Un magazine che ama l’arte e la provocazione nel suo discutere di democrazia all’interno del mondo dell’architettura

Take Shape” è una nuova rivista con sede a Chicago, USA che si occupa di architettura ideata e realizzata da un gruppo di editori (Nolan Boomer, Cole Cataneo e Julia Goodman) che si definiscono attratti da tutto ciò che è al limite, ai margini, non di facile analisi cercando di individuare le domande giuste più che fornire risposte.
Il direttore artistico del progetto è Sean Suchara.
Il primo numero si incentra sul tema del riuso industriale, con un focus sui loft, spazi residenziali creati da ex spazi commerciale e manifatturieri che vengono talvolta offerti come alloggi a prezzi accessibili. Nel primo numero troverete anche utili consigli di sicurezza illustrati per la creazione di oggetti e spazi fai-da-te, una serie di acquerelli di Jimmy Mezei sul loft del suo defunto suocero e molti altri articoli e approfondimenti tutti tesi a dimostrare come l’architettura abbia bisogno di democrazia nel rapporto fra popolazione residente e chi si occupa di progettare, costruire e gestire le abitazioni e, più in generale, gli edifici.
Oltre alla parte tecnica relativa all’architettura, mi ha colpito moltissimo la cura del magazine per quanto riguarda la grafica e la stampa, una bicromia risograph con inserto colorato che mette al centro di  questa prima uscita il colore oro. Il tutto concorre ha creare una certa atmosfera da rivista patinata anni Settanta che a me proprio non dispiace.
Il primo numero della rivista è andato immediatamente sold out, ma per chi non vuole arrendersi, consiglio di dare un’occhiata ai rivenditori (qui) perché si possono trovare piacevoli sorprese.

L’arte della macchina da scrivere toglie il significato alle parole e lascia il piacere agli occhi

L’amata macchina da scrivere continua a non mollare, a resistere anche quando tutto e tutti sembrano averla abbandonata. La sua bellezza estetica, la piacevole azione percussiva di battere sui tasti, l’unicità delle pagine impresse e un pò stropicciate sta vivendo un vero e proprio rinascimento attraverso l’infinito mondo dei cosiddetti creativi.
Nella pubblicazione che vi presento oggi, anche se uscita oramai 3 anni fa, i fondatori del Sackner Archive of Visual and Concrete Poetry, forse una delle più grandi collezione al mondo di arte grafica e visuale mettono a disposizione la loro collezione creata in oltre quattro decenni per presentare esempi di grafica, design, illustrazione a tanto altro ancora prodotti, proprio con la macchina da scrivere, da oltre 200 tra i migliori artisti al mondo. Dalle prime opere ornamentali prodotte dai segretari alla fine del 1800 a opere più recenti che analizzano quella che è la situazione particolare del documento dattiloscritto nell’era digitale.
“The Art of Typewriting”, questo il titolo del grosso volume, è suddiviso in tre sezioni principali: un’introduzione alla storia della macchina da scrivere e della sua arte; una sezione che mostra lavori chiave o comunque considerati particolarmente importanti e una sezione di riferimento con le biografie degli artisti e degli scrittori più influenti di questo tanto particolare quanto affascinante genere.
Il layout del libro è stato creato dallo studio di progettazione grafica di Londra Graphic Thought Facility che, con un lavoro simile a quello di Eye Magazine (di cui abbiamo qui parlato in occasione degli STACK Awards 2017) ma come detto con un anticipo di circa tre anni, ha creato una copertina unica per ogni copia del volume tramite una combinazione di immagine anteriore e posteriore.. questo per confermare che di questo libro non esistono due copie uguali.
“The Art of Typewriting” destabilizza la comunicazione lineare come le parole che diventano oggetti. Nell’era di Google, dell’iphone e dei tablet, la macchina da scrivere ha un fascino nostalgico ma, nonostante questo, le splendide opere proposte sembrano esistere al di fuori del tempo e del luogo … I Sackner organizzano le opere tematicamente: testi alfabetici, labirinti e meandri di testi. L’effetto è piacevolissimo. a me sembra addirittura che il libro concorra a creare una piccola ma importantissima tregua dalla nostra costante ricerca di significato. Una finestra di calma nel mezzo alla continua e confusionaria tempesta comunicativa.
Il libro, edito da Thames & Hudson, di cui vi abbiamo già presentato altri lavori (qui e qui), è acquistabile qui.

Ecco la nuova posterzine “Volve”: la piega, il formato e l’avventura del molteplice

Dalla bella esperienza di Moodboard, nasce oggi Volve una posterzine semestrale nata dalle menti creative di Martina ToccafondiClaudio FabbroLucrezia Cortopassi, e con la parte relativa alla redazione dei testi a cura di Samir Galal Mohamed.
Dando un’occhiata alla presentazione del progetto, si legge che Volve è un dizionario visivo, sentimentale, fatto di pieghe, tracce, risvolti, incontri. Un racconto per immagini, semestrale, monotematico. Il tema del primo numero uno è la tristezza, quella prossima e quella «a venire».


I contributi visivi degli autori di questo primo numero, così come per le prossime uscite, sono raccolti attraverso delle open call. Potete già segnarvi in agenda che la prossima è prevista per marzo/aprile 2018.
Stampata completamente in offset, Volve è un poster dalle belle dimensioni 50×70 stampato con stile e attenzione ai dettagli in 250 copie numerate, piegate e tagliate a mano che vi arriva a casa confezionato sottovuoto in una elegante busta trasparente.
Volve può essere acquistata online sul sito Volvezine.

 

 

Chiara Dal Maso – Bonjour Tristesse
Isabella Petricca – The moon, the moon

Una fanzina dedicata all’effetto “bouba-kiki” la tendenza ad associare oggetti arrotondati a nomi che richiedono arrotondamenti della bocca

Madeleine Toth è una giovane designer indipendente attualmente residente a Cleveland, Ohio dove porta avanti l sue ricerche sulla creazione di nuove immagini relative al mondo delle lettere e dell’alfabeto. Tutti i suoi lavori sono caratterizzati da un approccio multidisciplinare alla grafica ed al design che la portano spesso a sconfinare anche nello studio delle diverse tecniche di stampa e soprattutto, come nel caso del prodotto che vi propongo oggi, nell’insondabile rapporto che lega lo spazio con gli oggetti che vi stanno intorno, dentro, sopra e sotto.
“Make This Sound” è una fanzine sperimentale di quelle che mi piacciono perché devono essere scoperte, conosciute e che non si fanno conquistare al primo sguardo. L’intero progetto si sviluppa attraverso quello che viene normalmente chiamato effetto “bouba-kiki” la tendenza cioè delle persone ad associare oggetti arrotondati a nomi che richiedono arrotondamenti della bocca per la pronuncia.
Capite bene che si tratta davvero di un progetto in cui la parte sperimentale rappresenta il fulcro e il cuore pulsante e che quindi mi ha ammaliato immediatamente per lo splendido lavoro di concept fatto da Dirk Elijah Edwards e soprattutto dal design di Madeleine Toth.
Il volume non è in vendita, forse siamo troppo oltre.

Quando un calendario diventa un’opera d’arte tipografica

Fabien Barral è un graphic designer che nel 2008 ha unito le forze con la moglie Frédérique per creare “Harmonie intérieure”, un’azienda ed un marchio che intende sviluppare e sperimentare nei settori del design, poster art e wall sticker. Fabien gestisce anche il blog “graphic-exchange“, un fighissimo blog che gli amanti del genere non possono proprio perdersi. Da qualche anno lavora sotto lo pseudonimo di Mr-Cup che sviluppa i suoi prodotti: calendari, sottobicchieri ed un sacco di altra bella roba di cui oggi presentiamo l’ultimo arrivato, il “2018 Mr Cup Letterpress Calendar”.
Nel 2018 potrete infatti seguire i mesi che passano trovando sempre nuove ed interessanti perle di saggezza. Si tratta di un’edizione limitata numerata a mano di cui sono state realizzate due edizioni: l’edizione DELUXE è su carta blu scuro, con stampa RAME FOIL e WHITE FOIL, l’edizione NORMAL è stampata a inchiostro in 2 colori con inchiostri argento e bianco. Il calendario è stato stampato su 2 gamme di carte eco-compatibili sviluppate da Favini. La collezione REMAKE include residui di pelle per sostituire la cellulosa FSC e viene prodotta con il 100% di energia verde. La collezione CRUSH è una gamma di carte realizzate utilizzando residui di processo da prodotti biologici: kiwi, caffè, nocciole o mandorle. Certificata FSC, senza OGM, questa carta contiene il 40% di rifiuti riciclati post-consumo ed è prodotta con il 100% di energia verde.
Il calendario è stampato in Francia, presso Studio Pression. La stampa tipografica ha la capacità di dare lo splendido rilievo alla carta aggiungendo tonnellate di pressione durante la stampa. Si chiama deep impression o debossing e a me fa impazzire. Più è spessa la carta, più profonda è l’impressione.
La copertina è stata progettata da Tom Lane noto anche come Ginger Monkey mentre per quanto riguarda la grafica, presenta disegni unici di Salih Kucukaga, Nick Misani, Reno Orange, Keith Tatum / The Type Hunter, Jeff Trish, Stefan Kunz, Lauren Hom, Kelli Anderson, Francis Chouquet !

Ragazzi, il calendario è davvero fantastico, o per lo meno io me ne sono innamorato. E’ acquistabile qui.

Un libro interamente dedicato al carattere tipografico “Felice”

Attivo dal 2013, Nootype è uno studio grafico fondato da Nico Inosanto specializzato nella creazione di lettering e font originali ed estremamente classiche con sede a Neuchâtel in Svizzera. Il suo obiettivo principale è quello di offrire caratteri nuovi e freschi per vari e differenti usi. Tutti i caratteri tipografici offerti da Nootype dispongono di molti stili e funzioni che li rendono un’ottima scelta sia per edizioni ricercate sia per i progetti più semplici e minimali. Inosanto concentra il proprio lavoro principalmente sulla tipografia per la realizzazione di nuovi caratteri tipografici e oggi vi presento il suo libro interamente dedicato a un carattere elegante e di classe chiamato Felice. Seguendo l’approccio del suo lavoro di progettazione editoriale, il libro è semplicemente bello per chi ama conoscere e studiare lparte della creazione di una lettera, le sue caratteristiche e soprattutto i dettagli di quella che è una vera e propria arte artigianale.

Un libro ben fatto vi insegnerà i segreti del perfetto hamburger

In questi giorni di mangiate senza fine, di spasmi e lotte per riuscire ad alzarsi indenni dai pranzi e dalle cene, non poteva mancare un consiglio culinario fra le nostre segnalazioni editoriali.
Ecco infatti “The Huxtaburger Book”, un libro prodotto e realizzato a cura dell’omonima catena di ristoranti australiani Huxtaburger.
L’obiettivo del volume è dichiarato all’inizio, quello cioè di cambiare e tutto ciò che pensi di sapere sugli hamburger fornendoti tutte le informazioni necessarie per riuscire a creare hamburger di culto anche standotene tranquillamente a casa tua.
L’autore del libro è lo chef Daniel Wilson, cofondatore di Huxtaburger, che illustra e dettaglia una ampia lista di deliziose ricette, da come portare il tuo cheeseburger standard al livello successivo, con una serie di dati, condimenti e addirittura le giuste bevande da abbinare fra cui varie coke, birre e frappè.
Vincitore del Best Designed Cookbook 2016 agli ABDA (Australian Book Designers Association Awards), il libro è veramente gradevole pien di infografiche, rimandi, informazioni e grafiche di ogni tipo.

Il libro, ideato da A Friend of Mine Design Studio è acquistabile qui.

INDEPENDENT PRESS FAIR: “Poster” la raccolta di grafiche di Tomaso Marcolla

Independent Press Fair
Il progetto IPF ha l’obiettivo di dare spazio a chiunque abbia un progetto editoriale indipendente da promuovere, che si tratti di libri, magazine, fanzine o editorial design più sperimentale. Aspettiamo i vostri lavori !

Questo libro raccoglie una selezione di poster dell’artista Tomaso Marcolla.
Opere che vogliono essere testimonianza di un percorso creativo nel mondo della satira e dell’umorismo ed affrontano temi di attualità per offrire una lettura ironica su argomenti spesso tragici. Alcuni di questi poster sono stati premiati in concorsi internazionali. Un vocabolario non solo deve “catalogare” un linguaggio e un concetto intriso di conoscenze storiche ma deve anche recuperare e indagare le varie declinazioni che da esso scaturiscono, in quanto (appunto) sequenza storica.  L’espressività artistica è pura e semplice stratificazione che implica uno stile e uno “sguardo” in grado di analizzare la straordinaria complessità che possediamo, che troviamo intorno a noi e che solo le movenze artistiche sanno poi tradurre in possibilità. Nell’artista questo non si esaurisce quasi mai in se stesso ma al contrario, come fosse una palla che rimbalza contro un muro, ci rimanda a giochi più intimi ed essenziali. Questo in special modo quando si tratta di tematiche sociali, d’impegno in campo pacifista, di giustizia e lotta alla criminalità a ogni latitudine essa si manifesti. Solo un cuore “fanatico” riesce a pompare sufficiente sangue dando nutrimento e voce ai propri silenzi, comunicandone all’esterno le pulsazioni. La sperimentazione di stili e tecniche diventa mestiere serio e scrupoloso in Tomaso Marcolla che ormai ci ha abituato a produzioni esibite suo malgrado quasi volesse solo suggerirci un percorso da seguire assieme ma senza clamore e chiacchiericci inutili. Si attraversa un bosco in silenzio, ascoltando i suoi suoni profondi, cadenzati da qualche ramo secco rotto sotto i piedi. Tomaso Marcolla ha il merito di regalarci tutto questo, di ricordarci che tutto questo in fondo ci appartiene, magari senza averne un merito particolare ma solo un preciso dovere da riconquistare ogni giorno facendolo proprio.
Roberto Fonte

Autore
Tomaso Marcolla nasce nel 1964 a Trento, dove attualmente vive e lavora.
Diplomato all’Istituto d’Arte di Trento ha iniziato l’attività di grafico nel 1985.
Socio dell’AIAP (associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva) e membro del BEDA (Bureau of European Designers associations). Comincia a sperimentare la sua passione per l’arte con l’acquerello, «utilizzato anche su supporti non tradizionali, dalla carta giapponese al gesso». In seguito le sue opere sono una contaminazione tra grafica, arte pittorica, arte digitale, illustrazione, che crea un curioso rapporto, un interscambio tecnico-comunicativo fra l’attività professionale e attività artistica. Penna biro, collage, fotografia e computer grafica. L’arte digitale ben si adatta alla frenesia dei tempi: «La scelgo soprattutto per la sua immediatezza e la velocità di esecuzione – sottolinea – oltre, ovviamente, per l’effetto. Non trascuro le altre tecniche tuttavia, penna, acrilico, figurativo. L’effetto del digitale è immediato, compresa la possibilità di pubblicazione istantanea sul web».

Il libro è acquistabile su IBS.

Il Modernismo statunitense finalmente trova casa in un libro arancione

Display è una realtà editoriale gestita dallo studio creativo newyorchese Kind Company formato da Greg D’Onofrio e Patricia Belen. Il progetto mi piace e lo seguo da un pò perché amo particolarmente il suo approccio che sta a metà fra il prodotto classico, imponente e una certa ricercata spregiudicatezza nei soggetti su cui sofferma la propria attenzione con volumi tanto ben curati quanto interessanti.
Tutto il catalogo si concentra sul design modernista statunitense degli anni Cinquanta prendendo spunti da ogni tipo di prodotto: periodici, tipografia, arredo, pubblicità e oggettistica in genere. Dare visibilità a questo tipo di materiali per un pubblico di appassionati è davvero un modo utile di fare documentazione ed educazione per le scuole, per gli insegnanti, studenti, designer e ricercatori indipendenti.
Ultimamente pare abbiano interrotto i loro lavori e la cosa mi rende davvero triste anche se un’occhiata ogni tanto continuo a darla sperando in nuove notizie.

Greg D’Onofrio e Patricia Belen

Il libro di oggi è “The Moderns: Midcentury American Graphic Design”, un grosso volume sul movimento del Modernismo che ha trasformato il design grafico americano nella metà del XX secolo e ha stabilito un linguaggio visivo che conserva ancora oggi un’enorme importanza. A ben guardare, a differenza con quanto accaduto per le sue versioni europee, il Modernismo americano è stato poco analizzato ed infatti questa è la prima raccolta esaustiva su questo fenomeno che ha plasmato l’ambiente visivo del paesaggio urbano delle città americane.
Si tratta del lavoro di 63 grafici di cui vengono presentati sia i maggiori lavori, sia le rispettive biografie. Alcuni di questi veri e propri innovatori erano immigrati europei che portarono dall’Europa dove era nato, il vento nuovo del Modernismo.

Il libro è acquistabile sul sito della Casa Editrice, la Abrams Books, QUI.

Freak City, un libretto per farvi conoscere un artista dalle mille facce

Inizio la settimana con una segnalazione un pò data forse ma che continua a piacermi un sacco.
Si tratta dei lavori di Freak City, nome d’arte dell’illustratore di Bordeaux nato nel 1984 cofondatore dello studio design Atelier Kobalt attualmente impegnato anch ein numerosi altri progetti come il duo di pittura murale Royal Beton ed il collettivo Mondo Zero.
Dando un’occhiata ai nomi dei suoi clienti capiamo come Freak City si sia oramai ritagliato un certo nome nell’ambiente della grafica e del branding: Microsoft, Le Monde, Newsweek, ESPN, GQ, Jägermeister, Red Bull. Nonostante questo però continua a creare anche lavori per puro divertimento e lo ringrazio per questo visto che si tratta di materiale davvero interessante e del tutto indipendente e innovativo.
Come detto, un altro dei progetti di Freak City è Atelier Kobalt che porta avanti insieme alla grafica tessile Marianne.
Un’avventura grafica che intende collegare il mondo del design tessile, dell’arredamento, dell’illustrazione, dell’editoria e della serigrafia. Una trasversalità che è divertimento e sperimentazione e che dimostra una forte curiosità e soprattutto il desiderio di autonomia e indipendenza a cui il duo evidentemente tiene veramente moltissimo.
Sempre con l’attenzione rivolta al futuro ed al passato, la coppia mostra un vero amore per le sue influenze anni ’70 e ’80, per il cosiddetto Memphis design lanciato dal grande Ettore Sottsass e per la cultura grafica del Punk.
A fonte di tutto ciò e per darvi un’idea migliore dei lavori di Freak City, presento oggi il libro “A Well Filled Day”, prodotto da Freak City e Atelier Kobalt.
Si tratta di un libro di 20 pagine in classico formato A4 in edizione limitata di 200 copie.

Date un’occhiata e, se come me vi innamorate del libro, potete sempre acquistarlo qui.

Un catalogo di una mostra in Estonia riserva sempre piacevoli sorprese

Tartu è la seconda città, dopo la capitale Tallinn, per importanza dell’Estonia che mi ha colpito sia perché ho scoperto che a Tartu il Comune amministra e gestisce il centro urbano della città mentre le campagne appena fuori dipendono da un altro ente, il rispettivo comune rurale e sia – soprattutto – per il nuovo e futuristico Museo Nazionale Estone che è stato inaugurato nel 2016.

Estonian National Museum

Proprio l’Estonian National Museum ha commissionato alla società Wulcan un lavoro di editorial design molto interessante e che mi sono divertito ad approfondire un pò.
Echo of the Urals“, questo il titolo del progetto, è una exhibition formato da 9 storie animate sulle donne e gli uomini originari del territorio di Tartu – che con filmati, costumi, e oggetti tipici del posto e che soprattutto, sono poi diventati il relativo catalogo che ha l’obiettivo di far conoscere le storie e le relazioni tra le donne e gli uomini nella tradizione estone.
Il compito dei ragazzi di Wulcan era quello di sviluppare un concept book che raccontasse queste storie, che facesse riflettere sul contenuto della mostra ma che potesse anche essere apprezzato come oggetto a se stante.
Penso che l’obiettivo sia stato raggiunto a giudicare dalla cura con cui il progetto è stato realizzato che si evidenzia da tutti i punti di vista del prodotto: formato, lettering, rilegatura, stampa, layout ecc che dimostrano una scelta minimale e una assoluta dedizione alla chiarezza visiva anche a scapito forse di un pò di frizzantezza che poteva essere alleggerita con qualche soluzione cromatica più azzardata.

“Twofold” può essere 8 poster oppure un quotidiano oppure un portofolio di font

Mark Caneso è un giovane grafico statunitense, dell’Oregon per la precisione, specializzato nel lettering calligrafico come potete vedere facendo un giro sul suo sito PPRWRK pieno di scritte disegnate in ogni stile, forma e colore.
Twofold” è un giornale vero e proprio, formato newspaper, carta leggera e gialla stampato in edizione limitata che è stato creato per essere una sorta di presentazione di una serie di lettering creati per l’occasione da Mark in occasione della sua partecipazione all’appuntamento annuale di AdobeMax che quest’anno si è svolto a Las Vegas, l’appuntamento annuale organizzato dal colosso Adobe per riunire una folta schiera di creativi in una tre giorni all’insegna di workshop, talk e molto altro.
Il progetto”Twofold” è stato realizzato dal sito PSTL che altro non è che lo shop online di Mark dove, oltre a poter acquistare i font da lui disegnati, potrete comprare”Twofold”, questo gran bel lavoro composto da 8 poster ripiegati, ma attenzione, le scorte stanno esaurendosi!

 

 

 

“Overground”, il magazine sulla cultura visuale prodotto dallo IED di Torino

Overground è un nuovo magazine italiano, fondato a Torino per raccontare la storia della città ma non solo.
La rivista, di cui è da poco uscito il quarto numero, è promossa dagli studenti della scuola IED Torino ed intende indagare quelle che sono culture underground e nascoste ed il loro essere motore incessante per la creazione di nuovi stili, tendenze, riferimenti per i giovani.
“Overground” è supportato da due importanti realtà riguardanti lo stile attive a Torino, Hannibal Store, storico punto di riferimento per la street culture torinese e Undesign, un’agenzia di design visivo internazionale creata da Michele Bortolami e Tommaso Delmastro.

Overground si pone come una rivista all’avanguardia della comunicazione visiva e di come certi elementi nati nel mondo underground siano adesso emersi ad uno status diverso.
Il layout grafico è caratterizzato da una grande ricercatezza e da un potente impatto visivo con alcune soluzioni innovative e molto, molto bianco.
Un altro aspetto che dimostra l’accuratezza della parte del design editoriale è la parte tipografica in cui è da sottolineare come  molti dei font usati per le intestazioni siano stati prodotti dalla fonderia digitale AlfaType.

I contenuti sono suddivisi fra ampie parti dedicate alla fotografia e un’ampia gamma di interviste ad attori del cambiamento, a soggetti innovatori, catturati un pò in tutti i campi.
Date un’occhiata QUI alla rete di distribuzione del magazine e buona visione!

Quello che presentiamo qua sotto è il secondo numero uscito nel 2016.

“Me & EU” un libro di cartoline ideate dai designer inglesi per dire no alla Brexit

Me & UE” è un progetto che prevede la raccolta di cartoline scritte e realmente inviate da un  folto gruppo di creativi inglesi per testimoniare il loro essere europei e nettamente contrari alla Brexit.
il 23 Dicembre 2016 infatti, con il voto del 51,9 % della popolazione inglese decide di staccarsi formalmente dalla UE e queste cartoline sono la testimonianza di un’opinione contraria, creativa e battagliera.
Le cartoline, racchiuse in un grosso volume chiaramente dipinto di blu con inserti gialli, sono estremamente differenti tra loro, si va dal sarcasmo acido, alla classica cartolina vintage, fino a quelle più dal design ricercato e sofisticato.
Il progetto della raccolta e del libro nasce da un’idea di Nathan Smith e Sam T Smith due designer di Londra che, malgrado lo stesso cognome, non sono parenti. Gregory Bonner Haledi Londra.

“Paul Smith’s Cycling Scrapbook” ovvero la definitiva unione fra stile e bicicletta

Da oramai molto tempo mi chiedo come mai ci sia una così forte commistione fra due mondi quali quello del ciclismo e dei magazine cosiddetti indipendenti. Non è infatti una novità che vi siano molte esperience editoriai nate e sviluppatesi proprio a partire dall’amore verso le due ruote. Basti pensare a splendidi prodotti cartacei quali Mondial by Rapha di cui parlo ogni volta trovo una scusa per farlo, ma anche Rouleur in UK, Peloton in Spagna per finire all’italianissimo Polvere. Insomma esiste un fenomeno editoriale che, ancor più che con altri sport più numerosi in termini di pubblico e visibilità mediatica, riguarda il ciclismo e, più in generale, lo storytelling dell’epica a due ruote.
Bello sarebbe addentrarci sul perché di questo matrimonio che crea prodotti cartacei di tutto rispetto che sono godibilissimi anche da un pubblico che non rientra forzatamente nel circolo dei patiti della bicicletta, ma forse, ancor più interessante è scoprire che anche il mondo della moda e più specificatamente dell’abbigliamento ama il ciclismo e certi aspetti retrç del suo essere forse il più romantico degli sport.
A quest’ultimo aspetto ho già dedicato un post dove si parlava della collezione di cappelli prodotta da Jack Saunders, art director proprio del già citato Mondial, tutta ispirata al mondo delle grandi corse a tappe e delle divise di un tempo che fu.
Oggi invece scopriamo un altro protagonista assoluto del mondo fashion che strizza un occhio, forse qualcosa di più, alle due ruote editando un massiccio e voluminoso libro interamente dedicato a celebrare visivamente e graficamente il ciclismo attraverso le passioni ed i cimeli personali proprio di Paul Smith, tra cui oltre 400 splendide immagini e illustrazioni.
Questa vera e propria opera omnia di materiali appartenenti allo stilista illustra i miti di Smith attraverso immagini relative alle gare ed ai luoghi che anno fatto la storia del del ciclismo. Si passa dalla sua infinita collezione di vecchie divise di lana alla sua biblioteca di libri e brochure degli anni Cinquanta e Sessanta fino alle sue collaborazioni con i più prestigiosi costruttori di biciclette quali Mercian e Pinarello.
Come recita l’introduzione, si tratta di un viaggio personale e visivo che collega i due amori di Paul Smith verso il ciclismo e verso il design.

Il libro è acquistabile sul sito di Paul Smith.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Asia Flamini presenta il suo “Bianco su Nero”

Grazie al progetto di valorizzazione della produzione editoriale indipendente Independent Press Fair stiamo scoprendo che anche in Italia esistono un sacco di piccole realtà indipendenti e giovani autori che sperimentano nell’ambito dell’editorial design e affini.
Se vuoi entrare a far parte ancche tu con i tuoi magazine, fanzine o libri autoprodotti, basta contattarci !!

Asia Flamini, è una giovane graphic designer italiana che si è recentemente diplomata in graphic and multimedia communication a Iusve – Istituto Universitario Salesiano a Venezia.Il suo lavoro si concentra sulla progettazione grafica ed editoriale e, a volte, anche sulla fotografia.

“Bianco su Nero” è un piccolo prodotto composto da una serie di libricini (sketchbooks) dalle pagine nere dove risulta necessario l’utilizzo di una matita o penna bianca.
Il progetto “Bianco su Nero” si riferisce proprio al processo di scrittura inverso a quello cioè che comunemente utilizziamo, ossia scrivere nero su bianco.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

INDEPENDENT PRESS FAIR: Lorenzo Morandi racconta il progetto YourStory

Independent Press Fair è lo spazio aperto a tutti coloro i quali vogliano promuovere i propri lavori editoriali autoprodotti ed oggi ospita il progetto YourStory di Lorenzo Morandi.
Se anche tu intendi dare visibilità e far conoscere il tuo lavoro editoriale, leggi il breve Regolamento IPF ed il gioco è fatto!

Ma arriviamo dunque alla proposta di di Lorenzo Morandi, giovane fotrafo, designer e project manager che vive e lavora ad Alessandria. Autore e art director di YourStory, lo descrive come uno studio specializzato nella realizzazione di storie fotografiche e nella creazione di contenuti visuali per pubblicazioni e campagne pubblicitarie.

“YourStory – Creativity” è un volume che raccoglie e racconta alcune storie di designer e artisti che hanno osato tracciare vie differenti, cambiando prospettiva e guardando in direzioni nuove, affinché il loro lavoro possa stimolare l’energia creativa e diventare una fonte di ispirazione anche per altri.

Ne sono validi esempi la progettazione algoritmica di Arturo Tedeschi, il lavoro artigiano sulle bici e sui vecchi Ciao Piaggio di Vito Meccanica e le illustrazioni di Chiara Fedele e Riccardo Guasco.
Il volume è pensato come una rivista che lega storie diverse con un tema comune, diverso per ogni numero.
Ancora non disponibile alla vendita, lo sarà a breve sul sito ufficiale YourStory.

“Football Crest Index”, ovvero la storia grafica del calcio europeo in 4 grandi volumi

Football Crest Index è veramente un bel progetto, di quelli che ti viene voglia di domandarti il perché nessuno ci aveva pensato prima. E’ un progetto davvero indipendente, pensato per archiviare e preservare la ricca storia che si nasconde dietro le divise dei club di calcio di tutto il mondo.
Giusto in tempo per l’inizio della stagione di Premier League 2017/2018, il campionato inglese e forse il più spettacolare campionato di calcio al mondo, è uscita anche la prima pubblicazione cartacea che arriva dopo il grande successo ottenuto di Kickstarter.

Help us Publish The Football Crest Index project video thumbnail

Per rappresentare ogni club, sono stati chiamati 49 designer, ciascuno tifoso di una squadra che ha giocato in Premier League dal 1992 ad oggi, per produrre opere d’arte originali ed esclusive che andranno a far parte della storia dei vari club.
I lavori di questi grafici e designer saranno raccolti in un libro insieme alla storia dei loghi ed alla spiegazione della loro storia e della loro evoluzione.
L’idea di James Kirkup però è molto più audace e seducente in quanto non vuole fermarsi solo al campionato inglese, ma pubblicare altri tre volumi dedicati alla storia dei loghi delle squadre della Liga spagnola, della Bundesliga tedesca e della Serie A italiana.
Il progetto, come detto, penso andrà molto avanti e oltre che importante da un punto di vista storico, sociale e sportivo, immagino che riuscirà anche a raggiungere tutto il mondo dei grafici e dei creativi in generale.
Complimenti a James Kirkup.

L’arte del Logo Design nella carriera di Cruz Novillo

“Cruz Novillo: Logos” è un bel librone appena edito dalla garanzia Counter-Print per celebrare la leggenda spagnola del design con una guida completa al suo mondo da sempre incentrato sul logo design.

Anche se questo libro si concentra sui loghi, Cruz Novillo ha ottenuto infiniti riconoscimenti anche in veste di scultore, di designer, di editore e di illustratore dimostrando una versatilità fuori dal comune.
Una carriera iniziata nel settore del design industriale e nell’editoria, con la creazione di una delle prime riviste spagnole specializzate nel settore design, “Temas de Diseño”.
Il suo lavoro è onnipresente nel tessuto della cultura visiva spagnola in quanto, negli ultimi 50 anni ha prodotto lavori di design per la maggior parte dei servizi pubblici come l’ufficio postale (Correos), la polizia nazionale (Cuerpo Nacional de Policia), il sistema ferroviario (Renfe) e moltissimi altri.

CORREOS – Poste Spagnole
Cuerpo Nacional de Policia – Polizia
Forse uno dei lavori più famosi ed ancora oggi utilizzato è il logo del Partito Socialista Spagnolo che, con quella mano che impugna la rosa rossa, è ancora oggi attualissimo.
Il pugno e la rosa sono due elementi imprescindibili nella simbologia della socialdemocrazia europea. La sua storia cominciò nel 1977 quando, proprio Cruz Novillo disegnò il simbolo. Il pugno e la rosa sono ispirati al simbolo dei socialisti francesi, ma se la mano che tiene la rosa socialista francese è la destra, nel caso spagnolo è la sinistra.

 

Logo Partito Socialista Francesce e Logo Partito Socialista Spagnolo

Uno degli aspetti principali del lavoro di Cruz Novillo è sia la qualità che la quantità della sua produzione che oramai vanta oltre 50 anni di carriera. La sua è un’estetica senza tempo che ha avuto ed ha tuttora un’enorme influenza sui designer contemporanei spagnoli e non. Il suo uso di forme geometriche semplici e ben marcate, uno stile sempre permeato di fantasia e divertimento, sono solo alcuni dei tratti distintivi che Novillo ha contribuito a diffondere.

Il libro “Cruz Novillo: Logos” è disponibile per l’acquisto nel sito Counter-Print.

 

Un bel libro celebra le leggendarie gesta del Land Rover Defender

Foxtrot Papa è uno studio di grafica e comunicazione inglese fondato oramai 20 anni fa da Matthew Franey che si è ritagliato un certo spazio nell’ambito della brand comunication di grandi marchi.
Lo studio crea ogni tipo di contenuto, video, audio, a stampa e web per i marchi che hanno bisogno di creare una storia i se, di raccontare il proprio marchio e per tutte quelle agenzie che hanno bisogno di promuovere e divulgare il proprio lavoro.

Uno di questi brand che si è rivolto a Foxtrot Papa è Land Rover che, dopo sette decenni di successi, ha deciso di celebrare con un bel volume cartaceo uno dei suoi modelli storici oramai fuori produzione, il Defender.

Il Defender, considerato uno dei modelli di 4 × 4 più importanti della storia delle quattro ruote, tesoro nazionale inglese e vera e propria icona del mondo off-road, con i suoi quasi 70 anni di immagini, storie e personaggi, era un soggetto talmente interessante e ricco di stimoli che i ragazzi di Foxtrot Papa hanno immediatamente accettato e, visto il risultato, non si può certo dire che non abbiano azzeccato la mossa.

L’obiettivo del libro era chiaro, aumentare la conoscenza del marchio Defender catturando l’essenza originale del veicolo e, per estensione, dell’intero brand Land Rover. Un volume informativo ed emozionante. Attraente sia per i tradizionali amanti del Defender sia per chi lo scopre per la prima volta.

La scelta di Foxtrot Papa è stata allora quella di concentrarsi sulle persone e il ruolo che il Defender ha avuto nella loro vita ricercando un design editoriale ricercato ma allo stesso tempo di forte impatto grafico.
Il titolo del libro, ICON richiama esattamente quello che il Defender è.​, un’icona del settore automobilistico del Novecent.

Il libro, di 204 belle pagine contiene una prefazione scritta da Richard Hammond, un conduttore televisivo inglese famoso per le sue spericolate avventure in fuori strada. Bellissimo l’apparato grafico con 80 fotografie originali e una serie di incredibili storie di persone e avventure, sacrifici e storie d’amore sempre, ovviamente in compagnia di un Defender.

Boîte, il magazine che arriva in una scatola e che nasconde tesori

Durante i festival di editoria e simili, si sa, uno dei migliori modi per passare il tempo dopo il vendere i propri prodotti, è quello di conoscere altre persone, scovare affinità, intravedere collaborazioni e fare delle lunghe e belle chiacchierate.
Con Giulia e Federica, le due ragazze dietro al progetto Boîte, l’incontro è avvenuto al OIOI Festival a Prato lo scorso 8 e 9 Settembre dove, anche se già conoscevo il loro progetto avendo qualche numero a casa, parlare con Giulia Brivio e Federica Boràgina è stato veramente un piacere.
Bionde, belle, sempre sorridenti e sempre con quell’aria indaffarata di chi rincorre gli impegni pensando già a qualcosa’altro, le due ragazze di Boîte erano con il loro progetto che guarda a quella certa editoria d’arte restando in equilibrio fra il ristretto mondo dell’Arte con la A maiuscola e l’indistinto mare magnum delle autoproduzioni.

“Boîte”, usando le parole delle sue ideatrici, è una scatola di cartone con uscite semestrali, in tiratura limitata di 250 copie, che custodisce fogli sciolti, immagini e parole che vogliono indagare i percorsi dell’arte del XX e XXI secolo” che lo scorso 26 Settembre ha raggiunto la maggiore età con l’uscita numero #18 dedicata al tema della non-documentazione delle opere d’arte.

All’interno trovate materiali di Emilio Fantin sulle alternative alla documentazione tradizionale e di Paolo Inverni sulla rielaborazione informativa e cognitiva. Angela Serino racconta come poter documentare l’esperienza di una residenza artistica e Cristina Baldacci spiega il ruolo fondamentale e problematico degli archivi storici. Inoltre “Boîte” #18 ospita Clio Casadei e il racconto del suo progetto editoriale Atlas,

Rendere meraviglioso un paese di montagna tedesco lavorando su 80 cartoline in bianco e nero

Otl Aicher è relativamente famoso per aver progettato il marchio delle linee aeree Lufthansa di cui consiglio il bellissimo volume di approfondimento edito dalla Lars Muller Publishers dal titolo “Lufthansa und Graphic Design” e, qualche anno dopo il font FOTIS, sviluppato nel 1988.

In entrambi i casi e, nell’arco della usua intera carriera, Aicher cerca di raggiungere la massima leggibilità e la chiarezza visiva attraverso la purezza della linea e dell’elemento grafico.

Otl è stato molte cose, tenace oppositore del nazismo e per questo arrestato nel 1937 dalla Gestapo. Arruolatosi poi forzatamente nell’esercito tedesco, nel 1945 disertò nascondendosi fino alla fine della seconda guerra mondiale.
Nel 1946, dopo la conclusione della guerra, Aicher cominciò a studiare e nel 1947 aprì un proprio studio per poi fondare, nel 1953, con la moglie Inge Scholl, la Scuola di Ulm per il disegno (Hochschule für Gestaltung Ulm), che negli anni è diventata uno dei centri scolastici sul design più importanti della Germania.
Per chi volesse approfondire ulteriormente la figura di Aicher, consiglio di andarsi a cercare il lavoro come curatore della comunicazione visiva svolto per i Giochi della XX Olimpiade a Monaco di Baviera nel 1972. I suoi pittogrammi sono ancora oggi uno dei migliori esempi di rigore, pulizia e immediatezza.

Oggi lo Studio grafico dn&co. ha realizzato un volume di 116 pagine edito dalla Place Press con introduzione di Norman Foster, che riporta a galla il lavoro che Otl Aicher realizzò alla fine degli anni Settanta per l’Ufficio del Turismo della piccola cittadina del sud della Germania chiamata Isny. Isny, classica città di montagna che si dispiega fra baite, montagne e animali in pieno stile Heidi, viene invasa dai turisti che in estate arrivano per passeggiare attraverso i suoi dolci pendii e in inverno per sciare.
Quando ad Aicher fu commissionato il lavoro, l’obiettivo era quello di creare una identità grafica per l’ufficio turistico di Isny e la sua visione fu del tutto diversa da quella a cui tutti pensavano.

Minimal, interamente bianco e nero, Aicher ha applicato alle cartoline da Isny lo stesso stile che lo aveva reso famoso nei suoi lavori precedenti. Ha suddiviso la città in 120 pittogrammi creando una serie di cartoline dove non compare nessuna tipica fotografia a colori di montagne, mucche e case coloniche. Lo stesso Aicher lo ha definito “l’antitesi della mentalità della cartolina”.

La storia di New York attraverso il design degli oggetti che ne hanno fatto la storia

Standards Manual, l’elegante casa editrice indipendente fondata dai designer Jesse Reed e Hamish Smythche sta dietro al progetto aveva già fatto parlare di se qualche anno fa,  nel 2014 più precisamente, per l’edizione del New York Transit Authority dedicata intitolata “Graphics Standards  Manual“.

Il Manuale degli standard grafici di NYCTA contiene i lavori di veri e propri maestri del modernismo quali Massimo Vignelli e Bob Noorda e descrive la progettazione e la costruzione dei segni e delle icone della metropolitana di NYC che ancora vediamo e usiamo oggi, ma soprattutto è un pezzo bellissimo e importante della storia del design.

Il duo di Standards Manuals questa volta hanno invece pensato ad una versione della seria “New York City Transit Authority” dedicata al tema degli oggetti. “Objects” è infatti un volume di ben 356 pagine progettate dallo studio newyorchese Order e stampato in Italia, che incute subito rispetto con quella sua cover nera con testo bianco, font classica, grandi dimensioni. Un oggetto da arredo ed un piacevole libro da sfogliare in relax andando a ricercare particolari ed a rileggere piccole didascalie.
Andando oltre però l’impatto iniziale, ci troviamo di fronte ad un gran bel progetto che contiene 400 oggetti manufatti manufatti relativi alla metropolitana di New York, raccolti e documentati dal fotografo Brian Kelley.
Perché è di questo che stiamo parlando, una corposa raccolta degli oggetti che hanno contribuito a rendere New York, quella che conosciamo e che, almeno io, amo nei suoi infiniti modi di essere.
Kelley ha iniziato a raccogliere MTA, ovvero le tessere della metropolitana dal 2011 e si è immediatamente innamorato di tantissimi altri oggetti legati a quel mondo sotterraneo affascinante.
“Objects” è molto meno appetibile per gli amanti del design puro rispetto al volume precedente, ma offre lo stesso affascinante stile minimalista e la stessa cura dei dettagli del prodotto.

Per descrivere l’approccio al loro lavoro di editori, mi sono piaciute molto le parole utilizzate dallo stesso duo di Standards Manual che sostengono:”Essendo noi stessi designer, pensiamo solo a libri di alta qualità. Come editori indipendenti, vogliamo essere sempre in grado di produrre i nostri libri utilizzando solo i migliori materiali: materiali, stampe e metodi lavoro. Non pendiamo mai in considerazione l’idea di tagliare quando si tratta di qualità”.

Intervista a FORO Studio

Una delle interviste che mi ero ripromesso di fare era quella ai ragazzi di FORO Studio fin da quando chiesi loro una copia del primo numero del progetto “No Budget” e me lo vidi arrivare direttamente a casa con tanto di letterina di ringraziamento.
Mi piaceva il progetto, è intelligente e leggero, e soprattutto mi piaceva la professionalità del gruppo per cui, qualche mail dopo e un’estate dopo, eccomi qua a pubblicare le loro risposte.

Foro Studio è un gruppo di professionisti, grafici, designer,  architetti, fotografi che collaborani in diversi progetti lavorando in varie parti d’Europa.

Abbiamo parlato di “No Budget” certo, dei progetti futuri del gruppo, ma soprattutto abbiamo parlato di editoria e illustrazione, della situazione italiana e del resto d’Europa, delle problematiche e delle potenzialità di questo settore in crescita ma non ancora adulto, con la speranza che la discussione possa interessare anche altri soggetti che operano in maniera indipendente e non a cui invito la richiesta prendere parte al dibattito scrivendomi.
Vorremmo dare spazio a chiunque abbia idee, critiche, proposte o semplicemente voglia di discutere dell’editoria indipendente in Italia, ma intanto leggetevi cosa pensano e chi sono i ragazzi di Foro Studio.

Buona lettura!

Foto del team di FORO Studio (da SX: Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Fabio Romenici, Claudia Oldani, Salvatore Ponzo). Credits: Andrea Oldani.

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FRANCESCO CIAPONI – Quello che mi ha colpito del progetto #foroNOBUDGET è la passione, uno slancio che si sente in ogni angolo e centimetro del foglio e che si rafforza leggendo gli editoriali dei 2 numeri usciti. Questo è un ottimo punto di partenza che permette di camminare sia con il giusto orgoglio sia con la dovuta energia senza la quale questo tipo di progetti stentano a durare. Detto questo, cosa volete che diventi #foroNOBUDGET in un futuro? Qual è cioè il domani di questa bella idea?

FORO STUDIO – Ti ringraziamo un sacco per le bellissime parole, siamo felici che la passione che abbiamo messo nel progetto si scorga riga per riga. La domanda da cui partiamo è un argomento che stiamo discutendo proprio in questi giorni: non sappiamo ancora cosa succederà a #foroNOBUDGET dopo l’uscita del quarto numero, l’issue conclusivo di dicembre. Quello di cui siamo certi è che, anche se il nostro magazine non avrà più la veste grafica attuale, non abbandoneremo i racconti. La speranza, comunque, è quella di avere prima o poi un budget. Una delle nostre paure è quella di fare un progetto fine a se stesso, che si risolve in un nulla di fatto come tante realtà simili. Purtroppo le idee non mancano, i soldi sì; e se non si può mangiare con quello che si fa, lo si deve relegare all’essere un hobby – e se diventa un hobby la qualità per forza di cose passa in secondo piano. Può sembrare poco poetico, ma senza un ritorno economico concreto non si va da nessuna parte, e i sogni non possono essere costruiti né sulle nuvole né sull’aria fritta.

Foto dell’editor Federica Riccardi.
Credits: Andrea Oldani.

FC – Fin da quando avevo 18 anni mi sono occupato di editoria underground e di tutto quel sottobosco fatto di fogli, foglietti e poster a volte incomprensibili ma sempre veri, puri che componeva l’editoria indipendente. Con il tempo, ed i mille cambiamenti nella società e negli strumenti a disposizione, questo sottobosco si è trasformato. Non esistono più, o sono molto residuali, i fogli e le fanzine brutalmente fotocopiate ed al loro posto vediamo rivistine e progetti di altissima qualità e ricercatezza, venduti e non più regalati, in eventi organizzati ad hoc per un pubblico non più di giovani alla ricerca della ribellione ma di persone di tutte le età che apprezzano l’estetica grafica ed il design editoriale ed illustrativo. Questo cambiamento ha portato ad un settore vero e proprio con una propria dignità, dei punti di riferimento – penso al Fruit, ad Inchiostro ed agli altri eventi – ma ancora non ha un proprio mercato che consenta qualcosa di più del semplice galleggiamento, al lavoro – come inteso proprio in #foroNOBUDGET – precario, sfruttato, non retribuito. Cosa pensate che manchi ancora, quali sono gli errori e che idee avete voi per fare dei passi avanti in questa direzione?

FR – In Italia abbiamo due problemi culturali di fondo che spesso tagliano le gambe alle iniziative di carattere artistico o divulgativo. Il primo ed il più paralizzante è l’idea che ad un artista non serva altro che il proprio talento e un po’ di ispirazione; la convinzione che l’artista sia qualcosa di diverso e soprattutto migliore di un mestierante. Sembra che il popolo italiano sia collettivamente convinto che si possa decidere in principio che ci si appresta a fare dell’arte – mentre invece cosa faccia parte dell’arte lo si decide dopo, con il passare delle generazioni, essendo testimoni di cosa permane nella cultura popolare, e come. Ecco perché in Italia sono tutti un po’ scrittori, un po’ poeti, un po’ disegnatori: perché non si pensa che sia necessario studiare, per imparare a scrivere un romanzo – basta che arrivi la musa. Non è un caso che sul suolo italiano non ci siano (seri) corsi universitari di Scrittura Creativa. Ci si improvvisa, tutti fanno un po’ di tutto, nessuno fa niente per bene – d’altra parte, non è il loro mestiere.
Il secondo problema è che, diciamocelo, ad un certo tipo di ideologia fanno schifo i soldi. Sul fatto che la cultura debba essere da tutti e per tutti non ci piove, ma anche il più nobile dei progetti editoriali non può andare avanti a sola nobiltà di sentimenti. Senza un minimo di profitto, anche reinvestito nell’attività stessa e senza veri scopi di lucro, si è costretti a fermarsi. C’è un certo imbarazzo in generale, nella società italiana, quando si parla di soldi; si fa fatica a dichiarare quanto si guadagna, ci si vergogna a chiedere un compenso adeguato al proprio lavoro. Da un lato è vero che spesso si è costretti a lavorare gratis; dall’altro, questa pudicizia nell’attribuire un valore economico a se stessi foraggia il lato oscuro del “no budget”. Non c’è niente di sbagliato nel chiedere un contributo economico ai propri consumatori, tentare il crowdfunding se non si vuole vincolare il proprio prodotto ad un concetto di vendita. Se però non ce la si sente di chiedere a chi legge (e apprezza il prodotto) di riconoscere economicamente il valore di un progetto, come si può chiedere di essere stipendiati per le stesse mansioni?
Bisogna iniziare a ripensare le riviste indipendenti per renderle i prodotti commerciali che a tutti gli effetti sono e devono essere per sopravvivere più di qualche numero. È necessario assumere professionisti del settore, e non tuttofare appassionati, è necessario chiarire il proprio scopo, inquadrare il proprio pubblico, lavorare sul branding e sulla mission. Non ha senso demonizzare gli strumenti della tecnica pubblicitaria perché “bisogna fare cultura” – le due cose non sono antitetiche per natura. Quando si smetterà di credere che saper prendere in mano una penna voglia dire saper scrivere (o disegnare), e quando si smetterà di pensare che farsi pagare voglia dire vendersi al capitalismo, la piccola editoria indipendente italiana potrà forse trovare qualche forma di stabilità.

#foroNOBUDGET 1.
Credits: FORO Studio.

FC – #foroNOBUDGET è un progetto curatissimo dal punto di vista grafico ed editoriale, semplice come sono semplici i prodotti fatti bene, ricercato quanto serve per non essere banale. Quali sono secondo voi, in Italia, altri progetti editoriali indipendenti che riescono a pubblicare con una certa regolarità che meritano davvero un occhio di riguardo per la cura editoriale e grafica e perché vi hanno colpito?

FR – Senza elencare l’intero sottobosco delle riviste indipendenti dedicate alla narrativa (che hanno il merito di tenere vivo il mondo dei racconti), ci viene subito in mente fame di Alessandra De Cristofaro e Irene Rinaldi e Illustratore Italiano. Se la prima è una fanzine più vicina alla definizione canonica, il secondo magazine è sicuramente uno dei progetti più interessanti che l’editoria indipendente ha sfornato negli ultimi anni. Per quanto riguarda qualcosa più legato al campo vero e proprio di FORO Studio, citiamo San Rocco e REM, due progetti diversi ma ugualmente ben curati e dedicati entrambi all’architettura.

FC – Parlateci un attimo di voi, prendetevi ognuno il proprio spazio e descrivete quelle che sono:

Due delle vostre fissazioni:
La ricerca e la grammatica, of course.
Due delle vostre paure:
Una te l’abbiamo già detta rispondendo alla tua prima domanda. Invecchiare, soprattutto lavorativamente parlando, è sicuramente un’altra delle nostre paure.
Due canzoni che avreste voluto scrivere:
Spice Up Your Life delle Spice Girls e The Bed Song di Amanda Palmer.
Due riviste con le quali vorreste collaborare costi quel che costi:
Monocle e The Milan Review.

FC – Ogni volta che esce un nuovo numero di #foroNOBUDGET sono curioso di scoprire chi saranno gli illustratori che avete coinvolto. Quali sono i criteri con i quali scegliete chi collaborerà al numero? 

FR – I criteri sono semplici: l’illustratore deve essere italiano e avvezzo al tema del no budget. In effetti, bastava dire italiano. Ah, e non ci deve mandare a cacare quando gli chiediamo di lavorare aggratis.

FC – La crisi dell’editoria, la morte del libro, la fine dei giornali, sono i refrain maggiormente in uso oramai da un po’ di anni a questa parte. Amare la stampa e tutto ciò che la riguarda, le forme, gli stili, i personaggi, i fenomeni, sembra invece non passare di moda, anzi… ecco, cosa rappresenta per voi il mondo dell’editoria, soprattutto quella cartacea? Perché nonostante tutto continuate a tenervi attaccati ad essa?

FR – Non crediamo che la carta stampata sia morta, anzi. Il problema, secondo noi, è che certe realtà stentano a capire quanto l’online possa giovare all’offline, e viceversa. Il nostro sogno è un’editoria che sappia gestire bene sia i propri contenuti stampati che quelli sul web: abbiamo a disposizione degli strumenti potentissimi, perché non farli comunicare?

#foroNOBUDGET 2.
Credits: FORO Studio.

FC – Per finire la domanda classica di tutte le interviste delle Edizioni del Frisco. Ditemi qual è il vostro proverbio, o motto o modo di dire ai quali siete affezionati o che vi rappresenta meglio e spiegate il perché della vostra scelta.

FR – Il nostro motto di solito è “Sguardo al cielo e piedi per terra”. Per l’occasione però vogliamo rielaborare le parole di Walt Disney, e ti diciamo: “Se puoi sognarlo, noi possiamo farlo”.

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Una precisazione necessaria: il team fisso che lavora su #foroNOBUDGET è composto da FORO Studio tutto (quindi – in ordine alfabetico – Claudia Oldani, Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Salvatore Ponzo e Fabio Romenici) e dalla mitica editor Federica Riccardi, una dei tanti collaboratori esterni (ma non per questo meno preziosi) dello studio.
In sostanza abbiamo risposto alle tue domande a dodici mani.

Grazie a  Alessandro Pennesi, Giuseppe Ponzo, Fabio Romenici, Claudia Oldani, Salvatore Ponzo per aver risposto.

Abbiamo dei nuovi amici a Buenos Aires e fanno cose fantastiche

Ediciones el Fuerte è un piccolo editore indipendente di Buenos Aires ( presente anche su Facebook e Instagram)che ho conosciuto da poco e a cui mi sono immediatamente affezionato tanto da contattare sia Juan Casal che Sofia Noceti, i due boss delle Ediciones.

Il loro catalogo è veramente pieno zeppo di belle cose, fanzine, manifesti, incisioni e risografie i ogni genere, dimensione e colori.
Il loro lavoro, come mi ha detto Sofia in un nostro breve scambio di mail, si basa sul loro amore per la storia della grafica, della raccolta di storie del passato, dei viaggi, del cosmo, delle diverse culture da scoprire e delle ossessioni.

Molte delle loro produzioni indagano le diverse tecniche di stampa andando ad approfondire sia gli aspetti delle tecniche digitali che quelli più strettamente artigianali.

Quello che vi presentiamo oggi, sempre grazie a Sofia che ci ha fornito un pò di informazioni, è il piccolo ma bellissimo volume dal titolo “Coleccionistas”, una pubblicazione che contiene illustrazioni e interviste di diversi collezionisti di oggetti, dove per oggetti si intende qualsiasi cosa ti possa venire a mente di collezionare. Per la cronaca, io colleziono cappelli. Troverete mazzi di carte, scatole per le spedizioni postali, adesivi e tanto, veramente tanto altro.

Ogni collezione infatti è interessante perchè, con le parole di Sofia, racconta il collezionista e il suo modo di apprezzare i piccoli dettagli.

Niente altro da aggiungere, speriamo proprio di avere presto altro materiale da Sofia e dalle Ediziones el Fuerte da Buenos Aires!

“Sculpture/Printer_Office” quando la fotocopiatrice e non la fotocopia diventa arte

Yes I am Writing A Book (YIaWAB) è un rapporto creativo nato dalla stretta collaborazione tra l’editor Andrea Scarabelli e il graphic designer Federico Barbon. Con sede a Milano, YIaWAB è dedicata al disegno grafico, ai libri d’artista, alla scrittura non convenzionale ed alla stampa di alta qualità.

L’obiettivo del duo, come si legge dal loro sito, è quello di lavorare con un ampio spettro di artisti che ancora credono nell’importanza della carta come materiale e nella potenza duratura dei libri.
I nostri libri sono dedicati agli artisti, esplorano il loro carattere, l’ambiente, la vita quotidiana, le ispirazioni e le idee, utilizzando formati non convenzionali con un approccio visivo innovativo.
YIaWAB è distribuito in Europa e negli Stati Uniti in librerie selezionate e partecipa alle fiere di stampa d’arte e eventi pubblici.

Sculpture / Printer_Office” è il primo libro di Matteo Cremonesi ed esplora le potenzialità formali ed estetiche intrinseche in un oggetto appartenente al nostro habitat quotidiano contemporaneo: la macchina fotocopiatrice, strumento magico, misterioso per come riesce ad affascinare ancora dopo tanti anni e per come ha saputo sempre ritagliarsi uno spazio nel mondo della grafica utile a non lasciarla nel freddo e triste utilizzo lavorativo.

“Sigrid Calon” per una cultura visiva dei pattern

Sigrid Calon è un visual artist olandese famoso in tutto il mondo per i suoi studi e le sue opere sui patterns geometrici e coloratissimi.

In questo volume, dal titolo “Sigrid Calon”, l’artista ha scelto di lavorare con 8 colori: rosa fluorescente, blu, arancia, marrone, giallo, verde, nero, rosso potendo andare oltre il classico CMYK.

Se qualcuno ama i numeri, si può sbizzarrire con i conteggi delle soluzioni di colore. Infatti le combinazioni fra i vari colori sono state il punto di partenza del libro visto che 8 colori generano 28 combinazioni a due colori e 56 combinazioni a tre colori. Le combinazioni a quattro colori fanno apparire 72 opzioni. Di queste, ho fatto una selezione di 28 in modo da avere una buona combinazione di base di 4 composizioni per A3. Ogni combinazione di colori in questo libro appare solo una volta.

Un libro è stato stampato in 420 copie immediatamente terminate. Senza testo, da gustare con gli occhi e per i veri appassionati della grafica pura e semplice.

 

 

 

Un libro bellissimo di poster bellissimi: “David Plunkert on French Paper Book”

La storia dell’azienda French Paper Company meriterebbe già un articolo a se stante, tanta è la storia e la passione che questo progetto, nato oramai più di 140 anni fa nella comunità di Niles in Michigan (e non in Francia!) ha saputo e sa tuttora esprimere nei suoi prodotti.

Basta dare un’occhiata al sito aziendale per capire che siamo lontani anni luce da tutto ciò che può essere modaiolo, fashion o comunque in balia del momento; alla French Paper Company si ama la carta, la tipografia e tutto ciò che di artigiano ruota attorno a questi mondi inclusi gli aspetti che più interessano alle Edizioni del Frisco, qulli cioè grafici, di design e di illustrazione.

Proprio la French Paper Company ha collaborato con l’artista, illustratore e designer David Plunkert per una pubblicazione dal titolo “David Plunkert on French Paper Book” che mi ha colpito immediatamente per la sua naturale coerenza con il mondo di cui vi ho parlato in precedenza, quello della French Paper Company appunto, dove niente è concesso al vezzo e al marketing più spicciolo in favore di un’etica del lavoro tutta incentrata sul prodotto.

Il volume ha visto la collaborazione del designer e art director Erik Jonsson con il famoso Charles S. Anderson Design Studio per la scelta e l’organizzazione del materiale tutto appartenente al grafico David Plunkert.

In questo volume si possono ammirare 36 manifesti prodotti negli ultimi quindici anni da Plunkert per il teatro di Baltimora. I manifesti dimostrano la totale padronanza di tutti gli aspetti del suo mestiere ed esplora nuove direzioni stilistiche diverse ed originali per ogni stagione.

La bellezza si estende anche oltre i meravogliosi manifesti e interessa anche il vero e proprio prodotto libro che utilizza sei carte differenti (per i malati come me le riporto tutte: Kraft-Tone Manilla Yellow e Ledger Green, Speckletone Kraft, Crema di Pop-Tone Whipped Cream e Tangy Orange, e Dur-O-Ton Newsprint White) e tecniche di stampa in base al manifesto. L’immaginario espressivo di Plunkert per il teatro è uno dei suoi marchi distintivi, sia che promuova drammi greci classici o mostre di danza contemporanea.

Il risultato è un piccolo grande oggetto dedicato a chi ama sfogliare prodotti editoriali ricercati guardando come le illustrazioni ed i poster possano davvero toccare livelli altissimi.

Pentagram crea il design del nuovo album dei National, ed è tutto molto bello

Non capita spesso che io pubblichi materiali relativi a dischi o musica in genere; era proprio necessario che scendessero in campo i pesi massimi e così è stato.

Infatti stiamo parlando da una parte de I National, una delle band indie che negli ultimi anni ha riscosso più successo di critica e di pubblico, e dall’altra Pentagram forse uno degli studi di design più famosi al mondo.

La band inglese infatti, per il proprio settimo album intitolato “Sleep Well Beast”, previsto per settembre 2017 ha chiesto a Pentagram di creare un visual brand specifico per l’album con caratteristiche simili ai marchi aziendali con cui lo studio si confronta quotidianamente e che comprendesse tutto: dal disegno della cover ai materiali promozionali, dai visual promozionali al logo dell’album.

Niente capita a caso si sa, infatti questa scelta così elegante e sofisticata da parte della band ha un suo perché. Due membri dei National – tra cui Scott Devendorf, il chitarrista e basso – hanno infatti un background professionale nel mondo della grafica ed in passato hanno già lavorato negli uffici di Pentagram, New York

Nel lavoro di Pentagram il nome della band è accorciato da un logo aziendale “Ntl”, inserito in tutto il brand kit anche mediante un timbro apposito, che oltre al tradizionale merchandising della band come t-shirt, cover, poster etc, vede questa volta oggetti più solitamente idonei alle forniture aziendali come spillatrici, nastro isolante, e nastro.

L’album è stato registrato in un fienile a Hudson, New York trasformato in studio dalla band che sulla cover lo ha riportato mediante una foto in bianco e nero di Graham MacIndoe. Questo ha ispirato Pentagram per un simbolo simile alla casa che è suddiviso in pezzi (due quadrati e un triangolo) che vengono riorganizzati continuamente come un codice nei diversi oggetti del kit.

Il Disco, il CD e soprattutto il book utilizzano fotografie di MacIndoe che sono state rielaborate per dare una sensazione di fanzine vintage e per aggiungere un po ‘di calore e di anima al linguaggio visivo che rischiava altrimenti di essere troppo spinto verso il tecnicismo aziendale.

La campagna ha incluso anche i video dell’artista Casey Reas che sono stati promossi sui monitor di Times Square a New York, a Londra e Copenaghen. Un nuovo sito web – oserei definirlo con un eufemismo discretamente realizzato – è stato progettato da The Collected Works.

Tutto il lavoro di Pentagram è stato ideato e realizzato da Luke Hayman insieme a tutta la band e, non so voi cosa ne pensiate, ma a me piace sia l’idea di utilizzare registri diversi dal solito per creare e promuovere il proprio merch, sia quello che materialmente è stato prodotto visto che ho appena ordinato la t-shirt blu blu blu..

 

Paper Cut: un’esplorazione nel mondo contemporaneo dell’arte e dell’illustrazione di Papercraft

La Rockport Edition ha dato alle stampe il libro “Paper Cut: An Exploration into the Contemporary World of Papercraft Art and Illustration” di Owen Gildersleeve, artista di Londra specializzato nell’illustrazione artigianale, nella progettazione e nella direzione di eventi e mostre.

Il libro esplora il mondo contemporaneo dell’arte della carta e delle sue applicazioni nell’illustrazione  nel design attraverso interviste ed immagini del dietro le quinte della creazione di stupende opere grafiche.

Paper Cut è stato creato in collaborazione con Chris Clarke mentre il testo è stato redatto da Nick Redgrove per un risultato che è stato apprezzato non solo dagli amanti dell’handmade ma da tutti coloro i quali amano le originali ed infinite applicazioni della carta al mondo del design.

Aesthetic/Theories, un magazine sull’arte e il design alla ricerca dell’ispirazione

Aesthetic/Theories” è un magazine creato e prodotto a Los Angeles, California da a/t design studio.

Il magazine è una pubblicazione a stampa dedicata a artisti, designer, intellettuali e istituzioni che riflettono e modellano i modelli culturali e creativi della società di oggi.

È da poco uscito il volume 002 che intende analizzare il ruolo dell’arte e del design all’interno di un sistema globale attualmente dominato dalla necessità di mercificazione e commercializzazione.

Un tentativo di capire l’ispirazione che nasce negli artisti, designer e intellettuali che influenzano i nostri modelli culturali e creativi. Una ricerca multidisciplinare interessante e di frontiera che ricerca un punto di vista critico e costruttivo che pone il magazine in una situazione di avanscoperta e di frontiera.

Il meglio dell’illustrazione digitale raccolto nel primo volume di “Bézier”

Confesso che è da molto tempo che lo aspettavo, fin da quando, sul sito della Crooks Press è comparsa la presentazione di questo volume senza però specificare tempi e modi di uscita. Finalmente ci siamo e devo dire che, come non accade spesso, il volume risponde a le (mie) alte aspettative.

Mi immaginavo un gran bel libro perché la Cooks è una casa editrice da sempre specializzata sul lancio e supporto dei migliori creativi nel mondo della grafica, in particolar modo quella digitale. La forza del loro progetto sta proprio nella partnership stretta con numerosissime aziende e gallerie in tutto il mondo che aiutano sia a promuovere gli artisti sia a creare per loro opportunità di lavoro.

Ma veniamo a “Bézier“. Intanto dalla Crooks Press ci tengono a specificare che si tratta del primo volume, il che lascia felicemente sperare in un seguito.
Si tratta di una corposa raccolta di opere grafiche vettoriali di quelli che sono considerati forse i migliori artisti del settore e che qui vengono presentati sia con i loro progetti commerciali che con quelli personali. 234 pagine piene di ispirazione, idee e colori perfetto per tutti gli amanti della grafica vettoriale.

“TYPE” un nuovo magazine sull’arte tipografica

I ragazzi di TYPE Magazine arrivano con una sorpresa in questo torrido Agosto 2017, una sorpresa assai gradita per tutti coloro i quali amano la stampa e il frizzante mondo che ad essa ruota attorno.

Dopo essersi fatti le ossa per un bel pò di tempo con il loro sito, hanno finalmente deciso di fare il salto e produrre una loro rivista cartacea, “TYPE“.

Si tratterà di una pubblicazione dedicata alle persone che amano i caratteri tipografici, la calligrafia, il lettering, insomma l’arte tipografica in tutte le sue innumerevoli forme.

L’uscita è prevista per Settembre e chiunque può velocemente ordinare la propria prima copia eccezionalmente in omaggio.

Leggendo un pò il post di lancio del progetto, si legge che nel magazine, che dovrebbe avere cadenza trimestrale, saranno raccontate storie con approfondimenti su quello che potrebbe essere il futuro della stampa così come analisi della storia tipografica e le tendenze attuali.

Negli ultimi anni c’è stata un piccolo risveglio dell’attenzione verso l’arte tipografica ed è interessante cercare di capire il perché di questo fenomeno. Chi è questa nuova generazione di giovani tipografi? Quale è il mercato a cui si rivolge? La rivista TYPE vuole rispondere a queste domande e molto altro ancora.

Le anticipazioni sul primo numero parlano di articoli su quattro grandi scuole di design tipografico a cura di Stephen Coles. I volti di Microsoft – La storia delle persone che hanno lavorato per la scelta delle font del più grande sistema operativo del mondo di John Berry. La storia di Yatra, un approfondimento sui caratteri tipografici delle stazioni ferroviarie indianedi Catherine Leigh Schmidt, i poster dei Parchi Nazionali di Joshua Farmer e altri articoli di Jason Tselentis.

A rendere il magazine ancora più bello ci saranno le illustrazioni di Jeffrey Smith e le fotografie di Brian Smale.

“Washed Out” una fanzine fatta da illustratori per sostenere la ricerca sulla salute mentale

“Washed Out” ovvero il lavoro creato dall’illustratore Jamie Kirk appositamente per la settimana mondiale di sensibilizzazione sulla salute mentale.
Jamie Kirk è un illustratore freelance inglese che ha creato una zine per raccogliere fondi per lo studio delle malattie relative alla salute mentale lanciata durante la settimana di sensibilizzazione sulla salute mentale che svolta dal 16 al 22 maggio 2017.

All’interno di questo lavoro, Jamie ha coinvolto altri artisti quali Jean Jullien, Brosmind, Ben Tallon, Kyle Brooks, Sam Larson, Grace Danico, Michael Driver, The Doodle Man, Jake Hollings, Marylou Faure e tanti altri ancora arrivando a produrre un prodotto formato newspaper veramente bello da sfogliare.
Stampato da quella grande realtà che è il gruppo di Newspaper Club, “Washed Out” è disponibile online e costa £ 5. I proventi saranno donati in beneficenza ad alcune realtà di ricerca sulla salute mentale quali YoungMinds, Rethink.

La zine invita anche le persone a condividere le loro opere d’arte sui social media tramite un hashtag #washedout e elenca siti web e risorse per chi voglia o abbia necessità di approfondire il tema della salute mentale.


“Bittersweet” la raccolta definitiva dei lavori di Noma Bar

28Lo stile innovativo e giocoso di Noma Bar lo ha reso uno dei più ricercati illustratori in tutto il mondo, con una vasta gamma di collaborazioni da riviste e giornali tra cui Empire, New York Times, Wired, Guardian, Time Out e, in Italia, con il settimanale Internazionale.

Il suo uso innovativo del negativo e le sue forme minimali hanno anticipato i tempi e creato immagini aperte a letture multiple sempre caratterizzate dall’obiettivo di segnalare e far riflettere su temi attuali e mai banali.

Noma Bar stesso, rappresentato dall’Agenzia Dutch Unkle, ha scelto le illustrazioni più iconiche che hanno contribuito a costruire il suo stile e la sua reputazione.

Le opere sono organizzate in 5 capitoli che sono anche libri tematici diversi come “Introduzione”, “Pretty Ugly” (ritratti), “In Out” (sesso), “Death Death” (conflitto) e “Less More” (vita quotidiana). Accanto alle immagini, Noma Bar rivela il suo processo e metodo di lavoro.

Come collezione, il volume “Bittersweet” è molto di più di una raccolta di illustrazioni, è un percorso, un viaggio, alla scoperta di un talento fuori dall’ordinario che ha imposto la sua visione del mondo attraverso segni, linee e colori unici.

Formato con copertina rigida per 680 pagine edito da Thames and Hudson.

La grafica, i pattern, i colori & la fantasia sorprendente di Hansje van Halem

Hansje van Halem è una grafica e designer olandese che ha il suo studio a Amsterdam dal 2003. I suoi lavori sono tutti caratterizzati dal sua grande amore per la tipografia, il design del libro e tutti gli aspetti che ruotano attorno al mondo della stampa e della tipografia in genere. Oltre a creare lettering, texture e layout sia digitali che artigianali, Hansje ama la struttura delle informazioni, la loro organizzazione e il loro potere di risolvere ogni problema editoriale.

I suoi intricati esperimenti tipografici ricercano la tensione tra un rigoroso approccio sistematico, la perfetta leggibilità e la regolarità tanto cara al lettore.

Nel 2013 e 2014 ha pubblicato “Sketchbook” e “Sketch Cahier“, due pubblicazioni monografiche entrambe oramai sold out che mostrano una serie di vortici, elementi geometrici e altro materiale commissionato e realizzato ma anche progetti non andati poi a buon fine.
III” è la terza pubblicazione di questa serie. Oltre ai prodotti realizzati con la stampa digitale e la stampa risografica, molte opere sono il risultato di anni di collaborazioni con l’editore Jan de Jong.

Il volume”III”, stampato in 750 copie da Uitgeverij De Buitenkant, consiste in 60 pagine 20 x 28,7 cm, stampate in digitale in 28 colori Pantone, con ulteriori pagine in risografia.

SHOP: 40 EUR + spedizione gratuita in tutto il mondo via shophansje

“The Visual History of Type” un perfetto manuale sulla storia dei caratteri a stampa

Paul McNeil è un designer tipografico con un’esperienza spaventosa ed eccezionale nella comunicazione soprattutto nel brand management. Attualmente insegna Contemporary Typographic Media presso il London College of Communication. Insomma stiamo parlando di un mostro sacro della tipografia e ne parliamo perché a settembre uscirà per la storica casa editrice Laurence King, il suo corposo volume dal titolo “The Visual History of Type”.

Il libro di Paul McNeil, che da anni oramai lavora come MuirMcNeil, è un lavoro di tale grandezza (copertina rigida, 350 illustrazioni, 672 pagine etc.) che, chi deciderà di acquistarlo, potrà davvero essere definito un maniaco della tipografia anche alla luce del fatto che occorrono 85$ per accaparrarselo.

Il volume è frutto del lavoro di un’intera vita, oltre tre decenni di consulenze di progettazione grafica e insegnamento all’università e dimostra come per McNeil la tipografia sia uno dei pilastri della comunicazione, piuttosto che semplicemente una parte di essa.

L’obiettivo di “The Visual History of Type” è di fornire un’indagine visiva definitiva dei principali caratteri prodotti dall’avvento della stampa nel 1450 fino ai giorni nostri, con particolare attenzione alla rappresentazione fedele dei caratteri più importanti presentati nei loro esemplari originali.

Il Mash-Up culturale della rivista “Fount”

I ragazzi di Mash-Up hanno iniziato nel 2016 uno scambio artistico interdisciplinare e internazionale con altri artisti, graphic designer, fotografi e tutto quanto fa spettacolo.

Da questo lavoro è nata la rivista indipendente  “Fount” di cui è uscito il primo numero oramai un anno fa. Ne riparliamo ancora oggi perché l’esperimento era (e forse è ancora oggi, ma non se ne hanno notizie aggiornate) molto interessante e varrebbe la pena proseguirlo.

La rivista affronta le convergenze di una società globalizzata quale è la nostra e quello che essa rappresenta e comporta come cambiamenti nell’ambito della creatività. La domanda di fondo che si pongono i ragazzi di Mash-Up, interessante e attuale come non mai è la seguente:”Come possiamo, come società, beneficiare del Mash-Up da un punto di vista culturale, sociale e artistico?

Artisti provenienti da tutto il mondo hanno risposto alla loro chiamata inviando quelle che sono le loro interpretazioni del tema del numero “Piantare una montagna”, una rappresentazione metaforica del coraggio che è necessario per intraprendere una strada nuova e mai percorso prima da nessun altro.

Le opere ricevute sono state a loro volta riviste da un diverso artista, proveniente da ambiti artistici completamente differenti che ha reinterpretato secondo il proprio stile.

Sfogliando “Fount” ti imbatterai in Stefan Sagmeister, PutPut, Hort, Erwin Olaf, Frank Höhne, Tony Futura, Stefan Kiefer, Frank Berzbach, Götz Gramlich.

Per i pignoli, i dati della pubblicazione:
Data di uscita : primavera 2016
Volume: 176 pagine
Formato: 16,5 x 24 cm
Lingua: tedesco / inglese
Stampa: Druck & Verlag Kettler GmbH
Speciale: è incluso un set di adesivi per personalizzare la copertura

Ridisegnare la Costituzione, quando la grafica aiuta a capire

ThoughtMatter è un studio di brand design con sede a New York che ha lanciato su Kisckstarter un interessante progetto grafico che ha l’obiettivo dichiarato e non proprio di basso profilo di aiutare a salvare la democrazia americana dal titolo “For The People: Redesigning The U.S. Constitution”

Partendo dal presupposto che la democrazia muore nelle tenebre e che i nostri sono momenti che esasperano le divisioni ed i contrasti – non solo negli Stati Uniti – i ragazzi di ThoughtMatter si aggrappano ad una consapevolezza che tutti possiamo condividere e cioè che la Costituzione non è una fake news. Infatti, le idee contenute in questo documento seminale rimangono ampiamente sconosciute ai più e necessitano di una nuova forma per essere trasmessa e capita, da qui la decisione di cambiarla.

Uno dei modi migliori per aiutare la democrazia è assicurarsi che più persone capiscano realmente ciò che dice la Costituzione. Ridisegnare il testo per renderlo più immediato, dare un aspetto nuovo e fresco al design del testo, nella speranza di avviare conversazioni più consapevoli sulla base di questo documento incredibilmente importante.

Il progetto richiede l’aiuto da parte delle persone interessate per mettere il potere della democrazia nelle mani della gente inviando 1.000 copie della nostra Costituzione Usa ridisegnata in scuole e librerie. La campagna termina il 29 luglio e prevede la stampa e la spedizione di tutte i gadgets per i sostenitori entro il 17 settembre, data della firma della Costituzione nel 1787.

Il libro prevede tre sezioni di diverse dimensioni che saranno legate insieme al libro finito. La sezione più piccola e più esterna contiene il preambolo della Costituzione. La sezione intermedia contiene la Bill of Rights e la sezione più grande contiene la parte fondante e iniziale del testo della Costituzione.

Il libro verrà stampato in Risograph con l’inchiostro a base di soia su carta rosa.

“American Manifesto”: una dichiarazione di intenti raffinata e imperdibile.

Esplorazione ed esplosione.
Todd Thyberg, fondatore di Angel Bomb, è cresciuto in una piccola città del North Dakota dove ha imparato il valore del duro lavoro e della buona etica. All’Università del Minnesota ha studiato la scrittura creativa prima di partire per la Marina dove, per missione, ha dovuto anche occuparsi di disinnescare gli ordigni esplosivi. Solo dopo essersi congedato dal servizio militare, scopre di essere follemente innamorato della grafica e dell’illustrazione e quindi torna all’Università dove consegue una nuova laurea in comunicazione visiva.
Sono di questi anni i suoi primi lavori sul packaging di prodotto e del 1997 l’inizio dei lavori a nome Angel Bomb.

Oggi, Angel Bomb è un perfetto connubio fra design e stampa tipografica che fornisce servizi di alto livello nell’ambito della comunicazione e del design di prodotto.

Il libretto “American Manifesto” non poteva passarmi inosservato.
Si tratta infatti di un lavoro certosino che incrocia una veste grafica assai ricercata e dal forte sapore vintage con le caratteristiche tipiche delle nuove tecniche infografiche che riportano e rendono immediatamente comprensibili numeri, dati, statistiche riguardanti la situazione attuale degli Stati Uniti d’America con l’obiettivo, attraverso l’amore per la grafica e la stampa, di sensibilizzare i lettori su alcune tematiche scottanti quali l’ambiente, la salute e la sicurezza.

 

Il sottotitolo di “Co11ectif” é: questo non è solo un magazine

Il settimo numero di “Co11ectif” è veramente bello, 280mm x 215mm per 308 pagine di foto mozzafiato e incredibilmente belle.

All’interno trovate la squadra di skateboarder di Volcom – il noto brand di abbigliamento – che si racconta di quando sono andati a farsi un viaggetto in moto nella parte settentrionale dell’Europa e nel sud-ovest degli Stati Uniti.
Non abbiate paura, erano in moto, ma con loro c’erano anche le inseparabili tavole da skate.

Questo numero descrive e racconta infatti quello che è un concetto vecchio oramai di decine e decine di anni ma sulla quale non sembra mai calare l’attenzione e l’interesse degli spiriti più avventurieri: la vita sulla strada.

Le moto, le tende ed il campeggio, lo skateboard e un particolare concetto di turismo sono gli ingredienti di qusta ultima uscita. Un libro sul viaggio, non sulla destinazione perché forse, dopo tutto, aveva ragione chi sulla strada ha trovato la consacrazione a sostenere che le cose che contano sono “una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada”.

“Brand” il magazine di grafica per grafici

BranD” è una rivista internazionale davvero fantastica di cui non è semplice fare a meno se si dipende in modo compulsivo dagli imput creativi provenienti dal mondo della grafica e del design.

Prodotta a partire dal 2014 per un totale di circa 33 numeri bimestrali, BranD è stampata, ideata e realizzata per un pubblico di amanti della grafica.

Pubblicata e distribuita in tutto il mondo dalla da Sendpoints Publishing Co. di Hong Kong è in doppia lingua,  inglese e cinese.

“BranD” cerca da sempre di definire un nuovo modo di affrontare il tema della grafica e del design presentando sempre opere innovative e originali che provengono da ambienti diversi: il visual, la pubblicità, il packaging di prodotto, il digitale, la progettazione di interni, l’architettura, etc.

All’interno dell’ultimo numero di “BranD” vengono presentati 14 diversi studi di design provenienti da tutto il mondo per discutere su quelli che sono i trend, le curiosità e i limiti della grafica contemporanea.

La Sendpoints Publishing Co., Ltd. è, oramai da molti anni, azienda leader in tutto il mondo asiatico per la sua specializzazione nella pubblicazione e distribuzione di libri sul design, da qui  le sue innumerevoli collaborazioni con altri riferimenti del mondo del settore quali TASCHEN, Phaidon, etc.

Un delizioso libretto dedicato a tutti i cultori del Té

La giovane Jiani Lu, graphic designer proveniente da Toronto, Canada, ha ideato e prodotto un libretto assai curato e affascinante sulla millenaria arte del Té.

Tea-Hee” è un libro pieno di ironia da leggere tutto d’un fiato concepito come una guida personale e informale per tutti coloro che si considerano dei veri appassionati di tè.

Il volumetto introduce i lettori nel mondo del tè e della sua arte attraverso tre capitoli che illustrano quella che è la cultura e l’arte del tè. Impostato con un tono amichevole e divertente, il libro si snoda attraverso colori tenui e linee organiche che rendo il tutto veramente gradevole ed adeguato al tema.

La bellezza estetica non va però a discapito dell’aspetto divulgativo, infatti il lato tecnico e didattico della preparazione del tè viene illustrato con un approccio ricco di illustrazioni minimali e lineari, con infografiche ed immagini vettoriali dal taglio molto tecnico industriale.

La produzione del libro mostra il proprio aspetto artigianale soprattutto per quanto riguarda la parte della rilegatura, a vista, ch rimanda al processo lento e paziente che richiede la pratica di preparazione dello storico infuso.

Un libro sull’infinito rapporto che lega la forma al testo

“Words into shapes – The graphic art of calligram” di Daniele Tozzi è una delle ultime pubblicazioni dei ragazzi di Monsa Pubblications.

Il libro contiene una raccolta di 13 creativi che mostrano quello che sono in grado di fare con la composizione di caratteri o lettering nella grafica e nell’illustrazione.

Questa particolare arte grafica ha una tradizione antichissima.

Quella che viene chiamata in ergo “calligram” è una forma di poesia grafica creata per essere vista e ammirata come un’opera d’arte e, allo stesso tempo, per essere letta come un normale elemento di testo.

La sua particolarità sta nel layout tipografico, visto che le parole sono create al fine di comporre un’immagine. Oggi l’uso di calligram è più correlato al disegno grafico e alla pubblicità, ma in questo libro troverete anche esempi su quanti e quali modi le parole ed il testo possono trovare per farsi ammirare.

Daniele Tozzi, al suo primo volume, è un artista calligrafico italiano il cui lavoro deriva dal campo della grafica e dei graffiti. Nato a Roma nel 1981, Tozzi è entrato in contatto con la cultura underground nella seconda metà degli anni ’90, quando ha iniziato a scrivere graffiti. Dopo la scuola superiore, si è laureato in Digital Design presso l’Istituto Europeo di Design (IED) a Roma ed ha iniziato a lavorare come graphic designer per diversi marchi come freelance.

Le poesie visive di Matthew the Horse

Forward Always” di Matt Hodson (AKA Matthew the Horse) è una raccolta di poesie da leggere ad alta voce.
Il libro è un giocattolo, uno script, un gioco e un puzzle. Queste poesie vengono attivate attraverso le prestazioni e il gioco. Come si sceglie di rendersi conto di loro è a te e al tuo pubblico. C’è un buon su meloni.

Questa prima edizione del volume è stata curata da Orlando Lloyd, Graphic Designer from Yorkshire.

 

 

 

 

Roman Signer è un genio

Roman Signer (nato nel 1938) è un artista tutto da scoprire che attualmente vive e lavora in Svizzera.
Il suo lavoro è stato esposto in gallerie e musei in tutta Europa, nel Nord America ed in Asia da oltre trent’anni ed è stato selezionato per prestigiosi eventi artistici come la Biennale di Venezia.

Alcune sue sculture e istallazioni fanno parte delle collezioni del MOMA di New York e nel Centro Pompidou di Parigi.

In questo suo libro viene affrontata quella che lui stesso ha definito come la “Scultura temporale” in quanto egli ha aggiunto tre nuove dimensioni alla scultura: l’azione, lo spazio e il tempo.

La pubblicazione “Project pour un jardin” è una monografia illustrata molto dettagliata che comprende molte fotografie e saggi di Gerhard Mack, Sara Weyns e Pieter Boons.
Questa monografia fornisce una panoramica quasi tutte le opere dell’artista svizzero, in cui gli elementi naturali quali l’acqua, l’aria e il fuoco spesso svolgono un ruolo importante.

 

Super-Cahier n°2: Giocare con l’architettura

Super-Cahier n°2” è fantastico, su questo posso sbilanciarmi abbastanza tranquillamente.

I ragazzi di Bureau 205 questa volta si sono superati ed hanno creato un numero veramente ricco, elegante e anche molto divertente per chi intende avere le idee più chiare di quello che è il ruolo dell’architettura nella società contemporanea.
Il target originario del libro dovrebbero essere i più piccoli, con la possibilità anche di costruire alcuni piccoli modellini in scala di edifici e costruzioni.

Sfogliando si trovano 25 abitazioni da colorare che si trasformano in altrettanti enigmi da scoprire attraverso giochi e domande. Classificando le pagine con i modelli e le illustrazioni in base alla loro somiglianza, il bambino capirà che l’architettura non è solamente una questione di forma, ma anche di posizione, di clima, di materiali e tanto, tanto altro… arrivando a costruire case e città intere secondo i propri sogni.

Architetture da un mondo fantastico: El Alto in Bolivia

El Alto” in Bolivia diventa per qualche pagina un vero e proprio spettacolo per le pupille che si spalancano di fronte a colori e forme che provengono direttamente molto simile ai cartoon come Paul & Mina o simili.

Con questi scatti il fotografo Peter Granser presenta una selezione di edifici dell’architetto boliviano Freddy Mamani Silvestre. Mamani chiama il suo stile architettonico “nuova architettura andina”. I colori e le forme sono ispirati alla cultura indigena di Aymara e all’architettura pre-Inka che si trovano nel sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO di Tiwanaku, vicino al lago Titicaca. Dal 2005 l’architetto autodidatta Mamani ha realizzato più di 60 progetti in El Alto.


Winston Hampel, docente alla School of Architecture di Londra, nel saggio che accompagna la pubblicazione, descrive Granser come un artista concentrato completamente sugli edifici sottolineando come le persone non appaiono mai da nessuna parte. Ogni casa sembra avulsa dal proprio contesto, dal proprio tempo e dal proprio luogo.

Peter Granser, austriaco, vive e lavora a Stoccarda in Germania da oltre 20 anni. Il suo lavoro artistico fa parte di importanti collezioni internazionali.

Un magazine interamente dedicato alla poster art

Quelli che noi chiamiamo comunemente Poster sono sia creazioni artistiche, che mezzi di comunicazione e testimoni di tendenze sociali, commerciali e artistiche dei periodi storici in cui vengono prodotti.

Poster Tribune“, rivista semestrale autoprodotta in grande formato, nasce con l’intento di dare vita a questi mezzi considerati effimeri promuovendo la scena grafica contemporanea svizzera e internazionale e informando sullo stato della poster art contemporanea.

La rivista, ideata e realizzata dallo Studio grafico Neo Neo di Xavier Erni e Thuy-An Hoang, è composta da 12 pagine ricche di articoli e immagini illustrati più tre grandi manifesti.

Il settimo numero è dedicato di “Poster Tribune” è dedicato interamente al Weltformat, il Festival internazionale di Lucerna.

In questo numero potete trovare la scena attuale della poster art in Svizzera, la gara dei 100 migliori poster tedeschi, austriaci e svizzeri. Un approfondimento  • Annik Troxler.

“Un libro fatto di carta”, progetto di Andrea Bulgarini d’Elci

Andrea Bulgarini d’Elci è un graphic designer di Padova laureato presso la facoltà di Arti e Design dell’Università IUAV di Venezia.
Le sue passioni sono la tipografia, l’editoria, la fotografia e lo sviluppo del prodotto.

“Un libro fatto di carta” è il titolo del suo progetto editoriale sviluppato come tesi di laurea proprio presso lo IUAV di Venezia.

Come si legge sul blog della Favini, “L’idea da cui Andrea è pa