia ha riqualificato nel cuore del quartiere San Lorenzo.
Il volume non è soltanto un approfondimento dei migliori progetti cheRufa ha realizzato nello scorso anno solare, ma è soprattutto “uno splendido e moderno compendio”, connotato dal design che comunica in maniera trasversale l’approccio multidisciplinare che l’istituto di formazione insegue e persegue.
Come si legge nella presentazione del volume “ogni singola pagina è coinvolgente e allo stesso tempo infusa di un armonioso equilibrio tra emozioni e informazioni”. Una sintesi unica che esprime il “valore eccellente della sinergia tra designer, committente e produttore”.
Un libro che sottolinea una metodologia quanto mai evoluta, resa possibile dal coordinamento dell’Ufficio comunicazione Rufa, dall’ideazione di Intorno Design e dal prezioso supporto fornito dai partner del progetto: Arjowiggins, Tipografare, La legatoria.
Una pubblicazione dettagliata che raccoglie il meglio di un anno accademico, l’optimum della formazione: dalla presentazione dei corsi alle esperienze di tesi degli studenti, dai talk ai workshop e, chiaramente, al Rufa Contest.
Una lettura sempre coinvolgente, un brillante equilibrio grafico, una linea editoriale generata dalla creatività.
È RUFA. È l’Annual Report 2017.

In un libro tutta l’arte di creare camicie su misura

Oggi faccio un’escursione nel mondo del fashion, non proprio abituale per me, ma credo ne valga la pena per un progetto che mi è sembrato interessante, non fosse altro perché al centro ha sempre una strana creazione cartacea.
tutto nasce da Xacus, a San Vito di Leguzzano, alle porte di Vicenza, nel 1956 dove Alberto Xoccato, visionario e creativo artigiano
 esponente di una fra le più antiche famiglie del Veneto, fonda Xacus e mette in atto un progetto basato sulle sapienti mani di dieci esperte sarte della zona.
A distanza di quasi 70 anni, a dimostrazione della spinta verso l’originalità ancora oggi vivissima, fra tessuti e proposte, Xacus presenta un progetto editoriale innovativo per il settore.
L’azienda, infatti, ha pubblicato The Shirt Anatomy, un libro che descrive in profondità il mondo della camicia in tutti i suoi dettagli: dalla storia all’origine della materia prima, dalle tessiture ai piccoli dettagli che vanno a comporre la camicia da uomo, fino ai consigli per conservarla intatta nella sua bellezza dopo l’acquisto.

Questo libro è pensato proprio come un manuale in grado di aiutare sia chi lavora nel mondo della camiceria – come per esempio i titolari dei negozi di abbigliamento – sia chi semplicemente, appassionato di moda, vuole conoscere alcuni aspetti più tecnici sul mondo della camicia moderna.
Attraverso contenuti esclusivi e suggestioni visive, illustrazioni realizzate a mano e ricerche storiche, The Shirt Anatomy guida il lettore lungo un viaggio di scoperta. Il concept creativo e il progetto editoriale – curato dall’agenzia di comunicazione Gruppo icat – nasce da una forte metafora di fondo: la camicia da uomo e da donna è come una seconda pelle, è un elemento vivo, che si evolve e si adatta all’ambiente. Proprio come un organismo vivente, proprio come un corpo umano. Per questo ogni capitolo riprende questa metafora e racconta le parti della camicia – il collo, le maniche, il busto – come se fossero elementi anatomici. Le tessiture diventano invece la pelle della camicia, le origini del cotone e le armature sono passate in rassegna immaginandole come lo scheletro, mentre la sua storia è raccontata come fosse l’evoluzione darwiniana di una specie. E, infine, c’è il movimento: ogni camicia è un elemento dinamico, che nasce per vivere in un contesto, per uscire fuori dalla staticità di un guardaroba ed esprimersi in outfit sempre diversi in base all’occasione.
Come commenta lo scrittore Alessandro Zaltron nell’introduzione del volume:

le pagine che seguono istruiscono, dilettano, spronano. Mancava davvero un libretto di istruzioni senza le parti noiose e pedanti ma ricco di tutte le informazioni che servono: una specie di bigino in versione fashion. Ora c’è.”

Il libro, pubblicato da Grafiche Antiga, sarà presto in vendita nello shop ufficiale. Nel frattempo, potete godervi la sua versione digitale, scaricandolo QUI.

Le bozze di Geoff McFetridge sono delle vere e proprie chicche per gli occhi

Il libro di oggi fa parte del catalogo – sempre interessante da sfogliare – Nieves,  la casa editrice con sede a Zurigo, in Svizzera fondata nel 2001 che pubblica libri d’artista e fanzine.
Il libro dicevamo è fatto per lo più di studi, di bozze e idee per dipinti futuri e fin qui niente di speciale se non fosse che gli studi, le bozze e le idee nascono dal genio di Geoff McFetridge.
Nato ad Edmonton, in Canada, McFetridge ha frequentato l’Alberta College of Art e nel 1995 ha ottenuto un MFA in Graphic Design presso l’Institute of the Arts della California. I suoi primi lavori nascono dalla sottocultura dello skateboard della scena della West Coast.

Il libro è attualmente in corso di ristampa.

Un libro catalogo delle opere dell’artista Jules Buck Jones

Jules Buck Jones è una forza della natura. . .
E il suo nuovo libro dal titolo “Wild” lo mostra proprio nel suo elemento!
Con un formato oversize e ricco di opere a colori, questa pubblicazione documenta con forza i progetti e le mostre personali dello stesso Jules Buck Jones dal 2011 ad oggi.
Giardini e cimiteri, predatori invisibili e animali fantasiosi sono solo alcuni dei progetti di JBJ presenti in questo libro.
Inoltre, “Wild” presenta un saggio originale di Christina Rees, redattore capo di Glasstire,
“Wild” è una pubblicazione di stampa collaborativa che è parte di una monografia accademica e di un libro d’artista.
Cattywampus Press ha lavorato nella progettazione e nella produzione di WILD e il risultato è un libro tanto potente quanto giocoso.
L’uscita di questa pubblicazione è prevista nel marzo 2019.

Un volume fotografico sull’amore per il volo e per gli aeroplani

Nato ad Amsterdam nel 1957, Ari Marcopoulos si trasferisce a New York nel 1979 e presto entra a far parte della scena artistica della Grande Mela che comprende artisti emergenti come Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Robert Mapplethorpe. Da allora Marcopoulos si inizia a far conoscere come documentarista specializzandosi sulla scena emergente dell’hip-hop, mostrando i primi snowboarder che precipitano su straordinarie pareti verticali o raccontando le vicissitudini della propria vita familiare.
Le opere di Marcopoulos catturano infallibilmente lo spirito del tempo. Il suo stile autodidatta avvicina i suoi soggetti e cattura, senza sentimentalismo o voyeurismo, l’essenza intima della loro vita quotidiana.
Il libro di oggi riguarda il tema del viaggo aereo che, al di là di un necessario mezzo di trasporto, è una sorta di silenziosa ossessione per il fotografo Marcopoulos.

Prima infatti di trasferirsi a New York nel 1980, lo stesso Marcopoulos trascorre gran parte della sua infanzia a volare con suo padre, un pilota di linea commerciale. I suoi ricordi dell’asfalto, gli studi sulla parte inferiore delle ali e della fusoliera. Marcopoulos sfoggia una conoscenza quasi enciclopedica di aeroplani commerciali vecchi e nuovi.
“Boarding Pass” esce per Nieves Edizioni e riprende questo amore per il volo e soprattutto per gli aeroplani con fotografie bellissime che odorano di sentimentalismo e affetto. La passione emerge prepotente in queste pagine e dimostra come per  Marcopoulos, l’atto stesso di volare, nonostante tutta la sua presunta monotonia, sia ancora qualcosa di molto simile ad un miracolo.

Il volume è acquistabile qui.

Un libro racconta la nascita, lo sviluppo e la realizzazione di una strana font chiamata Cheru

“A Book called Cheru” è una chicca, punto e basta.
E’ un prodotto editoriale smart e pulito, totalmente al passo con tempi. Un approccio giocoso alla creazione di un universo tutto fantastico e sognante basato su un nuovo carattere chiamato appunto “Cheru“.
Il libro, accompagnato dalla promozione del carattere omonimo, è la dimostrazione visiva di un nuovo alfabeto in cui la forma sembra seguire la coincidenza.

Durante la creazione di questo universo chiamato Cheru, il designer grafico di Atene Christoph Alexander Gratzer (AKA Exidas) ha prodotto un libro di 186 pagine pieno di citazioni sacre e divertenti miste ad ipnotizzanti esperimenti grafici.
Nel corso di 2 anni di progettazione di Cheru, Exidas ha progettato parallelamente questo libro attraversando molti passaggi di decostruzione e ricostruzione artistica al fine di trovare il flusso creativo giusto per la storia da raccontare.

Il libro si può acquistare qui ed include il download del font.

Il paradiso dei ricordi di carta di Mandy

Oggi vi presento una persona, Mandy, una collezionista di album ed altri prodotti cartacei che vive a San Francisco, California dove insegna alla San Francisco State University.
Di norma le persone la incrociano nei negozi più impensabili intenta a scavare fra pile di carte d’epoca con l’obiettivo di trovare storie bellissime nascoste in polverosi vecchi album fatti di ritagli, lettere e diari.
La sua immensa collezione di album che cresce di mese in mese, si estende tra il 1840 e il 1950 e la stessa Mandy l’ha intitolata “Paper of the Past“.

All’interno di questo piccolo grande tesoro di carta si può veramente trovare di tutto.. ricordi, sfoghi, registrazioni effimere e molto altro.
Pensate all’album di Genevieve, risalente al lontanissimo 1926 in cui si legge:
“Mi chiamo Genevieve Sartor, vivo in America, in Ohio. Spero che il paradiso mi attenda, ma sono sicura che quando sarò morta questo piccolo libro continuerà a raccontare il mio nome anche nella mia tomba non lasciandomi del tutto all’oblio”.
“Paper of the Past” è davvero uno scrigno di tesori. Un amarcord di emozioni, un circolo di persone e di sentimenti lanciati in aria e lasciati a galleggiare e, grazie a Mandy, riportati in vita in tutto il loro splendore.
Già, perché questi libri, album o simili, sono anche di straordinaria bellezza in alcuni casi e sorprendono per l’armonia e la cura con cui venivano creati.
Provate a dare un’occhiata alla pagina Instagram.

La scienza e l’arte tipografica si incontrano per Alexander von Humboldt

Alexander von Humboldt ha ispirato Charles Darwin, che ha letto i suoi diari come preparazione per i suoi viaggi, ma anche Simón Bolívar, Henry David Thoreau, Thomas Jefferson e Johann Wolfgang von Goethe.
Ve ne avevo parlato già a proposito del cianometro e adesso ecco che torna con il volume “Illustrating Nature. The World Through the Eyes of Alexander von Humboldt” grazie ad una riuscitissima campagna di crowfounding su kickstarter.

Humboldt era un geografo, naturalista ed esploratore che iniziò a viaggiare nel 1799 per esplorare e descrivere il mondo attraverso gli occhi di uno scienziato moderno. Le sue annotazioni scritte in diari e lettere sono state illustrate con un gran numero di disegni di una qualità e genialità forse mai viste prima.

“Illustrating Nature” è un compagno di viaggio visivo, che segue le scoperte di uno dei più grandi scienziati del mondo.
È una sorta di riconoscimento del meraviglioso mondo disegnato da Humboldt.
Fra queste pagine elegantissime troviamo circa 300 disegni che mirano ad illustrare la visione del mondo di uno scienziato moderno il cui impulso interiore era concepire la natura nel suo complesso, mossa e animata da forze interiori.

La raccolta è stampata su diversi tipi di carta, diverse trame, diverse dimensioni che aiuteranno a differenziare le sezioni ed a renderlo un prodotto rappresentativo del modo di amare i libri ed il loro aspetto artigianale.
Un’edizione trilingue: inglese (lingua principale), tedesco e spagnolo che oltre ad illustrare la vita ed i viaggi di uno dei più grandi scienziati della storia, riesce ad essere una vera e propria opera d’arte.
Qui la campagna Kickstarter.

“Ways of Being” è una libro di consigli per aspiranti artisti

Hai mai pensato a come sarebbe sedersi accanto al tuo artista preferito e potergli chiedere tutto sulla sua vita e sulla sua carriera? Ecco, con “Ways of Being” l’idea è proprio quella di fare proprio questo.

Scritto dal giornalista e critico James Cahill, questo libro dal design accattivante presenta interviste, materiale d’archivio e citazioni di artisti del calibro di Gilbert & George, Andy Warhol, Damien Hirst, Sarah Lucas, Louise Bourgeois, Robert Rauschenberg, Grayson Perry e Jeff Koons, suddivisi per argomenti ma tutti caratterizzati da consigli e strategie su come ottenere un primo lavoro, trovare una galleria e assicurarsi un posto nella storia dell’arte.
Il risultato è una lista corposa ed eclettica di voci creative che forniscono vere e proprie perle di informazioni pratiche utilissime per ogni aspirante artista.
Oltre al contenuto che ho appena accennato, l’aspetto ancora più di impatto è la grafica, l’impaginazione, il design del volume.

Il volume è per me un’opera d’arte in sé, progettato dal team di Bibliothèque, interessantissimo studio di design indipendente con sede a Londra.
Ways of Being” assomiglia a un manuale di istruzioni anche se stranamente per un libro d’arte, non contiene alcuna immagine ma infografiche su misura che tracciano i fatti e gli avvenimenti relativi agli artisti presenti.
Tutto il libro è stampato in due colori Pantone, 430 U Gray e 286 U Blue, con ciascuno dei cinque capitoli del libro con due linguette fustellate, tradizionalmente usate per i dizionari.
Il libro è edito da Laurence King e acquistabile QUI.

Una serie di cartoline illustrate ispirate al grande grafico Aron Draplin

Con una certa regolarità è bene sempre restare aggiornati sulle attività dei mostri sacri della grafica contemporanea.
A questo proposito, vi segnalo l’ultima delle infinite idee di quei pazzi della French Paper Co. di cui vi avevo già parlato un pò di tempo fa per un una serie di libretti davvero fantastici.Questa volta si sono alleati con un colosso della grafica digitale come CSA, considerata una delle principali risorse di design moderno al mondo per la creazione e la conservazione della stampa e della cultura pop.
Le immagini che trovate regolarmente su CSA catturano l’autenticità e i dettagli dell’illustrazione artigianale e conservano digitalmente l’eredità e gli artefatti dell’inchiostro stampato su carta.
L’archivio CSA contengono decine di migliaia di illustrazioni ed elementi di design, tra cui icone, ornamenti, motivi, bordi e parole illustrate, tutti ricercabili per parola chiave, una manna..
L’altro tassello mancante era il creativo, il grafico e, anche in questo caso, quelli della French Paper non si sono accontentati andando a collaborare con Aron Draplin di cui vi ho mostrato i lavori sia qui che qui, insomma un mostro sacro di certa grafica e design tipicamente americano che a me piace, per non dire di più.
Quindi, sotto la direzione dello stesso Draplin, la French Paper Co. ha commissionato 25 cartoline a 25 diversi artisti amici di Aron, tutte raffiguranti lo stesso artista. Il tutto, per essere ancora più sfiziosi, inserito in un’apposita scatola cartonata..  direi che sanno come creare prodotti e come promuoverli.

Ogni cartolina ha l’illustrazione di Aron Draplin e la descrizione testuale che lo stesso Draplin fa del lavoro e del rapporto che lo lega con il singolo artista, la tecnica, lo stile, l’impatto visivo e fa di ogni cartolina un breve saggio ed una guida ad alcuni dei maggiori illustratori contemporanei che si sono prestati volentieri a questo strambo progetto.

 

Le proposte di Present & Correct per i calendari più belli in vista del prossimo anno

Present & Correct è un negozio con sede a Londra che ha aperto i battenti nel 2009. P&C è luogo magico popolato da oggetti magici creati da designer e grafici di tutto il mondo e da prodotti vintage scovati in giro per tutto il mondo.
È una vetrina che farà impazzire gli amanti compulsivi del mondo della cancelleria e della cartoleria anche se definirlo così sarebbe riduttivo.
Le menti che stanno dietro a P&C sono due grafici che quattro volte l’anno si mettono in viaggio con la speranza di trovare gemme nuove o vintage.
Il catalogo è quindi sempre nuovo e ricco di gemme preziose ed oggi, per muoverci con il dovuto anticipo, vi mostro alcune delle proposte in ambito di calendari e agende per il 2019.
Buona visione dunque..

Calendar Rubber Stamp – acquistabile QUI.

Dial Perpetual Calendar – acquistabile QUI.

Index Card Calendar – acquistabile QUI.

Paperback Agenda 2019 – acquistabile QUI.

Minimale è bello ed oggi un magazine lo dimostra

La rivista Minimalissimo è una celebrazione del minimalismo nel mondo del design, è una rivista il cui obiettivo è ispirare i creativi e riuscire a mostrare i migliori esempi di minimalismo nel mondo dell’arte, dell’architettura, della moda, dell’arredamento e del design di prodotto pubblicando articoli sia di creativi affermati che di talenti emergenti.
Ogni numero del magazine offre di volta in volta un’immagine straordinaria composta di approfondimenti esclusivi sui designer, artisti e marchi più eccitanti, stimolanti e soprattutto minimalisti di oggi.
Nato nel 2009, “Minimalissimo” ha costantemente accresciuto il proprio pubblico di lettori in tutto il mondo arrivando al terzo numero con freschezza e originalità.

Volume Nº1 è il nostro omaggio al minimalismo classico che però guarda anche e soprattutto alle variazioni contemporanee.

Volume Nº2 è una serie di approfondimenti e interviste, una panoramica esclusiva dei designer, artisti e marchi più eccitanti, stimolanti e minimalisti di oggi.

Volume Nº3, è l’edizione sull’home design creata per esplorare e far conoscere stili di vita basati sulla semplicità attraverso un design minimalista e consapevole.

Un carattere diverso nello strano calendario “Typodarium 2019”

Progettato da Florian Hauer e curato da Raban Ruddigkeit e Lars Harmsen, “Typodarium 2019” è molto più di un semplice calendario con le classiche pagine a strappo, è un prodotto editoriale creato strizzando l’occhio a tutti coloro i quali amano la grafica, la tipografia ed il design.

Per alcuni, è un calendario colorato che sta molto bene appeso alle pareti, mentre per altri – sicuramente tutti coloro che seguono e amano da sempre il sito NovoTypo – è uno strumento utilissimo per scoprire nuovi caratteri tipografici o per trarre ispirazione nella progettazione tipografica.
Ogni pagina una font diversa con caratteri originali e coloratissimi che formano un libro vero e proprio rilegato elegantemente e presentato in una solida scatola a incastro cartonata, il tutto acquistabile sul sito dell’editore tedesco Hermann Schmidt.

“Protest” ovvero un libro che analizza la grafica di protesta degli ultimi 100 anni

Protest” è un libro edito da Lars Müller Publishers che può apparire come l’ennesimo volume sulla cosiddetta grafica di protesta mentre invece ha delle caratteristiche che lo rendono molto interessante.
Il volume infatti presenta e riflette sulle forme di protesta presenti e passate e si concentra sulle pratiche di resistenza delle comunità emarginate da un’ampia varietà di prospettive.
Protest” mostra infatti come la protesta si basi sull’ironia, sulla sovversione e sulla provocazione da una posizione di impotenza. Il suo ruolo è quello di spina nel fianco, di virus impazzito che punzecchia il sistema per sabotarne le forme di controllo e di regolamentazione della convivenza.

Dal classico “Make Love Not War” fino all’ultimo ”We are the 99%“, gli ultimi decenni sono stati accompagnati da un flusso costante di dichiarazioni e metodi e forme di resistenza.
Le forme della protesta attingono magistralmente e creativamente ai segni ed ai simboli contemporanei, sovvertendoli e trasformandoli in nuove estetiche e significati, aprendo così uno spazio che sfugge al controllo.
Illustrato con fotografie e poster,”Protest” considera le prospettive sociali, culturali, storiche, sociologiche e politologiche, nonché ottimi approfondimenti sulla teoria visiva, la cultura popolare e gli studi culturali.
Nel processo, il libro tiene conto in particolare di sviluppi contemporanei come la virtualizzazione della protesta, come è stata trasformata in finzione e il suo sfruttamento in politica da parte di detentori del potere di tutte le sfumature.
Un libro tosto e piacevole, denso e ricco di teoria e spunti verso altre letture. Acquistabile QUI.
Bello.

Sapete cos’è il cianometro? Ecco un libro d’arte che ve lo spiega in modo elegantissimo

Lo Studio Elana Schlenker è uno studio di progettazione grafica multidisciplinare guidato guarda caso proprio da Elana Schlenker specializzato in identità visive, lavori interattivi e, proprio quello che interessa alle Edizioni del Frisco, prodotti editoriali e stampati.
Light Blue Desire” è un libro d’artista di Magali Duzant che analizza e approfondisce la definizione ed il significato della parola blu attraverso una moltitudine di lingue differenti.
La raccolta di idiomi rivela infatti un compendio di contraddizioni, di concetti diversi fra loro che si rincorrono attorno ad un colore che può essere sia alto che basso, pacifico e pornografico, malinconico e manipolativo e costantemente votato come il colore preferito dalle persone di tutto il mondo. La copertina fustellata del libro fa riferimento a uno strumento magico e misterioso come il cianometro.
Nel 1789, durante un viaggio sulle Alpi svizzere in compagnia del chimico Benedict de Saussure, Alexander von Humboldt mise a punto infatti uno strumento che aveva l’obiettivo di misurare scentificamente l’intensità del blu del cielo, il cianometro appunto, romantico sinonimo dell’unione fra osservazione scientifica e visione poetica del mondo.

Come si vede, il cianometro consiste in quadrati di carta tinti in gradazioni di blu sfumate e disposti in un cerchio di colori o in un quadrato che può essere sostenuto e confrontato con il colore del cielo.
La forma e la tipografia del libro traggono ispirazione dai manuali tecnici, mentre il design rimanda proprio al cianometro.
La pulizia, il rigore grafico e la pulizia di questo piccolo libro sono a mio avviso degni di nota e confermano la bellezza del prodotto, non solo dell’idea.

Questo manuale ti insegna ad ideare e realizzare il tuo magazine indipendente

Ogni tanto, anche non volendo, torno a parlare della proposta editoriale della casa editrice Laurence King che, con la consueta classe, sforna regolarmente opere di valore e qualità.
Questa volta vi parlo di un volume un pò datato, risalente infatti al 2016. Un volume di Angharad Lewis scrittrice inglese, da sempre interessata al design e alla grafica.
La Lewis è infatti co-editrice della rivista Grafik, collabora con varie pubblicazioni ed è tutor presso la Cass School of Design di Londra.

Il suo ultimo libro si intitola “So You Want to Publish a Magazine?” ed è una vera e propria guida che tenta di mostrare il percorso per realizzare una pubblicazione indipendente accompagnando il lettore passo dopo passo.
Tutti i dettagli e le fasi del processo che stanno alla base di una rivista indipendente vengono affrontati meticolosamente, dal bilancio economico al design fino alla stampa.
Pieno di spunti ed informazioni utili, questo libro ti fornisce gli strumenti del mestiere portandoti dietro le quinte del mondo editoriale ma restando aperto anche alla lettura di un curioso neofita.
Ritengo che, pur come detto un pò datato, “So You Want to Publish a Magazine?” rimanga ancora oggi un must per chi ama le riviste e soprattutto per tutti coloro i quali sognano di realizzarne una.

Paperback
270 illustrations
168 pages

12 Libri di stampe coloratissime per raccontare il design industriale di Londra attraverso i suoi tombini

“Overlooked” è il primo lavoro per Pentagram di Marina Willer ed è una celebrazione di un certo tipo di design industriale, quello più artigianale.
Un opuscolo pieno di piccoli tesori colorati che celebrano uno degli esempi più duraturi del design industriale tipico di Londra, le cosiddette street covers.
Le strade di Londra sono infatti piene di vicoli sotterranei. Vasti tubi cavernosi che contengono elettricità, acqua e gas che muovono l’intera città.

“Overlooked” è una celebrazione dei guardiani di questo mondo sotterraneo: i tombini stradali e la loro grafica. “Overlooked” utilizza sfolgoranti colora al neon per presentare questi tombini in metallo come se fossero pezzi di prestigioso design industriale.
L’obiettivo della Willer è quello di ricordare che la bellezza di una città non è limitata solo alle gallerie d’arte o alla grande architettura e che il design più sofisticato e affascinante può trovarsi ovunque, anche sotto i vostri piedi.
Il volume è composto da 22 stampe riprese da altrettanti tombini di Londra, da Islington a Kensington.

Le grafiche derivano dalla pratica tipografica in voga tra i devoti cristiani del 1800 che per creare immagini dettagliate di oggetti religiosi.
“Overlooked” porta questa tradizione religiosa in un territorio diverso, usandolo per celebrare la bellezza del design industriale.
Il libro è accompagnato da un testo che ripercorre la storia di Londra attraverso i tombini, delineando i ruoli vitali che ogni pezzo di arredo urbano ha avuto nella vita dei londinesi.
“Overlooked” ha vinto la categoria 2016 Design Week Award ed è stato esposto al 2016 London Design Festival.
Visto l’enorme successo, sono seguiti altri 11 volumi che sono tutti acquistabili QUI, o quasi..

“Polyester” è una zine di rottura che a me piace assai

Polyester” è una pubblicazione di moda e cultura femminista autoprodotta che sostiene di voler colmare il vuoto presente in quello che il team dietro alla rivista definisce il cyberfemminismo.
Celebrando tutto ciò che è trash e kitsch, “Polyester” è una zine londinese che esplora il femminismo e l’identità di genere attraverso la moda.
Nel quarto numero appena pubblicato si trovano delle interessanti chiacchierate con Tavi Gevinson e Gogo Graham.

Il progetto è un’idea di Ione Gamble, redattore capo e fondatrice di Polyester. Ione è davvero un personaggio interessantissimo che commissiona, produce e supervisiona tutti i contenuti di “Polyester” e del relativo sito online, comprese collaborazioni e partnership.
Con una particolare attenzione al femminismo, alle arti, alla cultura e alla moda Ione è anche una freelance per pubblicazioni cartacee e online, tra cui Vice, Noisey, Huck Magazine, Dazed, Crack Magazine, Bustle, Riposte e altro ancora.
Inoltre, è molto impegnata ad organizzare festival e seminari tra cui al London College of Communication, il London College of Fashion, Tate Modern e molti altri.
“Polyester” è dunque un’emanazione della notevole forza creativa di Ione che si propaga in ambiti differenti ma sempre mantenendo una coerenza di contenuti e di gusto estetico.

Un designer ed una band punk rock creano un libro di grafiche dal chiaro spirito DIY

Per oltre un decennio, il designer Brian Roettinger ha collaborato con il duo punk rock No Age di Los Angeles (Dean Spunt e Randy Randall) su album e progetti secondari che ha portato alla creazione di un ampia gamma di progetti e lavori di audio e video.
Dal 2007 con una serie di cinque EP e poi con molto altro materiale fra cui una custodia per CD che è fantastica soprattutto perché è molto più simile a una fanzine che ad altro.

Roettinger ed i No Age hanno sempre cercato modi per sfidare le convenzioni della confezione dell’album pur mantenendo un senso di urgenza che è diventato centrale in ognuno dei loro lavori.
Tutto questo lavoro ha portato oggi a “No Age & Brian Roettinger: Graphic Archive 2007-18”, un libro testimonianza e archiviodella lunga collaborazione creativa timbrato da un lessico sinceramente di strada.
In tutta la pubblicazione ogni release di No Age viene meticolosamente sezionata nei suoi vari elementi grafici, dal nome dell’artista al codice a barre (e tutto il resto), emanando l’effetto di una fanzine curatissima ma pur sempre fanzine.
Oltre 288 pagine di grafica in bianco e nero in cui il lettore sarà in grado di tracciare la storia della collaborazione e, nel contempo, gustare quelle che sono le idee e lo spirito underground del progetto.
Stampato in edizione limitata e pubblicato da The Pacific Design Archive di Los Angeles, il libro è distribuito da Hat & Beard Press e progettato da Ben Schwartz.

“The Long 1980s” un libro sull’importanza degli anni Ottanta

The Long 1980s” è l’ultima fatica pubblicata da Valiz Edizioni, un editore internazionale indipendente con sede ad Amsterdam di arte contemporanea e design e affari.
Oltre alla pubblicazione, Valiz organizza conferenze, dibattiti e altri progetti culturali in cui vengono esplorati determinati argomenti dell’arte contemporanea.
The Long 1980s” analizza quello che è stato il significato degli anni ’80 per la cultura e la società di oggi. Rivisita questo decennio cruciale attraverso una raccolta di storie provenienti da tutta Europa che abbracciano i campi dell’arte, della cultura e della politica.
Il punto centrale di tutte le storie di questo libro è il mutevole rapporto tra ideologie, governi e pubblico, i cui effetti sono giunti a plasmare la condizione contemporanea dell’Europa e oltre.

Artisti, scrittori e attivisti rispondono e articolano questi cambiamenti in una miriade di modi: nelle strade, attraverso parole, immagini, oggetti e azioni. Allo stesso tempo, nuove soggettività stanno emergendo sui temi della razza, classe, genere e sessualità, tutte voci che oggi sono quanto mai attuali.

Il libro è divisa in quattro capitoli tematici:
1. Nessuna alternativa? (sulle controculture, forme alternative di auto-organizzazione e arte come attivismo);
2. Conosci i tuoi diritti (sulle libertà civili, sulla crescente coscienza planetaria e sulle nuove ecologie);
3. Processi di identificazione (sulle posizioni anticoloniali e la spinta per l’uguaglianza sessuale e di genere attraverso la cultura);
4. Nuovo ordine (sugli effetti di vasta portata del regime neoliberista e, infine, sul significato dell’anno 1989).

Composto da saggi di recente commissionati da importanti pensatori e da una settantina di studi di casi, tra cui immagini e materiale d’archivio pubblicato per la prima volta, questo lettore offre una lettura inestimabile e alternativa del recente passato.

Le incredibili infografiche di W. E. Du Bois risalenti al secolo scorso sembrano di oggi

Per la Exposition Universelle del 1900 a Parigi, l’attivista e sociologo afroamericano W. E. Bo Bois – che tra l’altro varrebbe la pena approfondire – decide di creare oltre 60 grafici e mappe che visualizzavano i dati sullo stato della vita delle persone di colori.

Le illustrazioni disegnate a mano sono poi confluite in una mostra dal titolo “American Negroes“, che Du Bois, in collaborazione con Thomas J. Calloway e Booker T. Washington, organizzò per rappresentare il contributo della popolazione nera alla presenza degli Stati Uniti alla fiera mondiale.
Questo era meno di mezzo secolo dopo la fine della schiavitù americana e in un periodo in cui nei giardini zoologici si potevano trovare ancora persone importate da paesi colonizzati.
Le charts di Du Bois (recentemente condivise dal data artist Josh Begley su Twitter) si concentrano sulla Georgia, tracciando le rotte della tratta degli schiavi verso lo stato meridionale, il valore economico di uno schiavo tra il 1875 e il 1889, confrontando le occupazioni dei neri e dei bianchi per effettuare varie analisi.

Polar area visualization of mortality rates by Florence Nightingale, 1857

Guardando le risposte date a Du Bois dai suoi numeri, ma soprattutto pensando all’aspetto grafico, si scopre quanto siano sorprendentemente attuali, quasi anticipatorie rispetto alle linee di Piet Mondrian o le forme intersecanti di Wassily Kandinsky.
Dal punto di vista più dei contenuti i lavori di Du Bois sono in linea con l’innovativa visualizzazione dei dati del XIX secolo, che includeva i diagrammi coxcomb della fantastica infermiera nata a Firenze Florence Nightingale sulle cause della mortalità bellica e sulle analisi dinamiche del colera con le mappe di William Farr.
La Library of Congress ha digitalizzato le immagini di visualizzazione dei dati sopravvissute dalla “Exhibit of American Negroes“, con alcune di queste incredibili infografiche del primo Novecento.

“Hip Hoptimism” è un vademecum per conoscere la storia dell’Hip Hop

Il linguaggio della musica hip hop è l’oggetto di cui si occupa questo bel libro di Zan Barnett dal titolo “Hip Hoptimism“. Attraverso la scelta di una tipografia con soluzioni estreme quali l’utilizzo diffuso di testi in grassetto e scritte a mano, il libro è una guida completa dalla A alla Z con un artista musicale diverso per ogni lettera, da Andre 3000 a Jay Z.

Il testo è accompagnato da illustrazioni creative e inserzioni ad aperture pieghevoli che citano i testi più importanti rendendo la lettura una vera e propria avventura.
Zan Barnett ha ideato e prodotto l’intero progetto appositamente per un seminario universitario che ha tenuto presso la Tyler School of Art di Philadelphia.

Il sito archivio dove sfogliare una delle riviste più belle del mondo

Mindy Seu è una designer ed insegnante residente a Los Angeles che negli anni si è specializzata nel tema dell’archiviazione al tempo del digitale.
Intorno al 2013, Mindy Seu era a San Francisco che stava girovagando nel Mission District quando in uno degli infiniti negozietti in zona si imbatté nel quinto volume di una delle più iconiche e adorate riviste egli anni Sessanta:  Avant Garde, la breve pubblicazione degli anni ’60 di Ralph Ginzburg e Herb Lubalin che ancora oggi mantiene uno status di prodotto editoriale di culto tra i grafici e gli art director di tutto il mondo.
Fu l’inizio di un vero e proprio amore che, n el corso degli anni, ha portato Mindy prima a collezionare l’intera serie della rivista e poi, ad elaborare un piano per digitalizzare tutti i numeri per renderli pubblicamente accessibili online.
Il risultato di questo ottimo lavoro è disponibile oggi per tutti con  avantgarde.110west40th.com, un archivio digitale straordinariamente completo ed esteticamente sfogliabile di ogni numero pubblicato della rivista.
Il sito, che Seu ha lanciato in collaborazione con gli archivi del Lubalin Center nel 2016, consente agli utenti di sfogliare ciascun volume e di scorrere tutte le pagine che sufficientemente nitide da poter essere lette online.
Presenta gli indici di tutti i numeri, un sommario con i collegamenti ipertestuali e una avvincente esperienza di navigazione che possiamo a spingerci a dire, rende questo archivio più organizzato e più piacevole da esplorare rispetto a molti archivi fisici.
Potere di internet, potere della condivisione.

Rolling Stone cambia logo, ma voi la conoscete la sua storia?

Non so se qualcuno di voi si appassiona come me al moto sempre più dinamico che interessa il design delle testate giornalistiche italiane e non, ma stiamo vivendo in un periodo di profondi cambiamenti che svelano un bisogno quanto mai necessario di cambiare pelle, adeguarsi a nuovi ritmi e strumenti da parte della carta stampata, prima ancora che del mondo digitale.
Se negli U.S.A. hanno iniziato questa mutazione alcune delle riviste storiche come il National Geographic e Glamour (qui l’analisi di Designweek