Sto cercando di capire il perché impazzisco per i celebrity pattern di My metal Hand

Gainesville è una città degli Stati Uniti, capoluogo della Contea di Alachua, nello Stato della Florida e proprio qui lavora Jeff T. Owens, da alcuni conosciuto come JTO, mentre dai più come My  Metal Hand.
Il lavoro di Jeff può tranquillamente rientrare nel grande universo del pop graphic, quell’universo grafico popolato – soprattutto negli U.S.A. – da illustratori e creatività che traggono le loro maggiori idee dal mondo della musica, della TV e più in genere dello star system.
Anche Jeff rende l’immancabile tributo stilistico a colui che forse per primo ha davvero capito la bellezza che si può nascondere dietro ad un ritratto di Bob Dylan o di qualsiasi altra star, quel Robert Crumb che davvero si può dire che ha dato inizio al tutto.
Da qui però inizia il mistero per cui, da giorni, non riesco a stare senza dare una sbirciata a quelli che lo stesso Jeff definisce i suoi Celebrity Patterns, una raccolta ancora in corso d’opera di suoi lavori che, partendo dal lavoro su un personaggio celebre, arriva ad uno sfondo moltiplicato e simmetrico che i miei occhi non riescono a non ammirare.

 

Un illustratore realizza un libro dove le opere sono ordinate in base agli hashtag di Instagram

Oggi vi parlo di un libro di Patrik Mollwing, un illustratore svedese che attualmente vive a Lisbona, in Portogallo, con alle spalle una vasta esperienza trasversale che lo ha portato a lavorare sia nella progettazione grafica che nella direzione artistica, fino all’illustrazione e all’animazione.
Questo suo ultimo libro parte dalla costatazione di come negli ultimi anni Instagram sia diventato un luogo virtuale ma molto utilizzato dagli illustratori per condividere il proprio lavoro. Non mi voglio addentrare sul fatto che questo fenomeno sia una cosa buona o cattiva, IG è senz’altro è una piattaforma che consente ai creativi in genere di raggiungere un pubblico più ampio, spesso attraverso l’uso dei fantomatici hashtag.
Il tentativo di Mollwing è quello di rendere fisico, materiale, reale l’interazione fra hashtag ed il contenuto ed è proprio qui che è nato “Two Hundred e Forty-Two Hashtags“, un libro di illustrazione che prende spunto dalla cultura della ricerca per hashtag.
L’inizio del libro presenta un elenco di hashtag ordinati alfabeticamente, per capirsi si va da da #abnormal a #yum e dopo ogni parola si reinvia alla pagina in cui è possibile trovare i lavori creati dallo stesso Patrik Mollwing nel periodo compreso fra il 2015 ed il 2017 che sono stati condivisi su IG utilizzando proprio quell’hashtag.
Pubblicato da Stolen Books, il libro si presenta quindi come una raccolta di opere di Mollwing il cui stile è da sempre sghembo, pieno di corpi allampanati e forme morbide ritratti con colori vivi e sgargianti mentre pattinano, lottano e chissà che altro.

Un libro dedicato alla serie originale di emoji disegnata nel 1999

Nel 2016 il Museum of Modern Art di New York ha fatto scalpore dopo aver acquisito l’originale serie di 176 emojiper la sua collezione permanente. Si tratta di piccoli disegni riportanti volti, oggetti e luoghi, ciascuno illustrato su una griglia di 12×12 pixel, raggruppati e disposti ordinatamente. A vederli adesso traspare il tempo passato e la rozzezza del risultato ma, allo stesso tempo, anche la loro familiarità con il nostro mondo.

Progettato dal giovane artista Shigetaka Kurita, a soli 25 anni, fu rilasciato nel 1999 dalla società di telecomunicazioni giapponese NTT DOCOMO.
Ora l’editore indipendenti Standards Manual, che amo da quando vi parlai di quest’altro progettolancia il primo libro interamente dedicato alle emoji originali insieme ad una vera nuova tastiera per smartphone che ripropone proprio gli originali di Kurita.
Semplicemente intitolato “Emoji”, il libro studia e onora la creazione di Kurita e DOCOMO cercando di mettere in evidenza quello che è stato, ed è tutt’ora l’enorme e sottovalutato impatto sul mondo della comunicazione fra individui che le cosiddette faccine hanno avuto.
In una vecchia intervista lo stesso Kurita spiega come la maggior influenza sulla sua invenzione sia stato il pittogramma, usati come segnali in molti luoghi del Giappone mentre il secondo riferimento è l’arte giapponese dei Manga che usa la grafica per esprimere emozioni. Infine, ma non per importanza, le riviste giapponesi e i dettagli sparsi qua e la nelle loro pagine.
Il progetto può essere sostenuto e realizzato attraverso la piattaforma Kickstarterquindi, se pensate ne valga la pena, fatevi avanti. 🙂

Sta per arrivare il nuovo Lök Zine e noi abbiamo deciso di fargli qualche domanda

Vi avverto, io sono di parte. Seguo il lavoro di Lök Zine oramai da un bel pò di tempo, ho conosciuto Elisa Caroli fra le sedie ed i tavoli di svariati festival e mi è sempre piaciuto l’atteggiamento aperto e sperimentale della rivista.
Ma adesso sta per arrivare fra noi un Lök Zine tutto nuovo, un numero 10 che porterà con se diverse novità tutte da sfogliare.
Si tratterà di un bel volume di 120 pagine completamente a colori con rilegatura brossurata in un formato ampio e moderno da 21,0 × 29,7cm.
Poco altro da dire, se non di farvi un salto sul loro progetto Kickstarter per rendervi conto di quanto sia coraggioso e affascinante questo nuovo Lök Zine.
Mentre scrivevo questo mi è venuta l’idea di chiamare Elisa e chiederle se aveva voglia di fare due chiacchiere prendendo spunto da questa nuova uscita per allargare il perimetro del discorso al panorama italiano dell’editoria indipendente.

Ecco cosa ne è venuto fuori, un breve ma interessante scambio di opinioni  che spero sia solo un primo seme di discussione..

Ciao Elisa, raccontaci cosa sta succedendo a Lök Zine e cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo numero che promette sorprese e cambi di passo..

Era da tanto tempo che avevamo voglia di evolverci, di crescere, usare i colori, avere più spazio, scegliere più autori che amiamo, connetterci con altre persone. Aspettavamo solo il momento giusto: un po’ per superstizione, un po’ per necessità, il numero 10 ci è sembrato un ottimo inizio per cambiare tutto e così ci siamo lanciati.
La campagna di crowdfunding è stata un po’ una sfida, per vedere se quello che facevamo e che stavamo per creare poteva essere interessante per un pubblico più ampio e per raccontare meglio lo sviluppo del numero grazie agli updates che si trovano all’interno della pagina kickstarter.

Descrivi quello che è l’obiettivo di una rivista indipendente come Lök Zine oggi in Italia..

Il nostro obiettivo è sicuramente condividere la nostra visione e la nostra passione per fumetto e illustrazione, raccontare storie e creare una rete senza limiti geografici.

Manteniamo comunque il tutto bilingue per restare collegati alle nostre origini.

Raccontami un po’ del lavoro di questi anni: quando e come è nata la rivista, i momenti bui e quelli pieni di gioia..

Il progetto LökZine è nato nel 2011, eravamo tutti studenti all’accademia di Belle arti di Bologna e avevamo tante idee e voglia di fare, ma ci sentivamo ancora troppo acerbi per qualsiasi forma editoriale definita così scegliemmo la dimensione della rivista dove potevamo sfogarci senza limiti (ci abbiamo messo dentro poesia, fotografia, moda, cucina, racconti brevi, street art…) poi nel tempo siamo diventati sempre meno, abbiamo sperimentato, siamo cresciuti individualmente, abbiamo conosciuto tanti luoghi e persone diverse e abbiamo visto crescere il mondo del fumetto indipendente e dell’autoproduzione che era un po’ assopito quando avevamo iniziato. I momenti bui sono quelli di incomprensione che rallentano, a volte i lavori, e sono dati dall’impossibilità di avere una sede fissa perchè siamo sparpagliati per l’europa, ma questo ci permette anche d arricchiere il progetto delle nostre esperienze.

Come Lök Zine siete da anni un punto di riferimento nel circuito indipendente sempre presente agli appuntamenti di settore ed in contatto con i migliori illustratori. Da questo punto di vista privilegiato, raccontaci cosa pensi del panorama editoriale indipendente italiano: punti deboli, punti di forza, ambiti da sviluppare.

Come ho già detto di realtà come noi all’inizio ce n’erano veramente poche era come se ci fosse stato un assopimento del panorama quando abbiamo deciso di creare LökZine, però poi è stato bellissimo vedere quanti gruppi si assemblavano quante altre idee prendevano forma quanti festival iniziavano ad aprire delle “selfarea” e quanti festival specifici aprivano i battenti. Mi sento un po’ vecchia a dirlo, ma abbiamo visto tutto questo evolversi e adesso mi sembra che il panorama italiano sia brulicante di progetti bellissimi, fantasiosi e sfaccettati: mi sembra ci sia una nuova attenzione per qualcosa che resta sempre di nicchia, ma ha preso sia valore agli occhi di editori e pubblico che una propria identità nel tempo. L’editoria indipendente in ogni caso rimane un ambito dove si può ancora sperimentare, sognare, sentirsi liberi di esprimersi, effettivamente mai farci i soldi, ma non si può aver tutto 🙂

Esiste oramai un vasto ecosistema composto da creativi, editori e illustratori che si muove in tutta Italia attraverso un infinita seria di market molto frequentati ma che, chiusi i battenti, poco incidono sulle opportunità lavorative e sulla distanza esistente fra l’editoria mainstream e quella indipendente. A mio avviso siamo quasi arrivati alla saturazione, quali pensi siano gli scenari futuri e quali potrebbero essere gli aspetti da sviluppare? Penso per esempio ad un maggiore coinvolgimento delle grandi realtà  editoriali, a contest per avvicinare il mondo del lavoro o idee simili…

Sicuramente quello che dici può essere vero, ma rispetto a qualche tempo fa penso che il panorama editoriale indipendente e mainstream sia in ebollizione, non saturo di sicuro (quello francese è molto più pieno). Credo sia un processo di assestamento in cui va educato il pubblico, ad esempio vedo realtà come Eris edizioni, Diabolo edizioni, Grrrzt, ecc, che sono fatti da persone che amano i fumetti e aprono case editrici piccole, piccolissime, ma che ci mettono molta passione e arricchiscono il panorama editoriale, molte volte incrociando autori che si muovono nel sottobosco dell’autoproduzione. C’è una sorta di sinergia nei vari campi artistici che si può tramutare in un lavoro concreto, bisogna solo trovare il modo di non perdere la speranza.

Italianism porta a Napoli un evento unico dove si celebra il matrimonio fra musica e grafica

Italianism riparte dalla musica italiana” con questo gustoso claim, Renato Fontana presenta il suo ultimo progetto che porterà a Napoli la quinta edizione della conferenza creativa indipendente che negli anni è diventata un appuntamento che in molti, non solo il sottoscritto, attendono con ansia.
Oltre 100 contributi di artisti e creativi per due giorni speciali all’insegna del pop e della cultura visiva tutto rigorosamente made in Italy.

Una due giorni che si svolgerà il 10 e 11 Maggio 2018 nella splendida cornice della Reggia di Portici a Napoli e che vedrà alternarsi mostre, talk e molto, molto altro… ma andiamo un pò a spulciare nel programma.
L’edizione 2018 di Italianismruota attorno al rapporto fra la musica italiana degli ultimi 50 anni e la sua rivisitazione, la sua ispirazione grafica e più in generale la sua creatività vista attraverso gli speciali filtri di giornalisti, designer, fotografi, art director, e di altri professionisti che lavorano all’interno del poliedrico mondo del pop.
Il programma è davvero interessante e si snoda fra una sfida tutta da gustare, chiamata per l’occasione Creative Match in cui 11 tra le più importanti università/accademie/scuole di specializzazione dell’area comunicazione/creatività/arte italiane si affronteranno live su un brief avente per oggetto un progetto di comunicazione richiesto da un vero committente.
Le squadre che potrete vedere all’opera rappresentano quanto di meglio c’è oggi in Italia in tema di creatività: AANT Roma, ABAN Napoli, IED Milano, IED Roma, IUAD Napoli, Politecnico Milano, Politecnico Torino, Quasar Roma, RUFA Roma, Sapienza Roma, Università Federico II Napoli.
Ci sarà l’opportunità di partecipare alla Creative Conference dal titolo “Le parole della musica italiana” ed alla mostra “Forma e funzione per la musica” dove viene indagato il rapporto tra Musica e Design attraverso il racconto delle aziende, dei laboratori e delle persone che in Italia hanno saputo innovare il mondo dei supporti musicali, degli apparecchi per la diffusione del suono e degli strumenti musicali.
Se questo non bastasse è in programma una masterclass di John Barnbrook, il grande creativo inglese noto per il sodalizio artistico pluriennale con David Bowie e, per finire, due eventi come “Italianisimm” con 21 eccellenze autoriali della musica napoletana raccontate attraverso altrettanti scatti fotografici e illustrazioni, forse l’evento che aspetto con maggior interesse, “Dieci copertine”, la presentazione dei 30 artwork vincitori del contest online aperto a tutti dove  dieci copertine di dischi importanti per la musica italiana degli ultimi cinquanta anni sono state reinterpretate liberamente da creativi che sicuramente sorprenderanno come Silvia Boschero. Damir Ivic, Raffaella Oliva, Luca Pacilio, Carlo Pastore, Francesca Pignataro, Claudio Rossi Marcelli, Barbara Santi, Gianni Santoro e Giorgio Valletta.

Francesca Depalma[/caption]

Insomma Italianism è un evento da non perdere sia per gli amanti della musica che per tutti coloro i quali vivono e lavorano per la grafica ed il design. Un momento unico nel panorama italiano per originalità della proposta e per livello di realizzazione di cui deve senz’altro esser dato merito al gruppo di Renato Fontana che comprende, a vario titolo, anche Giovanna Talocci (Curatela mostre), Loredana De Luca (Organizzazione locale), Printaly (Produzione), Studio Mistaker (Branding) e Francesca Pignataro (Concept).

Grottangeles
Chiara Clerici

La rivoluzione grafica nei dischi disegnati da Reid Miles per la storica etichetta jazz Blue Note Records

Dopo la sua designazione come Goodwill Ambassador for Intercultural Dialogue dell’UNESCO per il Dialogo Interculturale il 22 luglio 2011, Herbie Hancock annunciò la sua intenzione di creare una Giornata internazionale per celebrare il ruolo diplomatico della musica jazz e scelse il 30 Aprile.
Nel Novembre 2011, a seguito di una favorevole raccomandazione del Comitato Esecutivo, la Conferenza Generale dell’UNESCO ha proclamato ufficialmente il 30 Aprile come l’International Jazz Day riconoscendo il jazz come “un mezzo per sviluppare e aumentare gli scambi interculturali e la comprensione tra le culture allo scopo di comprensione reciproca e tolleranza“.
La data del 30 Aprile è stata inizialmente proposta per l’International Jazz Day in modo da essere il gran finale dell’aprile Jazz Apprezzation Month (JAM), uno dei più importanti appuntamenti Jazz di tutto il mondo.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente inserito la Giornata Internazionale del Jazz nel suo calendario ufficiale nel Dicembre 2012.

Proprio qualche giorno dopo questa data, mi viene voglia di ripercorrere brevemente insieme a voi il viaggio lungo la via della memoria di quella che è stata una vera e propria rivoluzione tipografica effettuata dal grande grafico Reid Miles per Blue Note Records (qui trovate una bella carrellata di lavori dal sito Jazz nella storia).
Con il suo straordinario design visivo Reid Miles, il graphic designer e fotografo nato a Chicago ha portato la tipografia nel jazz.
Dopo aver lavorato a New York nei primi anni ’50 per la rivista John Hermansader e Esquire, Miles fu ingaggiato nel 1955 da Francis Wolff dell’etichetta discografica jazz Blue Note per la progettazione delle copertine degli album quando l’etichetta iniziò a pubblicare le loro registrazioni su 12 ” LP.
Miles disegnò più di cinquecento copertine, incorporando spesso le fotografie delle session di Francis Wolff e, più tardi, direttamente le sue all’interno di grafiche al tempo mai viste.
Miles non era particolarmente interessato al jazz, professando di avere molto più interesse per la musica classica.
L’uscita di scena di Alfred Lion come produttore discografico nel 1967 coincise con la fine del legame di Miles con la Blue Note che può essere ammirato sfogliando il libro “The Cover Art Of Blue Note Records” di Graham Marsh e Glyn Callingham.

L’abilità artistica di Miles ha reso la Blue Note un case study per il suo design unico, nuovo e sperimentale.
Miles ha fatto letteralmente suonare le cover come se il suo design astratto emettesse musica fatta da simbolismi, tipografia e colori. I suoi disegni immediatamente riconoscibili erano un esperimento, suo un modo unico di suonare il jazz che non si è mai fermato.
Un certo numero di altri designer ha contribuito a ciò che Blue Note è diventato come Shawn Hazen, Paul Bacon, John Hermansader e addirittura l’onnipresente Andy Warhol.

Ecco la preview del numero 16 di “No Cure Magazine”

Ecco il nuovo numero di “No Cure Magazine“, un prodotto che io personalmente amo come dimostrano altri articoli in proposito e che non vedo l’ora sempre di scoprire.
Per questo, non appena i ragazzi hanno tirato fuori la previw del numero 16, eccomi qui a condividerla con voi.
Buona visione…

Un magazine svizzero esce con un numero interamente dedicato alle stazioni ferroviarie ed ai loro elementi imprescindibili

Immersions” è il nome di un magazine svizzero appena arrivato alla seconda uscita che si intitola Gares, ovvero Stazioni.
Ponti di transito per alcuni, luoghi di residenza per gli altri, cornici quotidiane di chi ci lavora e terra prediletta per chi vaga, le stazioni ferroviarie sono anche questo: luoghi familiari pieni di storie dove le vite si incrociano senza mai veramente incontrarsi.
Queste storie sono l’oggetto di questa seconda uscita che si apre con una prefazione firmata Didier Burkhalter, noto politico svizzero.
Il magazine si compone di una serie di racconti dello scrittore francese Jon Monnard; il ritratto della famosa ma non per questo meno anonima, Carole, la voce diffusa in tutte le stazioni della rete ferroviaria svizzera; la storia del leggendario orologio CFF che da sempre è presente nelle maggiori stazioni d’oltralpe con un’incursione nel cuore della fabbrica di Mondaine e molto, molto altro.
Splendido l’apparato grafico con numerosissime fotografie a corredo dei testi a testimonianza della cura del prodotto veramente rilevante.
Un pò come abbiamo già visto in occasione della presentazione di “SUQ”, splendida rivista sulla Sicilia meno conosciuta, anche “Immersions” è un prodotto di pregio e veramente ben realizzato.

Un libro ripercorre la storia del nudo nella grafica con 5 esempi particolari

Il corpo umano è una contraddizione, partiamo da questo assunto.
Esso racchiude infatti una moltitudine di elementi e caratteristiche. E’ allo stesso tempo affascinante, grottesco, familiare e inaspettato.
Sebbene gli artisti abbiano usato il corpo umano per la propria arte da per migliaia di anni, il mondo della grafica riesce ancora oggi a scandalizzare e ha provocare con il corpo alcune reazioni inaspettate.
Immagino questo sia stato uno dei punti di partenza per la realizzazione del volume “Head to Toe: Nudity in Graphic Design” di Mirko Ilić e Steven Heller tracciano la storia dei designer che utilizzano il corpo nudo come dispositivo grafico. Il libro documenta centinaia di esempi, dall’ovvio al provocatorio esplorando come la percezione pubblica del corpo nudo si sia evoluta da audace provocazione a efficacissimo strumento di marketing. Heller e Ilić indicano anche cinque usi significativi del corpo nudo nella recente storia della grafica spiegando come è cambiato il modo in cui pensiamo alla nudità e, per estensione, a noi stessi.
1 – Rolling Stone Cover, 1968

“Pickles” è un magazine di storie calcio con un nome dalla storia fantastica

Fondata nel 2011, “Pickles” è una rivista indipendente di calcio che celebra il meglio della cultura calcistica e fa luce sulle storie più interessanti cavacando un trend oramai molto diffuso di utilizzare lo storytelling su aspetti a prima vista secondari del mondo del calcio per renderli delle vere e proprie storie da leggere con calma.
Questo approccio lo si può notare anche dal titolo del magazine inglese. Pickles in italiano infatti potrebbe essere tradotto con un normale sottaceti ma non sarebbe davvero troppo facile e banale e quindi andiamo a scoprire il perché di qesto nome a prima vista molto strano per un magazine calcistico.
Siamo nel marzo del 1966, quattro mesi prima del calcio d’inizio della Coppa del Mondo prevista per quell’anno proprio in Inghilterra. Il 20 Marzo per la precisione, il Trofeo Jules Rimet – come allora si chiamava la Coppa del Mondo –  venne rubato mentre si trovava esposto alla Metodista Central Hall di Westminster in pieno centro a Londra.
Fortunatamente la latitanza si concluse dopo qualche giorno ed il colpevole – tale Edward Bletchley – fu arrestato. Il problema però era che non aveva con se il prezioso bottino e quindi la Coppa era sparita.
Dopo sette giorni di panico assoluto che si diffuse in tutta l’Inghilterra e oltre, proprio mentre il signor David Corbett stava portando come ogni giorno il suo cane a fare la passeggiata, ecco che il piccolo a quattro zampe trova dietro una siepe del giardino a Upper Norwood, nel sud di Londra, il tanto ambito trofeo.
Era il 27 marzo 1966 e quel cane dal simpatico nomignolo “Pickles”, passò alla storia per aver salvato il Mondiale, l’unico che ancora oggi è stato vinto proprio dall’Inghilterra.

David Corbett qualche anno fa sulla tomba del suo amato Pickles

“Pickles” si concentra sulla cultura che circonda il gioco, approfondisce le grandi storie di calcio ed i problemi che vanno anche oltre lo sport. Molta attenzione viene data al design, alla fotografia ed all’illustrazione per presentare le storie in modalità più coinvolgenti e originali
Di recente è uscito il numero 14 che, per i veri appassionati di calcio, rimanda ovviamente al genio con i capelli lunghi: Johan Cruyff.
L’impatto del VAR, la caduta e l’ascesa del Parma Calcio e la storia della rivalità calcistica più antica e più combattuta del mondo che si trova in Uruguay quando va in scena il Clásico.

Il libro di illustrazioni di Ellen Weinstein è una chicca per occhi appassionati

Ellen Weinstein è nata e cresciuta a New York City. Si è laureata al Pratt Institute e alla New School of Art and Design di New York e ha vinto nella sua carriera una lista incredibile di premi internazionali fra i quali: Society of Illustrators, Communication Arts Illustration AnnualSociety of Publication Designers.
Il libro di oggi, disponibile dal mese di Aprile sul sito della Chronicle Books di San Francisco, è una vera chicca per gli appassionati di illustrazione, in particolar modo per quel settore sempre più specifico dell’illustrazione editoriale, quella cioè che compare soprattutto nei magazines e che intrattiene con il testo che accompagna un rapporto particolare e sempre più importante.
“Recipes for Good Luck” è il titolo del libro che dimostra come alcune menti geniali e atipiche ricerchino la propria ispirazione nel loro specifico ambito lavorativo. Qualche esempio?
Che cosa fa la poetessa Maya Angelou per mantenere attivo il proprio flusso di parole? Qual è il portafortuna di un ingegnere della NASA? Come si prepara Thom Yorke per un concerto?
Questo libro contiene le illustrazioni relative ai trucchi di creativi, politici, scienziati e atleti rivelando una serie di pratiche che stanno in mezzo fra le superstizioni stravaganti ed i classici riti scaramantici prima delle performance. Questo vero e proprio compendio visivo celebra sia con una parte testuale, ma ancor più negli affascinanti ritratti illustrati di Elle Weinstein quelle che sono le vere personalità, i reali processi creativi e le curiose abitudini di queste persone.

Oggi è il Martin Luther King Day

Come ogni 4 Aprile, come in ogni parte del mondo, anche oggi, anche le Edizioni del Frisco, ricordano il reverendo Martin Luther King.
Il modo con cui lo facciamo è il nostro, con il linguaggio della grafica, della stampa, della tipografia dei libri e della comunicazione in generale.
Con questo, aggiungiamo il nostro piccolo sassolino alla valanga di massi che moltissime persone portano ogni giorno in favore di una causa, quella dei diritti civili, su cui ogni voce in più, su cui ogni parola in più, su cui ogni mano alzato in più, fa accender le luci e, per le Edizioni del Frisco, è sempre il momento di tenere le luci bene accese e far splendere la vita. La vita di tutti.

Comparso nel 2015 proprio a Montgomery in Alabama, questo pezzo King si chiama “I Have a Dreamcatcher” e potrebbe riferirsi alle affermazioni di King sulle ingiustizie subite dai nativi americani. King infatti più di una volta osservò: “La nostra nazione nacque in un genocidio quando accettò la dottrina secondo cui l’originale americano, l’indiano, era una razza inferiore. Ancor prima che ci fosse un gran numero di negri sulla nostra costa, la cicatrice dell’odio razziale aveva già sfigurato la società coloniale“.

I Have a Dreamcatcher, sconosciuto

L’immagine di Martin Luther King Jr. dell’americano Romare Bearden, intitolata “Mountain Top” rappresenta un omaggio a un leader caduto. Il lavoro si riferisce ad un discorso pronunciato da King a Memphis il 3 aprile 1968, dove annunciava l’arrivo di giorni difficili. Il giorno fu assassinato.
King proprio nel suo ultimo discorso disse: “Non potrò venire con voi, ma voglio che tu sappia stasera, che noi, come popolo, arriveremo alla terra promessa“.

Mountain Top, Romare Bearden

La citazione scelta dall’illustratore Nip Rogers è tratta invece dalla “Lettera da un carcere di Birmingham” scritta da Luther King Jr. e divenuta un testo fondamentale sia del movimento per i diritti civili che delle aule di storia.
Le tenebre non possono scacciare l’oscurità; solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio; solo l’amore può farlo“.

Quote Art, Nip Rogers

Lo studio grafico Vocal Type nel 2016 ha reso omaggio a Martin Luther King con un carattere sans serif, che porta il suo nome e che è basato sui cartelli portati dai seguaci di King, durante il Memphis Sanitation Strike del 1968 quando i lavoratori dei servizi igienici di Memphis, la maggior parte dei quali afro-americani, hanno scioperato chiedendo il riconoscimento del loro sindacato, salari migliori e condizioni di lavoro più sicure dopo che due spazzini erano morti. Mentre marciavano gli operai in sciopero mostravano le copie di un poster passato alla storia con il nome di “IO SONO UN UOMO”.

MARTIN: A Non-Violent Typeface, Vocal Type

Quello di Camille Ravassat è invece un omaggio che include i più grandi discorsi di alcuni famosi oratori, Charles de Gaulle, Nelson Mandela e appunto Martin Luther King. Per la giovane grafica francese, si tratta di diffondere, attraverso mezzi grafici, la vivacità e la forza di questi discorsi. Questo obiettivo viene raggiunto tramite i forti contrasti tra la grandezza delle foto e la loro cornice. Il formato richiama quello dei giornali, un formato diverso da quello standard del libro tascabile per sottolineare l’importanza dell’oralità dei discorsi.

Agorà – Camille Ravassat
Agorà – Camille Ravassat
Emmanuel Cook, un graphic designer parigino, ha invece ideato e realizzato un vero e proprio giornale gratuito che ha personalmente distribuito nella città di Aix-en-Provence per fare in modo che il maggior numero possibil e(ri)scoprire
il più famoso dei discorsi del reverendo King, “I have a dream”.

Un libro illustrato vi guida attraverso la storia dei più memorabili concerti della storia del rock

Da sempre ho molti amici che, più o meno, a diversi livelli, girovagano intorno al mondo della musica. Se per voi è un pò lo stesso, il libro di oggi penso sia un’idea interessante per i prossimi regali o, se proprio non resistete, per aggiungere un bel volume illustrato e profondamente rock’n’roll alla vostra libreria.
Stiamo parlando di “Where’s My Welly: A Rockin’ Seek and Find“, volume edito da Laurence King ed opera di una strana coppia formata da Matt EverittJim Stoten.
I grandi concerti rock, quelli famosi in tutto il mondo come Glastonbury, Reading, Coachella, South by South West e un tempo Woodstock e l’Isola di Wight.
I Beatles, i Rolling Stones, gli Oasis, Jimi Hendrix. Oppure le tende, i furgoni, il backstage, gli impianti di illuminazione e, per che no, quel fango che dal 1969 sembra essere diventato un elemento imprescindibile per ogni festival estivo che si rispetti.

Matt Everitt è un presentatore, giornalista, consulente musicale e produttore della BBC & BBC Radio.
Jim Stoten è invece una mente colorata. Disegnatore dal tratto tipico, forte e deciso le cui grafiche consistono in vasti e intricati paesaggi pieni di personaggi colorati e folli.
Questo libro celebra i più grandi festival musicali di tutti i tempi in un formato editoriale importante sdrammatizzato della grafica di Stoten. Per ogni festival, oltre ad un utilissima ed interessantissima guida storica della manifestazione, vengono riportati gli headliner e gli highlights dove trovate da Bob Dylan Blur, dai Pearl Jam a chiunque abbia varcato uno di questi storici palchi.

Robert Crumb ha disegnato 36 carte da gioco per i 36 maestri del blues del Delta del Mississippi

Il libro che vi presento oggi è un volume che forse è un pò datato visto che è uscito oramai nel 1980 ma non per questo meno interessante.
i tratta di una raccolta di illustrazioni, di cards più correttamente, disegnate dal genio di Robert Crumb, uno che la storia della grafica e del fumetto in particolare non l’ha solo studiata, ma l’ha scritta con le proprie opere, il proprio stile, la sua irriverente innovazione.


Tralascio per rispetto di Crumb la sua storia che potrebbe essere benissimo oggetto di un volume a se stante e mi concentro sul libro “Heroes of the Blues Trading Card Setche proprio un libro non è, ma è bensì un mazzo di carte vero e proprio.
Come detto la prima edizione del set di carte “Heroes of the Blues” di Robert Crumb viene pubblicato nel 1980 da Yazoo Records, un’etichetta discografica americana fondata alla fine degli anni ’60 da Nick Perls specializzata nei primi blues americani, country, jazz e altri generi rurali noti collettivamente come roots music.

 

Robert Crumb, noto fan e musicista di blues, country e jazz, ha creato il suo set di carte da gioco composto da 36 bellissimi ritratti di blues leggendari come Blind Blake, Mississippi John Hurt, Blind Gary Davis a Son House, Charley Patton, Blind Lemon Jefferson e altri. Il testo biografico sul retro di ogni carta è stato scritto dal famoso storico e scrittore Blues Stephen Calt.
Dal 10980 ad oggi “Heroes of the Blues Trading Card Set” è stato ristampato molte volte ed in molti paesi del mondo e le immagini sono state utilizzate per diversi calendari, come copertine di album e CD e sono state infine inserite in un bel libro.


Il gruppo dei bluesman illustrati comprende:
1. William Moore 2. Peg Leg Howell 3. Clifford Gibson 4. Blind Blake 5. Frank Stokes 6. Jaybird Coleman 7. Blind Willie Johnson 8. Scrapper Blackwell e Leroy Carr 9. Blind Lemon Jefferson 10. Curley Weaver e Fred McMullen 11 Whistler & His Jug Band 12. Mississippi Sheiks 13. Rube Lacey 14. Skip James 15. Bo-Weavil Jackson 16. Furry Lewis 17. Sam Collins 18. Ramblin ‘Thomas 19. Sleepy John Estes 20. Cannon’s Jug Stompers 21. Memphis Jug Band 22. Big Bill Broonzy 23. Roosevelt Sykes 24. Blind Gary Davis 25. Papa Charlie Jackson 26. Charlie Patton 27. Buddy Boy Hawkins 28. Barbecue Bob 29. Ed Bell 30. Blind Willie McTell 31. Son House 32. Memphis Minnie 33. Mississippi John Hurt 34. Tommy Johnson 35. Peetie Wheatstraw 36. Bo Carter

Un kit patriottico per perfette sfide a ping pong

“Patriot Paddles” è una linea, o meglio un kit per giocare a Ping-Pong creata da due designer americani: Elena Chudoba e Andrew Czap.
Il progetto celebra il gioco e tutto ciò che rappresenta per i due giovani: la storia americana di un tempo che fu quando la libertà era immagine e grafica.
Il progetto di packaging è veramente fantastico e pratico visto che può essere riposto in uno zaino o conservato in una scrivania o su un scaffale come un soprammobile.
Esteticamente il rimando più immediato è all’aspetto di un libro di testo del college condito però da molti riferimenti grafici storici che arricchiscono il design e l’illustrazione del prodotto.

“OOF Magazine”, una rivista sul calcio da sfogliare come un ricercato catalogo d’arte contemporanea

Il calcio, si sa, è la quintessenza dell’esperienza comunitaria, della passione condivisa, della fede irrazionale. In tutto il mondo – negli stadi, nei bar e nei salotti di casa – milioni di persone provano emozioni collettive guardando le proprie squadre scendere in campo. Ogni giorno il calcio riesce a realizzare con facilità talvolta data per scontata, ciò che l’arte cerca costantemente di fare con ben altri sforzi: far emozionare le persone.
L’arte de-costruisce il mondo, ci aiuta a capire cosa significa il tutto intorno a noi e tenta di offrire nuove prospettive ai nostri sguardi. per questo oggi vi parlo di “OOF magazine“, questo nuovo progetto inglese che unisce in un modo quasi naturale, arte e pallone.
Gli artisti che vedrete all’interno di “OOF” tentano appunto di semplificare il messaggio e l’esperienza calcistica per ridarle senso, per mostrare i perché questo sport riesca ad infiammare così tante persone in tutto il pianeta.
La pubblicazione londinese ha appena pubblicato il suo primo numero in cui, oltre ai lavori di artisti del calibro di Chris Ofili, Hans Ulrich Obrist, Rose Wylie e Petra Cortright e un’affascinante storia di un murale di Zagabria che raffigura Zvonimir Boban che combatte con la rivolta polizia.
L’idea originale di “OOF Magazine” è del fondatore e direttore Eddy Frankel a cui, in seguito, si sono aggiunti Justin Hammond e sua moglie Jennie, che a Londra gestiscono la grande galleria d’arte moderna J Hammond Projects. Un geniale designer chiamato Simon Whybray ha fatto l’iniziale direzione artistica e Tom Havell, che è il capo del design europeo di Time Out, ha fatto tutto il layout.
“OOF magazine” una via di mezzo fra un catalogo di una sofistica mostra d’arte e un magazine specialistico sul calcio e questa comunione rende le 72 pagine di cui è composto, interessanti, originali e per tutti i gusti.

Canefantasma propone un libro di grafica sul rapporto fra il vero ed il falso

Canefantasma è uno studio di design con base a Cambridge fondato da Mimmo Manes, un designer indipendente con oltre 15 anni di esperienza nel design multidisciplinare. Lo studio ha al suo attivo una vasta gamma di progetti che riguardano il brand identity, l’art direction, la tipografia ed il design editoriale.
Lo studio focalizza la sua attenzione sul settore artistico e culturale collaborando con clienti privati e pubblici come BBC Radio1, BP, Condè Nast, The Guardian etc.
Nel 2017 Mimmo Manes iniziò a pensare ad un progetto incentrato sul tema del rapporto ambiguo e mai risolvibile fra il vero ed il falso.
Li punto di partenza, destabilizzante e voluto, è quello che “tutto è falso” ed è stato trattato con l’obiettivo non di confutare l’assunto, ma di rinforzarlo in preda a quello che lo stesso Mimmo descrive come una sorta di nichilismo adolescenziale.
Il libro, dal titolo “Everything is false” è dunque un tentativo di mettere insieme idee abbozzate per creare un
strumento che incoraggiasse la condivisione di idee e delle opinioni delle altre
persone.
Questo piccolo blocco di 96 pagine stampato in formato A5 in un elegante bianco e nero su carta non patinata analizza come l’essere umano sia sempre stato intrappolato in un limbo immaginario di ombre come, sol oper esempio, il mito della grotta di Platone ha 2.400 anni.
Ogni immagine contiene la sua verità oggettiva e, allo stesso tempo, nasconde
una finzione, una bugia.
Un progetto ambizioso nella sua speculazione teorica che mostra il lavoro del graphic ed editorial design sotto un punto di vista diverso ed originale. Uno strumento per mostrare e approfondire tematiche esistenziali che solitamente non vengono collegate con a parte formale dei progetti editoriali.

“Minima muralia” è il bel libro che raccoglia i lavori di BLU sparsi per il mondo negli ultimi 15 anni

Quello di oggi è un libro speciale, un libro per gli amanti della street art ma non solo. “Minima muralia” è il titolo del libro più importante di BLU che rimanda alla famosa opera di Theodor AdornoMinima moralia” in cui l’autore tedesco descrive tramite brevi riflessioni il mutare delle esperienze quotidiane motivando con esse la triste verità secondo la quale una vita onesta non è più possibile, perché viviamo in una società inumana. “La vita non vive”, dichiara l’epigramma che apre il libro.
Come si legge su Wikipedia, BLU ha iniziato a farsi conoscere a partire dal 1999 attraverso una serie di graffiti eseguiti a Bologna, nel centro storico, nelle zone adiacenti all’Accademia di Belle Arti e in periferia, negli spazi occupati del centro sociale Livello 57. I primi lavori, pur esprimendo elementi di originalità stilistica, erano ancora realizzati con la bomboletta spray, tipica del writing tradizionale. A partire dal 2001 le opere di Blu iniziano ad essere eseguite con vernici a tempera e con l’uso di rulli montati su bastoni telescopici. Tale tecnica gli ha permesso di ingrandire la superficie pittorica. I soggetti sono figure di umanoidi dai connotati sarcastici o talvolta drammatici il cui immaginario sembra ispirarsi al mondo dei fumetti, e dei videogiochi arcade.
Nel 2016 BLU è stato anche protagonista di un gesto simbolico che mi ha molto colpito e che ne ha definito anche il profilo etico e la sua idea di arte quando ha cancellato tutte le opere da lui create sui muri di Bologna. Tutto questo per protestare contro la mostra Street Art, Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano” in cui erano esposti murales staccati dai muri contro ogni volontà del famoso artista inglese.
Minima muralia“, edito dalla sempre gratificante casa editrice ZOOO Print and Press è, come detto, la raccolta più ampia e completa dei lavori che BLU ha realizzato negli ultimi 15 anni.
Un libro con i capolavori più noti ma anche con le immagini delle varie lavorazioni in cui BLU stesso illustra alcuni elementi del suo processo creativo.
Sono 288 pagine fantastiche, colorate e ispirate che fissano con più di 200 opere da tutto il mondo quella che è la produzione di un artista che secondo il Guardian è giustamente considerato uno dei dieci migliori street artist in circolazione.

“ClubHouse” è un progetto fantastico fra grafica, fumetto e stampa risografica

COLORAMA” è uno studio di grafica e una casa editrice con sede a Berlino gestito da Johanna Maierski dal 2015.
Le pubblicazioni di Colorama presentano opere fumettistiche contemporanee selezionate attraverso una continua e costante ricerca.
Il libro di cui vi parlo, uno fra i tanti realizzati da questa interessantissima realtà indipendente, si intitola “ClubHouse” ed è un volume dalle dimensioni ingombranti stampato in risoprinted in 6 colori, 26x32cm, 76 pagine con copertina in plastica scritta a mano.
Il progetto, che vede coinvolta anche l’illustratrice Aisha Franz, ha chiamato a raccolta un gruppo di artisti davvero eccezionale di cui fanno parte: Sara Bonaparte, Erlend Peder KvamKaja MeyerTill ThomasPaula Bulling.

“CLUBHOUSE” è arrivato con quest’ultima uscita al settimo numero e speriamo proprio ne arrivino altri, molti altri.

 

Paula Del Mas ci porta alla scoperta dell’arte tipografica che si nasconde nelle vie di Firenze con il suo progetto “Type Around Florence”

Paula Del Mas è una graphic designer, illustratrice e stampatrice che dalla sua Argentina, dove ha frequentato l’Universidad de Buenos Aires, vive e lavora oramai da qualche anno a Firenze. Dopo  aver lavorato come architetto, nel 2013 inizia la sua avventura nel mirabolante universo dei graphic designer.
Oltre che il suo percorso professionale, Paula Del Mas segue alcuni progetti paralleli legati al lettering ed alla tipografia che porta avanti con dei gran bei risultati, si tratta di Ink different e Type Around.
Ink different è un progetto che unisce la progettazione grafica e il tradizionale processo di stampa tipografica fondato nel 2014 a Firenze, da Paula Del Mas, grafica, Nino Triolo, artista incisore, e Mathieu David, scrittore. Insieme lavorano per creare un design tipografico dal gusto contemporaneo ottenuto mediante tecniche artigiane e tradizionali quali l’utilizzo dei caratteri di legno o di metallo.
Type Around Florence è un invece un progetto che la sola Paula ha iniziato nel 2016 iniziando a soffermare la sua attenzione su alcuni dettagli in giro per la città di Firenze. Non si parla di dettagli casuali, ma di particolari caratteri, font, lettere, forme, curve e insegne. Paula ha infatti dato il via ad una serie di illustrazioni ispirate a questo infinito universo fatto di lettering e caratteri tipografici trovati lungo le strade di Firenze. È una collezione di scoperte tipografiche, come le definisce lei stessa.
Il progetto nasce come una sperimentazione grafica e non come una raccolta fotografica legata alla memoria storica della città. Ci sono tanti progetti di questo tipo basati sulla fotografia; una delle prime persone a farlo è stata la famosa graphic designer Louise Fillinegli anni 80 che, proprio a Firenze ha dedicato il suo libro “Firenze a colori“. L’idea di Paula ha invece un obiettivo diverso, quello cioè di prendere confidenza, di arrivare a avvertire come familiari le forme delle lettere, i vari e diversissimi lettering e la loro storia.


Il progetto è veramente interessante sotto vari punti di vista, storico, grafico, architettonico e quant’altro. La speranza di Paula è quella che Type Around Florence possa servire come una testimonianza del fatto che la bellezza della città – in questo caso Firenze – non è affatto limitata solamente alla sua architettura o all’arte, ma può trovarsi ovunque, anche nei dettagli più nascosti che spesso sfuggono agli occhi della nostra vita quotidiana.
Paula ha saputo chiudere la presentazione che mi ha fatto di “Type Around” in un modo che mi ha proprio fatto sentire in sintonia con lei dicendo che questa idea era principalmente un pretesto per allontanarmi dal computer, uscire e lasciarmi ispirare della città dove ora vivo.
Perfetta direi.

“Little White Lies” torna e vi propone il memory game definitivo illustrato sul mondo del cinema

Ecco uno di quesi post che dovreste tenere frai preferiti, almeno fino a quando non scatta l’ora x del regalo al vostro amico o amica appassioanto di cinema a ui non sapete mai cosa regalare durante le feste o per il compleanno.
“The Little White Lies Movie Memory Game” è infatti la risposta a questo tipo di problema.
Riesci a ricordare l’arma preferita di Dirty Harry? La testa di un cavallo mozzato significa qualcosa per te? O che ne dici di un paio di scarpe luccicanti con poteri magici?
Il magazine bimestrale “Little White Lies“, che va sempre tenuto con un occhio di riguardo se non altro per le splendide copertine che ci regala, ne ha inventata un’altra e questa volta non ha veramente lesinato in termini di originalità e fantasia.

Questa volta infatti ti sfida a mettere alla prova la tua agilità mentale e la tua preparazione in termini di culturale pop con “Movie Memory Game” un gioco di carte illustrato per chi è davvero appassionato di film.
La confezione contiene 50 carte e una guida per i 25 film presi in esame.
Tutte le carte sono di altissima qualità, confezionate in una piccola scatola che è di per sé una bellezza!
Inoltre viene fornito insieme con una piccola guida che da le informazioni necessarie su ogni carta. Le descrizioni di ogni film sono divertenti e per quei film che non hai visto – anche se in una collezione del genere dovrebbero essere pochi – viene spiegato il significato.
I tre cervelli di Little White Lies: Huck Oliver Stafford, Laurène Boglio e Timba Smits sono affiancati da altri sei contributors per illustrare questo squisito gioco fra cui Laurent Boglio e Jason Ngai.
Provate a fare una partita ed immagino che difficilmente riuscirete a smettere prima che sia troppo tardi.

“New Philosopher” è il magazine che cerca la strada di migliorare la vita attraverso la filosofia

New Philosopher” è una rivista trimestrale indipendente dedicata all’analisi ed alla esplorazione di temi e personaggi della filosofia passati e presenti. L’obiettivo – ambizioso – che si pone la rivista è quello di accompagnare i lettori nella scoperta di nuove modalità e percorsi utili a vivere un’esistenza più felice e libera.
Per questo, nella loro presentazione viene riportato una famosa citazione del filosofo Seneca che, parlando delle difficoltà di vivere felici dice:

Non è che abbiamo poco tempo da vivere, ma che ne sprechiamo molto. La vita è abbastanza lunga e ci è stata donata una quantità sufficientemente generosa di tempo per ricercare e ottenere i massimi risultati, questo però solo se riusciamo a viverla al meglio. Ma quando il nostro prezioso tempo viene sprecato nel lusso o speso in attività frivole, siamo costretti a raggiungere la nostra fine e a rendersi conto che la nostra esistenza è passata prima che sapessimo che stava passando. La vita è lunga se sai come usarla.

“New Philosopher” si rivolge a coloro che hanno studiato e conoscono la filosofia, agli accademici, ma anche a coloro che non hanno basi teoriche o studi approfonditi. Introdurre idee filosofiche che sfidano il pensiero e il condizionamento contemporanei è la sfida di questo magazine che alla base si pone una fatidica domanda:”I nostri pensieri e le nostre aspirazioni sono veramente nostri?”
“New Philosopher” è libero e veramente indipendente visto che si auto finanzia attraverso gli abbonamenti e le vendite. Non ci sono sponsorizzazioni o altri aiuti economici da parte di terzi come orgogliosamente rivendicano nella frase:”Non abbiamo affiliazione con i grandi media o altre società”.
Vincitrice di numerosi premi fra lo Stack Awards 2016  per il miglior uso dell’illustrazione, il magazine è attualmente alla sua uscita numero 19 dal titolo “Life”. Riflettere sul significato della vita non è solo l’attività dei filosofi, lo è anche dei bambini, degli adolescenti con il cuore spezzato e gli ottantenni che sentono piano piano la vita allontanarsi.

 

Un nuovo magazine dedicato al colore apre i battenti con un numero interamente dedicato rosso e a tutti i suoi infiniti significati

Chróma” è una rivista sul colore. Una scelta decisa e netta che a me ha incuriosito. Cosa vuol dire pensare e realizzare un magazine che ha come oggetto il colore, come si declina il tema, come si sviluppa?
Queste domande trovano risposta nel primo numero, dedicato al colore rosso.
“Chróma” presenta una fusione intrigante di talenti e creativi da tutto il mondo: poeti, pensatori, artisti e fotografi uniti insieme da questo filo conduttore legato al rosso.
Per capire il perché della scelta di iniziare proprio con il colore rosso, leggiamo la presentazione del magazine direttamente dal direttore Emma Latham Phillips..

Il 2017 è stato un anno di sangue, sparatorie, fuoco selvaggio e politica estrema. Ma questo numero non affronta solo il lato più oscuro del rosso. Rosso significa anche i problemi che circondano l’industria alimentare della carne e le difficoltà che si trovano ancora oggi nel parlare del tabù mestruale. Esplora la bellezza del rosso attraverso uno sguardo originale sul paesaggio, sul rossetto e chiaramente e obbligatoriamente, sull’amore.

Rosso quindi è il colore di questo progetto.

Le etichette discografiche politiche di tutto il mondo racchiuse in una enciclopedia stampata in risograph

Josh MacPhee è un designer, un artista e soprattutto un archivista che opera a Brooklyn. È uno dei fondatori della Cooperativa di artisti Justseeds ed in passato ha progettato copertine di libri per molti editori (antumbradesign.org).curato una mostra ed il relativo catalogo sui materiali prodotti da movimenti sociali con sede a Brooklyn. Il suo interesse per i movimenti culturali e politici di Brooklyn e più in generale di tutto il mondo lo hanno portato nel tempo a produrre numerosi prodotti editoriali fra cui ricordo “Signs of Change: Social Movement Culture” e soprattutto “Signal: Journal of International Political Graphics and Culture“.
Quest’ultimo splendido progetto è composto da una serie di libri – ancora in corso di pubblicazione – interamente dedicata alla documentazione ed alla condivisione dei materiali riguardanti la grafica politica, i progetti creativi e la produzione culturale delle lotte internazionali di resistenza e liberazione. La bellezza di “Signal” sta infatti nel suo incessante e rigoroso scavare in profondità nella storia per portare alla luce questo ruolo spesso trascurato ma essenziale che la grafica ed in generale l’arte e la cultura hanno giocato nelle lotte di tutto il mondo.
Signal è pubblicato da PM Press.

Quello di cui vi parlo oggi è invece l’ultimo dei suoi progetti, il libro dal titolo “An Encyclopedia of Political Record Labels” composto da 60 pagine di piccolo formato stampato in risograph a 4 colori.
Dall’A-Disc (l’etichetta discografica del movimento operaio svedese) a Zhongguo Changpian (l’etichetta statale della Repubblica popolare cinese), questo libro è un compendio di 230 etichette discografiche che hanno prodotto musica politica nel periodo compreso tra il 1965 e il 1990, quello che è considerato il periodo d’oro del disco in vinile. Ogni voce presenta il logo dell’etichetta e una breve sinossi della sua storia e ogni altra informazione interessante. Un progetto internazionale che vede rappresentati oltre 25 stati differenti.
La prima edizione del libro è andata esaurita appena messa sul mercato e, grazie alle migliaia di ulteriori segnalazioni da parte di studiosi, produttori e semplici appassionati Josh ha prodotto una seconda edizione rivista e integrata.

Un fantastico libro illustrato sul mondo del basket e i suoi campioni

Shea Serrano è uno scrittore e illustratore di Houston, Texas, conosciuto oramai da qualche anno per i suoi lavori a metà strada fra l’underground e lo street e il mainstream più classico. Con il precedente libro, intitolato “The Rap Year Book“, aveva fatto il botto; il New York Times ed il Washington Post lo avevano lanciato in cima alla liste dei bestseller e la rivista specializzata Billboard lo ha nominato uno dei 100 migliori libri di musica di tutti i tempi.

Nell’ultimo volume Serrano ha scelto di affrontare un altro tema caro al mondo dello street style, il basketball.
Chi è il più grande di tutti i tempi? Quale versione di Michael Jordan è stata la migliore? Cosa è permesso e assolutamente non permesso in una partita di pallacanestro? “Basketball (and Other Things)” presenta ai lettori 33 capitoli arricchiti dalle illustrazioni di Arturo Torres. Come si legge in un bel pezzo comparso su Ultimo Uomo su questo libro, “quando Shea Serrano e Arturo Torres si sono casualmente conosciuti poco prima della deadline per “The Rap Year Book”, è scoppiata immediatamente la proverbiale scintilla, formando quel tandem di supereroi messicani che il mondo aspettava da tempo. Da allora i due lavorano in simbiosi: insieme hanno creato una newsletter che regalava dei segnalibri fantastici (ovviamente solo negli States *sad/grrr reaction*) e ormai ogni volta che leggo una storia di Shea la mia mente disegna con i tratti della matita di Arturo. “Mi piace usare le illustrazioni perché mi aiutano a dare vita alle immagini che ho in testa e credo che aiutino anche il lettore ad immergersi nelle cose più strane che scrivo”, scrive via mail”.
Fantastica è la passione di Shea per le liste, liste di tutto e su tutti fra cui una, imperdibile, che si chiama “Dovremo fare un capitolo che è fatto solo da liste?” di cui una è addirittura dedicata a “Quali sono i 10 giocatori che portavano meglio i calzini alti”.
Le 233 coloratissime pagine hanno conquistato anche Barack Obama, che lo ha inserito  nella sua lista dei dieci libri del 2017 insieme a “Coach Wooden and Medi Kareem Abdul-Jabbar.
Questo libro è un must per chi è rimasto sveglio fino a tarda notte a guardare le giocate sul parquet dei campionissimi NBA e vuole godere di un libro bello, divertente e molto, molto interessante.
Basketball (and Other Things) è pubblicato da
Abrams Image.

 

 

In un libro i migliori artisti del mondo svelano il loro processo creativo per l’illustrazione delle tavole da skate, surf e snowboard

Ho scoperto di recente che alcuni dei lettori più assidui del nostro sito sono appassionati di onde, spiagge, tavole e surf e quindi, non appena è stato possibile, eccomi qua a parlare di un prodotto editoriale che sicuramente gli interesserà.
il volume “Inside the World of Board Graphics” offre infatti uno sguardo approfondito e completo sulla natura e l’influenza culturale della grafica e del design sul mondo del surf, dello skate e dello snow board.
I fantasmagorici nomi più importanti del design internazionale, nomi quali Art Chantry, Katrin Olina e James Victore sono avvicinati alle superstar del settore quali Terry Fitzgerald, Martin Worthington, Yoshihiko Kushimoto e Rich Harbor che crea e realizza tavole da surf dal 1959.
Il libro include dozzine di interviste e profili a personaggi di primissimo piano del settore. Grafici e illustratori quali: Aaron Draplin, Emil Kozak, Morning Breath, Anthony Yankovic e Hannah Stouffer per nominarne alcuni.
Ci sono molti libri sull’arte delle tavole, ma non c’è mai stato un libro come questo che mostri un punto di vista così originale, il dietro le quinte del processo creativo.
Imperdibile per gli appassionati.

“Archisutra”, dalla visione architettonica delle posizioni del Kamasutra arriva il libro di Miguel Bolivar

Sappiamo tutti quanto l’arte possa essere efficace nel fondere con successo due elementi fra loro apparentemente distanti. Il libro che vi presento oggi, dal titolo “Archisutra” mi ha una volta confermato che non esistono limiti alle idee ed alla creatività e quanto possa essere innovativo un matrimonio tra due mondi considerati distanti: il sesso, il più primitivo degli istinti umani e l’architettura, il prodotto del duro lavoro mentale e dell’ingegneria.
Questo connubio, che per la prima volta ho trovato associato al termine Archisutra, era già stato esplorato da Federico Babina con la sua versione archittettonica del Kamasutra fatta con il suo inconfondibile stile e una bella dose di ironia.

Il volume dell’architetto londinese Miguel Bolivar anch’esso intitolato “Archisutra“, racconta come l’idea del libro sia nata quando notò che un collega, discutendo con un cliente della sua casa, “arrossì alla richiesta di inserire un lucchetto sulla porta della camera da letto e il pensiero di persone che facevano sesso in un edificio che aveva progettato. Il suo imbarazzo mi fece pensare a quanto spesso il sesso è considerato quando un architetto disegna un costruendo e ispirandomi a scrivere una lingua sul libro di guancia, sottolineando questo”. Bolivar definisce il suo libro come “un manuale di progettazione che fornisce le informazioni necessarie per una selezione di posizioni sessuali, utilizzando disegni in scala integrati da descrizioni informative”. Ma quella che sta alla base del suo lavoro è una semplice domanda: come dovremmo progettare l’attività sessuale se partiamo dal presupposto che l’Archisutra è il naturale proseguimento del lavoro di Vitruvio, da Vinci e Le Corbusier sulla necessità che gli edifici dovrebbero essere progettati attorno alla vita umana?
“Truss Me”, “Eames it in” e “Get an Eiffel” sono solo alcune delle posizioni sessuali analizzate nel libro sul tema partendo appunto dal Kama Sutra, l’antica guida indù indiana all’amore e al sesso. Ogni posizione è ispirata ad un edificio e riporta dati, proporzioni in vere e proprie schede tecniche.
Un gioiello.

Un poster, una rivista, una raccolta di grafiche. Tutto questo è Posterzine

People of print“, per chi ci legge oramai da un pò, sa benissimo che è uno dei punti di riferimento di tutti gli appassionati di editorial design, grafica e simili. Si tratta di un sito web nato a Londra nel 2008 creato originariamente da Marcroy Smith, come directory di illustratori, designer e stampatori sia creativi che commerciali, con lo scopo di educare e ispirare. Oltre a fornire servizi di consulenza editoriale per coloro che ne sono alla ricerca proponiamo un servizio di serigrafia completamente personalizzato per t-shirt e stampe artistiche.
Si tratta di una comunità creativa unica nel suo genere che si diverte a collaborare con brand, aziende e istituti scolastici e infinite altre realtà per realizzare campagne nuove e originali, creare partnership multimediali e organizzare eventi.
Posterzine” è il magazine mensile in cui un poster diventa una rivista (e viceversa) in un magnifico poster in formato A1 (594×841) che si piega in una monografia A4.
Anche se come detto, molti di voi già conosceranno il prodotto, ne parlo perché il ventunesimo numero è stato affidato alle sapienti d affascinanti idee della bella designer francese Malika Favre. Famosa per il suo stile che gioca con lo spazio e la forma e con i negativi del colore, è oggi una dei designer più ricercati del mondo. Da anni impazzisco per i suoi lavori e quindi questo post, diciamocelo, è un mio personale atto d’amore. Me lo concederete.

“Eurovision ’78” è solo una delle mille fanzines, illustrazioni, opere del grande Shaun Hill

Spesso succede che incontri, nei tuoi girovagare fra mercati, festival, siti e quant’altro, nomi che restano nella mente e che, regolarmente tornano a farti visita e di, con il tempo capisci, devi occuparti una volta per tutte. Conoscerli, scoprirne i lavori, lo stile e finalmente, diventare familiare. Solitamente in questi casi, poi succede anche che li perdi e smetti di incrociarli ad ogni evento.
Questo è un pò quello che mi è successo con Shaun Hill, giovane disegnatore di base a Johannesburg, Sud Africa, le cui fanzines, illustrazioni e altro, mi hanno sempre incuriosito.
Lo stile è chiaramente quello proveniente dal mondo di Weirdo, la rivista di fumetti che che è stata tra gli anni ’80 e i primi ’90 la sorella di Zap Comix, alternando come editor lo stesso Robert Crumb, Peter Bagge e Aline Kominsky-Crumb e Shaun dimostra di averne veramente ingoiate a quintali di queste riviste visto che ogni singolo tratto, ogni singolo colore, il formato dei suoi lavori e la scelta di riunire nelle varie fanzines che produce più prodotti insieme, rimanda proprio a quell’approccio DIY e scanzonato tipico di quella California grafica Sessanta e Settanta di cui Crumb è stato il vero padre fondatore.
Quella di cui vi parlo oggi, è la fanzine dal titolo “Eurovision“, progetto arrivato al numero 3 e che include 1 stampa, 1 poster e 3 adesivi.

EUROVISION 78 ISSUE 1 ZINE
EUROVISION 78 ISSUE 2

Non credo ci sia molto da aggiungere se non che questo artista rappresenta bene, a mio avviso, quella che rimane un’attitudine underground al mondo editoriale e artistico che, sia pur aggiornato ai tempi, alle situazioni ed ai mezzi tecnici di oggi, resiste perché ha nel proprio DNA proprio quella frizzantezza che non si ritrova nelle pubblicazioni mainstream.


Andate e acquistate quindi, “Eurovision ’78 issue” la trovate su Bad Butt Supermarket.

“Mayday”, un magazine che aiuta ad orientarsi in questi tempi confusi, veloci e pazzi

All’interno di un mondo come il nostro che sta diventando sempre più veloce e estremo nasce il nuovo magazine dal titolo “Mayday“, una rivista indipendente sulle domande e i dubbi che affliggono le persone, la società, gli affari e la cultura. Mayday è aperto, contemporaneo, attento a tutti i tipi di target. E’ per donne e uomini curiosi che sanno apprezzare l’arte tanto quanto la tecnologia, la speranza quanto la disperazione e la creatività tanto quanto la distruzione. Con le sue uscite semestrali, cerca di raggiungere una perfetta combinazione di intelligente e bello, serio e giocoso, lungimirante ma anche attento alle quotidiane scoperte dell’umanità.
Il numero uno, finora l’unico uscito, si basa essenzialmente sul concetto, o la speranza decidete voi, che il futuro appartenga alla creatività, al libero arbitrio e alla chiarezza di intenti. In questo numero si sottolinea l’esistenza e l’importanza dell’anticonformismo, degli eccentrici e di un approccio alla vita che sceglie di essere originale.

“Mayday” lo potete acquistare qui.

“The rolling Home” è il magazine perfetto per chi vive la propria vita sempre in viaggio

Moderni hippie, sognatori incalliti o forse individui che si possono permettere di mandare al diavolo quelle che sono le beghe quotidiane che noi tutti conosciamo per andarsene in giro per il mondo e recitare il mantra di uno stile di vita alternativo. Il dubbio chiaramente viene subito a ben guardare quello che promuovono sul loro sito di riferimento, Stocked ever since dove regolarmente pubblicano materiali, articoli, prodotti e altro che riguardano la vita come la chiamano loro “alternativa”.. Ad ogni modo a me ha colpito la loro rivista, un magazine indipendente chiamato “The Rolling Home” nato nella primavera del 2010 subito dopo aver acquistato un classico furgone Volkswagen T4 dall’aria triste e abbandonata. Con pochi soldi in tasca e tanta fantasia hanno lentamente creato la nostra casa dei sogni su quattro ruote e negli ultimi 6 anni hanno percorso più di 80.000 miglia in tutta Europa proprio a bordo di quella che è stata ribattezzata The Rolling Home. La parte che mi piace è proprio quella di aver trasformato l’amore per il design, il giornalismo e il viaggio in pubblicazioni, oggetti e, più in generale, in un progetto di vita e di lavoro. Questa è la storia che potete trovare nel primo libro, oramai da tempo sold out, che adesso è stato sostituito da un magazine che mi ha proprio fatto impazzire.

I creatori di “The Rolling Home” attualmente vivono nel loro furgone in una piccola azienda in Cornovaglia, nel Regno Unito, di proprietà di 2 amici che hanno incontrato tramite il sito Web Workaways, un progetto di scambio che ti permette di trovare vitto ed alloggio anche al di fuori dell’Italia, in cambio di lavoro.
“The Rolling Home” ha iniziato le sua pubblicazioni trimestrali nel 2016 ed ha da poco festeggiato il primo anno di vita con l’uscita del quarto numero che si presenta assai bene con l’illustrazione di copertina di Filippa Edghill. Sfogliando si trovano storie, interviste, opere d’arte, immagini, conoscenze tecniche e consigli per una essenziale vanlife.
“The Rolling Home”, 136 pagine stampate in offset in un classico formato tascabile acquistabili qui.

L’italianissima etichetta di autoproduzioni Ciclostile presenta l’Abecedario delle bandiere vol.1 e 2

Proprio mentre certa editoria cartacea si affanna ad inventarsi modalità e linguaggi nuovi per sopperire alla profonda crisi dei numeri, le forze che dal basso, con pochi mezzi ma con una voglia sana e genuina, riescono a ritagliarsi spazi sempre più importanti producendo innovazione, idee e sperimentazione. E’ il caso di Ciclostile, una etichetta di autoproduzioni nata nel 2016 dalla voglia di Elisa Miorin e Daniele Balcon di sperimentare e realizzare libri, artefatti unici nel loro genere. Le tematiche principali del loro catalogo sono l’illustrazione e la tipografia.
Proprio di Elisa sono i 2 volumi intitolati “Abecedario delle bandiere” vol.1 e 2.
“Curiosità e ricerca” sono le parole che hanno fatto nascere questo nuovo progetto, due volumi di una serie dedicata alle bandiere e ai loro significati, utilizzati per disegnare la lettere iniziale di ciascun Paese. Un gioco visivo per creare un alfabeto del mondo.
Entrambi i libri sono disponibili qui.

SOFFA, arriva da Praga il magazine sulla bellezza del mondo artigiano

SOFFA” è una rivista bimestrale di design e lifestyle con base a Praga pubblicata ogni due mesi in inglese (e ora anche in ceco) in formato cartaceo e online già al suo quarto anno di vita. SOFFA mira a ispirare il lettore presentando la bellezza nascosta nella vita di tutti i giorni tramite il meglio del mondo del design contemporaneo.
Ogni numero è incentrato su un tema unico e presenta fotografie, illustrazioni e articoli longform. Stampato su 160 pagine di alta qualità, la rivista è distribuita in tutto il mondo. Oltre alla rivista pubblicata e ai contenuti online aggiuntivi – blog, mini-numero bimestrale e post sui social network – SOFFA ospita workshop creativi con artisti e specialisti da tutto il mondo che interessano una vasta gamma di tipologie di lavori artigianali, interior design e pelletteria.
L’e-shop SOFFA vende i numeri stampati della rivista, l’abbonamento annuale e i prodotti originali SOFFA, dai poster agli accessori di moda.
Il primo numero in uscita nel 2018 riguarderà il centenario della fondazione della Cecoslovacchia e i ragazzi di SOFFA hanno deciso di onorare la cosiddetta prima repubblica assaporando la bellezza della rivista stampata non solo in inglese, ma come detto anche in ceco.
SOFFA è acquistabile qui.

L’arte della macchina da scrivere toglie il significato alle parole e lascia il piacere agli occhi

L’amata macchina da scrivere continua a non mollare, a resistere anche quando tutto e tutti sembrano averla abbandonata. La sua bellezza estetica, la piacevole azione percussiva di battere sui tasti, l’unicità delle pagine impresse e un pò stropicciate sta vivendo un vero e proprio rinascimento attraverso l’infinito mondo dei cosiddetti creativi.
Nella pubblicazione che vi presento oggi, anche se uscita oramai 3 anni fa, i fondatori del Sackner Archive of Visual and Concrete Poetry, forse una delle più grandi collezione al mondo di arte grafica e visuale mettono a disposizione la loro collezione creata in oltre quattro decenni per presentare esempi di grafica, design, illustrazione a tanto altro ancora prodotti, proprio con la macchina da scrivere, da oltre 200 tra i migliori artisti al mondo. Dalle prime opere ornamentali prodotte dai segretari alla fine del 1800 a opere più recenti che analizzano quella che è la situazione particolare del documento dattiloscritto nell’era digitale.
“The Art of Typewriting”, questo il titolo del grosso volume, è suddiviso in tre sezioni principali: un’introduzione alla storia della macchina da scrivere e della sua arte; una sezione che mostra lavori chiave o comunque considerati particolarmente importanti e una sezione di riferimento con le biografie degli artisti e degli scrittori più influenti di questo tanto particolare quanto affascinante genere.
Il layout del libro è stato creato dallo studio di progettazione grafica di Londra Graphic Thought Facility che, con un lavoro simile a quello di Eye Magazine (di cui abbiamo qui parlato in occasione degli STACK Awards 2017) ma come detto con un anticipo di circa tre anni, ha creato una copertina unica per ogni copia del volume tramite una combinazione di immagine anteriore e posteriore.. questo per confermare che di questo libro non esistono due copie uguali.
“The Art of Typewriting” destabilizza la comunicazione lineare come le parole che diventano oggetti. Nell’era di Google, dell’iphone e dei tablet, la macchina da scrivere ha un fascino nostalgico ma, nonostante questo, le splendide opere proposte sembrano esistere al di fuori del tempo e del luogo … I Sackner organizzano le opere tematicamente: testi alfabetici, labirinti e meandri di testi. L’effetto è piacevolissimo. a me sembra addirittura che il libro concorra a creare una piccola ma importantissima tregua dalla nostra costante ricerca di significato. Una finestra di calma nel mezzo alla continua e confusionaria tempesta comunicativa.
Il libro, edito da Thames & Hudson, di cui vi abbiamo già presentato altri lavori (qui e qui), è acquistabile qui.

Dentro al nuovo GRAM, fra gli altri, 5 spassosi poster di Filippo Fontana

Come voi che ci leggete avete senz’altro capito, oltre alla passione in generale per i prodotti editoriali più interessanti e curati che scoviamo in gira per l’Italia e nel mondo, un’altra passione che ci caratterizza è quella per la grafica e i progetti indipendenti, underground come si diceva una volta.
Ecco, GRAM è proprio uno di questi. GRAM è un collettivo di autoeditoria con sede a Milano, Venezia e Bolzano. Il suo scopo è quello di dare vita a nuove idee e progetti culturali attraverso prodotti editoriali. Una creatura dalle mille facce in costante mutazione. Come si legge nel loro about, GRAM è una pianta infettiva che si nutre di una varietà di contributors e di diverse tecniche progettuali e realizzative. GRAM è un centro per creativi finalizzato ad un percorso che tende a conoscere la contemporaneità e diffondere arte attraverso la selezione delle migliori opere. Il loro processo curatoriale utilizza nuovi contesti.
L’unità di misura di GRAM è il grammo e per questo ogni prodotto viene pesato e inserito in una busta numerata che reca appunto l’indicazione del peso esatto del prodotto.

Presentato il nucleo, oggi mi piace mostrarvi l’ultima uscita, la quarta dal 2014, del progetto editoriale omonimo, GRAM #4 appunto che si presenta all’interno di una busta con grafica serigrafata in 300 copie. GRAM #4 vi offre 4 poster, 3 zines, cartoline, adesivi, polaroid e altro creato da 12 diversi autori quali Mauro BubbicoCalvin Calenda, Filippo Fontana e Jonathan Mendel. Fra questi artisti mi piace segnalare il lavoro di Filippo Fontana, giovane designer italiano di Venezia laureato in graphic design presso l’ESA Saint Luc School di Bruxelles nel 2013, laurea specialistica in graphic design presso la scuola IED di Milano e un master in comunicazione visiva presso il Royal College of Art di Londra. Il suo lavoro, dal titolo “Void”, utilizza la cultura popolare per evidenziare le ridicolezze della ricchezza trasmessa da alcuni dei volti famosi dell’Italia.
Cinque poster pubblicati appunto dai ragazzi di GRAM, dove si riconoscono figure riconoscibili del mondo social e dalla stampa degli ultimi 20 anni. La serie di poster intende ritrarre, in modo ironico e satirico, i diversi canali di informazione e intrattenimento italiani  dove l’ostentazione della ricchezza, il materialismo, l’ignoranza, la volgarità, il lusso e il sesso sono il fulcro ed il motore di tutto. Usando uno stile illustrativo che ricorda Kyle Platts e Simon Landrein, Filippo cerca con Void, di far riflettere lo spettatore su come l’establishment possa aver plasmato il mondo dei media e, più in generale, la cultura pop italiana. Il provocatorio titolo del progetto, Void (Vuoto), rappresenta anche il sentimento di Filippo sull’argomento scelto e la sua volontà di sottolineare come, contrariamente al suo spirito originario, il mondo dell’informazione invece di creare contenuti culturalmente preziosi, sia invece un contenitore vuoto.

GRAM è acquistabile qui.

Un libro illustrato presenta la scuola di attività paranormali

Jefferson Cheng è un designer e illustratore di San Francisco che si occupa di stampa, brand identity con una vasta gamma di clienti, grandi e piccoli. Attualmente lavora anche come designer per Google mentre in passato ha collaborato anche con Monocle, YouTube e tanti altri.
Mi ha colpito questo suo lavoro dal fantasioso titolo “Q.S.R. Class no. 001” e, andando ad approfondire un pò, ho scoperto essere veramente un bel prodotto, ricercato quanto basta per conservare un approccio totalmente underground ma sempre stiloso ed elegante.
L’immaginazione scorre libera in questa zine totalmente grafica.
Illustrata a quattro colori con una linea accattivante utilizzata per narrare le storie di una scuola che intende insegnare attività paranormali.
Tutto imperniato sull’utilizzo di forme geometriche che vengono trasferite da una pagina all’altra creando sempre nuove forme e disegni il tutto con un forte spirito giocoso e irriverente.
Il libro non è in vendita in quanto si tratta di un prototipo che speriamo divenga presto stampato in più copie.

 

Una fanzina dedicata all’effetto “bouba-kiki” la tendenza ad associare oggetti arrotondati a nomi che richiedono arrotondamenti della bocca

Madeleine Toth è una giovane designer indipendente attualmente residente a Cleveland, Ohio dove porta avanti l sue ricerche sulla creazione di nuove immagini relative al mondo delle lettere e dell’alfabeto. Tutti i suoi lavori sono caratterizzati da un approccio multidisciplinare alla grafica ed al design che la portano spesso a sconfinare anche nello studio delle diverse tecniche di stampa e soprattutto, come nel caso del prodotto che vi propongo oggi, nell’insondabile rapporto che lega lo spazio con gli oggetti che vi stanno intorno, dentro, sopra e sotto.
“Make This Sound” è una fanzine sperimentale di quelle che mi piacciono perché devono essere scoperte, conosciute e che non si fanno conquistare al primo sguardo. L’intero progetto si sviluppa attraverso quello che viene normalmente chiamato effetto “bouba-kiki” la tendenza cioè delle persone ad associare oggetti arrotondati a nomi che richiedono arrotondamenti della bocca per la pronuncia.
Capite bene che si tratta davvero di un progetto in cui la parte sperimentale rappresenta il fulcro e il cuore pulsante e che quindi mi ha ammaliato immediatamente per lo splendido lavoro di concept fatto da Dirk Elijah Edwards e soprattutto dal design di Madeleine Toth.
Il volume non è in vendita, forse siamo troppo oltre.

Un libro racconta per immagini e grafica la storia del movimento pacifista in Inghilterra e nel mondo

“People Power” è un bel libro che traccia la storia del movimento contro la guerra nel Regno Unito dallo scoppio della prima guerra mondiale ai conflitti attuali in Medio Oriente raccontando la storia degli obiettori di coscienza e di tutti coloro i quali si sono impegnati in prima persona per protestare contro ogni forma di conflitto o guerra.
Basandosi su testimonianze raccolte da diretti interessati e soprattutto sulla vastissima collezione del Museo Imperiale della Guerra e del suo ricco archivio di materiale visivo, tra cui fotografie, dipinti, poster, cartoni animati e distintivi, il libro esplora le molteplici ragioni che da sempre uniscono le persone che si oppongono alla guerra ed esamina i cambiamenti e le costanti presenti nel movimento. Viene inoltre esaminato il ruolo delle principali organizzazioni e gruppi all’interno del movimento, come la Peace Pledge Union negli anni ’30 e il Greenham Common Women’s Peace Camp negli anni ’80, così come quella di singoli sostenitori di alto profilo, tra cui Fenner Brockway e Tony Benn.
Il libro, edito dalla storica casa editrice inglese Thames & Hudson è acquistabile qui.

Un libro che spiega il rapporto fra il gesto e la parola nella lingua italiana

Mentre studiava le lingue, i segni e più in generale la comunicazione in uno dei suoi corsi di laurea all’università, la giovane studentessa italiana di stanza a Colonia, in Germania, Silvia Gaianigo ha capito quanto sarebbe stato divertente ed interessante mettere a fuoco la propria lingua, l’italiano appunto.
Si tratta infatti forse della lingua con maggiori trasposizioni gestuali del mondo così alla fine ne è saltato fuori un libro, un piccolo dizionario che contiene i segni ed i gesti delle mano più popolari nell’uso comune da parte della popolazione italiana mentre parla.

Erica Coppa & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Erica Coppa from USA.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Erica is currently a student at Macomb Community College. She is double majoring in Interactive Web Media and Deisgn & Layout. After school She plan to work as a freelancer selling her art and making websites.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

EC – The first time that I had watched The Big Lebowski, I was attending school at Adrian College in Michigan. My boyfriend at the time loved the movie so he suggested that we should watch it. I remember falling instantly in love with the characters and how different they all were. The Dude was the leader of the group. Walter was an unpredictable Vietnam vet. And Donnie was the mild-mannered sidekick.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

EC – My art is mostly minimalistic. I am very attracted to art that can show the most minimal work but still tell a story without major details. It fascinates me how the mind can put together all the details of somebody’s face or know who a person is by the most minimal images.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

EC – My environment in where I live is a small city called Macomb, Michigan USA. I am currently working at a plant in Shelby, Michigan USA called Champion Laboratories. Although, it does not pertain to what I want to do in my future, I still get a lot of inspirations while working there. I am a full-time student at Macomb Community College and will be graduating in Spring of 2018 with a double major in Design & Layout and Interactive Web Media and Development. I usually spend my free time with my family and friends. We normally all go to local bars/clubs on the weekends. My favorite place to be is my apartment. I love to be inside or on my porch looking at the lake behind my building and work on my Web or Graphic Designs. It is very peaceful and ideas just come to me faster.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

EC – My inspiration for wanting to create minimalist posters is Chungkong. Chungkong is a Netherlands based designer. Chungkong spends time creating his own artwork, his posters are really eye catching. Chungkong strips the subjects down to their bare bones and brings them to life in vibrant and playful designs, covering a variety of subjects from cult movies, books and sports.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

EC – The Big Lebowski for me is more than just a comedy. The Coen brothers had may inspirations and ideas for these characters they were bringing to life in movie. I believe the film has so much influence to the work of graphic and illustrations because it’s just a very funny premise for a film. The Dude (Jeffrey Lebowski) is a listless L.A. pothead wiling away the early 1990s playing in a recreational bowling league with friends Walter Sobchak and Donny Kerabatsos. When a pair of clumsy thugs confuse the Dude with another Jeffrey Lebowski – peeing on his prized rug– the Dude is thrown into a whacky adventure that involves a family feud, a gang of nihilists, the avant-garde art world, the SoCal porn scene, lost homework, Tara Reid and a missing toe.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Erica Coppa dal Michigan, USA.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

EC – La prima volta che ho visto The Big Lebowski, frequentavo la scuola all’Adrian College in Michigan. Il mio ragazzo in quel momento adorava il film, quindi mi ha detto che dovevamo assolutamente guardarlo. Ricordo di essermi innamorata all’istante dei personaggi e di quanto fossero strambi. Il Drug era il leader del gruppo. Walter era un veterano del Vietnam imprevedibile e Donnie era l’aiutante mite.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

EC – La mia arte è per lo più minimalista. Sono molto attratto dall’arte che può mostrare la parte più minimale del soggetto per riuscire a raccontare comunque una storia senza omettere i dettagli importanti. Mi affascina come la mente possa mettere insieme tutti i dettagli del volto di qualcuno o sapere chi è una persona dalle immagini più minimali..

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

EC – L’ambiente in cui vivo è una piccola città chiamata Macomb, Michigan, USA. Attualmente sto lavorando in uno stabilimento di Shelby, Michigan, negli USA, chiamato Champion Laboratories. Anche se non è proprio ciò che voglio fare in futuro, non è male. Sono una studente a tempo pieno al Macomb Community College e mi diplomerò nella primavera del 2018 con un doppio incarico in Design & Layout e Interactive Web Media and Development. Di solito trascorro il mio tempo libero con la mia famiglia e gli amici. Normalmente andiamo tutti nei bar / club locali nei fine settimana. Il mio posto preferito è il mio appartamento. Mi piace stare sotto il mio portico a guardare il lago dietro casa mia e lavorare da li sul Web o sul Graphic Designs. E ‘molto tranquillo e le idee mi arrivano più velocemente.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

EC – La mia ispirazione per i poster minimalisti è Chungkong. Chungkong è un designer con sede in Olanda. I lavori di Chungkong sono davvero accattivanti. Chungkong spoglia i soggetti fino alle loro ossa nude e li riporta alla vita con disegni vivaci e giocosi, coprendo una varietà di soggetti da film di culto, libri e sport

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

EC – The Big Lebowski per me è più di una semplice commedia. I fratelli Coen hanno avuto ispirazione e idee meravigliose per questi personaggi che popolano il film. The Dude (Jeffrey Lebowski) è un personaggio di L.A. dei primi anni ’90 che gioca in una lega di bowling amatoriale con gli amici Walter Sobchak e Donny Kerabatsos. Quando un paio di teppisti goffi confondono il Dude con un altro Jeffrey Lebowski – fanno cioè la pipì sul suo prezioso tappeto – il Dude viene gettato in un’avventura bizzarra che coinvolge una faida familiare, una banda di nichilisti, il mondo dell’arte d’avanguardia, la scena porno di SoCal, chi ha perso i propri compiti scolastici, Tara Reid e un dito del piede mancante.

Attraverso la grafica il libro “The Scale of Things” ti fa scoprire un nuovo mondo

Uno di quei libri che non capisci al primo sguardo, di quelli che ti chiamano e ti costringono ad avvicinarti, sfogliare, eggere e capire. Per poi, in fondo, finalmente avere chiaro il progetto e goderne il significato.
Se poi, il tutto, pè condito da un accurato lavoro editoriale e da una certa spregiudicatezza visiva, allora io sono vinto e l’innamoramento scatta inevitabile.
Sto parlando del libro “The Scale of Things” edito da Quadrille Editions e opera dello studio Praline Design e del suo fondatore David Tanguy.
The Scale of Things è accattivante, ti porta oltre la distanza per esplorare fatti e fenomeni trasformando il loro significato attraverso un nuovo stile grafico.
La grafica è infatti parte integrante della comprensione delle affermazioni di ogni essere umano, un mix di informazioni grafiche, tipografia e illustrazioni formano le rappresentazioni visive con cui noi tutti afferriamo i concetti.
Il libro è rivolto a tutte le età da 10 anni in su perché può essere divertente per tutti scoprire la nuova veste data a concetti quali la Biologia, il Cosmo, l’Economia, l’Ambiente, la Tecnologia ecc.

Il libro è in vendita qui.

“Entrose” un magazine sul basket come cultura underground

Chi ama lo sport sa cosa significa esserne onnivoro, appassionarsi anche per l’ultima delle partite di calcio, sudare insieme ai ciclisti nelle salite del Giro d’Italia o svegliarsi di anno in anno alle 3 di notte per seguire fino a mattina le Finals NBA.
Proprio di basket abbiamo già parlato in un articolo su “Franchise” altro magazine fra arte e design, perché stanno, anche se più lentamente di quanto mi aspettassi, iniziando a sbucare anche magazine sullo sport della palla a spicchi ed oggi ve ne presento uno davvero nuovo… “Entorse“.

Intanto, la parola “Entorse” in francese rimanda alla distorsione, forse l’infortunio più comune dei giocatori di basket, ma se allarghiamo il senso del termine vediamo che diventa infrangere le regole o andare contro la norma. È questa doppia interpretazione che ha portato il fotoreporter e fotografo Benjamin Schmuck, redattore capo Stephane Peaucelle-Laurens e lo studio di design Helmo a chiamare così la loro nuova rivista sulla cultura del basket.
La rivista è incredibilmente visiva, molta fotografia e storie illustrate con opere di illustratori come Simon Roussin e Kitty Crowther.
Il design particolare di Entorse è l’aspetto che lo rende più intrigante con una font personalizzata ispirata alle linee di un parco giochi. La pubblicazione è in un grande formato che una volta aperto forma la stessa proporzione di un campo da basket.
Personalmente mi sono innamorato di Entorse per l’idea della copertina che in un bel colore arancio è stampata con il titolo nero in rilievo così da rimandare alla sensazione di tenere in mano una palla da basket.

Łukasz Samsonowicz & The Big Lebowski Art Collection

The interviews with the artists who collaborated in the creation of the book “The Big Lebowski Art Collection” continues. Today we present Łukasz Samsonowicz from Poland.
If you want to read previous interviews or buy the book, just click HERE.

Born in 1983 in Lubsko in Poland obtained Masters in Fine Art in 2007.
Łukasz works as a comic artist, illustrator, painter and graphic designer.

1 – Describe how it was the first time you saw the movie “The Great Lebowski”

LS – It was a good story! The film immediately attracted me to his surreal mood and inebriated and infected me. If I’m not mistaken I looked at it with my friends in my room. It was probably 1999. At that time I had a video player for VHS tapes and sometimes we did film shows together. There was a rental of videotapes next to my house and at that time we often smoked grass. The conclusions I pulled out of the film … quite a few would say, more than anything else I think can make you fall in love if you lead a relaxed life, you have friends and do what you love.

2 – To give readers an idea of your art try to describe what are some of your cultural references. At least 3 sources of inspiration that are important to you and why

LS – I find inspiration in everyday life. I like horror and science fiction movies, comics, hardcore music, punk and rock’n’roll, the absurd and black humor, Dadaism, pop art, the productions of the Monty Python group. I am also inspired by anarchist thought. I’ve studied it for years and I really like it. This is why I try to follow what happens in the world and sometimes comment on it through my work. I’m not looking for inspiration, I’m calmly waiting for something to kick my ass or my head off! When it happens, I react and create a new job. Obviously, even the lack of money is an inspiration … you have to live with something, that’s why I run my studio.

3 – Describe what is your environment where you live and where you work

LS – I currently live in the small town of Lubsko, Poland, near the border with Germany. The city is surrounded by farmland and numerous forests. There are ponds, grassland for breeding, lakes, good recreational areas for cycling, picturesque ruins of old factories covered with shrubs and trees. I often walk with my family in the Karaś lagoon, in the summer season we rest at the Białków basin in the nearby town of Nowiniec. The neighborhood is calm, I like it.
If man has good contact with nature, he can recharge his mind with positive energy. Every day I work in an old house, in a room of about 11 square meters. There is a large drawing table, a bookshop for comics and books, a work cabinet and various painting equipment. A good place to live is for me a place where there is internet access … and friends.

4 – Indicate which of 2 of the artists you attend regularly and what you think are the most you can find today in your creative environment

LS – My favorite artists are comic cartoonists Simon Bisley and Przemysław Truściński. I appreciate them for their line, for the perfect design that they use as a means of expression. Their creative research, experiments and their expressions give the comic book a great freshness as a work of art and therefore inspire me.

5 – Now that we are at the end. Try to explain what is the “Big Lebowski” for you and why do you think it has so much influence the world of graphics and illustration

LS – The film is about life, it’s authentic, it has everything you need to understand life: laughter, friendship, love [alcohol or bowling], adventure, death. He talks about these important things in a discreet, ordinary, relaxed way … just like the main character – a relaxed guy. That’s why I love him. It presents a surreal mosaic of intrigues, events that could happen to each of us in real life, which is why it stimulates the imagination of various artists in the world.

Le interviste con gli artisti che hanno collaborato alla creazione del libro “The Big Lebowski Art Collection” continua. Oggi presentiamo Łukasz Samsonowicz.
Se volete leggere le precedenti interviste o acquistare il nostro piccolo grande libro, basta cliccareQUI!

1 – Descrivi come è andata la prima volta che hai visto il film “Il grande Lebowski”..

LS – E ‘stata una bella storia! Il film mi ha immediatamente attirato nel suo umore surreale e mi ha inebriato e contagiato. Se non sbaglio l’ho guardato con i miei amici in camera mia. Probabilmente era il 1999. A quel tempo avevo un lettore video per cassette VHS e talvolta facevamo proiezioni di film insieme. C’era un noleggio di videocassette accanto a casa mia e a quel tempo fumavamo spesso erba. Le conclusioni che tirai fuori dal film… piuttosto poche direi, più che altro penso possa farti innamorare se conduci una vita rilassata, hai amici e fai ciò che ami.

2 – Per dare ai lettori un’idea della tua arte, prova a descrivere quelli che sono alcuni dei tuoi riferimenti culturali, almeno 3 fonti di ispirazione che sono per te importanti e il perché

LS – Trovo ispirazione nella vita di tutti i giorni. Mi piacciono i film horror e di fantascienza, i fumetti, la musica hardcore, il punk e il rock’n’roll, l’assurdo e il black humor, il dadaismo, la pop art, le produzioni del gruppo Monty Python. Mi ispiro anche al pensiero anarchico. L’ho studiato per anni e mi piace proprio. Per questo cerco di seguire cosa accade nel mondo e a volte commentarlo attraverso il mio lavoro. Non cerco per forza l’ispirazione, sto aspettando con calma qualcosa che mi prenda a calci il culo o la testa! Quando succede reagisco e creo  un nuovo lavoro. Ovviamente anche la mancanza di denaro è una fonte d’ispirazione… devi vivere con qualcosa, ecco perché gestisco il mio studio.

3 – Descrivi quello che è il tuo ambiente dove vivi e dove lavori.

LS – Vivo attualmente nella piccola città di Lubsko, in Polonia, vicino al confine con la Germania. La città è circondata da campi coltivabili e numerose foreste. Ci sono stagni, pascoli per allevamento, laghi, buone aree ricreative per il ciclismo, suggestive rovine di vecchie fabbriche ricoperte di arbusti e alberi. Cammino spesso con la mia famiglia nella laguna Karaś, nella stagione estiva riposiamo al bacino Białków nella vicina città di Nowiniec. Il quartiere è calmo, mi piace.
Se l’uomo ha un buon contatto con la natura, può ricaricare la sua mente con energia positiva. Ogni giorno lavoro in una vecchia casa, in una stanza di circa 11 metri quadrati. C’è un grande tavolo da disegno, una libreria per fumetti e libri, un armadietto da lavoro e varie attrezzature per la pittura. Un buon posto dove vivere è per me un posto dove c’è l’accesso a internet … e gli amici.

4 – Indica quali sono 2 degli artisti che segui regolarmente e che pensi siano il massimo che si può trovare oggi nell’ambiente creativo

LS – I miei artisti preferiti sono i fumettisti comici Simon Bisley e Przemysław Truściński. Li apprezzo per la loro linea, per il perfetto disegno che utilizzano come mezzo di espressione. Le loro ricerche creative, gli esperimenti e le loro espressioni danno molta freschezza al fumetto come opera d’arte e quindi mi ispirano.

5 – Adesso che siamo alla fine, prova a spiegare cosa rappresenta per te “Il grande Lebowski” e perché pensi che abbia così tanto influenzato il mondo della grafica e dell’illustrazione

LS – Il film parla della vita, è autentico, ha tutto il necessario per capire la vita: risate, amicizia, amore [all’alcool o al bowling], avventura, morte. Parla di queste cose importanti in modo discreto, ordinario, rilassato … proprio come il protagonista – un tizio rilassato. Ecco perché lo amo. Presenta un mosaico surreale di intrighi, eventi che potrebbero accadere a ciascuno di noi nella vita reale, è per questo che stimola l’immaginazione di vari artisti nel mondo.

“No Cure Magazine” ovvero quando è amore è amore vero

Si, quando è amore è amore vero e niente e nessuno può cambiare questo stato di cose.
Amo “No Cure Magazine” dal 2014, anno in cui lo scoprii quasi per caso, partendo da un adesivo trovato per strada in una delle mie trasferte anomale. Da li in poi non ho potuto scegliere, seguirlo, sfogliarlo, aspettarlo, sono stati un appuntamento fisso di mese in mese fino ad oggi, ma lo sarà anche domani visto cosa ci stanno preparando per il nuovo numero.
La quindicesima uscita infatti, dal curioso titolo “Straya”, inzierà a riempire le cassette delle lettere degli abbonati dalla prossima settimana e sarà interamente dedicata a tutto ciò che è confusione, turbolenza, creatività esplosiva con lavori fantastici di gente del calibro di Lauren e The Lost Boys, Cassie Stevens, Russel Ord, Sindy Sinn, Rach Pony Gold, Jack Irvine, Kiel Tillman, Scotty Williams, Chris Nixon, Kentaro Yoshida e altro ancora!

Puoi ordinare la tua copia di Straya cn la splendida cover di Lee McConnell andando qua.

Un libro/calendario con una grafica al giorno tutte in bianco e nero prodotto da Fedrigoni

“Fedrigoni 365” è un progetto dello studio londinese TM creato per commemorare il 2018 chiedendo ai principali creativi inglesi di contribuire con un lavoro a quello che risulta essere un vero e proprio compendio di design e che in questo progetto prende la forma del calendario annuale di Fedrigoni.
Il risultato di questo processo è un sorprendente libro nero dimensioni 165x220mm di ben 400 pagine che contiene 365 disegni monocromatici all’interno. Ogni disegno è stato creato come interpretazione di una data che è stata fornita a caso a ciascun partecipante. Le regole con cui creare il disegno sono stati stabilite per sfidare al massimo la creatività di ciascun designer imponendo i limiti di utilizzo di una sola pagina e del Bianco e nero che ha costretto tutti i creativi interessati a concentrarsi rigorosamente sul concetto e sulla forma.
Il Calendario che ne è venuto fuori è veramente un bellissimo prodotto editoriale, ha una forma organica il cui ritmo varia da una pagina all’altra senza un vero e proprio filo conduttore se non appunto quello del bianco e nero.
Altro aspetto importante del progetto è che tutti i profitti ricavati dalla vendita del libro andranno direttamente all’associazione benefica Make-A-Wish.