SOFFA, arriva da Praga il magazine sulla bellezza del mondo artigiano

SOFFA” è una rivista bimestrale di design e lifestyle con base a Praga pubblicata ogni due mesi in inglese (e ora anche in ceco) in formato cartaceo e online già al suo quarto anno di vita. SOFFA mira a ispirare il lettore presentando la bellezza nascosta nella vita di tutti i giorni tramite il meglio del mondo del design contemporaneo.
Ogni numero è incentrato su un tema unico e presenta fotografie, illustrazioni e articoli longform. Stampato su 160 pagine di alta qualità, la rivista è distribuita in tutto il mondo. Oltre alla rivista pubblicata e ai contenuti online aggiuntivi – blog, mini-numero bimestrale e post sui social network – SOFFA ospita workshop creativi con artisti e specialisti da tutto il mondo che interessano una vasta gamma di tipologie di lavori artigianali, interior design e pelletteria.
L’e-shop SOFFA vende i numeri stampati della rivista, l’abbonamento annuale e i prodotti originali SOFFA, dai poster agli accessori di moda.
Il primo numero in uscita nel 2018 riguarderà il centenario della fondazione della Cecoslovacchia e i ragazzi di SOFFA hanno deciso di onorare la cosiddetta prima repubblica assaporando la bellezza della rivista stampata non solo in inglese, ma come detto anche in ceco.
SOFFA è acquistabile qui.

L’arte della macchina da scrivere toglie il significato alle parole e lascia il piacere agli occhi

L’amata macchina da scrivere continua a non mollare, a resistere anche quando tutto e tutti sembrano averla abbandonata. La sua bellezza estetica, la piacevole azione percussiva di battere sui tasti, l’unicità delle pagine impresse e un pò stropicciate sta vivendo un vero e proprio rinascimento attraverso l’infinito mondo dei cosiddetti creativi.
Nella pubblicazione che vi presento oggi, anche se uscita oramai 3 anni fa, i fondatori del Sackner Archive of Visual and Concrete Poetry, forse una delle più grandi collezione al mondo di arte grafica e visuale mettono a disposizione la loro collezione creata in oltre quattro decenni per presentare esempi di grafica, design, illustrazione a tanto altro ancora prodotti, proprio con la macchina da scrivere, da oltre 200 tra i migliori artisti al mondo. Dalle prime opere ornamentali prodotte dai segretari alla fine del 1800 a opere più recenti che analizzano quella che è la situazione particolare del documento dattiloscritto nell’era digitale.
“The Art of Typewriting”, questo il titolo del grosso volume, è suddiviso in tre sezioni principali: un’introduzione alla storia della macchina da scrivere e della sua arte; una sezione che mostra lavori chiave o comunque considerati particolarmente importanti e una sezione di riferimento con le biografie degli artisti e degli scrittori più influenti di questo tanto particolare quanto affascinante genere.
Il layout del libro è stato creato dallo studio di progettazione grafica di Londra Graphic Thought Facility che, con un lavoro simile a quello di Eye Magazine (di cui abbiamo qui parlato in occasione degli STACK Awards 2017) ma come detto con un anticipo di circa tre anni, ha creato una copertina unica per ogni copia del volume tramite una combinazione di immagine anteriore e posteriore.. questo per confermare che di questo libro non esistono due copie uguali.
“The Art of Typewriting” destabilizza la comunicazione lineare come le parole che diventano oggetti. Nell’era di Google, dell’iphone e dei tablet, la macchina da scrivere ha un fascino nostalgico ma, nonostante questo, le splendide opere proposte sembrano esistere al di fuori del tempo e del luogo … I Sackner organizzano le opere tematicamente: testi alfabetici, labirinti e meandri di testi. L’effetto è piacevolissimo. a me sembra addirittura che il libro concorra a creare una piccola ma importantissima tregua dalla nostra costante ricerca di significato. Una finestra di calma nel mezzo alla continua e confusionaria tempesta comunicativa.
Il libro, edito da Thames & Hudson, di cui vi abbiamo già presentato altri lavori (qui e qui), è acquistabile qui.

Dentro al nuovo GRAM, fra gli altri, 5 spassosi poster di Filippo Fontana

Come voi che ci leggete avete senz’altro capito, oltre alla passione in generale per i prodotti editoriali più interessanti e curati che scoviamo in gira per l’Italia e nel mondo, un’altra passione che ci caratterizza è quella per la grafica e i progetti indipendenti, underground come si diceva una volta.
Ecco, GRAM è proprio uno di questi. GRAM è un collettivo di autoeditoria con sede a Milano, Venezia e Bolzano. Il suo scopo è quello di dare vita a nuove idee e progetti culturali attraverso prodotti editoriali. Una creatura dalle mille facce in costante mutazione. Come si legge nel loro about, GRAM è una pianta infettiva che si nutre di una varietà di contributors e di diverse tecniche progettuali e realizzative. GRAM è un centro per creativi finalizzato ad un percorso che tende a conoscere la contemporaneità e diffondere arte attraverso la selezione delle migliori opere. Il loro processo curatoriale utilizza nuovi contesti.
L’unità di misura di GRAM è il grammo e per questo ogni prodotto viene pesato e inserito in una busta numerata che reca appunto l’indicazione del peso esatto del prodotto.

Presentato il nucleo, oggi mi piace mostrarvi l’ultima uscita, la quarta dal 2014, del progetto editoriale omonimo, GRAM #4 appunto che si presenta all’interno di una busta con grafica serigrafata in 300 copie. GRAM #4 vi offre 4 poster, 3 zines, cartoline, adesivi, polaroid e altro creato da 12 diversi autori quali Mauro BubbicoCalvin Calenda, Filippo Fontana e Jonathan Mendel. Fra questi artisti mi piace segnalare il lavoro di Filippo Fontana, giovane designer italiano di Venezia laureato in graphic design presso l’ESA Saint Luc School di Bruxelles nel 2013, laurea specialistica in graphic design presso la scuola IED di Milano e un master in comunicazione visiva presso il Royal College of Art di Londra. Il suo lavoro, dal titolo “Void”, utilizza la cultura popolare per evidenziare le ridicolezze della ricchezza trasmessa da alcuni dei volti famosi dell’Italia.
Cinque poster pubblicati appunto dai ragazzi di GRAM, dove si riconoscono figure riconoscibili del mondo social e dalla stampa degli ultimi 20 anni. La serie di poster intende ritrarre, in modo ironico e satirico, i diversi canali di informazione e intrattenimento italiani  dove l’ostentazione della ricchezza, il materialismo, l’ignoranza, la volgarità, il lusso e il sesso sono il fulcro ed il motore di tutto. Usando uno stile illustrativo che ricorda Kyle Platts e Simon Landrein, Filippo cerca con Void, di far riflettere lo spettatore su come l’establishment possa aver plasmato il mondo dei media e, più in generale, la cultura pop italiana. Il provocatorio titolo del progetto, Void (Vuoto), rappresenta anche il sentimento di Filippo sull’argomento scelto e la sua volontà di sottolineare come, contrariamente al suo spirito originario, il mondo dell’informazione invece di creare contenuti culturalmente preziosi, sia invece un contenitore vuoto.

GRAM è acquistabile qui.

Un libro illustrato presenta la scuola di attività paranormali

Jefferson Cheng è un designer e illustratore di San Francisco che si occupa di stampa, brand identity con una vasta gamma di clienti, grandi e piccoli. Attualmente lavora anche come designer per Google mentre in passato ha collaborato anche con Monocle, YouTube e tanti altri.
Mi ha colpito questo suo lavoro dal fantasioso titolo “Q.S.R. Class no. 001” e, andando ad approfondire un pò, ho scoperto essere veramente un bel prodotto, ricercato quanto basta per conservare un approccio totalmente underground ma sempre stiloso ed elegante.
L’immaginazione scorre libera in questa zine totalmente grafica.
Illustrata a quattro colori con una linea accattivante utilizzata per narrare le storie di una scuola che intende insegnare attività paranormali.
Tutto imperniato sull’utilizzo di forme geometriche che vengono trasferite da una pagina all’altra creando sempre nuove forme e disegni il tutto con un forte spirito giocoso e irriverente.
Il libro non è in vendita in quanto si tratta di un prototipo che speriamo divenga presto stampato in più copie.

 

Una fanzina dedicata all’effetto “bouba-kiki” la tendenza ad associare oggetti arrotondati a nomi che richiedono arrotondamenti della bocca

Madeleine Toth è una giovane designer indipendente attualmente residente a Cleveland, Ohio dove porta avanti l sue ricerche sulla creazione di nuove immagini relative al mondo delle lettere e dell’alfabeto. Tutti i suoi lavori sono caratterizzati da un approccio multidisciplinare alla grafica ed al design che la portano spesso a sconfinare anche nello studio delle diverse tecniche di stampa e soprattutto, come nel caso del prodotto che vi propongo oggi, nell’insondabile rapporto che lega lo spazio con gli oggetti che vi stanno intorno, dentro, sopra e sotto.
“Make This Sound” è una fanzine sperimentale di quelle che mi piacciono perché devono essere scoperte, conosciute e che non si fanno conquistare al primo sguardo. L’intero progetto si sviluppa attraverso quello che viene normalmente chiamato effetto “bouba-kiki” la tendenza cioè delle persone ad associare oggetti arrotondati a nomi che richiedono arrotondamenti della bocca per la pronuncia.
Capite bene che si tratta davvero di un progetto in cui la parte sperimentale rappresenta il fulcro e il cuore pulsante e che quindi mi ha ammaliato immediatamente per lo splendido lavoro di concept fatto da Dirk Elijah Edwards e soprattutto dal design di Madeleine Toth.
Il volume non è in vendita, forse siamo troppo oltre.

Un libro racconta per immagini e grafica la storia del movimento pacifista in Inghilterra e nel mondo

“People Power” è un bel libro che traccia la storia del movimento contro la guerra nel Regno Unito dallo scoppio della prima guerra mondiale ai conflitti attuali in Medio Oriente raccontando la storia degli obiettori di coscienza e di tutti coloro i quali si sono impegnati in prima persona per protestare contro ogni forma di conflitto o guerra.
Basandosi su testimonianze raccolte da diretti interessati e soprattutto sulla vastissima collezione del Museo Imperiale della Guerra e del suo ricco archivio di materiale visivo, tra cui fotografie, dipinti, poster, cartoni animati e distintivi, il libro esplora le molteplici ragioni che da sempre uniscono le persone che si oppongono alla guerra ed esamina i cambiamenti e le costanti presenti nel movimento. Viene inoltre esaminato il ruolo delle principali organizzazioni e gruppi all’interno del movimento, come la Peace Pledge Union negli anni ’30 e il Greenham Common Women’s Peace Camp negli anni ’80, così come quella di singoli sostenitori di alto profilo, tra cui Fenner Brockway e Tony Benn.
Il libro, edito dalla storica casa editrice inglese Thames & Hudson è acquistabile qui.

Un libro che spiega il rapporto fra il gesto e la parola nella lingua italiana

Mentre studiava le lingue, i segni e più in generale la comunicazione in uno dei suoi corsi di laurea all’università, la giovane studentessa italiana di stanza a Colonia, in Germania, Silvia Gaianigo ha capito quanto sarebbe stato divertente ed interessante mettere a fuoco la propria lingua, l’italiano appunto.
Si tratta infatti forse della lingua con maggiori trasposizioni gestuali del mondo così alla fine ne è saltato fuori un libro, un piccolo dizionario che contiene i segni ed i gesti delle mano più popolari nell’uso comune da parte della popolazione italiana mentre parla.

Erica Coppa & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Erica Coppa from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Erica is currently a student at Macomb Community College. She is double majoring in Interactive Web Media and Deisgn & Layout. After school She plan to work as a freelancer selling her art and making websites.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

EC – The first time that I had watched The Big Lebowski, I was attending school at Adrian College in Michigan. My boyfriend at the time loved the movie so he suggested that we should watch it. I remember falling instantly in love with the characters and how different they all were. The Dude was the leader of the group. Walter was an unpredictable Vietnam vet. And Donnie was the mild-mannered sidekick.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

EC – My art is mostly minimalistic. I am very attracted to art that can show the most minimal work but still tell a story without major details. It fascinates me how the mind can put together all the details of somebody’s face or know who a person is by the most minimal images.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

EC – My environment in where I live is a small city called Macomb, Michigan USA. I am currently working at a plant in Shelby, Michigan USA called Champion Laboratories. Although, it does not pertain to what I want to do in my future, I still get a lot of inspirations while working there. I am a full-time student at Macomb Community College and will be graduating in Spring of 2018 with a double major in Design & Layout and Interactive Web Media and Development. I usually spend my free time with my family and friends. We normally all go to local bars/clubs on the weekends. My favorite place to be is my apartment. I love to be inside or on my porch looking at the lake behind my building and work on my Web or Graphic Designs. It is very peaceful and ideas just come to me faster.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

EC – My inspiration for wanting to create minimalist posters is Chungkong. Chungkong is a Netherlands based designer. Chungkong spends time creating his own artwork, his posters are really eye catching. Chungkong strips the subjects down to their bare bones and brings them to life in vibrant and playful designs, covering a variety of subjects from cult movies, books and sports.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

EC – The Big Lebowski for me is more than just a comedy. The Coen brothers had may inspirations and ideas for these characters they were bringing to life in movie. I believe the film has so much influence to the work of graphic and illustrations because it’s just a very funny premise for a film. The Dude (Jeffrey Lebowski) is a listless L.A. pothead wiling away the early 1990s playing in a recreational bowling league with friends Walter Sobchak and Donny Kerabatsos. When a pair of clumsy thugs confuse the Dude with another Jeffrey Lebowski – peeing on his prized rug– the Dude is thrown into a whacky adventure that involves a family feud, a gang of nihilists, the avant-garde art world, the SoCal porn scene, lost homework, Tara Reid and a missing toe.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Erica Coppa dal Michigan, USA.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

EC – La prima volta che ho visto The Big Lebowski, frequentavo la scuola all’Adrian College in Michigan. Il mio ragazzo in quel momento adorava il film, quindi mi ha detto che dovevamo assolutamente guardarlo. Ricordo di essermi innamorata all’istante dei personaggi e di quanto fossero strambi. Il Drug era il leader del gruppo. Walter era un veterano del Vietnam imprevedibile e Donnie era l’aiutante mite.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

EC – La mia arte è per lo più minimalista. Sono molto attratto dall’arte che può mostrare la parte più minimale del soggetto per riuscire a raccontare comunque una storia senza omettere i dettagli importanti. Mi affascina come la mente possa mettere insieme tutti i dettagli del volto di qualcuno o sapere chi è una persona dalle immagini più minimali..

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

EC – L’ambiente in cui vivo è una piccola città chiamata Macomb, Michigan, USA. Attualmente sto lavorando in uno stabilimento di Shelby, Michigan, negli USA, chiamato Champion Laboratories. Anche se non è proprio ciò che voglio fare in futuro, non è male. Sono una studente a tempo pieno al Macomb Community College e mi diplomerò nella primavera del 2018 con un doppio incarico in Design & Layout e Interactive Web Media and Development. Di solito trascorro il mio tempo libero con la mia famiglia e gli amici. Normalmente andiamo tutti nei bar / club locali nei fine settimana. Il mio posto preferito è il mio appartamento. Mi piace stare sotto il mio portico a guardare il lago dietro casa mia e lavorare da li sul Web o sul Graphic Designs. E ‘molto tranquillo e le idee mi arrivano più velocemente.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

EC – La mia ispirazione per i poster minimalisti è Chungkong. Chungkong è un designer con sede in Olanda. I lavori di Chungkong sono davvero accattivanti. Chungkong spoglia i soggetti fino alle loro ossa nude e li riporta alla vita con disegni vivaci e giocosi, coprendo una varietà di soggetti da film di culto, libri e sport

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

EC – The Big Lebowski per me è più di una semplice commedia. I fratelli Coen hanno avuto ispirazione e idee meravigliose per questi personaggi che popolano il film. The Dude (Jeffrey Lebowski) è un personaggio di L.A. dei primi anni ’90 che gioca in una lega di bowling amatoriale con gli amici Walter Sobchak e Donny Kerabatsos. Quando un paio di teppisti goffi confondono il Dude con un altro Jeffrey Lebowski – fanno cioè la pipì sul suo prezioso tappeto – il Dude viene gettato in un’avventura bizzarra che coinvolge una faida familiare, una banda di nichilisti, il mondo dell’arte d’avanguardia, la scena porno di SoCal, chi ha perso i propri compiti scolastici, Tara Reid e un dito del piede mancante.

Attraverso la grafica il libro “The Scale of Things” ti fa scoprire un nuovo mondo

Uno di quei libri che non capisci al primo sguardo, di quelli che ti chiamano e ti costringono ad avvicinarti, sfogliare, eggere e capire. Per poi, in fondo, finalmente avere chiaro il progetto e goderne il significato.
Se poi, il tutto, pè condito da un accurato lavoro editoriale e da una certa spregiudicatezza visiva, allora io sono vinto e l’innamoramento scatta inevitabile.
Sto parlando del libro “The Scale of Things” edito da Quadrille Editions e opera dello studio Praline Design e del suo fondatore David Tanguy.
The Scale of Things è accattivante, ti porta oltre la distanza per esplorare fatti e fenomeni trasformando il loro significato attraverso un nuovo stile grafico.
La grafica è infatti parte integrante della comprensione delle affermazioni di ogni essere umano, un mix di informazioni grafiche, tipografia e illustrazioni formano le rappresentazioni visive con cui noi tutti afferriamo i concetti.
Il libro è rivolto a tutte le età da 10 anni in su perché può essere divertente per tutti scoprire la nuova veste data a concetti quali la Biologia, il Cosmo, l’Economia, l’Ambiente, la Tecnologia ecc.

Il libro è in vendita qui.

“Entrose” un magazine sul basket come cultura underground

Chi ama lo sport sa cosa significa esserne onnivoro, appassionarsi anche per l’ultima delle partite di calcio, sudare insieme ai ciclisti nelle salite del Giro d’Italia o svegliarsi di anno in anno alle 3 di notte per seguire fino a mattina le Finals NBA.
Proprio di basket abbiamo già parlato in un articolo su “Franchise” altro magazine fra arte e design, perché stanno, anche se più lentamente di quanto mi aspettassi, iniziando a sbucare anche magazine sullo sport della palla a spicchi ed oggi ve ne presento uno davvero nuovo… “Entorse“.

Intanto, la parola “Entorse” in francese rimanda alla distorsione, forse l’infortunio più comune dei giocatori di basket, ma se allarghiamo il senso del termine vediamo che diventa infrangere le regole o andare contro la norma. È questa doppia interpretazione che ha portato il fotoreporter e fotografo Benjamin Schmuck, redattore capo Stephane Peaucelle-Laurens e lo studio di design Helmo a chiamare così la loro nuova rivista sulla cultura del basket.
La rivista è incredibilmente visiva, molta fotografia e storie illustrate con opere di illustratori come Simon Roussin e Kitty Crowther.
Il design particolare di Entorse è l’aspetto che lo rende più intrigante con una font personalizzata ispirata alle linee di un parco giochi. La pubblicazione è in un grande formato che una volta aperto forma la stessa proporzione di un campo da basket.
Personalmente mi sono innamorato di Entorse per l’idea della copertina che in un bel colore arancio è stampata con il titolo nero in rilievo così da rimandare alla sensazione di tenere in mano una palla da basket.

Łukasz Samsonowicz & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Łukasz Samsonowicz from Poland.
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Born in 1983 in Lubsko in Poland obtained Masters in Fine Art in 2007.
Łukasz works as a comic artist, illustrator, painter and graphic designer.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

LS – It was a good story! The film immediately attracted me to his surreal mood and inebriated and infected me. If I’m not mistaken I looked at it with my friends in my room. It was probably 1999. At that time I had a video player for VHS tapes and sometimes we did film shows together. There was a rental of videotapes next to my house and at that time we often smoked grass. The conclusions I pulled out of the film … quite a few would say, more than anything else I think can make you fall in love if you lead a relaxed life, you have friends and do what you love.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

LS – I find inspiration in everyday life. I like horror and science fiction movies, comics, hardcore music, punk and rock’n’roll, the absurd and black humor, Dadaism, pop art, the productions of the Monty Python group. I am also inspired by anarchist thought. I’ve studied it for years and I really like it. This is why I try to follow what happens in the world and sometimes comment on it through my work. I’m not looking for inspiration, I’m calmly waiting for something to kick my ass or my head off! When it happens, I react and create a new job. Obviously, even the lack of money is an inspiration … you have to live with something, that’s why I run my studio.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

LS – I currently live in the small town of Lubsko, Poland, near the border with Germany. The city is surrounded by farmland and numerous forests. There are ponds, grassland for breeding, lakes, good recreational areas for cycling, picturesque ruins of old factories covered with shrubs and trees. I often walk with my family in the Karaś lagoon, in the summer season we rest at the Białków basin in the nearby town of Nowiniec. The neighborhood is calm, I like it.
If man has good contact with nature, he can recharge his mind with positive energy. Every day I work in an old house, in a room of about 11 square meters. There is a large drawing table, a bookshop for comics and books, a work cabinet and various painting equipment. A good place to live is for me a place where there is internet access … and friends.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

LS – My favorite artists are comic cartoonists Simon Bisley and Przemysław Truściński. I appreciate them for their line, for the perfect design that they use as a means of expression. Their creative research, experiments and their expressions give the comic book a great freshness as a work of art and therefore inspire me.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

LS – The film is about life, it’s authentic, it has everything you need to understand life: laughter, friendship, love [alcohol or bowling], adventure, death. He talks about these important things in a discreet, ordinary, relaxed way … just like the main character – a relaxed guy. That’s why I love him. It presents a surreal mosaic of intrigues, events that could happen to each of us in real life, which is why it stimulates the imagination of various artists in the world.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Łukasz Samsonowicz.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

LS – E ‘stata una bella storia! Il film mi ha immediatamente attirato nel suo umore surreale e mi ha inebriato e contagiato. Se non sbaglio l’ho guardato con i miei amici in camera mia. Probabilmente era il 1999. A quel tempo avevo un lettore video per cassette VHS e talvolta facevamo proiezioni di film insieme. C’era un noleggio di videocassette accanto a casa mia e a quel tempo fumavamo spesso erba. Le conclusioni che tirai fuori dal film… piuttosto poche direi, più che altro penso possa farti innamorare se conduci una vita rilassata, hai amici e fai ciò che ami.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

LS – Trovo ispirazione nella vita di tutti i giorni. Mi piacciono i film horror e di fantascienza, i fumetti, la musica hardcore, il punk e il rock’n’roll, l’assurdo e il black humor, il dadaismo, la pop art, le produzioni del gruppo Monty Python. Mi ispiro anche al pensiero anarchico. L’ho studiato per anni e mi piace proprio. Per questo cerco di seguire cosa accade nel mondo e a volte commentarlo attraverso il mio lavoro. Non cerco per forza l’ispirazione, sto aspettando con calma qualcosa che mi prenda a calci il culo o la testa! Quando succede reagisco e creo  un nuovo lavoro. Ovviamente anche la mancanza di denaro è una fonte d’ispirazione… devi vivere con qualcosa, ecco perché gestisco il mio studio.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

LS – Vivo attualmente nella piccola città di Lubsko, in Polonia, vicino al confine con la Germania. La città è circondata da campi coltivabili e numerose foreste. Ci sono stagni, pascoli per allevamento, laghi, buone aree ricreative per il ciclismo, suggestive rovine di vecchie fabbriche ricoperte di arbusti e alberi. Cammino spesso con la mia famiglia nella laguna Karaś, nella stagione estiva riposiamo al bacino Białków nella vicina città di Nowiniec. Il quartiere è calmo, mi piace.
Se l’uomo ha un buon contatto con la natura, può ricaricare la sua mente con energia positiva. Ogni giorno lavoro in una vecchia casa, in una stanza di circa 11 metri quadrati. C’è un grande tavolo da disegno, una libreria per fumetti e libri, un armadietto da lavoro e varie attrezzature per la pittura. Un buon posto dove vivere è per me un posto dove c’è l’accesso a internet … e gli amici.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

LS – I miei artisti preferiti sono i fumettisti comici Simon Bisley e Przemysław Truściński. Li apprezzo per la loro linea, per il perfetto disegno che utilizzano come mezzo di espressione. Le loro ricerche creative, gli esperimenti e le loro espressioni danno molta freschezza al fumetto come opera d’arte e quindi mi ispirano.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

LS – Il film parla della vita, è autentico, ha tutto il necessario per capire la vita: risate, amicizia, amore [all’alcool o al bowling], avventura, morte. Parla di queste cose importanti in modo discreto, ordinario, rilassato … proprio come il protagonista – un tizio rilassato. Ecco perché lo amo. Presenta un mosaico surreale di intrighi, eventi che potrebbero accadere a ciascuno di noi nella vita reale, è per questo che stimola l’immaginazione di vari artisti nel mondo.

“No Cure Magazine” ovvero quando è amore è amore vero

Si, quando è amore è amore vero e niente e nessuno può cambiare questo stato di cose.
Amo “No Cure Magazine” dal 2014, anno in cui lo scoprii quasi per caso, partendo da un adesivo trovato per strada in una delle mie trasferte anomale. Da li in poi non ho potuto scegliere, seguirlo, sfogliarlo, aspettarlo, sono stati un appuntamento fisso di mese in mese fino ad oggi, ma lo sarà anche domani visto cosa ci stanno preparando per il nuovo numero.
La quindicesima uscita infatti, dal curioso titolo “Straya”, inzierà a riempire le cassette delle lettere degli abbonati dalla prossima settimana e sarà interamente dedicata a tutto ciò che è confusione, turbolenza, creatività esplosiva con lavori fantastici di gente del calibro di Lauren e The Lost Boys, Cassie Stevens, Russel Ord, Sindy Sinn, Rach Pony Gold, Jack Irvine, Kiel Tillman, Scotty Williams, Chris Nixon, Kentaro Yoshida e altro ancora!

Puoi ordinare la tua copia di Straya cn la splendida cover di Lee McConnell andando qua.

Un libro/calendario con una grafica al giorno tutte in bianco e nero prodotto da Fedrigoni

“Fedrigoni 365” è un progetto dello studio londinese TM creato per commemorare il 2018 chiedendo ai principali creativi inglesi di contribuire con un lavoro a quello che risulta essere un vero e proprio compendio di design e che in questo progetto prende la forma del calendario annuale di Fedrigoni.
Il risultato di questo processo è un sorprendente libro nero dimensioni 165x220mm di ben 400 pagine che contiene 365 disegni monocromatici all’interno. Ogni disegno è stato creato come interpretazione di una data che è stata fornita a caso a ciascun partecipante. Le regole con cui creare il disegno sono stati stabilite per sfidare al massimo la creatività di ciascun designer imponendo i limiti di utilizzo di una sola pagina e del Bianco e nero che ha costretto tutti i creativi interessati a concentrarsi rigorosamente sul concetto e sulla forma.
Il Calendario che ne è venuto fuori è veramente un bellissimo prodotto editoriale, ha una forma organica il cui ritmo varia da una pagina all’altra senza un vero e proprio filo conduttore se non appunto quello del bianco e nero.
Altro aspetto importante del progetto è che tutti i profitti ricavati dalla vendita del libro andranno direttamente all’associazione benefica Make-A-Wish.

Presentare il nuovo magazine “Dust Catcher” mi ha fatto riflettere sullo strano rapporto fra magazines e pubblicità

Dust Catcher è una rivista indipendente che ha fatto il suo esordio proprio in questo 2017 dove, in fatto di nuovi magazine, ne abbiamo viste di tutti i colori e forme.
Il primo ed unico numero finora uscito, dal classico formato 210 x 275 per 96 pagine, si caratterizza per la sovracopertina traslucida e per la scelta di una totale assenza di pubblicità. Questa volontà di rinunciare alla pubblicità rappresenta oggi una vera e propria sfida per chi la compie, soprattutto se si intende portarla avanti anche nelle successive uscite, perché è forse l’unica modalità di potersi davvero fregiare dell’aggettivo (veramente oramai svuotato di senso nella maggior parte dei casi) di indipendente.
A fronte dei costi rilevanti che si devono affrontare per la produzione, la promozione e la diffusione di prodotti del genere, risulta infatti estremamente difficile e coraggioso gettarsi nella mischia e, proprio per questo, degno di maggior considerazione, a mio avviso, rispetto ai colossi che oramai veleggiano anche nel settore magazine, sospinti dal vento di ricchi sponsor distesi a tutta pagina.
Non è certo un’accusa o una presa di distanza, esistono realtà editoriali bellissime che non avremmo mai potuto sfogliare senza la pubblicità, ma piuttosto una questione di chiarezza e onestà intellettuale che dovrebbe riportare tutti a chiamare le cose con il loro vero nome, anzi in questo caso, aggettivo.
Diciamo che considero indipendente chi può lavorare senza dipendere e quindi senza dover rendere conto agli sponsor che, in casi ancora più spinti di supporto economico diventano i veri e propri commitment del prodotto.
Quindi continueremo a godere di magazines sempre più belli, sia con che senza inserzioni pubblicitarie, ma almeno sapremo di cosa stiamo parlando quando scriviamo indipendente.

Rientro dalla digressione forse teorica ma a mio avviso obbligata per parlare di Dust Catcher che affronta, come molti altri magazine, il tema della grafica e del design contemporaneo cercando di ritagliarsi un proprio spazio in questa sovraffollata categoria attraverso la sperimentazione e la ricerca di artisti emergenti e non ancora affermati.
L’antipolvere, come si traduce in italiano Dust Catcher, dà uno sguardo alle persone che solitamente vengono etichettate come i creativi spaziando liberamente da illustratori a pittori a scultori, progettisti di giocattoli e molto altro ancora.
Dust Catcher lo potete acquistare qui.

 

Thomas Raimondi & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Thomas Raimondi from Italy.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Thomas Raimondi was born in Legnano (MI) on May 17, 1981.
Graduated at the Politecnico di Milano in Design of Communication. Graphic designer, visual artist, freelance illustrator active in the underground scene with numerous publications.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

TR – why was it looked at ?!

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

TR – I’m attracted to everything. I am passionate and curious, I do not want to be prejudiced. I’m very interested in subcultures, what is on the margins and comes from below, but at the same time I undergo the ephemeral charm of ultra pop culture. In my works I try to recreate these shorts. Ask questions, create paradoxes by moving content from one semantic field to another, having fun, teasing, dissecting, replaying. Art for me is a game, a party, a labyrinth in which to get lost to find different.
I do not want to make lists of names of people who might have inspired or influenced me, if you think they are.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

TR – At this time I live in Pavia, a pretty rhetorical city in Lombardy. Few cultural initiatives, several self-referential and almost none organized by under 100! There was no independent artistic scene and general immobility. To be a university town, living there was a big disappointment. High human potential that can not meet to create. Sin.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

TR – Now as I now follow the creative blend between Arca and James Kanda! I find them absolutely brilliant. The central point in art is to rebuild / invent a world that has imaginary and proper, coherent and original codes and they do it magnificently. Then Michele Guidarini and Stefano Cerioli two Italian artists with whom I am collaborating on an arty punk traveling project “KILL YOUR IDOLS” and I have to keep them under the eye ahaha !!

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

TR – Surely the super-character characters, the story with its absurd situations and bizarre walks, the soundtrack and the attention to detail make “The Big Lebowski” a cult movie of a certain 90s culture. In the film there are a lot of ideas, hyperlinks, styles, shattered clichés … in short, creative ideas and reflection for everyone.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Thomas Raimondi.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

TR – …Ah perché andava guardato?! 

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

TR – Attingo da tutto. Sono appassionato e curioso, non voglio avere pregiudizi. Mi interessano molto le sottoculture, ciò che è ai margini e arriva dal basso, ma nello stesso tempo subisco il fascino effimero e patinato della cultura ultra pop. Nei miei lavori cerco di ricreare questi cortocircuiti. Fare domande, dare vita a paradossi spostando i contenuti da un campo semantico all’altro, divertirmi, prendere in giro, dissacrare, riplasmare. L’arte per me è un gioco, una festa, un labirinto nel quale perdersi per ritrovarsi differenti.
Non voglio fare liste di nomi di persone che potrebbero avermi ispirato o influenzato, cercatevele voi se pensate che ci siano.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

TR – In questo momento vivo a Pavia, una graziosa quanto retorica cittadina lombarda. Poche iniziative culturali, diverse autoreferenziali e quasi nessuna organizzata da under 100! Non pervenuta scena artistica indipendente e immobilismo generale diffuso. Per essere una città universitaria, viverci è stata una grande delusione. Potenziale umano elevato che non riesce a incontrarsi per creare. Peccato.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

TR – Ora come ora seguo molto il connubio creativo tra Arca e James Kanda! Li trovo assolutamente geniali. Il punto centrale nell’arte è ricostruire/ inventare un mondo che ha immaginario e codici propri, coerenti e originali e loro ci riescono magnificamente. Poi Michele Guidarini e Stefano Cerioli due artisti italiani con i quali sto collaborando ad un progetto arty punk itinerante “KILL YOUR IDOLS” e devo tenerli sott’occhio.. ahaha!!

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

TR – Sicuramente i personaggi super caratterizzati, la storia con le sue situazioni assurde e i suoi intrecci bizzarri, la colonna sonora e la cura dei particolari rendono “Il Grande Lebowski” un film cult di una certa cultura dei ’90. Nel film ci sono un sacco di idee, collegamenti ipertestuali, stili, cliché in frantumi…insomma spunti creativi e di riflessione per tutti.

An elegant golden book with the treasures inside

I fell in love with this product called “Sendings” producred by Aggie Toppins.
Aggie teaches graphic design at the University of Tennessee at Chattanooga and serves as Associate Head of the Art Department. After working for more than 15 years as a commercial designer, Aggie is directing her creative energies towards self-publishing editions through The Unofficial Press, writing about design, and doing community-based projects. Aggie received her MFA from the Maryland Institute College of Art in 2012. She lives beside a mountain with her husband and their two silly dogs.
“Sendings” is elegant, refined, with some graphic experimentation elements that I really enjoyed.
This independent product is made up by four essays relating to travel, theory, and the work Aggie mades in France, including the Sendings and Palimpsests projects.

Sendings from 2016. A series of collages on paper with an examination of symmetry and its connotations, this series draws on Jacques Derrida’s text “La Carte Postale”, in which the author disassembles binary oppositions in favor of readings that flip around an axis like a post card.
Palimpsests. from 2016–ongoing. Silkscreen and digital printing on fine papers. Printed in editions of 10 each. This series of collage-based prints is rooted in the practice of psychogeography. I mark my movements through the world as a solo female traveler by using the scraps of ephemera that pass through my life while traveling. The project indexes my own embodied experiences, while at the same time capturing how these experiences have left their trace on me.

You can buy the book in the shop of Aggie Toppins here.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Janelas Lisboetas from Portugal

Independent Press Fair
Hey folks,
we are so happy that our Independent Press Fair project is finding so many people and so much interest!
Anyone who has an indifferent editorial product to promote, show, sell, we are here for this.
Send us your jobs by email and wait confident, we are working to develop the project but we need to see how many you are and what jobs you have in your head and hands, get ahead!

Today we present Camilla, from Brazil with his book about the windows of Lisbon. I love it and i’m so happy to have she with us now and for the future books..

About the publication
The Janelas Lisboetas fanzine was born from the homonymous project developed by Brazilian visual artist Camilla Cossermelli. The project consists of a series of illustrations of the people of Lisbon at their windows, a habit so common of theirs that becomes itself a peculiar feature of the city’s urban landscape. The series invites locals to reflect about what such a phenomenon may tell us about what it is like to live in Lisbon. The fanzine is a selection of these windows, put together into a single publication, printed using risograph technique and finalised with a simple and intuitive folding scheme that transforms a single sheet of paper into an A6 booklet when closed and, when open, an A3 poster.

About the artist
Camilla Cossermelli is a Brazilian visual artist and writer born in São Paulo, Brazil in 1995, currently concluding a bachelor’s degree in Social Communication at the University of São Paulo and on exchange at NOVA University in Lisbon, Portugal. Drawing has always been a prominent part of her life, but it only began to take professional paths since the beginning of 2017. The themes Camilla’s works approach often question concepts of femininity, appearance, and purpose.

After two years and a half working as a copywriter in a major branding consultancy in São Paulo, a significant period for her studies in the area of identity, verbal communication and poetry, Camilla moved to Lisbon to expand her investigation. Her experiences in the city levered her artistic production and involvement, which resulted in her first exhibition, her admission to her first gallery, the publication of her first book with her own poems and artwork, activity in the street art scene with paste-up posters, participation in art fairs, and also development of many new projects.

How to purchase my work
Send me an e-mail or direct message on Instagram (@camillacoss)
My complete works are on my shop.

Il libro raccoglie il meglio della stampa risograph in Europa

La casa editrice spagnola Monsa Pubblications, di cui abbiamo già avuto modo di parlare (qui),  ci regala un altro bel prodotto questa volta tutto dedicato alla risografia.
La stampa in risograph infatti è una sottocultura e un metodo di stampa con una riuscita estetica molto particolare e unica con la quale molti artisti, designer, creativi e bookmaker si stanno confrontando per le sue caratteristiche di relativa facilità di utilizzo e per quell’effetto simil serigrafico che tanto piace ai creativi di tutto il mondo.
Uno degli aspetti infatti che rende unica la risograph è l’accettazione, direi forse l’amore, verso le imperfezioni, verso l’unicità di ogni singola copia che, a differenza del processo serigrafico, viene qui ricreato attraverso strumenti digitali e automatici.


Il libro “Risography. Loving imperfections” è formato da 144 pagine in inglese e spagnolo, ricco di illustrazioni e prodotti a stampa originali creati dai rulli di inchiostro che vi faranno, se ancora non lo siete, innamorare di questo processo che sta sempre più diffondendosi anche in Italia.
Qui potete dare un’occhiata alla preview su Issu.

Il libro  acquistabile sul sito Monsa.

Freak City, un libretto per farvi conoscere un artista dalle mille facce

Inizio la settimana con una segnalazione un pò data forse ma che continua a piacermi un sacco.
Si tratta dei lavori di Freak City, nome d’arte dell’illustratore di Bordeaux nato nel 1984 cofondatore dello studio design Atelier Kobalt attualmente impegnato anch ein numerosi altri progetti come il duo di pittura murale Royal Beton ed il collettivo Mondo Zero.
Dando un’occhiata ai nomi dei suoi clienti capiamo come Freak City si sia oramai ritagliato un certo nome nell’ambiente della grafica e del branding: Microsoft, Le Monde, Newsweek, ESPN, GQ, Jägermeister, Red Bull. Nonostante questo però continua a creare anche lavori per puro divertimento e lo ringrazio per questo visto che si tratta di materiale davvero interessante e del tutto indipendente e innovativo.
Come detto, un altro dei progetti di Freak City è Atelier Kobalt che porta avanti insieme alla grafica tessile Marianne.
Un’avventura grafica che intende collegare il mondo del design tessile, dell’arredamento, dell’illustrazione, dell’editoria e della serigrafia. Una trasversalità che è divertimento e sperimentazione e che dimostra una forte curiosità e soprattutto il desiderio di autonomia e indipendenza a cui il duo evidentemente tiene veramente moltissimo.
Sempre con l’attenzione rivolta al futuro ed al passato, la coppia mostra un vero amore per le sue influenze anni ’70 e ’80, per il cosiddetto Memphis design lanciato dal grande Ettore Sottsass e per la cultura grafica del Punk.
A fonte di tutto ciò e per darvi un’idea migliore dei lavori di Freak City, presento oggi il libro “A Well Filled Day”, prodotto da Freak City e Atelier Kobalt.
Si tratta di un libro di 20 pagine in classico formato A4 in edizione limitata di 200 copie.

Date un’occhiata e, se come me vi innamorate del libro, potete sempre acquistarlo qui.

Michele Varinelli & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Black Mallard from Italy.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

 

 

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Black Mallard.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

Non ricordo la prima volta che ho visto Il GRANDE LEBOWSKI ma è stato amore a prima vista.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

I miei riferimenti sono:

1) Tutta la street art degli anni 80 e 90 (graffiti, skateboarding ect..)
2) la mia passione per i films
3) La mia personale esperienza come Graphic Designer nel mondo della musica.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

Io sono Graphic Designer per una WeB Agency in Milano e vivo a Bergamo.
Durante il tempo libero mi piace giocare a Basketball,andare ai concerti,andare al cinema, andare in snowboard e molto altro.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

Seguo differenti artisti ma i miei favoriti sono:

1) Jimbo Phillips. Adoro la sua tecnica e il suo stile.
2) DAIM. Per me il writer migliore al mondo

3) Mike Mignola. Amo i sui fumetti e il suo stile dark.
http://artofmikemignola.com/

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

D – Il Grande Lebowski è un film originale, pieno di dettagli e messaggi. Deve essere visto molte volte. Jeff Bridges rappresenta un’intera epoca di ribellione e rottura dei paradigmi. La fotografia è incredibile ed i suoi colori e personaggi affascinanti. Penso sia un film essenziale per tutta la comunità creativa, uno dei film più cool e divertenti di tutti i tempi, un capolavoro!

Daniel Arruda & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Darruda Design, from Brasil.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Darruda is a graphic designer and illustrator based in Rio de Janeiro, Brazil.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

D – I was alone in my room, place which today has become my design studio. 🙂 I was a teenager full of ideas and goals studying Graphic Design at Puc-Rio and cinema at another university at the same time. It was crazy because I was already a fan of the Cohen Brothers films and especially came to inspire and expand my creativity. A nice script and a bunch of vintages and saturated colors blowing from the screen. The cool thing is that the end always has a different meaning every time I see it. Cool!

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

D – My inspiration comes from different types of art. I am fascinated by plastic arts, cinema, and music. Works from masters as Picasso, Salvador Dali, Andy Warhol, street artists Keith Harring, Os Gêmeos, the excellent graphic design by Aaron Draplin and Shepard Fairey, the music from the Beatles and ACDC and the classic movies from Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick, and Quentin Tarantino. From an early age, these masters are part of my entire creative process nowadays.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

D – I’m based on Rio de Janeiro, Brazil. A wonderful city surrounded by mountains and buildings. When I’m not working, I use to go to the beach, playing soccer and the guitar. I like to work with people who want to find your core identity, express your voice and change the world. In my blog, darrudadesign.com every week I tell stories and quotes from the great world masters. It’s a blog to inspire and expand limits of creative people.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

D – I’m very influenced my Andy’s pop art colors and processes. He has a unique style that influenced many artists around the world. It is difficult to talk about just two artists. I am always observing new things and artists from different countries and styles. Recently Mike Perry’s work and Nicolai Carsten has brought me more attention and curiosity.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

D – The Big Lebowski was an original movie, full of details and messages.  It needs to be seen many times. Jeff Bridges represents a whole era of rebellion and breakdown of paradigms. The photography is amazing and its fascinating colors and characters are so inspiring. It is an essential film for the entire creative community. One of the coolest and funny movie of all time, a masterpiece!

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Darruda Design dal Brasile.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

D – Ero solo nella mia stanza, quella che oggi è diventata il mio studio dove lavoro. 🙂 Sono stato un adolescente pieno di idee e obiettivi che studiava graphic design a Rio e cinema in un’altra università contemporaneamente. E ‘stato pazzesco perché io ero già un fan dei film dei Cohen Brothers e soprattutto è ha ispirato e ampliato la mia vena creativa. Una grande sceneggiatura e un mucchio bei colori che riempiono lo schermo. La cosa cool è che la fine ha sempre un significato diverso ogni volta che lo vedo. Fantastico!

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

D – La mia ispirazione deriva da diversi tipi di arte. Sono affascinato dalle arti plastiche, dal cinema e dalla musica. Opere di maestri come Picasso, Salvador Dali, Andy Warhol, artisti di strada come Keith Harring, Os Gêmeos, l’ottimo design grafico di Aaron Draplin e Shepard Fairey, la musica dei Beatles e gli AC/DC ed i film classici come quelli di Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick e Quentin Tarantino. Fin da quando ero giovane questi maestri sono parte del mio processo creativo e lo sono ancora oggi.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

D – Vivo e lavoro a Rio de Janeiro, in Brasile. Una città meravigliosa circondata da montagne e edifici. Quando non lavoro mi piace andare in spiaggia a giocare a calcio e suonare la chitarra. Mi piace lavorare con persone che vogliono condividere e lavorare con te ognuno con la propria identità, esprimere la propria voce e cambiare il mondo. Nel mio blog, darrudadesign.com ogni settimana racconto storie e citazioni dai grandi maestri del mondo. È un blog per ispirare ed espandere i limiti delle persone creative.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

D – Sono molto influenzato dai colori e dai processi pop artistici di Andy Warhol. Ha uno stile unico che ha influenzato molti artisti in tutto il mondo. È difficile parlare di due soli artisti. Scopro sempre nuove cose e nuovi artisti provenienti da diversi paesi e caratterizzati da stili diversi. Recentemente sto apprezzando il lavoro di Mike Perry e Nicolai Carsten che mi hanno colpito molto.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

D – Il Grande Lebowski è un film originale, pieno di dettagli e messaggi. Deve essere visto molte volte. Jeff Bridges rappresenta un’intera epoca di ribellione e rottura dei paradigmi. La fotografia è incredibile ed i suoi colori e personaggi affascinanti. Penso sia un film essenziale per tutta la comunità creativa, uno dei film più cool e divertenti di tutti i tempi, un capolavoro!

“The Tokyoiter”, il progetto per gli illustratori perdutamente innamorati di Tokyo

“The Tokyoiter” è un atto d’amore di alcuni illustratori e disegnatori alcuni dei dei quali vivono e lavorano a Tokyo e ne vogliono sottolineare la bellezza e l’unicità prendendo ispirazione da un altro dei loro punti di riferimento, la prestigiosissima rivista “The New Yorker” da cui prendono anche spunto per il nome del loro progetto.
Ogni copertina di questa rivista immaginaria viene vissuta come una testimonianza di ciò che rende Tokyo così speciale e trae origine dall’utilizzo che, proprio della cover, viene fatta nel magazine americano e, per dirla tutta, anche dal cugino francese “The Parisianer“.

Il progetto invita gli artisti, gli illustratori che vivono a Tokyo a trovare sempre e diverse copertine ispirandosi alla città che loro considerano la più vibrante del mondo. L’idea nasce dall’illustratore britannico Andrew Joyce, dal direttore artistico francese David Robert e dal’illustratore giapponese e direttore creativo Tatsushi Eto.

 

Tutte le immagini provengono dal sito The Tokyoiter dove potrete vederne altre, altre, altre ancora.

Ahmet Gönüllüoğlu & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Ahmet Gönüllüoğlu, from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Ahmet Gönüllüoğlu  is an illustrator & graphic designer was born 1983 and still living in Konya Turkey. He interested in drawing in his childhood.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

AG – I probably watched the film on TV 1-2 years later, after its released. I laughed at some of the scenes, it is an enjoyable and funny film but someway the last scene (maybe as it ends) makes me feel miserable.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

AG – Generally what I am interested in my daily life reflects on my works. I mostly inspire from the subjects of popular culture especially related with the cinema. I can say that I love working on the subjects that includes humor and makes people laugh. I don’t have any specific style choice. Most of the time, I decide what is appropriate for the theme.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

AG – The city (Konya) where I live in is a big and a close town to the capital (Anka-
ra) of Turkey. It is at the same time a historical place as it was once the capital of Seljuqi Empire. Generally, It is a quiet city. As I work homeoffice, I spend most of my time at home. When I go out, I spend time with my friends that we prefer going to the parks and do some outdoor activities but I don’t have any favourite place.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

AG – Today, Owing to internet, you can keep following lots of artists easily which
means it is difficult to give a certain number of them. You can see lots of skillful artists and many numbers of remarkable works. One of the most important names who inspired me in being interested in graphic designing is İhap Hulusi Görey. He was the first graphic designer and illustrator in Turkey. The logos he designed for public and private companies are still being used today.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

AG – I love Coen brothers, they have a unique sense of humour. The Big Lebowski
has more profound meaning than it seems. You can catch a new detail, a wit and irony every time you watch. The dude character is a kind of therapist saying “forget about it”for mortals like us who always feel concern for everything around. I certainly watch this film whenever I fell miserable. I never get bored watching that movie! (once I begin to read the script instead of watching it) There are many interesting characters and incidents and also the visual symbolism is used really effectively. So eventually after having a great deal of fans, it became a cult movie and inspired to many of artists and still goes on spreading its reputation.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Ahmet Gönüllüoğlu.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

AG – Probabilmente ho guardato il film in TV 1 o 2 anni dopo la sua uscita. Ho riso in alcune scene, è un film divertente, ma in qualche modo l’ultima scena mi fa sentire un pò triste.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

AG – In generale ciò che mi interessa nella mia vita quotidiana si ritrova nei miei lavori. Mi piace ispirarmi dai temi della cultura popolare, a quelli che sono particolarmente legati al cinema. Posso dire che amo lavorare sui temi e personaggi caratterizzati da un forte umorismo o che tendono a fa ridere la gente. Non ho mai pensato di avere uno stile specifico, per la maggior parte dei miei lavori decido sul momento che stile adottare in base al soggetto.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

AG – La città di Konya in cui vivo è una grande città vicina alla capitale della Turchia Ankara. È una città con un grande passato visto che un tempo è stata anche la capitale di quello che era chiamato l’Impero Seljuqi. In generale è un posto tranquillo. Di solito lavoro a casa, dove trascorro la maggior parte del mio tempo. Quando esco, sto con i miei amici nei parchi della città a fare alcune attività all’aria aperta, ma in generale non ho alcun posto preferito.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

MP – Oggi, grazie ad internet, puoi seguire facilmente i lavori di molti artisti ed è difficile fare un elenco dei miei preferiti. Ci sono veramente molti bravi artisti
e molte opere straordinarie. Uno dei nomi più importanti che mi ha spinto verso la progettazione grafica è sicuramente İhap Hulusi Görey. E’ stato il primo
graphic designer e illustratore in Turchia ed i loghi che ha progettato sia per il settore pubblico che per clienti privati sono in uso e attualissimi ancora oggi.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

MP – Amo i fratelli Coen, hanno un senso dell’umorismo unico. Il grande Lebowski ha un significato più profondo di quanto sembri. Puoi cogliere sempre nuovi spunti e nuove battute. Il carattere del Drugo poi è una sorta di terapia” che dice allo spettatore di dimenticarsi per un pò di tutte le preoccupazioni che ci stanno intorno. Certamente guardo questo film ogni volta che mi sento un pò triste visto che non ci si può annoiare mai a guardarlo!
Ci sono molti personaggi interessanti e anche la fotografia viene utilizzata in modo molto efficace, e così, alla fine, si merita tutti i fan che ha raggiunto in questi anni e che sono i primi a continuare a diffondere la sua reputazione.

“Overground”, il magazine sulla cultura visuale prodotto dallo IED di Torino

Overground è un nuovo magazine italiano, fondato a Torino per raccontare la storia della città ma non solo.
La rivista, di cui è da poco uscito il quarto numero, è promossa dagli studenti della scuola IED Torino ed intende indagare quelle che sono culture underground e nascoste ed il loro essere motore incessante per la creazione di nuovi stili, tendenze, riferimenti per i giovani.
“Overground” è supportato da due importanti realtà riguardanti lo stile attive a Torino, Hannibal Store, storico punto di riferimento per la street culture torinese e Undesign, un’agenzia di design visivo internazionale creata da Michele Bortolami e Tommaso Delmastro.

Overground si pone come una rivista all’avanguardia della comunicazione visiva e di come certi elementi nati nel mondo underground siano adesso emersi ad uno status diverso.
Il layout grafico è caratterizzato da una grande ricercatezza e da un potente impatto visivo con alcune soluzioni innovative e molto, molto bianco.
Un altro aspetto che dimostra l’accuratezza della parte del design editoriale è la parte tipografica in cui è da sottolineare come  molti dei font usati per le intestazioni siano stati prodotti dalla fonderia digitale AlfaType.

I contenuti sono suddivisi fra ampie parti dedicate alla fotografia e un’ampia gamma di interviste ad attori del cambiamento, a soggetti innovatori, catturati un pò in tutti i campi.
Date un’occhiata QUI alla rete di distribuzione del magazine e buona visione!

Quello che presentiamo qua sotto è il secondo numero uscito nel 2016.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Carla Indipendente, “A cuor leggero, ma non troppo” fra illustrazione e poesia

Carla Indipendente è una giovane illustratrice pugliese attiva da anni nel settore delle illustrazioni con prodotti editoriali indipendenti di alta qualità.
Quello che ci propone oggi è il suo ultimo lavoro che si intitola “A cuor leggero, ma non troppo” è una fanzine in cui alcuni brevi versi sono accompagnati da illustrazioni create da Carla appositamente per la fanzine con varie tecniche.

“A cuor leggero, ma non troppo” è un prodotto semplice e proprio per questo vero e sentito. Pregevole nella fattura e poetico nei suoi strappi lirici che Carla dimostra di governare con maestria.
La fanzine è stampata in digitale su carta 70 gr invecchiata in formato A5 e la potete acquistare nel negoziol di Carla Indipendente.

Vuoi saperne di più su Independent Press Fair?
Vuoi promuovere i tuoi prodotti indipendenti?
Insomma, fatti vivo…

Diego Bonci & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Diego Bonci, from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.
Enjoy the reading!

Diego Bonci Diego is 34 years old, creatively repressed on a daytime, he goes out of his pen and ink studio at night, creating monochromatic surreal worlds.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

DB – I was 18 years old. To me and my friends, it was very often the case that we rented movies and brought them home to one of us. We were always in some, like a dozen kids. I often did not follow the movie because I was chatting with someone, I came to film started or I went first.
When we rented “The big Lebowski” this happened: I remembered nothing in the movie, only the title. I came to mind later, a few years later, when I happened to see him for the second time. And since that day, whenever I take the DVD in my hand, I think about that night more than 15 years ago, when I snapped “The big Lebowski”.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

DB – Talking about cinema: David Lynch! The more time passes and the more I find it difficult to appreciate any movie, watch it from start to finish, look at it, remember it well. Except for a few directors, and one of them is David Lynch, the most visionary of all, and so perhaps the one that most influenced my way of drawing. Every frame, every scene, often unconnected from the rest, I consider them a jewel. I often remember the scene in which Badalamenti spit coffee in Mulholland Drive: I love Lynch for things like this! Speaking of Literature: Raymond Chandler! I can not stop reading and rereading her novels that feature protagonist Philip Marlowe. Noir intricate, impossible to follow but where I love to lose to enjoy the wonderful atmosphere.
Whenever I take one of the books in my hand, I divide the pages until I get to the rare passages in which Marlowe returns home after a full day of work and relaxes by playing chess alone … I can never do without it. I read somewhere, but knowing the matter you understand, that there is a bit of Marlowe in The Big Lebowski!
Speaking of music: James Murphy! LCD Soundsystem frontman and manufacturer. I have always fallen behind everything she does. I do not remember a single time when I was listening to the Soundsystem LCD and I was in a bad mood: IM-POS-SI-BI-LE! Natural antidepressant.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

DB – I live in a small hill country in the brands, halfway between sea and mountain, isolated from the world but not too much: when you want to escape just climb up the car and choose where. I work ten minutes away from home, sometimes I go biking … My work does not make me happy. He is creatively castrant, but that’s … I do not complain because I look around from anywhere else I see worse: exploited people, poorly paid and frustrated … Here the bad season here may be too long, cold and boring. It goes much better when the sun goes out!
The boredom is transformed into a delightful tranquility: ride out, go to the park, talk and three beers … I was studying and living in Bologna, but I came back to my little village for love: my wife and I went to the asylum together! And now we have a son of not even two years who is a show and I think he will grow here as we did.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

DB – They are dead and buried (so I go out of the way …), but I consider them contemporary because I still have to find out about them and every time I meet them in books, online and wherever I can, I find something new.
Aubrey Beardsley, an English illustrator at the end of the eighteenth century, scandalously unknown to the general public as well as to some workmen!
Only black on white, nothing else. By necessity, since at that time the printing techniques did not allow to represent colors or halftones, and there was no alternative if you wanted illustrate books. But what lines! And that imaginary … I’m in love lost to him. Dead young, not even 26 years old … It strikes the caparbietà and the enthusiasm with which he managed to affirm himself as an artist despite the health, always cagionevole.
Edward Hopper, he is very well known. The atmosphere in his paintings is enchanting, he wants to get in the canvas, stay for a while, immobile, and enjoy that peace. A few weeks ago I found something too good for me: in Nighthawks it seems that Hopper wanted to illustrate a passage by The Great Sleep of Chandler, of which I spoke above!
OK I nominate 2 contemporary artists who fascinated me with their monochrome illustrations: Sveta Dorosheva, Ukraine living in Israel. Daehyun Kim in art Monassi, South Korean.
Unreachable Monsters! Looking at their work sometimes gets the urge to stop drawing 

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

DB – I would like to live in California alone, without any family ties, be unemployed but do not worry about it, with my friends “respecting a regime of hard drugs to keep the mind flexible”, relax at home smoking a barrel as I do bathing or drinking white russian and doing tai chi, being involved in an incredible story and having to deal with millionaires, pornographers, artists and nihilists but above all to wash me in bed with Julianne Moore!
Dream forbidden and unrealizable, me and millions of other fanatics of this wonderful movie.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Diego Bonci.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
Buona lettura!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

DB – Avevo 18 anni. A me e ai miei amici capitava molto spesso di affittare dei film e di vederceli a casa di uno di noi. Eravamo sempre in parecchi, tipo una quindicina di ragazzi. Spesso non seguivo il film perchè chiacchieravo con qualcuno, arrivavo a film iniziato o me ne andavo prima.
Quando affittammo “The big lebowski” accadde prorpio questo: non ricordavo niente del film, soltanto il titolo. Mi rivenne in mente più avanti, qualche anno dopo, quando mi capitò di vederlo per la seconda volta. E da quel giorno, ogni volta che riprendo in mano il DVD, penso a quella sera di più di 15 anni fa, quando snobbai “The big lebowski”.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

DB – Parlando di cinema: David Lynch! Più passa il tempo e più mi resta difficile apprezzare qualsiasi film, guardarlo dall’inizio alla fine, riguardarlo, ricordarlo bene. Fanno eccezione pochi registi e uno di loro è David Lynch, il più visionario di tutti e quindi forse quello che ha più influenzato il mio modo di disegnare. Ogni fotogramma, ogni scena, spesso slegata da tutto il resto, li considero un gioiello. Mi viene spesso in mente la scenain cui Badalamenti sputa il caffè in Mulholland Drive: adoro Lynch per cose come questa!
Parlando di letteratura: Raymond Chandler! Non riesco a smettere di leggere e rileggere i suoi romanzi che hanno per protagonista Philip Marlowe. Noir intricatissimi, trame impossibili da seguire ma in cui adoro perdermi per godermi appieno l’atmosfera meravigliosa. Ogni volta che riprendo in mano uno dei libri, divoro le pagine finchè non arrivo ai rari passaggi in cui Marlowe torna a casa dopo una giornata piena di lavoro e si rilassa giocando a scacchi da solo… non potrò mai farne a meno. Ho letto da qualche parte, ma conoscendo la materia si capisce, che c’è un po’ di Marlowe in The Big Lebowski!
Parlando di musica: James Murphy! Frontman degli LCD Soundsystem e produttore. Da sempre sbavo dietro a ogni cosa che fa. Non ricordo una singola volta in cui ascoltavo gli LCD Soundsystem ed ero di cattivo umore: IM-POS-SI-BI-LE! Antidepressivo naturale.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

DB – Vivo in un piccolo paese di collina nelle marche, a metà strada tra mare e montagna, isolato dal mondo ma non troppo: quando ti viene la voglia di fuggire basta salire in auto e scegliere dove. Lavoro a dieci minuti di macchina da casa, a volte vado in bici… Il mio lavoro d’ufficio non mi entusiasma. Creativamente è castrante, ma questo è… non mi lamento perchè come giro lo sguardo da qualsiasi altra parte vedo di peggio: gente sfruttata, mal pagata e frustrata… Qui da noi la brutta stagione può essere troppo lunga, fredda e noiosa. Va molto meglio quando esce il sole!
La noia si trasforma in godevolissima tranquillità: esci in bici, vai al parco, due chiacchiere e tre birre… Studiavo e vivevo a Bologna, ma sono tornato al mio piccolo paese per amore: io e mia moglie andavamo all’asilo insieme! Ed ora abbiamo un figlio di neanche due anni che è uno spettacolo e credo crescerà qui come abbiamo fatto noi.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

DB – Sono morti e sepolti (quindi vado fuori tema…), ma li considero contemporanei perchè ancora devo scoprire tanto di loro e ogni volta che li incontro nei libri, online e ovunque sia possibile, scopro qualcosa di nuovo.
Aubrey Beardsley, illustratore inglese di fine ‘800, scandalosamente sconosciuto al grande pubblico ma anche a qualche addetto ai lavori!
Solo nero su bianco, nient’altro. Per necessità, visto che a quel tempo le tecniche di stampa non permettevano di rappresentare colori o mezzitoni, e non c’era alternativa se volevi
illustrare libri. Ma che linee! E che immaginario… sono innamorato perso di lui.
Morto giovanissimo, neanche 26enne… Colpisce la caparbietà e l’entrusiasmo con cui è riuscito ad affermarsi come artista malgrado la salute, da sempre cagionevole.
Edward Hopper, lui sì molto noto.
L’atmosfera che si respira nei suoi quadri è incantevole, viene voglia di entrare nella tela, rimanerci per un bel po’, immobili, e godersi quella pace.
Qualche settimana fa ho scoperto una cosa troppo bella per me: in Nighthawks pare che Hopper abbia voluto illustrare un passaggio de Il Grande Sonno di Chandler, di cui ho parlato sopra!
OK nomino 2 artisti contemporanei che mi hanno stregato con le loro illustrazioni monocromatiche: Sveta Dorosheva, Ucraina che vive in Israele. Daehyun Kim in arte Monassi, sudcoreano.
Mostri inarrivabili! A guardare i loro lavori a volte viene la voglia di smettere di disegnare…

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

Vorrei vivere in California, da solo, senza alcun legame familiare, essere disoccupato ma non preoccuparmene, spassarmela con i miei amici “rispettando un regime di droghe abbastanza rigido per mantenere la mente flessibile”, rilassarmi a casa fumando una canna mentre faccio il bagno o bevendo white russian e facendo tai chi, essere coinvolto in una storia incredibile e avere per questo a che fare con milionari, pornografi, artisti e nichilisti ma soprattutto per spassarmela a letto con Julianne Moore!
Sogno proibito e irrealizzabile, mio e di milioni di altri fanatici di questo film meraviglioso.

Jean Bon & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Jean Bon, from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Jean Bon is Hélène a french illustrator based in Liège (Belgium) since 2009. Some delicatessen, some eye dark circles, some sexy.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”
JB – I think I was with my big brother, and I was relatively young, it was one of the first “adult movie” I watched as a teenager, and I have not so much memories of this first time unfortunately, it was a LONG time ago!
2 – To give readers an idea of your art, try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to youand why
JB – I’m inspired by movies (good and bad ones) and pop culture. I love wes anderson movies, and guy ritchie’s ones. I love Takeshi Kitano for his approach to relationships, Bong Joon-ho for his twisted mind, Edgar wright for his sense of humor, Nicolas Winding Refn for his work of lights and colors. I love also the author Camille Jourdy (who wrote  the comic book “Rosalie Blum”) and Charles Burns.  But actually I take my inspiration in people with “life damages” who cross my road. All this with a big dose of self-mockery and second degree.
3 – Describe what is your environment where you live and where you work
JB – I am from France but I live and work in Liège (in Belgium). I went here to study illustration and I never left it. It’s a fascinating city to cross damaged people. I am pretty stay-at-home, I work in my livingroom on a small messedup desk. I like to fall asleep in St Leonard’s Park when it’s sunny (two months in a year, thank you Belgium…) you can be sure that a drunk hobo will yell on another one beside a peaceful family lying in the grass for teatime, it makes always funny and anecdotic moments.
I like also drawing at the movie theater’s brewery with my friends, it’s pretty quiet among the crowd. 
4 – Indicate which 2 of the artists you attend regulary and what you think are the most you can find todayin your creative environment
 
JB – I haven’t one favorite artist, and I don’t want to. There is so many pictures around us, it would be sad to stop your tastes at one or two. With internet, (instagram and tumblr are part of my daily routine) we are bombarded with so much pictures everyday, my favorite artist changes nearly everyday! But without contest, I love Marnu Larcenet’s work (“Blast” serie of comic books), he can be very funny as well as vey dark from one book to another. And “Trois ombres” of Cyril Pedrosa is probably the comic book that most marked me at a time of transitions in my life.
5 – Now that we are at the end, try to explain  what is “the great lebowski” for you and why do you think it has so much influenced the world of graphics and inllustration
JB – I love loosers, fucked up, lost people so this main protagonist is perfect. His acolytes and the bad guys are awsome too. 
The ferret and the ashes moments are grand movie scenes. I loved every tiny detail that makes it all go wrong. I adore thoose close-ups on daily objects which makes them take on disproportionate importance; it’s something I’m very influenced by in my comics. That’s probably why I love to retrace a movie like a comic strip, draw every tiny moment which marked me and resume movie like that.
Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Jean Bon.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccare QUI!
Buona lettura!
Jean-Bon è Hélène, un’illustratrice francese con sede a Liegi, Belgio dal 2009.

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

JB – Penso che fossi con il mio fratello maggiore ed ero relativamente giovane, è stato uno dei primi film “adulti” che ho visto come adolescente e non ho tanti ricordi di questa prima volta purtroppo, è stato un tempo fa !

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

JB – Di solito mi ispiro ai film (buoni e cattivi) e dalla cultura pop. Amo i film di Wes Anderson e quelli di Guy Ritchie. Amo Takeshi Kitano per il suo approccio alle relazioni, Bong Joon-ho per la sua mente tormentata, Edgar per il suo senso dell’umorismo, Nicolas Winding Refn per il suo lavoro di luci e colori. Amo anche l’autore Camille Jourdy (che ha scritto il fumetto “Rosalie Blum”) e Charles Burns. Ma in realtà mi interessano le persone con “problemi di vita” che incontro durante la mia strada, tutto questo con una grande dose di auto-ironia.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

JB – Sono originaria della Francia ma vivo e lavoro a Liegi (Belgio). Sono venuta qui per studiare illustrazione e da li non l’ho mai lasciata. È una città affascinante in cui si vedono molte persone tormentate. Mi piace starmene a casa, lavorare nella mia stanza su di una piccola scrivania. Mi piace addormentarmi nel Parco di St Leonard quando il sole mi batte in faccia (due mesi all’anno… ) a guardare un uomo ubriaco seduto accanto ad una pacifica famiglia sdraiata sull’erba per teatime, fa sempre momenti divertenti e aneddoti.
Mi piace anche disegnare alla birreria del cinema con i miei amici, è abbastanza tranquillo tra la folla.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

JB – Non ho un artista preferito, e non voglio averlo. Ci sono tante immagini intorno a noi, sarebbe triste fermare i propri gusti ad uno o due. Con internet, (instagram e tumblr fanno parte della mia routine quotidiana) siamo quotidianamente bombardati da tante immagini ed i miei gusti cambiano quasi ogni giorno! Se devo proprio, amo il lavoro di Marnu Larcenet (con la serie di fumetti “Blast“) perché può essere allo stesso tempo molto divertente e molto cupa passando d un volume all’altro. “Trois ombres” di Cyril Pedrosa è invece il fumetto che più mi ha segnato in un momento di transizione della mia vita.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

JB – Amo i loosers e quindi le persone come il protagonista principale del film sono perfette per me. Anche i suoi amici e gli altri personaggi sono troppo forti.
I ferretti per fumarsi le canne e il barattolo con le ceneri di Donny sono grandi scene cinematografiche. Amo ogni minuscolo dettaglio che durante il film, rende tutto sbagliato. Adoro questi primi piani sugli oggetti che solitamente sono considerati inutili e che invece qui diventano importanti in modo grottesco e sproporzionato. E’ qualcosa che ha molto influenzato i miei fumetti. Questo è probabilmente il motivo per cui amo ritrovare i film nei fumetti, disegnare ogni momento, ogni minuscolo dettaglio che mi ha segnato e fare così mio quel film che mi ha colpito.

INDEPENDENT PRESS FAIR: Simona Galizia presenta la fanzine “Psicosi”

Simona Galizia è una delle prime che ha accettato di collaborare al nostro progetto Independent Press Fair in cui il sito delle Edizioni del Frisco si trasforma in una vetrina per tutti coloro i quali vogliono promuovere i propri prodotti editoriali indipendenti.

Prima di lasciarvi al suo lavoro, vi ricordo che se anche voi volete partecipare, se avete fanzine, riviste, libretti o quant’altro possa essere definito come editoria indipendente, proponetevi scrivendo a info@edizionidelfrisco.com e noi faremo il resto!

Ma adesso ecco Simona Galizia

Sono fortemente ossessionata dalle mie passioni e credo nel potere dell’intuizione nel compiere le scelte. Amo viaggiare e disegnare. Nel tempo ho cercato di percorrere delle strade che mi hanno permesso di intraprendere un cammino volto a offrirmi le meravigliose possibilità di disegnare ed esplorare nuovi Paesi. Ho vissuto in Turchia, Olanda, Spagna e attualmente sono nel mio paese, l’Italia.
Il mio lavoro è la sintesi di un immaginario visivo il cui linguaggio poetico è pieno di significato.
Ho ottenuto la laurea triennale in Disegno Industriale e una laurea specialistica in Design, Comunicazione visiva e multimediale presso l’università Sapienza di Roma; un master in Illustrazione creativa e Tecniche di Comunicazione visiva presso Eina, università di Barcelona. Ho svolto uno scholarship presso la Istanbul Technical University, un tirocinio presso uno studio di video animazione a Utrecht ed un altro tirocinio presso uno studio di graphic design a Barcelona.
Il mio lavoro è stato esposto e premiato presso: ì

Cheap festival 2017, Bologna
Cotonfioc 2017, Genova
Ca.Co 2017, Bari
Ratatà 2017, Macerata
– 3° posto a International Reggae Poster Contest 2016, Liverpool
Dress your wall 2016, Miscelanea gallery, Barcellona
– Selezionata per III Premi d’Illustraciò Letra Petita 2016, Biblioteca Clarà, Barcellona
– Backstage PASS 2016, Barcellona
Stripart XXI 2016, Barcellona
Animafest 2015, Museum of Contemporary Art, Zagabria
– Famous after death 2014, Van Gogh Museum, Amsterdam

Il progetto “Psicosi” narra le vicende di una ragazza affetta da psicosi che che vive la realtà in maniera differente perché la sua percezione è emotivamente alterata.
Il vento fa correre così veloci le nuvole che a lei appaiono come onde che si infrangono. Sotto la morsa del vento tutti gli odori sono più intensi. Le nuvole sono portatrici di spiriti. Il suo corpo è diventato un medium per gli spiriti che entrano e escono attraverso i suoi occhi. Si innamora di uno spirito: un tipo esile, dal bel sorriso e dagli occhi color cielo, il vero amore. Ma come in tutte le tragedie, prima l’ha sedotta, poi abbandonata. Il male risiedeva in lui. Rimane incinta di due gemelli. Crede che sia il diavolo il padre. Non può accettarlo, così si avventura per sentieri oscuri in cerca di salvezza. Intanto il fantasma acquista sembianze umane, ma dall’animo fortemente diabolico. Lei diventa un satellite lunare, sciogliendosi sotto la luce avvolgente della salvazione.
Psicosi non è un disturbo psichico, ma uno stato dell’animo. È un filtro che permette di vedere le cose in maniera differente. È dedicato al perdersi per poi ritrovarsi di un’altra forma. Significa perdità della realtà. Di tutti i sensi, dei riferimenti. Però è anche scoperta di un’altra prospettiva di vita, nuovi sensi e riferimenti.

Nick Beery & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Nick Beery, from USA.
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Enjoy the reading!

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Nick Beery Beery Method is a full time illustrator, designer, and creative director who runs Beery Method Studios.

Fracesco Ciaponi – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

Nick Beery – It was the late 90’s, I was a freshman in college and I had started my journey into pursuing art as a possible career. At that time I was becoming more and more obsessed with storyboarding and character development through a creative writing course as well. My schedule was filled with liberal arts courses, drawing, painting and writing which left me little time for movies, tv, video games etc. My roommate at the time however rented movies just about every night to kill time. I remember coming home one night and he had just rented The Big Lebowski. Just the title to the film had thrown me off and I had no idea what was in store. We casually smoked a joint or two, put in the dvd and was spun into a world of candid comedy that kept us both laughing our stoned asses off for days after. The movie became a seminal part of what would become a ritual to watch semi-inebriated while I worked on sketches for illustrations and compositions for paintings. I was in love with the art direction, the characters/cast, the relentless perfection of idiosyncratic levels of dark comedy, and the seemingly organic nature of the dialogue unfolding effortlessly in each scene. It is still a ritual I hold dear to my white-russian soaked heart today!

FC – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

NB – I grew up during the 80’s and was weened on cartoons of the era, astronomy from my grandmother, and spent countless hours exploring the heavily forested countryside. As an American boy exposed to TV shows and Hollywood films it is indicative of my primordial nostalgic influences to bleed through in my creative work. There is so much great pop-culture and sub-culture that germinated back in the day making it into the mainstream that has found everlasting fanhood. Back in 2010 I started mashing up pop culture icons with sub culture anti-heroes and characters. One particular piece that involved muppets and Pulp Fiction went worldwide viral and is still a top fan favorite today. 

The older I get the more I reach farther back to adolescence interests in nature, science, and biology. A lot of those interests come bubbling up in my work today. Infatuated with mycology and how mushrooms affect our environment, gazing through my telescope at night to distant galaxies, and using math and science in my excursions hiking through the wilderness to find new informative details that can be utilized visually is a daily constant. Furthermore, taking photographs of the sky and wooded surroundings and wildlife and blending them into digitally enhanced paintings and patterns takes all my favorite inspirations and makes it possible to coalesce all those forms into cohesive collections of various bodies of work.

FC – Describe what is your environment where you live and where you work

NB – I’ve spent the majority of my adulthood traveling and moving from city to city and state to state. Spending most of my years on the West Coast and upper Northwest I’ve wore many hats as a creative consultant and have digested multi-cultural experiences that shape my understanding of my simple microcosm here on Earth. I’ve never sat still for too long and as an artist always found constant inspiration by moving around and gaining new fresh perspectives. Meeting and working with so many artists over the years has allowed me to further learn various media and make a stamp in the small world of commercial and fine art. It was after years of burning through the hustle that made me step back and take a hard look at what heart felt inspirations were nestled deep inside my roots and decide to move back to the country.

I now live and work happily from my home studio smack dab in rural Midwest America. This move to quiet and solitude allows a deeper sense of self and allows a safe percolation of revelations through my ongoing life with my visual art. Situated on a few acre old farm I now raise hops for beer making, forage for mushrooms and organic herbs, and grow a sustainable garden with my wife and daughter that keeps our minds and bodies healthy and attuned to a more natural way of life. All one really needs is a place of affection where his/her mind can wander and let the purity of a world less affected be the guide to perfect outlets of creative tides. Honestly, working from the far reaches of our peaceful plot is far more invigorating than the constant push and pull of city life. There is more time to oneself to learn, grow, and not be overly influenced by the constant static energy of the masses. Our home is a place you can just be you all the way through.

FC – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

NB – I enjoy going to art museums and catching moving collections. Artists I enjoy the most are Salvador Dali and H.R. Giger. While they are both no longer living, their influence on modern art/artists today are obvious and bridge many cultures. Every chance I have to travel and see original works from either artist is time well spent. Although I know most of their paintings titles by heart and have countlessly scanned them up and down I always find some intricate detail that passed me by beforehand. I’m into artists like myself who enjoy their process, aren’t afraid to take risks, and while in the public eye from time to time rather enjoy being the odd fellow and sitting back from the limelight watching their fans from a distance.

FC – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

NB – The Big Lebowski is a constant thread to my early years as a budding artist. It’s a warming reminder of days more innocent than not. It ties into a social disconnect in American society, especially on the West Coast. These mini-cultural-connections and disconnections are why it has had so much influence in the world of graphics and illustration. It’s not so much a generational thing, but it is the characterizations of dramatized sub-classes of people who are the gritty underside of American culture itself which reaches far and wide across the table to an dysphemistic audience past and present. It is an artful film through and through. It leaves one with a sense of gratuitous laughter and a heady empathy for common man. It is a film that can be quoted in a room full of strangers and bring them together as friends. The Big Lebowski speaks to the upheaval and chaos that is a persistent loop in the life of modern man.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “rtfg” continua. Oggi presentiamo Nick.
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Buona lettura!
FC – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

Era la fine degli anni ’90, ero una matricola all’università e avevo iniziato il mio avvicinamento al mondo dell’arte. A quel tempo mi stavo sempre più ossessionando dello storyboarding ed allo sviluppo di personaggi anche attraverso un corso di scrittura creativa. Il mio calendario era pieno di corsi d’arte, disegno, pittura e scrittura che mi hanno lasciato poco tempo per vedere film, tv, videogiochi ecc. Il mio compagno di stanza però, affittava un film quasi ogni notte per ammazzare il tempo. Mi ricordo di essere tornato a casa una notte che lui aveva appena noleggiato The Big Lebowski. Abbiamo fumato una canna in comune o forse due, messo il dvd e da li in poi è iniziata questa commedia che ci ha lasciati entrambi a ridere anche nei giorni successivi. Il film è diventato una parte fondamentale di quello che sarei diventato e ho continuato a guardarlo sempre mentre lavoravo su schizzi o illustrazioni o altri dipinti. Sono innamorato della regia, dei personaggi, del cast, della perfezione dei momenti idiosincratici presenti nella storia e dei dialoghi che si svolgono in ogni scena. È ancora un rituale che mi tengo stretto al cuore ancora oggi!

FC – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

NB: Sono cresciuto negli anni ’80 e sono rimasto stupefatto dai cartoni animati del periodo, dall’astronomia di mia nonna e dalle innumerevoli ore trascorse ad esplorare le foreste e le campagne dei luoghi della mia infanzia. Come ogni altro ragazzo americano anche io sono cresciuto con spettacoli televisivi e film di Hollywood. C’è tanta cultura pop e cultura underground che poi è diventata mainstream nel mio background. Nel 2010 ho iniziato a dipingere le icone della cultura pop inserendo personaggi ed elementi della cultura underground. Un pezzo a cui sono legato è formato dai personaggi dei muppets e da quelli di Pulp Fiction ed è diventato un fenomeno virale qualche tempo fa in tutto il mondo.

Amo la micologia, scoprire come i funghi influenzano il nostro ambiente, guardare attraverso il mio telescopio di notte le galassie lontane e utilizzare le scienze applicate nelle mie escursioni soprattutto nel deserto dove puoi trovare dettagli che possono essere utilizzati nella mia arte. Inoltre, scatto fotografie al cielo ed agli ambienti boscosi, alla fauna selvatica per poi inserirli in quadri creati in digitale mischiare tutti questi elementi e forme in opere nuove e mie.

FC – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

NB – Ho passato la maggior parte della mia adolescenza in viaggio muovendomi da città a città. Adesso trascorro la maggior parte del mio tempo sulla West Coast e nel Nord Est come consulente creativo. Non mi piace mai fermarmi troppo a lungo nel creare i miei lavori e come artista ho sempre trovato ispirazione costante spostandomi ed acquisendo sempre prospettive nuove. Incontrando e collaborando con tanti artisti nel corso degli anni ho approfondito vari mezzi di espressione. Dopo un periodo un pò difficile mi sono guardato indietro acquisendo uno sguardo magri più duro ma che ha permesso al mio cuore di sentire le ispirazioni che sono profondamente nascoste all’interno delle mie radici. A questo punto ho deciso di tornare a casa e fermare i miei viaggi.
Ora vivo e lavoro felicemente nel mio studio a casa in un ambiente rurale nel Midwest. In una vecchia fattoria con qualche ettaro di terra, ora raccolgo il luppolo per la produzione artigianale di birra, funghi e erbe aromatiche, e mi occupo di un giardino con mia moglie e figlia così da mantenere le nostre menti e i nostri corpi in buona salute adattandoci ad un modo di vita più naturale. Tutto quello di cui si ha veramente bisogno sono gli affetti così che la mente possa vagare libera e lasciare che la purezza del mondo sia la guida della tua creatività. C’è più tempo per imparare, crescere e non essere eccessivamente influenzato dall’energia statica costante delle masse che ti circondano nelle città. 

FC – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

NB – Mi piace andare a musei d’arte e vedere mostre. Gli artisti che amo sono la soprattutto Salvador Dali e H.R. Giger. Anche se non so no più in vita, la loro influenza sull’arte moderna e sugli artisti di oggi è evidente. Anche se conosco la maggior parte dei loro lavori di pittura a memoria e li ho scansionati innumerevoli volte, trovo sempre qualche particolare nascosto che mi era sfuggito in precedenza. Sono in artisti come me, che hanno un loro processo creativo, non hanno paura di rischiare.

FC – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

NB – Il Big Lebowski è un filo costante per i miei primi anni come artista è un promemoria dei giorni più innocenti. È legato a una disconnessione culturale nei confronti della società americana, soprattutto quella della costa occidentale. Questi aspetti culturali sono il motivo per cui ha avuto tanta influenza nel mondo della grafica e dell’illustrazione. Non è tanto una cosa generazionale, sono le caratterizzazioni dei tipi, il lato grigio della cultura americana stessa che raggiunge u ampio pubblico, passato e presente. Lascia lo spettatore con un senso di simpatia e crea un’improvvisa empatia per l’uomo comune. È un film che se viene citato in una stanza piena di sconosciuti riesce sicuramente a riunirli e a renderli immediatamente amici. Il grande Lebowski parla del turbamento e del caos, un ciclo costante nella vita dell’uomo moderno.

PRENDI LA TUA COPIA!

Una zine in risograph dedicata, con molta fantasia, alla “Begónia”

Gonçalo Duarte, un giovane artista grafico di Lisbona, ha prodotto questo bel libretto intitolato “Begónia” che, come ci dice la nostra Wikipedia, è un genere di piante di origine tropicale che comprende circa 1.600 specie. Sono generalmente piante perenni, spesso coltivate in vaso o in giardino come piante ornamentali per la bellezza dei fiori e delle foglie.
Il libretto è un mix apparentemente confusionario di opere astratte e figurative riferibili alla pianta, stampato in risograph in cui al centro di tutto ci sono i colori, il loro accostamento e la loro vivacità.

Come riporta il titolo, il soggetto è Pianta natale nelle regioni calde, coltivata per il suo fogliame decorativo e per i suoi fiori dai colori vivaci che vanno dal rosa al rosso profondo.

Il libretto è pubblicato nella sua seconda edizione (la prima aveva una cover ben più vistosa nel suo giallo canarino) in 50 copie da Pubblicato da Stolen Books, editore portoghese che oramai da anni lavora con nomi più o meno famosi realizzando prodotti editoriali considerati sperimentali in quanto utilizzano indistintamente arte visiva, film, video, fotografia, disegno, pubblicità, musica e scrittura.

Tutti i prodotti di Stolen Books sono venduti in edizione limitata, numerati e firmati dagli autori. “Begónia” lo potete acquistare, fino ad esaurimento copie, QUI.

L’artista argentino Falu e la sua fanzine targata VANS

Fabrizio Corelai, meglio conosciuto con il nome d’arte di Falu, è un artista argentino di Buenos Aires che, con un percorso completamente autonomo e da autodidatta, è riuscito negli ultimi anni a farsi un nome nell’ambito soprattutto della street art e della skate art.

Oggi presentiamo un suo lavoro del Maggio 2017 chiamato “Vans Zine Vol.1” che speriamo sia l’inizio di una serie visto che si tratta di un gran bel lavoro che i seguaci del brand americano Vans apprezzeranno sicuramente.

“Welten” il magazine di illustrazioni costruito intorno ad un tema sempre diverso

Welten” è una rivista di fumetti e illustrazioni fondata nel 2016 da Benjamin Behrendt e Pablo Reichl, due giovani studenti tedeschi che hanno deciso di individuare di volta in volta un tema differente e coinvolgere diversi artisti per svilupparla in modi e maniere di volta in volta differente.

Nel primo numero sono stati interessati 12 artisti, prer la precisione i nomi sono: Fiona Kästner, Matthias Veitleder, Kalagrafik, Marie Lulu Högemann, Lis Spannring, Frydia von Hinüber, Martin Grobecker, Tu Anh Mai, Bahar Karbuz, Simon Schirmer, Benjamin Behrendt, Caspar David Engstfeld che sono stati chiamati ad interpretare lo spinoso tema delle Devianze mentre, in un libretto di 40 pagine stampato in risograph in 4 colori per 10 copie.

In questo seconda uscita che vi presento oggi anche se è oramai datata Febbraio 2017, i ragazzi di Welten hanno scelto la parola Teilen (che in tedesco, per alcuni aspetti grammaticali, può assumere il duplice significato di condividere e dividere). Sono stati nuovamente coinvolti numerosi artisti, questa volta ben 16 fra i quali: Rebecca Metz, Christoph Sander, Ulli Lust, Matthias Veitleder, Marie Lulu Högemann, Caspar David Engstfeld, Aina Pura Muela, Martin Grobecker, Andreas Tolxdorf, Tu Anh Mai, Leila Okanovic, Bahar Karbuz, Benjamin Behrendt.
Il corpo del libro è stato stampato in 100 copie per 64 pagine in risograph mentre la copertina è stata progettata da Studio Akkord insieme a Martin Grobecker.

Acquistabile QUI.

Ross Murray & The Big Lebowski Art Collection

Ross Murray is an illustrator from the sovereign state known as New Zeland.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

Ross Murray – In 1998 I was 19 years old and in my second year of university, studying graphic design. I saw ‘The Big Lebowski’ at the Academy which is a small cinema deep underground beneath the city library. The only Coen Bros film I’d seen at that stage was ‘Fargo’ which I loved – the atmosphere, the eccentricity and most of all, the dark humour. At that age I remember gravitating towards moody, often self-serious types of art so it was with an unexpected delight that I encountered ‘Lebowski’. There was such an offbeat exuberance to it, such sheer joy in it’s characterisation and storytelling. I saw it alone but still remember laughing out loud through most of it.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

RM – I’m a big comics fan – I love the muted incidentalism of Adrian Tomine; the craft and virtuoso of Tezuka and Otomo; the energy of Paul Pope’s artwork; the self-deprecating wit of Noah Van Sciver.
In terms of illustration and style I’m a big fan of Benjamin Güdel and Tomer Hanuka. They both draw very expressively and use colour to create a wonderful sense of mood.
Painters & printmakers I love are Robin White, Alphonse Mucha, Hiroshige, Faile, Dick Frizzell and many more!
And of course there are the artists that hardly need mentioning – Kubrick, Bowie, DFW. Their ambition, the incredible breadth of their work. As much celestial beings as artists, actually. They are my gods!

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

RM – I live in a coastal city called Tauranga in New Zealand’s North Island. My house is in Papamoa, near a long surf beach. And my studio is in Mount Maunganui on a sand bar at the foot of an extinct volcano called Mauao. It’s exactly an hour’s drive between Whakatane where I grew up and Matamata where my wife is from. We used to live deep in a Coromandel pine forest but my wife nearly died when we had kids so we relocated to somewhere closer to a hospital. It’s really beautiful here though. It’s a real beach town and even though it still gets cold in the winter it kind of feels summery all year round.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

RM – I think there may have been something lost in translation in this question so I’ll talk about a couple of artists whose work I’ve enjoyed lately: Liam Bowen’s an Auckland-based artist and publishes comics & zines with Sergio Cornaga and others as Team 3000 Press. His work is beautifully unhinged, touching and really funny. Check it out here:
Zöe Colling is also based in Auckland and draws mini-comics. She tells short stories about domestic life, all rendered in a lovely, organic drawing style. She’s on Instagram as @lasterdays.
5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration
RM – I’ve watched ‘The Big Lebowski’ more than any other film. Every line of dialogue in it is eminently quotable. Walter Sobchak is probably my favourite character in all of cinema. The film really celebrates ineptitude and being weird which I think a lot of creative people relate to. And on a visual level it’s such a lovingly designed film and that always makes us artists a bit frothy. I lived in Japan between 2001-2003 with a Canadian and a Texan – both of whom loved ‘Lebowski’ as much as me – and almost every weekend would involve a combination of bowling and drinking white russians.
1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

RM – Nel 1998 avevo 19 anni, ero al mio secondo anno di università dove studiavo graphic design. Ho visto “The Big Lebowski” all’Accademia, in un piccolo cinema sotterraneo che si trovava proprio sotto la biblioteca della città. L’unico film dei fratelli Coen che avevo visto prima di quello era Fargo che amavo alla follia per l’atmosfera, l’eccentricità e soprattutto l’umorismo black.
C’era un’esuberanza così straordinaria in quel film! Uno spensierato divertimento nei suoi personaggi e nella sceneggiatura. Quando lo vidi ero solo ma ancora oggi, se ci ripenso, mi rivedo li a di ridere come un pazzo.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

RM – Sono un grande fan dei fumetti – amo lo stile unico di Adrian Tomine; la manualità ed il virtuosismo di Tezuka e Otomo; l’energia di Paul Pope e lo spirito corrosivo di Noah Van Sciver.
In termini di illustrazione e stile sono un grande fan di Benjamin Güdel e Tomer Hanuka. Entrambi hanno un disegno molto espressivo e usano il colore per creare espressività ai loro personaggi.
I dipinti e gli stampatori che amo sono Robin White, Alphonse Mucha, Hiroshige, Faile, Dick Frizzell e molti altri!
E naturalmente poi ci sono gli artisti che non hanno bisogno di essre ricordati, gente come Kubrick, Bowie, DFW. La loro imponenza, l’incredibile grandezza del loro lavoro li rende esseri celesti. Sono i miei dèi!

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

RM – Vivo in una città costiera chiamata Tauranga nella parte Nord della Nuova Zelanda. La mia casa si trova a Papamoa, vicino a una lunga spiaggia di surf. E il mio studio si trova sul monte Maunganui, vicono ad un bar sulla sabbia situato ai piedi di un vulcano estinto chiamato Mauao. È esattamente un’ora di macchina di distanza da Whakatane dove sono cresciuto e Matamata dove è cresciuta mia moglie. Abbiamo deciso di vivere in tranquillità in una foresta di pini di Coromandel, ma mia moglie quasi morì quando stava aspettando uno dei miei figli quindi ci siamo trasferiti in un posto vicino ad un ospedale, non si sa mai!
È veramente bello qui però. È una vera città sulla spiaggia e, anche se d’inverno fa freddo, si sente l’aria dell’estate per tutto l’anno.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

RM – Ne ho già indicati molti nella domanda precedentemente, quindi parlerò di un paio di artisti di cui lavoro di recente mi è piaciuto guardare i lavori:
Liam Bowen è un artista di Auckland che pubblica fumetti con Sergio Cornaga e altri piccoli editori indipendenti come Team 3000 Press. Il suo lavoro è fantastico, commovente e divertente insieme. Dai un’occhiata qua

Anche Zöe Colling lavora a Auckland e disegna mini-fumetti. Racconta storie brevi sulla vita domestica, tutte con un bello stile. È su Instagram.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

RM – Ho guardato ‘The Big Lebowski’ più volte di qualsiasi altro film. Posso citare ogni dialogo. Walter Sobchak è probabilmente il mio personaggio preferito in tutto il cinema. Il film celebra veramente quell’essere originale a cui un sacco di persone creative si vogliono riferirsi. E a livello di regia è un film così ben progettato e realizzato da farci innamorare. Ho vissuto in Giappone tra il 2001 e il 2003 con un ragazzo canadese ed uno texano – entrambi amavano Lebowski come me – e quasi ogni fine settimana, organizzavamo partite di bowling bevendoci i nostri immancabili white russian.

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Un libro bellissimo di poster bellissimi: “David Plunkert on French Paper Book”

La storia dell’azienda French Paper Company meriterebbe già un articolo a se stante, tanta è la storia e la passione che questo progetto, nato oramai più di 140 anni fa nella comunità di Niles in Michigan (e non in Francia!) ha saputo e sa tuttora esprimere nei suoi prodotti.

Basta dare un’occhiata al sito aziendale per capire che siamo lontani anni luce da tutto ciò che può essere modaiolo, fashion o comunque in balia del momento; alla French Paper Company si ama la carta, la tipografia e tutto ciò che di artigiano ruota attorno a questi mondi inclusi gli aspetti che più interessano alle Edizioni del Frisco, qulli cioè grafici, di design e di illustrazione.

Proprio la French Paper Company ha collaborato con l’artista, illustratore e designer David Plunkert per una pubblicazione dal titolo “David Plunkert on French Paper Book” che mi ha colpito immediatamente per la sua naturale coerenza con il mondo di cui vi ho parlato in precedenza, quello della French Paper Company appunto, dove niente è concesso al vezzo e al marketing più spicciolo in favore di un’etica del lavoro tutta incentrata sul prodotto.

Il volume ha visto la collaborazione del designer e art director Erik Jonsson con il famoso Charles S. Anderson Design Studio per la scelta e l’organizzazione del materiale tutto appartenente al grafico David Plunkert.

In questo volume si possono ammirare 36 manifesti prodotti negli ultimi quindici anni da Plunkert per il teatro di Baltimora. I manifesti dimostrano la totale padronanza di tutti gli aspetti del suo mestiere ed esplora nuove direzioni stilistiche diverse ed originali per ogni stagione.

La bellezza si estende anche oltre i meravogliosi manifesti e interessa anche il vero e proprio prodotto libro che utilizza sei carte differenti (per i malati come me le riporto tutte: Kraft-Tone Manilla Yellow e Ledger Green, Speckletone Kraft, Crema di Pop-Tone Whipped Cream e Tangy Orange, e Dur-O-Ton Newsprint White) e tecniche di stampa in base al manifesto. L’immaginario espressivo di Plunkert per il teatro è uno dei suoi marchi distintivi, sia che promuova drammi greci classici o mostre di danza contemporanea.

Il risultato è un piccolo grande oggetto dedicato a chi ama sfogliare prodotti editoriali ricercati guardando come le illustrazioni ed i poster possano davvero toccare livelli altissimi.

Paper Cut: un’esplorazione nel mondo contemporaneo dell’arte e dell’illustrazione di Papercraft

La Rockport Edition ha dato alle stampe il libro “Paper Cut: An Exploration into the Contemporary World of Papercraft Art and Illustration” di Owen Gildersleeve, artista di Londra specializzato nell’illustrazione artigianale, nella progettazione e nella direzione di eventi e mostre.

Il libro esplora il mondo contemporaneo dell’arte della carta e delle sue applicazioni nell’illustrazione  nel design attraverso interviste ed immagini del dietro le quinte della creazione di stupende opere grafiche.

Paper Cut è stato creato in collaborazione con Chris Clarke mentre il testo è stato redatto da Nick Redgrove per un risultato che è stato apprezzato non solo dagli amanti dell’handmade ma da tutti coloro i quali amano le originali ed infinite applicazioni della carta al mondo del design.

Il mondo splende per te in un libro luccicante e (finalmente) ottimista

The World shines for you” è un bel librone pubblicato da Simon & Schuster pieno di colori, luce e speranza, perfetto per i lettori più giovani ma che sicuramente può essere amato anche dagli adulti.C’è un albero nella foresta. Ci sono foglie che svolazzano al vento, nuvole bianche nel cielo azzurro. Ci sono i fiocchi di neve e tanto altro.Una semplice storia che collega tutto il mondo, le stagioni, il cambiamento climatico e tutto ciò che brilla nella vita di tutti noi.L’autore, Jeffrey Burton, vive a New York con la sua famiglia e ha scritto diversi libri per i bambini, tutti con una grande attenzione per la parte grafica e visual del prodotto ed in questo “The World shines for you” si è superato producendo un libro magnifico, poetico nei contenuti, psichedelico ed estremo nella forma.

Il meglio dell’illustrazione digitale raccolto nel primo volume di “Bézier”

Confesso che è da molto tempo che lo aspettavo, fin da quando, sul sito della Crooks Press è comparsa la presentazione di questo volume senza però specificare tempi e modi di uscita. Finalmente ci siamo e devo dire che, come non accade spesso, il volume risponde a le (mie) alte aspettative.

Mi immaginavo un gran bel libro perché la Cooks è una casa editrice da sempre specializzata sul lancio e supporto dei migliori creativi nel mondo della grafica, in particolar modo quella digitale. La forza del loro progetto sta proprio nella partnership stretta con numerosissime aziende e gallerie in tutto il mondo che aiutano sia a promuovere gli artisti sia a creare per loro opportunità di lavoro.

Ma veniamo a “Bézier“. Intanto dalla Crooks Press ci tengono a specificare che si tratta del primo volume, il che lascia felicemente sperare in un seguito.
Si tratta di una corposa raccolta di opere grafiche vettoriali di quelli che sono considerati forse i migliori artisti del settore e che qui vengono presentati sia con i loro progetti commerciali che con quelli personali. 234 pagine piene di ispirazione, idee e colori perfetto per tutti gli amanti della grafica vettoriale.

Intervista agli organizzatori OIOI Minimarket di editoria indipendente

OIOI è un minimarket che si svolgerà nei giorni 9 e 10 Settembre nella deliziosa cornice del Giardino Buonamici proprio nel centro della città di Prato.
Sviluppato grazie al contributo del “Settembre, Prato è spettacolo”, sarà arricchito da una mostra di venti opere selezionate dal team di OIOI attraverso una call aperta agli artisti, spettacoli serali, presentazioni di progetti, buon cibo e un’atmosfera conviviale e stimolante.
Il team di OIOI è formato da Giovanni Frasconi e Bianca Vagnoli, che insieme hanno voluto creare questa piccola ma significativa parentesi di un settore ancora di nicchia nella loro città.
Giovanni è un illustratore freelance e grafico, laureato all’ISIA di Urbino, attualmente vive e lavora a Bologna sia per realtà locali che non, associazioni, riviste e organizza laboratori con i bambini.
Bianca Vagnoli è una grafica freelance, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna, attualmente lavora per eventi, festival, collabora con riviste e tiene workshop di rilegatura.
Entrambi appassionati del settore grafico editoriale hanno deciso di collaborare insieme per un progetto che possa dare alla città toscana una ventata di novità e colore.

Le Edizioni del Frisco parteciperanno insieme ad una ventina di espositori da tutta Italia a questo evento con grande felicità anche perché si tratta di uno dei pochi eventi specifici per l’editoria independente che vengono organizzati in Toscana.
Così come per altri appuntamenti come il BEU BEU Art Festival e l’UNGRACON, ho voluto intervistare Bianca e Giovanni per sapere qualcosa in più sia su OIOI sia su quella che è la loro idea di editoria indipendente oggi…

Per tutte le INFO, date un’occhiata alla pagina Facebook del OIOI Minimarket!

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EdF – OIOI Minimarket è alla sua prima edizione e, come tutte le prime edizioni di ogni evento, immagino che i lavori procedano spediti e l’ansia cresca di giorno in giorno. Descrivete il momento esatto in cui è nata l’idea di organizzare un festival, dove eravate, con chi e soprattutto cosa è successo e succederà da allora fino ai giorni del Minimarket..

OIOI Io (Bianca) e Giovanni ci siamo incontrati per la prima volta al Fruit di Bologna, una fiera di editoria indipendente. Con la promessa di rincontrarci nella nostra città a Prato, qualche mese dopo siamo riusciti a prendere un caffè insieme. Parlando e scherzando dei nostri mestieri quello stesso giorno ci è balenata l’idea di organizzare qualcosa in città, non esistendo ancora un evento del genere. Trasportati dagli eventi che stavano avvenendo a Prato ci siamo subito informati, tramite contatti, su come potevamo organizzare il market. Siamo stati fortunati nel trovare persone che hanno creduto e credono tutt’ora nel nostro progetto e che ci hanno dato una mano, in primis l’associazione Fonderia Cultart.
Durante la fase di progettazione siamo riusciti a creare contatti con la mappa Use-it Prato e la stamperia Eliograf, nostro sponsor per la comunicazione.
L’idea è partita a ottobre 2016 con tanti dubbi e punti interrogativi, si è creata una bellissima collaborazione tra noi due del team e adesso che è quasi passato un anno e stiamo concludendo i preparativi, siamo sempre più carichi e felici di vedere realizzato OIOI.

EdF – Cosa pensate della realtà italiana relativa all’editoria indipendente?

OIOI – Esistono molti eventi in Italia e negli ultimi anni ne stanno nascendo altrettanti. È un mondo ancora di nicchia, come abbiamo già accennato, ma che si sta creando uno spazio ben definito attraverso associazioni e professionisti. Molti di questi eventi sono organizzati da volontari e giovani che hanno la passione per questo settore artistico, il cammino è ancora lungo, ma con perseveranza e sacrificio i risultati si ottengono, e anche tanta soddisfazione.

EdF – L’obiettivo di OIOI è quello di dare spazio all’editoria indipendente, all’illustrazione, al fumetto, alla grafica ed alle arti visive in genere. Negli ultimi anni stanno fiorendo moltissimi momenti e festival dedicati a questo mondo in movimento, fatto di talento, voglia di fare e pochissimi mezzi. Come pensate di differenziarvi dagli altri appuntamenti in calendario, cosa ha OIOI di speciale, e soprattutto cosa credete che manchi ancora a questo universo colorato e ricco di passione per diventare davvero qualcosa di più di un fenomeno di nicchia per appassionati?

OIOI – (Bianca) Non penso che OIOI si debba differenziare dagli altri festival. Ovvio che ognuno di questi è differente già in base al luogo.
Crei qualcosa di speciale se nasce un dialogo con le persone. Riuscire a portare anche un minimo interesse in un individuo al quale è sconosciuto il mondo dell’editoria è già una vittoria. Deve esserci un’interazione, noi dobbiamo esser bravi a far comprendere questo mondo e le persone devono voler accogliere la novità. Ovvio che non può funzionare se il dialogo è a senso unico.

OIOI – (Giovanni) L’idea di partenza era la volontà di creare un evento che potesse interagire col vasto pubblico, per far conoscere questo mondo ancora di nicchia a chi non è del settore. Per questo abbiamo deciso di farlo durante il festival Prato, Settembre è Spettacolo per la grande affluenza che ci sarà in centro città.

EdF – Diciamo che Giovanni e Bianca, nell’organizzazione del loro OIOI Minimarket, non debbano lottare con i dolenti limiti di budget che tutti conosciamo e che quindi abbiano finalmente la possibilità di creare e realizzare quello che davvero ribolle nelle loro teste. Descrivete il vostro festival ideale, quali idee, quali progetti, quali ospiti, quali sorprese?

OIOI – La nostra idea di minimarket/festival si ispira a quelli già esistenti di Treviso (Comic Book Festival) e il Fruit Exhibition di Bologna. Essendo il primo anno abbiamo deciso di fare un evento più piccolo, per capire come avrebbe risposto la città, senza pretese. In questi mesi siamo entrati in contatto con illustratori, grafici, fotografi e associazioni culturali, con cui abbiamo creato una connessione, e costruito le basi per possibili collaborazioni future, con l’ottica di strutturare ed espandere l’evento per i prossimi anni.

 

EdF – Una delle domande che più mi piace fare nelle mie interviste e che oramai è un classico è relativa ai proverbi, ai motti, ai modi di dire. Indicatemene uno che vi piace e spiegate il perché di questa scelta..

OIOI – Il nostro motto è OIOI nonché nome dell’evento. È un modo di dire Toscano, più precisamente un’esclamazione di dolore o stanchezza, però visto con leggerezza, es. “oioi non mi scocciare”, “oioi che noia!”. Durante la scelta del nome del minimarket, sempre scherzando, abbiamo proposto questa parola breve ma di effetto. Oioi è orecchiabile, simpatico, diretto e rappresenta il nostro territorio, meglio di cosi!

 

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“YONDR”, il libro che illustra la carriera di Nathan Yoder

Che io ami Nathan Yoder è oramai cosa nota. Mi piacciono le sue linee, i suoi soggetti, la sua semplice arte del disegno e quindi, dopo aver parlato del suo volume “Knock Before Entering“, sono oggi a presentare l’ultimo lavoro di questo infaticabile artista, “Yondr” che stavolta presenta una specie di suo portfolio cartaceo dove trovare gra parte della sua numerosa produzione di questi ultimi 4 anni.

Yondr Studio, il marchio di Nathan Yoder, inizia con il lettering nel 2012 per passare poi alla illustrazione di prodotti commerciali ed a progetti personali nel 2017.

Questo libro di 54 pagine, acquistabile nello SHOP,  offre un breve sguardo sul suo percorso professionale illustrando i cambi di stile e gli ambiti professionali in cui Yoder si è cimentato nell’arco della sua carriera che ha ancora tanto, tanto spazio di fronte a se.

 

“Washed Out” una fanzine fatta da illustratori per sostenere la ricerca sulla salute mentale

“Washed Out” ovvero il lavoro creato dall’illustratore Jamie Kirk appositamente per la settimana mondiale di sensibilizzazione sulla salute mentale.
Jamie Kirk è un illustratore freelance inglese che ha creato una zine per raccogliere fondi per lo studio delle malattie relative alla salute mentale lanciata durante la settimana di sensibilizzazione sulla salute mentale che svolta dal 16 al 22 maggio 2017.

All’interno di questo lavoro, Jamie ha coinvolto altri artisti quali Jean Jullien, Brosmind, Ben Tallon, Kyle Brooks, Sam Larson, Grace Danico, Michael Driver, The Doodle Man, Jake Hollings, Marylou Faure e tanti altri ancora arrivando a produrre un prodotto formato newspaper veramente bello da sfogliare.
Stampato da quella grande realtà che è il gruppo di Newspaper Club, “Washed Out” è disponibile online e costa £ 5. I proventi saranno donati in beneficenza ad alcune realtà di ricerca sulla salute mentale quali YoungMinds, Rethink.

La zine invita anche le persone a condividere le loro opere d’arte sui social media tramite un hashtag #washedout e elenca siti web e risorse per chi voglia o abbia necessità di approfondire il tema della salute mentale.


“Bittersweet” la raccolta definitiva dei lavori di Noma Bar

28Lo stile innovativo e giocoso di Noma Bar lo ha reso uno dei più ricercati illustratori in tutto il mondo, con una vasta gamma di collaborazioni da riviste e giornali tra cui Empire, New York Times, Wired, Guardian, Time Out e, in Italia, con il settimanale Internazionale.

Il suo uso innovativo del negativo e le sue forme minimali hanno anticipato i tempi e creato immagini aperte a letture multiple sempre caratterizzate dall’obiettivo di segnalare e far riflettere su temi attuali e mai banali.

Noma Bar stesso, rappresentato dall’Agenzia Dutch Unkle, ha scelto le illustrazioni più iconiche che hanno contribuito a costruire il suo stile e la sua reputazione.

Le opere sono organizzate in 5 capitoli che sono anche libri tematici diversi come “Introduzione”, “Pretty Ugly” (ritratti), “In Out” (sesso), “Death Death” (conflitto) e “Less More” (vita quotidiana). Accanto alle immagini, Noma Bar rivela il suo processo e metodo di lavoro.

Come collezione, il volume “Bittersweet” è molto di più di una raccolta di illustrazioni, è un percorso, un viaggio, alla scoperta di un talento fuori dall’ordinario che ha imposto la sua visione del mondo attraverso segni, linee e colori unici.

Formato con copertina rigida per 680 pagine edito da Thames and Hudson.

“Now playing” il libro dove cercare i dettagli nascosti dei tuoi registi preferiti

Perfettamente illustrato da Alexandre Clérisse, premiato grafico e autore di fumetti francese, “Now Playing” è uno di quei libri che gli americani chiamano seek-and-find book, cioè quelli dove tu devi cercare a trovare dei particolari segni o oggetti o persone all’interno dei disegni o, come in questo caso, all’interno delle bellissime illustrazioni di Clérisse.

Già di per se potrebbe ispirare un pò di curiosità la cosa, ma per coloro i quali ancora non sono interessati, va sottolineato come i particolari da individuare nelle diverse illustrazioni del libro siano tutti riguardanti film di registi di culto per un certo tipo di spettatore.
Parliamo infatti di film di 12 registi quali Tim Burton, Stanley Kubrick, Wes Anderson, Alfred Hitchcock, Steven Spielberg, Quentin Tarantino, i fratelli Coen e altri.

Ogni volta diversi e tutti da scoprire, i particolari o i personaggi nascosti vanno da elementi facilmente riconoscibili a veri e proprie sfide al lettore che in queste 56 pagine edite dalla Chronicle Books potrà divertirsi a misurare il proprio feticistico amore per i registi e l’altrettanta feticistica conoscenza dei film che ha amato.

Secondo me questo è un gran bel regalo, ma solo per gli amici giusti.

SHOP: chroniclebooks.com

 

 

 

L’enciclopedia dei tatuaggi russi adesso è realtà

La casa editrice FUEL di Damon Murray e Stephen Sorrell ci regala un altro pregevole lavoro sia per la cura grafica che per il grande lavoro editoriale e di ricerca che sta alla base dell’intero progetto.

Stiamo parlando di “Russian Criminal Tattoo Encyclopedia Set“, la raccolta di 3 volumi dedicati alla storia, ai protagonisti ed agli artisti dell’arte del tatuaggio in Russia. Una storia antica, ricca di simbolismi e piena di aneddoti e curiosità da scoprire.

Le fotografie, i disegni ed i testi pubblicati in questi libri fanno parte di una raccolta di più di 3.000 tatuaggi accumulati durante la vita di Danzig Baldaev, un carceriere che lavorava all’interno delle carceri russe.
Danzig Baldaev nacque nel 1925 a Ulan-Ude, nel centro-est della Russia e suo padre era stato arrestato come “nemico del popolo”. Crebbe quindi in un orfanotrofio per i figli dei “nemici” ed in seguito prestò servizio militare nella seconda guerra mondiale. Fu costretto dalla NKVD (precursore del KGB) a lavorare come secondino nel carcere di Kresty a Leningrado, oggi San Pietroburgo. Il carceriere Danzig Baldaev è morto nel 2005, un paio di anni dopo la pubblicazione del primo volume della serie. Il suo è un viaggio nell’estetica dei tatuaggi a cui ha dedicato 28 anni della sua vita, dal 1948 al 1986, in una lunga analisi che racconta per simboli la storia di chi li porta, e descrive – tramite, appunto, i tatuaggi – il disprezzo dei carcerati verso la società, il sistema politico, e la giustizia.

Teschi, svastiche, harem di donne nude, Al Capone, cavalieri medievali in armatura, pugni avvolti nel sangue, immagini di Cristo, mamme e bambini, eserciti di carri armati e chiaramente Lenin – questi sono solo alcuni dei segni con il quale i i russi protagonisti dei 3 volumi si identificano.

L’enciclopedia si apre con l’introduzione dello storico Alexander Sidorov e permette agli amanti della tattoo art  non, di esplorare l’origine dei tatuaggi russi e il loro significato che dura ancora oggi.

“Pavement Licker” 14 anni di arte underground raccolti in un unico volume

Nel 2003 l’artista grafico James-Lee Duffy dello studio We Are Shadows e lo sceneggiatore Josh Jones hanno deciso nel 2003 di creare la propria fanzine dal titolo “Pavement Licker” ed oggi ne celebrano i 14 anni con un libro che penso si possa definire imperdibile per gli amanti della street culture e dell’arte underground in generale.

La rivistina nasce e si sviluppa come una piattaforma per artisti e scrittori in cerca di spazio  e pubblicazione. Senza spingere troppo sulla promozione e sui vari canali, sono diventati rapidamente “i fanzinari dell’anno” come designato dalla rivista i-D.
Artisti emergenti o già conosciuti in tutto il mondo hanno trovato posto fra le pagine rigorosamente in bianco e nero della fanzine, pr citarne alcuni Banksy, Jamie Hewlett, Shepard Fairey, EINE, Kelsey Brookes, Mr Bingo, Pure Evil, Paul Insect, GILF !, David Shrigley, Andrew Rae, Antony Micallef, Kate Moross, Jon Burgerman o Anthony Lister.

Quattordici anni dopo, in questo torrido 2017, i due fondatori hanno pubblicato un libro di ben 518 pagine della scena artistica underground dagli anni Novanta fino ad oggi.

Il libro è stato ufficialmente pubblicato alla Pure Evil Gallery il 27 luglio ed è ora disponibile sullo shop online.

Intervista agli organizzatori del Festival UNGRACON

UNGRACON è una bella iniziativa che si svolgerà all’interno del  programma di Recanati Summer Festival il 25 e 26 Agsoto, (QUI tutte le info e la pagina Facebook) riguarda il mondo dell’editoria indipendente e della grafica e che quindi mi ha interessato fin da quando i ragazzi mi hanno contattato per partecipare. Visto il periodo non sarò in grado di esserci e mi dispiace assai, anche perdermi il loro UNGRACONTEST, ma mi è proprio piaciuto andare a scoprire chi sono i ragazzi che l’hanno organizzata e che idee girano nelle loro teste…

EdF – Ciao ragazzi, presentiamo un po’ quello che è Ungracon, a chi si rivolge, chi sono gli organizzatori, cosa ci sarà in programma e soprattutto perché avete deciso di realizza-re un evento dedicato al fumetto e all’editoria indipendente.

UNGRACON – Ciao a tutti. l’UNGRACON come dice il nome stesso è la prima underground grapich novel convention in riva al mare! Tutto nasce dal comune di Porto Recanati che nel week end agostano del 25 e 26 organizza il Summer Festival e ha deciso di coinvolgere noi dell’associazione H.P Lovecraft per portare il fumetto indipendente in spiaggia. Come avrete capito l’UngraCon è una due giorni di festival del fumetto autoprodotto e della piccola editoria durante il quale il paese sarà invaso da mostre sui comics con tavole originali, da stand di artisti underground e collettivi indipendenti; ci saranno tavole rotonde sul self-publishing e incontri\aperitivi con gli autori (qualcuno vocifera che ci potrebbero essere gli autori di “Anubi” ma non ditelo in giro …).

EdF – In passato, diciamo fino agli anni Settanta, l’editoria indipendente era
uno strumento utilizzato da chi non aveva strumenti e mezzi, per far sentire la propria voce, rivendicare temi, battaglie ideologiche o più semplicemente per far circolare idee e fenomeni – musicali, di costume e quant’altro – altrimenti nascosti e schiacciati da quella che era la società mainstream considerata benpensante e bigotta. Oggi invece si assiste ad un risveglio di questo sottobosco ma in forme nuove e molto diverse fra loro: si va dalle nicchie di amanti della vecchia arte tipografica al mondo sofisticato dell’illustrazione e del design, dal mai dimenticato fumetto al mondo del handcraft più puro. Voi che avete deciso di organizzare un evento che si rivolge a questo mondo, che idea vi siete fatti di quella che è oggi l’editoria indipendente? Che obiettivi pensate che si ponga e quali limiti ha…

UNGRACON – L’editoria indipendente è un mondo vastissimo e incatalogabile, tutti oggi (a volte inconsapevolmente) siamo creatori indipendenti (basta vedere la gestione delle pagine personali che ognuno ha sui vari network) la cose interessante è che il mercato indipendente del fumetto oggi è sempre più consapevole di se stesso e del suo valore aggiunto , questa consapevolezza credo abbia ingenerato quello scatto mentale indispensabile per gli stessi autori “indie” che ha permesso di porre fine all’attrito che storicamente esisteva tra mainstream e underground, due mondi che oggi convivono in pace e si salutano reciprocamente consci dei loro diversi pregi e difetti.

EdF – Nell’organizzare un evento esistono sempre mille problemi da superare e
mille preoccupazioni a cui far fronte ma, nonostante questo, continuano
a nascere momenti dedicati sia nei grandi centri come Roma e Milano, sia
nelle realtà più piccole. Quel’è secondo voi la ricetta giusta per
organizzare un ottimo festival dell’editoria indipendente e, se ci sono,
quali sono i modelli ai quali vi ispirate in Italia e all’estero?

UNGRACON – Purtroppo non esiste una ricetta giusta mentre esiste invece la ricetta che funziona per ognuno di noi, dal canto nostro ci siamo detti che era indispensabile partire dagli autori della zona e dare al festival una funzione di servizio come una “vetrina” per tutti gli autori locali che necessitano di visibilità per essere apprezzati ed arrivare. Dall’altro volevamo fornire al pubblico un programma veramente appetibile e di spessore. E’ stato con questo doppio spirito che ci siamo avventurati nell’organizzazione e nella selezione delle proposte facendoli convivere. Ovviamente ogni evento per riuscire ha bisogno di un team di persone appassionate e instancabili che si dedicano alla sua cura in ogni dettaglio, è questo l’unico fattore che rende possibile un festival.

EdF – Descrivete nei dettagli quella che è stata la situazione, il momento esatto, di quando è nata in voi l’idea di organizzare l’UNGRACON Festival. Dove e con chi eravate, cosa stavate facendo e quali sono stati i sentimenti che avete provato. E oggi che mancano poche settimane al Festival? Descrivete allo stesso modo la situazione attualmente rispondete a questa intervista..

UNGRACON – Non c’è stata un momento preciso o una situazione, UNGRACON è una cosa che vagava dentro di noi da sempre nell’iperuranio delle idee potenziali, è stato fondamentale però la chiamata alle armi del comune di Porto Recanati e l’accorrere del Summer Festival per spingerci a fare questa follia!

EdF – Una delle domande che più mi piace fare nelle mie interviste e che
oramai è un classico è relativa ai proverbi, ai motti, ai modi di dire.
Indicatemene uno che vi piace e spiegate il perché di questa scelta..

UNGRACON – UNGRAHH !! (che non significa nulla ma forse esprime molto)

***

AVVISO IMPORTANTE
Durante i giorni di UNGRACON, presso il banco degli organizzatori sarà possibile acquistare il volume “The Big Lebowski Art Collection“, la raccolta di 68 illustrazioni provenienti da tutto il mondo ispirate al film dei fratelli Cohen ed edito dalle Edizioni del Frisco.
Per questo un grazie speciale a tutti ragazzi dell’UNGRACON (in particolare a Mattia Bontempi!)

Il Mash-Up culturale della rivista “Fount”

I ragazzi di Mash-Up hanno iniziato nel 2016 uno scambio artistico interdisciplinare e internazionale con altri artisti, graphic designer, fotografi e tutto quanto fa spettacolo.

Da questo lavoro è nata la rivista indipendente  “Fount” di cui è uscito il primo numero oramai un anno fa. Ne riparliamo ancora oggi perché l’esperimento era (e forse è ancora oggi, ma non se ne hanno notizie aggiornate) molto interessante e varrebbe la pena proseguirlo.

La rivista affronta le convergenze di una società globalizzata quale è la nostra e quello che essa rappresenta e comporta come cambiamenti nell’ambito della creatività. La domanda di fondo che si pongono i ragazzi di Mash-Up, interessante e attuale come non mai è la seguente:”Come possiamo, come società, beneficiare del Mash-Up da un punto di vista culturale, sociale e artistico?

Artisti provenienti da tutto il mondo hanno risposto alla loro chiamata inviando quelle che sono le loro interpretazioni del tema del numero “Piantare una montagna”, una rappresentazione metaforica del coraggio che è necessario per intraprendere una strada nuova e mai percorso prima da nessun altro.

Le opere ricevute sono state a loro volta riviste da un diverso artista, proveniente da ambiti artistici completamente differenti che ha reinterpretato secondo il proprio stile.

Sfogliando “Fount” ti imbatterai in Stefan Sagmeister, PutPut, Hort, Erwin Olaf, Frank Höhne, Tony Futura, Stefan Kiefer, Frank Berzbach, Götz Gramlich.

Per i pignoli, i dati della pubblicazione:
Data di uscita : primavera 2016
Volume: 176 pagine
Formato: 16,5 x 24 cm
Lingua: tedesco / inglese
Stampa: Druck & Verlag Kettler GmbH
Speciale: è incluso un set di adesivi per personalizzare la copertura

Intervista agli organizzatori del BEU BEU Art Festival

Ci sono interviste che più che interviste sembrano bevute fatte ad un piccolo bar lontano dal chiasso e dal vociare della gente, chiacchierate piacevoli come se non si fosse mai fatto altro nella vita e fossimo sempre stati li, a parlare.
Fondamentalmente l’intervista ai ragazzi che organizzano il BEU BEU Art Festival è stato questo, niente di più, ma sicuramente niente di meno.

EVENTO:
BEU BEU Art Festival – 19 e 20 Agosto
Badia a Ruoti, Bucine (AR)
QUI le indicazioni

Mentre date una lettura, io ringrazio il grande Marco About e Rossana Calbi.

EdF – Ciao ragazzi, per prima cosa abbiamo bisogno di capire e far capire cosa
significa il nome BEU BEU, poi, solo dopo aver scoperto questo mistero,
potremo chiedervi il perché di un altro Festival dedicato all’editoria
indipendente ed alla grafica..? Insomma, presentateci il BEU BEU Art
Festival!
Tempo fa con Rossana siamo andati dalle parti di Bucine e parlando con Luz, anche lui organizzatore del festival, abbiamo scoperto che il verso dei caprioli è beu-beu. I caprioli abbaiano, se non ci credete cercate i video su YouTube!

EdF – Come detto prima, in questi ultimi anni, si assiste a un proliferare di
festival, eventi, contest, dedicati alla grafica, alla micro-editoria ed
all’editoria indipendente. Cosa pensate che ci sia sotto? È una moda
passeggera, un sofisticato ritorno alla carta, un fenomeno destinato o
cosa altro?
Un fumetto che lessi tanti anni fa, si concludeva con una frase tipo — dicono sia una moda, che ben vengano mode di questo tipo!
A me personalmente fa piacere che esistano così tanti festival, certo, non vado a tutti e alcuni a volte mi sembrano fotocopie di altri, ma se la carta torna prepotentemente, non posso che esserne contento!

EdF – Il mondo dei festival si va sempre più differenziando fra le grandi
adunate con prezzi vertiginosi e numeri da capogiro e le piccole realtà
che, fra mille problemi e una passione sfrenata, riescono a coinvolgere
e far divertire. Quali sono, secondo voi i motivi per cui questa
distanza si allarga sempre di più e non si riescono a creare invece
degli eventi che riescano ad unire le grandi organizzazioni milionarie
con quello che è il mondo vero e genuino come il Beu-Beu e tanti altri?
Beu-Beu, come tante altre piccole realtà, è fondato su una passione comune e quando si parla di tanti soldi, in genere la passione passa in secondo piano.
Qualche volta i piccoli eventi, col passare degli anni e dopo un grande riscontro mediatico, riescono a stringere la mano e a trovare dei compromessi con gli squali più grandi e per fortuna alcuni mantengono un minimo di quella freschezza iniziale. Per ora non credo sia il nostro caso, siamo alla prima edizione, presentiamo quello che ci piace senza dover scendere a compromessi, e non facciamo gola a nessuno! Per fortuna.

EdF – Una domanda a cui tengo molto e che faccio solitamente a chi, senza
timore, si getta nell’avventura di organizzare un evento come il Beu-Beu
è questa: descrivete nei dettagli il momento esatto in cui è nata l’idea
e la consapevolezza di riuscire a organizzare un festival. Spiegateci
dove e con chi eravate, cosa stavate facendo e quali sono stati i
sentimenti che avete provato quando la decisione è stata presa.
E oggi, che immagino il lavoro sia a pieno regime, descrivete allo
stesso modo la situazione in cui vi trovate mentre rispondete a questa
domanda.
La storia inizia con un incontro tra band musicali.
Suono con un paio di gruppi e nel nostro ambiente musicale ci si aiuta, quindi è facile scambiare date con band di altre città, in questo modo si conoscono un sacco di persone e si visitano molti luoghi. Così ho conosciuto i White Pagoda, gruppo di Ambra nel quale suona Luz, con lui trovammo subito interessi in comune oltre alla musica e dopo diversi anni, ci balenò in testa la stramba idea di organizzare un festival dalle sue parti. Ne parlammo con Rossana che è una curatrice, se non sbaglio, stavamo in un localetto di Roma a berci qualcosa.
Luz ci raccontò di un’antica abbazia a Badia a Ruoti, in questo posto c’era la voglia e la possibilità di organizzare progetti legati all’arte.
Come prima cosa, suonammo dentro l’abbazia e la volta successiva, fissammo un incontro con i ragazzi della Sichem Onlus che gestiscono il posto.
Dopo un paio d’incontri, avevamo le idee chiare e insieme all’associazione Eureka, capitanata da Luz e Strange Opera seguita da Rossana, buttammo giù il programma di Beu-Beu. Oggi mancano poche settimane dalla fatidica data, fremiamo. Tutti i preparativi sono in atto, distribuzione di volantini a tappeto, propaganda massiccia e dita consumate per rispondere a tutte le mail, siamo pronti e ce la facciamo un po’ addosso!
EdF – Un classico delle Edizioni del Frisco è quello di chiedere un proverbio,
un motto, un modo di dire che vi piace o che sentite adatto a questo
momento spiegando il perché di questa scelta…
Tira più un pelo di capriolo che una mandria di buoi.

“American Manifesto”: una dichiarazione di intenti raffinata e imperdibile.

Esplorazione ed esplosione.
Todd Thyberg, fondatore di Angel Bomb, è cresciuto in una piccola città del North Dakota dove ha imparato il valore del duro lavoro e della buona etica. All’Università del Minnesota ha studiato la scrittura creativa prima di partire per la Marina dove, per missione, ha dovuto anche occuparsi di disinnescare gli ordigni esplosivi. Solo dopo essersi congedato dal servizio militare, scopre di essere follemente innamorato della grafica e dell’illustrazione e quindi torna all’Università dove consegue una nuova laurea in comunicazione visiva.
Sono di questi anni i suoi primi lavori sul packaging di prodotto e del 1997 l’inizio dei lavori a nome Angel Bomb.

Oggi, Angel Bomb è un perfetto connubio fra design e stampa tipografica che fornisce servizi di alto livello nell’ambito della comunicazione e del design di prodotto.

Il libretto “American Manifesto” non poteva passarmi inosservato.
Si tratta infatti di un lavoro certosino che incrocia una veste grafica assai ricercata e dal forte sapore vintage con le caratteristiche tipiche delle nuove tecniche infografiche che riportano e rendono immediatamente comprensibili numeri, dati, statistiche riguardanti la situazione attuale degli Stati Uniti d’America con l’obiettivo, attraverso l’amore per la grafica e la stampa, di sensibilizzare i lettori su alcune tematiche scottanti quali l’ambiente, la salute e la sicurezza.

 

Le poesie visive di Matthew the Horse

Forward Always” di Matt Hodson (AKA Matthew the Horse) è una raccolta di poesie da leggere ad alta voce.
Il libro è un giocattolo, uno script, un gioco e un puzzle. Queste poesie vengono attivate attraverso le prestazioni e il gioco. Come si sceglie di rendersi conto di loro è a te e al tuo pubblico. C’è un buon su meloni.

Questa prima edizione del volume è stata curata da Orlando Lloyd, Graphic Designer from Yorkshire.

 

 

 

 

“NOWOW” agenzia per illustratori e magazine

Nowow” nasce nel 2014 come agenzia per illustratori  e diventa da quest’anno un magazine cartaceo che offre contenuti stimolanti cercando di far emergere la scena artistica francese e internazionale.

Il primo numero della rivista è uscito a fine Marzo e si è subito fatto notare per l’originalità dei contenuti e la profonda conoscenza della scena grafica e creativa in generale francese ed europea.

Il numero ruota attorno al tema della collaborazione. Collaborazione vista come nel nuoto sincronizzato in cui ogni elemento della squadra deve essere una parte del tutto che si muove verso l’obbiettivo comune.

Questo è quello che succede nei team creativi che lavorano nei coworking di tutto il mondo dove, spalla a spalla, designer, artisti, fotografi e redattori creano sinergie tra le loro per mettere a disposizione la propria ispirazione e creatività.

Super-Cahier n°2: Giocare con l’architettura

Super-Cahier n°2” è fantastico, su questo posso sbilanciarmi abbastanza tranquillamente.

I ragazzi di Bureau 205 questa volta si sono superati ed hanno creato un numero veramente ricco, elegante e anche molto divertente per chi intende avere le idee più chiare di quello che è il ruolo dell’architettura nella società contemporanea.
Il target originario del libro dovrebbero essere i più piccoli, con la possibilità anche di costruire alcuni piccoli modellini in scala di edifici e costruzioni.

Sfogliando si trovano 25 abitazioni da colorare che si trasformano in altrettanti enigmi da scoprire attraverso giochi e domande. Classificando le pagine con i modelli e le illustrazioni in base alla loro somiglianza, il bambino capirà che l’architettura non è solamente una questione di forma, ma anche di posizione, di clima, di materiali e tanto, tanto altro… arrivando a costruire case e città intere secondo i propri sogni.

Una strana fanzine verde con delle figure ambigue

War on Dust” è una zine vecchio stile, semplice, diretta, e come nelle origini di questi prodotti underground, fotocopiata.

Si tratta di una galleria di ritratti di personaggi immaginati, cattivi o eroici, nessuno lo sa. Sono tutti comunque dei veterani di una guerra microscopica, figure mitologiche di una dimensione parallela dove le forme conosciute si perdono in favore di sembianze strane.Will Sweeney è un artista grafico che vive e lavora a East London. Fra le sue numerose produzioni di carta si ricorda il fumetto Tales From Greenfuzz.

“Mondo Erotica” di Roberto Baldazzini

Mondo Erotica” è edito dalla storica Korero Press, ma è anche e soprattutto una vetrina del lavoro trentennale, provocatorio e spesso coraggioso di Roberto Baldazzini.

Il libro, in 176 pagine di elegante bianco e nero e alcuni, rari colori, contiene sia ilustrazioni erotiche che non facenti parte della sterminata produzione di Baldazzini. Ci sono le strisce brevi a fumetti, alcuni schizzi preparatori e un un’intervista all’autore dove vengono citati e analizzati i grandi del fumetto: da Manara a Moebius e tanti altri.

Roberto Baldazzini è uno scrittore e fumettista italiano noto per il suo lavoro come grafico e pubblicitario. Nel 1984 inizia a farsi conoscere con la pubblicazione del suo primo personaggio femminile “Stella Noris”. Dal 1995 inizia a concentrarsi sui fumetti erotici con opere come, “Casa Howard” e “Chiara Rosenberg”. Successivamente è diventato noto per il suo caratteristico stile viscerale ma elegante, in bianco e nero.

Oltre una prolifica carriera di 30 anni, il creatore fumetto, l’illustratore e l’artista Roberto Baldazzini ha creato un mondo sessuale e surreale dell’immaginazione ispirato alla Pop Art, all’arte natalizia, al glamour degli anni 40, al film noir, a Bandes Dessinées e al modello fetish Bettie Page.