Un nuovo libro indaga il rapporto fra la grafica e la controcultura dell’era digitale

L’editore Phaidon offre un nuovo interessante volume che aggiorna quello che è il rapporto fra poster art, grafica e controcultura.
Un’esplorazione ricca ed illustrata di come l’arte e il design abbiano appunto guidato molti degli importanti cambiamenti sociali e politici nel XXI secolo.
Il libro, dal titolo Visual impact. Creative dissent in the 21st century è a cura di Liz McQuiston già autrice di altri volumi sul tema fra cui vi segnalo i due volumi dal titolo Graphic Agitation: Social and Political Graphics Since the Sixties.

Creative dissent contiene il lavoro di oltre 200 artisti, da nomi famosissimi come Ai Weiwei, Kara Walker, Banksy e Shepard Fairey, agli influencer anonimi che si sono fatti conoscere attraverso i social media.
Con oltre 400 immagini, questo libro è una guida visiva alle immagini più influenti e altamente politicizzate della nostra era digitale. Esplora temi quali le rivolte popolari (la primavera araba, le rivolte londinesi) l’attivismo sociale (diritti di gay, femministe etc) e le crisi ambientali (uragano Katrina).
Il libro inizia con una breve panoramica dell’eredità grafica degli anni ’90, caratterizzati dal digitale e dalle proteste contro la prima guerra del Golfo passando poi ad alcune campagne sociali promosse da riviste quali Actuel in Francia o The Face nel Regno Unito.
Si mostrano le grafiche riconducibili alla cosiddetta primavera araba e le proteste politiche dei Los Indignados in Spagna o Occupy Wall Street negli USA fino agli attivisti della Russia che chiedono il rispetto dei diritti umani e mettono apertamente in discussione l’eterna gestione di Putin.
Questo libro è intelligente e ricco, curatissimo e molto utile per ricordare a tutti che è possibile brandire la disapprovazione attraverso la creatività e la passione civica.
Le proteste forse non sempre raggiungono gli obiettivi sperati ma, come ci ricorda la citazione presente nel libro, meglio morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio.

Un grande classico della filosofia ed un progetto editoriale basato sugli appunti di lettori straordinari

Kenneth Goldsmith è un poeta e critico americano nato nel 1961.
È l’editore fondatore di UbuWeb un grande database online di risorse per la divulgazione della conoscenza soprattutto in ambito artistico fondata nell’oramai lontano 1996. Ubu offre ai visitatori veramente un viaggio unico e spesso sconosciuto attraverso un mondo di materiali prodotti da artisti noti soprattutto per la loro appartenenza alle avanguardie artistiche del Novecento.
Ma oggi vi parlo di Goldsmith per una delle sue ultime produzioni – ovviamente editoriali e ovviamente cartacee – che mi ha colpito molto.
Il libro, perché nonostante tutto di libro si tratta, già dal titolo è una piccola dichiarazione di guerra rispetto alla normalità: I Declare a Permanent State of Happiness.
Certo, in questi anni pieni di parole di odio e rancore, dove tutti attorno a noi appaiono arrabbiati per qualche torto subito e dove la parola felicità viene forzatamente associata solo alla ricchezza o, peggio ancora, ad una non precisata elìte, appare veramente controtendenza un titolo del genere, ma sfogliando queste bellissime ed interessantissime pagine ci accorgiamo che non è proprio così..

Kenneth Goldsmith – I Declare a Permanent State of Happiness
Eris Press – 2018

I Declare a Permanent State of Happiness è un pezzo straordinario del lavoro di Goldsmith prodotto da Urtext e fa parte della serie Marginalia, una serie di libri che presentano il meglio della letteratura mondiale e della saggistica tutti caratterizzati appunto dalla presenza delle note a margine scritte da alcuni dei pensatori più intriganti del nostro tempo.
Fondamentalmente questi particolari lettori hanno condiviso con noi quelle che sono state le loro immediate reazioni alle parole di giganti della letteratura come Shakespeare, Dickens, Marx e Wittgenstein.
Liberi da vincoli accademici e con totale libertà editoriale, hanno quindi potuto trasformare alcuni classici della letteratura – solitamente considerati  intoccabili – in opere nuove, originali, ricche e profondamente personali.
Fra i titoli della serie, solo per citarne alcuni, Simon Critchley che legge Hamlet di William Shakespeare

Simon Critchley – Hamlet di William Shakespeare
Vijay Prashad – Manifesto di Marx & Engels
Harold Bloom – Leaves of Grass di Walt Whitman

Come con gli altri della serie Marginalia, anche il lavoro di Goldsmith è un progetto quindi di meta-scrittura dove, nelle 60 pagine di cui si compone il libro, lo stesso Goldsmith prende il Tractatus Logico-Philosophicus del filosofo Ludwig Wittgenstein e annota ai margini delle pagine le sue considerazioni personali.
Ogni pagina diventa dunque un’opera letteraria nuova, diversa e arricchita rispetto all’originale grazie ad appunti schietti e sinceri come quello in cui Goldsmith rivela:

Sebbene sia rimasto seduto sul mio scaffale per decenni, non ho mai letto il Tractatus. Ma mi è sempre piaciuta l’idea … 

È un oggetto per appassionati di libri d’arte e per chi vuole scoprire nuovi punti di vista su alcuni dei grandi classici. Di grande formato – misura 26 x 35 cm – che quasi lo fa apparire un vero manuale scolastico ma, per usare un eufemismo, molto meno banale anche grazie alla postfazione manoscritta dell’artista.

Collage improvvisati, disegni accennati, schizzi, commenti scritti a mano, testo scritto e poi cancellato, ricevute di acquisto e conteggi numerici, queste sono solo alcune delle tecniche che Goldsmith lascia come traccia della sua lettura nelle pagine di questo libro.
La copertina, minimale e quasi del tutto priva di testo, mostra solamente un’ombra, rendendo il libro elegante e contrastando con la ricchezza che invece vi si nasconde all’interno. Inoltre, sto amando il semplice marchio in rilievo per l’impronta.

L’arte tipografica e senza tempo di Romano Hänni

Romano Hänni, classe 1956, è una figura tanto affascinante tanto imprendibile e tenace nel suo non apparire o, per lo meno, nel suo non farsi risucchiare nel vorticoso mondo dell’informazione.
La sua carriera inizia quando, nel periodo compreso fra il 1973 ed il 1977, studia come tipografo iniziando a sporcarsi le mani fra inchiostri, caratteri, tamponi e tutto il resto.
Il passo successivo e il completamento del percorso di laurea presso il corso di School of Design di Basilea dove cominciqre a padroneggiare sia teoricamnte che nella pratica il designer tipografico, confrontandosi con le sue prime attività indipendenti a partire dal 1980.
Il suo stile, chiaramente influenzato (a dir poco) dallo stile tipografico svizzero, ma anche dal Bauhaus (a proposito, tanti auguri per il centenario!), si concentra sullo sviluppo e sulla realizzazione di elementi tipografici per libri, cataloghi, riviste e giornali.

Romano Hänni – Zigzag Zurich

Nel suo laboratorio tipografico, a partire dal 1984, sono state prodotte a intervalli irregolari, stampe sperimentali, presentazione dei libri sull’arte tipografica e molto altro.
Ha collaborato con il progetto di magazine Typographische Monatsblätter di cui vi scrissi già a suo tempo QUA con copertine e saggi.

Romano Hänni – TM
1982 Issue 1
Foto: tm-research-archive.ch
Romano Hänni – TM
1989 Issue 4
Foto: tm-research-archive.ch

Insegnante, conferenziere e artista esposto mostre sia in patria che all’estero, dal 2004 inizia a tenere corsi anche individuali o di gruppo nel suo laboratorio a Basilea.
Un aspetto poco conosciuto del lavoro di Hänni è quello di sperimentazione tipografica e pittorica con i media elettronici.
Nel 1997 è autore del manuale per il design del Basler Zeitung, un set di regole contenute in 224 pagine che spiegano le parti fondamentali del lavoro quotidiano nel design editoriale dei giornali e dei magazine.
Nel 2011 pubblica 27 Years Hot Type: Handprinted Books 1984–2010, una raccolta di oltre 400 illustrazioni, con i processi grafici seguiti riportati accanto ai libri finiti.

Romano Hänni – 27 Years Hot Type: Handprinted Books – 1984–2010
Romano Hänni – 27 Years Hot Type: Handprinted Books – 1984–2010
Romano Hänni – 27 Years Hot Type: Handprinted Books – 1984–2010
Romano Hänni – 27 Years Hot Type: Handprinted Books – 1984–2010
Romano Hänni – 27 Years Hot Type: Handprinted Books – 1984–2010

Un progetto di cui mi sono innamorato di Romano Hänni è forse uno dei suoi primi lavori, il Calendar for the year 1987 che prende spunto da un fatto avvenuto nel 1986 e che colpì molto Hänni.
Il 1 novembre 1986 infatti, a Schweizerhalle, piccolo borgo vicino a Basilea, vi fu un incidente ambientale che portò ad un’ingente fuoriuscita di sostanze chimiche nel fiume Reno, la più grande catastrofe ambientale dell’area che avvenne in un clima già segnato dalla catastrofe del reattore di Chernobyl avvenuto solo sei prima. Fino a quell’incidente i residenti della zona non si erano mai resi conto di abitare in una zona molto pericolosa da questo punto di vista.
Le illustrazioni tipografiche e il testo sono una selezione di dodici diversi piccoli incidenti importanti che si sono verificati durante la notte della catastrofe.

Romano Hänni – Calendar for the year 1987
Romano Hänni – Calendar for the year 1987
Romano Hänni – Calendar for the year 1987
Romano Hänni – Calendar for the year 1987
Romano Hänni – Calendar for the year 1987
Romano Hänni – Calendar for the year 1987

La grafica delle copertine della letteratura Pulp è una vera bomba

Pulp Fiction non è solo un film, un meraviglioso film.
Pulp Fiction è anche, anzi soprattutto, un fenomeno editoriale emerso nella seconda metà del Novecento a partire dagli Stati Uniti, dove ha avuto un ruolo importantissimo nello sviluppo di molte idee e iconografie della cultura popolare che nel corso dei decenni successivi sono esplose in modi e stili anche assai diversi tra loro.
Gli editori di questo tipo di prodotti editoriali Signet, Horwitz, Olympia e la New English Library, sia pur con alcune differenze specifiche, avevano capito che trovando autori giusti e spingendo al massimo sulla riduzione dei costi di stampa, potevano vendere questi tascabili pieni di omicidi, violenza, belle donne e tipi loschi, in luoghi nuovi, borderline, lontani anni luce dalle librerie mainstream.

Edizioni Signet
Edizioni Horwitz

La distribuzione infatti di questo tipo di editoria avveniva per lo più sugli scaffali dei mini market fuori dal centro, ben nascosti fra birre e stecche di sigarette.
Oramai 2 anni fa ha fatto la sua comparsa, per i tipi della PM Press, il volume dal bellissimo titolo Girl Gangs, Biker Boys e Real Cool Cats, un eccitante e coloratissimo viaggio in questo mondo, spesso brutale ed a volte psichedelico.

Foto: http://www.pmpress.org

Nel volume l’editoria Pulp viene spiegata ed analizzata partendo dal suo periodo d’oro, gli anni’50, fino alla fase di decadenza negli anni’80.
In oltre 300 pagine, il libro fornisce moltissime informazioni grazie ad alcuni saggi e interviste, ma soprattutto mostra moltissime delle accattivanti copertine sfacciatamente violente e/o sexy dei titoli presi in esame.
Questo tipo di prodotti editoriali, spesso effimeri e di materiali scandentissimi, sono sempre più difficili da trovare in uno stato decente di conservazione e quindi il lavoro di ricerca e raccolta acquista ancora un valore maggiore per tutti gli appassionati di storia dell’editoria underground.
Fra le arte opere, ci sono molte delle prime famose edizioni della Permabook di Ed McBain, nome d’arte di Salvatore Albert Lombino, scrittore nato a New York da una famiglia di immigrati italiani originari di Ruvo del Monte in provincia di Potenza, spesso vendute all’interno di sacchetti di plastica chiusi da una cerniera lampo, quindi l’opportunità di vedere il l’opera d’arte di tanti libri diversi riprodotti qui è una delizia.

Uno degli aspetti interessanti del libro è anche quello di estendere lo studio ai prodotti che in seguito sono usciti dai confini statunitensi per approdare in Inghilterra e addirittura in Australia.
Il libro è diviso in sette sezioni tematiche che iniziano dalla cosiddetta Juvenile Delinquency degli anni ’50 per poi svilupparsi in ordine cronologico fino agli anni’80.
In un’epoca in cui i film di Hollywood venivano censurati, l’editoria Pulp in generale assicuravano ai lettori la giusta dose di crimine, sessualità e violenza che venivano mostrate sulle cover sempre più lontane dall’immaginario casto e pudico del periodo.
Le donne diventano sempre più sexy ed ammiccanti nel corso dei decenni e, allo steso tempo, sempre più soggette alle violenze di uomini bruti, rozzi e campioni di un machismo becero e bigotto.
Nei primi decenni del Novecento, agli albori dell’estetica Pulp, questo tipo di grafiche erano prodotti come illustrazioni indipendenti, per poi diventare prodotti stampati in serie come copertine dei libri tascabili.
Gli illustratori Pulp erano spesso di talento e visivamente molto innovativi, ma totalmente trascurati dal mondo dell’arte come successo ad uno dei più importanti di loro come George Gross, illustratore che lavorava nel mondo della moda e che in seguito aprì il suo studio di illustrazione oppure Rafael Desoto che invece lavorava nella pubblicità.

GEORGE GROSS (1909-2003)

RAFAEL DESOTO (1904-1992)

Mentre molti musei dell’epoca si interessavano solo all’arte moderna e astratta, gli artisti e gli illustratori Pulp si facevano un loro pubblico di appassionati del genere rispondendo alla voglia di immagini realistiche e violente, in alcuni casi persino melodrammatiche.
Il volume è acquistabile sul sito della PMPress: QUA.


Tutte le foto del volume: http://www.pmpress.org

Una serie di invenzioni strane e visionarie riempiono il libro del progetto indipendente di Lök Zine

Vi ho già parlato in passato del collettivo di Lök Zine QUA, in occasione del lancio dell’ultimo numero dell’omonima – oramai storica – rivista ed oggi sono felice di ritornare sull’argomento perché è sempre piacevole constatare che alcuni progetti camminano oramai sulle proprie gambe ed hanno degli obiettivi ben definiti e chiari.
Molto spesso infatti, a fronte di un’offerta di editoria indipendente oramai diffusa, quello che difetta è appunto un percorso, una strada da intraprendere che faccia crescere e allargare gli orizzonti creando legami e, per dirla con parole altisonanti, faccia cultura in questo settore dove spesso ci si auto reclude negli appuntamenti di vendita.
Il progetto in questione si chiama WWL, ovvero World Wide LÖK e si pone l’ambizioso e onestissimo obiettivo di creare una rete di persone che fanno autoproduzione in tutto il mondo, connetterle fra loro per dare una risonanza maggiore ai loro progetti.
Bene, bravi, bis!

World Wide LÖK

Il team italo/francese è quello oramai consolidato di Lök Zine ed è composto da Elisa Caroli, Salvatore Giommarresi e Lucia Manfredi ed il quarto progetto nato all’interno di WWL è Patent Depending: a collection di Steven M.Johnson acquistabile sul tictail di Lök Zine.

Intanto chi è Steven M. Johnson??
Illustratore ed inventore di idee e progetti tanto strambi quanto assurdamente reali, Johnson è nato nel 1938 a San Rafael, in California, ma è cresciuto a Berkeley e Palo Alto, i luoghi dei visionari e degli inventori, almeno per quanto riguarda l’ultimo secolo di storia. Frequenta la Yale University e l’University of California a Berkeley.

Steven M. Johnson

I suoi Patent depending, in italiano traducibili con Brevetti dipendenti apparvero per la prima volta sul The Siera Club Bulletin nel 1973 e da allora vengono pubblicati su numerosi periodici e articoli on-line.
Nel 2013 presenta un TEDx intitolato: Inventando Senza un Scopo ed il titolo rappresenta al meglio quella che l’attività di Jophnson, immaginare mondi irreali attraverso strumenti ed oggetti di uso comune, ma solo nella sua sfavillante testa.
Il suo primo libro, pubblicato nel 1984, era intitolato What The World Needs Now di cui nel tempo ne sono state pubblicate una seconda e una terza edizione.

What The World Needs Now – 1984

Nel 1991è stato pubblicato Public Therapy Buses ed anche in questo caso sono state pubblicate altre due edizioni.

Public Therapy Buses – 1991
Have Fun Inventing – 2012

Have Fun Inventing è del 2012. Nel 2015.
Seguono altre pubblicazioni sempre del filone strane invenzioni, come Patent Depending: Vehicles, Patent Depending: Armbrella, Sofa Shower, Unzipped Fly Alarm and Other Essential Products e, nel 2017, Patent Depending: The Early Years.
Attualmente Steven M.Johnson vive in un sobborgo di Sacramento, California con Beatrice, sua moglie di 51 anni e suo figlio, Alex S. Johnson.
Il libro Patent Depending: a collection è stato curato da Elisa Caroli ed è un gran bel vedere, sia per la cura del prodotto che non lascia scampo all’attenzione del lettore focalizzandosi esclusivamente sui lavori si Johnson, sia proprio per la scelta di questo autore così fuori dagli schemi e, per alcuni aspetti, così geniale e visionario.
Sono infatti molti gli oggetti da lui immaginati e disegnati dagli anni Ottanta che oggi hanno una loro vera esistenza ed è lui stesso che ne cita alcuni nello scorrere delle pagine. parliamo del brevetto di Amazon per un drone che si attacca ai veicoli elettrici dall’alto e li ricarica durante la guida, o dei fantomatici Google Glass, disegnati da Johnson nel lontanissimo 1992.

La carrellata è suddivisa in quattro sezioni in base all’utilizzo degli oggetti: moda e accessori, ufficio e casa, mezzi di trasporto e tempo libero con una piccola descrizione testuale in italiano ed inglese che accompagna l’illustrazione di Johnson.
Il volume in un comodissimo formato standard A5 è quindi una carrellata di invenzioni che sta in equilibrio perfetto fra lo scherzo, il visionario e l’artistico. Un equilibrio che Johnson bilancia nelle 120 pagine in maniera saggia ed intelligente riuscendo a non esagerare mai in una direzione e disegnando sorrisi beffardi sulle facce dei lettori che si trovano di fronte ad oggetti quali i marsupaloni, gli ombrelli gonfiabili, miniScrivanie vagabonde, cappelli abbronzanti e molto, ma davvero molto, altro.
Un’ottimo segnale di vita e di progettualità del mondo dell’editoria indipendente italiana e non solo che indica una direzione che spero venga seguita da altri.

I ragazzi di Lök Zine hanno da poco inaugurato anche un digital shop dove oltre i vecchi numeri della rivista è possibile acquistare l’antologia gratuita, QUI il link dove andare e vedere!

3 ragazze, un bel progetto, 4 volumi in risograph e Polignano a mare

C’è quella strana sensazione quando si tocca della carta che racconta storie di terre e culture che affondano radici lontane, la stessa che a volte provo nello sfogliare prodotti sperimentali e di ricerca.
Quel pizzicore sulla punta delle dita che credo nasca dalla curiosità di scoprire cosa ti riserveranno le pagine successive e che ti accompagna fino alla fine di quello che, in entrambi i casi, un viaggio di scoperta.
Questo viaggio è ancora più interessante se i due mondi, quello della guida da viaggio o della presentazione di terre e luoghi si unisce alla sperimentazione formale e materiale. E’ il caso di questa raccolta di quattro volumi dal titolo “Polignano a Mare” che arriva direttamente dalla Puglia in un elegante mezza busta marrone scura.
Ma partiamo da dire chi sta dietro a questo progetto, chi sono le coraggiose ragazze che hanno trasformato un’idea a prima vista assurda e fuori mercato in un lavoro interessante e sicuramente ricco di pregi.
Si tratta di tre ragazze, Claudia Lamanna, Lilia Angela Cavallo e Silvia Tarantini che nel Luglio 2017, dopo anni di studi, ricerca e approfondimento in giro per l’Italia e non solo, si ritrovano con la voglia di realizzare un progetto di microeditoria che parli e valorizzi il territorio.

Claudia Lamanna, Lilia Angela Cavallo e Silvia Tarantini

Per questo decidono di partecipare ad un bando della Regione Puglia, lo vincono e danno vita all’associazione di promozione sociale ZicZic – che in dialetto significa “perfetto, ma per puro caso” – con l’intento dichiarato di promuovere la cultura del libro, dell’arte grafica e illustrata con particolare attenzione al mondo della tipografia e delle metodologie di stampa artigianali attraverso la programmazione di eventi, mostre, workshop e laboratori.
La sede, inaugurata a marzo 2018, si trova in Via Principe Amedeo 44 a Polignano perché proprio da Polignano parte tutto…

Questo piccolo universo di microeditoria indipendente e passione, di carta, colla, forbici e di idee ha infatti già realizzato alcuni lavori in collaborazione con Legambiente Putignano per i quaderni di Spacca Murgia, organizzazione di trekking guidati alla scoperta della Murgia.
Un altro lavoro che dimostra la fortissima simbiosi che esiste da sempre fra il progetto ZicZic ed il suo territorio è il libro “AGRO. Nuove forme di rappresentazione del paesaggio rurale“, racconto scaturito da 4 giorni di ricerca e immersione nel territorio rurale di Polignano a Mare, guidati da Michele Cera e Mauro Bubbico.

AGRO. Nuove forme di rappresentazione del paesaggio rurale per Polignano
Rilegatura artigianale a filo, 112 pagine, 20 x 27 cm
Stampato in digitale, presso ZICZIC – Polignano a Mare
Stampato in Risograph e serigrafia , presso Pigment Workroom – Bari
Maggio 2018

Il progetto più ambizioso delle tre ragazze di ZicZic, per lo meno fino ad oggi, è senz’altro quello relativo a “Polignano a Mare“, un elegante cofanetto che raccoglie 4 volumi illustrati – acquistabili sul loro sito anche separatamente – interamente dedicati alla città di Polignano a Mare.
Ogni volume, caratterizzato da un colore e da un layout grafico leggermente diverso, si occupa di un aspetto specifico di Polignano:

I testi sono di Lilia Angela Cavallo, Claudia Lamanna, Silvia Tarantini.
Ad ulteriore dimostrazione della qualità e dell’attenzione certosina al prodotto, tutti i volumi – curati graficamente dal collettivo ZicZic – sono stampati su carta riciclata e stampa ecologica Risograph con inchiostri a base di soia e rientrano di un progetto più ampio di una collana editoriale dal titolo Molliche.Tracce da seguire, che con illustrazioni e piccoli racconti intende narrare ai grandi ed ai più piccoli luoghi, storie e paesaggi.

“Flower” un delicato libro che lascia che i fiori parlino

Il primo nome di oggi è quello di Neil Farber, un artista contemporaneo canadese che vive e lavora a Winnipeg in Canada. I suoi lavori sono essenzialmente disegni a inchiostro e acquerelli.
L’altro è quello di Michael Dumontier, anch’egli artista contemporaneo e anch’egli residente a Winnipeg che ha esposto anche in gallerie italiane in passato. È conosciuto in particolare per i suoi dipinti e collage minimali.
Questo duo ha lavorato insieme per oltre 20 anni ed entrambi sono stati membri fondatori del collettivo artistico Royal Art Lodge, gruppo di artisti collaborativo tutti di Winnipeg fondato nel 1996.
Negli ultimi anni il progetto ha perso gran parte del suo slancio iniziale, ma negli anni il gruppo ha prodotto numerosi disegni e dipinti quasi sempre di piccole dimensione che erano caratterizzati spesso dalla presenza di brevi testi.
Questi lavori erano così simili fra loro che per un periodo si è parlato addirittura di Scuola di Winnipeg per definire questo stile particolare di illustrazioni.
Il gruppo si riuniva per diversi anni una volta alla settimana per disegnare insieme seguendo indicativamente la regola secondo la quale almeno tre dei membri collaborano insieme ad un lavoro.
Il gruppo si è sciolto nel 2008 ma Michael Dumontier e Neil Farber hanno continuato a collaborare ed a lavorare con una metodologia collaborativa simile.

The Royal Art Lodge, Explaining Donkey Heaven, 2008
The Royal Art Lodge, Everything, 2008
The Royal Art Lodge, FU, 2008

Proprio dalla collaborazione di questi due artisti è nato il libretto “Flowers“, raccolta di opere dedicata – come suggerisce il titolo – ai fiori.
Le illustrazioni di Dumontier e Farber ed il loro costante incontro stare in bilico fra testo e grafica rivelano un’etica del lavoro incentrata sulla collaborazione e sull’improvvisazione.
Le loro immagini colorate ed a prima vista naif rivelano una giocosità e leggerezza contagiosa e libertaria, che riporta ad una semplicità bambinesca sempre più lontana e sperduta.

Le immagini si colorano di un testo ironico e di un bizzarro umorismo.
Ogni lavoro mostra un fiore differente con un breve testo che lo accompagna e che sembra lasci parlare i petali con voce propria accentuando la delicatezza del lavoro e rendendo questo libro un oggetto tanto semplice quanto profondo e importante.
Il libro è acquistabile QUI.

10 anni del magazine Nobrow disegnati in un volume celebrativo

I compleanno e le celebrazioni sono quasi sempre un buon momento per tirare le somme e fare il punto della situazione, per guardarsi indietro e soprattutto per vedere come disegnare il futuro davanti a noi.
Questo è un pò quello che hanno fatto i ragazzi di Nobrow.
Infatti Nobrow è nato alla fine del 2008 come lo sforzo congiunto di due amici: Sam Arthur e Alex Spiro e fin dalla sua nascita ha cercato di supportare e spingere il design e la grafica indipendente, tutto condito da una sana e genuina coscienza ambientale.
Uno sforzo costante di ricerca di nuovi talenti per diffondere ad un pubblico più vasto una cultura grafica che non sia schiacciata dal mondo mainstream e che riporti alla luce anche artisti e sperimentatori del passato.
Con e per Nobrow hanno lavorato alcuni dei migliori artisti e designer internazionali portando il duo iniziale ad essere oggi una squadra di oltre 14 persone che lavorano ogni giorno per offrire libri e prodotti di grande qualità.
A distanza di 10 anni – il volume è uscito alla fine del 2018 – ecco festeggiare questo glorioso traguardo proprio con un bel volume dal titolo “Nobrow 10: Studio Dreams”.
Si tratta di una versione deluxe dell’omonima rivista in cui incontrare ben 70 artisti che si cimentano con il tema dato e cioè appunto “Studio Dreams”.
Artisti di fama mondiale come la nostra Olimpia Zagnoli, Jamie Jones, Lisk Feng, Molly Mendoza e molti, molti altri si sonomessi a disposizione di questo decennale per creare i loro spazi da sogno – qualsiasi cosa questo voglia significare – in questo numero che non è altro che un’esclusiva vetrina internazionale contenente oltre 100 pagine di bellissime illustrazioni.


“A Book about Hands” è un atto d’amore verso l’editoria indipendente

Iniziamo l’anno con un pezzo che proprio non vedevo l’ora di scrivere, come non vedevo l’ora di scartare la busta contenente un libro che non vedevo l’ora di sfogliare e di tenere fra le mani.
Già, le mani, perché di questo si tratta.
Di una diligente, dettagliata, multiforme e originale opera di ricerca effettuata nel solco che divide – oppure unisce, a voi la scelta – quella che è considerata arte con quelli che sono a tutti gli effetti i nostri terminali fisici preferiti, le nostre estremità più utilizzate, gli strumenti di lavoro forse, che più di ogni altri utilizziamo durante la nostra frenetica vita.
Spesso non ci soffermiamo abbastanza infatti a sottolineare l’importanza delle mani, e non intendo qua la cura ossessiva che in alcune civiltà vi è per le unghie, le linee della vita, il bianco del calcio mancante o il nervoso mordicchiare le unghie…. intendo qua l’infinito utilizzo senza soluzione di continuità che delle mani noi facciamo senza nemmeno accorgersene.
Ecco, i ragazzi di Platò, per la precisione Diego Garbini e Michela Brondi, da tutto questo ne hanno tirato fuori un prodotto editoriale dove ogni particolare è stato curato con attenzione e palese amore per il proprio lavoro.

“A book about Hands” è infatti un atto d’amore verso l’editoria indipendente.

Dico questo perché emerge sfogliando queste belle pagine in carta spessa, l’attenzione ad ogni aspetto editoriale, dalla copertina in tela al piccolo logo che quasi sembra vergognarsi di essere su una pubblicazione così importante.
La qualità di stampa è perfetta ed è un piacere l’andirivieni fra le pagine che ti trovi a fare solo per il piacere di vedere e rivedere immagini che sembrano moltiplicarsi, mutare ogni volta e arricchirsi di nuovi dettagli che non avevi notato prima.

E’ un percorso coerente ed allo stesso tempo straniante quello che “A book about Hands” offre al lettore, un percorso fatto di infinite svolte, di infiniti modi con cui guardare le mani, rappresentarle, distorcerle e farne appunto strumento di lavoro.
Non sto ad elencare gli ospiti del libro, importantissimi e diversissimi fra loro, come diversissimi sono gli stili, gli approcci, le tecniche ed i toni che questa spassosa carrellata propone, accompagnando il lettore in un sali e scendi di gustose impressioni che si integra alla perfezione con la cura dei materiali utilizzati e le scelte tipografiche adottate.
Con questo volume, frutto di una bella e appassionata campagna di crowdfunding di cui vi parlai tempo fa QUI, i ragazzi di Platò dimostrano – e di dimostrazioni di questo genere credo ve ne sia davvero bisogno – che il lavoro ben fatto è possibile – anzi è doveroso – da parte di tutti coloro i quali hanno idee e passione, competenza e voglia.
Evviva l’editoria indipendente dunque, che attraverso progetti coraggiosi e così ben riusciti come questo può davvero rendere le nostre vite più belle, colorate e felici.

Per ordinare la tua copia e costringere Diego e Michela ad una bella seconda edizione scrivi a infoplatoplato@gmail.com !

Un libro vi spiega tutti i passaggi per creare dei favolosi patterns

E quindi anche quest’anno siamo prossimi al Natale e come di consueto le segnalazioni che trovate sulle Edizioni del Frisco possono facilmente diventare dei regali, chiaramente per chi è in grado di apprezzarli !
Quello di oggi io lo gradirei perché innanzi tutto perché si tratta di un lavoro di Paul Jackson che oramai da anni ci abitua a libri fantastici su tutto ciò che riguarda il design applicato alla nostra tanto amata carta.

Secondariamente perché “How to Make Repeat Patterns” è veramente interessante ed in linea con gli standard qualitativi della casa editrice Laurence King.
Il libro spiega, con semplici passaggi ed una terminologia non matematica o sofisticata, come creare pattern partendo da una semplice linea.
Il libro mostra inoltre come realizzare pattern per utilizzli come carta da parati in cui gli elementi del modello si fondono l’uno nell’altro senza soluzione di continuità.
Usando le lettere come elementi di base, il libro dimostra come il concetto di pattern derivi da quattro semplici operazioni: la traslazione, la rotazione, la riflessione e lo scivolamento.
Si tratta di una risorsa completa per la creazione di pattern per designer professionisti ma anche per studenti di tutte le discipline, dal tessile alla moda, alla progettazione grafica e all’architettura.
Il libro è acquistabile QUI.

Fascinus, il libro che raccoglie la grafica di vecchie riviste fetish

Fascinus è il frutto della collaborazione tra due giovani artiste, la fotografa Anaïs Bigard-Bachmann e la regista Ombline Ley.
Tutto è iniziato in una cantina, dove la Ley ha fatto una scoperta assai interessante, una raccolta cioè di riviste fetish risalente agli anni ’70 dimenticate li dai legittimi proprietari per circa quindici anni.
Condividere queste pepite d’oro con l’amica Anaïs ha dato il via al progetto.
Il lavoro è stato sia molto lungo, sia molto difficile visto che la massa delle riviste era ingente.

Queste riviste feticiste combinano serie di fotoromanzi, fotografie e altre immagini e illustrazioni del periodo degli anni Settanta.
Insieme e con grande resistenza, nell’ottobre 2018 le due amiche hanno finalmente rilasciato “Fascinus”, questo bellissimo libro illustrato edito da Kopa presse.

Il volume è acquistabile QUI.

Geoff McFetridge e l’arte di indagare l’esperienza umana con una sola riga

Il mio amore per il lavoro di Geoff McFetridge, artista e autore multidisciplinare di Los Angeles, risale oramai agli albori delle Edizioni del Frisco.. è un pò come quelle canzoni che senti di aver sempre amato senza nemmeno ricordarti il perché o il quando le hai conosciute.
Proprio per questo attaccamento cerco di non lasciar mai passare senza segnalarla più o meno qualsiasi pubblicazione dei suoi lavori come nel caso di questo “Coming Back Is Half The Trip” da poco pubblicato dalla Nieves Books.

Se vogliamo trovare un comune denominatore nel lavoro di Geoff McFetridge possiamo sostenere che riguarda la condizione umana vista sempre da un punto di vista curioso, pragmatico, poetico e personale.
I suoi dipinti e disegni ruotano attorno a temi come l’inizio e la fine, la relazione e la comprensione, la percezione, il trascendentale e l’inconscio, ma nel lavoro di McFetridge questi temi umani di per se relativamente comuni sono indagati con una leggerezza tutta personale e delicata.
Coming Back Is Half The Trip” consiste negli studi effettuati da McFetridge per dipinti e sculture presentati in occasione della sua quarta mostra personale presso V1 Gallery / Eighteen a Copenhagen.
Il libro offre dunque uno spaccato su alcuni nuovi approcci sul significato dell’esistenza umana, portandoci con lui in un viaggio che possiamo percepire o intuire, ma che a fatica riusciamo a spiegare completamente.

In un libro la raccolta delle grafiche a tema politico e sociale prodotte in California

Secondo quasi tutti i cliché, gli Stati Uniti, e ancor di più la California, sono il posto dove tutti possono sperare di avere un’opportunità… forse è perché tutti sanno che in California non c’è certezza alcuna fra terremoti, incendi e moti di ribellione che continuamente causano sconvolgimenti e cambiamenti.
È per questo forse che tutti la conoscono come leggendario terreno fertile di creatività, libertà e coscienza sociale. Dove lo status quo subisce un costante ed a volte violento rinnovamento.


Il libro di oggi, dal titolo “Earthquakes, Mudslides, Fires and Riots: California & Graphic Design 1936-1986” è stato, oramai nel 2015, uno dei primi a catturare l’enorme e disomogeneo corpus creativo relativo al design grafico prodotto e realizzato a supporto di campagne di opinione, eventi atmosferici e altri sommovimenti culturali e non avvenuti in California dal 1936 al 1986.
Progettato dalla graphic designer Louise Sandhaus dello Studio LSD, questo coraggioso incontro di progettazione grafica in ambito sociale e del territorio, stupirà i lettori per la vastità del materiale raccolto e per la varietà degli stili, delle influenze e degli obiettivi verso cui, anche con la grafica ed il design, si può indirizzare la società.

Il libro, un cult per gli amanti della grafica del Novecento, è acquistabile QUI.

E’ uscito l’Annual Report di RUFA 2017

RUFA, Rome University of Fine Arts, è un Centro didattico multidisciplinare e internazionale che offre percorsi formativi validi ed innovativi nel campo dell’Arte, del Design, della Comunicazione e della Media Art.
Nata nel 1998 per accogliere in un’unica Accademia i sogni dei giovani italiani e stranieri e quelli del suo fondatore, il Maestro Alfio Mongelli, RUFA organizza Corsi Accademici che rispondono al nuovo contesto artistico e culturale, fornendo una preparazione di alto livello e una prospettiva professionale forte e concreta.

La presentazione del Rufa Annual Report 2017 si è svolta nei nuovi spazi che l’Accademia ha riqualificato nel cuore del quartiere San Lorenzo.
Il volume non è soltanto un approfondimento dei migliori progetti cheRufa ha realizzato nello scorso anno solare, ma è soprattutto “uno splendido e moderno compendio”, connotato dal design che comunica in maniera trasversale l’approccio multidisciplinare che l’istituto di formazione insegue e persegue.
Come si legge nella presentazione del volume “ogni singola pagina è coinvolgente e allo stesso tempo infusa di un armonioso equilibrio tra emozioni e informazioni”. Una sintesi unica che esprime il “valore eccellente della sinergia tra designer, committente e produttore”.
Un libro che sottolinea una metodologia quanto mai evoluta, resa possibile dal coordinamento dell’Ufficio comunicazione Rufa, dall’ideazione di Intorno Design e dal prezioso supporto fornito dai partner del progetto: Arjowiggins, Tipografare, La legatoria.
Una pubblicazione dettagliata che raccoglie il meglio di un anno accademico, l’optimum della formazione: dalla presentazione dei corsi alle esperienze di tesi degli studenti, dai talk ai workshop e, chiaramente, al Rufa Contest.
Una lettura sempre coinvolgente, un brillante equilibrio grafico, una linea editoriale generata dalla creatività.
È RUFA. È l’Annual Report 2017.

Un libro racconta l’arte e la vita di un artista anticonvenzionale come David Medalla

Exploding Galaxies” è la prima pubblicazione sul lavoro multidisciplinare e sperimentale di David Medalla, artista e ballerino particolare e interessante che negli anni Sessanta, in piena Swingin London riuscì a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel mondo dell’arte allora squarciato da continue novità e sperimentazioni.
Di base principalmente a Londra dagli anni ’60, Medalla è noto per le sue sculture cosiddette cinetiche, installazioni e performance partecipative in cui il pubblico era un fattore nuovo di azione ed espressività.
Londra a metà degli anni ’60 era caratterizzata da un’esplosione di innovazione creativa ed esplorazione che andò di pari passo con un’ondata di ottimismo guidata dalla ripresa economica del dopoguerra, una liberazione dal passato e una svolta verso nuove idee di modernità.
In questo contesto Medalla fu uno dei fondatori di Signals Gallery, una galleria dedicata agli esperimenti di arte e scienza a Londra negli anni ’60.
Signals era una nuova galleria sperimentale che fungeva da luogo di incontro per artisti internazionali; una piattaforma per opere contemporanee ancora sconosciute al mondo dell’arte mainstream, e uno spazio vibrante per la sperimentazione e l’espressione che rappresentava un significativo allontanamento dalle gallerie più affermate.

La galleria d’arte Signals London 1967
La galleria d’arte Signals London 1967
La galleria d’arte Signals London 1967

Medalla alla fine degli anni ’60 ha anche fondato The Exploding Galaxy, un collettivo sperimentale che ha vissuto nella comune di Balls Pond Road, creando spettacoli non convenzionali che sfidavano i confini dell’arte e della danza di cui, per chi interessato, si può leggere nel bel libro di Jill Drower oramai di difficile reperibilità.

La comune di Balls Pond Road 1967

Medalla faceva parte di Artists for Democracy, un gruppo di artisti identificato con il più ampio movimento di liberazione negli anni ’70.
Quello che vi presento oggi è la prima monografia, scritta da Guy Brett, uno dei fondatori di Signals, che include un elenco parziale delle esibizioni di Medalla dalla fine degli anni ’60 alla metà degli anni ’90, così come i suoi appunti su “Parables of Friendship“.
Un libro strano, affascinante e incompleto vista la mole e la varietà della produzione di Medalla stesso.

Un libro raccoglie le infografiche necessarie per capire il concetto di frontiera

Per la recensione di oggi, prendo a prestito la presentazione direttamente dai ragazzi della casa editrice Add Editore che hanno realizzato davvero un bel libro di cui non vi resta che leggere di seguito..
Migranti, Brexit, conflitti ai confini della Russia e in Medio Oriente, tensioni in Asia, un muro tra il Messico e gli Stati Uniti: le frontiere non sono mai state così attuali.

Esistono 323 frontiere terrestri su circa 250.000 km. Aggiungendo le frontiere marittime, delimitate o meno, si arriva a un totale di circa 750 frontiere tra Stati. Alcune si attraversano facilmente, altre sono invalicabili, alcune sono visibili, altre invisibili (aeree, astronomiche). Ma esistono anche frontiere immaginarie o arbitrarie: politiche, economiche, culturali (lingua, religione, civiltà) che quasi mai coincidono con le frontiere internazionali.
Quali sono le frontiere esterne dell’Europa: quelle dello spazio Schengen, quelle dell’Unione Europea o quelle dell’Europa in quanto idea o concetto? Le tre non si sovrappongono. Si possono tracciare linee di separazione tra grandi aree culturali? Dove comincia l’Asia? Qual è la frontiera più militarizzata? Qual è il muro di difesa più lungo? E il reticolato più alto? Come si determinano le frontiere aeree? Ci sono ancora “zone bianche”, le terrae nullius che non appartengono a nessuno? Il cambiamento climatico può modificare certe frontiere esistenti? Le frontiere favoriscono la pace o sono foriere di guerre?

Questo Atlante dedicato alle frontiere ci aiuta a capire le sfide che si nascondono dietro queste linee che dividono o uniscono i popoli.
Con più di 40 cartine e infografiche originali, gli autori ci raccontano il mondo attraverso il prisma delle frontiere.
Il libro è in vendita QUI.

 

Le bozze di Geoff McFetridge sono delle vere e proprie chicche per gli occhi

Il libro di oggi fa parte del catalogo – sempre interessante da sfogliare – Nieves,  la casa editrice con sede a Zurigo, in Svizzera fondata nel 2001 che pubblica libri d’artista e fanzine.
Il libro dicevamo è fatto per lo più di studi, di bozze e idee per dipinti futuri e fin qui niente di speciale se non fosse che gli studi, le bozze e le idee nascono dal genio di Geoff McFetridge.
Nato ad Edmonton, in Canada, McFetridge ha frequentato l’Alberta College of Art e nel 1995 ha ottenuto un MFA in Graphic Design presso l’Institute of the Arts della California. I suoi primi lavori nascono dalla sottocultura dello skateboard della scena della West Coast.

Il libro è attualmente in corso di ristampa.

Un libro catalogo delle opere dell’artista Jules Buck Jones

Jules Buck Jones è una forza della natura. . .
E il suo nuovo libro dal titolo “Wild” lo mostra proprio nel suo elemento!
Con un formato oversize e ricco di opere a colori, questa pubblicazione documenta con forza i progetti e le mostre personali dello stesso Jules Buck Jones dal 2011 ad oggi.
Giardini e cimiteri, predatori invisibili e animali fantasiosi sono solo alcuni dei progetti di JBJ presenti in questo libro.
Inoltre, “Wild” presenta un saggio originale di Christina Rees, redattore capo di Glasstire,
“Wild” è una pubblicazione di stampa collaborativa che è parte di una monografia accademica e di un libro d’artista.
Cattywampus Press ha lavorato nella progettazione e nella produzione di WILD e il risultato è un libro tanto potente quanto giocoso.
L’uscita di questa pubblicazione è prevista nel marzo 2019.

Un volume fotografico sull’amore per il volo e per gli aeroplani

Nato ad Amsterdam nel 1957, Ari Marcopoulos si trasferisce a New York nel 1979 e presto entra a far parte della scena artistica della Grande Mela che comprende artisti emergenti come Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Robert Mapplethorpe. Da allora Marcopoulos si inizia a far conoscere come documentarista specializzandosi sulla scena emergente dell’hip-hop, mostrando i primi snowboarder che precipitano su straordinarie pareti verticali o raccontando le vicissitudini della propria vita familiare.
Le opere di Marcopoulos catturano infallibilmente lo spirito del tempo. Il suo stile autodidatta avvicina i suoi soggetti e cattura, senza sentimentalismo o voyeurismo, l’essenza intima della loro vita quotidiana.
Il libro di oggi riguarda il tema del viaggo aereo che, al di là di un necessario mezzo di trasporto, è una sorta di silenziosa ossessione per il fotografo Marcopoulos.

Prima infatti di trasferirsi a New York nel 1980, lo stesso Marcopoulos trascorre gran parte della sua infanzia a volare con suo padre, un pilota di linea commerciale. I suoi ricordi dell’asfalto, gli studi sulla parte inferiore delle ali e della fusoliera. Marcopoulos sfoggia una conoscenza quasi enciclopedica di aeroplani commerciali vecchi e nuovi.
“Boarding Pass” esce per Nieves Edizioni e riprende questo amore per il volo e soprattutto per gli aeroplani con fotografie bellissime che odorano di sentimentalismo e affetto. La passione emerge prepotente in queste pagine e dimostra come per  Marcopoulos, l’atto stesso di volare, nonostante tutta la sua presunta monotonia, sia ancora qualcosa di molto simile ad un miracolo.

Il volume è acquistabile qui.

Un libro racconta la nascita, lo sviluppo e la realizzazione di una strana font chiamata Cheru

“A Book called Cheru” è una chicca, punto e basta.
E’ un prodotto editoriale smart e pulito, totalmente al passo con tempi. Un approccio giocoso alla creazione di un universo tutto fantastico e sognante basato su un nuovo carattere chiamato appunto “Cheru“.
Il libro, accompagnato dalla promozione del carattere omonimo, è la dimostrazione visiva di un nuovo alfabeto in cui la forma sembra seguire la coincidenza.

Durante la creazione di questo universo chiamato Cheru, il designer grafico di Atene Christoph Alexander Gratzer (AKA Exidas) ha prodotto un libro di 186 pagine pieno di citazioni sacre e divertenti miste ad ipnotizzanti esperimenti grafici.
Nel corso di 2 anni di progettazione di Cheru, Exidas ha progettato parallelamente questo libro attraversando molti passaggi di decostruzione e ricostruzione artistica al fine di trovare il flusso creativo giusto per la storia da raccontare.

Il libro si può acquistare qui ed include il download del font.

La scienza e l’arte tipografica si incontrano per Alexander von Humboldt

Alexander von Humboldt ha ispirato Charles Darwin, che ha letto i suoi diari come preparazione per i suoi viaggi, ma anche Simón Bolívar, Henry David Thoreau, Thomas Jefferson e Johann Wolfgang von Goethe.
Ve ne avevo parlato già a proposito del cianometro e adesso ecco che torna con il volume “Illustrating Nature. The World Through the Eyes of Alexander von Humboldt” grazie ad una riuscitissima campagna di crowfounding su kickstarter.

Humboldt era un geografo, naturalista ed esploratore che iniziò a viaggiare nel 1799 per esplorare e descrivere il mondo attraverso gli occhi di uno scienziato moderno. Le sue annotazioni scritte in diari e lettere sono state illustrate con un gran numero di disegni di una qualità e genialità forse mai viste prima.

“Illustrating Nature” è un compagno di viaggio visivo, che segue le scoperte di uno dei più grandi scienziati del mondo.
È una sorta di riconoscimento del meraviglioso mondo disegnato da Humboldt.
Fra queste pagine elegantissime troviamo circa 300 disegni che mirano ad illustrare la visione del mondo di uno scienziato moderno il cui impulso interiore era concepire la natura nel suo complesso, mossa e animata da forze interiori.

La raccolta è stampata su diversi tipi di carta, diverse trame, diverse dimensioni che aiuteranno a differenziare le sezioni ed a renderlo un prodotto rappresentativo del modo di amare i libri ed il loro aspetto artigianale.
Un’edizione trilingue: inglese (lingua principale), tedesco e spagnolo che oltre ad illustrare la vita ed i viaggi di uno dei più grandi scienziati della storia, riesce ad essere una vera e propria opera d’arte.
Qui la campagna Kickstarter.

Quando il design editoriale gioca con due colori e dona ad un libro un aspetto da calendario

Elaine Ramos  è una graphic designer brasiliana e socia fondatore della casa editrice creata nel 2016 Ubu laureata presso la Scuola di architettura e urbanistica dell’Università di São Paulo.
Dal 2008 al 2011, oltre a progettare libri, Elaine ha coordinato la pubblicazione di numerosi titoli sul design e si è dedicata alla ricerca sullo specifico tema del design brasiliano.

Il progetto “Letra e música” è una raccolta di testi pubblicati nella lunghissima carriera del giornalista brasiliano di Ruy Castro noto soprattutto per la sua produzione di biografie e reportage che, dal 1990, riportano alla luce le vite di personaggi quali Carmen Miranda, Garrincha, Nelson Rodrigues e soprattutto opere sulla storia della Bossa Nova e sul Flamengo.
Il progetto è composto da due volumi tematici, uno sulla musica e uno su letteratura e giornalismo, ciascuno composto da 64 testi, entrambi stampati in due colori, rosso e blu.
Il progetto sfrutta il fatto che tutti i testi hanno le stesse dimensioni, occupando quindi la stessa posizione sulla pagina, regalando una sensazione di piacevole lettura e precisione grafica.

“Ouff!” è la raccolta dei lavori di un artista che vi farà impazzire

La casa editrice Dokument Press è un editore nato nel 2000 che affonda le sue radici nel movimento hip hop svedese e nella rivista che ne fu manifesto cartaceo e cioè “UP“.
La Dokument oggi lavora su più fronti ma soprattutto si mette in evidenza per il suo lavoro editoriale che realizza e produce volumi sempre incentrati sui movimenti artistici e musicali più indipendenti di tutto il mondo.
Nelle prossime settimane pubblicherà il libro di illustrazioni dall’artista e designer svedese Martin “Mander” Ander.
Il libro, intitolato “Ouff!” è una raccolta di poster, pubblicità, skateboard e tanto altro.

L’arte di Mander è fatta di maghi, scarafaggi, pietre tombali e robot; un mix apparentemente caotico, colorato e pieno zeppo di fantasia e creatività.
Martin Mander oggi ha 40 anni ed ha scoperto la skate culture, i graffiti e la poster art  e se ne è innamorato fino a farli propri per riproporli mixati con un’estetica punk tutta da ammirare.
Da molti considerato uno dei migliori illustratori del mondo, Mander rivendica comunque sempre il suo debito continuo verso l’editoria underground degli anni ’60, la sua grafica e il suo approccio indipendente e creativo.
Un grande.

Sapete cos’è il cianometro? Ecco un libro d’arte che ve lo spiega in modo elegantissimo

Lo Studio Elana Schlenker è uno studio di progettazione grafica multidisciplinare guidato guarda caso proprio da Elana Schlenker specializzato in identità visive, lavori interattivi e, proprio quello che interessa alle Edizioni del Frisco, prodotti editoriali e stampati.
Light Blue Desire” è un libro d’artista di Magali Duzant che analizza e approfondisce la definizione ed il significato della parola blu attraverso una moltitudine di lingue differenti.
La raccolta di idiomi rivela infatti un compendio di contraddizioni, di concetti diversi fra loro che si rincorrono attorno ad un colore che può essere sia alto che basso, pacifico e pornografico, malinconico e manipolativo e costantemente votato come il colore preferito dalle persone di tutto il mondo. La copertina fustellata del libro fa riferimento a uno strumento magico e misterioso come il cianometro.
Nel 1789, durante un viaggio sulle Alpi svizzere in compagnia del chimico Benedict de Saussure, Alexander von Humboldt mise a punto infatti uno strumento che aveva l’obiettivo di misurare scentificamente l’intensità del blu del cielo, il cianometro appunto, romantico sinonimo dell’unione fra osservazione scientifica e visione poetica del mondo.

Come si vede, il cianometro consiste in quadrati di carta tinti in gradazioni di blu sfumate e disposti in un cerchio di colori o in un quadrato che può essere sostenuto e confrontato con il colore del cielo.
La forma e la tipografia del libro traggono ispirazione dai manuali tecnici, mentre il design rimanda proprio al cianometro.
La pulizia, il rigore grafico e la pulizia di questo piccolo libro sono a mio avviso degni di nota e confermano la bellezza del prodotto, non solo dell’idea.

12 Libri di stampe coloratissime per raccontare il design industriale di Londra attraverso i suoi tombini

“Overlooked” è il primo lavoro per Pentagram di Marina Willer ed è una celebrazione di un certo tipo di design industriale, quello più artigianale.
Un opuscolo pieno di piccoli tesori colorati che celebrano uno degli esempi più duraturi del design industriale tipico di Londra, le cosiddette street covers.
Le strade di Londra sono infatti piene di vicoli sotterranei. Vasti tubi cavernosi che contengono elettricità, acqua e gas che muovono l’intera città.

“Overlooked” è una celebrazione dei guardiani di questo mondo sotterraneo: i tombini stradali e la loro grafica. “Overlooked” utilizza sfolgoranti colora al neon per presentare questi tombini in metallo come se fossero pezzi di prestigioso design industriale.
L’obiettivo della Willer è quello di ricordare che la bellezza di una città non è limitata solo alle gallerie d’arte o alla grande architettura e che il design più sofisticato e affascinante può trovarsi ovunque, anche sotto i vostri piedi.
Il volume è composto da 22 stampe riprese da altrettanti tombini di Londra, da Islington a Kensington.

Le grafiche derivano dalla pratica tipografica in voga tra i devoti cristiani del 1800 che per creare immagini dettagliate di oggetti religiosi.
“Overlooked” porta questa tradizione religiosa in un territorio diverso, usandolo per celebrare la bellezza del design industriale.
Il libro è accompagnato da un testo che ripercorre la storia di Londra attraverso i tombini, delineando i ruoli vitali che ogni pezzo di arredo urbano ha avuto nella vita dei londinesi.
“Overlooked” ha vinto la categoria 2016 Design Week Award ed è stato esposto al 2016 London Design Festival.
Visto l’enorme successo, sono seguiti altri 11 volumi che sono tutti acquistabili QUI, o quasi..

“The Long 1980s” un libro sull’importanza degli anni Ottanta

The Long 1980s” è l’ultima fatica pubblicata da Valiz Edizioni, un editore internazionale indipendente con sede ad Amsterdam di arte contemporanea e design e affari.
Oltre alla pubblicazione, Valiz organizza conferenze, dibattiti e altri progetti culturali in cui vengono esplorati determinati argomenti dell’arte contemporanea.
The Long 1980s” analizza quello che è stato il significato degli anni ’80 per la cultura e la società di oggi. Rivisita questo decennio cruciale attraverso una raccolta di storie provenienti da tutta Europa che abbracciano i campi dell’arte, della cultura e della politica.
Il punto centrale di tutte le storie di questo libro è il mutevole rapporto tra ideologie, governi e pubblico, i cui effetti sono giunti a plasmare la condizione contemporanea dell’Europa e oltre.

Artisti, scrittori e attivisti rispondono e articolano questi cambiamenti in una miriade di modi: nelle strade, attraverso parole, immagini, oggetti e azioni. Allo stesso tempo, nuove soggettività stanno emergendo sui temi della razza, classe, genere e sessualità, tutte voci che oggi sono quanto mai attuali.

Il libro è divisa in quattro capitoli tematici:
1. Nessuna alternativa? (sulle controculture, forme alternative di auto-organizzazione e arte come attivismo);
2. Conosci i tuoi diritti (sulle libertà civili, sulla crescente coscienza planetaria e sulle nuove ecologie);
3. Processi di identificazione (sulle posizioni anticoloniali e la spinta per l’uguaglianza sessuale e di genere attraverso la cultura);
4. Nuovo ordine (sugli effetti di vasta portata del regime neoliberista e, infine, sul significato dell’anno 1989).

Composto da saggi di recente commissionati da importanti pensatori e da una settantina di studi di casi, tra cui immagini e materiale d’archivio pubblicato per la prima volta, questo lettore offre una lettura inestimabile e alternativa del recente passato.

Un volume ripercorre il modernismo estetico degli anni Sessanta ed il suo rapporto con la controcultura

Hippie Modernism: The Struggle for Utopia” di Andrew Blauvelt e Greg Castillo un costoso e corposo libro edito dalla Walker Art che esamina le intersezioni tra arte, architettura e design con la controcultura degli anni ’60 e dei primi anni ’70.
Il libro accompagna la mostra organizzata per celebrare il famoso mantra di Timothy Leary, “Turn On, Tune In, Drop Out” che ha segnato le rivoluzioni sociali, culturali e professionali del periodo.
Il libro catalogo che accompagna la mostra va però oltre, considerando anche le teorie di architettura radicale ed i movimenti anti-design emersi attraverso l’Europa e il Nord America, nonché la rivoluzione della stampa e le nuove forme di teatro e di politica radicale.
Quando pensiamo agli anni ’60, di solito lo associamo a molti altri movimenti artistici: Pop, Concettualismo, Land Art, Body Art, Minimalismo, ecc.

Il libro intende invece concentrare maggiormente l’attenzione su queste pratiche altamente sperimentali e così facendo aprire nuovi spazi per comprendere il lavoro del periodo che non si adattava alla narrazione canonica.
E’ un libro per appassionati dal costo proibitivo che però analizza a fondo aspetti meno conosciuti di un periodo troppo spesso banalizzato.

“Hip Hoptimism” è un vademecum per conoscere la storia dell’Hip Hop

Il linguaggio della musica hip hop è l’oggetto di cui si occupa questo bel libro di Zan Barnett dal titolo “Hip Hoptimism“. Attraverso la scelta di una tipografia con soluzioni estreme quali l’utilizzo diffuso di testi in grassetto e scritte a mano, il libro è una guida completa dalla A alla Z con un artista musicale diverso per ogni lettera, da Andre 3000 a Jay Z.

Il testo è accompagnato da illustrazioni creative e inserzioni ad aperture pieghevoli che citano i testi più importanti rendendo la lettura una vera e propria avventura.
Zan Barnett ha ideato e prodotto l’intero progetto appositamente per un seminario universitario che ha tenuto presso la Tyler School of Art di Philadelphia.

Una colossale storia della cultura Hip-Hop

Hip-Hop: A Cultural Odyssey” è un grosso librone dalla copertina nera con logo d’ordinanza pubblicato da Aria Multimedia Entertainment di Jordan Sommers.
Il volume è un ricchissimo tributo all’hip hop composto da ben 420 pagine rilegate con copertina in pelle nearissima, che mostra le radici, la nascita, l’evoluzione e l’impatto globale della cultura hip hop negli ultimi quarant’anni.
Il libro è composto da 30 scritti originali sull’evoluzione della cultura Hip Hop che accompagnano 40 profili originali e personali di influenti nomi storici, da Kurtis Blow a will.i.am.
Vengono riproposte playlist di singoli e album essenziali per ciascuno degli ultimi 40 anni dell’Hip Hop con 154 interviste con i DJ, MC, produttori, Graffiti Writers, B-boys e B-girls della cultura più influenti.
La parte fotografica del libro è eccezionale ed include ritratti scattati con la Polaroid catturati da Jonathan Mannion, oltre a centinaia di potenti immagini fornite da testimoni oculari.

La storia di Kim Gordon e la vita dentro una band leggendaria

Ci sono pochi artisti che ispirano tale riverenza come Kim Gordon. In “Girl in a Band” viene raccontata con dettagli e foto inedite, l’incredibile storia della sua famiglia, del suo lavoro nelle arti visive, il suo trasferimento a New York, gli uomini nella sua vita, il suo matrimonio, il suo rapporto con sua figlia, la sua musica e soprattutto la sua band ed il rapporto con la scena musicale internazionale.
Il libro è una vera e propria chicca per appassionati, disponibile in versione economica, deluxe e limited.


È una memoria che ci riporta alla New York perduta degli anni ’80 e ’90, quella che ha dato alla luce il fenomeno unico ed irripetibile dei Sonic Youth e la rivoluzione alternativa nella musica popolare da loro guidata.
Ma al suo interno, “Girl in a Band” è anche un’analisi interessantissima di ciò che significa vivere e lavorare in una band e cosa succede quando questa si dissolve.
Editore: Faber & Faber
288 pagine, 15,5 x 23,5 cm, libro in brossura

“Read and Destroy”, la storica rivista di skate sta per lasciarvi a bocca aperta

Quello di oggi non è un articolo come tutti gli altri, ma bensì la presentazione di una pietra miliare per tutti gli appassionati di skateboard.
E’ infatti un articolo sul progetto del “Read and Destroy magazine” di pubblicare in due volumi tutta la storia di questa vera e propria leggenda che dai primi spericolati funamboli in BMX, è passata alla tavola con le ruote.

Marzo 1987
Febbraio 1988

Tutto parte manco a dirlo dalla rivista indipendente “RaD” (Read and Destroy), pubblicata per la prima volta oltre 30 anni fa per mostrare il panorama inglese prima e mondiale poi dello skateboard e della sua cultura negli anni ’70, ’80 e ’90.
RaD ha documentato un tempo, un luogo e un atteggiamento unici all’interno della cultura giovanile, catturando in modo significativo la morte, la rinascita e la definitiva consacrazione dello skateboarding.
Per una generazione di giovani degli anni ’80 pre Internet, la rivista era una connessione vitale con la loro cultura underground in cui si presentavano tutti i migliori skater dilettanti e professionisti sia americani che provenienti da tutto il Regno Unito ed Europa.


Sotto la direzione di Tim Leighton-Boyce “RaD” aveva un approccio sperimentale, apparentemente irriverente, più vicino ad una fanzine che non ad una pubblicazione tradizionale.

Il progetto è attualmente su Kickstarter per ricevere aiuti dai moltissimi fans di tutto il mondo e mira a creare un libro in due volumi che ripercorre la storia della ormai scomparsa rivista RaD.
Oltre ai fotografi più importanti della rivista, il libro presenterà i pezzi salienti dei contributors originali tra cui Skin Phillips, Andy Horsely, Thomas Campbell, James Hudson, Percy Dean, Leo Sharp, J. Grant Brittain, Spike Jonze e Chris Ortiz tra gli altri.
Migliaia di negativi fotografici e trasparenze, stampe, opere d’arte originali, fanzine, volantini e riviste costituiscono questo archivio significativo…. un vero e proprio tesoro!
La struttura editoriale prevede come detto due volumi con una timeline divisa in 4 sezioni:

VOLUME 1
Pt 1: The Roots to RaD 1978-1986.
Pt 2: In Full Colour 1987-1993.
VOLUME 2
Pt 3: In Full Colour 1987-1993.
Pt 4: New Blood 1993-1995.

Con “Pittori di cinema” i ragazzi di Lazy Dog ci regalano un’altro piccolo capolavoro editoriale

A cominciare dal dopoguerra, l’industria cinematografica italiana ha
avuto la necessità di coinvolgere artisti per illustrare e promuovere i propri film. Così nacquero i “pittori di cinema”, volgarmente detti “cartellonisti”, termine che non rende giustizia a ciò che viene definita come una vera e propria corrente artistica.
In questo volume di 432 pagine, prima opera di questo genere, vengono presi in esame 29 pittori, con 500 illustrazioni a colori spesso inedite che comprendono schizzi, bozzetti, opere provenienti da collezioni private, lavori scartati o destinati ad altri impieghi. Maurizio Baroni, profondo e appassionato conoscitore, autore e collezionista, attinge dal proprio nutrito archivio personale e passa in rassegna cinquant’anni di cinema italiano attraverso le sue locandine, i suoi manifesti e innumerevoli gustosi aneddoti.
Il calligrafo Luca Barcellona e l’art director e docente Andrea Mi prendono in esame gli aspetti legati rispettivamente al lettering e alla composizione grafica, mentre la storica dell’arte Alessandra Cesselon presenta uno per uno i pittori, contestualizzando le loro opere nell’ambiente artistico dell’epoca, da lei vissuto in prima persona in quanto figlia di Angelo, uno dei suoi principali esponenti. Il libro è rivolto ai cinefili e ai collezionisti, ma anche ai graphic designer e agli illustratori, agli studenti e ai professionisti, come documento storico per gli appassionati e insieme ispiratore per le nuove generazioni di comunicatori.
Il libro è rivolto agli appassionati di cinema, ai collezionisti e a chiunque voglia ispirarsi o approfondire le tematiche legate alla comunicazione visiva: illustratori, graphic designer, professionisti del settore, studenti.

Ho preferito utilizzare direttamente le parole scelte dal team di Lazy Dog per presentare questo splendido lavoro che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come questa realtà tutta italiana, stia velocemente divenendo un riferimento per quanto riguarda un certo modo di fare editoria che mischia sapientemente la tradizione grafica italiana, la cura artigiana del prodotto editoriale e un certo gusto pop tutto da scoprire.
Complimenti a Lazy Dog, un’altra gemma preziosa è stata inserita in un catalogo di per sé già ricco di tesori.

Un libro ricostruisce la storia di uno dei locali di Londra più famosi al mondo

Il 100 Club, lanciato nel 1942 come Feldman Swing Club, era frequentato durante la seconda guerra mondiale dai militari e dalle stelle del jazz come BB King e Muddy Waters negli anni ’50, ma è stato negli anni ’70 quando che è diventato un luogo storico e di culto per la scena punk ospitando il “The 100 Club Punk Special”, un evento che comprendeva band quali Sex Pistols, Siouxsie e Banshees, The Clash, Buzzcocks e The Damned, praticamente il punk e tutto la cultura underground che esso stava lanciando nel mondo.

Per celebrare questo leggendario club Fred Perry e Ditto pubblicano adesso un libro di storie e aneddoti sulla sua storia lunga 75 anni. Dai musicisti che hanno suonato lì alle persone dello staff del bar fino ai clienti che hanno servito.. ogni storia è una storia unica che aggiunge pagine alla leggenda ed al mito di questo club.
Tuttavia non erano solo le band la forza di questo locale indipendente, ma anche e soprattutto le tribù di fan che stavano scoprendo il punk e l’intera cultura underground che esso trascinava con se.
La copertina bianca serigrafata in viola, le carte interne colorate e gli inchiostri speciali utilizzati , uniti alle fotografie di artisti come Elaine Constantine, rendono questo volume un opera ricercatissima come si conviene per una delle istituzioni più amate del Regno Unito.

Un diario, ma non nel senso tradizionale del termine

“World Problem Solution Book” è un diario, ma non nel senso tradizionale del termine. Prodotto in due anni, il libro è una visualizzazione di momenti sporadici, conversazioni e memorie scritte dell’illustratore Chris Harnan.
È una rappresentazione grafica di un periodo di tempo nella sua vita modificato infinite volte in base agli accadimenti che si susseguono incessantemente nel tempo.
Stampato su Risograph a quattro colori in 176 pagine, i disegni del “World Problem Solution Book”, pubblicato da Studio Operative, sono un continuo susseguirsi di novità stilistiche e grafiche sebbene il libro presenti sempre gli stessi personaggi creati attraverso linee rette generate al computer che sono uno dei suoi aspetti caratteristici.
Sia che si tratti di alcune semplici righe di testo su una pagina o di uno stile minimale o ancora di un fumetto, tutto è stato realizzato in reazione alle cose che stavano accadendo nella vita di Chris.
Chris ora vive nel sud di Londra. Lavora part-time in uno studio di architettura, un lavoro che gli offre la libertà di scegliere i progetti sui quali lavorare e fra questi, ecco questo diario, ma non nel senso tradizionale del termine.

“Buffallo” di Ben Duvall gioca con i segni per creare un libro unico ed enigmatico

“Buffalo” di Ben Duvall più che un prodotto editoriale è una visione estrema, artistica e poetica nel suo leggere la realtà attraverso formule e segni.
Nei  suoi lavori Ben Duvall  sviluppa da sempre pratiche basate sull’etetca del web e dell’informatica ricercando continuamente legami o correlazioni con il mondo della stampa.
Ben distorce l’utilizzo della parola e dell’immagine rendendola sempre meno leggibile e favorendo in questo modo la convergenza di questi due elementi in un unico metodo e linguaggio comunicativo che si presenta come del tutto nuovo e originale.
Il libro utilizza infatti un linguaggio visivo fatto di codici informatici resi in forma poetica su enormi pagine rettangolari.
Il testo si evidenzia attraverso diagonali e matrici in cui ogni minimo cambiamento di formattazione cerca di contribuire allo sforzo di decifrare e comprendere il tema scelto.
Capisco che leggere queste frasi possa sembrare assurdo e incomprensibile ma la sensibilità stilistica di Duvall crea un oggetto a mio avviso carico di poesia. Il libro è rilegato in un elegante cartoncino marrone in cui è stampato il titolo e il nome dell’autore tramite semplici stencil di colore nero. La complessità di questo lavoro, si capisce bene anche da queste scelte tipografiche, non sta nella forma, ma bensì nel contenuto.
Queste 18 pagine stampate in sole 75 copie con il risograph dimostrano una volta di più l’estrema flessibilità del prodotto libro che non risente affatto del tempo che passa ma anzi si permea alla contemporaneità come forse niente altro è in grado di fare.

Lester Beall ha portato le avanguardie europee nella grafica a stelle e strisce

Lester Beall è un uomo speciale con un background che risente molto del suo amore per la tecnologia. Cresciuto giocando con le radio ed i transistor, si laurea però con un dottorato di ricerca in Storia dell’arte a dimostrazione che la sua è una mente totalmente orizzontale ed onnivora. Gli anni successivi alla laurea gli lo avvicinano ai movimenti artistici europei in fatti si innamora soprattutto del Surrealismo, del Costruttivismo e del Dadaismo.
Il suo lavoro di pubblicitario e grafico si è rapidamente fatto spazio nel panorama internazionale con un picco di produttività e notorietà arrivato negli anni Trenta e Quaranta.
Il suo lavoro si distingue dal resto della produzione contemporanea per una visione del tutto nuova del rapporto fra grafica e tipografia, per le soluzioni tecniche adottate fra cui rivestono massima importanza il fotomontaggio, il collage ed il cut-out, una particolare tecnica da lui sperimentata fino all’estremo, che consiste nell’eliminare i colori – desaturare – di una fotografia lasciando però alcuni particolari nel loro colore originale.


Questi suoi particolari studi lo rendono il pioniere della sperimentazione grafica americana ed il primo artista commerciale americano ad essere omaggiato con una mostra personale al MoMA di New York.
Il suo lavoro compare su diverse riviste di cui cura la composizione grafica tra cui “Fortune”, “Chicago Tribune” e “Scope”.
Il suo uso chiaro e conciso della tipografia, l’utilizzo sfrontato dei colori primari, delle frecce e delle linee compongono il suo stile grafico che è diventato con gli anni unico ed immediatamente riconoscibile.

Per finire mi piace – immagino ve ne siate accorti – segnalare un bel libretto di Nicole Mcquade, una designer freelance, illustratrice e co-fondatrice dello studio The McQuades. Fra i suoi lavori ho scovato il volume “Lester Beall Catalog”, un piccolo gioiellino che analizza il lavoro proprio di Lester Beall e che sto cercando disperatamente di avere…

Un saluto a Bill Gold, maestro di grafica e poster del mondo del cinema

Che cosa hanno in comune i film Arancia meccanica, Casablanca, Barbarella, e L’esorcista? La risposta la trovate in un nome: Bill Gold.
Con una produzione sconfinata, lunga più di sette decenni e 2.000 poster, Bill Gold è stato l’uomo nascosto dietro ad alcuni dei più accattivanti e conosciuti manifesti di film che rimangono ancora oggi opere d’arte iconiche.
Ha collaborato con alcuni dei più grandi registi di sempre (Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick e Federico Fellini) ma è particolarmente noto il suo rapporto con Clint Eastwood: ha fatto le locandine di almeno 30 film da lui diretti o interpretati.

 

Nato il 3 gennaio 1921 a Brooklyn, New York. Dopo essersi diplomato alla Samuel J. Tilden High School, ha studiato illustrazione e design al Pratt Institute di New York. Ha quindi iniziato la sua lunghissima carriera di designer nel 1941 alla Warner Bros diventandone direttore del poster design nel 1947.
Nel 1962, Bill Gold crea Bill Gold Advertising a New York City e da li continua la sua attività realizzando poster epocali e stringendo un’intenso rapporto di amicizia con Clint Eastwood di cui produce tutti i poster.
Del 2011 è l’edizione uscita per Reelartpress del volume “Bill Gold Posterworks“, una curatissima retrospettiva che ne sancisce il suo essere una pietra miliare della poster art e del cinema.
il 20 Maggio scorso è morto ma possiamo dire che i suoi lavori restano e resteranno icone di oggi, di ieri e di domani.

 

In questo libro un reportage unico sui piccoli centri italiani che resistono strenuamente alla scomparsa

Per il pezzo di oggi, ho deciso di contattare i ragazzi di CTRL per avere qualche notizia in più su di loro, sul loro omonimo magazine e soprattutto sul loro ultimo progetto.
Per 9 anni è infatti uscito “CTRL Magazine“, un magazine cartaceo gratuito e tascabile inizialmente distribuito solo nella città di base del progetto, Bergamo.
Dall’inizio del 2017 CTRL si è diffuso in tutta Italia, continuando a essere gratuito e tascabile fino all’uscita del numero 72 che ha chiuso questa bella esperienza editoriale.
Il gruppo però non ha affatto deciso di fermarsi anzi, ha rilanciato con una pubblicazione dal titolo “Stiamo scomparendo – Viaggio nell’Italia in minoranza“, un interessantissimo reportage che accompagna il lettore 
dal Salento al Monte Rosa, nei luoghi d’Italia in cui la lingua madre non è l’italiano.
Abbiamo chiesto proprio a loro di descrivere il progetto e allora ecco qua le loro parole…

Abbiamo incontrato gli ultimi parlanti della lingua walser, nelle alte valli del Piemonte.  Gli occitani, nel torinese e nel cuneese: la loro lingua è quella degli antichi trovatori.  Siamo sbarcati nell’isola di San Pietro, nel sud della Sardegna, dove si parla il tabarchino.  Siamo stati in Basilicata, nei territori degli arbëreshë, i discendenti delle popolazioni che nel XV secolo emigrarono in Italia dall’Albania.  E nei piccoli paesi della Puglia dove sopravvive ancora oggi il grico: una lingua che resiste, forse, fin dai tempi delle antiche colonie della Magna Grecia o che, forse, è stato esportata nel Medioevo dall’Impero Bizantino.
Cinque reportage firmati da cinque scrittori: Franco Arminio, Viola Bonaldi, Nicola Feninno, Valerio Millefoglie, Mirco Roncoroni.

Un’ampia sezione fotografica con gli scatti di Emanuela Colombo e sette contenuti speciali, che raccontano il rapporto tra lingua e identità nei territori dell’Italia meno raccontata, a cura di Gionata Giardina, Davide Gritti, Alessandro Mininno, Gianni Miraglia, Alessandro Monaci, Luca Perri.
Stiamo scomparendo – Viaggio nell’Italia in minoranza è un libro di reportage narrativo e fotografico. Una narrazione a più voci che nasce dall’esperienza di CTRL magazine. E dalla passione per le storie fuori dai radar.

Il volume si acquista qui.

Un illustratore realizza un libro dove le opere sono ordinate in base agli hashtag di Instagram

Oggi vi parlo di un libro di Patrik Mollwing, un illustratore svedese che attualmente vive a Lisbona, in Portogallo, con alle spalle una vasta esperienza trasversale che lo ha portato a lavorare sia nella progettazione grafica che nella direzione artistica, fino all’illustrazione e all’animazione.
Questo suo ultimo libro parte dalla costatazione di come negli ultimi anni Instagram sia diventato un luogo virtuale ma molto utilizzato dagli illustratori per condividere il proprio lavoro. Non mi voglio addentrare sul fatto che questo fenomeno sia una cosa buona o cattiva, IG è senz’altro è una piattaforma che consente ai creativi in genere di raggiungere un pubblico più ampio, spesso attraverso l’uso dei fantomatici hashtag.
Il tentativo di Mollwing è quello di rendere fisico, materiale, reale l’interazione fra hashtag ed il contenuto ed è proprio qui che è nato “Two Hundred e Forty-Two Hashtags“, un libro di illustrazione che prende spunto dalla cultura della ricerca per hashtag.
L’inizio del libro presenta un elenco di hashtag ordinati alfabeticamente, per capirsi si va da da #abnormal a #yum e dopo ogni parola si reinvia alla pagina in cui è possibile trovare i lavori creati dallo stesso Patrik Mollwing nel periodo compreso fra il 2015 ed il 2017 che sono stati condivisi su IG utilizzando proprio quell’hashtag.
Pubblicato da Stolen Books, il libro si presenta quindi come una raccolta di opere di Mollwing il cui stile è da sempre sghembo, pieno di corpi allampanati e forme morbide ritratti con colori vivi e sgargianti mentre pattinano, lottano e chissà che altro.

Un libro dedicato alla serie originale di emoji disegnata nel 1999

Nel 2016 il Museum of Modern Art di New York ha fatto scalpore dopo aver acquisito l’originale serie di 176 emojiper la sua collezione permanente. Si tratta di piccoli disegni riportanti volti, oggetti e luoghi, ciascuno illustrato su una griglia di 12×12 pixel, raggruppati e disposti ordinatamente. A vederli adesso traspare il tempo passato e la rozzezza del risultato ma, allo stesso tempo, anche la loro familiarità con il nostro mondo.

Progettato dal giovane artista Shigetaka Kurita, a soli 25 anni, fu rilasciato nel 1999 dalla società di telecomunicazioni giapponese NTT DOCOMO.
Ora l’editore indipendenti Standards Manual, che amo da quando vi parlai di quest’altro progettolancia il primo libro interamente dedicato alle emoji originali insieme ad una vera nuova tastiera per smartphone che ripropone proprio gli originali di Kurita.
Semplicemente intitolato “Emoji”, il libro studia e onora la creazione di Kurita e DOCOMO cercando di mettere in evidenza quello che è stato, ed è tutt’ora l’enorme e sottovalutato impatto sul mondo della comunicazione fra individui che le cosiddette faccine hanno avuto.
In una vecchia intervista lo stesso Kurita spiega come la maggior influenza sulla sua invenzione sia stato il pittogramma, usati come segnali in molti luoghi del Giappone mentre il secondo riferimento è l’arte giapponese dei Manga che usa la grafica per esprimere emozioni. Infine, ma non per importanza, le riviste giapponesi e i dettagli sparsi qua e la nelle loro pagine.
Il progetto può essere sostenuto e realizzato attraverso la piattaforma Kickstarterquindi, se pensate ne valga la pena, fatevi avanti. 🙂

Un libro spiega tutto ciò che cambia quando la tipografia deve essere utilizzata e non sulla carta

E’ uscito “Type on screen” il bellissimo – e attesissimo – libro che stavo aspettando da un pò scritto da Ellen Lupton, già autrice dello splendido “Graphic Design Thinking“, scrittrice, curatrice e grafica, direttrice del programma Graphic Design MFA presso il Maryland Institute College of Art (MICA) di Baltimora, dove è anche direttrice del Center for Design Thinking.
Pubblicato da Princeton Architectural Press, questo libro è appunto il tanto atteso seguito del bestseller mondiale “Graphic Design Thinking”.
Si tratta di una vera e propria guida critica per designer, scrittori, sviluppatori e studenti ma è anche un’introduzione all’uso delle applicazioni tipografiche in ambito video come film, web e soprattutto le moderne app mobili.
La parte secondo me più interessante è quella infatti dove vviene affrontato il tema di come combinare i principi classici della tipografia con le nuove tecnologie. Il libro offre una guida su come scegliere il carattere giusto per un utilizzo sullo schermo, come renderlo bello e utilizzarlo in modo funzionale.
Ricchissimo di illustrazioni provenienti da esempi realizzati dalla comunità internazionale di grafici e tipografi
Un volume tecnico, specifico, approfondito per forse non per i semplici amanti ma per coloro che sono già ad un livello avanzato, che sicuramente porterà argomenti, spunti e idee da non perdere.

“Suspiria” è il magazine sui brutti sogni e sul perché non riusciamo a farne a meno

Oramai sappiamo che questi ultimi anni sono una continua esplosione di carta e grafica. Oramai ne abbiamo viste un numero così imprecisato che a volte capita di non credere nemmeno più di poter sorprendersi ancora ed invece….
Ed invece ecco “Suspiria Magazine”, che fin dal nome risulta un accattivante progetto che non potevo approfondire e presentarvi.
Il progetto nasce dalle menti dei ragazzi della Dreadful Press, già in giro con l’altro progetto editoriale intitolato “Sabat Magazine” che fonde Stregoneria e femminismo come archetipi antichi e arte istantanea.
Capite che stiamo parlando di originalità, visionarietà, provocazione e arte in un mix difficilmente riscontrabile in altri magazine indipendenti.

Sabat 4: Elements

Nel nuovo progetto “Suspiria Magazine” si cerca invece di analizzare ed approfondire alcuni aspetti della psiche umana sempre attraverso una lente tutta al femminile. Partendo infatti dai sogni si vuole gettare una luce su quelli che sono gli archetipi della paura e soprattutto sul perché continuino ad emanare un fascino tutto particolare e, per alcuni, addirittura irresistibile.
Con la grafica assolutamente black e perfettamente in tema a cura degli inglesi StudioFax e la direzione artistica di Valentina Egoavil Medina, regista tedesca di 30 anni, “Suspiria Magazine” mette in scena